martedì 31 luglio 2012

Libri & film

Ormai anche i sassi sanno del mio smisurato amore per World War Z - La guerra mondiale degli zombie di Max Brooks. Leggetelo, leggetelo, leggetelo. Leggetelo anche se non vi piacciono gli zombie, l'horror e il fantastico. Leggetelo e poi mi darete ragione.

Arriva quindi la notizia che ne verrà tratto un film, e cosa pensare? Be', come prima cosa accidente, è un libro complicatissimo da trasporre! Speriamo che non ne traggano una ciofeca inguardabile. Speriamo, speriamo, speriamo!


Ora: lo so che è presto per giudicare, non c'è nemmeno un trailer. Ma un articolo come questo, nonché alcuni altri letti in passato, già mi fa capire che il film non c'entrerà un tubo con il romanzo. Brad Pitt protagonista, moglie da salvare, compagno d'armi? Bleaaah! Zombie veloci? Ma porca puttana, allora perché chiamare il film World War Z se con il libro non c'entra più nulla? Qui non si tratta di adattare un romanzo, di fare alcuni cambi, come, ad esempio, per Il Signore degli Anelli. Questo mi puzza di solita hollywoodianata che appiattirà qualsiasi elemento di originalità e profondità presente nel libro. Allora tanto valeva ispirarsi ai romanzetti da spiaggia di Loureiro (recensiti qui e qui). E dire che non sono un'intransigente che va a criticare il regista se il personaggio X indossa una maglia rossa anziché nera nella scena Y.
Estremo Pessimismo & Assoluto Fastidio.
Spero di essere smentita, ma non ci credo per niente.

Immagine da Pinterest.

lunedì 30 luglio 2012

Libri [Turn The Page]

Questo lunedì ripesco un vecchio test in merito alle abitudini di lettrice. Rispetto alla prima volta che l'ho compilato, un paio d'anni fa, le risposte sono ancora abbastanza attuali, anyway le ho aggiornate dove serviva. Non è una catena, perciò non devo dedicarmi alle temute nomination. Enjoy!


Test preso da qui: http://tuttiimieilibri.blogspot.com/2010/12/test-letterario.html?spref=fb e da qui http://onwriting.altervista.org/pagemaster-897.html
Come scegli i libri da leggere? Ti fai influenzare dalle recensioni?
Scelgo frugando in libreria e sui siti, Anobii su tutti, ma non solo. Leggo le recensioni, ma le prendo con le molle e cerco di confrontarle tra loro per ricavarne un giudizio più completo. Con un occhio di riguardo per quelle scritte dalle persone fidatissime e competenti:-)
Dove compri i libri: in libreria o online?
Entrambe le cose. In libreria quando non resisto, on line per quelli in inglese dall'estero, in offerta, rari. Adesso che c'è Amazon.it sono rovinata...
Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro o hai una scorta?
Ne ho scaffali interi, in attesa...
Di solito quando leggi?
Prima di dormire, nelle pause, sul treno, nelle sale d'attesa, mentre aspetto che l'acqua bolla... ovunque.
Ti fai influenzare dal numero di pagine quando compri un libro?
No.
Genere preferito?
Urban fantasy, horror, classici, romanzi di ogni tipo, poesia, saggistica... Sono onnivora.
Autore preferito?
Tolkien, Stoker, Wilde, Austen, Pratchett, King, Max Brooks... e tanti altri.
Quando è iniziata la tua passione per la lettura?
Da bambina, con le elementari se non prima. Ricordo Piccole donne, forse il primo libro che mi è stato regalato, e poi il Diario di Anna Frank, mio nonno che mi leggeva una vecchissima copia di Pinocchio... Da lì non ho più smesso.
Presti i tuoi libri?
Sì, a persone fidatissime. E se le persone non sono più che fidate le "bracco" finché il libro non torna sano e salvo!
Leggi un libro alla volta o riesci a leggerne diversi contemporaneamente?
Quasi sempre più di uno, magari un romanzo e un saggio insieme, o un paio di romanzi di diversa lunghezza e un manuale...
I tuoi amici/familiari leggono?
Quasi tutti sì.
Quanto impieghi mediamente a leggere un libro?
Dipende da tanti fattori: lunghezza, impegni, se il libro "prende" o no, se me ne capita sotto mano un altro che mi interessa di più... Da un giorno solo ad anni!
Quando vedi qualcuno che legge, ad esempio sui mezzi pubblici, sbirci il titolo del libro?
Ovviamente sì.
Se tutti i libri al mondo venissero distrutti e potessi salvarne uno soltanto, quale salveresti?
Oddio che domanda. Non posso salvare un ebook reader colmo di testi? Sarebbe una scelta troppo dolorosa.
Perchè ti piace leggere?
Per porre domande e cercare risposte, per vivere tante vite, per appassionarmi, per divertirmi, per ridere, per piangere, per conoscere persone meravigliose, per non smettere mai di dubitare, per migliorare, per sognare...
Leggi libri in prestito o solo libri che possiedi?
In genere solo libri miei. Non li prendo più in biblioteca perché ci soffro troppo, a restituirli! Qualche volta leggo ebook, ma non ho ancora un reader quindi per ora sfrutto ancora di più il cartaceo.
Quale libro non sei mai riuscita a finire?
Penso sempre che non si tratta di "abbandoni", ma di "interruzioni". Momentanee. Magari il momento dura anni, ma prima o poi...

