lunedì 9 aprile 2012

Dreamchaser [Turn the page]

I post taggati Turn the page proporranno gli articoli del mio vecchio blog sul Cannocchiale. Non tutti, ovviamente, e nemmeno in ordine cronologico: i miei preferiti, quelli che per qualche motivo ritengo più importanti o più interessanti, magari perché hanno attinenza con argomenti toccati di recente, o anche solo perché mi sono capitati sotto mano al momento giusto; più o meno identici a come sono stati pubblicati originariamente, salvo un minimo di revisione. La mia intenzione sarebbe di ripescarne uno a settimana; e perché non cominciare questo lunedì? Non è possibile esportare il blog dal Cannocchiale (a meno che in futuro si decidano a implementare questa funzione). Perciò, lascio aperto "il vecchio" e ne salverò i post che preferisco "sul nuovo".
E se vi state chiedete perché Turn the page, be', è il titolo di una canzone dei Blind Guardian (questa) e per ovvi motivi mi è sembrata adatta al progetto di "risfogliare" il sito di una volta ed estrarne "pagine" per questo (Come turn the wheel, come turn the page... A new beginning, another end , The myth of life you hold in your hand). Avevo pensato anche a un'altra loro canzone, Wheel of time, ma avrebbe fatto troppo "Jordan"!

Dunque, oggi ho scelto un post che ha dato origine a una lunghissima discussione (potete ripescare l'originale e la sfilza di commenti seguita a questo link). Si parla di scrittura, di passione e di fatica.
Pronti, via.



Scrivere.
"Io scrivo di getto quando ho l'ispirazione, la mia è una passione quindi non posso ingabbiarla in regoleprecettiforzature, non ho quasi bisogno di rileggere".
*Sospiro*
Queste e mille altre sciocchezze.

Ok, la schiera di Aspiranti Autori (di seguito semplicemente Aspiranti) che scrive con disarmante serenità, su social, blog e forum, quanto sopra esemplificato, starà affilando i coltelli e prendendo fiato per urlare "dalli all'untore!" e bollarmi come una dei soloni antipatici Et presuntuosi che vogliono solo imbrigliare l'Arte e perturbare l'eterea atmosfera di creatività di cui l'Artista deve nutrirsi.
Commento (molto poco artistico): cheppalle.

Negli ultimi mesi ne ho lette di cotte e di crude, in rete, sugli argomenti come scrivo/se riscrivo/cosa leggo/se leggo, con il minaccioso corollario dell'argomento "manuali" (sospiro d'orrore in sottofondo, grazie). E non mi piace il clima d'astio che si respira, l'assolutismo delle posizioni di chi si arrocca sulla sua torre (da un lato quella del "O mostrato o morte!", parafrando una delle regole più famose/famigerate della scrittura creativa, lo show don't tell, dall'altro quella del niente manuali, la scrittura s'impara per trasfigurazione divina) e da lì scaglia dardi velenosi contro i nemici. Io non credo di aver qualcosa da insegnare, più che altro ne ho ancora, e tanto, da imparare; e tuttavia, per una volta interverrò esprimendo i miei umilissimi two cents. Nella convinzione che si possa sempre discutere civilmente senza necessariamente saltarsi alla gola a vicenda, nonostante gli argomenti appassionino.

La passione, appunto. La passione per la scrittura. Sono la prima a dire che senza di essa, tanto vale disinstallare Word (o Open Office, o Celtx, o Scrivener, o Story Binder...) "Scrivo perché non posso farne a meno", chi lo diceva? King? Non ricordo e poco importa, perché credo che sia la risposta che tutti coloro che coltivano questa (di nuovo) passione vi daranno; insieme ad altre, magari, ma quel "non posso farne a meno", l'inevitabilità della scrittura come un destino, un fato non necessariamente benigno cui ci si sente chiamati, è, io credo, quasi imprescindibile.

