lunedì 16 aprile 2012

On becoming a writer [Turn the page]

Eccomi a riproporre uno dei post del mio precedente blog; come vi avevo anticipato la settimana scorsa, il tag Turn the page identifica il mio momento settimanale di "amarcord". E visto che l'ultima volta si è parlato di scrittura, continuo su questa linea con un post strettamente collegato all'altro. Questa volta si tratta di modestissimi consigli; non esaustivi - vedrete che non ho toccato tòpoi essenziali come il famoso show, don't tell, ad esempio - e del tutto personali. Si tratta infatti di cose che ho imparato e/o che sto ancora imparando, punti che in un momento della mia "carriera di scribacchina" sono stati particolarmente importanti, oppure ostici, oppure significativi per indicare un mio personale "passaggio di livello" interiore; piccole illuminazioni, piccoli successi, gradini faticosamente superati - o su cui ancora tento di arrampicarmi.
In origine, il post è apparso a questo indirizzo.

Pronti? Via!


Vorrei raccogliere l'invito di questo post di Ferruccio Gianola e parlare di quelli che sono alcuni punti saldi della scrittura creativa, secondo la mia esperienza. Ferruccio ha realizzato una serie interessantissima di articoli sui consigli di autori noti e numi tutelari della scrittura creativa (anche John Gardner! Del quale adoro On becoming a novelist, ovvero Diventare scrittore, che mi ha ispirato il titolo del post).
In questi giorni dunque ho voluto riflettere su quello che potrei suggerire io agli "aspiranti". Con tutta l'umiltà del mondo, sia chiaro (come dicevo a Ferruccio, è più facile che mi senta in mood "macchissono io per dare consigli?"); ma la domanda "cosa diresti a chi desidera diventare uno scrittore?" salta fuori sempre, quando parlo con altri blogger, giornalisti o conduttori radio, perciò, nel mio piccolo di appassionata che ha ancora moltissimo da imparare e tantissima strada da percorrere, qualcosa vorrei dire. Non per "ammaestrare", semplicemente per offrire un confronto di esperienze; perché scrivere è un'attività per sua natura costellata di dubbi, incertezze, domande, e c'è un costante bisogno - sia psicologico, sia pratico - di feedback e sostegno.

Perciò, in assoluto disordine, alcune cose che ho imparato, per lo più a mie spese (ovvero scrivendoscrivendoscrivendo, nonché leggendoleggendoleggendo). Non "tutto" quello che secondo me è utile o tutto quello che ho imparato (o sto cercando di imparare); ma quello che io sento di più. I consigli potrebbero essere mooolti di più; ma, selezionando...

- Le parole sono tutto ciò che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste: lo dice Raymond Carver in Niente trucchi da quattro soldi, un libretto prezioso, che vi consiglio di leggere. Cosa significa? Per me, ad esempio, vuol dire:
a - Inserire termini come lutulento, tanto per fare un esempio, non basterà a elevare il tono della vostra scrittura. Tanto più se poi utilizzate parole antiquate e/o "colte"... ma sbagliate il loro significato. Lo stile dev'essere coerente, appropriato a ciò che narrate, ben dosato. Altrimenti, a scrivere le vermiglie sue labbra otterrete solo il ridicolo. Non cercate la parola preziosa a tutti i costi: cercate quella giusta.
b - Se potete dire qualcosa con un termine solo, perché usarne tre? L'oscura cupezza della sua anima nera non rende "atmosfera", è solo pesante. La parola giusta funziona meglio di cinquanta parole "così così". Un aggettivo solo è in genere più efficace di due o tre; così come un sostantivo preciso è in genere più efficace di uno "più o meno, tanto ci piazzo accanto un aggettivo".
c - gli avverbi vanno uccisi. Soprattutto quelli in -mente. Senza pietà. Tutti? No, non tutti. Ma il 75 per cento almeno di quelli che saltano fuori durante una prima stesura - soprattutto se scrivete da poco, e il "poco" è relativo - sì.

- Immaginate ciò che state raccontando come se fosse la scena di un film. Vi aiuterà a verificare che il combattimento che state descrivendo è proprio verosimile, che le azioni che i vostri personaggi compiono sono proprio possibili.

- Durante la prima stesura, scrivete e basta e riducete al minimo le seghe mentali. Inutile stare sei mesi a limare il capitolo uno, se poi il due non lo scrivete mai. Durante la fase di prima stesura, io rileggo o per godermi il mood della storia - perché scrivere è fatica, certo, ma è anche splendido! - o per rientrare in contatto con la vicenda e i personaggi se per qualche motivo ne sono stata lontana, o se mi trovo in difficoltà e l'ispirazione latita, oppure ancora se sono emersi problemi seri ed è necessario modificare subito qualche snodo della trama per poter proseguire.