Hai mai comprato libri solo per la copertina? Cosa ti colpisce delle copertine?
Solo per le copertine no. Mi piacciono le grafiche misteriose, fantasiose, suggestive, ma sono secondarie rispetto al contenuto.
C'è una casa editrice che ti colpisce particolarmente? Perchè?
Tutte le case editrici pubblicano meraviglie & orrori. Non promuovo e non boccio nessuno a oltranza (parlando solo delle case editrici serie, ovvio).
Porti i libri ovunque o li tieni al sicuro in casa?
Li tengo in casa, ma quando viaggio, anche solo per una mezz'oretta di treno, ne ho sempre uno o due in borsa o in valigia.
Qual è il libro che ti hanno regalato e che hai maggiormente apprezzato?
Ardua scelta, non saprei!

Come scegli un libro da regalare?
Controllo le librerie su Anobii, indago discretamente sui gusti e i desideri, mi baso sul mio intuito.
La tua libreria è ordinata secondo un criterio particolare?
Divisione multipla: per letteratura (greca, latina, italiana, inglese, francese ecc) e per generi, e all'interno di queste macro-categorie sono divisi per autore in ordine cronologico. Le eccezioni sono autori di cui ho così tanti libri che hanno un loro settore a parte (ad esempio, King).
Quando leggi un libro che ha delle note, le leggi o le salti?
Se sono solo note con il testo originale, o con indicazioni bibliografiche, sbircio veloce o salto; se contengono aggiunte, chiarimenti, osservazioni ecc le leggo.
Leggi eventuali introduzioni, prefazioni, postfazioni o le salti?
Leggo, in genere prima del romanzo. Adoro le note degli autori, scoprire cosa lo scrittore raconta della propria opera, di com'è nata, dei suoi retroscena.

domenica 29 luglio 2012

BiancaCessa e il CacciaGnokko

Lo giuro. Ci avevo sperato.
Ci avevo sperato, in questo film. Ok, c'è la Monoespressiva Kristen Stewart-Biancaneve. Ma il trailer sembra figo. Charlize Theron promette bene come stronz... ehm, come strega. E poi c'è Chris Hemsworth, e diciamolo, dopo Thor, dopo soprattutto The Avengers, di Chris Hemsworth c'è sempre bisogno.

Illusa.

