lunedì 13 agosto 2018

Adulti 2018

Cose che ti fanno capire di essere adulta:
- compri delle tende
- quando fai la spesa porti a casa insalata, frutta, e l'unico cioccolato è fondente
- fai le pulizie di casa.
Cose che ti fanno capire che essere adulti vuol dire solo che puoi decidere per te stesso senza che nessuno ti imponga qualcosa:
- le tende le hai comprate on line e sono NERE CON STELLINE ARGENTATE
- "frutta" vuol dire solo i frutti di bosco che ti piacciono perché se l'altra ti fa schifo sono cavoli tuoi
- casa pulita da te non sarà mai splendida splendente come quando le pulizie le fa tua madre, ma chissenefrega, c'ho fretta di fare altro, tanto domani ci sarà di nuovo polvere e ho sempre la scusa che i gatti perdono tanto pelo.

Insomma, il trucco è fregarsene di essere tecnicamente adulto e bilanciare quello che devi con quello che vuoi. Fregarsene se hai 36 anni e metti gli shorts e le magliette cretine, o metal, o di Ghostbusters. Fregarsene del fatto che tu hai sonno quando gli adolescenti sono ancora pimpanti, perché sai per esperienza che ci si inizia davvero a divertire - e a sapere come farlo - dopo i trenta \m/

(Post originale su Facebook qui e qui)

lunedì 30 luglio 2018

E il cerchio si chiude

Uno dei personaggi, nel mio ultimo romanzo, Né a Dio né al Diavolo, va a lavorare alla Musa, una libreria della sua città, l'immaginaria Biveno. Nel libro la Musa ha riaperto da poco grazie al nipote del vecchio proprietario, dopo essere fallita anni prima all'apertura di una Feltrinelli in centro. Adesso, mi arriva questa foto, dalla Feltrinelli di Biella che avevo in mente quando ho scritto quelle righe... E il cerchio si chiude.

By the way, la libreria dove il personaggio va a lavorare è quella che io andavo a saccheggiare da ragazza, quando la Feltrinelli non esisteva ancora, è sempre rimasta aperta - per una volta la realtà è migliore della fantasia - e non si chiama Musa, ma "Il Libro". È sempre per chiudere un altro cerchio, mi dicono che #NaDnaD sia anche lì... Se ci passate, ecco dove quel certo personaggio trascorre le sue giornate (anche se il favoloso magazzino sotterraneo l'ho aggiunto io e non so se esista davvero ^^'). Grazie a @rachel_roseinthedark per la foto


lunedì 23 luglio 2018

Storia vera

Non ti ama, Elisa.
Non ti ama la persona - non riesco a chiamarlo uomo, insulterei gli uomini - che quando sei furiosa perché lo hai visto fare qualcosa che ti ha fatto star male ti strattona per un braccio per costringerti a restare. Non ti ama la persona che si getta in ginocchio di fronte a te implorandoti e abbracciandoti le gambe e poi, quando vede che non funziona, ti si piazza davanti e ti urla di ascoltarlo. Non ti ama se ti ringhia "guardami negli occhi, stai zitta". Non ti ama se ti sbatte contro il muro di una casa.

Non è un uomo, Elisa, quello che fa la voce grossa con te e ti sbandiera giuramenti "su mia madre, sul figlio che avremo": è solo un verme ammantato dei sogni che ti hanno detto che dovresti avere. Non è un uomo quello che, messo di fronte alle sue azioni ignobili e a qualcuno che non mostra paura di lui, nega dicendo "ma no, non ho alzato le mani" e ti trascina via: è un verme e per di più codardo.

Non è un uomo, Elisa, e tu non sei "la sua donna".
Ama te stessa, Elisa, e lasciatelo alle spalle, perché poi ti sentirai più leggera. Sarai libera, e avrai anche spazio per un amore che ti abbracci e non ti spaventi, che ti rispetti e non ti comandi.
Ama te stessa, Elisa, e lasciatelo alle spalle, perché quello che è successo è solo il maledetto atto di una tragedia: il primo.

P.S. Non risponderò ad alcuna domanda sulla natura o i dettagli dell'episodio che ho descritto: sappiate solo che è tutto vero. L'unica cosa che mi interessa è la speranza che queste parole arrivino a Elisa, o almeno ad altre ragazze e donne che potrebbero averne bisogno.


mercoledì 18 luglio 2018

Il mondo, domani

Di recente ho letto Cecità di Josè Saramago, romanzo che fregandosene delle "regole" riesce a ipnotizzare il lettore dalla prima riga all'ultima. Sulla copertina della mia edizione Feltrinelli, una donna, l'unica colorata, conduce una fila di persone cieche, disegnate in nero. Ecco, Saramago vi prende per mano e vi conduce dove vuole, irresistibile come un pifferaio magico di cui non riuscite a comprendere le intenzioni: lo seguite e basta, perché non potete farne a meno.
E Saramago vi porta in una città senza nome dove, a poco a poco, tutti diventano ciechi, di colpo, in maniera inspiegabile; unica eccezione una donna, appunto, testimone di un crollo rapidissimo e inesorabile della civiltà. Prima la paura e le prepotenze di chi ancora vede sui ciechi impotenti, poi la lotta fratricida tra persone ugualmente colpite dalla disgrazia, la lotta, la fuga... Non sto a raccontarvi di più: leggete, se avete lo stomaco forte. Le pagine scorreranno senza che nemmeno ve ne accorgiate.
Cecità mi ha fatto pensare a un altro romanzo, letto molto tempo prima, La strada di Cormack McCarthy. Postapocalittico che dipinge un mondo totalmente in toni di grigio, morente quanto i resti dell'umanità che lo popolano. Senza nome il protagonista, che è solo un uomo e un padre - come senza nome sono tutti i personaggi di Saramago: la moglie del medico, il primo cieco, la ragazza con gli occhiali scuri e così via - e si dibatte nel tentativo disperato e assurdo di provvedere al proprio figlio e trovare il modo di portarlo al sicuro prima che lui, malato, muoia. Se Saramago ci porta nella mente di tutti i suoi personaggi, qui la prospettiva è quella del protagonista, indurito dal presente e preda dei ricordi di un mondo felice che suo figlio non conoscerà mai davvero. E come in Saramago, la lotta per la sopravvivenza porta ad azioni spaventose, all'abbruttimento, a scrostare in quattro e quattr'otto quella sottile patina di civiltà di cui ci ammantiamo e che si rivela più effimera di un'abbronzatura estiva in autunno.
Parlano del mondo di un possibile domani, Saramago e McCarthy, ma non serve guarire dalla cecità né affrontare un collasso planetario per vedere come quel mondo di domani sia esattamente lo stesso in cui ci muoviamo oggi: basta poco a scordarsi le conquiste di una civiltà ostinata ma fragile, che oppone le parole alle armi, le mani tese ai cancelli chiusi. E non riesco a chiudere con una nota ottimista, perché anche l'ottimismo del "non potrebbe mai succedere" è una forma di cecità. No, preferisco chiudere ricordandovi di affilare la mente e le parole, perché quando tutto intorno la patina di civiltà si assottiglia occorre ricordare come si fa a lottare per difenderla.


mercoledì 11 luglio 2018

Né a Dio né al Diavolo - la colonna sonora, capitoli 5 e 6: Tiamat & Steppenwolf

Altro appuntamento con la colonna sonora del romanzo, un po' per raccontarvi qualche retroscena, un po' perché, fai circolare/ricordare/scoprire/riscoprire bella musica è sempre cosa buona e giusta. Prima ancora di parlarvi di canzoni, però, ci tengo a segnalare con immenso piacere una recensione che mi ha commosso & fatto morire dal ridere, delle sempre ineffabili ragazze de Il Sospiro del Muflone: la trovate qui. E, per il resto, grazie a tutti quelli che mi stanno scrivendo in privato e/o recensiscono il libro su Amazon, Ibs, Goodreads e così via, mi state travolgendo con un entusiasmo che non mi sarei immaginata nemmeno nei miei sogni più rosei. Grazie davvero di cuore <3

