venerdì 15 giugno 2012

Voices

This chapter is about taking a look at all of the types of stories and the different voices we, as writers, adopt in order to tell these stories
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Dialogue - Techniques and exercises for crafting effective dialogue
Gloria Kempton

Ieri mi è capitato sotto gli occhi l'immagine che vedete sotto, uno dei soliti giochini di Facebook. Perditempo, più che altro; ma qualche volta hanno qualche utilità. Ad esempio, fornire lo spunto per questo post ^_^ Ovvero, la citazione in apertura.
Che, in fondo, si collega in parte a quello che scrivevo ieri sull'entrare nella pelle dei personaggi. Il libro di Gloria Kempton che ho citato è la mia lettura "manualistica" del momento, ma ancora non sono molto avanti e non posso dare un giudizio sul testo. Ma ho ritrovato fin dalle prime pagine un paragone che amo e che uso spesso anch'io, quello tra autore e attore che interpreta un personaggio.


Il problema (o la sfida, o la meraviglia?) è che lo scrittore si trova a dover gestire, di solito, almeno due o tre personaggi principali, oltre a un numero variabile di minori e di comparse; non parliamo poi di quando si scrive un romanzo collettivo, con tanti personaggi importanti (penso ad esempio a It o all'Ombra dello scorpione del buon Stephen King): solitamente anche in questo tipo di storie così "affollate" è possibile riconoscere un protagonista che spicca tra i numerosi co-protagonisti, aiutanti eccetera. Resta il fatto che l'autore dovrebbe:
- Rappresentare al meglio (e poi dirò due parole su quello che significa per me) il/i protagonisti, portando il lettore a empatizzare con loro
- Creare delle "spalle" credibili, personaggi secondari che non siano solo macchiette (o "tipi", ad esempio Il Migliore Amico, Il Genitore Stronzo ecc) utili a far risaltare il protagonista
- Possibilmente, rendere vividi persino le comparse, quelle che troviamo solo in una scena (il cameriere del ristorante, il tipo che chiede informazioni per strada e così via). Ovvio che di questi ultimi non si può fornire un background con vita, morte e miracoli, e nemmeno perdere una pagina a descriverli; ma azzeccare anche solo un dettaglio significativo, che li elevi a persone, non semplici manichini con appeso il cartello "Cameriere" o "Passante", è auspicabile.


Con i personaggi della prima e seconda categoria si può lavorare moltissimo, per quanto riguarda la caratterizzazione. Non pretendo di sviscerare tutto l'argomento in un post (anche perché il mio scopo non è fornire lezioni di scrittura creativa; se volete sapere come si usa la terza persona limitata, ad esempio, trovate già in rete un milione di articoli approfonditi a riguardo. Quello che desidero io è solo ragionare sulla mia esperienza, chiarire le idee a me stessa e confrontarmi con le vostre opinioni, sperando, chissà, una volta ogni tanto di fornirvi qualche spunto che vi sia utile). In questa sede vorrei piuttosto riflettere solo sulla "voce" del personaggio, ovvero sui suoi dialoghi (e pensieri), sul linguaggio che usa (e che si ripercuote non solo su quello che materialmente dice, ma su tutto ciò che si scrive dal suo punto di vista - ricordate quello che discutevo qui?)


Credo che non ci sia nulla di più difficile che rendere unica e distintiva la voce di un personaggio. Si tratta sia di evitare i dialoghi troppo verbosi - righe e righe di bla bla che nella realtà nessuno pronuncerebbe senza essere interrotto, a meno che non si tratti di un conferenziere; sia di evitare l'estremo opposto, ovvero dialoghi troppo simili al reale, ovvero disordinati, imbizzarriti, senza tensione, pieni di lungaggini e dispersioni inutili ("Be', cioè, io intendevo dire... ah, già, mi stavo dimenticando... hai presente Tizio? Ecco, be', dicevo, mi stavo dimenticando..." e frullati del genere); sia di trovare il delicato equilibrio che permette di sfruttare una possibilità preziosa del dialogo, ovvero fornire informazioni in modo più dinamico e meno noioso rispetto a quando si piazza mezza pagina di spiegazione-mattone, senza scadere in una forma di infodump ancora più grave, perché ridicola: se già è palloso leggere per dieci righe "Tizia era la figlia quindicenne di Caio e di Sempronia, aveva gli occhi così e i capelli cosà, le piacevano questo e quello", è palloso e irritante leggere "Tizio: 'Cara, hai visto nostra figlia Caia?" Sempronia: "Ah, da quando ha compiuto quindici anni le corrono dietro i ragazzi, con quei begli occhi così e i capelli cosà" eccetera.
Oltre a tutto questo, però, occorre curare allo spasimo la scelta delle parole, ma anche l'uso della grammatica, delle strutture linguistiche. Recupero l'esempio dei miei vecchi amici, Personaggio 1 e Personaggio 2 dal post WTF? (dove se volete trovate il frammento di dialogo completo): a domanda "E cosa ha visto poi?", le loro risposte erano

P1 - "Poco, nel senso che sono arrivato in fondo alla strada ed era già zeppa di gente..."