Fatto sta che, se provassi l'irrefrenabile impulso di intagliare una statuetta di legno al divino Invisibile Unicorno Rosa, otterrei solo uno sgorbio, nonostante tutta la passione del mondo. E quand'anche riuscissi ad arrivare a un abbozzo accettabile della Sua immagine, poi dovrei rifinirlo, polirlo, curarne i dettagli. E prima ancora, magari, avrei fatto bene a schizzare un disegno di quello che volevo ottenere (in Sua gloria, naturalmente). Perché, come diceva Edison, l'Arte è "uno per cento ispirazione, novantanove per cento traspirazione", ovvero sudore. L'Arte è Artigianato. Come potrei pensare dunque che, se per suonare/scolpire/dipingere/progettare palazzi, occorre studio, tecnica, rigore, oltre alle idee e alle "visioni", per scrivere una storia basti "l'ispirazione del momento", "l'impulso"?
Scrivere è una fottuta fatica.

Lo faccio da anni (diciamo, grossomodo, una quindicina, da quando ho cominciato a dedicarmici con impegno giornaliero), e come dicevo sono sicuramente più le cose che ancora devo imparare, rispetto a quelle che ho appreso. Ma almeno un minuscolo pregio l'ho sempre avuto: fin dai primi tentativi di storie, magari abortiti dopo poche pagine, ero consapevole che avrei dovuto rileggere, rileggere, rileggere quello cui stavo lavorando chissà quante volte, per migliorarlo, affinarlo, limarlo. Che poi, ai tempi, questo coincidesse con concetti ancora vaghi (eliminare le ripetizioni, ok, modificare la trama o la sequenza degli eventi, ok), credo fosse naturale: ero agli inizi. Ho continuato a leggere più che potevo, tutti il libri che potevo, e a scrivere giorno dopo giorno (nullo die sine linea, altra massima per me sacra). Ho passato i momenti "sono un genio" e i momenti "sono un'idiota", e anche qualche fase mediana. Ho provato il brivido di concludere per la prima volta una "prima stesura" (scusate il bisticcio). Un lungo periodo di buona volontà e disordine, potrei definirlo.

Poi è cominciata la "fase due". La fase "voglio di più". La fase di studio vero e proprio e di confronto con altri (le Ineffabili Socie) che avevano gli stessi obiettivi, la stessa passione, e soprattutto la stessa idea che scrivere non consista solo nel mettere le parole in fila, ma anche nel sapere perché quelle parole e perché in quell'ordine. Una fase che passa attraverso due momenti: leggere/commentare i testi delle Ineffabili, e accettarne a mia volta i commenti sulle mie pagine, senza peli sulla lingua, senza falsi buonismi, senza amykettismo; e la lettura dei famigerati "manuali".

A tal proposito il discorso potrebbe allungarsi a dismisura. Mi limito qui all'essenziale: no, leggere un manuale non vuol dire "ingabbiare la creatività". E non vuol dire nemmeno essere incatenati forever a una serie di regole complicatissime che rovineranno tutto il divertimento/appiattiranno la scrittura, le due principali obiezioni mosse in genere a questi testi. Leggere un manuale (o meglio studiarne tanti, tanti, tanti, possibilmente in inglese, perché moltissimi non sono tradotti nell'italico idioma) vuol dire imparare a riflettere su quello che si sta facendo; vuol dire arricchire di frecce il proprio arco, perché quando ci si blocca su una trama che non funziona come dovrebbe, quando un personaggio non progredisce nel modo giusto, quando il testo è prolisso/vago/poco credibile (e così via), la consapevolezza delle tecniche della scrittura creativa rende più facile capire il perché di questi problemi e come provare a risolverli. Quando si vuole esprimere un emozione/trasmettere un determinato effetto, rende più facile trovare gli strumenti (il punto di vista migliore, lo stile ecc) per farlo. Certo, le regole non sono dogmi: vanno adattate, piegate all'unicità di ciascun testo e alle sue esigenze. Ma per farlo bisogna conoscerle: allo stesso modo, prima si studia la grammatica, poi si può decidere di forzarla per ottenere un certo scopo.

