mercoledì 11 luglio 2012

"Non perdo tempo a leggere"


Rimugino sull'argomento che sto per trattare da qualche tempo, in parte in seguito a questo post, in parte perché è un tema che mi sta molto a cuore; inoltre, proprio in questi giorni, il caso mi ha fornito un altro lampante esempio di un comportamento che, per me, è sinceramente incomprensibile. E sto parlando di un "costume" che affligge alcuni membri della categoria di cui più o meno faccio parte, quella degli "scribacchini".
Più ancora del classico "non leggo manuali di scrittura creativa a prescindere perché non voglio ingabbiare la mia creatività, per me la scrittura è guidata da ammore sole e cuore", che già è un atteggiamento che personalmente detesto (va bene, odiatemi), trovo assolutamente incomprensibile il rifiuto a priori di leggere. E intendo, avete capito bene, il rifiuto a priori di leggere tout court, perché... già, perché?


L'ho scritto spesso qui e altrove: se oggi scrivo, è perché ieri (diciamo ai tempi dei miei più vecchi ricordi, prima ancora delle elementari) ho iniziato a leggere - di più: ad amare la lettura. Se racconto storie, è perché amo leggerle e penso che la cosa più bella che potrei riuscire a fare sia donare a qualcuno le emozioni che un bel libro dona a me. Si dice spesso che in Italia "c'è più gente che scrive rispetto a quella che legge"; e infatti i manoscritti che arrivano agli editori sono, per la stragrande maggioranza, orripilanti; e anche una bella fetta di quelli che vengono pubblicati - magari da piccoli editori che non sanno neanche cosa sia un editor o cosa voglia dire davvero show don't tell*; ma anche dai grandi, a volte, eh...


Perché questa tirata? Perché l'altro giorno parlo con un'amica, che conosce un'Aspirante autrice con cui sono entrata indirettamente in contatto. Chiacchierando, cosa salta fuori? Che l'Aspirante di cui sopra ama ribadire, con orgoglio, come lei "non perda tempo a leggere, è impegnata a scrivere" (Capolavori con la C maiuscola, immagino). E prima ancora che io commentassi, la mia amica ha aggiunto: "Ho letto un suo racconto recente: scrive ancora come al liceo!" E stiamo parlando di un congruo numero di anni.
Non mi stupisce affatto un'osservazione del genere: senza confrontarsi con gli scritti altrui, senza nutrirsi di sperimentazioni, stili, possibilità, suggestioni, com'è possibile evolvere davvero? Certo, si cresce e si cambia come persone, ma scrivere è qualcosa di più dal semplice "immaginare". Così come è impossibile migliorare nella scrittura buttando giù due parole ogni tanto, allo stesso modo scrivere senza leggere equivale a... dipingere limitando la propria "tavolozza di colori" sempre alle stesse, poche tinte.


Per quello che penso io, scrivere dovrebbe essere un percorso continuo, la pratica costante, la ricerca infinita. Lo studio da una parte, l'esercizio dall'altra, e insieme a tutto questo la lettura: questi sono i tre "cibi" che possono nutrire lo scrittore. Io sono un'eterna insoddisfatta e un'eterna curiosa, e forse proprio per questo mi rendo conto di quanto la mia scrittura sia cambiata - dai tempi del liceo, ma anche soltanto dal 2008, quando sono uscite le mie prime pagine "ufficiali", che ora io riscriverei da capo, e non mi vergogno ad ammetterlo: perché la mia sensibilità, la mia competenza, il mio "occhio" è cambiato. Non scherzo se vi dico che da allora a oggi, ogni anno ha segnato per me profondi passi avanti - il che non vuol dire che io sia "soddisfatta", e possa quindi fermarmi, ma semplicemente che sì, ho ancora una strada infinita da percorrere, però almeno l'ho già intrapresa, non mi sono mai fermata, ho riempito un metaforico zaino di strumenti, mappe, scorte per il viaggio, e mi sono messa in cammino. E leggendo quello che ho scritto nel 2009, nel 2010, nel 2011, noto di volta in volta i cambiamenti, vedo quello che ho imparato, e intuisco ciò che ancora devo studiare, provare, raggiungere. Nel mio piccolo, facendo del mio meglio.


