giovedì 4 ottobre 2012

Always


Always?
Always.
Sto sempre scrivendo. Durante i sogni. Mentre cucino. Mentre guardo un film - e magari me ne perdo un pezzo perché sono finita "altrove". Prima di dormire - sempre i miei ultimi pensieri sono per quel personaggio, quel pezzo di trama, quella scena che mi scorre davanti come su uno schermo. Mentre vado in giro, con l'iPod nelle orecchie. Mentre cammino e i minuti passano così rapidi che sembra me ne sia mangiati dieci o quindici senza nemmeno accorgermene. Solo così. A scrivere nella mia testa.
A rimuginare, insomma. A coccolare la prossima scena in programma per quando potrò davvero sedermi al pc. A pensare frasi - che poi devo annotare, altrimenti, quasi di sicuro, non le ricorderò "esattamente" come le avevo pensate.
Per esperienza, so che è meglio che non parli, di storie e personaggi, se non con le Ineffabili Socie o poche altri selezionatissimi. Perché potrei annoiare. Perché potrei sembrare mezza matta. Perché non tutti capiscono che...


Sapeste quante volte mi è stato detto, che, magari sull'onda dell'entusiasmo per una nuova idea, "parto in quarta" e travolgo la gente, ad esempio quando, nel bel mezzo di una chiacchierata al pub, mi si illumina il viso, esclamo qualche variante più o meno volgare di eureka! (in genere un diretto ohccazzoeccocome!) oppure prendo un respirone che resta mozzato, sorrido e, dopo un attimo di sospensione, acchiappo il notes e comincio a scrivere. (A mia discolpa, in genere prima di fiondarmi ad annotare l'Idea Improvvisa, l'Illuminazione A Lungo Attesa o il Dettaglio Da Non Scordare dico anche "scusate un attimo, eh, ma se non me lo segno subito..." E in fondo, il romanzo che sto scrivendo ora è nato proprio dal rimuginare durante una serata al pub.) E se ho l'occasione di raccontare qualcosa e narrare un pezzo di storia, o una scena buffa con qualche protagonista strampalato, be', il rischio è sempre che lo sguardo gentile che mi viene rivolto non sia attenzione, ma compassione.

La cosa positiva è che riesco a distinguere tra le due, e in genere ormai riesco ad autocensurarmi. D'altronde, perché dare perle ai porci? (Quando ci vuole ci vuole). E non voglio nemmeno sconvolgere le persone che conosco poco e, poverine, potrebbero rimanere confuse e stordite.
Perciò, anche se una parte di me sta sempre scrivendo, ne parlo in realtà raramente, per non stressare, per non annoiare, per non seccare, a meno che non mi trovi con le persone giuste. Non mi frega più delle persone che non comprenderanno mai quanto rigirarsi le parole nella testa sia importante, o che la mente non è fatta a compartimenti stagni e non posso impedire che tutto quello che vedo e sento e provo filtri nelle storie, o, viceversa, che storie e personaggi siano sempre con me anche quando faccio altro. Chiedermi di bloccarmi, quando immagino e inseguo idee labili che forse stanno per trovare corpo, sarebbe come chiedere a un pittore di non portarsi in vacanza nemmeno una matita e un blocco per gli schizzi. Non posso impedirmi di programmare mentalmente una difesa anti-zombie quando entro in un palazzo, come non posso impedirmi di immaginare fantasmi, mostri e misteri dietro ogni scricchiolio nel silenzio.

Preferisco perciò pensare a quando invece gli amici ignari sono interessati e mi chiedono di più, perché mi accorgo, dai loro sguardi, di essere riuscita a trasmettere almeno un po' dell'elettricità che mi anima. A quando so che le mie stranezze, la testa fra le nuvole, le battutacce a sproposito giustificate con un "scusa, in questo periodo ho sempre in testa un personaggio molto sarcastico e a volte lui commenta nella mia testa quello che succede", sono accettate e comprese. A quando parlo con le Socie e non c'è più bisogno, be', di fingere che i personaggi non siano "reali", di quella realtà peculiare delle creature che ormai hanno acquisito vita propria e cercano di farsi sentire anche quando non devono.
Lo so, ci vuole pazienza con gli scribacchini in generale e con me in particolare. Non l'ho mai negato... In fondo, ho un migliaio di mondi a cui badare e per farvelo capire posso offrirveli; ma a ognuno giudicare se ne vale la pena.

To those who understand, I extend my hand
To the doubtful I demand, take me as I am
Not under your command, I know where I stand
I won't change to fit your plan, Take me as I am


On air:
Dream Theater, As I am
Immagini da Pinterest.

5 commenti:

  1. Io ho smesso... o meglio, quando mi chiedono cosa sto scrivendo, mi limito a dire il genere e poco altro. E i miei amici ringraziano! :)

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  2. Sai bene come la penso :)
    Desaparecido è sempre impegnato con altre realtà e altri mondi. Sta sempre dando retta a qualcuno: la percentuale di cervello ingaggiata con la Realtà tende ad essere bassina. (Se poi questo qualcuno ha pure l'accento british, beh, la percentuale dedicata alla realtà cola a picco ^^)

    Il mio cervello riceve gli stessi commenti che si sentono fare agli insegnanti: "Potrebbe fare molto meglio, ma non si applica". Poverino, è che quando ci prova si annoia a morte e io con lui. Per seguire una conversazione noiosa mica avrò bisogno del 100%, no? ^^ E non parliamo di lavoro: lì è come essere nel Dreamatorium di Abed e Troy (se non sapete di che parlo, filate subito a guardare Community! non sapete cosa vi perdete ^^)

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    1. Desaparecido ha perfettamente ragione! Seguo la sua stessa tattica ^^

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  3. So very true, Aislinn.
    Anche io racconto continuamente storie nella mia mente.
    Spesso nemmeno mi accorgo di farlo e quando me ne rendo conto ho già scritto metà di una storia, nel silenzio della mia mente.

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    1. Per tacere di tutti i personaggi che mettono becco e vogliono dire la loro nei momenti meno opportuni...

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