lunedì 6 novembre 2017

Moonspell - 1755

Tra le tante cose che porta l'autunno, di solito, ci sono anche nuovi dischi e concerti a cui andare. Quest'anno, novembre porta 1755, nuovo album dei miei adorati Moonspell, di cui nelle scorse settimane sono state pubblicate alcune canzoni in anteprima. Già quei pezzi sono stati sufficienti a farmi venire l'acquolina in bocca - come capita spesso quando si tratta di Fernando Ribeiro, leader del gruppo dotato di voce, cervello e carisma per tre o quattro persone insieme. Un uomo che ammiro quando canta, quando compone, quando scrive sul suo blog e quando si tratta di farci una cordiale chiacchierata prima di un concerto... e anche quando si tratta di dare il suo volto a uno dei personaggi di cui più amo scrivere, ma questa è un'altra storia, che vi racconterò ;-)

1755 è dunque il nuovo (capo)lavoro dei Moonspell, e questa non è una recensione per il semplice fatto che non sarò minimamente obiettiva nel parlarvene. L'album è un concept dedicato al terremoto che devastò Lisbona (indovinate) nel 1755, e per raccontare questa drammatica storia Fernando Ribeiro sceglie la propria lingua madre, il portoghese. Ecco dunque che con la sua voce così espressiva - anche mettendo quasi del tutto da parte il pulito, che invece nel precedente e splendido Extinct aveva notevole spazio - il singer ci conduce per mano tra devastazione e incendi, terrore e invocazioni a un Dio incomprensibile e sordo, in undici tracce arricchite da cori possenti e inserti in latino. L'amore - non privo di senso critico - per la propria terra e l'interesse per tematiche religiose sono due caratteristiche imprescindibili dei Moonspell in generale e di Fernando Ribeiro in particolare, e nonostante non sia abituata ad ascoltarne le canzoni senza l'immediata comprensione dei testi, la scelta di abbandonare temporaneamente l'inglese in favore della lingua madre è azzeccatissima. La musicalità esotica del portoghese acquisisce un sapore irresistibile, complici anche canzoni dalle melodie affascinanti, che mescolano il metal trademark Moonspell a sonorità mediterranee. Un disco, insomma, che già amo e che non posso che consigliarvi.
Se ne volete un antipasto, consigliatissime la splendida Todos Os Santos, l'inquietante e cattiva In Tremor Dei, l'apocalittica Desastre. Personalmente, ho adorato anche la cover Lanterna Dos Afogados degli Os Paralamas Do Sucesso che chiude il disco su note evocative e malinconiche.
Se volete invece una recensione tecnica e non da fan innamorata, ho apprezzato in particolare questa, che approfondisce in maniera molto interessante anche le tematiche del disco.


martedì 31 ottobre 2017

Samhain

La foto viene da Pinterest
Stasera termina un ciclo, uno nuovo inizia. Perché sì, a casa mia il "capodanno" lo si festeggia due volte, e prima di quello ufficiale che fa cambiare il calendario c'è quello d'autunno. Quello per ricordare le persone che non ci sono più e tutte le cose ormai passate, quello per ripensare a ciò che è stato e sbirciare verso ciò che sarà. Quello per accendere una candela e preparare una cena speciale, da consumare con i vivi e con i morti. A Biella, da dove vengo io - me lo sentirete dire spesso, che sono "fieramente biellese" - si usava un tempo offrire vino e castagne ai defunti, ma tradizioni di questo tipo sono presenti in tutta Italia, così come in altre terre. Giusto per ricordare che no, Halloween non è una festa "straniera", ma solo una festa antica con una maschera nuova.
Il che, d'altronde, è una delle abitudini preferite degli dèi: cambiare maschera, fingere di venire scacciati e dimenticati per poi fare capolino quando meno ce lo si aspetta, magari nell'affresco di una chiesa o in una fonte sacra che ha solo cambiato nome, in una canzone o in una piccola offerta lasciata a un crocicchio o in un angolo di strada.

Io sono confusa e inquieta, quest'anno, lo ammetto. Un po' è l'aria, l'atmosfera di questo periodo vibrante. Un po' sono i desideri che mi pesano dentro. Vorrei buttare nel fuoco tante cose, vorrei che le fiamme illuminassero quello che per ora si nasconde tra le nebbie d'autunno. Vorrei l'energia di questo fuoco che divora e purifica, che non è solo luce dorata ma anche calore che ruggisce, ma sono una creatura d'acqua e il fuoco m'incanta e mi spaventa, non lo so gestire, e dopo essermi scottata fino alle ossa negli anni scorsi ho paura di maneggiare perfino il fuoco che mi appartiene. Cerco un modo, ancora, per venire a patti con me stessa, nella bellezza e nell'imperfezione. Vorrei bruciare e dire addio a ciò che non voglio più, usare il fuoco per temprare lame. Ogni anno l'autunno e l'inverno mi avvolgono come un bozzolo, da cui riemergo in genere durante le feste natalizie. Vorrei vedere spuntare dei semi, per allora. Perché se continui a seminare e nulla spunta, la tentazione di bruciare tutto cresce. E io che sono creatura d'acqua non so se poi saprei domare l'incendio.
Vorrei forgiare me stessa, nel prossimo anno, in tutti quegli aspetti che ancora non sono abbastanza affilati come dovrebbero.
Vorrei, e forse è questo che chiederò stasera, tornare a maneggiare il mio fuoco senza paura.

Che sia un nuovo anno felice, dove il fuoco serva a forgiare strumenti nuovi per tutti voi e a illuminare le notti.

P.S. Rimando assolutamente al bel pezzo di Luca per un'altra riflessione assai interessante.

Mircalla e il Pampe consigliano questo libro,
per andare alla scoperta delle tradizioni italiane legate a questa festa

giovedì 19 ottobre 2017

It - Chapter One

Ci sono due libri di Stephen King che io venero, e sono L'ombra dello scorpione e It.
Ecco, l'ho detto subito, così vi sarà chiaro quanto io abbia atteso - prima con timore, poi con progressiva emozione - il film che Andy Muschietti (già apprezzato qualche anno fa con La madre) ha diretto e che esce oggi in Italia (con colpevolissimo ritardo rispetto all'estero, dove è uscito a inizio settembre). Ed è per questo che ve ne parlo oggi, anche se ho avuto la fortuna di poter vedere il film all'estero e in lingua originale, una cosa a cui tenevo tantissimo. Mi direte voi se il doppiaggio del Pennywise di Bill Skarsgård è ben riuscito (meglio di quello davvero grigio del trailer): io vi posso garantire che metà del personaggio sta nella raggelante, meravigliosa voce dell'attore.

Ma andiamo con ordine e facciamo un passo indietro. Spazzando via dal tavolo, prima di tutto, qualsiasi confronto con la miniserie degli anni Novanta: sì, l'ho vista. No, mi ha fatto pena. Sì, Tim Curry è Tim Curry. No, il suo It non è un mio culto. Sì, senza nulla togliere a Tim, il Pennywise di Skarsgård vince a mani basse.
Ecco, vedete? Non riesco proprio a procedere con calma e ordine, perché alla fine, comunque la si giri, si torna sempre a lui. Pennywise, il mostro dei mostri. Il male che infesta Derry, vi vive e se ne nutre, non solo divorando bambini e adolescenti (ma anche adulti, occasionalmente) dopo averne "condito la carne" terrorizzandoli grazie alla capacità di assumere la forma di ciò che più li spaventa, ma anche rendendo più violenta e malvagia della media la cittadinanza. Derry non è un bel posto: lì si muore o si scompare più della media. Lì, troppo spesso, gli adulti voltano il viso dall'altra parte quando qualcosa di brutto succede. E il resto del mondo non se ne accorge nemmeno, di queste stranezze... perché It non vuole che se ne accorga.
Contro il mostro saranno sette bambini, sette "perdenti", a combattere: sette creature fragili, impotenti di fronte al mondo incomprensibile e prevaricatore degli adulti, che tuttavia trovano la loro forza nell'amicizia, nel legame che li rende pericolosi perfino per Pennywise.

Dire che It è un romanzo lungo e complesso, difficilissimo da portare sullo schermo anche spezzandolo in due (e dividendo, intelligentemente, la linea narrativa dei bambini nel primo film e ciò che accade loro da adulti, ventisette anni dopo, nel futuro secondo film), sarebbe un eufemismo. Non si tratta solo di condensare un gran numero di eventi, ma anche un gran numero di personaggi, cercando di trasmettere la complessità e la ricchezza di dettagli con cui il buon Re ricrea il background dei suoi protagonisti così come delle sue comparse, la storia di Derry e l'atmosfera che vi regna. Ci è riuscito, Muschietti? La risposta è, nel complesso, sì. Ovvio, il film dura due ore: molto è stato tagliato, molto è stato semplificato. Ma la parola chiave l'ho già usata: atmosfera. Quella c'è, eccome: Derry è davvero Derry. E se solo gli amanti del libro riconosceranno la quantità di particolari che ne compongono il quadro, le strizzate d'occhio a quello che è stato tolto ma non dimenticato, la cura con cui vengono ricreati ambienti e personaggi, credo che anche lo spettatore che non ha letto il libro percepirà questa ricchezza. Penso al murales che fa riferimento alla banda Bradley, o al fatto che Stan, il più ordinato dei Perdenti, sia sempre l'unico che usa il cavalletto della bicicletta quando gli altri fanno cadere le proprie senza badarci; penso alla statua di Paul Bunyan (orribile e plasticosa) che ricorda una scena del romanzo qui assente, o ai riferimenti alle tartarughe, o al fatto che Beverly sia mancina... e tanto, tanto altro ancora. Certo, avrei voluto qualche minuto in più di film per fornire un pochino più di spazio alla caratterizzazione del bullo Bowers, per esempio (c'è una scena che ne mostra in maniera estremamente efficace il background, ma arriva verso la fine, e fino a quel momento lo vediamo in pratica solo picchiare, urlare... bullizzare, appunto), per curare meglio quella di Mike (di questo - e di mille altre cose - parla benissimo la Bolla), o per scavare un po' di più nella storia di Derry (che nel film c'è, ma amando come viene ricreata nel romanzo ne avrei voluta anche di più; probabile se ne riparli comunque nel prossimo capitolo cinematografico). Si tratta però di piccole cose, anche legate al gusto personale: il film funziona eccome già così.