E parliamo di musica, allora. I brani che vi cito oggi sono nella colonna sonora del romanzo fin dalla primissima stesura. Il capitolo 5, Scherzare col diavolo, mi ha permesso di far interagire i tre personaggi principali per la prima volta con un po' più di calma, giocando su quello che non è ancora svelato, su ciò che il personaggio-punto di vista non sa ancora e così via. D'altronde, tantissimo del romanzo è giocato sul non detto, soprattutto quando c'è di mezzo il signor Lucifero, che è estremamente controllato perfino nei suoi pensieri, e le cui parole e i cui gesti significano sempre più di quello che appare. Se ho scelto For her pleasure degli svedesi Tiamat, per questo capitolo, è essenzialmente per i versi che sto per citarvi, e che possono riferirsi in modi diversi a tutti e tre i personaggi in gioco (tutti e tre, per certi versi, in quel momento ciechi a quello che hanno davanti, come si renderanno conto in seguito).

Put your teeth in me
Carve your name in me
I don't care if there is something
That I'm too blind to see

Molto più facile e direi quasi obbligata la scelta della canzone per il capitolo 6, con i personaggi finalmente in viaggio verso il festival: non potevano non risuonare le note di Born to be wild degli Steppenwolf. Ed è con questo grande classico che vi saluto... buona settimana! E, se sarete già in vacanza, buon viaggio anche a voi... magari senza vampiri ;-)

mercoledì 4 luglio 2018

Vampire Party domenica 8 luglio

Domenica 8 luglio, ore 21, Comunità Giovanile di Busto Arsizio. Si parla di vampiri, si parla di vampiri che non luccicano, si parla di vampiri italianissimi e moderni.
E c'è musica, ci sono le birre, c'è l'atmosfera.
Ci siamo io per raccontarvi di Né a Dio né al Diavolo, Stefano Tevini (autore di Vampiro tossico), Matteo Bertone (autore di Diurno imperfetto e Illustri vampiri), e c'è Luca Tarenzi che ci presenta.
Ci sarete anche voi?

Tutte le info dell'evento a questo link.
In una serata allʼinsegna di uno dei miti più duraturi del nostro mondo, tre scrittori diversi – Aislinn, Matteo Bertone e Stefano Tevini – immaginano e raccontano con i loro romanzi le imprevedibili pieghe che può prendere la vita di un vampiro nelle notti del Ventunesimo secolo, sullo sfondo delle note metal scatenate a tenere a bada lʼOscurità. Conduce lʼevento lo scrittore Luca Tarenzi.


martedì 3 luglio 2018

Colori

Vivete a colori, con orgoglio!
Reduce dal festival di Monterenzio Celtica, sento ancora sulla pelle il sole che ha illuminato due giorni dolci e per certi versi sorprendenti.
Sento ancora il soffio del vento e il mormorare del ruscello che tagliava in due l'angolino di mondo dove si svolgeva il festival, separato da tutto e allo stesso tempo vicinissimo al centro cittadino: una piccola valle che per un po' è stata fuori dal tempo e ha conciliato jeans e accampamenti storici, modernità ed eternità.
Sento ancora la terra sotto i piedi nudi mentre percorrevo il labirinto e camminavo intorno all'altare di Cernunnos, mentre sedevo sotto gli alberi e mi inginocchiavo a occhi chiusi per vedere di più.
Sento il suono dei tamburi e la voce che mi ha accompagnato in un viaggio improvviso e inaspettato, difficile e bello, chiarificatore ma netto come una puntura di spillo. Risposte che arrivano, responsabilità e significati nuovi per quello che ti accompagna da tutta una vita.
Ricordo un abbraccio spontaneo e strettissimo e occhi limpidi e incoraggianti, per un futuro che ancora non so, ma che so di voler ricercare.

Monterenzio Celtica è stato una dolcissima sorpresa: un luogo dove si potevano sbirciare le bancarelle e bere birra al miele ma anche percepire come il divertimento e la spensieratezza si possano accoppiare a un afflato mistico che ha unito pagani e non, appassionati e semplici curiosi. Un luogo dove i sacerdoti accoglievano e assistevano tutti coloro che si avvicinavano alle aree sacre, peraltro ben spiegate da cartelli. Un luogo dove correre e danzare, ridere e passeggiare. Un luogo che mi ha scosso per certe esperienze e ristorato per la sua essenza.
E mentre altrove sfilavano i Pride e io li seguivo a distanza, con il pensiero rivolto agli amici che partecipavano e/o avevano aiutato a organizzarli, tra le bancarelle di Monterenzio ricordo una coppia di ragazzi in nero che si tenevano per mano in tutta tranquillità e si scambiavano sguardi di tale amore che avrei voluto correre ad abbracciarli, ringraziare loro e tutti i presenti. Perché è sempre così che dovrebbe essere: tutti dovremmo poter girare mano nella mano con la persona che amiamo senza venire colpiti da sguardi malevoli e mormorii ostili. Tutti dovremmo poter onorare i nostri dèi senza venire discriminati o contestati. La pace che regnava a Monterenzio, quanto vorrei che fosse la norma.

Mi porto dentro acqua e fuoco, da questo festival. La frescura del bosco e l'abbraccio del sole. Domande che trovano risposte inaspettate ed energie positive. Gioia, pura e semplice: per la musica e il buon cibo, per la bellezza e l'incontro tra modernità e ciò che dal passato si trasforma e diventa eterno: perché cambia, si aggiorna, ritorna e si trasforma, e continua a parlarci, una lingua antica che non ha paura di accogliere parole nuove.

Chilling out under the trees...

Un anno di Fuoco

lunedì 25 giugno 2018

Né a Dio né al Diavolo- la colonna sonora. 3 e 4: Moonspell - Butterfly FX e Pantera - Cemetery gates

Nelle ultime settimane, per vari motivi, non ho avuto il tempo di proseguire con i post sulla colonna sonora di Né a Dio né al Diavolo, perciò avevo pensato di recuperarne un paio in un unico post, inserendo qui quelli del terzo e quarto capitolo del libro, un pezzo dei Moonspell e uno dei Pantera. Ma mai avrei immaginato che li avrei ripresi pochi giorni dopo la morte di Vinnie Paul, storico batterista dei Pantera e fratello del già tragicamente scomparso chitarrista Dimebag Darrell.
Pur non essendo tra i miei gruppi preferiti, i Pantera, con la loro energia, sono stati una colonna sonora della mia adolescenza, con un sound inconfondibile che spinge irrefrenabilmente a pogo e headbanging. E così questo post diventa anche un saluto e un omaggio a Vinnie Paul, troppo giovane per andarsene. Ho trentasei anni e di mese in mese i volti storici che hanno composto la musica della mia vita se ne vanno... ed è sempre un colpo al cuore. Ma il modo migliore per ricordarli è uno solo: play it loud. In alto i calici di birra, e trasformiamo l'addio in un saluto di festa, con un grazie enorme che allevi il dolore.

Tornando alla colonna sonora del libro, il terzo capitolo presenta una canzone a me cara, Butterfly FX dei Moonspell che, come ormai ho dichiarato fino allo sfinimento, rimangono il gruppo che più mi ha accompagnato durante la stesura. Se fin dalla prima pagina la storia inizia con un evento che stravolge la vita dei protagonisti, e porterà a poco a poco alla scoperta di parecchie cose che uno dei personaggi tiene nascoste, al terzo capitolo le cose iniziano a precipitare: eventi apparentemente piccoli - l'arrivo dei biglietti per un gigantesco festival metal in Germania, la necessità di trovare all'ultimo momento la macchina per andarci perché un imprevisto impedisce di seguire il piano originario, l'idea di chiedere proprio a quel tizio strano che si fa chiamare Lucifero di fare da autista - avranno conseguenze enormi, che nessuno dei personaggi coinvolti si aspetta. Insomma, un brano dedicato al famoso effetto farfalla era semplicemente perfetto, no? Senza contare che è una splendida canzone, una di quelle a cui sono più affezionata, nonostante venga da un album spesso trascurato della discografia dei Moonspell.

