giovedì 19 aprile 2012

Quello di cui ho bisogno

Non sarei la stessa se non avessi l'energia delle canzoni, quelle da mettere in repeat finché l'atmosfera e il rimuginare sbam, fanno arrivare il dettaglio giusto, l'incipit della storia. La gente non lo vede, ma in questi giorni ho sempre una nuvoletta di pensieri sopra la testa - consideratela un'aureola di fantasmi che attendono di incarnarsi attraverso le parole. Oh, sì, un romanzo nuovo... quell'elettricità che mi scorre piano sottopelle, come un ronzio di sottofondo che mi fa sorridere al mondo, che promette tante lunghe ore di fatica, e ancor più di meraviglia.

Clamorosa autocit dal post di ieri (codesto). No, non è un segno di delirio d'onnipotenza, ci mancherebbe; semplicemente, è un mio "riprendere il filo del discorso", perché quello che sto scrivendo ora è nato senza preavviso né programmazione ieri, mentre preparavo l'articoletto citato qui sopra. Insomma, niente approfondita preparazione, solo un ehi, su questo ci devo tornare.



Di idee ne arrivano dozzine, se non centinaia. Anche durante i momenti di distrazione, gli spunti per possibili storie abbondano senza bisogno di cercarli affannosamente - mi viene da dire che non c'è nemmeno bisogno di uscire di casa. Naturalmente, di quelle dozzine se non centinaia di idee occorre selezionare solo quelle poche che davvero meritano di venire sviluppate (crescendo, e facendo crescere l'autore, e su questo tornerò).
Non si tratta di una selezione "meccanica", per lo meno per quanto mi riguarda. Non ho una "griglia" di requisiti da ricercare, né faccio calcoli a tavolino (banalizzando, "questo va di moda, questo è sperimentale, questo è colto, questo è popolare, questo è facile, questo è complesso, questo l'ho già tentato, questo no"). Qualche volta ci ho provato, a dire il vero: ho tentato di costruire una trama e un sistema di personaggi in base a considerazioni razionali anziché in base al mio gusto, per vedere che succedeva. Non ha funzionato: o meglio, ha funzionato nella misura in cui lo spunto di partenza mi appassionava davvero, ma finché non l'ho rigirato a sufficienza da metterci quello che piaceva a me, la storia non ne voleva sapere di sbloccarsi. Di prendere vita. 
Forse però ora ci siamo: forse, ora che è stravolta, ora che ho cambiato il cento per cento dei personaggi che avevo tentato di immaginare, ora che dell'esperimento resta solo lo spunto iniziale, ora, dopo quasi un anno, la storia sta riscaldandosi sulla linea di partenza.


Confermando, peraltro, la mia personale regola. Ovvero, che io ho bisogno di tre cose, per iniziare - e soprattutto per iniziare e portare a termine - un progetto lungo, imprevedibile, stressante, complesso, denso come un romanzo. Ho bisogno dell'inizio - ovvero il nucleo centrale, l'idea scatenante, il che è quasi (ma non sempre) ovvio; poi ho bisogno della fine, cioè della conclusione cui dovrò tendere come se stessi costruendo un ponte in quella direzione; e, infine, ho bisogno dei personaggi, o meglio, di almeno un personaggio di cui io riesca a sentire "la voce". Quella voce che diventerà il suo stile, il suo essere unico, dopo limature, aggiustamenti e aggiunte; e che in questa fase ancora embrionale è comunque indispensabile.


Perché per me restano comunque i personaggi, il cuore di tutto. Ciò su cui amo di più lavorare, le figure che, a un certo punto, prenderanno le redini della storia e mi guideranno verso territori inesplorati. Quando potrò scrivere le loro battute senza interrogarmi su come parlano, perché lo saprò a istinto, allora li conoscerò abbastanza. Allora, tutto quello che sta in mezzo, cioè tra l'inizio e la conclusione (prevista, passibile di cambiamenti e anche di essere del tutto modificata, certo, ma comunque una guida da tener presente finché non avrò costruito tutta la scaletta - e finché i personaggi non avranno detto la loro) arriverà, un passo dopo l'altro.


E verrà poi il tempo in cui riscriverò i dialoghi e limerò meglio le "voci", in cui cambierò parti di trama e costruirò archi, in cui farò tutte quelle mille revisioni indispensabili. Però, il processo della prima stesura si sarà svolto più o meno così. Con il supporto della musica, naturalmente, componendo una playlist di canzoni adatte per note, mood e testo, quelle canzoni che potrò ascoltare ennemila volte di seguito finché avrò raggiunto un mistico abbandono sciamanico... ehm, o semplicemente sarò così persa che avrò testa solo per la storia! ;-) Dopo che, magari, dallo spunto iniziale al momento in cui davvero ho l'abbozzo di trama e personaggi e posso partire, è passato un anno di aggregazione di idee, immagini, domande, possibilità (di nuovo autocit dal post precedente), un anno durante il quale singoli dettagli si sono sommati al nucleo centrale, fino a irrobustirlo abbastanza da farmi dire...


