sabato 7 aprile 2012

Ekaterina Sedia - "L'alchimista - Il destino dei gargoyle"

The Alchemy of Stone è un libro che mi è stato consigliato in tempi non sospetti (grazie, Luca!), ovvero quando ancora non esisteva in traduzione italiana, tanto che era entrato nella mia "lista desideri" come libro da leggere in originale.
Poi, Asengard ha annunciato l'uscita della versione italiana: comodo, preso (o meglio, ricevuto in regalo - grazie, Karol!). Curiosissima, ho iniziato il romanzo praticamente subito e sono soddisfatta della lettura.
Il problema è che forse avrei fatto meglio a leggerlo effettivamente in inglese.

Non voglio essere pignola a tutti i costi, e anzi apprezzo moltissimo la scelta di Asengard di offrire questo romanzo al pubblico italiano, considerato che Ekaterina Sedia è un'autrice interessante fino ad ora mai arrivata nel nostro Paese. Ma non si può proporre una traduzione come questa, zeppa di errori talmente evidenti che ho potuto notarli senza bisogno di confrontarla con l'originale; e parlo di strafalcioni marchiani, nel lessico, nei tempi verbali, nonché di sciatterie e imperfezioni. Errori che mi hanno procurato - troppo spesso - una profonda irritazione, oltre a distruggere quello che il maestro John Gardner chiama fictive dream, e che Coleridge definisce willing suspension of disbelief: insomma, quel meraviglioso incantesimo che trasporta il lettore dentro la storia facendogli dimenticare il mondo reale. Un paio di esempi (solo un paio, ma potrei fornirvi un elenco lungo così) per farvi capire cosa intendo: a pagg. 17-18 troviamo la frase le sue spesse sopracciglia che nascondevano per metà i suoi occhi neri. WTF??? La signora - cortigiana che si suppone essere attraente -  ha forse le sopracciglia più spesse di Peo Pericoli? O si parla di ciglia, magari? A pagina 84, invece, leggiamo Aveva chiesto l'aiuto e la protezione di Iolanda, ma sperava che non fosse mai arrivato il giorno in cui ne avrebbe avuto bisogno. E questo non è l'unico massacro grammaticale che occorre mandar giù per arrivare alla conclusione del libro.
Per non parlare di tutti quegli aggettivi possessivi che sono tipici dell'inglese: per intenderci, espressioni come his hands, his eyes, che in italiano non vanno tradotte letteralmente. Non serve dire "mosse le sue mani, chiuse i suoi occhi", bastano "mosse le mani, chiuse gli occhi". Nello specifico, questi ultimi esempi, a differenza dei precedenti per cui ho indicato le pagine, non sono presi dal testo di cui vi sto parlando, li ho usati solo per far capire cosa intendo; ma nella traduzione dell'Alchimista sono riconoscibili quantità di brutture del genere. E questi sono errori da ragazzino delle medie che fa la sua prima zoppicante traduzione di un brano di compito.

Tolto questo sassolino, o meglio questo macigno, dalla scarpa, parliamo invece del romanzo. L'Alchimista racconta di Mattie, automa che si è emancipata da Loharri, l'Ingegnere che l'ha costruita. Da lui tuttavia dipende ancora: Loharri infatti è il custode dell'unica chiave che possa ricaricare il cuore di Mattie quando si ferma.
A lei si rivolgono i gargoyle che hanno costruito dalla roccia la città dove Mattie vive, affinché con l'alchimia possa salvarli prima che inesorabilmente si trasformino a loro volta in pietra. La ricerca di un modo per aiutare i gargoyle s'intreccia con lotte politiche, rivolte e sconvolgimenti sociali, in una città sospesa tra le tradizioni del passato, il sapere curativo e magico degli Alchimisti, il progresso tecnico delle fabbriche e dei meccanismi degli Ingegneri.

