lunedì 14 maggio 2012

Cube - Il Cubo [Turn the Page]

Come al solito, lunedì di "riscoperta" dei post dal blog nella sua sede precedente, Il Cannocchiale. Con un altro dei miei film cult. Pronti? Via!


Rassegnamoci: la ragione per cui siamo qui ci sfugge totalmente.

Il "qui" è un'immensa struttura cubica, formata da migliaia di stanze identiche salvo che per il colore, nella quale senza spiegazione sono state imprigionate alcune persone: ignare, spaventate, di diversa età e provenienza, non si conoscono, ma si ritrovano a condividere l'incubo di un'assurda alienazione. La trappola in cui si ritrovano è densa di trabocchetti imprevedibili e mortali. Cospirazione, esperimento, punizione? Nessuna spiegazione, nessun indizio, solo la possibilità di guardare quello che si ha davanti. Più la struttura si rivela, più il numero dei sopravvissuti si assottiglia, più emergono follie, paranoie, paure, più è difficile appellarsi all'umanità, alla solidarietà, al desiderio di sopravvivere e alla capacità di combattere insieme e aiutarsi, in una spirale che aumenta l'assurdo e il terrore.
Cube - Il cubo è la dimostrazione che con pochi mezzi e attori sconosciuti è possibile realizzare un film di altissima qualità, originale, efficace, capace di fondere momenti di sano horror (almeno due delle morti del film non ve le scorderete più) alla riflessione sulla natura umana. E' inevitabile ricondurre le domande e i discorsi dei personaggi a un più grande quadro esistenziale - perché siamo qui? Qual è il senso di tutto questo? O siamo qui solo per morire? C'è una mente che ha voluto e organizzato la nostra presenza, o è tutto frutto di un caso atroce e impietoso? - eppure non si arriva mai alla banale retorica, e non pensiate di dovervi sorbire inutili pipponi filosofici, perché il disorientamento, i dubbi e l'isteria dei personaggi contribuiscono all'atmosfera di angoscia crescente e non arrivano mai a rallentare troppo il ritmo. E per sopravvivere non serve la forza che prevarica sul più debole, ma l'innocenza, l'la collaborazione, ancora più ardue da trovare in una situazione così estrema.
Qualche forzatura negli eventi non rovina l'impressione di un film coraggioso per più di un motivo, opera del canadese Vincenzo Natali. Ho apprezzato anche l'ambiguità e le sfaccettature dei personaggi, uomini e donne comuni, con difetti e debolezze che si trasformeranno, con il proseguire del film, nell'emergere del lato oscuro e mostruoso della "belva" uomo, da un lato, e nel sacrificio dall'altro. Non eroi, ma persone.
Del Cubo vi ho parlato spesso, qua e là nel blog; un post tutto suo lo meritava, tuttavia, all'interno di questa riscoperta di piccoli grandi cult personali che sto facendo in questo periodo. Se non lo conoscete, dategli una chance: non ve ne pentirete.

9 commenti:

  1. Devo rivederlo, è un film che mi piacque molto ma lo ricordo poco u.u

    Comunque, noto con piacere che ti piacciono i bei film ( secondo i miei gusti, ovvio xD)

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    1. Grazie! ^___^ Io adoro questo film! Con pochi mezzi riesce a essere geniale e angosciante!

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  2. Decisamente un buonissimo film, che è invecchiato anche bene. Il finale poi è veramente geniale. :)

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    1. Infatti non sembra affatto invecchiato! Altro pregio ^___^

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    1. Addirittura I sequel... il secondo l'ho visto ma non m'era piaciuto (infatti l'ho rimosso dalla memoria). Il terzo non ho ancora osato vederlo.

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    2. Ma sai che, invece, è carino? In realtà non si capisce se è un prequel o un sequel, ma ci sono alcuni aspetti che lo avvicinano al primo anziché a quell'obbrobrio di Ipercubo.

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    3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    4. Mmm. Gli darò una chance, allora. Ma mi toccherà rivedere anche il secondo...

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