... And what I see
You can not see
That when I move
You move with me...

Cambiamo totalmente atmosfera, ora: Cemetery gates è un brano tra i più noti dei Pantera, stranamente melodico ma non privo dei suoi momenti energici. È la canzone che accompagna il quarto capitolo e che viene messa in loop da uno dei personaggi come colonna sonora a una colossale sbronza; come potete intuire, il ragazzo non è in un momento di particolare allegria... Il brano è splendido, indimenticabile per me. E riascoltarlo oggi, come saluto a Vinnie Paul, ha ancora più significato.
Stay metal \m/

... I must reverse my life
I can't live in the past
Then set my soul free
Belong to me at last

Through all those
Complex years
I thought I was alone
I didn't care to look around
And make this world my own...

lunedì 18 giugno 2018

Questione d'empatia

Ieri ho visto il nuovo Jurassic Park (Il regno distrutto).
No, questo post non intende essere una recensione del film. Ho però una piccola confessione: nonostante sia un "semplice" blockbuster con mostri zannuti e tanta azione, alla scena della distruzione dell'isola, con il grande erbivoro (un brachiosauro, credo) che urla la sua disperazione mentre la nube di fumo e la lava dell'eruzione lo raggiungono sulla costa e Isla Nublar viene inghiottita dalla furia del vulcano, mi sono trovata con il magone.
Sarà perché Jurassic Park & dintorni risvegliano la bambina che è in me, forse; ma non solo, credo. È la magia del cinema, o, meglio ancora, la magia delle storie, che ci permette di empatizzare con persone e/o creature inesistenti, e di soffrire per la morte di un dinosauro "virtuale" ucciso da effetti speciali.
Poi ci sono quelli che, al cinema, di fronte alle scene drammatiche ridono.

Chiamatemi tenera, chiamatemi come volete, ma se una storia è ben raccontata non posso non empatizzare con i personaggi - persino se sono dinosauri. E credo che questo sia dovuto, in buona parte, anche a una vita immersa nelle storie, all'abitudine a diventare "altri", almeno per qualche ora: nei romanzi, nei film, appunto. E così come non riesco a non soffrire e gioire con i personaggi delle storie, allo stesso modo non riesco a non provare pietà, curiosità, interesse per gli altri esseri umani, quelli veri, quando li vedo intorno a me, vicini o lontani: se soffrono cerco di mettermi nei loro panni, se sono "diversi da me" - per cultura, abitudini, costumi, quello che vi pare - sono curiosa di saperne di più. Perché, qualsiasi sia la loro storia, il primo istinto è cercare di capirli, immaginare quello che sentono e provano. E no, non mi sto riferendo solo agli esempi di sfortunati che vivono in condizioni di povertà o guerra: non sto cercando di fare pietismo, "buonismo", né di fare l'occidentale superiore che guarda i tapini dall'alto in basso. Mi riferisco anche solo a quel sentimento di semplice godimento estetico che provo quando, in un festival, per esempio, vedo gente di ogni etnia che batte le mani all'unisono; quando, in bar di Milano, vedo il barista italiano, la cliente dell'est Europa e la cameriera dai tratti indiani che scherzano tra loro con un sorriso; quando, camminando per il porto di Genova o al Parco Sempione a Milano, incrocio il gruppetto di ragazzoni africani altissimi che suonano i tamburi e mi viene voglia di ballare lì, in mezzo a tutti, cittadini e turisti, italiani e stranieri. Mi riferisco anche, tristemente, alla voglia di gridare di rabbia che mi prende quando colgo per caso discorsi omofobi sul treno o per strada.
Perché sì, sono italiana, ma sono anche cittadina europea e del mondo. Perché mi piace la nostra cucina ma assaggio tutte quelle che posso. Perché amo quello che rende mia la mia cultura, ma mi piace scoprire quello che offre la cultura degli altri. Perché trovo belli i similvichinghi biondi dagli occhi azzurri di certi Paesi del nord così come trovo splendida la cameriera del Pedavena a Rovigo, piccoletta latina, dalla carnagione olivastra e con un sorriso da mozzare il fiato che mette allegria solo a guardarlo.
Poi ci sono quelli che scrivono su internet affondateli quei barconi.
Ma ci sono anche quelli che abbandonano - o uccidono a sangue freddo - i gattini. E quelli che pesterebbero un gay solo perché è gay.

E allora penso ai tassi drammatici di lettura nel nostro Paese, a quante poche persone si interessino di cinema o teatro, a quanti, troppi, sono incapaci di comprendere un testo e - persino tra chi qualche romanzo lo legge - mettersi nei panni dei personaggi a meno che non siano già una loro fotocopia (ragazzi incapaci di empatizzare con una protagonista femminile che vogliono solo libri scritti da maschi con personaggi maschi; ragazzine adolescenti incapaci di empatizzare con personaggi maschili adulti, che vogliono solo storie di altre adolescenti che facciano sempre le stesse cose; e così via). Aggiungeteci i tagli alla cultura, gli ostacoli posti sul cammino di chiunque cerchi di proporre qualcosa di diverso dalla norma più... "normale", le bibliotecarie che si rifiutano di stilare liste di libri da "mettere all'indice" e che vengono quindi trasferite... ed è tutto chiaro.
A questo Paese manca l'empatia. E l'empatia la si coltiva anche con le storie: perché sono le storie, con il loro incantesimo che ci ipnotizza e ci trasporta altrove, a insegnarci a immaginare com'è trovarsi nei panni dell'Altro, e a capire, quindi, che tutti siamo "l'Altro".
Perciò non cedete. Continuate a raccontare storie. E ogni volta che trovate qualcuno a cui le storie non interessano, regalategli qualcuna delle vostre. Soprattutto, non lasciate privi di storie i ragazzi e le ragazze che devono decidere, oggi, in quale mondo vogliono vivere.
Sarebbe un mondo così grigio, senza storie. Sarebbe un mondo così noioso, senza l'Altro.


L'immagine viene da WeHeartIt.

martedì 12 giugno 2018

Un mese dopo

Né a Dio né al Diavolo faceva il suo esordio al Salone di Torino il 10 maggio, un mesetto fa. Tempo di bilanci? Difficile nascondere l'entusiasmo, nel farli. Forse potrei, semplicemente, ringraziarvi.

Grazie di aver dato fiducia a me e a questa storia.

Grazie a tutte le persone che mi seguono dai tempi di Angelize, o da prima, e hanno tifato per me anche questa volta.

Grazie a tutti i lettori e le lettrici che non mi conoscevano e si sono lasciati incuriosire.

Grazie ai blogger, per le interviste, le segnalazioni, il sostegno.

Grazie ad Andrea de La Stampa On Line per questa bellissima intervista uscita ieri.

Grazie a Gainsworth, instancabile, a tutti i colleghi con cui stiamo organizzando meraviglie (vedrete...) e agli amici che non mancano mai di farmi sentire la loro presenza.

Grazie a tutti coloro che hanno seminato recensioni (su Amazon, Ibs, Goodreas, Anobii e chi più ne ha più ne metta): vuol dire tantissimo.

Last but not least, grazie a chi mi ha scritto per esprimere un entusiasmo tale da lasciarmi basita. A chi si è innamorato dei personaggi, a chi ha compreso perché ho scritto quello che ho scritto, a chi mi ha inviato riflessioni straordinarie, vestendo a nuovo una storia che credevo di sapere a memoria e continua invece a svelarmi nuove sfumature.

