giovedì 5 luglio 2012

Therapy?

Writing is a form of therapy; sometimes I wonder how all those who do not write, compose, or paint can manage to escape the madness, the melancholia, the panic fear, which is inherent in the human condition.
Graham Greene

Inner demons. I demoni interiori. sono davvero questi che spingono le persone a scrivere? Io non credo - anche, ma non solo. A volte ci si scorda che un libro, prima che critica sociale, temi importanti, sfide intellettuali, è una storia. Per come la vedo io, credo che il puro, semplice, primario & primitivo piacere di raccontare, e di emozionare, sia la prima molla all'origine di qualsiasi esperienza di scribacchino, che si sia autori alla prima storia breve o romanzieri con decine di pubblicazioni alle spalle. Se penso a me, non parto mai dal "voglio scrivere una storia che parli di [inserire tematica]". Parto piuttosto dal "cosa succederebbe se?" Il what if, gli eventi, insomma, il conflitto, e, inestricabilmente collegati, i personaggi cui quel conflitto e quegli eventi capiteranno.

A quel punto, durante la progettazione, la stesura, le ennemila revisioni, emergeranno poi naturalmente il tema o i temi forti, la sostanza profonda, tutto ciò che può rendere una storia da "particolare" a, in qualche modo, "universale", e che, insieme all'empatia per i personaggi e alle emozioni dell'"avventura", avvincono il lettore e rendono la lettura un'esperienza preziosa e piena di sfaccettature e di livelli. E quei temi, sempre basandomi sulla mia esperienza, spesso riflettono non solo qualcosa che ha colpito l'autore nel presente, ma anche quegli inner demons, tutto ciò che ha reso lo scrittore la persona che è - interessi, ricordi, traumi. Emergono quasi da soli, in modo naturale - o almeno così dovrebbe essere: ficcarli dentro a forza perché "così scrivo roba profonda" non funziona e denuncia la propria artificiosità fin da lontano, in genere. Emergono in modo così naturale che spesso io stessa mi accorgo di cosa le storie riflettono di me solo dopo due o tre revisioni, frammenti nascosti e intrecciati alla storia "evidente": non un "substrato", ma un "sub-sub-substrato".

E sono sicura che scrivere mi consenta di risparmiare un sacco in sedute da strizzacervelli. Non solo perché consente di riflettere su se stessi, di scoprire quello che davvero si pensa e si sente, di raccontarsi cose di sé che non si sanno coscientemente; ma anche perché, diamine, scrivere fa star bene. Dico sempre che è "una fottuta fatica", ed è vero, se lo si vuole fare bene, se si ragiona ore su una singola pagina, se si studia e si rimugina e si accumulano revisioni su revisioni. Ma è anche bello - uno sfogo, un divertimento, un giro sulle montagne russe, un viaggio, un'emozione, meglio di un film... nei momenti migliori, meglio di qualsiasi altra cosa. Nei momenti migliori, è il mio "quiet place", come dicevo ieri, è un'avventura vissuta insieme ai personaggio, ed è il mio angolo di gioia per scordare ansie, paure, sofferenze. Magari schiaffandole nero su bianco e sbattendomele in faccia. Ma dandomi il coraggio di venirci a patti, in qualche modo.


Fonte della citazione iniziale: qui. Immagine: qui.

5 commenti:

  1. Un tempo un ragazzo mi disse che scrivere viene più naturale quando ci si trova in uno stato d'animo agitato. E io, personalmente, credo molto ai miei inner demons, che ora devono essere in vacanza.

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    1. E scrivere, nei momenti migliori, crea anche agitazione, "caos interiore". Non lo addomestica, ma insegna a cavalcarlo.

      Forse non sono in vacanza gli inner demons, forse lo è l'ispirazione? Se fosse così, acchiappala e falla tornare!

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  2. Che cosa c'è da dire di più?
    Nulla u.u

    A parte che questi demoni interiori...a volte sembrano più angeli custodi, visto il dono che ci fanno.

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    1. Che cosa c'è da dire di più?
      Nulla u.u


      Addirittura? ^___^

      A parte che questi demoni interiori...a volte sembrano più angeli custodi, visto il dono che ci fanno.

      Vero anche questo! E poi è giusto condividere un po' di sofferenza con i personaggi, mica bisogna far star male sempre solo loro!

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  3. Fa stare bene.
    Esorcizza i demoni interiori.
    Giorni giorni con una storia in mente, la scrittura è un antibiotico per le ossessioni letterarie.
    E' un portale sulle storie che vorremmo vivere, ma possiamo soltanto mettere su carta.
    E' purgativo, ci permette di portare le emozioni più sopite a calmarsi.
    E' divertente.
    La scrittura tiene compagnia.
    La scrittura si accompagna alla musica, o al caffè, o a qualche altra bizzarra abitudine non necessaria ma essenziale.

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