E dire che ne ho lette, di recensioni positive di questo... "film". Mah. Sarò incontentabile io.
Fatto sta che posso passare sopra a una certa magniloquenza baroccheggiante che mi sa tanto di fumo e poco di arrosto: in fondo, la Theron è isterica al punto giusto e algida quando serve, e come strega (ma ancora di più come una Bathory, direi) la vedo bene. Vogliamo sfruttare un'ovvia cornice di natura che perisce durante il regno della malvagia regina? D'accordo. E i costumi sono splendidi. Gli effetti speciali sono ben fatti. La "confezione" c'è.
Solo che poi iniziano i guai.
Tralasciamo pure l'inesistente recitazione della Stewart, perennemente a bocca aperta: in fondo, in questo film raggiunge anche una seconda espressione, durante la battaglia finale, il rictus di sfida (che però le distorce il collo come se gliel'avessero tirato). Quello che non va è proprio un'idiozia congenita di fondo che annulla qualsiasi credibilità alla storia. La protagonista è un'inutile Mary Sue che tutti i cattivi vogliono morta e tutti i buoni venerano "perché sì". Le illogicità abbondano, in una geografia alquanto confusa: non solo perché si passa dall'inverno innevato alla primavera assolata nel giro di un giorno (e non ditemi che è la natura che si risveglia per l'intervento della PrinciCessa, perché al massimo lei fa sbocciare un paio di fiori, non certo sciogliere i ghiacci), ma anche perché non si capisce che giri facciano i personaggi: lei & il CacciaGnokko ci mettono una vita a raggiungere l'accidenti di duca alleato (o quel che era), passando attraverso, immagino, mille deviazioni, d'accordo, ma William l'innamorato va dal suddetto territorio alleato a quello dei cattivi in tre secondi netti, per poi vagolare qua e là con i ridicoli cattivi (se tanto già state stuprando il Medioevo, perché mantenete proprio quell'osceno taglio da paggetto per il fratello della cattiva? E perché al CacciaGnokko riveli di averlo fregato prima che faccia ciò che vuoi, anziché aspettare il momento in cui non potrà più crearti problemi?) Parentesi vagamente Miyazakiana con il gigacervo sacro, nel bel mezzo del regno delle fate... che un cattivo qualsiasi riesce ad attraversare senza che nessuno se ne accorga per andar a lanciar frecce proprio al momento giusto! Ma checcazzo di spiriti abitano lì? Non uno che dia l'allarme?
E poi mi tocca vedere dei signori attori (Bob Hoskins, Ian McShane, Nick Frost...) a far la parte dei nani - per la serie ah, già, ci sono pure i nani, tocca infilarceli - che aiuteranno l'esercito a penetrare con facilità imbarazzante nel castello della cattiva (memorabile la cavalcata mentre dal castello arrivano fior di frecce, con i cavalieri che per lo più agitano a vuoto la spada - senza nessun nemico davanti, ancora - solo per sprecare energie, anziché, chessò, provare a usare i fottuti scudi per ripararsi). Regina cattiva che naturalmente si fa sconfiggere dalla Monoespressiva nonostante la palese superiorità, perché... be', perché sì. Non certo per le supreme abilità guerriere di una che, da quand'era marmocchia, ha passato almeno otto anni in una cella e ne è uscita l'altroieri. Una che convince tutti a seguirla in guerra (indovinate?) perché sì, perché lei "è di sangue reale", perché è "l'Eletta" meglio di Neo, e perché compone discorsetti d'incitamento alle future truppe a dir poco deliranti. Per non parlare dell'odiosissimo lieto fine in cui la ragazza cui la strega ha "risucchiato" la bellezza, rendendola una vecchia rugosa, voilà, è di nuovo giovane e bella perché... perché sì, cazzo! Solo perché la strega è morta? Troppo comodo, signori miei. Ci mancava solo che facessero pure resuscitare il nano spacciato.
Insomma, un film progressivamente insostenibile. L'occasione di dare una rilettura dark della fiaba, che avrebbe anche potuto essere interessante, buttata nel cesso senza rimpianti.

E no, in modo del tutto arbitrario, la solita locandina non la metto. Visto che l'unica cosa che non ha offeso lo sguardo nel film è lui, vi beccate solo il poster del cacciatore. To'.

Nota: grazie a Socia Sam per il CacciaGnokko, mentre BiancaCessa è paternità mia ^___^ Non perdete anche la sua recensione qui.


sabato 28 luglio 2012

30 personaggi di libri... o quasi

... Che è un argomento migliore delle Cinquanta sfumature di vari colori, no? Anche se Fifty shades ha avuto almeno il pregio di fornirmi una comoda frase fatta per future battute & tormentoni (in particolare per sfottere le "imprese" amorose del protagonista del mio romanzo-in-fieri-attualmente-fermo-ma-cazzo-devo-rimettermi-a-scrivere).
Anyway, lo spunto viene da questo post del blog Senzaerroridistumpa. L'idea sarebbe di evocare trenta personaggi di romanzi amati, ricordati, con i quali si è sofferto e gioito. Non è facile, perché ho amato moltissimo libri di cui però non citerei i personaggi qui, e ho adorato personaggi in romanzi complessivamente non memorabili. Io ve ne presento di meno, circa la metà, ma sono quelli che davvero non riesco a scordare. Mi rendo conto di aver citato pochi, pochissimi classici, ma che posso dirvi? Tanto per fare un esempio, apprezzo (nonostante tutto, nonostante la distanza stilistica, l'ideologia ecc) I promessi sposi, ma non mi sentirei di includere uno dei suoi personaggi (per quanto magari ben caratterizzato) in questo elenco, che non vuole essere di "figure di spicco della letteratura", ma solo di personaggi che hanno colpito me in modo speciale, in qualche momento della mia vita.