La forza di questo It, comunque, sono i personaggi e gli attori che li interpretano. Il casting è azzeccatissimo, punto: dai Perdenti allo psicopatico Henry Bowers, dagli adulti che compaiono nella pellicola a lui, Pennywise. Che ha la gestualità di un folle pupazzo a molla, il volto che si accartoccia in un frignare derisorio o si illumina di gioia crudele, una voce che finge gentilezza e poi assume toni inumani. Pennywise prende in giro le sue vittime e gioca con loro, ipnotizza e tortura, per poi sfoggiare il sorriso più inquietante che ricordi. E attraverso lui Andy Muschietti mescola un po' dei propri marchi di fabbrica (ditemi se la donna del ritratto non ricorda lo spettro di La madre) al flavour anni Ottanta che oggi è tornato di moda (dico solo Stronger Things e San Junipero di Black Mirror), avvicinando i Perdenti e i loro aguzzini (ho adorato il mullet e i vestiti di Henry) ai ricordi di chi, oggi, ha l'età per tornare a Derry ad affrontare It una seconda volta. Perché lo si sa, vero, non è uno spoiler: il mostro tornerà, ventisette anni dopo... nel capitolo due del film, per la resa dei conti.

Dunque, da appassionata del libro, per la prima volta sento che è stata fatta giustizia ai Perdenti e a Pennywise. Molto si è perso per ovvi motivi di spazio (e budget, ma il prossimo capitolo di sicuro potrà osare di più), qualcosa è stato cambiato o adattato, ma lo spirito dell'opera, e la natura del mostro, sono rimasti gli stessi. E sarà questo l'It che ci darà davvero gli incubi (lo posso testimoniare!)

Chiudo con un personale desiderio: che (un altro) Muschietti metta mano anche all'Ombra dello scorpione per trarne un (paio di) film belli come questo, curati come questo, e con un Randall Flagg grandioso quanto questo Pennywise...

martedì 17 ottobre 2017

Letture - estate e dintorni

Rieccomi a fare il punto con le letture degli ultimi mesi. La cadenza di questi post non è mai regolarissima, ma cerco di scriverli tre o quattro volte all'anno (l'ultimo lo trovate qui); d'altronde, non sono elenchi di tutti i libri che ho letto, ma solo di una selezione. Quelli più interessanti, quelli che mi hanno colpito, quelli che volevo leggere da tempo ma avevo sempre rimandato, e così via, sperando di fornirvi qualche spunto o di farsi scoprire qualcosa che possa stuzzicarvi.

Ho letto i libri segnalati nello scorso post?
Abbastanza. Ho concluso quelli che avevo in lettura: Summer knight di Jim Butcher, il saggio Rhetorics of fantasy di Farah Mendlesohn. Gli altri che avevo in mente di iniziare, invece, sono stati scavalcati da titoli diversi...

Cosa ho letto di bello, di recente?
... che ora vi segnalo. Prima di tutto, ho concluso Lasciami entrare di John Ajvide Lindqvist, un libro che da moltissimo tempo volevo leggere, che avevo iniziato e poi interrotto. Ve ne parlerò meglio in un futuro post, ma posso dire che sono rimasta soddisfatta della lettura (e non è facile accontentarmi, quando si tratta di vampiri...) Ho poi letto la Trilogia di New York di Paul Auster, raccolta di tre insolite e peculiare storie "gialle", che mi ha accompagnato sulle spiagge di Tenerife. Mi sono dedicata poi alla saggistica riprendendo due tempi per me sempre intriganti, la "caccia alle streghe" e, di nuovo, i vampiri: nel primo caso ho letto Witch Hunters di P.G. Maxwell-Stuart, interessante trattazione dedicata alle figure impegnate nella lotta alla stregoneria. Non solo inquisitori, ma anche "pricker", per esempio (gli uomini incaricati di piantare spilloni nel corpo della presunta strega in cerca del famoso marchio invisibile lasciato da Satana), la prospettiva della medicina, quella dei religiosi... insomma, una carrellata sulla mentalità e la società tra quattro e seicento, in Europa e non solo. Sul secondo argomento, ho recuperato Le vampire: crimini e misfatti delle succhiasangue da Carmilla a Van Helsing, un saggio incentrato soprattutto sulla figura delle vampire al cinema: alcune riflessioni interessanti, una marea di titoli e un panorama di voyeurismo ed erotismo a uso e consumo dello spettatore maschio... Ecco, diciamo che le donne vampire non stanno molto meglio delle donne e basta, quando si parla di sessismo.
Infine, le tre letture che ho preferito in assoluto: il meraviglioso Kings of the Wyld di Nicholas Eames (che uscirà in italiano a febbraio!); il delicato La signora dei gomitoli di Gisella Laterza, che vi ho segnalato la scorsa settimana; e, per quanto riguarda i classici, l'affascinante Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese, a cui pure dedicherò un post.

Che cosa leggerò nei prossimi mesi?
Bella domanda, come sempre. Io programmo, seleziono, metto da parte... e poi ovviamente le carte si rimescolano, passo di libro in libro come una farfalla tra i fiori, scopro titoli imprevisti o me ne vengono prestati di consigliatissimi, e tutti i programmi vanno in fumo. Ma è anche questo il bello, no?
Dunque, in lista ho come sempre un po' di romanzi e un po' di saggistica. Dal classico manuale di scrittura Rhetoric of Fiction di Wayne C. Booth, un volume poderoso e ricchissimo, al saggio sulla caccia alle streghe di Salem A storm of witchcraft di Emerson W. Baker, a quei testi che già avevo citato nella mia lista la volta scorsa e che ancora attendono (Stories about stories. Fantasy and the remaking of myth di Brian Attebery, How novels work di John Mullan e Seidweys. Shaking, swaying and serpent misteries del caro Jan Fries, sulla tradizione nordica del seidr).
Per quanto riguarda la narrativa, ho alcuni autori giapponesi da godermi, i Dresden files da continuare, qualcosina di Franzen, qualcosa di Swanwick, qualcosa di Hal Duncan... in realtà, solo la lista delle cose che "voglio leggere prima di subito" mi occuperebbe quattro o cinque post, per cui è meglio che mi fermi. Consapevole che tuffarmi in tutte le storie che vorrei è una missione impossibile, ma decisa a... cadere sul campo ;-) Alla prossima!

giovedì 12 ottobre 2017

La signora dei gomitoli - Gisella Laterza

Se sbirciate tra gli scaffali della mia libreria, ne vedrete uno dove abbondano raccolte di fiabe: i Grimm, Calvino, leggende di vari Paesi. L'argomento fiaba, il folklore, la mitologia, le tradizioni popolari mi hanno sempre affascinato e di tanto in tanto aggiungo nuove letture al tema.
Poi mi capita tra le mani un libro nuovo, scritto da una cara e talentuosa amica. Una raccolta di fiabe, ma non quelle famose: fiabe dal sapore antico, ma tutte nuove. Sembra un ossimoro, eh?
Invece è questo che Gisella Laterza, dopo l'affascinante romanzo Di me diranno che ho ucciso un angelo (Rizzoli 2013), ci regala oggi La signora dei gomitoli: un filo di lana colorata da seguire per percorrere un viaggio attraverso alcune delle più belle città italiane, ognuna teatro di una fiaba. Storie che parlano di principesse e incantesimi, come da regola; ma anche storie che parlano di ragazzini di oggi e di angoli nascosti però ancora visibili, luoghi reali e carichi di storia; di magiche trasformazioni e di librerie che si contendono lo spazio all'acqua; di draghi e di tartarughe... e di molto altro ancora.

Ed è questo che mi affascina, de La signora dei gomitoli: la capacità di Gisella di proporre qualcosa di nuovo che allo stesso tempo tocca corde universali e antiche. Semplicità e leggerezza (al Calvino delle Lezioni americane sarebbero proprio piaciute queste fiabe, voglio credere) che ricordano la danza di una fata sui petali di un fiore, e che non hanno nulla a che fare con l'ingenuità o l'inconsistenza. Gisella è un talento aggraziato, che sta crescendo senza clamore come una foresta destinata a diventare maestosa.
Se volete farvi un regalo, o se volete farlo a qualcuno - adulto o bambino, ragazzo o ragazza - vi consiglio con tutto il cuore questo libro; e chissà,  magari recuperate anche Di me diranno che ho ucciso un angelo. Non ve ne pentirete.

