giovedì 17 maggio 2012

WTF?! Ovvero i misteri della terza persona limitata

Scena: i testimoni di un incidente d'auto, Personaggio 1 e Personaggio 2, raccontano quello che hanno visto a un poliziotto.

Esempio con il Personaggio 1:
L'agente gli rivolse un sorriso carico di comprensione. "Prenditi tutto il tempo che vuoi per riordinare le idee", disse, con il tono gentile che usava suo padre per rassicurarlo quand'era agitato per un esame.
Ma picchiettava con la penna sulla scrivania, e il suo sguardo andava ogni tanto all'orologio a muro.
Lui si schiarì la gola. "Dunque. Non ho molto da dire. Stavo andando a lezione, avrei dovuto cominciare alle nove." Strofinò i palmi sudati contro i jeans. "Ho sentito la frenata, dietro di me. Avevo le cuffie dell'iPod, stavo ascoltando musica, ma il rumore è stato così forte che l'ho sentito lo stesso. Mi sono girato e c'è stato l'urto. Tutti, le persone in strada intendo, sono andati a vedere, e io anche. Studio Medicina, magari qualcuno aveva bisogno d'aiuto."
"E cosa ha visto poi?"
"Poco, nel senso che sono arrivato in fondo alla strada ed era già zeppa di gente..."

Eccetera eccetera.

Esempio con il Personaggio 2:
Il poliziotto lo guardò col tipico sorrisetto viscido da adesso ti frego. "Prenditi tutto il tempo che vuoi per riordinare le idee"
Lo pigliava per il culo? Non era mica lui quello che s'era schiantato contro un lampione e non era manco un parente sconvolto. E poi chi gli aveva detto di dargli del tu? Solo perché lui era giovane e invece quello pareva una mummia senza capelli? Cazzo, sembrava suo padre quando decideva di scassare con gl'interrogatori.
Se la sbatti ancora una volta quella penna te la faccio mangiare.
Allungò le gambe sotto al tavolo, appoggiandosi allo schienale della sedia. "Non è che ho molto da dire. Stavo andando a casa, ieri ho dormito da una tipa ma stamattina doveva lavorare e io ho schiodato. Comunque, sento 'sto stridere, mi giro e sbam!, un casino che sembra un'esplosione."
"E cosa ha visto poi?"
"Eh, ci sto arrivando. Sul momento non ho visto proprio un cazzo, cioè, era strapieno di gente..."

Prima ancora di sapere che questa si chiama "terza persona limitata", prima ancora di voler scrivere io stessa, già da semplice lettrice mi sono abituata a riconoscere quando l'autore sceglie di immergersi nel punto di vista di un personaggio e di usare la sua voce, il suo stile. Così come le idee (religiose, filosofiche, di vita e così via) di uno scrittore non coincidono per forza con quelle dei suoi personaggi - nemmeno del protagonista -, allo stesso modo se non sto adottando un narratore onnisciente (manzoniano, per intenderci), le scelte che farò, nel modo di costruire le frasi, nei dettagli da mettere in risalto, nel lessico, dipendono dal mio personaggio-punto di vista.

Ho costruito al volo due esempi: si tratta di branetti scritti rapidamente e decontestualizzati, quindi prendeteli per quello che sono, ma credo possano essere utili per farvi capire cosa intendo. La scena è la stessa, le parole del poliziotto sono le stesse, ma il Personaggio 1 e il Personaggio 2 parlano e vivono ciò che accade in modo del tutto diverso.
Pur avendo voluto aderire a un linguaggio colloquiale - perché si tratta di un dialogo, e perché i due personaggi sono giovani, non degli anziani che rimembrano i tempi andati o dei professori di filosofia che tengono una lezione - ho cercato di caratterizzarli attraverso la loro voce. Dovrebbero essere chiare, leggendo, la personalità e il tipo di vita che i due personaggi conducono (almeno in parte: si tratta di poche righe e non c'è dietro una storia che aiuti a conoscere i dettagli). La situazione potrebbe essere quella di due incipit: ancora non sappiamo chi sono questi due, ma il lettore dovrebbe cominciare a conoscerli da subito (attraverso il mostrato, non il detto: cioè facendogli vedere i personaggi in azione, anziché scrivendo "Il Personaggio 1 era un ragazzo così e cosà").

Prima domanda: avete avvertito la differenza?

Nella mia mente, scrivendo, ho usato:

Personaggio 1: studente vicino alla laurea, educato, di buona famiglia.
Personaggio 2: balordo che non ha mai concluso gli studi e vive d'espedienti.

Seconda domanda: ora che vi ho "svelato" i personaggi che ho cercato di rendere, trovate che gli ipotetici incipit che ho proposto siano adeguati?

