sabato 19 maggio 2012

Quello che adoro della scrittura

Dopo il post su "quelle cose che" a volte suscitano la classica domanda "ma chi me lo fa fare?", ovvero "quello che detesto della scrittura", avevo promesso il suo equivalente in positivo.
Mi rendo conto però che un post del genere potrebbe trasformarsi in un'enciclopedia. Se infatti la mia prima (ma non l'unica) risposta alla domanda di cui sopra sarebbe la classica, ma assolutamente sincera, "scrivo perché non posso farne a meno", elencare tutto quello che amo dello scrivere storie si sta rivelando paradossalmente più complicato rispetto al lamentarsi un po' ironico delle idee che sfuggono o della cronica insicurezza ohccazzofatuttoschifo che caratterizza ogni rilettura.

Ma ci provo.

Mi sforzerò di evitare i discorsi filosofici & generici, che andrebbero a parare sulle motivazioni dello scrivere, e mi limiterò a restare strettamente on topic, tentando di identificare quei momenti che rendono meraviglioso il battere sui tasti di un pc e ripagano di fatiche, incertezze, mal di stomaco e frustrazioni assortite. E mentre scrivo queste righe ancora non so dove andrò a parare e quanto crescerà questo post.

Pronti, via.

1 - quando tutto va a posto.
Ovvero, quando frammenti sparsi di idee, parti di trama, suggestioni, eventi e fatti che ti hanno colpito in momenti diversi - anche a distanza di anni - click, s'incastrano alla perfezione e trovano il loro posto all'interno della storia. Il puzzle scomposto, i cui pezzi non trovi tutti ordinati nella scatola, no, ma devi cercarli come in una caccia al tesoro, improvvisamente è più chiaro. Magari non ancora completo, ma in quel secondo di click, un brivido ti scorre lungo la pelle e tu hai una visione del "tutto", come un mistico che per un solo istante intravede il senso della vita. Sono magari quelle idee improvvise che arrivano senza far rumore e ti danno la chiave del tuo regno, tu pensi "però, potrebbe andare così" e
poi ti fermi e dici cazzo, potrebbe andare così! Ed è tutto giusto.
Il che porta anche a un'altra cosa che adoro, ovvero

2 - le corrispondenze involontarie.
Quando ti accorgi di dettagli che ritornano, magari una volta a pagina 20 e l'altra a pagina 200, che assumono una luce nuova e si fanno portatori di un senso - il senso, il "theme", la "resonance", o anche solo diventano simboli di un cambiamento importante nel personaggio o nell'atmosfera o nella vicenda. Tutte quelle cose che non andrebbero infilate a forza nei libri, ma identificate, ragionate, curate perché siano naturali, quando magari sei già in revisione e, avendo la storia completa davanti, sai cosa potresti inserire.
Ecco, io adoro quando queste corrispondenze, questi parallelismi, questi simbolismi arrivano in modo del tutto inconscio, naturale e involontario. Mi è successo di recente, dettagli che avevo sotto gli occhi da mesi, ma non mi ero resa conto che la scena x della famosa pagina 20 richiamasse proprio la scena y della pagina 200 e la scena z della pagina 400, e rendesse così chiaro come le cose stavano cambiando per i personaggi e... Insomma: che esaltazione.

3 - quando rileggi e wow!
Be', qualche volta capita, no? Non è sempre un fatuttoschifononcelafaròmai. Qualche volta, ok, c'è da limare qui e sicuramente si può migliorare là, però... che bella scena! E questa idea mi piace! E sono assolutamente innamorata di lui e di quell'altro e quel bastardo lì è venuto proprio un bell'antagonista e quelle frasi lì messe così sono davvero wow!

4 - come in un film.
Immaginare le scene come se dovessi "girarle", come se le avessi davanti agli occhi, in primo luogo mi aiuta a evitare le inverosimiglianze del tipo (invento) "le mise una mano sui fianchi, con l'altra le accarezzo i capelli, con l'altra le sfiorò le labbra" e ehi, quante mani ha il signore?
In secondo luogo, insomma: se scrivo sempre la storia che amerei leggere, allo stesso modo giro nella mia mente il film che adorerei vedere, no?

5 - trovare la perfetta ost.
Ovvero la official soundtrack. La colonna sonora. Scrivo sempre ascoltando musica, e la scelta di dischi e canzoni varia per mille motivi: umore, atmosfere, questo album è nuovo lo devo ascoltare subito ecc ecc.
Soprattutto durante la prima stesura, però, amo costruire quella che diventerà una playlist sul mio iPod e sull'iTunes, ovvero la vera e propria colonna sonora della storia. Scelgo i brani per due motivi: 1 - devono essere adatti per la melodia, cioè evocare le atmosfere giuste, e 2 - devono avere un testo in tutto o almeno in parte adatto. Così che la canzone resta nella mia mente associata a una scena, un personaggio o un momento particolare del romanzo.