“La Signora è sempre in viaggio. Trova storie per le strade, dentro i pozzi, sotto i baffi dei gatti. Quando arriva in una nuova città, si siede in mezzo alla piazza, solleva la valigia, tira fuori i gomitoli, li srotola. Intreccia i fili e inizia a raccontare. Attorno a lei si radunano molte persone, soprattutto bambini, non perché le sue storie siano solo per loro, ma perché i bimbi, si sa, sono più attenti.” Le fiabe della Signora dei Gomitoli percorrono l’Italia intera, da Torino a Otranto, da Bergamo a Napoli. Per scoprire che in cima alla torre più alta di Bologna viveva un tempo una principessa di nome Garisenda; che a Milano c’è una casa con l’orecchio e che se le si sussurra un desiderio, è sicuro che si avvererà; che i primi abitanti di Lampedusa si chiamavano Sinibaldo e Rosina e amavano le tartarughe che venivano dal mare.

lunedì 9 ottobre 2017

Senza filtri - Lily Collins

Il momento in cui ti viene proposta una nuova traduzione è sempre speciale. Stai per scoprire, in pratica, il compagno di viaggio con cui dividerai lunghe giornate per i successivi due-tre mesi. Leggi la trama - un po' come se fosse la "presentazione in breve" di un profilo Facebook - e cerchi di capire se passerai con lui avventure emozionanti o se arrivata a sera desidererai di scappartene via rifugiandoti nella compagnia di letture migliori. Se lo detesterai e non farai che insultarne i personaggi giorno dopo giorno o se ringrazierai che il tuo lavoro sia così bello da aver messo sul tuo cammino un libro indimenticabile. Aspetti di imparare da lui, di ballare con lui, di rassettarlo al meglio come se stessi risistemando i capelli e vestiti di un partner che hai strapazzato un po'... per poi mandarlo per la sua strada in attesa di un'altra danza con un nuovo compagno di viaggio.

È di uno di questi compagni di viaggio che vi racconto oggi. Un altro libro uscito da poco e che sono felice di avere avuto l'onore di tradurre, un altro memoir di un'attrice, come I diari della principessa di Carrie Fisher, di cui vi avevo parlato qualche tempo fa. Stavolta, però, si tratta di un'attrice giovane, Lily Collins, figlia di Phil, che forse avrete visto nel recente Fino all'osso - To the bone, in Scrivimi ancora, in Shadowhunters o in varie altre pellicole. Tuttavia, Senza filtri non è tanto il memoir di una giovane attrice figlia d'arte che racconta la propria ascesa al successo, i piccanti  particolari dietro le quinte di Hollywood o il glamour delle passerelle. No, si tratta prima di tutto della lettera aperta di una giovane donna a tutte le altre giovani donne che affrontano questo complicato XXI secolo.
Lily Collins non è un guru, una profetessa o una professoressa in cattedra. Lily Collins è una ragazza che ha affrontato l'anoressia e l'impossibile ricerca della "perfezione da copertina", il dolore di un padre a volte assente e con un passato da alcolista, le relazioni con fidanzati abusivi. Ed è di questo che parla: di come sia importante, prima di tutto, trovare il coraggio di essere se stessi e far sentire la propria voce.

In un mondo dove fior fior di libri romance spacciano per "romantiche" storie dove stalker prepotenti si permettono di baciare a forza le protagoniste, in un mondo in cui qualsiasi forma fisica che si discosti dal modello velina diventa "grassa", in un mondo in cui le sole famiglie "per bene" sono quelle che rispondono a un unico modello plastificato da Mulino Bianco, Lily Collins racconta - ed è vero: senza filtri - l'angoscia che si prova nel vedersi sbagliate, le menzogne messe in atto per convincere gli altri che vada "tutto bene", l'incubo che si vive quando a farci paura è una persona che dovrebbe amarci. Ma Senza filtri è anche la storia di come una teglia di biscotti fatti in casa possa diventare il primo passo verso la risalita; di come le incomprensioni con i genitori si possano risolvere; e di come le persone che ci fanno male si possano e si debbano estromettere dalla nostra vita. È una storia di tatuaggi che significano molto e del coraggio di essere un po' folli, di viaggi in angoli affascinanti di mondo e del desiderio di cambiare, in meglio, se stessi e il mondo. E io, che ho la mia mezza tonnellata di problemi molto simili alle spalle, mi sono spesso ritrovata a tradurre le parole di Lily Collins con la pelle d'oca. Mi sono ritrovata a desiderare che qualcuno me l'avesse messo in mano a quindici anni, questo libro, o a venti, o a venticinque, quando nascondevo il cioccolato nei cassetti e non sapevo nemmeno più che fine avesse fatto mio padre, quando mi si diceva "non metterti quella maglietta, non sei una silfide" e quando avevo paura delle persone che mi trovavo vicino.

E così, allo stesso modo, vorrei che alle ragazze di oggi questo libro capitasse in mano. E ai ragazzi, anche. Perché quando tutti ti dicono che devi comportarti da "signorina" e non puoi fare quello che fanno i maschi; quando ti dicono che devi imparare "a tenerti il tuo uomo" anche se è uno stronzo, perché se no sei una zitella; quando ti insegnano che se vai oltre la taglia 40 sei grassa... be', io vorrei che le ragazze rispondessero con un grande, solennissimo no. No, sono bella così, magra o in carne, sportiva o sovrappeso. No, l'importante è che stia bene, fisicamente ed emotivamente, non che sia come qualcun altro mi vuole. No, l'importante è che io sia me stessa, non "l'altra metà di qualcuno".
Perché ragazze, ricordatevelo, per piacere: non avete bisogno di una metà che vi sorregga, ma di qualcuno che cammini al vostro fianco. Non avete bisogno di qualcuno che vi dice cosa fare, cosa pensare o quando parlare, ma di qualcuno che ama quello che fate, ciò che pensate e la vostra voce.
Senza filtri.

giovedì 14 settembre 2017

Carrie Fisher, la principessa Leia... e io

La vita del traduttore è varia quanto i libri che le case editrici ti propongono: quando si ha fortuna, capitano bei romanzi, memoir affascinanti, saggi su argomenti che ti interessano, e il lavoro - che è lungo mesi e assomiglia all'accumulare delle provviste di una formichina: si procede giorno dopo giorno, pagina dopo pagina, un pochettino per volta - diventa anche un piacere. Altre volte, il libro su cui lavori proprio non ti prende, ma pazienza: a quel punto, per quanto mi riguarda, il piacere consiste comunque nel rendere quelle pagine al meglio delle tue possibilità, e bene o male, anche quando i personaggi non ti conquistano, ne prendi comunque a cuore le vicende. Devi convivere con loro per parecchio, in ogni caso.

Da quando ho iniziato questo mestiere, sono stata piuttosto fortunata, e ho tradotto alcuni libri che mi sono rimasti nel cuore. Oggi ve ne segnalo uno a cui sono particolarmente affezionata, e che è stato un vero onore per me tradurre: I diari della principessa. Io, Leia e la nostra vita insieme, di Carrie Fisher, che da oggi trovate nelle librerie grazie a Fabbri Editori.

Guerre Stellari è stato uno dei primi film che ricordi di aver visto: dall'infanzia in avanti, le gesta di Han, Luke e Leia mi hanno accompagnato, appassionato, meravigliato. Luke è stato il primo personaggio tormentato che ho conosciuto; Leia la prima tipa tosta, senza paura di imbracciare un fucile (laser) ma che non rinunciava a essere donna e non si comportava come un maschio mancato; e Han, be', è stato forse il mio primo amore cinematografico, lo scoundrel ironico ma coraggioso, il fuorilegge con il cuore al posto giusto. Se Star Wars è diventato un mito, il primo fenomeno cinematografico a raggiungere certe gigantesche proporzioni, a travalicare i generi e i mezzi di espressione, è anche per questi personaggi, diventati amici e compagni di un'infinità di spettatori.

Ma dietro i personaggi ci sono gli attori. Harrison Ford che non ha bisogno di presentazioni, Mark Hamill con le sue memorabili battute, e lei, "LA" principessa, Carrie Fisher. Confesso che, prima di leggere e poi tradurre il suo memoir, la conoscevo superficialmente: ma queste pagine mi hanno offerto una finestra sulla sua anima, e lo spettacolo è stato più coinvolgente di quanto mi sarei mai aspettata.
Donna intelligente, ironica e autoironica - una rarità da tenersi stretta - Carrie Fisher racconta in queste pagine la sua giovinezza da figlia d'arte, l'impatto del gossip che coinvolgeva i suoi genitori, Debbie Reynolds e Eddie Fisher, sulla sua adolescenza, i primi passi nel mondo del cinema, quando in realtà, be', non era affatto sicura di voler intraprendere quella strada. E poi il provino che le cambiò la vita: quello per Guerre Stellari, un piccolo film su cui nessuno avrebbe scommesso un soldo. Girato nella Londra degli anni Settanta in economia, tra pettinature improbabili (e sì, leggendo queste pagine scoprirete anche come sono nati i famigerati "cipolloni" di Leia) e marijuana fumata tra attori, tra bevute di troppo e scene modificate per motivi di budget. Pochi mesi durante i quali George Lucas dava inizio a una leggenda, e la giovanissima Carrie era decisa a mostrarsi donna sicura di sé e determinata, nascondendo fragilità, insicurezze... e sentimenti. Perché un flirt inaspettato, con un uomo all'epoca già sposato, proprio l'Harrison Ford futura star carismatica e magnetica, si trasformerà per Carrie in una storia breve e intensissima, carica di passione e silenzi, di dubbi e segreti. Per la prima volta l'attrice la racconta apertamente, anche attraverso i diari scritti all'epoca: e non vi dico di più, perché il modo migliore per comprendere la vicenda e i suoi protagonisti è proprio apprenderla dalla voce di Carrie stessa.
E poi il successo improvviso e travolgente, l'ascesa, le spese pazze, i momenti bui, l'amore e la follia dei fan, le convention in un mondo sempre più "social" e globalizzato, e l'ormai eterno, inevitabile sdoppiamento: Carrie e Leia, Leia e Carrie. Chi è l'una senza l'altra? Come può la Carrie che invecchia, che ingrassa, che affronta la realtà quotidiana sulla Terra competere con la luminosa ombra della Leia eternamente giovane, sogno erotico di milioni di persone e principessa di un'avventurosa galassia lontana lontana? Qual è il rapporto tra la vera Carrie e la Leia divenuta inaspettatamente più reale di quanto chiunque avrebbe mai creduto?