E infine, terza domanda (da cui in realtà nasce questo post): è o non è chiaro che, PORCA VACCA, è il PERSONAGGIO 2 che "parla come mangia", non sa i congiuntivi e usa un linguaggio colloquiale? O vi è venuto il dubbio che fossi io a svirgolare il verbo in "non è che ho molto da dire" anziché scrivere "non è che abbia molto da dire"?

Pur trattandosi di due micro-scene scritte piuttosto in fretta, vi garantisco che ho pesato ogni parola. Non sto a raccontarvi il perché di tutte le scelte, ma, tanto per farvi qualche esempio:
- P1 dice "dietro di me" perché è più adatto al parlato. Inizialmente ho pensato di usare "alle mie spalle", ma per un ragazzo agitato (i palmi sudati...) "dietro di me" mi è sembrato più giusto. Anche se P1, se dovesse scrivere la sua testimonianza, sceglierebbe allora "alle mie spalle".
- "zeppa di gente" è scelto per contrastare con lo "strapieno di gente" del P2.
- del congiuntivo "non è che ho molto da dire" ho già parlato. Ho dovuto farmi violenza per scriverlo, ma in una terza persona limitata deve prevalere la voce del personaggio, non la mia. Aggiungo solo che P1 usa "non ho molto da dire", che è meno colloquiale della struttura "non è che". Anche se è un ragazzo, il suo background, la sua cultura e il rispetto per l'autorità lo portano a cercare di esprimersi in modo meno disinvolto rispetto a P2. (Anche se poi gli scappano espressioni come "nel senso che", per la tendenza a giustificarsi di cui vi dirò tra poco).
- "Lui si schiarì la gola" è un altro segnale della terza persona limitata. Non è necessario usare sempre il nome del personaggio punto di vista, se non c'è pericolo di confusione con altri. Avrebbe potuto essere semplicemente "si schiarì la gola", il "lui" occorre perché cambia il soggetto rispetto alla frase precedente.
- al di là delle scelte lessicali, i gesti che i due personaggi compiono e i dettagli che notano sono selezionati per rendere il modo diverso in cui affrontano la situazione e la percepiscono: P1 ha le mani sudate, tende a giustificarsi e ad assicurarsi che l'interlocutore comprenda perché si è comportato in un certo modo - quindi specifica che ascoltava musica anche se già si capirebbe dal fatto che ha le cuffie dell'iPod, precisa che va a vedere cos'è successo perché studia Medicina, non solo perché è curioso; P2 è stravaccato sulla sedia, non è contento della situazione e quindi interpreta l'atteggiamento dell'agente con fastidio, e così via.

Tutta questa lezioncina (non sopporto di salire in cattedra e non era questa la mia intenzione, ma mi rendo conto che potrei avervi dato questa impressione) è dovuta al fatto che spesso mi capita di sentirmi dire da lettori poco attenti "hai sbagliato un congiuntivo, hai commesso un errore di grammatica". No: nessuno è perfetto, ma se so che in quel certo racconto gli unici errori sono quelli dovuti a un personaggio caratterizzato in un certo modo, perché oltre ad aver controllato io anche altri dieci lettori-revisori consapevoli si sono resi conto di come ho usato il linguaggio e mi hanno rassicurato sulla correttezza della mia lingua dove non scelgo di riprodurre gli errori di un personaggio, allora no, non accetto questa critica. E resto basita del fatto che sia possibile fraintendere così platealmente uno scritto, perché la terza persona limitata non la invento certo io e la lettura di un racconto o un romanzo dovrebbe renderne chiari i meccanismi. Ma qui confortatemi voi: i due branetti d'esempio sono chiari, in questo senso?
Forse in Italia c'è ancora l'idea che se uno scrittore non usa termini come "lutulento" o "perspicuo" non è un vero Autore con la A maiuscola (il che origina fraintendimenti, ridicolaggini e sbalzi di registro terrificanti, oltre a veri e propri errori, quando lo scrittore usa parole che "fanno figo" ma non le conosce). Comunque, io rispondo: palle. Uno scrittore non deve scegliere i termini aulici "a tutti i costi": come diceva Carver, deve usare le parole giuste.




L'immagine viene da qui.