6 - quando la "fottuta fatica" dello scrivere svanisce.
E ti ritrovi con un racconto di una dozzina di pagine o più scritte in un giorno. O quando tiri fino alle due o alle tre con la Socia e ti rendi conto che avete risolto una scena complicatissima - dieci pagine in una sera.
Naturalmente poi quelle pagine andranno rilette & corrette, questo lo diamo per scontato. Ma resta l'eco di quella febbre, di quel miracolo, quando tutto funziona e le parole scorrono come un fiume. Alla fine riguardi quello che hai fatto, sgrani gli occhi e dici ma sul serio? Dieci, dodici pagine solo oggi? Ma io dov'ero, che quasi non me ne sono accorta?


7 - quando leggi un manuale, o un saggio di qualche autore che stimi, sulla scrittura, e ti rendi conto che ehi, questo capita anche a me! Lo faccio già! Accidenti, è proprio così!
E ti senti un po' meno sola, perché sì, scrivere è - almeno per tutta la prima e più ampia parte del lavoro, un'occupazione solitaria. Devi combattere contro i "ma chi te lo fa fare" tuoi, e contro quelli degli altri che non capiscono, contro quelli che ti guardano come se fossi pazza quando sei presa a raccontare le scoperte meravigliose che hai fatto sulla storia cui stai lavorando, contro l'insicurezza già citata tante volte, contro i dubbi, e così via. E quando Bradbury, o Carver, tanto per citarne un paio, scrivono qualcosa che tu senti profondamente tuo; quando la tecnica che il tal manuale propone è qualcosa che tu avevi già intuito, e ora ehi!, puoi affinarla, e allo stesso tempo sentire che, insomma, ti stavi già muovendo nella direzione giusta, be', sono piccole rassicurazioni/soddisfazioni che aiutano.

8 - quando hai la sensazione che la storia non dipenda affatto da te. I personaggi sono vivi e ti accompagnano come ombre. La vicenda è reale. Come in quel Dylan Dog in cui i personaggi uscivano dai libri di una scrittrice, che in realtà era una sorta di "medium" e raccontava di un altro mondo reale quanto il nostro: quando arrivi a stupirti che quel certo personaggio sia nato da te, quando ti rivela complessità che non avresti sospettato - cui non avevi proprio pensato, ma accidenti, sono lì! Quando il mondo che hai creato si arricchisce e si arricchisce e la storia trova il suo binario e tu devi quasi solo seguirlo...

Ragazzi, è magia.

On air:
Blind Guardian, Imaginations from the other side

The ocean of all my dreams
Which were worth to keep
Deep inside my heart
I wish I could get them back from the everflow
Before they'll fade away
Imaginations from the other side
Far out of nowhere it got back to my mind
Imaginations from the other side
Far out of nowhere it got back to my mind
Out of the dark, back to the light
Then I'll break down the walls around my heart
Imaginations from the other side (...)
Stranded in the real world
Left in the world, no place for daydreams, serious life
I fall into, I fall into a dark hole and I can't come out (...)
I hope there is a way back with my talisman
So I look into myself into the days when I was just a child
Come follow me to wonderland and see the tale that never ends
Don't fear the lion nor the witch
I can't come back
I'm lost but still I know there is another world




L'immagine viene da qui.


14 commenti:

  1. Concordo su tuttotuttotutto, ma soprattutto sui punti 1, 2, 3, 4 e 6: sono quelli che mi scatenano reazioni tipo la risata diabolica di Barney + la sindrome del Dottor Zero. Sono sensazioni bellissime.
    Peccato che siano dannatamente rare, per me, sia prese singolarmente che tutte insieme. Però, anche quando ne provo una sola, tutto diventa semplicemente... WOW!

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    1. Perciò sotto e al lavoro, Socia, che più scrivi meno sono rare! :-p
      Ah, la risata di Barney. Quale modo migliore per commentare queste diaboliche soddisfazioni!

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  2. Eccola :D Mi piace molto!
    Mi ritrovo moltissimo nei seguenti punti: 2, 3, 4, 6 e 8!
    Buon weekend Aislinn ;D

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  3. Il punto 3 è interessante. L'ho provato un sacco di volte. Anche se è controbilanciato dal corrispettivo (e opposto) "bleah", almeno nel mio caso. Quando rileggo le stesse scene che sembravano wow e mi sembrano bleah è un bel guaio.
    Fortuna che riesco a trattenermi dal cancellare ogni cosa. ^^

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    1. Rileggere a distanza di un po' di tempo aiuta a smorzare gli wow immotivati, ma anche i bleah troppo emotivi ^_^

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    2. A me capita sempre, però. Riesco però a riconoscere entrambi. Soprattutto i bleah immotivati. ^^'

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    3. Io invece tendo a sopravvalutare i bleah e sottostimare gli wow =_=

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  4. E' vero, talvolta sembra andare tutto per magia, ed è bellissimo. Ma ho avuto anni interi in cui era un tormento mettere giù due righe...

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    1. Per fortuna a me non è mai capitato per periodi così lunghi, non so come farei a resistere!

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  5. Io sto preparando il mio post! :) Dei tuoi punti condivido soprattutto i punti 1, 2, 3, 4, 7. :)

    Ciao,
    Gianluca

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    1. Attendo il post allora ^_^ Sono curiosa.

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  6. Posso dire che anche io penso spesso in modo filmico la scrittura, ma più per l'infantile desiderio prima o poi di vedere una mia scribacchiniata messa su pellicola (magari da un regista passabile e NON Bay.)

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