Che siate fan di Star Wars come me o meno, il memoir di Carrie Fisher è imperdibile: uno sguardo dietro le quinte di Hollywood, una riflessione ironica, tragica, buffa, amara e lucida sulla fama e i miti, sulla vita e sulle maschere, scelte o affibbiate, una penna affilata e inconfondibile che sono grata di aver potuto tradurre.

lunedì 11 settembre 2017

A tutti i creatori di bellezza

Cena fuori, l'altra sera, nei tavolini esterni di un ristorante di Arona, per godersi le ultime sere in cui il clima lo permette. Ad allietare l'attesa dei piatti ordinati, due giovani ballerini, che si sono esibiti in strada raccogliendo mormorii di meraviglia, applausi, sorrisi e, spero, abbastanza monete e banconote da riempire il loro cappello per le offerte.
Sono stata felice di offrire il mio contributo, e ho augurato loro, con tutto il cuore, di continuare così: bravi, aggraziati, bellissimi nei movimenti incredibili eseguiti con incredibile scioltezza, splendenti di una luce tutta loro con cui quella dei lampioni non poteva competere. Ho sperato che non trovassero mai, sulla loro strada, le persone grette e aride che inquinano internet e non solo con commenti sprezzanti e ottusi - "con la cultura non si mangia", "l'arte non serve a niente", "studiare è inutile", "mandateli via questi capelloni che si mettono a raccattare soldi per strada", che si tratti di musicisti, giocolieri, acrobati.
Ho ringraziato quei ragazzi che hanno reso più belle le strade della mia città. Così come ringrazio quegli artisti che realizzano meraviglie - oggetti, statue, quadri, gioielli e tanto altro - e mi fanno sgranare gli occhi alle fiere. I musicisti e i cantanti che fanno da colonna sonora alle mie giornate, mi emozionano, mi fanno saltare ai concerti, accompagnano le mie gioie, le mie malinconie, il divertimento, il lavoro.

E gli scrittori, naturalmente, i narratori di storie - autori di romanzi, racconti, serie televisive, film, musical, opere teatrali. Questo week end ho letto in anteprima, e tutto d'un fiato, un libro scritto da una cara amica, che vi segnalerò fra qualche settimana, quando uscirà; è stato un piacere e un privilegio, perché non si tratta solo di un'amica: è una scrittrice coi fiocchi. Ho avuto la fortuna, nel corso degli anni, di conoscere molti autori e autrici che apprezzo come persone e come scrittori, e seguo volentieri i loro lavori.
Solo che.
Solo che, concluso il libro di cui vi ho parlato, ho iniziato a sfogliare i romanzi in attesa di lettura nel mio ebook reader. Che comprende anche una vasta cartella di saggistica su argomenti disparati e manuali di scrittura. Poi però ci sono anche i libri che posseggo in edizione cartacea e devo ancora leggere: ancora una volta, romanzi e saggi. E tutti quelli che sono in lista desideri, magari da anni.
Perché leggere è un piacere e una passione, e la quantità di libri che vorrei sfogliare è infinita. Ma sono anche autrice, editor, insegnante di scrittura; perciò, al di là del piacere, devo essere aggiornata sulle uscite nel genere che prediligo scrivere, il fantasy, ma anche su quelle di tutti gli altri generi, perché lavoro con autori di ogni tipo. Devo recuperare i testi fondamentali (ancora una volta, fantasy e non) usciti in passato. In italiano o in inglese, certo, perché molte opere interessanti da noi non arrivano. E be', vuoi non aver letto i classici? E per quanti ne abbia letti, senz'altro molti mi mancano. E poi si continua a leggere manuali di scrittura, perché mi piace e perché fa parte del lavoro. E c'è una quantità di argomenti che mi interessano e che vorrei approfondire (anche qui, in italiano o in inglese...) E ci sono quelli su cui mi documento per le prossime storie da scrivere. Tutto questo, naturalmente, nel tempo libero; poi ci sono tutti i romanzi che leggo direttamente per lavoro.
Moltiplicate il problema per tutte le serie tv "imperdibili" ("ma come, non hai visto quella? Non puoi perderti quell'altra, è geniale?"), i film, la musica, e capirete perché ho rinunciato da tempo a leggere anche fumetti e dedicarmi anche ai videogiochi. Già così non riuscirò mai a leggere/vedere/sentire tutto quello che vorrei...

And not enough time...
E dunque, che fare? Un patto col diavolo per riuscire a leggere un romanzo intero al minuto? No: semplicemente... ho scelto di accettare la realtà, e seguire l'istinto. Di leggere quello che mi colpisce, di ritagliare tempo per coltivare le mie passioni, di perderne meno per ciò che non merita, e di seguire i consigli di persone fidate. Perché è bellissima, l'abbondanza di creatività, arte, intrattenimento (insomma: di storie) che abbiamo a disposizione nella nostra epoca. È infinita. Ma non lo è il nostro tempo, e oltre a leggere, scrivere, lavorare... sempre più mi rendo conto che ho bisogno anche della vita al di fuori delle pagine.
Ho bisogno di passeggiate e di vagare per i boschi, di tempo trascorso con le persone care e di riposo, di mettere alla prova il mio fisico con gli esercizi o l'aikido e di viaggiare in posti nuovi. Ho fatto pace con l'idea che non riuscirò mai a fare tutto, visitare tutto, leggere tutto, e va bene così. Farò del mio meglio e continuerò a mettere in lista libri o film, a trovare nuove storie che mi appassionino e ad alimentare quelle che scrivo con la vita che vivo, fingendo consapevolmente di poter leggere, vedere, fare tutto quello che vorrei.

E quindi, a tutti i creatori di bellezza là fuori: grazie. Che balliate per strada o scriviate romanzi, che realizziate il film dei vostri sogni o suoniate in piazza. Vi vorrò sempre bene, tiferò sempre per voi. Rendete più bella la vita, con la vostra arte; rendete la vita speciale.
Ma scusatemi, se non riuscirò sempre a dedicare a tutti voi il tempo che desiderereste. Scusatemi, se preferisco impiegare le ore a leggere la storia di un autore o un'autrice che mi ha colpito con una trama originale o un estratto azzeccato, piuttosto che rispondere allo spam selvaggio con cui i social network ci inondano (no, chiedere l'amicizia su Facebook e scrivere "ciao, se ti interessa questo è il link per comprare il mio libro" non è un buon modo per vendersi, quanto meno non con me). Ve lo prometto: cercherò di scoprirvi. Non vedo l'ora di farmi abbagliare dalla vostra luce. Abbiate pazienza se vi farò aspettare. Perdonatemi, se non riuscirò a scoprire proprio voi, ma magari solo il vostro vicino. Fa parte del gioco.
L'importante è goderselo, questo labirinto di infinite possibilità.


Le immagini vengono da Pinterest.

lunedì 4 settembre 2017

Ghostbusters are "Real!" - A Ghostbusters Tale

Quest'estate io e Luca Tarenzi abbiamo invaso il set di Real!, meraviglioso film dedicato all'universo Ghostbusters e ambientato a Roma. Un'immensa emozione per me, da sempre appassionatissima dei due film originali, e un immenso piacere conoscere, grazie al grandissimo Edoardo Stoppacciaro - doppiatore, scrittore, attore, persona squisita e amico fantastico -, tante persone animate da passione e talento. Non potete neanche immaginare la professionalità e l'impegno con cui si sta portando avanti il progetto e non vedo l'ora di vederlo concluso per parlarvene ancora. È questa la magia del cinema... E vederne i "dietro le quinte" fa guardare con occhi diversi il lavoro di attori, registi, sceneggiatori e di tutte le altre figure più o meno conosciute che concorrono a realizzare i film e i telefilm che amiamo.

