martedì 22 maggio 2012

Sound of Music

Io sono una fruitrice di musica. E lo sono in maniera ossessivo-compulsiva.
Non si tratta solo di avere un rapporto peculiare con le canzoni che divengono la mia colonna sonora quando scrivo - quando quel brano fa venire in mente proprioquellascenalì e quel testo sembra che parli propriodiquelpersonaggiolà; quando durante la stesura di un raccontino sono capace di ascoltare ennevolte di fila la stessa canzone, fino al delirio mistico-sciamanico*.
Si tratta anche dello schermo che la musica fa tra me il mondo. Quando cammino e mi solleva dal compito di spiegare al procacciatore di turno che sì leggo tantissimo ma no non voglio compilare nessun modulo per nessun Club del Libro & affini. Quando viaggio mi avvolge in una rassicurante bolla che sdoppia il mondo in due, quello reale e quello "mio" - che sia il mondo del libro che sto leggendo, o della storia che sto scrivendo.
E si tratta anche della canzone che ha le parole giuste per dar voce a emozioni, pensieri (e malinconie, e scazzi, e rabbie, eccetera). E si tratta dell'irrefrenabile impulso che ti fa rispolverare un album che non sentivi da tempo e te lo fa mettere su decine di volte in pochi giorni. Nonché della ninna nanna che ti accompagna nel sonno, e culla gli ultimi pensieri prima di dormire. E di quel pezzo che ti fa iniziare la giornata con grinta.
Fatto sta che l'iPod è mio inseparabile compagno quando sono in giro e iTunes è sempre al lavoro quando sono in casa. Con le canzoni random se voglio stupirmi e le playlist adatte proprio per "quel" momento. Con i testi perfetti e la musica che evoca - sentimenti, atmosfere, sapori. La musica che ti strappa il cuore, con l'amarezza o con l'energia, e quando te lo restituisce non è più lo stesso.

* Sì, sono ironica. O forse no, non lo sono. O magari è una via di mezzo. O la ripetitività potrebbe avere un effetto allucinatorio-propedeutico all'atmosfera di scrittura.
O magari non state a farvi troppe seghe mentali su quello che ho scritto, please.

On air:
Amorphis, Skyforger (l'album che in questi giorni ho l'irrefrenabile impulso a riascoltare più e più volte, appunto).




L'immagine viene da qui.

4 commenti:

  1. La musica e fondamentale anche per me, ma solo in auto e con le cuffie al computer quando non lavoro o quando il lavoro al computer me lo permette.

    :-)

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    1. Io non riesco a farne a meno, non mi sconcentra e anzi, mi aiuta.

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  2. Da quando avevo 9 anni sono semore andata in giro con le cuffiette e la musica. Ovunque, a scuola, nelle gite, in viaggio, nel tragitto casa-lavoro. Non intraprendo nessun viaggio senza portare la musica, ma non qualsiasi, quella giusta per quel viaggio, per quel momento della mia vita, accuratamente selezionata settimane prima.
    E l'ispirazione per la produzione creativa, la scrittura, ma anche la fotografia vengono potenziate dalla musica.
    Diventare sorda sarebbe una terribile punizione per me, e mi secca morire perchè dove andrò non ci sarà musica.
    Anche a me capita di ascoltare un brano decine di volte in un giorno, in una settimana, finchè non lo imparo a memoria, non ne conosco ogni parola, ogni nota, ogni sfumatura.
    Perchè il testo è importantissimo tanto quanto la musica, per me.
    In questi giorni sono alla ricerca di gruppi nuovi sono in fissa con l'ultimo album dei Seether. Specialmente Pass Slowly.

    Bellissimo post.

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  3. Grazie carissima! Capisco alla perfezione quello che dici. E anche per me il testo è importantissimo. Se non mi dice niente lo ignoro a malincuore, ma quando invece la splendida melodia è accompagnata anche da parole altrettanto splendide... ecco la meraviglia! *___*

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