Mi viene da sorridere se penso a quante persone ancora ritengano il fantastico un genere "slegato dalla vita vera", una "fuga", un "gioco" per bambini. L'Alchimista è una lettura godibile, un romanzo intrigante e ben riuscito, che tuttavia tratta temi attuali e riesce nell'intento più nobile della letteratura fantasy e urban fantasy: mostrare la nostra realtà attraverso un mondo "altro". Gli immigrati capro espiatorio, l'incontro tra culture diverse, le ingiustizie sociali, l'inquinamento, sono tutti temi che corrono attraverso la storia, echi di quello che viviamo ogni giorno, che forse diamo per scontato nell'anestesia che troppo spesso ci coglie durante le eterne corse e i troppi impegni, e che Ekaterina Sedia restituisce alla nostra attenzione con freschezza e con il fascino di un'ambientazione vivida: attraverso il punto di vista di Mattie, automa senza anima e che pure vive desideri, pulsioni e speranze del tutto umane, camminiamo per le strade della città dei gargoyle e possiamo avvertirne ogni odore, coglierne ogni colore grazie a dettagli concreti ed efficaci.

L'Alchimista è anche un romanzo molto femminile: Mattie, ma pure Niobe e Iolanda, sono personaggi che ci parlano della condizione di donne costrette in un ruolo ben preciso, ignorate come gli automi senza vita e senza coscienza da una società maschile e maschilista, donne che, ciascuna a suo modo, lottano per l'indipendenza, l'affermazione e la libertà. Sono le figure femminili, a mio parere, le vere protagoniste del romanzo, Mattie tra tutte, ma non solo lei; gli uomini - politici, oppressori del loro prossimo, violenti, autoritari - non possono comprendere le donne che si muovono intorno a loro e nonostante loro. Loharri, sopra tutti, rappresenta il possesso egoista dell'uomo che si ritiene padrone della "propria" donna, l'uomo che preferisce vederla distrutta anziché libera; ma neanche Sebastian, di cui Mattie s'innamora, è una figura del tutto positiva.
Questo è infatti un altro pregio del romanzo: i personaggi sono sfaccettati e credibili, umani e inevitabilmente soggetti a commettere errori e a cedere a calcoli utilitaristici. Anche Mattie, sì, è umana, del tutto umana, mentre si sforza di comprendere quali siano le giuste emozioni da provare di fronte a circostanze che la mettono in crisi, quando si sente in colpa, quando soffre e anela la vera indipendenza, una vera identità.

Nota: ma era proprio necessario stravolgere il titolo originale? Mah.




17 commenti:

  1. Primo a commentare. Ho abbandonato le letture fantasy da un po' ma solo per pigrizia, non perché ritenga il genere "adolescenziale" o ancor peggio "femminile" (sinonimo di harmony di bassa lega, per intenderci).
    Il problema delle traduzioni zoppicanti ce l'abbiamo anche noi che leggiamo prettamente fantascienza. Non so se sia legato al fatto che, per risparmiare, molte traduzioni siano affidate di fatto a madre lingua della stesura originale e solo conoscenti di quella in cui traducono, o al fatto che in italia i traduttori che si considerano seri non scendano dal piedistallo e non traducano fantasy e fantascienza. Comunque vero è che, come dici tu, una brutta traduzione toglie molto alla lettura, alla sospensione della realtà che è fondamentale perché il lettore si senta appieno trasportato nel mondo virtuale dell'autore. Ancor di più quando si parla di fantasy o fantascienza. Le case editrici dovrebbero farci molta più attenzione, perché il rischio che il lettore si rivolga direttamente all'edizione originale bypassando al volo quella tradotta in italiano comincia a dover essere davvero preso in considerazione.

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  2. Concordo in pieno. In questo caso sarebbe bastata la rilettura delle bozze prima di mandare in stampa per accorgersi di questi problemi, che per lo più sono davvero evidenti. Devo dire che ci sono rimasta davvero male, quando mi sono accorta di questo andazzo.
    Solitamente leggo in inglese quello che non viene tradotto, e per comodità leggo in traduzione quello che è reperibile; certo è che in questo modo le case editrici italiane si tirano la zappa sui piedi. Non sono molto i lettori forti, e se quelli che ne hanno la possibilità cominciano a preferire gli originali, be'... la conclusione per le case editrici è tragica.