19 commenti:

  1. Penso che hai reso perfettamente l'idea e non rispondo alle domande perchè sono retoriche u.u

    Effettivamente, mi è capitato anche a me, qualche volta, ma devo dire che quando scrivo a computer tendo a fare un campo di battaglia grammaticale prima di mettermi a sistemare (cosa che trovo una sofferenza <.<) e quindi i miei lettori sono SENZ'ALTRO più giustificati XD

    P.s. i due branetti non sono chiari, sono perfetti u.u

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    1. Meno male!
      Io ritengo di possedere una buona padronanza della grammatica, e quando scelgo, anche qui sul blog, di inserire forzature o espressioni colloquiale, lo faccio con consapevolezza (posto che ovviamente gli errori possono scappare a chiunque, e non penso certo di essere l'incarnazione della Crusca). Mi piace dedicarmi alle revisioni, inoltre. E impiego molto tempo a pesare le parole, a limare le voci dei personaggi e così via.
      Poi vedo che tutto il lavoro scivola come acqua sopra certi lettori, e oltre a farmi venire mille dubbi in più - è lui che non capisce o sono io che non sono stata abbastanza brava? - mi girano alquanto le scatole.
      D'altronde, però, fa parte del gioco: ciò che si scrive può finire nelle mani di chiunque, occorre essere preparati a commenti di ogni tipo.
      Fatto sta che io sento di aver reso quello che mi ero proposta ;-)

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  2. Omioddio XD
    Mi sto scompisciando dal ridere... anche se non è la reazione più giusta. Quindi gli errori grammaticali che ti venivano segnalati erano nei dialoghi? Mi domandavo, infatti, dove cavolo potessero essere...

    Al di là di questo, ottimo post, breve e conciso ma che illustra il concetto in maniera esemplare. Sai già che non sopporto trovare il tipico personaggio presentato come grezzo che poi, quando parla, usa il congiuntivo e parole come "qui", "affollata", "anziché", e via discorrendo, perciò non posso che dirmi pienamente d'accordo.

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    1. Ale: sai da cosa nasce il mio post e hai letto quello che mi è stato scritto e il romanzo cui si riferisce. Gli unici errori grammaticali presenti in quel libro sono nelle parti di dialogo e nelle parti dal punto di vista di "un certo personaggio" che tu conosci. Anche gli altri, per lo stesso principio qui illustrato del "sono giovani, usiamo un linguaggio immediato", si esprimono con uno stile che ha elementi colloquiali (es. frasi scisse e dislocazioni) ma la loro lingua è corretta.
      Quello che mi premeva, però, con questo post, era far vedere anche che gli "errori" di un personaggio come P2 si ritrovano non solo in quello che dice, ma anche nella descrizione della scena, perché se adotto la terza persona limitata, TUTTO è riportato con la lingua del personaggio.

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  3. (ottimo post)
    Io credo che chi fatica a capire questo genere di dinamiche, di stile, abbia da una parte una scarsissima esperienza di lettura (o magari ha letto una pila alta così di libri, ma tutti uguali), e dall'altra forse più dimestichezza con una certa manualistica che non con la narrativa.
    È come se ci fosse un solo modo di fare le cose, una procedura ISO9001 della narrativa.
    Ogni scarto dalla regole è un errore - mai una scelta stilistica.
    Eppure chi legge un minimo di fiducia in chi scrive dovrebbe averla, no?

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    1. Se queste persone avessero letto qualche manuale di quelli che intendo io, saprebbero come funziona una terza persona limitata.
      Detto questo, anche senza bisogno di studiare scrittura creativa, un lettore con un minimo di Q.I. dovrebbe avvertire la differenza tra "voce dell'autore" e "voce del personaggio punto di vista".
      (Grazie ^___^ )

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  4. Concordo su tutta la linea! ;)

    Michael D. Acciaio
    www.michaelrigamonti.it

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    1. ^___^ Sei lo stesso "anonimo" del commento di ieri?

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  5. Credo che la frustrazione, in un caso simile, sia automatica e anche comprensibile. Uno dei trucchi più belli della scrittura (da usare ma anche da vedere usato) è proprio quello di filtrare il mondo con gli occhi e il linguaggio di un personaggio. Non arrivare a capire che errori di grammatica o incongruenze nella storia sono frutto della parlata e della mente del personaggio in cui lo scrittore si è calato, beh, non fa per nulla onore a chi legge!
    Resisti e vai avanti, di gente diversamente furba o solo clueless è pieno il mondo ^_^'

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    1. Assolutamente. Io ho un amore viscerale per la terza persona limitata e quello che consente, trovo che sia il tipo di narratore che avvicina di più al testo, se ben gestita, ancora più della prima persona per certi versi. Io cerco di sperimentare diversi tipi di narratore, sia chiaro, ma soprattutto per i progetti lunghi... tpl all the way! ^___^

