mercoledì 7 novembre 2012

Lynda Hilburn - The Vampire Shrink

La settimana scorsa ho letto un romanzo che mi è stato prestato, ancora inedito in Italia: The vampire shrink di Lynda Hilburn. Da amante dei vampiri "di una volta", sono diffidente fino al patologico quando si parla di romanzi post-Twilight, ancora di più se poi si tratta di paranormal romance, neanche di horror o gotico. Tuttavia, mi sono sforzata di leggere il romanzo senza pregiudizi. Dopo tutto, qualche romance ogni tanto m'è capitato per le mani, e ai primissimi che ho letto, da piccola, sono perfino rimasta nostalgicamente affezionata. Scrivendo urban fantasy & dintorni, poi, sono l'ultima persona che può permettersi supponenza nei confronti di un genere. Quindi, ho letto il romanzo volentieri.

La trama si può riassumere in breve: Kismet Knight, psicologa, prende in cura un’adolescente convinta che i vampiri esistano e frequentino un locale della loro città, Denver.
Inizialmente, Kismet indaga sull'infanzia della ragazza e crede si tratti di semplici fantasie, tutt'al più ipotizza il pericolo di adulti che alimentino la sua illusione e approfittino della sua fragilità. Poiché trova intrigante la materia, Kismet decide di proporsi come «Psicologa dei vampiri» e prendere in cura i numerosi giovani fissati con le creature della notte, per poi magari scrivere un libro. Nonostante la bizzarria della scelta, l'interesse dei media e le telefonate minatorie di Fratello Luther, un fanatico religioso, i clienti cominciano ad arrivare.
Ben presto però la faccenda si rivela più complicata di quel che Kismet credeva. Prima la dottoressa conosce Devereux, l'affascinante master della comunità di vampiri, di cui Midnight è infatuata, e che provoca in Kismet un turbine di sensazioni travolgenti. Poi, un'amica di Midnight, Emerald, viene aggredita e quasi dissanguata e la dottoressa deve portarla d'urgenza all'ospedale, dove incontra Alan Stevens, un eccentrico ma affascinante agente dell'FBI, disinvolto e sicuro di sé, che sta indagando su una catena di omicidi: le vittime vengono dissanguate. Più tardi, un altro vampiro, Bryce, la assale, sia fisicamente che con i suoi poteri ipnotici, e solo l'intervento di Devereux salva Kismet... E così via.