Nel frattempo cercate su Facebook Real! - A Ghostbusters Tale e mettete un bel "mi piace" (Facebook.com/Real.il.film). Perché questi ragazzi se lo meritano, tutti. Perché sono attori veri, che hanno messo in piedi un progetto professionale e di qualità. Perché ne vorremmo di più, in questo Paese, di serietà, passione e talenti così. E perché se avete amato il Ghostbusters originale non potrete che adorare questo - e magari commuovervi un po', anche...
In bocca al lupo ragazzi, è stato un onore essere tra voi!



giovedì 31 agosto 2017

Film horror per l'estate - 3

In ritardo causa impegni, ma ecco alfine anche l'ultimo post dedicato al recupero di film horror visti negli scorsi mesi: oggi è l'ultimo giorno di agosto e a quanto pare già sta per avvicinarsi l'autunno, anche se spero che dopo i temporali previsti per questi giorni si possa rivedere il sole. Per aggrapparsi ancora un po' all'estate, qualche bella serata horror è l'ideale.
Oltre a recuperare i film consigliati nei post precedenti (questo e questo), potreste dare una chance a questi tre.

Last shift: Film scoperto grazie alla segnalazione dell'ineffabile Lucia, risale al 2014 e ha come protagonista una giovane poliziotta impegnata in un turno di notte in una vecchia centrale di polizia ormai in disuso. Nonostante questo, la telefonata di una ragazza in lacrime e in pericolo darà il via a un vero incubo; il posto non è affatto tranquillo come sembra, il sanguinoso passato di una crudele setta di assassini torna a galla e presto oscure presenze (inquietanti sul serio...) inizieranno ad assediare la povera protagonista. Un film adatto a chi non ha paura di angosciarsi davvero, che riesce a far immedesimare lo spettatore nella giovane poliziotta determinata e tenace ma preda di visioni terribili che la fanno precipitare a poco a poco in un vero e proprio incubo a occhi aperti. Il crescendo del film è assolutamente efficace, l'interpretazione di Juliana Harkavy nei panni della protagonista assoluta è impressionante; insomma, tutto funziona a puntino, la claustrofobia sale, e una situazione apparentemente banale - personaggio in luogo infestato che non può abbandonare - viene affrontato in maniera tale da non risultare banale per niente. Siete avvisati! Rimando anche all'articolo di Erica Bolla per ulteriori dettagli.

The invitation: il secondo film di oggi ce lo regala Karyn Kusama (perché le donne non sanno fare horror/fantasy/fantascienza, certo... e scusate se martello sempre su questo punto: non lo farei se smettessi di leggere in giro i commenti geGnali di chi dice queste cose sul serio). Il tema di The invitation mi ha intrigato appena ho letto la trama: il protagonista riceve dall'ex moglie un invito a una cena con vari altri amici. Oltre al comprensibile disagio della situazione, si aggiunge la scoperta che l'ex consorte e il suo nuovo compagno sono entrati a far parte di una setta molto particolare, di cui parlano con entusiasmo. Solo che, quando il protagonista inizia a nutrire sospetti sulle vere motivazioni dietro l'invito a cena, nessuno gli crede... Insomma, niente spettri e soprannaturale, a differenza che con Last shift, ma non mancano paranoia, dubbi, confusione e incertezza: ancora una volta, un crescendo di tensione ben gestito grazie a un accumulo di dettagli mai casuali, di frasi e mezze frasi, di allusioni e apparenze troppo perfette per essere reali...
Anche qui, un'analisi più approfondita la trovate sul Bollalmanacco o a casa Lucia.

Ma cos'è l'estate senza giovani campeggiatori fatti a pezzi da mostri e serial killer? Ecco, a prima vista Summer camp sembra la solita solfa trita e ritrita, ma pur non essendo un capolavoro indimenticabile riesce qua e là a sorprendere, giocando consapevolmente con i luoghi comuni e le aspettative dello spettatore, seminando montagne d'indizi per tirare fuori una storia di "zombie" (virgolette d'obbligo) diversi dal solito. Regista italiano (Alberto Marini), ambientazione spagnola, personaggi americani calati nella vecchia Europa e alle prese con una brutta disavventura e una matassa difficile da dipanare, per tentare di salvarsi la pelle... Se avete una serata da riempire, potreste concedergli una chance. Ne parla Lucia qui.

Dulcis in fundo, c'è un motivo preciso se vi consiglio di recuperare anche La madre, di cui vi avevo già parlato qui: questo bell'horror è diretto da Andrés Muschietti. All'epoca, di lui dicevo: "mai sentito prima, lo ammetto, ma d'ora in poi lo terrò d'occhio". Non immaginavo che sarebbe stato il regista di It, in uscita a settembre (ovunque) e ottobre (da noi sfigati italiani): forse, finalmente, una degna rappresentazione di uno dei capolavori di Stephen King (uno dei suoi romanzi che preferisco, in coppia con L'ombra dello scorpione). Dopo l'orrenda serie tv di svariati anni fa (sì, lo so, "ma c'era Tim Curry!"... Permettetemi un: chissene: bravo Tim, ma il resto faceva pena), i trailer, le scene intraviste, i promo vari promettono un film con i controfiocchi e un It da far gelare il sangue (grazie a Bill Skarsgård). In attesa di scoprire se le promesse verranno mantenute, e di scovare un cinema dove poter vedere il film in lingua originale - voglio godermi la voce originale di It - ripescate La madre, non ve ne pentirete.

mercoledì 16 agosto 2017

Film horror per l'estate - 2

Rieccomi a consigliare qualche film horror che potreste recuperare per un brivido estivo in più: opere viste negli scorsi mesi, ma che per un motivo o per l'altro non ho fatto in tempo a segnalare prima sul blog. Dopo i tuffi negli abissi e l'incontro con i djinn portati dal vento della settimana scorsa, oggi cambiamo registro. Pronti?

Man in the Dark: ecco un film che m'incuriosiva moltissimo, e che purtroppo avevo perso al cinema l'anno scorso. La trama, riassunta in due righe, è: tre giovani ladri s'intrufolano in una casa per derubare un anziano cieco... che si rivelerà molto meno indifeso, e molto più psicopatico, di quanto si aspettassero. Un concept che, come scrive anche la Bolla, al cui post rimando per una recensione coi fiocchi, ricorda quello de La casa nera, uno dei miei primi horror, incubo diretto da Wes Craven su un ragazzino costretto a difendersi da una coppia di psicopatici rifugiandosi nelle labirintiche intercapedini dell'edificio. Qui, il nemico è un uomo privo della vista, ma con udito e olfatto assai sviluppati, caratteristiche che aprono diverse possibilità narrative, in un thriller o in un horror, ... Man in the dark è un film efficace nel costruire la tensione che vi consiglio per una gradevole serata (e anche per ritrovare Stephen Lang, già folle assassino in uno dei miei personali cult, Insieme per forza con Michael J. Fox e James Woods). Su un tema simile, però, vi segnalo ancora di più il bellissimo Hush, di cui vi ho già parlato qui, dove troviamo invece una ragazza sordomuta in lotta contro un serial killer. Di Man in the dark, col titolo originale Don't breathe, parla anche la sempre ineffabile Lucia (come al solito, sono lei e la Bolla a "spacciarmi" i film, e non smetterò mai di consigliarvi di seguirle ^^)

Fear, Inc.: Sempre del 2016 è anche questo simpatico filmetto su una particolarissima "ditta" specializzata nel far vivere ai clienti una nottata da incubo, realizzando le loro peggiori paure. Il protagonista (che vi verrà spesso voglia di prendere a schiaffi: lo vedete lì, che se la ghigna in locandina? Ecco.) contatta la Fear, Inc., costringendo anche fidanzata e amici a partecipare a un gioco che presto si rivelerà molto più reale di quello che immaginava lui... Il film non ha grandi pretese, ma è godibile e riesce qua e là a confondere abbastanza le acque, e il confine tra finzione e realtà, da ingannare anche lo spettatore. Divertitevi con le numerose strizzate d'occhio a cliché e classici dell'horror, ma non aspettatevi certo un capolavoro. Vi avviso, dopo la visione noi siamo andati avanti per giorni a ripetere come il protagonista "It's Fear, Inc.!"... spero che, come me, possiate condividere il tormentone con qualcuno che non vorrà strangolarvi!
Al solito, rimando al post della straordinaria Bolla e a quello di Lucia per una disamina più approfondita.

The Monster: ecco infine, per chiudere questo post, un vero gioiellino che non dovete assolutamente lasciarvi sfuggire; dei tre film proposti questa settimana, di sicuro il mio preferito è questo. Stavolta torniamo ad avere una coppia di protagoniste madre e figlia, come in Under the shadow, ma siamo in territorio americano e, tra le due, la più matura sembra paradossalmente la figlia.
La madre, infatti, è una sbandata che beve troppo e ha già procurato alla ragazzina il suo bel numero di traumi. Come se non bastasse, le due poverette si ritrovano con la macchina in panne in una strada deserta che attraversa un bosco, di notte; e si sa che, col buio, i mostri vanno a caccia...
Il film si farà apprezzare non solo per l'indubbia tensione, ma anche per una narrazione intelligente che riesce con poche scene e qualche flashback conciso e azzeccato a delineare due personaggi ben sfaccettati e il loro rapporto d'amore-odio, un legame disfunzionale ma fortissimo che sfugge alle possibili banalità in cui tanto facilmente si può incappare. Insomma, uno di quei film che consiglierei di studiare agli aspiranti narratori... Se volete saperne di più, leggete la Bolla o (anzi, meglio: e) Lucia, ma soprattutto recuperate il film e godetevelo!

giovedì 10 agosto 2017

Buon compleanno Hansi!