Noioso? Affatto. Non mi è ancora capitato di annoiarmi leggendo un manuale (sarebbe come trovare un giovane calciatore che si annoia a guardare una partita!) Semplice? Nemmeno. Scrivere è una fottuta fatica, lo ribadisco. Ma è anche amore e brivido. E se amo quello che faccio, se voglio che le storie e i personaggi che ho dentro donino a chi li legge le stesse emozioni che provo io leggendo i romanzi che amo, allora è mio preciso dovere fare del mio meglio, impegnarmi, studiare, sudare. Non c'entra niente che si scriva per il vicino di casa o per un milione di lettori. L'architetto di un grattacielo nel centro di New York e quello che realizza una capanna isolata tra i monti dove vivrà un eremita devono essere professionali allo stesso modo.

Detto tutto questo, vado in rete e trovo l'Aspirante che scrive invece che po' - Ok, un errore di battitura scappa a chiunque. Ma se è un errore reiterato, qui (e non quì) è (e non e) il caso di frequentare, come direbbe l'ineffabile Socia Vale, uno "stage-immediato-alle-elementari". Trovo gli Aspiranti che si rifiutano per partito preso anche solo di provare a leggere un manuale, un'atteggiamento che proprio non riesco a capire (sarà che per me la curiosità è sacra). E allora sospiro e torno a studiare, a faticare limando a sangue, a farmi mille dubbi su ogni parola, a raccattare bricioline di conoscenza & esperienza in più, un poco per volta. Con la devastante insicurezza che mi è propria, e il conforto delle Socie e delle tante persone che ho potuto conoscere in rete e che condividono non solo la passione, ma anche l'umiltà che sono indispensabili per scrivere. E con in mente Carver che scrive le parole sono tutto ciò che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste.

P.S. Proprio mentre lavoravo a questo post, ieri, le Ineffabili hanno linkato questo articolo di Sergio Donato, dedicato appunto ad Aspiranti & affini. Merita lettura meditazione.

On air: Ac/Dc, It's a long way to the top (if you wanna rock'n'roll)



L'immagine viene da qui.

9 commenti:

  1. Io provo a rileggere, ma... essendo ipercritica, le ultime volte che lo ho fatto ho riscritto tutto o quasi. Poi cerco di darmi dei limiti... con scarsissimo successo :)

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    1. Dimenticavo: ragion per cui non rileggo MAI i post sul mio blog. Li scrivo di getto e li pubblico. Ok, lapidatemi pure... :P

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  2. Io concordo con quello che diceva Hemingway: "la prima stesura di qualsiasi cosa è merda". Capisco come ti senti perché anch'io sono ipercritica, nonché emotiva e particolarmente attaccata a quello che scrivo; oscillo da fasi di esaltazione ad altre di depressione.
    E tuttavia, stringere i denti e allenarsi anche alla revisione, cercare di studiare i meccanismi delle storie, e dello stile, può solo far bene a un testo. Più si legge, scrive, studia e riscrive, più si diventerà consapevole di cosa cercare, come intervenire, dove guardare, come rivedere un testo e trasformarlo nel meglio che si è in grado di produrre.

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  3. Esercizio, lettura e studio di manuali servono indubbiamente a migliorare le proprie capacità. Il manuale è un modo semplice e mirato per imparare velocemente, cosa di cui mi sono accorto, devo ammettere, di recente. Insomma, la scrittura non è diversa dalle altre arti, se non che la grammatica, perlomeno, e l'educazione alla lettura le dovremmo apprendere a scuola.
    Non so se ci sia o meno una reale contrapposizione tra manuali e "spiriti liberi". Ci sono virtuosi della chitarra, per esempio, che compongono partiture stupende senza avere conoscenze approfondite in ambito musicale! Ma si tratta di geni. O di mostri. Chi è lontano da questo stato di grazia troverà un proprio equilibrio, anche a seconda dell'obiettivo che si prefigge (diletto, pubblicazione, fama mondiale e imperitura).
    Insomma, un po' per formazione e un po' per carattere, non credo molto nei paradigmi. ^^