Per tutto questo e per molto altro, grazie.

Brindiamo! (Grazie a Purin de Il Sospiro del Muflone per questa foto)
Le foto inviate dai lettori potete trovarle in questo album (in costante aggiornamento).

martedì 29 maggio 2018

Né a Dio né al Diavolo - i personaggi

Come da tradizione, vi vorrei presentare il mio "dream cast" di Né a Dio né al Diavolo, ovvero gli attori che scritturerei per le varie parti in un magico mondo in cui ho carta bianca per realizzare il film tratto dal romanzo. E, intanto, vi racconterò qualcosa di loro, senza spoiler, ovviamente. Le foto che trovate nel post vengono naturalmente da internet e servono solo a mostrarvi gli attori che citerò. Insomma, giochiamo un po' :-)

Ivan Cristiani
Jesse Eisenberg sarebbe per me l'ideale per Ivan
Nato il 22 febbraio 1987 (la storia è ambientata in estate-autunno 2010, per darvi le coordinate), figlio di Giuseppe e Laura (deceduta quando Ivan era bambino), ha un fratello maggiore, Mirko, che vive fuori città con una compagna. Un metro e 84 di altezza (anche se lui arrotonda sempre a uno e 85) per troppe ossa e poca carne, occhi azzurro pallido e pallido anche in faccia, capelli castani e ricci che tiene lunghi principalmente perché così li può legare e non trovarsi con una testa tipo Caparezza (ma sì, a Tom dice solo che li tiene lunghi perché è metallaro, ovvio). A parte farsi trattare da sparring partner dal padre e farsi dolere le orecchie a forza di chiacchiere da Tom, Ivan legge (tutto quello che trova sui vampiri e qualsiasi cosa abbiano scritto Tolkien e Stephen King, in particolare), cerca qualsiasi lavoro gli consenta di mantenersi, cerca di finire l'università, gioca di ruolo e ogni tanto alza un po' il gomito, che almeno per qualche ora non lo fa pensare.
Se dovessi assegnargli il volto di un attore, sarebbe quello di Jesse Eisenberg, che saprebbe senza dubbio riproporre la sua gestualità nervosa e la sua insicurezza, così come i momenti in cui Ivan finalmente mostra quello che ha dentro...

Tom...
... ovvero Donatello Tommasini, ma non chiamatelo mai con quel nome, perché lui lo detesta, nonostante sia molto legato a quella "santa donna di sua madre" che gliel'ha imposto. Nato il 7 aprile 1987 e figlio unico, biondo-occhi azzurri ma con l'aria meno da principe che possiate immaginarvi, Tom lavora con il padre idraulico, scornandosi con lui un giorno sì e l'altro pure perché suo padre non andrà mai in pensione troppo presto e Tom sa fare il suo mestiere, grazie, non ha più bisogno di balie.
Fran Kranz, il mio Tom ideale
Nessuno lo sa, ma Tom risparmia da anni per aprire un pub, quello che davvero vorrebbe fare nella vita (meglio essere il proprietario di un locale con i cessi da sturare dopo un sabato sera movimentato piuttosto che essere quello che quei cessi li deve sturare la domenica mattina, dice lui). E per il resto Tom parla (tanto), ascolta metal (compresi gruppi gore grind di cui nessuno comprende la poesia tranne lui, anche se la sua venerazione sono i Megadeth e i Death), si dedica a Dungeons & Dragons con Ivan ("lo sfigato". "Taci, pagliaccio", risponderebbe lui), coltiva il suo ruolo di tuttologo dei film horror e ci prova con qualsiasi ragazza gli capiti a tiro, specializzandosi nel consolare le tipe con il cuore spezzato dal Master del suo gruppo di giochi di ruolo, che è così figo da attirare qualunque gnocca nel raggio di un chilometro.
Il volto ideale di Tom è uno degli ultimi che ho trovato: Fran Kranz, ovvero il Marty di Cabin in the Woods, avrebbe la gestualità e il volto perfetti. Anche se sì, Tom è molto più basso (un metro e 62), ha meno muscoli e i suoi capelli biondi orgogliosamente lunghi si stanno già stempiando un po'... Be', comunque, guardate il film che vi ho citato e ditemi se Fran Kranz non sarebbe un ottimo Tom.

Mircalla Mancin
Mary Elizabeth Winstead potrebbe essere Mircalla
Nata il 10 maggio 1988 da una madre insopportabile, Lidia, e da un padre appassionato di filosofia e poesia, Franco, che è riuscito a spuntarla quando ha proposto un nome bizzarro come Mircalla (da Carmilla di Le Fanu), Mircalla è alta un metro e 69, ha i capelli castani ma li tinge di nero con una striatura viola da una parte e, quando non porta le lenti a contatto viola, ha gli occhi azzurro-verdi. E sì, il viola le piace, tanto, così come i vestiti goth che indossa fregandosene di non avere il fisico da modella. Perderebbe volentieri cinque o sei chili se non amasse da impazzire il gelato, perciò sceglie di conviverci anche se sua madre si ostina a comprarle vestiti taglia S troppo stretti per lei (e in colori troppo pastello). Si consola scattando fotografie, la sua passione, giocando a Vampiri col suo gruppo di amici di Torino, dove abita, e facendo incursioni al pub e ai concerti. Sa a memoria: Nightmare before Christmas. Cotta adolescenziale: Aaron dei My Dying Bride. Amore eterno: i gatti, ovvio. Detesta: chi le racconta palle. Occhio, Ivan...
Volto perfetto per lei: Mary Elizabeth Winstead, che era Ramona in Scott Pilgrim vs the World e avrebbe l'espressione giusta, il piglio tosto e la dolcezza che sa sfoderare Mircalla a seconda delle situazioni.

E se questi erano i miei umani (gli altri amici di Ivan e Tom ve li presenterò nel prossimo libro, quando avranno un ruolo molto più ampio...), a questo punto tocca presentarvi anche i vampiri, giusto?
Di loro dirò poco, proprio per evitare spoiler; tutto quello che troverete nelle prossime righe si rivela comunque nella prima parte del romanzo, quindi potete andare abbastanza sul sicuro.

Fernando Ribeiro dei Moonspell
è il Lucifero perfetto
Lucifero...
... ovvero Lucas Miguel Werian Lua, l'amico strano di Ivan, che però lo conosce solo con il soprannome diabolico con cui si è presentato e non sa nulla della persona che Lucas è stato. Soprannome che, peraltro, gli è stato dato da un personaggio d'eccezione: niente meno che William Butler Yeats (ma questa è una storia che leggerete in futuro). Da allora Lucas si presenta così, alle ("poche", ci tiene a precisare) persone con cui ha a che fare, assumendo nomi diversi a seconda del Paese in cui si trova a vivere per tutto quello che riguarda, ovviamente, le questioni legali. Insomma, sul campanello di casa sua non leggerete né Lucifero né Lucas...
Non posso dire molto di lui, se non che è nato "all'inizio di novembre" del 1624 (per la precisione, il 10) in un paesino sperduto delle colonie americane, un posto da cui se n'è andato e che detesta anche solo ricordare.
Oggi dimostra intorno ai 35 anni, lo vedrete andare in giro da solo, in nero, con occhiali da sole e trench di pelle; lo noterete perché la gente si scosta d'istinto al suo passaggio, e perché con il suo metro e 95 svetta in qualsiasi folla. Occhi verdi e carnagione pallida nonostante i capelli neri e i tratti un po' latini, è frutto dei miscugli di popolazioni che si sono incontrate nel continente americano, per la precisione di una rispettabile donna di origine inglese, Marion, e di un uomo di origine portoghese, Ricardo, che si manteneva truffando la gente con finte pozioni e incantesimi. Come potete immaginare, non una famiglia che abbia avuto un destino felice. E sì, Lucas è un vampiro, anche se la sua origine è molto, molto particolare...
Lui è uno dei pochissimi personaggi che hanno avuto un volto, nella mia fantasia, prima ancora di scriverne la storia: il suo aspetto e la sua voce, per me, sono sempre stati quelli di Fernando Ribeiro dei Moonspell.