1 - Jo March da Piccole donne di Louise May Alcott. Uno dei primi libri che ho letto, maschiaccio amante dei libri con la quale mi sono sempre identificata.
2 - Aislinn (eh be'... coff coff) nel Lupo e la colomba di Kathleen Woodwiss. Primo historical romance che abbia letto (prima di stufarmi, abbastanza rapidamente, del genere, quand'ero ancora giovanissima). Ma sono rimasta affezionata al libro, alla protagonista indomita e ribelle, al suo lui Wulfgar (maschione da prendere a craniate sui denti, a volte, e tuttavia con un suo lato tenero e sofferente, capace di scatenare il più radicale istinto da crocerossina, e com'è ovvio sexy da morire).
3 - Bastiano Baldassarre Bucci dalla Storia infinita di Michael Ende, uno dei miei libri preferiti di sempre.
4 - Stu Redman (ma potrebbe essere anche Larry Underwood, Fran Goldsmith, Nick Andros, e pure quel tizio inquietante, Randall Flagg) da quel meraviglioso libro che è L'ombra dello scorpione di Stephen King. Da questo e da It, le figure memorabili sarebbero davvero tante.
5 - Elizabeth Bennett da Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen.
6 - Mini da All'ombra del salice di Ruth White, un piccolo grande libro (Gaia Junior, quella sì che era una collana splendida!) che ancora amo moltissimo.
7- ... così come amo Mel e la sua omonima protagonista, sempre Gaia Junior, stavolta Liz Berry è l'autrice. Romanzi "per ragazzi" che meritano di essere letti anche da adulti.
8 - Dracula, l'originale, da, be', ovvio, Dracula di Bram Stoker. Giusto per far piazza pulita del novanta per cento dei vampiri che sono venuti dopo, al cinema o in letteratura.
9 - Scuotivento e la Morte, dalla saga del Mondo Disco di Terry Pratchett. Che è un genio, punto.
10 - Crowley, da Buona Apocalisse a tutti!, di Terry Pratchett (sì, ancora) e Neil Gaiman. Uno di quei libri che ho adorato, che devo assolutamente rileggere, e che dovete leggere anche voi, ora che è stato ristampato.
11 - Zaphod Beeblebrox da Guida galattica per autostoppista (e gli altri libri della saga) di Douglas Adams. Se fosse vero, sarebbe da tenersene a distanza di sicurezza. Leggendolo, accidenti, che adorabile, folle bastardo che è!
12 - Aragorn dal Signore degli Anelli di Tolkien. Niente da fare, ho sempre avuto un debole per lui. Ci sarebbero anche due o tre figure che mi hanno colpito moltissimo nel Silmarillion, ma è difficile considerarlo un romanzo vero e proprio, quindi vada per lui.
13 - Peter Pan (serve specificare da che romanzo?). Grazie, James Matthew Barrie: non posso dire altro che grazie.
14 - William Stendhal nelle Cronache marziane di Bradbury. Lo so, non è un vero e proprio romanzo, e il personaggio compare solo in uno dei racconti che compongono il libro, Usher II. Ma leggetelo, se già non lo avete fatto. Brividi.

Poi dovrei menzionare almeno due o tre personaggi di un romanzo ancora non uscito... Non mio, tranquilli: non sono così presuntuosa da auto-citarmi in un post del genere. Ma è un libro che ho la fortuna di conoscere anche se al momento in fieri.
Perciò, quando potrò finalmente vedere concluso "quel certo romanzo" di "una certa persona" che in questo momento si trova a pochi metri da me, be', quegli adorabili "loro" sono inclusi nell'elenco, con posto d'onore: sono riusciti nel miracolo di diventare per me vivi e presenti quanto "i miei ragazzi", quei personaggi delle mie storie che se ne vanno in giro per la mia testa e per casa mettendo becco su tutto e infestando le mie giornate; per questo non potrò mai scordarli e smettere di tifare per loro.




L'immagine di Zaphod viene da qui.

giovedì 26 luglio 2012

"Sono in una fase un po' così"

Girellando per internet si perde un sacco di tempo, ma a volte si pescano anche cose interessanti. Ho trovato l'immagine qua sotto nel blog di Austin Kleon (anche se, in coda, riporto la fonte originale). A commento, veniva citato un altro post di Maureen McHugh, dove si dice:

I don’t outline. Outlining is for hacks. I believe in the difficult but fulfilling process of finding my novel as I write it; letting inspiration and the shape of what I’ve already written shape what comes next. Which is why I’ve thrown this novel out five times already.