Quando mi ha letteralmente cambiato la vita, Hansi Kürsch di anni ne aveva 32. E, ovviamente, non era affatto consapevole dell'effetto che avrebbe avuto il primo ascolto del capolavoro Nightfall in Middle Earth - e tutti gli innumerevoli ascolti successivi delle sue canzoni e delle sue lyrics, passate, presenti e future - su una ragazzina di sedici anni che, nel lontano 1998, entrava per la prima volta nel mondo dei Blind Guardian.
E forse questa introduzione potrebbe sembrarvi scritta dalla stessa ragazzina: esagerata, adolescenziale... addirittura "cambiato la vita"? Può la musica - o una qualsiasi opera d'arte - fare tanto? A dar retta all'uomo della strada, magari a quelli orgogliosamente redneck che pensano solo a soldi, calcio, lussi, certamente no. Ma, se state leggendo queste righe, è probabile che amiate, come me, libri, musica, quell'impalpabile fremito che danno e quei semi che gettano nell'anima e poi germogliano silenziosi. E a sedici anni, quando avevo appena iniziato ad ascoltare seriamente musica e a scoprire il multiforme mondo del metal, Nightfall in Middle Earth e gli altri dischi dei Blind Guardian ebbero su di me l'impatto di un terremoto: per la quantità di emozioni diverse che riuscivano a esprimere con il loro stile sfaccettato, epico e, in definitiva, unico, e per la bellezza dei testi scritti da Hansi Kürsch, anche lui appassionato di fantasy e mitologia come me (in fondo, è proprio grazie a quel disco, dedicato al Silmarillion, che ho scoperto Tolkien). In ogni opera e in ogni forma d'arte, ho sempre amato proprio questo: la possibilità di esprimere una vasta gamma di sentimenti, pensieri e sensazioni insieme, accostate come i colori di un arcobaleno, perfettamente distinguibili eppure fusi insieme con confini incerti. Sempre questo ho cercato di esprimere quando scrivevo, immergendomi nella mente dei personaggi con la dedizione di un attore del metodo Stanislavskij.
E se ho iniziato a scrivere così è stato proprio, e anche, per lo stile con cui Hansi Kürsch compone i suoi testi, calandosi nei panni dei personaggi di cui racconta la storia come il bardo che è. Sì, prima ancora dei manuali, delle riflessioni consapevoli sulla "terza persona limitata", delle sperimentazioni, delle esplorazioni... e da lì che ho cominciato a trovare il mio modo di scrivere.
Perciò auguri, adorabile bardo crucco venuto su dalla piccola Krefeld: auguri per il tuo primo "mezzo secolo di vita + un anno". Aspettiamo di ascoltare altre storie.


La foto viene dal sito ufficiale della band.

mercoledì 9 agosto 2017

Film horror per l'estate - 1

Estate tradizionale stagione horror, sarà per le numerose pellicole a tema acquatico, sarà per la vecchia "Notte Horror" di Italia Uno che anch'io, come tanti, un tempo seguivo con costanza; sarà perché durante le vacanze si vogliono film "disimpegnati", direbbero magari i cVitici SeVi, come se a- un prodotto d'evasione fosse di per se stesso roba da poco, e b- tutti i film horror fossero "disimpegnati". Ma eviterò l'ennesima discussione sul valore delle opere di genere e passerò direttamente al tema del post: una piccola carrellata di consigli horror per il vostro agosto e non solo. Non si tratterà dei film di questa estate, ma di alcuni recuperi che potrebbero interessarvi: film recenti che per un motivo o per l'altro (leggi: il fatto di avere meno tempo per scrivere sul blog...) non ho segnalato, ma che meritano una visione. Così, questa settimana (e le prossime...) dopo la "notte horror" del martedì vi aspetto con i "consigli horror del mercoledì". Un grazie speciale va come al solito alle ineffabili Erica Bolla e Lucia Patrizi, le mie esperte di fiducia, che mi fanno sempre scoprire opere interessanti per le serate horror di casa, nutrendo con la loro competenza e il loro acume la mia amatoriale passione per questo genere.

E visto che si tratta di una "rubrica" estiva, iniziamo con un paio di tuffi al mare, vi va?

Paradise Beach - The Shallows: Film emblematico non solo della passione con cui in Italia si banalizzano i titoli stranieri modificandoli in favore di versioni sciape, quando non assolutamente cretine, ma anche di come si può riprendere una situazione classicissima - "aiuto! C'è uno squalo!" - per rinnovarla in maniera intelligente. Nancy (Blake Lively, la protagonista - bionda, bella, ma non scema, ragazzi miei: ecco una donna forte e femminile, che non ha bisogno di venire caratterizzata come un uomo con le tette o come la fantasia erotica del maschio medio) visita un'isolata spiaggia messicana nota solo ai locali, a cui è legato il ricordo della madre scomparsa. Appassionata di surf e in crisi personale, scoprirà ben presto che nella piccola laguna isolata una carcassa di balena ha attirato uno squalo bianco, che morde Nancy e la costringe a rifugiarsi su uno scoglio. Come tornare a terra senza finire preda del terribile animale? Come chiedere aiuto?
The Shallows non perde un colpo dall'inizio alla fine: ha ritmo, tensione, una narrazione rapida che sfrutta la tecnologia moderna a portata dei personaggi, una protagonista umana e determinata, spaventata ma tenace, e un'ambientazione talmente bella da farvi venire voglia di tuffarvi nello schermo... finché non arriva lo squalo, almeno. Consigliatissimo.
Se volete approfondire, ecco l'articolo di Lucia e quello di Erica.


In the deep: Altro film a tema squali, stavolta molto più claustrofobico del precedente. Se infatti The Shallows prendeva Nancy e la abbandonava su uno scoglio tra il cielo infinito e lo sconfinato oceano, In the deep mette due povere turiste in cerca d'emozioni in una gabbia antisqualo... che si blocca nelle profondità marine. Ed è lì sotto che lo spettatore resta per quasi tutto il film, in una prigione senza confini e senza luce. E se gli squali sono la minaccia feroce che può calarti addosso all'improvviso, nemmeno restare fermi nella gabbia garantisce salvezza: perché l'ossigeno a disposizione delle due ragazze finirà, più prima che poi.
La situazione è intrigante (sì, sì, la facile battuta "mozzafiato" ve la risparmio) e il film merita sicuramente una visione, anche se, tra le due opere che vi ho segnalato, la mia preferita resta The Shallows. Di sicuro, non per stomaci deboli: no, non è un film splatteroso, ma metterà a dura prova i vostri nervi a mano a mano che la situazione si fa più disperata ed estrema.
Anche qui, approfondite sul blog di Lucia (che vi racconta come si deve cosa vuol dire ritrovarsi sott'acqua a 47 metri di profondità... se non avete paura di leggerlo) e su quello di Erica.


Under the shadow: in chiusura, cambiamo totalmente ambientazione. Vi segnalo stavolta un'opera  assolutamente imperdibile, che mi ha fatto ripensare a un film di per sé ben diverso, l'immenso Babadook, per due motivi: per l'altissima qualità, e perché anche qui abbiamo una madre e un figlio (o meglio, in questo caso, una figlia) al centro di un horror che ha a che fare con incubi reali ancora più che con il "mostro" soprannaturale. Ecco, approfittatene e ripescatevi anche Babadook: fatto? Bene.
Under the shadows ci porta a Teheran, negli anni Ottanta, per mano del regista iraniano Babak Anvari, e ci racconta la storia di Shideh, una donna affamata di indipendenza in un'epoca e in un Paese che non le consentono di studiare né di uscire di casa senza velo. Assediata dalla guerra sempre più vicina, Shideh si aggrappa tenacemente alla protezione delle mura di casa, dove, almeno lì, può essere se stessa e cedere alle sirene della cultura occidentale grazie ai video di aerobica di Jane Fonda. Finché con i venti di guerra giungono anche creature che con il vento si muovono: i djinn, a cui Shideh si rifiuta di credere nonostante la fede musulmana imponga di farlo. E il sibilo minaccioso del vento che invade il piccolo appartamento minacciato dalle bombe dà il via a una serie di eventi sempre più inquietanti, che mettono in pericolo lei e la figlia.
Un'opera ottimamente costruita, insolita per l'ambientazione, il sapore e il folklore descritti, che non si farà dimenticare (ancora oggi, a mesi dalla visione, qui da me si discute delle sue molteplici sfaccettature e dei suoi molti significati). Non perdetevi questo film, e preparatevi a momenti di pura paura, di angoscia, di smarrimento: per mano dei "mostri", ma anche per mano dell'uomo...

Eternamente grazie, come al solito, a Lucia e a Erica per aver segnalato e analizzato questa perla.

martedì 1 agosto 2017

Lughnasad, tra raccolto e semina

Preparandosi a festeggiare... aiutati da un gatto curioso
Nei giorni scorsi ho sfruttato i momenti liberi per stabilire come avremmo festeggiato quest'anno la festa di Lughnasad, celebrazione del raccolto che negli anni scorsi avevamo celebrato con il falò del Castlefest, in Olanda. Quest'anno, invece, si tratterà di una celebrazione più intima, e saremo solo noi a decidere quali passi compiere.