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  4. Io pure considero la scrittura un'arte che richiede, certo, talento e ispirazione, ma che non può prescindere da abnegazione, studio, i continui tentativi di migliorarsi e di crescere. Secondo me, lo studio della scrittura creativa non è in contrapposizione con la "libertà dello scrittore", anzi; scoprire tecniche, provare vie diverse eccetera aiuta ad affinare i proprio metodi, la propria personalità di autori. Le "regole" e i consigli non servono per avere una lista da spuntare in stile "ce l'ho, mi manca", né per farsi paranoie e sentirsi soffocare, né sono catene che legano senza che sia possibile sfuggire loro; ma semplicemente servono per scoprire i modi più efficaci per rendere al meglio la storia che si vuole raccontare, per capire perché un romanzo non funziona o cos'ha di buono. E allora si può anche decidere di forzare, rompere o ignorare una regola, consapevolmente, per intenti espressivi. Io sono per : leggere tanto, scrivere tanto, riscrivere tanto, studiare il più possibile.

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  5. Intanto salve. Presentandomi, potrei definirmi come "il lato oscuro della Luna". Capisco la tua posizione, la condivido e la approvo. Purtroppo, però, non riesco a seguirla...
    Sapessi quante volte mi ripeto "prima scrivi, poi rileggi!" oppure mi intimo di riprendere i vecchi 'lavori' finiti (tre romanzi di oltre 150 cartelle cadauno) e dargli una sistemata etc...

    La verità è che non penso di esser fatto per "questa storia" ed è proprio "questa storia" che più volte mi ha spinto a pensare che scrivere non faccia per me.
    Mettiamoci pure che anch'io - come chi ha commentato prima di me - sono ipercritico...

    Fatta salva questa premessa scrivo ugualmente, o quantomeno ci provo. E studio, quello sì. Cercando di trarre ciò che posso da esperienze come le tue... miglioro? Non saprei.

    Passando ad altro: vedo che sei tra i selezionati per la raccolta "365 racconti sulla fine del mondo"... ebbene sì, ci sono anch'io :D

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  6. Benvenuto nel mio blog! Qual è la tua storia in "365 racconti sulla fine del mondo"?
    Io cerco di seguire il consiglio di tanti manuali: prima stesura senza farsi troppi problemi, da "Spirito Libero", e poi revisioni su revisioni guidate dal "Severo Editor" che dobbiamo far albergare in noi (non mi ricordo più da quale manuale, di preciso, venissero queste due definizioni). Siccome però la stesura di un romanzo è una faccenda lunga, nei momenti in cui mi blocco su un punto, per qualche motivo, o in cui sono stanca e non riesco a concentrarmi su pagine nuove, rileggo quelle vecchie - in ordine o random - per ritornare nel "mood" della storia e non perdere l'atmosfera.
    Resta sempre l'eterna insoddisfazione, il trovare nuovi elementi da correggere a ogni rilettura, ma amo quello che faccio e arriva un momento in cui occorre mettere davvero un punto e lasciarlo andare per il mondo, altrimenti si potrebbe andare avanti all'infinito. La perfezione non si raggiungerà mai, ma continuando a scrivere, leggere, riscrivere e studiare, i miglioramenti ci sono, pian piano.

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  7. "Il mondo degli uomini" :)

    Visto che siamo in tema, qualche buon manuale da consigliare l'avresti? Io ho letto quel po' che si trova googleggiando

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  8. Progetto nei prossimi giorni un post apposito con elenco dei manuali che ho trovato più utili, quindi... stay tuned! ^_^ Penso di pubblicarlo o nel week end o la settimana prossima.

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