Outline, scalette, schemini, programmazione. Tutte quelle cose con le quali litigo sovente. Come già vi raccontavo in questo post, so quanto sarebbe bello avere una scaletta dettagliata davanti, che mi dica esattamente dove andrà a parare ogni scena e quante scene occorreranno per arrivare da A - incipit - a B - epilogo. Sarebbe bello, sì, tutte quelle volte in cui mi incaglio, in cui navigo a vista, in cui mi rendo conto di aver aggiunto eventi/problemi/personaggi imprevisti e cazzo, s'hanno da risistemare tutte le previsioni.
Perché non ci riesco? In fondo, quando inizio un romanzo ho sempre in mente sia il punto di partenza che quello d'arrivo. Che ci vuole a immaginare per benino quello che sta in mezzo?

Eh.
Sticazzi.

Sì, in coda ai miei file c'è sempre un abbozzo di traccia (disordinata). Nel notes tento prime versioni di archi di trasformazione del/dei protagonista/i. Quando ho più personaggi da seguire, che si trovano in posti diversi e compiono azioni diverse, compare addirittura "La Tabella" (proprio così, con le maiuscole), ovvero colei che mi salva da infiniti "ma in che giorno siamo? Quand'è che X incontra Y? Ah, no, deve prima fare questo e parlare con Z!" eccetera eccetera. La Tabella riporta i giorni della storia, i diversi personaggi e ovviamente gli incastri necessari per la trama, tutti i "cosa succede ora".
La Tabella tuttavia compare in genere quando sono già a buon punto e ho le idee chiare. Invece, quando sono in Prima Stesura (sì, oggi abbondo con le maiuscole), ho un enorme problema che mi impedisce tutti quegli schemi utilissimi, fighissimi e sovranamente antistress: metà delle cose che accadono nella storia, le invento mentre scrivo.

Sì, quando inizio una scena so dove voglio andare a parare. E magari ho fin da subito in mente tre, quattro, cinque punti fondamentali da toccare, che ne generano altri, e così via. Ma poi, che il Comprimario di turno decida all'improvviso di essere una persona del tutto diversa (e migliore) rispetto a quello che avevo immaginato, e di diventare importante, be', io me ne accorgo mentre. Che tutta una serie di richiami e rimandi si siano accumulati nelle pagine senza (quasi) che me ne accorgessi, e ehi, meglio sfruttare la cosa, me ne accorgo mentre. Che l'Antagonista sia tipo da fare non solo quello, che è già abbastanza grave, ma anche quest'altro, che è terribile, ehi, me ne accorgo solo mentre!
E diciamolo, è fantastico quando i pezzi del puzzle s'incastrano alla grande. Il mio inconscio, a volte, ne sa più di me, di questo mestiere.

Ma scrivere, come vi ripeto sempre (starò invecchiando?) è (anche) una fottuta fatica. Naturalmente poi ci sarà da limare, spostare, tagliare, aggiustare, aggiungere, correggere: frasi, episodi, personaggi eccetera. Soprattutto, le divine ispirazioni che mi aiutano a portare a casa la Prima Stesura (sì, è un modo elegante per dire "mo' vado a istinto, lascio fare ai personaggi, e vediamo che idea hanno loro perché sennò non se ne esce") non arrivano certo con il tre per due. A volte occorre fermarsi a rimuginare qualche giorno (uno, due, cinque, dieci, sono comunque troppi quando friggo per continuare). A volte occorre sbattere la testa contro il muro. A volte occorre rispolverare schemi, ripensare personaggi, ritornare agli archi di trasformazione, e accorgersi poi, magari, di aver combinato un pasticcio dopo l'altro.


Ed ecco lo schema qui sotto. Che illustra splendidamente le fasi che attraverso anch'io, quando lavoro a un nuovo progetto. Da ehi, che figata assurda! a ok, è un casino, ma ne vale la pena, fino a fa tutto schifo! Non arriverò mai alla fine!, fino alla lenta risalita lungo la china del vedo la luce! Ancora uno sforzo! Per poi giungere al gran finale, che per me significa cambiare idea ogni mezz'ora: però è davvero una bella storia e sono così contenta di questo e quest'altro! No, in realtà fa schifo, ohccavolo, ma è scritto in maniera orrenda! Dai, però in realtà non è niente male come prima stesura, e quello che non va si aggiusta! Accidenti ma questo non funziona proprio, ma come ho fatto a scriverlo?


