giovedì 8 novembre 2012

Bram


Ecco il doodle che ci presenta Google oggi. Naturalmente li riconoscete: Renfield, Seward, Van Helsing, Lucy tra le braccia di Arthur, Quincey, Mina, Jonathan, le tre vampire... e Dracula, of course. Oggi è l'anniversario numero 165 della nascita di Bram Stoker (8 novembre 1847 - 20 aprile 1912), l'irlandese che ha creato - o meglio, dato vita, ahah - a una delle figure iconiche per eccellenza della letteratura mondiale, il conte Dracula, appunto.

Tengo molto a parlarne, perché Dracula è stato uno dei miei primi colpi di fulmine da lettrice, nonché l'origine di una delle miei primissime manie, quella per i vampiri. Ebbene sì: "Salve, mi chiamo Aislinn e ho un problema". Ho letto per la prima volta il romanzo di Stoker nel 1995, a tredici anni, in un'edizione particolare, questa:


splendida non solo per l'aspetto - un tomo di verafintapelle nera, con le scritte dorate, la carta ruvida, le livide illustrazioni di Satty - ma anche e soprattutto per le note di Leonard Wolf, che, mentre leggevo, mi hanno fatto scoprire una quantità di notizie, curiosità, dettagli su Stoker, sui suoi personaggi, sui luoghi, sul folklore vampirico.
Perché tutto parte da lì, in fondo. Dracula nasce, come vuole l'aneddoto, da un incubo di Stoker ed è costruito su una mescolanza di folklore e storia. Storia perché il protagonista è ispirato al principe Vlad Tepes, l'Impalatore, ma anche perché la credenza in queste creature è così radicata che non sono poche le prove storiche di villaggi dove la gente terrorizzata riesumava i corpi di presunti vampiri e provvedeva a decapitarli, distruggerli e così via; e non lontano nel tempo, ma ancora nel diciottesimo secolo, e non chissà dove, ma in Europa, soprattutto nell'est; ancora oggi a volte si rinvengono cadaveri con il classico paletto nel torace, o con il cranio sfondato ritualmente, o sepolti proni in modo che, in caso si fossero risvegliati e avessero scavato per uscire, sarebbero sprofondati ancora di più anziché riemergere. Vampiri, vrykolakas, nachzerer, e poi lamie, streghe... creature che, con innumerevoli varianti, infestano le mitologie di tutto il mondo e di ogni epoca, succhiando il sangue, o l'energia vitale, o divorando i corpi, o cibandosi di neonati. Si potrebbe scrivere un saggio (e infatti ne trovate in vendita innumerevoli) solo per sviscerare questi aspetti e molti altri.
Su tutto questo ho letto parecchio, per anni, e ancora cerco saggi, approfondimenti, testimonianze; sono questi i vampiri che ho sempre amato, quelli del folklore e dell'antropologia; perché, in effetti, di vampiri letterari, a parte Dracula, ho trovato poco che mi soddisfacesse. Stoker non è stato il primo autore a scrivere di un nosferatu; tra i predecessori di solito citati abbiamo Polidori con Il vampiro ispirato alla figura di Byron; l'insostenibile Varney il vampiro di Rymer e Prest, immenso feulleiton ottocentesco pubblicato di recente da Gargoyle in tre parti (letta la prima, metà della seconda, poi mi sono momentaneamente arresa; trovate la mia recensione qui); la bellissima Carmilla di Le Fanu, dalle suggestioni saffiche. E inutile ricordare quanti hanno seguito le loro orme, fino alle aberranti sdolcinature dei giorni nostri. Perché sì, il vampiro è sempre stato figura dalla profonda, trasgressiva e disturbante carica erotica, ma da qui a farne lo strafigo perennemente in calore, e sostanzialmente innocuo al di là dei bollori che suscita, ce ne passa.

Quello che amo dei vampiri è la contraddizione tra umanità passata e mostruosità presente. La loro pericolosità; per come la vedo io, che un vampiro possa ricordarsi di essere stato umano e non essere "malvagio" in senso stretto non significa che segua la morale comune e sia "buono" o "affidabile"... Sì, ho scritto di vampiri. Non solo in Goodbye to romance, il racconto nell'antologia I vampiri? Non esistono..., che voleva essere una riaffermazione del vampiro "bastardo" e una presa in giro dei cliché paranormal romance, oltre a un omaggio all'originale Ammazzavampiri-Fright Night degli anni Ottanta, ma anche per un progetto più lungo, che mi sta accompagnando da anni - primo tentativo urban fantasy quando ancora non si chiamava così, modificato, tagliato, riscritto, sviluppato, rivisto innumerevoli volte, cresciuto con me insomma. Vedremo come andrà. Per ora, so che adoro stare con questi personaggi.
In fondo, tutto per colpa di Stoker.

Curiosità sull'autore e sul doodle nel blog di Ferruccio. Nei prossimi giorni, se può interessarvi, vi posterò una piccola "bibliografia vampirica" con qualche consiglio di lettura.

4 commenti:

  1. Risposte
    1. Vero! Ti ho pensato per via del post sull'effetto farfalla che hai scritto, questo è il classico esempio di articolo scritto al momento, mentre in realtà avevo programmato altro ^^

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  2. Altro libro che ho sullo scaffale e non ho mai letto. :(

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