Questa è una delle cose che più amo della spiritualità vissuta da "free pagan": riscoprire tradizioni e rinnovarle, pescare un po' qui e un po' là quello che è in sintonia con il mio animo al momento, di anno in anno ritrovarsi a ripetere riti e a modificarli, aggiungendo, togliendo e variando, per istinto e amore, curiosità e preghiera, nel privato di casa e all'aperto, da sola, in due o tra la folla - e spesso, in momenti diversi e modi diversi, in tutte e le tre modalità. E così profumi, sapori e colori si mescolano e diventano un ringraziamento, una festa, un desiderio, una magia. Così, il mondo intorno parla e canta, lo spirito si ristora e si rafforza.

Oggi dunque si celebrerà il raccolto passato e quello futuro, e mentre il sole riscalda la terra già si saluta l'autunno che pian piano si avvicina. Di là, in cucina, in questo momento sta lievitando l'impasto per la focaccia da consumare e da offrire, in frigo attende una birra speciale per brindare, e molto altro è in preparazione per la giornata. E si medita, perché non si tratta di avere una scusa per passeggiare nella natura e bersi qualcosa: quest'anno Lughnasad è per me un punto di svolta, o almeno così mi sento... e ho imparato a dare ascolto alle sensazioni.
Cogliamo i frutti, gettiamo nuovi semi, riceviamo e doniamo, e a ogni tappa un ciclo si conclude e un altro inizia. Felice Lughnasad anche a voi!

Qualche parola su Lughnasad

On air:
Hear me, Anette Olzon
Call me Satan, Omnia

UPDATE: la focaccia fatta in casa (e... già quasi spazzolata via ^^)

lunedì 24 luglio 2017

Letture - inverno, primavera... insomma, il 2017 finora

Ohibò, con la latitanza dal blog ho anche saltato uno degli appuntamenti stagionali con il punto sulle letture fatte, in corso e programmate. Vabbe', l'ultimo post in merito era stato addirittura a dicembre, vediamo un po' di recuperare!

Ho letto i libri segnalati nello scorso post?
Solo alcuni. Poi, come al solito, ho pescato a seconda dell'umore e delle occasioni e la programmazione è saltata... ma d'altronde mi piace fare così, svolazzare di libro in libro quando "mi parlano". Ho terminato come previsto Tenebroso Natale. Il lato oscuro della Grande Festa di Eraldo Baldini e Giuseppe Lippi, che vi consiglio in coppia con Halloween. Nei giorni che i morti ritornano, letto anni fa: se nei prossimi mesi vorrete prepararvi alle feste d'autunno-inverno, ve li consiglio assolutamente! Ho letto anche Rivers of London di Ben Aaronovitch (uscito in italiano come I fiumi di Londra, ma il resto della saga lo trovate solo in inglese): non male, molto British, anche se non mi ha appassionato fino in fondo. Diciamo che continuo a preferire l'urban fantasy di Jim Hines (LEGGETELO ACCIDENTI) e Jim Butcher.

Cosa ho letto di bello di recente?
A proposito di quest'ultimo, ho letto anche il terzo capitolo dei Dresden FilesGrave Peril, e sto leggendo (a rilentissimo, per motivi di tempo) il quarto, Summer Knight. Sono sempre libri scorrevoli e simpatici, pertanto, se leggete in inglese, ve li consiglio.
Per il resto, ho letto svariati libri che non avevo ancora citato qui: la mitica Tough Guide To Fantasyland di Diana Wynne Jones, indispensabile se volete scrivere fantasy (rispolverarla non farebbe male, visto che in Italia, ahimé, ancora si discute di argomenti che all'estero sono già stravecchi). Poi ho spaziato dalla favola Codarotta di Tim Bruno al manuale The Art of War For Writers del sempre apprezzabile James Scott Bell, una guida di sopravvivenza che spazia da consigli di scrittura a coaching psicologico a salvagenti per non annegare nel mondo editoriale (ovviamente riferiti al mercato americano, ma è utile confrontare un po' le situazioni e fare... un bagno di realtà). Ho letto anche Building Fiction di Jesse Lee Kercheval (non si finisce mai di studiare) e l'interessantissima raccolta di saggi The Geek Feminist Revolution di Kameron Hurley (consigliatissimo qui). Mi sono poi buttata su qualche classico: La strada di Cormac McCarthy e La promessa di Friedrich Dürrenmatt: di entrambi ho parlato in questo post. Ho ritrovato la carissima Jane Austen, di cui in passato ho letto tutti i romanzi completi, con il brevissimo ma simpatico Lady Susan. Ho letto anche altro, un po' per lavoro un po' per piacere, ma queste sono le cose che mi premeva di più segnalare. Ce ne sarebbero altre due, in realtà, ma non sono ancora uscite in italiano... anche se lo faranno presto: appena succederà, vi dedicherò un post.

Cosa leggerò nei prossimi mesi?
Appena concluso il già citato Summer Knight di Jim Butcher e Rhetorics of Fantasy di Farah Mendlesohn, densissimo saggio sul linguaggio del fantastico (eh già, all'estero si sono accorti che il fantasy non è solo "robetta da bambini", ma guarda un po'!) toccherà... a un altro saggio simile, Stories about stories. Fantasy and the remaking of myth di Brian Attebery, che mi incuriosisce moltissimo (anche perché ultimamente, nella scrittura, affronto tantissimo folklore, leggende e mitologie... come si dice, "lavori in corso" che spero presto di iniziare a farvi conoscere). Sempre per quanto riguarda saggistica & dintorni, ho in lista How novels work di John Mullan (come sopra: non si finisce mai di studiare) e Seidweys. Shaking, swaying and serpent misteries del caro Jan Fries, sulla tradizione nordica del seidr, oltre a svariati testi sul vampirismo che pian piano affronto (è sempre un tema a me caro, che approfondisco con piacere). Per quanto riguarda la narrativa, proseguirò ancora con i Dresden Files, naturalmente, un po' per volta, e ho qui con me un po' di Murakami e di Franzen... e poi ho un'altra tonnellata di libri in lista, ma se li scrivessi tutti starei qui l'intera estate! Purtroppo il tempo è sempre pochissimo e la sera, dopo una giornata passata a leggere, scrivere e tradurre per lavoro, non sempre ho la forza di leggere ancora. Ma un po' per volta si macinano pagine!

Questo è tutto, per ora. Alla prossima!

On air:
Shine, di Anette Olzon, che ultimamente mi fa da colonna sonora fissa

lunedì 17 luglio 2017

Addio George

Ecco una notizia che speravo proprio di non leggere così presto: ci ha lasciato il buon George Romero, regista di culto che ha cambiato per sempre il cinema horror con la trilogia capolavoro La notte dei morti viventi, Zombie-Dawn of the Dead e Il giorno degli zombie.

Come al solito, quando si parla di opere di una tale portata, limitare il loro impatto al "genere" è assurdo, anche se in Italia la "cultuVa" ufficiale non se n'è ancora accorta (per fortuna ci sono anche voci preparate che ci ricordano che altrove non è così). Ma questo post non è stato scritto per addentrarsi in polemiche, né per disquisire sulla filmografia di Romero, che certo ci ha lasciato alcuni capolavori ma anche vari prodotti mal riusciti. Questo post è solo un ricordo personale, un ringraziamento dovuto a un uomo che ha potentemente influenzato l'immaginario di una ragazzina troppo piccola per guardare gli horror e che pure li guardava lo stesso. Avere un fratello maggiore maschio faceva sì che le idiozie tipo "ma questa non è roba per femmine" non mi toccassero, e così potevo giocare con le Barbie e con i Masters, guardare i cartoni animati delle maghette e Ammazzavampiri. O i film di zombie, appunto.
E se i vampiri sono i miei "mostri" preferiti per un milione di motivi (tutti saldamente radicati nell'epoca pre-Twilight), gli zombie sono i miei "pet": la passione inspiegabile tra divertimento e disgusto, la variazione sul tema che mi interessa sempre scoprire, l'argomento con cui un giorno vorrei baloccarmi anche scrivendo ma che ancora non ho mai affrontato. Chi mi sta accanto sa che quando esce un nuovo film di zombie prima o poi lo vedrò, punto; e che i miei sogni notturni contemplano zombie più spesso di quanto ci si potrebbe aspettare.

Ecco, il merito di tutto questo è, direttamente e indirettamente, del buon George. Che ha influenzato cinematografia e letteratura come nessun altro, inventandosi lo zombie moderno per antonomasia. E che ha dato vita ad alcuni dei pochissimi film che davvero sanno inquietarmi e che da piccola faticavo a vedere da sola. Film che non risparmiavano colpi allo stomaco ma che non erano gratuiti; film che senza retorica lanciavano messaggi molto più profondi di sette stagioni di noiosi bla bla di The Walking Dead. Pensiamo a quel La notte dei morti viventi uscito alla fine degli anni Sessanta, eversivo e innovativo, un incubo in bianco e nero a cui seguì il mio personale preferito, Zombie - Dawn of the Dead: ecco, per me Romero sta in quei primi minuti minimali e allucinati in cui in uno studio televisivo ormai preda dell'anarchia si dibatte sulla soluzione razionale al problema dei morti che ritornano: la protagonista si sveglia da un incubo per trovarsi immersa in un incubo peggiore, e la razionalità invocata è già svanita, tra i raid dei soldati che uccidono morti e vivi alla stessa maniera, il razzismo e gli istinti peggiori di un'umanità che si dà a ruberie e dissacrazione, e in cui la speranza esile di uno sparuto gruppo di protagonisti - destinati a soccombere puntualmente se e quando cedono essi stessi alla rabbia o al godimento di uccidere - sopravvive a stento sullo sfondo di una terra ormai desolata e dominata dai morti. Perché "quando i morti camminano, bisogna smettere di uccidere". Da non dimenticare la colonna sonora straordinaria firmata Goblin.
E poi c'è Il giorno dei morti, conclusione della trilogia - poi continuata con altre pellicole che, quale più riuscita quale meno, non mi hanno mai impressionato allo stesso modo. Il giorno dei morti con l'umanità ormai sepolta sotto la pila di cadaveri che camminano, con lo scontro tra ragione e violenza, scienza e istinti già destinato alla sconfitta della razionalità, della collaborazione, della solidarietà che sole potrebbero combattere la marea di morte e morti che avanza e domina ormai il pianeta.