Eccetera eccetera eccetera.


Al momento, sono in attesa di una delle divine ispirazioni di cui sopra. O forse solo di ritrovare lo sprint, di fidarmi e osare, nella testa del Personaggio B, che non conosco affatto bene come il Personaggio A. Forse intimorita dal fatto che sssì, so "cosa accadrà", ma a grandi linee. So come finirà, ma il tema, l'argomento, la vicenda sono ostici. Aggiungete casiniscazziproblemistressstanchezza, e avrete il quadro, più o meno.
Posto che casiniscazziproblemistressstanchezza non dovrebbero modificare il sacro "nullo die sine linea*". E quindi è meglio che ricominci a muovermi, perché le storie non si scrivono da sole e l'ispirazione non si aspetta: si fa arrivare.


* E magari anche "nullo die sine un migliaio di parole almeno CHIARO?"

Immagine dal blog di Maureen McHugh.

martedì 24 luglio 2012

Playlist del periodo

Come vi dicevo ieri, periodo di latitanza dal blog. Ho troppe cose per la testa, capacità di concentrarmi prossima allo zero, tant'è che anche la scrittura ne risente, e lo slancio che mi ha fatto superare le ventimila parole in un paio di settimane si è arenato. Da "ho troppi post da scrivere per tenerci dietro" a "naaa, non ho voglia di parlare di niente".
Ma occorre riprendersi.
Ma occorre concentrarsi.
Ma occorre focalizzarsi.
Ma non esistono scuse.

Perciò, via di playlist - perché tra i mille motivi per cui adoro il mio iPod & fedele iTunes collegato, c'è anche il fatto di potersi creare tutte le liste, le ost, le selezioni che voglio. In genere creo colonne sonore legate alle storie, oppure personali greatest hits e best of di gruppi che amo; a volte, raggruppo le canzoni a seconda del periodo, quelle che mi ossessionano per qualche settimana, che rispolvero dopo tempo, che descrivono un certo mese. Al momento, ad esempio, alcune provengono dalla ost del romanzo-in-fieri (la zombesca - ma no, non sto scrivendo di zombie - Dead end degli In Flames, che sarebbe un'ottima ost per un telefilm come The Walking Dead, se The Walking Dead fosse fatto bene; ma anche la loro Take this life), altre sono la specialissima Everything di Alanis Morissette, la sempreverde & sempre significativa Life starts now dei Three Days Grace. Poi c'è la sempre energica Closer to the Edge dei 30 Seconds To Mars, perché è la classica canzone da "inizio con grinta" (e continuo ad adorarne il video perché rende benissimo l'energia dei concerti).

E così, sbrigate un po' di faccende, oggi occorre riprendersi. Concentrarsi. Focalizzarsi. Ho tutta una parte di storia piuttosto consistente da scrivere (quella dal punto di vista del personaggio B) prima di portare la sua storyline in pari con quella del personaggio A, che ho già trattato, e poter poi continuare con l'intreccio. Il problema è che A lo conosco a perfezione (e, incidentalmente, lo adoro), B lo sto ancora scoprendo. Aggiungete che non so ancora quando seminare gli "indizi", e quali scegliere, perché si tratta di prima stesura ("E perché non prepari una scaletta precis..." "PERCHÉ  NON RIESCO A LAVORARE CON LE SCALETTE PRECISE! Perché quando ci provo mi si sballa tutto nel giro di poco, dato che i personaggi s'inventano cose impreviste!). Insomma, navigo a vista.
Cercando di riprendermi. Concentrarmi. Focalizzarmi.




Immagine da Pinterest.

lunedì 23 luglio 2012

Burke & Hare - Ladri di cadaveri [Turn the Page]

In questi ultimi giorni ho latitato, lo so. Non posso che chiedervi perdono e ripartire. Nonostante il caldo. Nonostante la testa che si perde. Nonostante tanta, tante cose che capitano e la sensazione di aver esaurito il carburante - come un motoscafo con il motore spento, che ancora prosegue per inerzia, prima di arrestarsi del tutto. Nonostante le attese.
Ripesco come ogni lunedì un post dal mio vecchio blog, e per oggi vi saluto. Turn the page!