P2 - "Eh, ci sto arrivando. Sul momento non ho visto proprio un cazzo, cioè, era strapieno di gente..."

Uno risponde cortese, con l'ansia di spiegarsi, e usa termini più controllati come "zeppa di gente"; l'altro è più sul "non mi scassare", infila parolacce e parole più colloquiali come "strapieno", e così via. Di sicuro, non potremmo scambiare le due battute, perché P1 e P2 parlano in modo diverso.

Esempio banale e semplificato al massimo, lo so; ma giusto per far capire cosa intendo: quello che vorrei è che, se rimescolassi in un sacchetto tutte le battute di dialogo di un mio romanzo e poi ne facessi pescare una a caso, il lettore sia in grado di capire chi la pronuncia. Questo sarebbe l'ideale, ma insomma, è l'obiettivo cui tendere. E io non sento di conoscere davvero un personaggio finché non riesco a sentire la sua voce nella mia testa con una certa naturalezza. In prima stesura i dialoghi non saranno ancora caratterizzati in pieno, ma con le varie revisioni, dopo aver scritto tutta la storia, sarà possibile capire quando usare mangiare e quando pranzare, quando usare accidenti e quando cazzo!, quando scrivere Non è che ne sono sicuro di questo e quando Non è che ne sia sicuro e così via. Un aiuto  importante, soprattutto all'inizio quando la caratterizzazione è in fieri, è stabilire qualche particolarità evidente (ma non esagerata): un tic verbale, un vezzo, un'espressione ricorrente, un termine regionale se il personaggio viene da un luogo preciso che si può sfruttare in questo senso, e così via. Dà colore, rende le battute riconoscibili, e aiuta sulla strada del "Ok, Personaggio, conosciamoci meglio".


Sono tanti, tanti fili da intrecciare per ricavare l'arazzo giusto; o, cambiando metafora, è come far suonare un'orchestra senza sbavature, senza note stridenti, senza assoli imprevisti e fuori posto. Cosa i personaggi dicono, come lo dicono, quanto dicono... Tenere sotto controllo tutto sembra - ed è - un'impresa.
Ma nessuno ha mai detto che scrivere bene sia facile, no?



Like a scream but sort of silent

living off my nightmares
Voices repeating me
'Feeling threatened? 
We reflect your hopes and fears.'

On air:
Dream Theater, Voices


L'immagine viene da qui.

4 commenti:

  1. Cosa come e quanto i personaggi in un libro debbano parlare è un cavillo di ogni scrittore, ma non solo...Lavoro in una società di doppiaggio e, leggendo questo post, m'è venuto da sorridere al pensiero che, nonostante quando si tratti di "tradurre" i dialoghi di un film o simili, i personaggi li si ha già lì belli e pronti...beh, diventa comunque difficile per un adattatore mettergli le parole giuste in bocca e farli parlare in sintonia al proprio carattere. Ma credo d'essere giunta alla conclusione che per parlare attraverso qualcun altro bisogna soltanto "infilarsi" nei panni del personaggio e pensare come farebbe lui...sperando di non perdersi nella testa degli altri...!

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  2. Io lo vedo come una sorta di metodo Stanislavskij modificato e adattato. Ho trovato un manuale che parla proprio dei metodi della recitazione che possono essere utili a uno scrittore, è uno dei prossimi in lista ^_?

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  3. Non è affatto male allargare lo studio a settori che esulano dalla narrativa in senso stretto. Per esempio sui manuali di sceneggiatura trovi dei consigli che aiutano molto a visualizzare le scene. E per i personaggi, è bello sentire che più si scrive, più si riesce a sentire la loro voce, diversa da quella di tutti gli altri. Riuscire a renderla bene, poi, è un'altra storia...

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    1. Infatti. Ma si lavora per provarci ^_^ Quanto ai manuali dedicati a sceneggiatura, recitazione e così via, penso proprio che continuerò a interessarmici, una volta letto quello che mi sono già procurata.

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