giovedì 26 luglio 2012

"Sono in una fase un po' così"

Girellando per internet si perde un sacco di tempo, ma a volte si pescano anche cose interessanti. Ho trovato l'immagine qua sotto nel blog di Austin Kleon (anche se, in coda, riporto la fonte originale). A commento, veniva citato un altro post di Maureen McHugh, dove si dice:

I don’t outline. Outlining is for hacks. I believe in the difficult but fulfilling process of finding my novel as I write it; letting inspiration and the shape of what I’ve already written shape what comes next. Which is why I’ve thrown this novel out five times already.

Outline, scalette, schemini, programmazione. Tutte quelle cose con le quali litigo sovente. Come già vi raccontavo in questo post, so quanto sarebbe bello avere una scaletta dettagliata davanti, che mi dica esattamente dove andrà a parare ogni scena e quante scene occorreranno per arrivare da A - incipit - a B - epilogo. Sarebbe bello, sì, tutte quelle volte in cui mi incaglio, in cui navigo a vista, in cui mi rendo conto di aver aggiunto eventi/problemi/personaggi imprevisti e cazzo, s'hanno da risistemare tutte le previsioni.
Perché non ci riesco? In fondo, quando inizio un romanzo ho sempre in mente sia il punto di partenza che quello d'arrivo. Che ci vuole a immaginare per benino quello che sta in mezzo?

Eh.
Sticazzi.

Sì, in coda ai miei file c'è sempre un abbozzo di traccia (disordinata). Nel notes tento prime versioni di archi di trasformazione del/dei protagonista/i. Quando ho più personaggi da seguire, che si trovano in posti diversi e compiono azioni diverse, compare addirittura "La Tabella" (proprio così, con le maiuscole), ovvero colei che mi salva da infiniti "ma in che giorno siamo? Quand'è che X incontra Y? Ah, no, deve prima fare questo e parlare con Z!" eccetera eccetera. La Tabella riporta i giorni della storia, i diversi personaggi e ovviamente gli incastri necessari per la trama, tutti i "cosa succede ora".
La Tabella tuttavia compare in genere quando sono già a buon punto e ho le idee chiare. Invece, quando sono in Prima Stesura (sì, oggi abbondo con le maiuscole), ho un enorme problema che mi impedisce tutti quegli schemi utilissimi, fighissimi e sovranamente antistress: metà delle cose che accadono nella storia, le invento mentre scrivo.

Sì, quando inizio una scena so dove voglio andare a parare. E magari ho fin da subito in mente tre, quattro, cinque punti fondamentali da toccare, che ne generano altri, e così via. Ma poi, che il Comprimario di turno decida all'improvviso di essere una persona del tutto diversa (e migliore) rispetto a quello che avevo immaginato, e di diventare importante, be', io me ne accorgo mentre. Che tutta una serie di richiami e rimandi si siano accumulati nelle pagine senza (quasi) che me ne accorgessi, e ehi, meglio sfruttare la cosa, me ne accorgo mentre. Che l'Antagonista sia tipo da fare non solo quello, che è già abbastanza grave, ma anche quest'altro, che è terribile, ehi, me ne accorgo solo mentre!
E diciamolo, è fantastico quando i pezzi del puzzle s'incastrano alla grande. Il mio inconscio, a volte, ne sa più di me, di questo mestiere.

Ma scrivere, come vi ripeto sempre (starò invecchiando?) è (anche) una fottuta fatica. Naturalmente poi ci sarà da limare, spostare, tagliare, aggiustare, aggiungere, correggere: frasi, episodi, personaggi eccetera. Soprattutto, le divine ispirazioni che mi aiutano a portare a casa la Prima Stesura (sì, è un modo elegante per dire "mo' vado a istinto, lascio fare ai personaggi, e vediamo che idea hanno loro perché sennò non se ne esce") non arrivano certo con il tre per due. A volte occorre fermarsi a rimuginare qualche giorno (uno, due, cinque, dieci, sono comunque troppi quando friggo per continuare). A volte occorre sbattere la testa contro il muro. A volte occorre rispolverare schemi, ripensare personaggi, ritornare agli archi di trasformazione, e accorgersi poi, magari, di aver combinato un pasticcio dopo l'altro.


Ed ecco lo schema qui sotto. Che illustra splendidamente le fasi che attraverso anch'io, quando lavoro a un nuovo progetto. Da ehi, che figata assurda! a ok, è un casino, ma ne vale la pena, fino a fa tutto schifo! Non arriverò mai alla fine!, fino alla lenta risalita lungo la china del vedo la luce! Ancora uno sforzo! Per poi giungere al gran finale, che per me significa cambiare idea ogni mezz'ora: però è davvero una bella storia e sono così contenta di questo e quest'altro! No, in realtà fa schifo, ohccavolo, ma è scritto in maniera orrenda! Dai, però in realtà non è niente male come prima stesura, e quello che non va si aggiusta! Accidenti ma questo non funziona proprio, ma come ho fatto a scriverlo?


Eccetera eccetera eccetera.


Al momento, sono in attesa di una delle divine ispirazioni di cui sopra. O forse solo di ritrovare lo sprint, di fidarmi e osare, nella testa del Personaggio B, che non conosco affatto bene come il Personaggio A. Forse intimorita dal fatto che sssì, so "cosa accadrà", ma a grandi linee. So come finirà, ma il tema, l'argomento, la vicenda sono ostici. Aggiungete casiniscazziproblemistressstanchezza, e avrete il quadro, più o meno.
Posto che casiniscazziproblemistressstanchezza non dovrebbero modificare il sacro "nullo die sine linea*". E quindi è meglio che ricominci a muovermi, perché le storie non si scrivono da sole e l'ispirazione non si aspetta: si fa arrivare.


* E magari anche "nullo die sine un migliaio di parole almeno CHIARO?"

Immagine dal blog di Maureen McHugh.

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