Mettete insieme: John Landis (quello di Un lupo mannaro americano a Londra , capolavoro horror ironico ed epocale), Simon Pegg (protagonista di due film che non potete non conoscere e che vi consiglio caldamente - meriterebbero un post a parte: Shaun of the dead - L'alba dei morti dementi e Hot Fuzz ) e Andy Serkis (voce e corpo di Gollum, cattivo in Inkheart ). Aggiungete l'ambientazione scozzese, nella (mia adorata) Edimburgo, una storia "vera tranne nelle parti in cui non lo è" e massicce dosi di humor nerissimo.
Ecco Burke & Hare , che, uno per amore, l'altro per soldi, diventano una sgangherata coppia di assassini per vendere i cadaveri a un noto dottore, in un'epoca in cui davvero i cadaveri erano merce preziosa per chi studiava anatomia e aveva bisogno di "materia prima" da dissezionare. Landis ci porta a provare simpatia per i due "commercianti" senza scrupoli, per l'innamorato Burke/Pegg soprattutto, mentre dipinge un mondo di opportunisti privi di coscienza - o quasi; a rimetterci sarà l'unico che alla fine ne tira fuori un po'... Gli interessi diventano più importanti delle persone e in una società ingiusta sembra importante solo arrabattarsi in qualsiasi modo.
Difetti della pellicola? Forse un montaggio non sempre ottimale, tanta carne al fuoco che rischia di generare confusione. Ma il finale spietatamente cinico, alcune battute davvero azzeccate - non perdete la morale del boia-narratore, alla fine - e il folto gruppo di ottimi attori (anche un Tim Curry - It , Rocky Horror Picture Show - cui basta sorridere per dare i brividi, anche nel contesto grottesco e con un personaggio non propriamente "cattivo"; Tom Wilkinson; Jessica Hynes; Isla Fisher; e un brevissimo cameo di Christopher Lee) rendono godibile il film.

La vera "storia vera" di Burke & Hare, naturalmente molto meno simpatica di quella che il film racconta e romanza a piacimento, potete leggerla qui.





mercoledì 18 luglio 2012

Brandilyn Collins - Getting into character

Come sapete, man mano che proseguo con le letture dedicate alla scrittura creativa - sia per quanto riguarda i manuali "propriamente detti" sia per quanto riguarda le riflessioni di autori noti e meno noti - aggiorno per voi l'elenco di testi consigliati che potete trovare a questo link (mentre tutti i post sulla scrittura sono nella sezione apposita). Quindi, ogni tanto, buttateci un occhio ^_^ Oppure passate a trovarmi su Anobii.

Proprio pochi giorni fa ho aggiunto un testo che ho trovato molto interessante e che, se leggete anche in inglese, vi consiglio caldamente: Getting into character di Brandilyn Collins. Su Amazon.com potete anche sfogliarlo, cliccando sulla copertina; ma nel frattempo, perché mi sento di consigliarvelo?

Be', personalmente l'ho trovato molto interessante non solo perché tratta quello che forse è l'aspetto della scrittura creativa che prediligo, la caratterizzazione dei personaggi (toccando anche la costruzione dei dialoghi), ma anche perché lo fa proponendo una visione insolita e una metodologia particolare per approfondire questi aspetti. L'autrice parte infatti dai fondamenti del Metodo Stanislavsky (o Stanislavskij), pensato per i nostri "cugini attori" che devono dare vita ai personaggi che interpretano; utilizzando sette "segreti", sette punti utili per la caratterizzazione, la Collins li adatta al lavoro dello scrittore e creatore di storie. La creazione del personaggi, i suoi obiettivi, il sottotesto che rende più ricchi i dialoghi, le sfumature delle passioni, fino al lavoro di lima sullo stile e a come sfruttare i propri ricordi ed emozioni per descrivere efficacemente anche esperienze e personaggi lontanissimi da noi, dalla nostra vita e dalla nostra personalità. Alcune cose le troverete anche in manuali più tradizionali, altre no; alcune le avrete già inconsapevolmente sperimentate in prima persona, e allora potreste confrontarvi con questo testo per affinare i vostri metodi, altre saranno nuove e potranno suggerirvi spunti, esperimenti e riflessioni.


