venerdì 9 novembre 2012

Your character's story, not yours

L'altro giorno, postando i miei umili two cents su The Vampire Shrink, mi è tornata in mente una frase che ho evidenziato sul manuale della Kress e che cerco di tenere sempre ben presente.

It is your character's story, not yours
da Characters, emotions & viewpoints, Nancy Kress, p. 221.

Su questa semplice osservazione si potrebbe scrivere un saggio intero, ma oggi voglio soffermarmi su un paio di aspetti. "La storia del tuo personaggio, non la tua storia", dice la Kress. Per quanto mi riguarda, è una verità da tenere ben presente sia per quanto riguarda l'aspetto stilistico, sia per quanto riguarda quello della caratterizzazione.

A mio parere, lo stile più efficace è quello invisibile: ovvero, quello che avvince il lettore, lo coinvolge, è preciso, ricco, fantasioso, tecnico, sa "mostrare" ecc ecc... ma non si fa notare. Il testo scorre e il lettore ha la sensazione che per l'autore scriverlo sia stata una piacevole scampagnata senza problemi? Benissimo! Dietro poi ci sono ore, mesi, anni di fatica, sconforto, ripensamenti, limature, tentativi e modifiche - in una parola: revisione. Ma non è necessario che il lettore lo sappia, anzi. La storia deve parlare per sé, deve catturare il lettore e permettergli di immergersi totalmente nella vicenda; non attirare l'attenzione su quando lo scrittore sia bravo. Mi riferisco insomma al fictive dream di cui parla il meraviglioso Gardner: lo stile non deve intromettersi tra il lettore e il "sogno" che sta vivendo, identificandosi con i personaggi e palpitando per loro. Il che non significa essere sciatti, o costringersi a evitare i virtuosismi: significa saper dosare gli ingredienti della scrittura, essere consapevoli di quando usare un certo "trucco", di quando infilare una metafora, di quando invece essere secchi e rapidi e così via. Se, per esempio, nel bel mezzo di una scena di combattimento, concitata, veloce, emozionante, ci si infila una poetica metafora in linguaggio aulico, la frase in sé potrà anche essere splendida, ma il lettore probabilmente penserà WTF? Avrà l'effetto di una doccia fredda, distrarrà. Io, poi, trovo particolarmente fastidiosi gli autori che infarciscono le proprie frasi di termini raffinati, magari addirittura antiquati, per mostrare quanti paroloni conoscono e che conoscono il lessico manzoniano. Come sopra, non dico che sia vietato usare parole insolite o uno stile elegante; ma al momento giusto e soprattutto in base all'efficacia, alle necessità del testo, all'espressività, all'atmosfera, non "tanto per". Al servizio della storia, non del proprio ego.

Per quanto riguarda invece la caratterizzazione, ecco il motivo del riferimento a Vampire shrink a inizio post. Molti autori - alle prime armi ma non solo - finiscono infatti per creare protagonisti che, in realtà, sono solo le versioni "ideali"di loro stessi: il giovincello appassionato di D&D che indossa i panni del super guerriero muscoloso e fortissimo, la timida che si identifica nell'eroina bellissima, sexyssima, tosta eccetera. Non significa che ogni eroe nasca per questo motivo; e in genere, quando accade, è una stortura inconsapevole. Ma è (anche) così che vengono fuori le Mary Sue e i Gary Stu; ed è qualcosa che il lettore percepisce "a pelle". Mi è capitato proprio con Vampire shrink: non si trattava semplicemente del fatto che sia la protagonista che l'autrice sono psicologhe (uno scrittore d'altronde narra - anche - di ciò che ha intorno nella vita quotidiana), ma della fortissima sensazione che l'eroina bellissima fosse la proiezione della sua creatrice, l'incarnazione di un "vorrei". Che forse è inevitabile: in fondo, da scribacchina mi diverto da pazzi, nel vivere le storie che scrivo infilandomi nei panni - in genere disfunzionali, ehm - dei miei personaggi, e meno male. Il lettore sa percepire anche quando lo scrittore si diverte, e se questo manca, come può la storia essere efficace? Il problema si ha quando il "vorrei" fagocita la personalità del protagonista, appiattisce la caratterizzazione e alla fine lascia solo un manichino nelle mani dell'autore, non la creatura viva che spesso ficca nei guai il povero scrittore perché ha la sua idea su come la storia debba andare e non ha nessuna voglia di obbedire.
Anche qui: it's your character's story, not yours.

2 commenti:

  1. I personaggi sono vivi e qualche volta sfuggono al controllo dello scrittore. Per fortuna.

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    1. Sono i migliori, quelli che cercano di fare di testa loro. Sono così vivi che ti danno idee più interessanti e trovano soluzioni più intriganti di quelle che avevi previsto ^^

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