Ecco, questi sono i ricordi e le emozioni che mi ha regalato il buon George. Questi tre - gli originali, eh, non i discutibili remake che con il tempo sono stati realizzati - i film che vi consiglio di scoprire o riscoprire. Innumerevoli omaggi, citazioni, parodie, opere affini sono state poi realizzate negli ultimi cinquant'anni o giù di lì, certo; concludo perciò consigliandovene due, quelle che più di tutte, a mio parere, meritano di venire apprezzate. Certo, non sono le uniche opere a tema zombie valide, ma credo che queste siano assolutamente imprescindibili.
La prima è una parodia come le parodie andrebbero veramente realizzate: con l'eleganza dello humour inglese e l'amore degli appassionati, un omaggio e allo stesso tempo un'opera che sta perfettamente in piedi da sola, il primo capitolo della trilogia-capolavoro di Edgar Wright e Simon Pegg (anche protagonista), Shaun of the Dead (in italiano - vabbe'... - L'alba dei morti dementi). Recuperatelo e amatelo (e poi innamoratevi pure di Hot Fuzz, omaggio al cinema action, e World's End, a tema fantascientifico).
La seconda opera che vi consiglio senza se e senza ma è invece un libro (ma percaritàdegliddèi solo il libro, lasciate perdere il film omonimo che con il romanzo non c'entra un tubo di niente): il capolavoro World War Z - La guerra mondiale degli zombie di Max Brooks, che vi ho già citato spesso in passato. Si tratta di uno dei libri più belli che abbia letto, negli ultimi anni e in generale: una delle poche opere che riesce a innovare l'argomento zombie e a renderlo allo stesso tempo spaventosamente horror e magnificamente attuale, un affresco della nostra realtà in cui la guerra contro gli zombie è reale quanto qualsiasi vero conflitto dei nostri tempi. Un romanzo straordinario che non smetterò mai di consigliare.

On air:

 

mercoledì 17 maggio 2017

Ci vediamo al Salone!

Buongiorno! Maggio ha finalmente portato il sole - e i gelati passeggiando sul lungolago: aaah, Arona, quanto ti voglio bene! Ed è anche ora di un appuntamento annuale per me imperdibile da... accidenti, neanche saprei dire da quanto, perché nei miei ricordi il Salone del Libro di Torino è un "fixed point", parafrasando il Dottor Who. Dalle gite scolastiche durante le quali vagavo a bocca aperta da uno stand all'altro con la voglia di comprare tutto, quando scoprivo più case editrici di quello che mi sarei mai immaginata (sì, era l'epoca pre-internet, pre-Amazon, pre-globalizzazione sfrenata) agli incontri con gli amici lettori, blogger e scrittori degli ultimi anni: come Lucca Comics, il Salone è un'occasione per salutare e abbracciare tutte quelle persone speciali che tengo a ringraziare di persona per l'affetto, il sostegno e la simpatia che mi trasmettono durante tutto l'anno.
Perciò, se volete che vi salti al collo, se vi va di prendere un caffè insieme o se volete dirmi tutto quello che non avete mai osato tirare fuori, mi troverete in giro per i padiglioni sabato 20 maggio, fino al tardo pomeriggio. Al mattino parteciperò come ospite all'incontro organizzato da Gainsworth:


Ore 10.30 – L’OSPITE CHE NESSUNO HA INVITATO (c/o Spazio Incontri)
Quanto fantasy c'è nel fantasy che ci fanno leggere?
Con Aislinn, Luca Tarenzi, Julia Sienna, Ester Trasforini, Diego Tonini, Lorenzo Sartori.
(graditissima la presenza in costume fantasy)

Poi, potrete beccarmi in giro, allo stand Gainsworth (K21) per i saluti e ovunque vorrete... basta che mi scriviate qui o in privato su Facebook per fissare ;-)
Tra i tanti altri incontri, ve ne segnalo in particolare uno da non perdere, sempre sabato, alle 14.30: Gli arcani del Rinascimento italiano – Incontro con l’autore Luca Tarenzi che leggerà i Tarocchi Visconti-Sforza ai primi 10 lettori che lo raggiungeranno allo stand K21 di Gainsworth.

A sabato! Read on :-)

UPDATE: Ringrazio Gabriele che proprio ieri ha pubblicato questa mia intervista sul suo sito La Soglia Oscura!


martedì 9 maggio 2017

Combattere nel fango

Buffe, le coincidenze.
Qualche giorno fa si riaccendeva la polemica legata alle dichiarazioni raggelanti di un'autrice italiana secondo la quale, sostanzialmente, le donne stanno  meglio "male accompagnate che sole". E proprio qualche giorno fa io finivo di leggere The Geek Feminist Revolution, raccolta di saggi brevi e articoli dell'autrice americana Kameron Hurley. Il titolo è esplicito, ma nel libro non si parla solo di "femminismo" o di "donne nerd": il discorso si allarga a comprendere tutte le minoranze virtualmente invisibili attive nel campo della letteratura di genere e, in senso più ampio, nella società tutta. Si parla dell'immagine della donna nei film e nei romanzi fantasy o di fantascienza e di premi letterari recentemente travolti da scandali, di razzismo e di relazioni abusive. Alcuni dei testi contenuti nella raccolta sono inediti, e tutti sono caratterizzati da accesa passione, da riferimenti concreti alle esperienze vissute dall'autrice in prima persona, da un costante appello a non tacere, a far sentire la propria voce, a lottare per i propri obiettivi - che si tratti di diventare scrittori o di raccontare le storie di chi è stato dimenticato dalla Storia.
Non è un libro semplice da digerire: non offre compromessi, non cerca di essere "simpatico", non lascia indifferenti, questo è certo. Ma ve lo consiglio. Un po' perché illuminante, in alcuni dei suoi saggi. Un po' perché è sempre utile, nell'asfittico Paese in cui viviamo, rendersi conto che altrove c'è una scena letteraria viva, vitale, dove anche i generi che ormai qui da noi vendono quanto il ghiaccio al Polo e vengono considerati regolarmente "roba da bambini" (sì, sto parlando del fantasy, ovvio) sono oggetto di discussioni seri, portatori di tematiche attuali e niente affatto disprezzati o sottovalutati. E un po' perché c'è bisogno - un disperato bisogno - di diffondere un semplicissimo concetto: è ora di difendere la realtà che desideriamo.

Perché se vogliamo che si smetta di dire "ma quella è stata stuprata perché aveva la minigonna". Se vogliamo smetterla di sentire frasi che iniziano con "io non sono razzista ma loro..." Se vogliamo che gli adolescenti la smettano di suicidarsi perché gay e presi in giro o picchiati dai compagni. Se vogliamo che si smetta di equiparare le donne a incubatrici buone solo per "donare figli" alla patria. Ecco, se vogliamo tutto questo, allora dobbiamo essere noi, in prima persona, a dichiararlo ad alta voce. A scrivere storie in cui il maschio alfa stalker di turno viene preso a solennissime ginocchiate nelle palle, invece che "guarito" dalla crocerossina di turno che si realizza solo quando si libera dalla "zitellaggine" e capisce che scopare le piace solo quando arriva il suo principe azzurro. A scrivere storie in cui una relazione omosessuale tra due personaggi non ha bisogno di essere sottolineata a furia di gomitate nel fianco del lettore e stereotipi, ma viene considerata per quello che è - una relazione, punto, esattamente come quelle eterosessuali. A scrivere i libri migliori che possiamo scrivere, in definitiva, anche se non finiranno in vetrina.

No, non sono ottimista. Non penso affatto che sia facile o rapido. Non mi illudo che bastino poche righe sul mio misconosciuto blog a smuovere le masse, né che i libri validi là fuori - e ce n'è - domani miracolosamente entreranno in classifica (è già tanto se escono in un centinaio di copie). Ma le poche righe sul mio blog, le storie che voglio scrivere, la voce che posseggo, queste sono le uniche armi di cui dispongo e non ho intenzione di lasciarle ad arrugginire in cantina. Non butteranno giù il maniero dell'Oscuro Signore, ma magari, prima di finire trafitta dalle lance degli orchetti, potrò svellerne una pietra, anche una sola. E se domani qualcun altro farà lo stesso, e dopodomani ancora, prima o poi il fottuto maniero finirà in rovina.
E a demolirlo non saranno guerriere sexy in bikini di metallo e pose provocanti né eroi stereotipati con il testosterone al posto del cervello. Saranno uomini e donne pronti a combattere nel fango, insieme.