- L'ispirazione, dicevo. E' una maledetta stronza, a volte, l'ispirazione: latita, non ha voglia di alzarsi dal letto al mattino, preferisce ingozzarsi di pop corn facendo altro anziché lavorare com'è suo dovere. Se aspettate che sia lei a venire da voi, otterrete solo sporadici sprazzi che vi riempiranno di appunti per storie mai concluse. Dovete prenderla per un orecchio, costringerla a sedersi allo scrittoio con voi e farla lavorare. Ovvero: nullo die sine linea. Abituatevi a scrivere anche quando "non ne avete voglia"; abituatevi a farlo regolarmente. E le parole verranno.

- Non sempre la prima idea è quella giusta; anzi. Ergo, non accontentatevi della prima soluzione/parola/possibilità ecc che vi viene in mente quando progettate una trama o scrivete una scena.

- E una volta completata la prima stesura? Rileggete. Tante, tante volte. Correggete. Limate. Smontate & rimontate il testo. Senza pietà. Finché ne sarete nauseati. Ed è utile far passare un po' di tempo - qualche settimana, qualche mese - di "disintossicazione" dalla storia, in modo da poterla poi rileggere a mente fresca.

- Non siate codardi: fate leggere quello che scrivete. Non tutte le critiche che arriveranno saranno oneste e/o competenti, così come non lo saranno tutti i complimenti. Ma tutti vi daranno modo di riflettere e interrogarvi. Non sarà facile, magari, scegliere quelli davvero utili, tra i pareri che riceverete; ma anche questo è un esercizio.

- Leggete. Scontato, lo so, ve lo diranno tutti: ma lo ribadisco perché c'è pur sempre ancora qualcuno che ogni tanto salta fuori con lo "scrivo ma non leggo molto". Potete leggere senza scrivere, ma è impossibile scrivere (bene) senza essere anche forti lettori. E questo per me vuol dire lettori onnivori: di romanzi, racconti, poesie, teatro, saggi, articoli, blog, quello che vi pare senza limitazioni di generi, e cercando di spaziare il più possibile per gustare nuovi sapori, scoprire nuove influenze.

- Leggete anche manuali di scrittura creativa. Ce ne sono di buoni in italiano, ce ne sono molti di più in inglese. Leggeteli: non vi forniranno dogmi, ma indicazioni, suggerimenti, spunti di riflessione sì. Da scrittrice, sono sempre curiosa di scoprire come nascono i libri che amo, le esperienze di altri autori, i mille possibili modi di rendere sempre meglio le atmosfere, scene e personaggi cui voglio dare vita.

- Per rompere con le regole occorre conoscerle: ergo, siate affamati di conoscenza, scoprite le mille sfaccettature della scrittura creativa, e ripassate per bene la grammatica. Non posso sopportare un congiuntivo sbagliato o una scrittura scorretta da parte di chi cerca di essere un "artista"; non perdono la sciatteria. Prima sputate sangue a studiare; poi sarete in grado anche di forzare, piegare, frantumare le regole a uso e consumo della vostra espressività. Credetemi: un errore di ignoranza o di distrazione lo si riconosce, rispetto a una scelta consapevole.
(Nota: se il vostro personaggio è, ad esempio, una persona rozza, incolta, volgare, ci sta che lui sbagli i congiuntivi; ma anche gli errori dei personaggi si distinguono senza problemi dagli errori dell'autore, di solito.)

- Attenzione alla punteggiatura. Vi scongiuro, vi imploro: le virgole ad cazzum sono come pugnalate. Puntini di sospensione e punti esclamativi sono come il sale: se ne usate un pizzico, dà sapore al piatto, se lo buttate a manciate, la pietanza sarà immangiabile.

Infine, un'aggiunta. Ricordate il post che ha provocato una lunga discussione su questo blog alcune settimane fa? Mi riferisco a questo articolo (ripostato qui), sulla scrittura creativa, la necessità di impegno, studio e fatica per dedicarsi con risultati positivi a questa passione, l'utilità del confronto con i lettori e della lettura di manuali.
Anche l'Ineffabile Socia-Coinquilina Sam ha scritto un pezzo interessante sull'argomento, che vi segnalo: http://revolve.altervista.org/blog/un-manuale-vi-seppellira/ Parlandone insieme, è anche venuta l'idea per questo banner, che Sam ha prontamente realizzato:


11 commenti:

  1. Eheh, un manuale non credo faccia così male, non mi sento più ottuso di prima. Forse il secondo... :P
    Scherzi a parte, i consigli personali di uno scrittore sono sempre molto interessanti.

