sabato 8 settembre 2012

Storia vera - 2

Qualche tempo fa vi avevo raccontato una storia. Una storia vera, accaduta sotto i miei occhi: protagonisti una ragazza, un bambinetto vivace, una madre esausta, età diverse, origini diverse, persone diverse che si sono incontrate al di là di ogni differenza.

Oggi ve ne racconto un'altra, di storia. Siamo di nuovo in un posto qualsiasi - una strada, un bus, un treno, un parco, scegliete quello che preferite. Gente, tanta: persone che vanno e vengono, giovani e vecchi, uomini e donne, di ogni razza e stile. Ognuno pensa ai fatti propri, ognuno insegue i propri impegni, e chissà cosa si aspettano dalla giornata che sta per finire.
Io sono in disparte. Leggo. Come in quei video dove una persona si muove a velocità normale, e tutte quelle intorno invece sono velocizzate. Persa in pensieri e domande, anch'io, una pagina letta, qualche minuto con lo sguardo che vaga intorno senza fermarsi su niente. Tranquillità fremente, stress controllato.
E poi sbraaang.
Un cellulare. I System of a Down come suoneria, altissima. Non ho riconosciuto il brano, ma la chitarra era incazzata, la voce di Serj Tankian incalzante, una mazzata improvvisa che ha fatto sussultare tutti, una sferzata di energia e adrenalina. Io e gli sconosciuti intorno alziamo la testa verso la fonte del rumore.
Un insospettabile giovanevecchio, quei trentenni che hanno già l'aria dei loro padri, il tipico colletto bianco insomma: capelli cortissimi, viso anonimo, perfetto completo giacca, cravatta e camicia linda.
Come si dice, l'abito non fa il monaco?

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