Ioan William Naoise Brennan...
Emile Hirsch è per me Ioan
... ovvero un chilometrico nome che rivela subito l'origine della sua famiglia: l'Irlanda. Suo nonno, Oscar Finn Ioan Brennan, giunse in America dopo la fuga dei Conti (1607) ed era fieramente cattolico, fede che suo figlio Sean Oscar Dougall Brennan provvide ad abbandonare non appena Oscar morì. Di fede Ioan, nato il 31 agosto 1635, non ne ha mai avuta molta, ma mostrava anche quella che non aveva per accontentare il padre e mostrarsi rispettabile... almeno finché si trovava sotto il suo stesso tetto.
Un metro e 75, capelli biondi e lunghi alla Kurt Cobain, occhi azzurri, abituato a ottenere quello che vuole con due armi quasi infallibili - un sorriso sfrontato e il denaro di famiglia, oggi dimostra circa venticinque anni e lo trovate in maglietta dei Nirvana e jeans stracciati a bazzicare tra gli studenti universitari, i centri sociali e i locali notturni, ma non si ferma mai a lungo in una città. Interprete ideale per Ioan potrebbe essere Emile Hirsch, che saprebbe assumere la stessa aria un po' hippie ma anche i suoi atteggiamenti più viziati e presuntuosi, e lo stesso sorriso tra l'ironico e l'inquietante.

Angela
Di lei si sa molto poco. Nata in Italia nel Cinquecento, non è mai sola, ma è sempre seguita da una schiera di fedeli vampiri. L'aspetto? Immaginatevi Megan Fox come la vedete in questa foto, solo bionda. Occhi azzurri, abiti bianchi e tacchi a spillo che le fanno superare il metro e settanta, ha il sorriso più luminoso e lo sguardo più magnetico che possiate immaginare.

Megan Fox in Jennifer's Body sarebbe la perfetta Angela...
dovete solo immaginarla bionda ^^




martedì 22 maggio 2018

Colori

Domenica sera ero a Padova con una carissima amica e straordinaria fotografa, a godermi una serata fuori dopo un week end di lavoro alla Scuola Palomar. Una serata a passeggiare nel centro di una Padova tranquilla, fatta di stradine convolute e portici, di edifici che parlano d'altre epoche e pochi gruppetti di ragazzi che, come me, si rilassavano prima del lunedì.
Non era la prima volta che mi capitava di girare per i locali cittadini in buona compagnia, visto che ormai da quelle parti ci capito spesso. Questa serata, tuttavia, mi ha colpito in maniera particolare.
Forse perché venivo da giorni in cui internet aveva cercato in ogni modo di devastare la mia fiducia nell'umanità, proponendomi raggelanti commenti aggressivi/ignoranti/omofobi/razzisti in coda agli articoli di cronaca e politica. Forse perché non ci si può non interrogare su ciò che accadrà a questo Paese, in questo periodo. Forse, semplicemente, perché sono sensibile alla Bellezza. Ed è stata Bellezza pura, questa serata in una città che porta con orgoglio i segni dell'età come una splendida donna che sfoggi le sue rughe e i suoi capelli grigi con un sorriso, non con il botox. Non solo per il buon cibo - ramen, e ho detto tutto - o perché i veneti e i loro bicchieri di vino bianco a stomaco buono affossano chiunque. Ma semplicemente perché ero parte di un mosaico fluido composto da infinite tessere, che si aggregavano e si separavano e ogni volta si lasciavano più belle: gli amici noti e gli amici di amici, la giovane dominicana dalla bellezza dolce e vibrante e dal sorriso incredibile con i suoceri italiani che mi hanno fatto sentire subito come se fossi "di casa" anche solo per quelle poche frasi che c'è stato il tempo di scambiare, i ragazzi che ci hanno raccontato dell'organizzazione dell'imminente Padova Pride, bilanciando stanchezza e burocrazia a un entusiasmo e una energia positiva contagiosi, e perfino i venditori ambulanti di accendini o di rose, che salutavano tutti e che tutti salutavano con un sorriso.
Tutto qui. Cultura e culture diverse, sorrisi e bicchieri che tintinnano, chiacchiere e scambi di esperienze di ogni tipo. Giovani e meno giovani, italiani e non, uomini e donne, etero e gay. Qualche ora appena, qualche strada un po' dissestata da percorrere e il lastricato per sedersi facendo capannello sotto i lampioni. Tutto naturale, niente di costruito, niente sguardi obliqui e sussurri nascosti a condire sorrisi falsi. Tutto così naturale che non avrebbe neanche bisogno di essere notato, in un mondo ideale, e che invece VA notato, e va raccontato, e va festeggiato, oggi, qui, perché ce n'è bisogno.
E io lo so che non è questa l'Italia, non è questa l'Italia che sento aggredire chi vive l'amore fuori da presunte tradizioni e chi ha un accento diverso. Ma è questa l'Italia che mi piace, questo turbine di bianco e nero e caffelatte e mille altre sfumature, questo incontro di mani che si stringono e sguardi che non giudicano, questa energia che va difesa, perché questa, questa è la Bellezza.


giovedì 17 maggio 2018

Né a Dio né al Diavolo- la colonna sonora. 2: Iron Maiden - Wasting love

Buongiorno! Oggi vi svelo un altro pezzettino di "colonna sonora" che ho assegnato al romanzo. L'elenco completo delle canzoni, con il capitolo di riferimento, è inserito in coda al libro, ma mi piacerebbe in questi post raccontare qualche aneddoto o spiegare i motivi della scelta, anche perché al Salone di Torino, parlando con i lettori, mi è stato chiesto spesso il criterio che ho usato.

Le canzoni prescelte sono quelle che trovo adatte, per atmosfera, a quanto viene narrato in un determinato capitolo, ma devono anche avere almeno una parte di testo che possa applicarsi alle scene, alle emozioni e allo stato d'animo dei personaggi (il frammento di canzone che, idealmente, userei per accompagnare quanto avviene se invece che un romanzo fosse un film, insomma). Per esempio, uno delle ballad più belle degli Iron Maiden, Wasting love (da Fear of the dark, 1992), è perfetta nella sua disperata malinconia, nel senso di vuoto che trasmette, per il secondo capitolo, dove Ivan affronta le conseguenze di quanto ha appena vissuto e si sente un deserto nell'anima. Come vi ho già scritto altre volte, questo libro ha avuto una lunga gestazione e ha assunto la sua forma attuale dalla stratificazione di molte revisioni, aggiunte e riscritture; la prima parte risale a oltre dieci anni fa, e questo secondo capitolo è riuscito a convogliare allo stesso tempo sensazioni che provavo io stessa quando avevo più o meno l'età di Ivan (ventiquattro anni) ed esperienze successive, all'inizio della mia "seconda vita", dai ventinove in poi. No, non sono uno di quegli autori che inseriscono personaggi ricalcati su se stessi, ma con i personaggi di questo libro ho un legame particolare e Ivan condivide con me alcuni dei momenti peggiori e più difficili della mia vita. D'altronde, spesso i personaggi sono un mosaico di elementi reali e immaginari, di frammenti di sé e di altre persone, di sorprese inaspettate e radici concrete, almeno per quanto mi riguarda.
Il vuoto che prova Ivan in questo secondo capitolo di Né a Dio né al Diavolo, la sensazione di non avere più nulla da stringere in mano, mi ricorda questo frammento del testo:

... All of our lives, covered up quickly by the tides of time
Sands are flowing and the lines are in your hand
In your eyes I see the hunger, and the desperate cry that tears the night

Spend your days full of emptiness
Spend your years full of loneliness
Wasting love, in a desperate caress
Rolling shadows of night...