Che poi, intendiamoci: non basta leggere molto per essere "intelligenti" (passatemi la definizione semplicistica, ma ci siamo capiti). Però aiuta... Non solo a scrivere, ma anche ad abituarsi alla curiosità, a porsi domande, a non accontentarsi, a vincere la pigrizia mentale - che è il peggior nemico delle persone in generale, e dello scrittore in particolare.


* Il famoso/famigerato show don't tell. Fonte di una percentuale impressionante delle discussioni sulla scrittura. Odiato da molti "Aspiranti-però-io-i-manuali-non-li-leggo", sta incontrando un destino nefasto: viene a volte citato come "importante" a prescindere, "perché non si può dire il contrario, perché fa figo", da Aspiranti che dimostrano clamorosamente di non avere minimamente idea di cosa significhi - gli stessi che parlano di quanto sia importante la grammatica, sbagliando i congiuntivi. E si auto-fregiano del titolo di Veri Scrittori.
Nota alla nota: lo so che questo porta a e tu che parli tanto pensi di essere perfetta? No. Per carità. Ma ci provo, a migliorare, so quali sono i miei limiti, e so quando voglio mostrare, quando scelgo di "dire" (il meno possibile, ma consapevolmente, almeno), e mi auto-insulto ogni volta che rileggo le miei ennemila stesure perché non mi sento mai "abbastanza brava". Perciò ditemi pure che rompo i coglioni, quando parlo di queste cose - ma si parla solo di ciò che ci sta a cuore, no? Altrimenti che senso ha un blog? - però non ditemi che faccio la presuntuosa.

Immagine da Pinterest.

12 commenti:

  1. Come ho scritto anche di là, secondo me è impensabile scrivere senza amare la lettura. Non riesco neanche a immaginare come possa venire in mente di scrivere qualcosa se non dopo aver letto molto. Anzi, forse mi piace più leggere che scrivere (e infatti il rapporto in pagine tende a infinito).

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  2. Bellissimo post, non posso che essere d'accordo con te.

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  3. Ma poi, come si fa a non amare la lettura, non riesco a capirlo... O_o

    Vabbè, forse siamo noi gli strani rimasti indietro.
    Questo mi fa sentire molto vintage.

    E fiero, ma è un altro discorso.

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  4. Argomento affrontato ormai su tutti i blog che si occupano di narrativa, compreso il mio defunto "31 Ottobre".

    La domanda mia, mai risposta, è:
    Se non leggi e non ami leggere, cosa mai ti ha spinto a iniziare a scrivere?

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  5. Nono aggiungo altro, visto che credo di aver già detto tutto nel mio post. E tu, giustamente, hai finito il discorso colmando quello che avevo tralasciato io.
    Non si può scrivere senza amare la lettura, è un puro controsenso e assolutamente illogico!

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    1. Concordo!
      E grazie anche a tutti i commentatori precedenti, scusate se arrivo in ritardo a rispondere ^___^

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  6. Mi trovo come sempre d'accordo con te in ogni singola parola.

    Michael D. Acciaio

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  7. Mi chiedo che senso possa avere lo scrivere senza leggere. Affermazioni come quella della scrittrice in erba che hai citato se non fossero così profondamente ridicole e deprimenti sarebbero da non considerare nemmeno!

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    1. Infatti dubito che la persona in questione esprima questi parere in pubblico. Ma, come dire... lei è superiore, lei è Artista, e le case editrici sono brutte e cattive se non la capiscono.
      Vabbe', no comment.

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  8. Mi sa che sia un delizioso prodotto dell'idea che lo scrittore sia un genio (più o meno maledetto, ma se è un po' maledetto fa più figo) e che qualunque cosa si frapponga tra lui e l'espressione del suo estro sia un oltraggio. Inutile dire che chi la pensa così dà per scontato di esserlo, un genio...
    Però niente di strano: una ragazza mi ha chiesto cosa fare per pubblicare il romanzo che aveva scritto, e io le ho suggerito di tentare il confronto su qualche forum, di studiare un po', di provare a ottenere qualche valutazione dai siti che la offrono gratuitamente... Beh, molto tranquilla mi ha risposto che non le interessa migliorare, vuole solo pubblicare il suo romanzo così com'è. Evviva!

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    1. A me uno ha detto "non mi interessa che parole si usano, voglio solo che la storia sia emozionante". Non viene il dubbio che la storia è emozionante SE si scelgono le parole giuste?... Vabbe'.

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