sabato 29 settembre 2012

Walking in a dream

La mia passione per la musica è una costante. Con grandi classici, scoperte, riscoperte, periodi di totale mania per un gruppo/disco/brano. Con le ost, le "colonne sonore" che compongo per le storie che sto scrivendo - in genere una canzone sola per un racconto, una playlist di dieci-venti canzoni per un romanzo.
Periodicamente, ritorno a questo o quel gruppo, lasciato da parte magari per mesi se non anni; e allora è sempre bello vedere quale impressione fanno certe canzoni, in quale modo "parlano" ora la melodia e le parole, come si adattano al momento che sto vivendo e così via.
E a volte basta davvero poco, a scatenare la scintilla.

Ad esempio, qualche giorno fa Socia Vale pubblica sulla mia bacheca di Facebook alcuni pezzi dei Dream Theater (stravedo per alcuni loro album, altri mi hanno deluso, altri non li ho ancora proprio sentiti). Ne ascolto uno. Ne ascolto un altro.
Digito Dream Theater nella casella di ricerca del mio iTunes.
Ed è la fine.

Un circolo vizioso che questa settimana (e ancora per chissà quanto - un giorno, una settimana, un mese?) mi ha catturato. In particolare per alcuni brani che ho finito per ascoltare a ripetizione. Perché avevano il mood giusto; perché dicevano le parole giuste; per entrambe le cose. La musica agisce entrandomi sotto pelle, catturando cuore e cervello insieme, e non scherzo se dico che, a volte, è stata addirittura salvifica - sapeste quante notti insonni ho superato grazie all'iPod che mi distraeva dai pensieri angoscianti. Sapeste quante volte cantare mi ha aiutato a liberarmi di grumi di fiele che avevo incastrati in gola.

E poi, ditemi se non è destino: proprio nel momento esatto (true story: non sto scherzando) in cui ascolto Wait for sleep, l'altro giorno, mi arriva un messaggio privato su Facebook di Gianluca Santini, presente con un racconto nell'antologia Caduti, come me: un messaggio che dice da poco ho letto il tuo racconto. Mi è piaciuto molto, per come è strutturato e per il finale molto di impatto, soprattutto la chiusura, la frase conclusiva, che è veramente eccezionale. Inutile dire che questi piccoli segni del destino mettono di buon umore anche quando la giornata è storta o stressante.
Come si chiama il racconto? Wait for sleep, intitolato così, come ho specificato in nota, proprio per la canzone. Perché? Perché il brano racchiude esattamente l'atmosfera che volevo imprimere al racconto (le note iniziali per me sono le gocce di pioggia del temporale con cui si apre la storia).

Standing by the window

Eyes upon the moon
Hoping that the memory
will leave his spirit soon...

... E così via.


Ma di questa canzone amo anche - mi dice molto - il resto delle liriche: She has too much pride to pullthe sheets above her head, So quietly she lays and waits for sleep. She stares at the ceiling and tries not to think, and pictures the chains she's been trying to link again, But the feeling is gone. And water can't cover her memory, And ashes can't answer her pain. God give me the power to take breath from a breeze, And call life from a cold metal frame. In with the ashes or up with the smoke from the fire, With wings up in heaven or here, lying in bed...

Un altro mio must è l'immortale Pull me under, che mi fa sempre cantare - vi ho mai detto quanto amo cantare? ^^ - nel punto in cui LaBrie canta Watch the sparrow falling, Gives new meaning to it all, If not today nor yet tomorrow, then some other day, I'll take seven lives for one... ed è un'esplosione, un fiotto d'adrenalina.
Ma potrei citare anche Surrounded, Learning to live, Wither... tante, tante canzoni davvero, raffinate e passionali, complesse e cariche d'emozione, quando la tecnica e l'istinto dei Dream Theater riescono a coniugarsi nel modo migliore.
Tra tutte, ne scelgo una che mi ha sempre affascinato, insolita, misteriosa e magnetica, Space dye vest. Malinconica da strappare il cuore, ogni volta che la sento mi sembra che mi stia scorrendo nelle vene insieme al sangue, ed è così fin da quando li ho scoperti, grazie a mio fratello... uff, una dozzina di anni fa almeno.

There's nothing to keep me sane
and it's all the same to you
There's nowhere to set my aim
so I'm everywhere
Never come near me again
do you really think I need you
I'll never be open again, I could never be open again.
I'll never be open again, I could never be open again

2 commenti:

  1. Scusa se te lo dico, ma Space Dye Vest, se non sono preparato ad ascoltarla, mi ammazza. Forse perché è proprio alla fine dell'album?

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    1. Mica devi scusarti! Io la adoro, ma proprio perché è particolarissima (e da tagliarsi le vene, al momento sbagliato, ma a me piace la musica così ^^).

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