Be', ho un nuovo romanzo da scrivere.


On air:
Moonspell, Than the serpents in my hands



L'immagine viene da qui.

10 commenti:

  1. Come ti ho detto, io a volte parto senza sapere bene dove sto andando, o avendone un'idea di una vaghezza infinita.
    Ma se voglio essere sicura di arrivare in fondo a quel che sto scrivendo, sì, anche io devo avere quei tre elementi su cui ancorare tutto il resto: un inizio che mi sconfifferi, un personaggio che mi piaccia, una meta da raggiungere (e a volte da cambiare in corsa... Ma questa è uno degli inconvenienti del non pianificare quasi nulla... :P)

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    1. Io non riesco a pianificare tutto con precisione: mi segno una bozza di scaletta, dei "paletti" attraverso cui passare, che credo possano essere quelli che seguirò; in realtà poi approfondendo la vicenda, e soprattutto la conoscenza dei personaggi, o loro tirano fuori dal cilindro cose che non avevo previsto, o mi vengono fuori idee migliori... Tutto può cambiare in corsa, insomma. Ma avere quei tre elementi mi procura quella "fibrillazione" sottopelle, in testa e nel cuore, che mi dà la spinta giusta per affrontare la sfida e mi fa capire quando una storia merita di nascere sul serio.

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  2. Per alcuni versi simili, per altri versi uguali!
    Anche io ho un bisogno simbiotico della musica per scrivere e quando inizio necessito di una idea centrale su cui pernare tutto il resto della storia.
    Ma assolutamente non devo pensare al finale o tutto va in malora: se penso al finale del romanzo/racconto/light novel scema ogni mio interesse a metterla su carta perchè "la storia è finita".

    Gran bel problema il mio, eh? :D

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    1. Guarda, ognuno ha i suoi metodi e se prendi dieci appassionati di scrittura otterrai dieci risposte diverse, a domande su questi punti. Io sento il bisogno di sapere a quale conclusione arriverò, perché diventa come un faro che mi aiuta a illuminare i mari inesplorati che ho davanti; quel finale è insieme l'obiettivo e il premio a cui tendo.

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  3. Per un attimo, appena ho iniziato a leggere ho pensato "Ma questo post già l'ho letto" ahahah...per fortuna sono andata avanti per capire :D
    Sono felice che tu abbia le idee per un nuovo romanzo e ti faccio il mio in bocca al lupo, augurandoti di lavorare serenamente :D

    P.s. Le immagini che scegli ogni volta mi piacciono un casino!

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    1. ^___^
      Grazie mille! Il lavoro in realtà sarà lungo - non è l'unico progetto che devo portare avanti - ma chissà... per ora prendo appunti e abbozzo scene.
      P.S. Le immagini vengono in genere da Weheartit.com, che è una ricchissima miniera, o qualche volta da Facebook. In ogni caso inserisco sempre il link della fonte, così se ti va puoi esplorarla.

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  4. Anch'io ho molte idee e me le segno tutte. Ovviamente ci sono molte fesserie che non vedranno mai la luce, ma ogni tanto qualcuna si innesta su un substrato precedente. Ho realizzato, infatti, che tendo ad aggregare idee e spunti successivi fino al raggiungimento di una "massa critica" che mi dà l'impulso a scrivere.
    Così, per esempio, il mio grande progetto fantasy è allo stesso punto da 10 anni (ovvero a pagina 30) ma ho continuato a lavorare sulla trama, sui personaggi, sull'ambientazione.
    Prima o poi mi deciderò a riprenderlo in mano! :)

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    1. Anche per me questo processo di aggregazione è fondamentale, e la sua lunghezza è molto variabile di storia in storia.

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  5. Anche per me il punto cardine sono i personaggi. Spesso vengono prima quelli, nella mia testa, e poi tutto il resto. Certo non tutti quanti, ma almeno i due o tre principali sono la prima cosa che vede la luce, più o meno contemporaneamente all'evento che dovrebbe muovere la storia.
    Quindi ora in bocca al lupo per il nuovo romanzo!

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    1. Sì, anche per me capita così: ho bisogno di uno/due personaggi che possano introdurmi davvero nella storia, gli altri poi emergono man mano. Anche inaspettatamente: l'ultima cosa che ho scritto prevedeva due protagonisti... e un terzo personaggio è stato poi capace di ritagliarsi meritatamente uno spazio non solo da co-protagonista, ma anche un ruolo delicatissimo di testimone e interprete per il lettore.
      Grazie! ^_^

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