Riscoprite l'album, uno di quelli degli Iron Maiden a cui sono più affezionata, e regalatevi un ascolto della canzone, che è, a mio parere, semplicemente splendida.

martedì 15 maggio 2018

Di spade e libri (Salone del Libro 2018)

Ho aspettato un poco, prima di scrivere i miei "two cent" su questo Salone del Libro 2018. Una fiera per me così carica di emozione ed elettricità che probabilmente avrei potuto ricaricare un cellulare solo tenendolo tra le mani.
Sono andata a Torino solo il sabato, ma, per la prima volta in vita mia, dall'apertura - non vi dico la levataccia per anticipare le code - alla chiusura delle venti. Una giornata lunghissima volata via in un lampo, un'ubriacatura di gente, sorrisi e saluti che mi ha lasciata stordita. Non ho fatto tutto quello che avrei voluto, non ho visto tutte le persone che avrei desiderato - quando mai ci si riesce, al Salone? - ma anche così sono soddisfatissima.

Non comincerò nemmeno a descrivervi l'emozione di vedere i libri esposti, la "vela" davanti alla quale sto posando nella foto qui accanto. Probabilmente, quell'emozione diventerà qualcosa che inserirò in un romanzo futuro... Ma ecco, lo so che non è il primo libro che pubblico, lo so che dovrei essere professionale e controllata e bla bla bla, solo che è inutile: Né a Dio né al Diavolo non è semplicemente una storia che ho scritto, è un pezzo di anima, il simbolo di tutti i momenti più complicati, contorti, difficili, disperati della mia vita e allo stesso tempo di tutto quello che di più bello, di più magico ho vissuto dopo di essi, di tutto ciò che mi ha resa quello che sono.


Poi è stato il momento del panel, in una sala molto più grande di quella dell'anno scorso eppure già piena ancora prima di iniziare, nonostante l'orario non facilissimo (alle dieci e mezza di mattina temevamo che il pubblico non fosse ancora arrivato). E qui, i ringraziamenti vanno ai miei compagni di avventura - Luca Tarenzi irresistibile mattatore e massimo esperto di urban fantasy in Italia, prima di tutto, e il magico duo Julia Sienna-Helena Cornell - oltre che a voi, voi che siete venuti, voi che avete offerto considerazioni e domande (la proverbiale timidezza del pubblico dov'è finita?), voi che avete dimostrato di essere interessati, pronti, curiosi. Si è parlato tanto in un'ora che è volata, ci avete dato affetto ed energia nonostante le spade di gomma e tutto quello che gli "oratori" classici solitamente non sfoggiano... e noi non vediamo l'ora di ritrovarvi l'anno prossimo.

Una delle mie foto preferite di questa giornata: Cristina Poccardi,
Edoardo Stoppacciaro, Luca Tarenzi e io
Il resto della giornata, per me, è stato un turbine. non credo di essere rimasta seduta per più di un'ora in tutta la giornata, fino a quando, verso le sette, ho assistito al tributo a Martin che, tra i partecipanti, vedeva un amico speciale, il doppiatore e scrittore Edoardo Stoppacciaro, magnifico visionario dalla volontà indomabile che sta realizzando, con Real! - A Ghostbusters tale, un piccolo, grande miracolo (se non conoscete il progetto, rimediate). Il firmacopie di Né a Dio né al Diavolo era previsto dalle 15 alle 17, ma in pratica sono rimasta già allo stand da mezzogiorno ed è stato un continuo giro di saluti, abbracci, commozione più o meno malcelata, domande e sorrisi. Non posso neanche lontanamente citarvi tutti, mi dimenticherei senz'altro qualcuno: ma come non ringraziare le Belle (anzi, bellissime), Aquamarin che mi aveva intervistato per SeMePi, le mitiche ragazze del Sospiro del Muflone (che hanno l'abitudine di commuovermi), Gabriele della Torre di Tanabrus che sta già leggendo il libro scrivendomi un sacco di commenti splendidi, Giusy, una delle mie due "luciferine" dalla Sicilia, e poi Stefano Tevini che non dimentica mai di prendermi in braccio, Federico Martello che si è già ri-divorato il romanzo per la non-so-quale-esima volta, la Leggivendola che è adorabilmente possante, Christian Mascheroni, il Messere Luca Colarelli, Barbara, Sara, Elisa, Linda, Pia Ferrara che mi ha letteralmente abbrancato al volo, un'altra Sara ancora, Alice Chimera, Viviana... e tutti gli altri, davvero, dal primo all'ultimo. Mi state inondando di foto, pian piano le posterò tutte.
Sì, questo è stato il Salone più bello di sempre, per me.
E da oggi si riprende a combattere.

Altre foto le trovate (e le troverete: ne aggiungerò a poco a poco nei prossimi giorni) a questo link.

MI SONO INNAMORATA DI QUESTO MEME
(dal genio di Stefano Tevini e Julia Sienna)
 
Ancora Julia Sienna, riassumendo il panel... :-)
Grazie a Barbara Rocca per la foto

giovedì 10 maggio 2018

Today is the day - "Né a Dio né al Diavolo" esordisce (leggete l'inizio on line)

E così è giunto il 10 maggio, punto di arrivo di un viaggio che mi è parso infinito e inizio di un cammino tutto nuovo. Oggi Né a Dio né al Diavolo è là fuori e io sono emozionata come se fosse il primo romanzo che pubblico.
Perché in tanti mi avete scritto per saperne di più.
Perché in tanti mi avete mandato un affetto incredibile, e tutto il vostro calore, il vostro supporto, lo porto dentro in questi momenti in cui un po' mi tremano le dita.
E perché Né a Dio né al Diavolo è una storia vera.
Più o meno.
Sì, lo so, ci sono i vampiri, è urban fantasy, certo. Ma questa, più di tutte le altre storie che ho scritto, attinge a parti di me che non mostro quasi a nessuno. A ricordi che tengo sepolti dentro e solo pochissime persone mi hanno sentito raccontare. A immagini, emozioni, vibrazioni che ho vissuto in prima persona e che mi hanno accompagnato per oltre dieci anni della mia vita.
E poi, certo, al metal ;-)
Così, oggi Ivan, Tom, Lucifero (anzi, "Lucifero"... presto ve lo presenterò con il suo nome vero) e compagnia sono là fuori, uno pieno d'ansia, il secondo che saltella come una molla facendo lo sborone, il terzo vigile e silenzioso come suo solito, e gli altri... be', vedrete. Spero, più di tutto, che potrete amarli come li amo io.

E se volete conoscerli e scoprire se possono ispirarvi, Amazon vi lascia leggere un corposissimo estratto da "Né a Dio nè al Diavolo"... Se siete curiosi, lo trovate qui ;-) Cliccate sulla copertina per leggere i primi capitoli!
Visto poi che siamo in tema "inizio del romanzo", vi regalo anche la prima delle canzoni che compongono la mia ideale colonna sonora del libro. Al capitolo numero uno si accompagna Home dei Three Days Grace, che trovate naturalmente su YouTube, oltre che più in basso nel video incorporato. Perché questa canzone? Perché si adatta particolarmente bene alla situazione iniziale di uno dei protagonisti del romanzo, Ivan. Se leggerete il primo capitolo dal link Amazon che vi ho lasciato, capirete subito perché ;-)


... By the time you come home

I’m already stoned

You turn off the TV

And you scream at me
I can hardly wait
Till you get off my case

No matter how hard I try
You’re never satisfied
This is not a home
I think I’m better off alone
You always disappear
Even when you’re here
This is not my home
I think I’m better off alone
Home, home, this house is not a
Home...