    Già che ci sono, ti importuno con una piccola curiosità personale. Cosa conta come manuale?
    Sul Gotham Writers' Workshop siamo d'accordo. Molti citano On Writing, ma sinceramente scorrendo l'indice mi sembra un po' a cavallo tra manualistica e autobiografia.
    Per esempio, ho letto alcuni brevi saggi di Lovecraft sulla scrittura contenenti ottime riflessioni (e qualche consiglio) ma non li definirei "manualistici".

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  2. Dunque, domani aspettati il post specifico sui manuali, compreso un elenco di quelli che mi sento di consigliare. Ma per anticiparlo, posso dirti che li vedrai suddivisi così: manuali in italiano, manuali in inglese, e quelli che ho elencato alla voce "riflessioni di scrittori". Tra i quali ho inserito anche On writing, così come tutti quelli che contengono magari (anche) consigli, diciamo così, tecnici, ma che sono soprattutto racconti di esperienze personali di autori, testi più o meno autobiografici, che toccano abitudini, nevrosi, osservazioni, tutto mescolato insieme. Sono spesso testi interessantissimi, ma non li definirei veri e propri "manuali".

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    1. Allora aspetterò con pazienza fino a domani! ^^

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  3. "L'ispirazione, dicevo. E' una maledetta stronza, a volte, l'ispirazione: latita, non ha voglia di alzarsi dal letto al mattino, preferisce ingozzarsi di pop corn facendo altro anziché lavorare com'è suo dovere. Se aspettate che sia lei a venire da voi, otterrete solo sporadici sprazzi che vi riempiranno di appunti per storie mai concluse. Dovete prenderla per un orecchio, costringerla a sedersi allo scrittoio con voi e farla lavorare. Ovvero: nullo die sine linea. Abituatevi a scrivere anche quando "non ne avete voglia"; abituatevi a farlo regolarmente. E le parole verranno." ---> il mio punto debole ._.

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  4. Non solo il tuo! E' uno dei punti più dolenti per chi vuole scrivere - e forse anche uno dei più sottovalutati. Tutti, anche chi crede di aver vinto questa lotta per l'impegno costante, prima o poi devono rinnovare la lotta per non ricascarci!

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  5. Sai che cosa aggiungerei al punto 1b (imparato sulla mia pelle, sia chiaro)? Non solo è meglio limitare gli aggettivi, ma bisognerebbe evitare a tutti i costi quelli generici. Per esempio, aggettivi come "grande", "piccolo", "bello", "brutto"... non dicono niente, non aiutano il lettore a crearsi un'immagine mentale di quel che stiamo descrivendo.

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  6. Verissimo, e mi ricordo che ne abbiamo anche parlato durante l'editing. Ci fatico anch'io, su questa cosa... Ho scritto di "sostantivi precisi" anziché generici, ma vale anche per gli aggettivi. Prima o poi pubblicherò la versione "reloaded" e aggiornata di questo post, ci sono tante cose in realtà che ho lasciato fuori, come ho scritto all'inizio.
    Anche se la scelta di definire qualcosa come semplicemente "grande", tanto per fare un esempio, può anche rientrare nel linguaggio e nella situazione emotiva del personaggio punti di vista, credo... Comunque concordo.

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  7. Devo dire che effettivamente i consigli di Stephen King sono sempre preziosi (specialmente quelli nelle interviste), ma non posso assolutamente dire di aver letto altro sulla scrittura (a parte libri di grammatica e logica XD).

    Gran bel post comunque, mi hai messo una pulce nell'orecchio!

    Immediatamente nel mio blog roll (sempre se non di da fastidio).

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  8. Figurati, anzi, mi fa piacere e sono contenta se questi pochi post possono esserti piaciuti. Sempre qui quando ti va di parlare di scrittura ^_^ Nell'altro post, a parte i manuali veri e propri, ho segnalato altri libri stile On writing, magari trovi qualcosa che t'ispiri. Ciao!

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  9. Grazie per i consigli, soprattutto quelli sul rapporto con l'ispirazione ^.^ mi "maltratta" sempre svegliandomi di notte con qualche riga che pretende di essere scritta o tormentandomi quando non posso darle attenzioni. Ora che so di non essere l'unica a combatterci quotidianamente (sembra una sciocchezza ma non capita anche a te di domandarti come facciano a pubblicare continuamente certi autori?! O.o) mi sento molto incoraggiata.

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    1. Grazie a te del commento ^_^
      Superare la fase in cui è l'ispirazione a reggere le fila del gioco, per approdare a quella in cui sei tu che riesci a scrivere in maniera "professionale" (tra virgolette perché non intendo "per lavoro", ma "come se" fosse un lavoro) è un passo arduo, ma tutti devono affrontarlo. Come fanno certi autori a pubblicare tanto? Perché non aspettano il momento in cui hanno "voglia", per scrivere, ma lo fanno giorno per giorno, comunque, finché la voglia arriva ^_^

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