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  6. Interessantissimo post.
    Hai reso perfettamente la differenza, anche se il "ragazzo" del secondo dialogo deve essere per forza uno che vive d'espedienti? Potrebbe essere anche un figlio di papà che gioca a fare il duro sgrammaticato.
    Ma non importa, quello che importa è che la differenza del punto di vista è netta, fortissima.
    E concordo al 100% con te col fatto che uno scrittore non debba per forza utilizzare un linguaggio aulico, ma calarsi nella mente del personaggio e scrivere come lui pensa.
    PS: Lutulento potrebbe essere un fantastico nome di gatto snob e un po' cicciottello. "Vieni Lutu... la pappa"

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. Certo, potrebbe anche essere quel tipo di persona, anche se si fosse trattato del classico figlio di papà che vuole darsi arie da duro, ma credo che in quel caso lo avrei fatto parlare in modo ancora diverso: più che le sgrammaticature, avrei sfruttato un misto di presunzione - il tipo alla "lei non sa chi sono io", più che il diffidente cronico nei confronti dell'autorità che avevo in mente per questo P2 - e linguaggio da duro; non sgrammaticato, ma con qualche parolaccia sì.
      Io ho immaginato questi due personaggi così per renderli contrastanti su tutta la linea, pur mantenendo in comune la giovane età (troppo facile sarebbe stato scegliere un adolescente e un nonno, ad esempio).

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  7. Condivido in toto il tuo pensiero. Ho affrontato anche io critiche simili (più che altro si sono sbizzarriti sull'uso delle virgole. Mi chiedo se siano tutti docenti alla Crusca, i lettori del web.

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    1. Le critiche possono anche essere utile e io sono felice quando qualcuno mi dà consigli sensati. Ma devono parlare a ragion veduta... Io non mi metterei certo a dar consigli a un fisico nucleare, visto che so di non capire niente di quella materia!

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  8. Sono particolarmente d'accordo con questo:
    "Non arrivare a capire che errori di grammatica o incongruenze nella storia sono frutto della parlata e della mente del personaggio in cui lo scrittore si è calato, beh, non fa per nulla onore a chi legge!"

    Probabilmente la terza persona limitata è un concetto più difficile da afferrare di quel che si potrebbe pensare. Magari dipende solo da una scarsa attenzione del lettore X, che non si interroga sulla natura di "errori e incoerenze". Li vede fuori dal contesto, come dire, ed è subito lì pronto a segnalarli. Lo dico dal punto di vista di una affezionata usufruitrice della terza persona limitata (e temo incompresa, sigh!).

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    1. Eh. La tpl forse non è immediata come il classico narratore onnisciente che prende il lettore per la manina, ma accidenti, se il lettore "si lascia immergere" nella storia, dovrebbe riuscire a sentire la voce del personaggio-punto di vista. Io non ricordo di essermi mai fatta disorientare da una tpl...

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  9. E' la prima volta che capito sul tuo blog, quindi questo post è l'unica cosa che ho letto fino ad oggi. Devo dire che è stato molto interessante, nonostante la lunghezza, anche perchè a me piace scrivere a livello dilettantistico , su di un semplice blog personale , e non avendo tecnica (figurati, non sono nemmeno sicuro se sia corretto mettere la e dopo la virgola) queste "lezioncine" sono preziose. Ti dico comunque che è perfettamente chiaro che non si trattasse di errori di coniugazione e che anche se fosse... chissenefrega ;P
    fermo restando il rispetto verso il lettore cercando di non scrivere proprio in maniera indecente, sono i contenuti quelli che dovrebbero sempre prevalere... le critiche poste su ortografia ecc a mio personalissimo parere sono un po' stucchevoli, anche perchè tali errori della maggior parte dei casi sono dovuti alla fretta o a distrazione , fermo restando che sarebbe sempre opportuno rileggere prima di pubblicare. Solo che scrivere, almeno in questi amibiti, deve essere un piacere , pertanto anche qualora avessi sbagliato un congiuntivo mi sembra che farlo notare sia quantomeno poco elegante , soprattutto se ci sono altri elementi di cui discutere inerenti al contenuto del testo.
    ciao!
    ci si legge

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    1. Prima di tutto grazie per essere passato di qui e per i complimenti ^^
      Per quanto riguarda il resto, per me la conoscenza della grammatica è imprescindibile quando si vuole scrivere un libro o un racconto; conoscerla però vuol dire anche forzare o rompere le regole quando c'è un motivo (per esempio, rendere lo stile di un personaggio incolto). In genere dovrebbe essere chiaro quando il congiuntivo sbagliato o l'"a me mi", per dire, appartengono all'autore sprovveduto o al personaggio. Se il lettore è un minimo attento, certi fraintendimenti non dovrebbero verificarsi.
      A presto!

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