Giudizio finale? A mio parere, si tratta del classico esempio di idea graziosa e malamente sprecata. Le prime scene sono riuscite a interessarmi: la protagonista, che racconta in prima persona, condisce la storia con un piacevole senso dell'umorismo, e le sue sedute di terapia con Midnight, adolescente fissata con i vampiri, sono ben costruite. Si percepisce che anche l'autrice è psicologa e conosce ciò di cui racconta.
Tuttavia, la storia si sfalda presto in una sarabanda di momenti romance senza particolare originalità (sì, ci sono le scene di sesso; sì, la protagonista è concupita da praticamente qualsiasi maschio, umano o non morto, in circolazione, e anche se si trova ben presto divisa tra due possibili partner, conclude solo con uno, come da tradizione; e sì, quell'uno è perfetto sotto tutti gli aspetti: bellissimo, affascinante, dotato di forza sovrumana ma anche colto, raffinato, ricchissimo). E tutto questo erotismo così insistito, da "ogni scusa è buona per eccitarsi", invece che coinvolgere finisce per annoiare, quando non si scade nel ridicolo involontario o nell'inverosimile.
Ma, in fondo, è romance, no? Tralasciamo quindi la monomania sessuale dei personaggi e guardiamo al resto. L'intreccio avventuroso procede per colpi di fortuna, deus ex machina, coincidenze, idiozie e interventi provvidenziali di vampiri super-strong; e c'è spazio per un pastiche di credenze e atmosfere new age e neopagane (le scene dei rituali sono un'accozzaglia di effetti speciali grossolani che ben presto sommergono il tentativo di creare un'atmosfera mistica, con elementi «wiccan & dintorni» fusi insieme a un armamentario magico alla Harry Potter). Così come l'universo gothic è pure parecchio banale e descritto con superficialità, dando per scontato che dietro il vestirsi in un certo modo ci sia chissà quale «problema» (e, mi spiace, la cosa risulta decisamente irritante, almeno per me che vesto total black).
I «cattivi», poi, sono fastidiosamente macchiettistici: il super-bellissimo-eccetera vampiro Bryce, innamorato respinto dall'altro macho vampiro Devereux, sa solo pronunciare scontate minacce e mostrarsi perennemente in calore (be', destino comune più o meno a tutti i personaggi maschili e non solo), e viene sconfitto, alla fine, in maniera sbrigativa, dopo non pochi momenti di WTF?; non un antagonista che verrà rimpianto. Oltre tutto, non c'è neanche yaoi...
L'altro malvagio, Lucifer o Luther, avrebbe potuto essere un'idea più interessante – è un vampiro, eppure è anche un maniaco religioso (in questa veste, rappresentato come un fanatico del tutto cliché); è un serial killer afflitto da personalità multiple, ma l'autrice non mi sembra avere le doti per rendere giustizia al personaggio. Né per reggere un intreccio: personaggi scompaiono dimenticati quando non servono più, forse anche perché la protagonista è fin troppo presa dai suoi problemi per rivolgere un pensiero a chi non la sta direttamente corteggiando al momento. Inoltre, la Hilburn ripete e spiega senza alcun pudore c'è che ha già mostrato appena prima, affidando alla narrazione di Kismet il compito di chiarire nodi di trama e fatti già evidenti; ma se la protagonista non è un genio, non è detto che anche i lettori difettino di intelletto e memoria.
Dulcis in fundo, la protagonista, appunto. La dottoressa Mary Sue... ops!, Kismet Knight spreca ben presto il credito che ha guadagnato nei primi capitoli e si rivela la solita insopportabile eroina bellissima – ma lei si sente taaanto insicura ed è socialmente impedita – dietro alla quale tutti corrono, che tutti i «buoni» appoggiano e ammirano e che tutti i «cattivi» minacciano, «perché sì». Spesso e volentieri la logica delle sue azioni è quanto meno scricchiolante; e a uno scetticismo portato avanti a oltranza, al punto di snervare il lettore almeno quanto il classico «idiota in soffitta» dei film horror, si unisce un'incredibile incapacità di capire quello che chiunque – lettore compreso, ahimè – afferrerebbe in un lampo: cosa vogliono i cattivi, l'identità dei personaggi «misteriosi» e così via. I stood frozen, feeling like a helpless idiot dice a pagina 431: be', il sentimento è giustificato, verrebbe da risponderle. Anche perché perfino il tocco umoristico dei suoi commenti, alla fine, si ripete uguale a se stesso e stufa. E l'indipendente Kismet Knight, nonostante le proteste, si ritrova preda dei soliti maschi che non si sono accorti di vivere nel Ventunesimo secolo e, fino alla conclusione, poco combina, a parte accettare complimenti, scoprire la propria dirompente sensualità ed essere salvata. Girl power, insomma...
In conclusione: certo è possibile trovare di peggio, nel filone paranormal romance da Twilight in giù; e certo il libro potrebbe piacere a qualche fanatica del genere. Ma c'è proprio bisogno di un altro romanzo sui vampiri supersexy e perennemente arrapati? Spero di no.

Nel sito dell'autrice trovate alcuni estratti, naturalmente in inglese.



2 commenti:

  1. Wow! Davvero uno di quei romanzoni che non si possono perdere! In effetti, si sente proprio la mancanza di questo genere di storie in libreria. Voglio dire... ce ne sono *così poche* che *spero proprio* che lo portino anche da noi! Non vedo l'ora. Eh già...

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  2. Era in offerta sul Kindle Store a 0.99€ l'altro giorno. E non l'ho comprato! Non li vale!

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