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  3. Se non sbaglio stanno per girare anche il film.
    Bello il nuovo blog. Un saluto! :)

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  4. Questo non lo sapevo! Cercherò informazioni in merito. Ti giuro che durante la lettura ho pensato spesso a come certe scene o certi ambienti e personaggi sarebbero stati belli se ben realizzato in un film!
    Grazie e auguri!

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  5. Il film sarebbe una bella cosa. C'è da sperarci davvero?

    Peccato comunque che sia tradotto male. Hanno usato il translator automatico di Google?

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  6. Non proprio - non esageriamo, povera Asengard! Stanno portando in Italia ottimi libri che meritano di arrivare nel nostro Paese e spero continuino a farlo. Però, ecco, i congiuntivi "ad cazzum" mi hanno pugnalato ogni volta. A me spiace, ma se scrivo una recensione devo essere onesta, per quanto possa starmi simpatica una casa editrice. O un autore, tanto per dire.

    Del film non so nulla. A una prima ricerca superficiale non ho trovato news, ma vedrò di approfondire.

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  7. Bella recensione!
    Peccato questa traduzione così zoppicante. Per i congiuntivi poi, davvero, sarebbe bastato rileggere.
    Ma è così illeggibile? Almeno uno della Sedia volevo leggerlo in italiano.
    (Di lei ho preso da poco The Secret History of Moscow e The House of Discarded Dreams, devo ancora leggerli. Specialmente la trama dell'ultimo mi attira moltissimo!)

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  8. Grazie! ^_^
    Illeggibile no (be', dipende anche dalla soglia di tolleranza di ognuno!). Io sono contenta di averlo letto perché il romanzo merita, però di strafalcioni fastidiosi e di frasi rese in modo debole ce n'è parecchi, per un libro di meno di trecento pagine. Se riesci a separare il gusto della lettura della storia dal giudizio critico sulla traduzione, approfitta dell'edizione italiana e speriamo che, se vende, altri libri della Sedia arrivino da noi. Magari tradotti un po' meglio.
    Anch'io voglio leggere altro di suo!

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  9. Io sono caduto vittima del marketing virale (!) di Asengard e, trovato in libreria, non sono riuscito a evitare di comprarlo. Complici la splendida copertina e il costo contenuto.
    Ce l'ho qui di fianco, in attesa che venga il suo turno. Peccato per gli errori, ma sono abituato agli strafalcioni di Fanucci!

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  10. Il problema è che non bisognerebbe abituarsi "al ribasso" :-( I lettori comprano quello che trovano - o al massimo si rivolgono alle pubblicazioni in lingua originale. Diventa un circolo vizioso...

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    1. Vero. Infatti sono più felice da quando leggo Martin in inglese. Però se la lingua è il polacco ho qualche difficoltà. Quello che manca, quando incontriamo molti errori, è la revisione del testo tradotto (o magari è proprio una traduzione scadente, perché no).
      Sul mio blog ho tradotto tre racconti dall'inglese e mi sono accorto di quanto sia difficile, rispetto alla lettura! ^^

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    2. Infatti sarebbe bastato quello: una rilettura del testo in ultima bozza e sarebbero spariti tutti quegli strafalcioni e quelle sciatterie così evidenti. Io non ho il testo originale sottomano, ma basta leggere l'italiano per vedere cosa non va.
      Tradurre è difficilissimo, su quello concordo. Io ammiro molto chi lo sa fare bene; leggo senza problemi i libri in inglese, ma non mi sentirei di tradurre io un romanzo, almeno per ora. Però mi sentirei di fare l'editing della traduzione, questo sì ^_^

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  11. Dimenticavo: attenderò il tuo parere sul libro allora ^_^

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  12. Ciao, ti seguivo ogni tanto su aNobii e grazie alla tua recensione dell'Alchimista ho scoperto che avevi un tuo blog!!! ...Carinissimo! Ti seguirò assiduamente qui.... :-)
    E non vedo l'ora di leggere il libro!

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  13. Grazie di essere passata! ^_^ In realtà questo blog è nuovo nuovo, fino a marzo ero su Il Cannocchiale...
    Aspetterò di sapere che ne pensi del romanzo. Ciao!

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