Vi lascio con un po' di informazioni e link "tecnici". A presto, e... stay metal! \m/

Se volete chiacchierare con me,  mi trovate allo spazio Gainsworth (Padiglione 2, stand H10) sabato 12 maggio dalle 15 alle 17 per il firmacopie ufficiale. Poco prima, alle 14, Luca Tarenzi sarà presente allo stand per leggervi i tarocchi!
Vi ricordo poi che al mattino si terrà l'incontro organizzato da Gainsworth "MOSTRI IN RITARDO. PERCHÉ IN ITALIA L'URBAN FANTASY NON ARRIVA?" che si terrà alle 10:30 nello Spazio Book del Padiglione 5. Parteciperemo io, Luca Tarenzi, Julia Sienna e Helena Cornell.

Colonna sonora del romanzo: YouTube
Il libro su Goodreads e su Anobii
Su Amazon potete leggere un corposo estratto dal libro (cliccate sulla copertina nella versione Kindle per sbirciare i primi capitoli)
Il romanzo su Ibs
Intervista in quattro parti su SeMePi: uno - i vampiri; due - il metal; tre - l'Aislinnverso; quattro - l'urban fantasy.



Biveno. “Capitale del nulla”. Sessantamila anime dimenticate da Dio ai piedi delle Alpi piemontesi. Da lì un giorno d’estate del 2010 parte una macchina diretta a un colossale festival metal in Germania, con a bordo il terzetto peggio assortito della storia: Ivan, senza lavoro ma con qualche segreto, depresso con l’orlo del baratro a portata di mano; Tom, idraulico per professione e giullare per vocazione, troppo abituato a fingere di essere un idiota; e il tizio silenzioso che tutti chiamano Lucifero, capelli lunghi e occhiali scuri d’ordinanza, vampiro da quasi quattrocento anni. E non serve a nulla che lui parli tranquillamente della sua vera natura, tanto nessuno ci crede, Tom meno di chiunque altro. Dovranno cominciare a balenare gli artigli e a scorrere il sangue perché i due ragazzi si rendano conto che frequentare un mostro non è innocuo come una canzone black metal. Men che meno un mostro che si trascina dietro amanti immortali, vendette secolari e una sete che nulla al mondo può spegnere. Ma le notti sono lunghe a Biveno, e c’è tempo per imparare...
“Il sangue gli riempiva la gola. Inzuppava la paglia. Lui tremò, tremò più forte. Scivolò su un fianco. Il respiro era più faticoso. Un'ombra gelida sommerse la cella, lo strinse in un'ultima morsa. Era un buio aggressivo, eppure quasi rassicurante. Tutto scorreva via. Anche le parole si perdevano, e se pure avesse avuto ancora voce, le parole che gli rimanevano non le avrebbe rivolte né a Dio, né al diavolo. La promessa che aveva infranto non l'aveva fatta nel loro nome.”

Alle dieci del primo giorno d'uscita... Mi avete commossa <3


... E alle otto e mezza di sera del primo giorno va ancora così!

martedì 8 maggio 2018

Ci vediamo al Salone del Libro!

Buongiorno!
Inizia la settimana che porta al Salone del Libro 2018, e, per me, all'uscita in anteprima di Né a Dio né al Diavolo, che sarà poi disponibile anche nelle librerie e negli store on line. Vi risparmio emozione, occhi a cuoricino e battiti accelerati, per oggi (lo so, lo so, mi sono già dilungata in un altro post...), e mi limito alle comunicazioni ufficiali: se volete scambiare due chiacchiere con me, discutere di metal, vampiri, fantasy e chi più ne ha più ne metta, mi trovate allo spazio Gainsworth (Padiglione 2, stand H10) sabato 12 maggio dalle 15 alle 17 per il firmacopie ufficiale.

Vi segnalo inoltre la bellissima intervista in quattro parti che mi ha fatto Aquamarin di SeMePi. Lunedì è stata pubblicata la prima parte, dedicata ai vampiri: ecco il link per saperne di più. Oggi, martedì, arriva la seconda: si parla di metal! Update: la terza parte, dedicato al mio "Aislinnverso", la trovate qui. Nell'ultima, infine, si parla di urban fantasy.

La trama:
Biveno. “Capitale del nulla”. Sessantamila anime dimenticate da Dio ai piedi delle Alpi piemontesi. Da lì un giorno d’estate del 2010 parte una macchina diretta a un colossale festival metal in Germania, con a bordo il terzetto peggio assortito della storia: Ivan, senza lavoro ma con qualche segreto, depresso con l’orlo del baratro a portata di mano; Tom, idraulico per professione e giullare per vocazione, troppo abituato a fingere di essere un idiota; e il tizio silenzioso che tutti chiamano Lucifero, capelli lunghi e occhiali scuri d’ordinanza, vampiro da quasi quattrocento anni. E non serve a nulla che lui parli tranquillamente della sua vera natura, tanto nessuno ci crede, Tom meno di chiunque altro. Dovranno cominciare a balenare gli artigli e a scorrere il sangue perché i due ragazzi si rendano conto che frequentare un mostro non è innocuo come una canzone black metal. Men che meno un mostro che si trascina dietro amanti immortali, vendette secolari e una sete che nulla al mondo può spegnere. Ma le notti sono lunghe a Biveno, e c’è tempo per imparare...

“Il sangue gli riempiva la gola. Inzuppava la paglia. Lui tremò, tremò più forte. Scivolò su un fianco. Il respiro era più faticoso. Un'ombra gelida sommerse la cella, lo strinse in un'ultima morsa. Era un buio aggressivo, eppure quasi rassicurante. Tutto scorreva via. Anche le parole si perdevano, e se pure avesse avuto ancora voce, le parole che gli rimanevano non le avrebbe rivolte né a Dio, né al diavolo. La promessa che aveva infranto non l'aveva fatta nel loro nome.”

Vi ricordo poi che al mattino si terrà l'incontro organizzato da Gainsworth "MOSTRI IN RITARDO. PERCHÉ IN ITALIA L'URBAN FANTASY NON ARRIVA?" che si terrà alle 10:30 nello Spazio Book del Padiglione 5.
È la branca del genere fantastico più venduta sul mercato internazionale negli ultimi quindici anni. Macina numeri che superano di molto tutti i "cugini" più classici. Ha prodotto capolavori universalmente riconosciuti. Eppure in Italia tanto gli editori quanto il pubblico sanno a stento che cosa sia. Per quale motivo il nostro Paese sembra incapace di accettare l'Urban Fantasy? Proviamo a scoprirlo in un dialogo aperto con i più diretti interessati: i lettori.
Parteciperemo io, Luca Tarenzi, Julia Sienna e Helena Cornell.

On air:



giovedì 3 maggio 2018

Death is not the worst - Book Reveal Party

Partecipo volentieri alla festa per l'uscita di Death is not the worst di Julia Sienna e Helena Cornell, che sono molto curiosa di leggere e che uscirà al Salone del Libro di Torino come il mio Né a Dio né al Diavolo. Proprio adesso, in contemporanea a questo post, su www.facebook.com/spacciatoreseriale potete partecipare all'intervista alle autrici, a disposizione per rispondere alle vostre domande.
Nel frattempo...

La trama:
Norwich, Mississippi. La prestigiosa cittadina universitaria si sta preparando ad affrontare un nuovo
anno accademico, incurante della scia di macabri omicidi e sparizioni che sta affliggendo il Sud
degli Stati Uniti.
Catherine O'Bryan, giovane studentessa della Ole Lady, ritornata alla città natale per lasciarsi alle
spalle gli spiacevoli eventi del suo recente passato, si imbatte nello spavaldo Tristan, unico erede
dell'antica famiglia Averhart, che dimostra da subito interesse per lei, tanto da infrangere ogni
regola e divieto si fosse imposto pur di farsi notare. Oltre il sorriso sprezzante del ragazzo, però, si
celano ferite molto più profonde di quelle che la sua pelle mostra con fin troppa assiduità. Nel suo
sangue si nasconde l'ira di un predatore, una maledizione che nessun Averhart può sciogliere, nemmeno dopo secoli di sofferenza e molte vite spese in tributo.
Fiamme nella notte, riti sciamanici, cannibalismo, corpi che bruciano occultando agli Umani uno
dei più grandi segreti della Storia, ma questa è solo routine per gli Averhart e gli altri Cacciatori.
Il nemico li attende nell'ombra, pronto a ucciderli non appena abbasseranno la guardia. I suoi occhi
d'ambra non smetteranno mai di fissarli, fino a quando non li avrà eliminati. Tutti.
Solo la Morte potrà placare la sua terribile Vendetta.



Di seguito, un estratto in anteprima dal capitolo XXI, “The chosen one”
L'esile figura di un ragazzo sulla trentina apparve sull'uscio.

William socchiuse le palpebre, fiutando subito la paura che permeava quell'essere. Timore e angoscia, mischiate al decadente sentore di una vita insulsa che brama rivalsa. Gli Umani sanno essere davvero curiosi a volte.
Il giovane strabuzzò gli occhi scuri, le cui pupille sembravano due piccole macchie di inchiostro nero, liquido e denso. «Sei tu, volevo dire... lei. I-io non pensavo...» sussurrò incerto, il mento sporcato da un velo di ispida peluria.
Will fissò il volto pallido del suo ospite, un viso anonimo e smunto come avrebbe potuto essere quello di qualsiasi altro dimenticato da Dio in quella città. In quello Stato. In quel mondo. «Le tenebre custodiscono tutto ciò che è prezioso per loro. Come potrei scordarmi di te, ragazzo?» Cercò di produrre un sorriso amichevole, mostrando volontariamente la punta dei canini oltre il profilo sottile delle labbra.
«Lo sapevo, lo sapevo che quel corso alla Amethyst Center mi avrebbe portato a qualcosa di magnifico!» esclamò lui, accennando un inchino mentre si spostava per lasciarlo passare. «Si sono smosse proprio le energie giuste...» concluse, sfumando la sua voce in un pigolio trasognato.
Will avanzò all'interno dell'appartamento, scrutando nella penombra: non c'erano muri a dividere la cucina dal soggiorno, il lavandino era pieno di piatti sporchi e la luce azzurrognola di un computer pulsava dal tavolino vicino al divano. Un ambiente che si arrogava la pretesa di essere contemporaneo, con i suoi arredi industriali e le pareti di mattoni a vista, ma che si risolveva in un freddo guazzabuglio di grigi, marroni e verdi slavati.
William si volse appena, facendo scintillare i suoi occhi di ghiaccio in direzione del ragazzo. «Sei a casa da solo, Louis?»
Il giovane sussultò, sentendo pronunciare il suo nome. «Sì... sì, il mio coinquilino è via per lavoro.» Chiuse la porta con il catenaccio e accese, con il piede, l'interruttore della lampada a stelo.
Will corrugò la fronte, infastidito dall'improvvisa luce giallastra che era esplosa davanti a lui.
«Posso offrirle qualcosa? Del caffè... beh, no... n-non credo di avere qualcosa di appropriato... a parte il mio sangue, ma sarebbe un onore per me, Signore...»
«Non ho intenzione di divorarti, né di bere il tuo sangue, Louis» tagliò corto Will. «Sono qui per altro.»
Il ragazzo si allontanò dalla porta e andò verso il divano, sedendosi tra i cuscini di vellutino color senape. «Si accomodi...»
«Sto bene in piedi» confermò lui, mentre lo sguardo vagava sulle mensole stracolme di cristalli, piramidi e ogni paccottiglia dal vago sapore esoterico.
Louis era un giovane Umano intrappolato nella sua noiosa realtà di impiegato informatico. Un numero tra le migliaia di una multinazionale, nessuna gloria, nessun disonore. Soffriva, rinchiuso nella prigione di una vita monotona e rassicurante, frustato dalla voglia di evadere, di riscoprirsi speciale e sentirsi in qualche modo predatore. Donne, denaro, influenza, fascino. Voglie assecondate e distorte in perversioni da un famelico approccio all'occultismo e ogni altra pratica esoterica che sembrava prometterne la realizzazione. Will aveva compreso subito con chi avrebbe avuto a che fare, sin dal primo istante che lo aveva visto al seminario “Guarire con il potere dei Cristalli”. Tutte dannate idiozie, ma ottimi terreni di caccia. Espirò lentamente, l'espressione cupa e i muscoli del viso immobili. Rifugiarsi nelle Tenebre espone sempre a grandi pericoli, soprattutto quando non si hanno i mezzi per vedere cosa celano al loro interno. Magia rossa, magia nera, evocazioni demoniache... I libri stipati a forza in una piccola libreria scorrevano rapidi sotto i suoi occhi impassibili. Nessun colore, cristallo o demone avrebbe potuto donare a un Umano la facoltà di diventare un Predatore, solo l'illusione di esserlo. L'unico modo per diventare Predatori era nascerci.

Ne approfitto infine per segnalarvi l'incontro organizzato da Gainsworth "MOSTRI IN RITARDO. PERCHÉ IN ITALIA L'URBAN FANTASY NON ARRIVA?" che si terrà alle 10:30 nello Spazio Stock del Padiglione 5.
È la branca del genere fantastico più venduta sul mercato internazionale negli ultimi quindici anni. Macina numeri che superano di molto tutti i "cugini" più classici. Ha prodotto capolavori universalmente riconosciuti. Eppure in Italia tanto gli editori quanto il pubblico sanno a stento che cosa sia. Per quale motivo il nostro Paese sembra incapace di accettare l'Urban Fantasy? Proviamo a scoprirlo in un dialogo aperto con i più diretti interessati: i lettori.
Parteciperemo io, Luca Tarenzi, Julia Sienna e Helena Cornell.
pratica esoterica che sembrava prometterne la realizzazione. Will aveva
compreso subito con chi avrebbe avuto a che fare, sin dal primo istante che lo
aveva visto al seminario Guarire con il potere dei Cristalli”. Tutte dannate
idiozie, ma ottimi terreni di caccia. Espirò lentamente, l'espressione cupa e i
muscoli del viso immobili. Rifugiarsi nelle Tenebre espone sempre a grandi
pericoli, soprattutto quando non si hanno i mezzi per vedere cosa celano al loro
interno. Magia rossa, magia nera, evocazioni demoniache... I libri stipati a forza
in una piccola libreria scorrevano rapidi sotto i suoi occhi impassibili. Nessun
colore, cristallo o demone avrebbe potuto donare a un Umano la facoltà di
diventare un Predatore, solo l'illusione di esserlo. L'unico modo per diventare
Predatori era nascerci.
pratica esoterica che sembrava prometterne la realizzazione. Will aveva
compreso subito con chi avrebbe avuto a che fare, sin dal primo istante che lo
aveva visto al seminario Guarire con il potere dei Cristalli”. Tutte dannate
idiozie, ma ottimi terreni di caccia. Espirò lentamente, l'espressione cupa e i
muscoli del viso immobili. Rifugiarsi nelle Tenebre espone sempre a grandi
pericoli, soprattutto quando non si hanno i mezzi per vedere cosa celano al loro
interno. Magia rossa, magia nera, evocazioni demoniache... I libri stipati a forza
in una piccola libreria scorrevano rapidi sotto i suoi occhi impassibili. Nessun
colore, cristallo o demone avrebbe potuto donare a un Umano la facoltà di
diventare un Predatore, solo l'illusione di esserlo. L'unico modo per diventare
Predatori era nascerci.