martedì 17 luglio 2012

Dark shadows

Avete presente quelle rubrichine che si trovano a volte sui giornali e sulle riviste, in box, dove si segnala con un "up" o un "down" personaggi e celebrità la cui popolarità è in crescita, o che hanno commesso un passo falso mediatico, e così via?
Ecco. Se dovessi posizionare in uno schema del genere la mia attuale considerazione della coppia Tim Burton-Johnny Deppe, sarebbe decisamente incasellata nel "down".
Lo dico con notevole tristezza. Sweeney Todd è uno dei film che più ho adorato in questi ultimi anni (so che ha i suoi detrattori, ma la resa dei conflitti, delle passioni dei personaggi, della loro psicologia, l'ambiente e i colori burtoniani, la sfilza di performance straordinarie degli attori, i testi splendidi delle canzoni eccetera me lo fanno amare). Diversi altri - Ed Wood, Il mistero di Sleepy Hollow... lungo elenco - sono film che ho apprezzato moltissimo, in qualche caso addirittura imprescindibili, a mio modesto parere.
Poi.

Poi arriva Alice in wonderland. Per la quale avevo altissime aspettative - la follia di Tim Burton e la follia di Carroll? Wow! E invece, delusione. Tocca ora a Dark shadows, nei confronti del quale sono passata rapidamente dall'aspettativa - ai tempi delle primissime notizie sul progetto - al timore.
Ahimè, timori confermati.

Non voglio stroncare il film in toto. La partenza non è malaccio, in fondo; interessante l'ambientazione anni Settanta - dopo il prologo - e i dettagli "burtoniani" che si riconoscono negli scenari. Solo che quelli che funzionano davvero sono solo sprazzi; l'insieme è tutto sommato prevedibile, lo "strano", il weird che è stato a lungo la forza dirompente e affascinante del miglior Tim Burton - l'outsider che davvero aveva come partner ideale il miglior Depp -, risulta in questo film purtroppo manieristico e banalotto. Depp interpreta Barnabas, un vampiro - per fortuna - cattivo al punto giusto ("Non sono buono, non sono gentile e di sicuro non perdono" dice più o meno a una delle sue future vittime), che ha trascorso qualche secolo imprigionato in una bara dalla strega gelosa che lui ha rifiutato e che decide di vendicarsi. Il personaggio di Barnabas è rovinato però da un umorismo poco riuscito e a volte sciocco (le reazioni di fronte a due tette sono appena un grandino più su rispetto a quelle dei personaggi di filmacci di bassa lega che non nominerò) e da un trucco & parrucco orripilante, e non in senso buono; un po' meglio il contrasto tra la mentalità "antiquata" di Barnabas e la modernità in cui si trova immerso. La sgangherata famiglia di cui fa parte non ha niente di memorabile, anche se Michelle Pfeiffer è sempre brava: più che figure grottesche, sono macchiette, cliché. Non scatta mai, a mio parere, la preoccupazione per il destino dei personaggi, l'ansia di sapere come andrà a finire: amo Helena Bonham Carter, ma qui ha poco spazio per emergere come meriterebbe; la strega Eva Green regala dei momenti interessanti - bella l'immagine della pelle che si frantuma come vetro, nel finale - ma non va molto oltre la bidimensionalità. Bella Heathcote, nei panni dell'amata perduta del vampiro Barnabas/Depp, risulta piuttosto insipida; nemmeno il trucco con grandi occhiaie dell'ultima inquadratura, che mi ha fatto pensare alla diafana Adjani in Nosferatu, basta a emozionare. Alla fine, le scene più interessanti sono state quelle dedicate a Alice Cooper...
E così, tra "colpi di scena" che sanno più che altro di deus ex machina, poco splatter e momenti di umorismo-per-modo-di-dire, scivola un film che lascia poco e che di certo non mi ha fatto venire voglia di una seconda visione.
Triste.

lunedì 16 luglio 2012

Holy Water [Turn The Page]

Turn the page! Ripesco un post dal mio vecchio blog sul Cannocchiale e vi propongo la riscoperta di un film piuttosto recente, di cui ho sentito parlare poco, ma che merita una visione. Ambientato in Irlanda, permette di sentirne i profumi, di vederne l'umanità variegata e a volte bislacca. E vi strapperà spesso un sorriso... Ecco qua:

Ogni tanto scopro qualche film non troppo pubblicizzato, ma del tutto degno di una visione. Holy water si pone sulla scia di tante commedie inglesi, scozzesi e irlandesi, con lo humour qualche volta piccante, ma mai volgare, di film come Full Monty, L'erba di Grace e così via.
In un paesino irlandese senza sbocchi e senza prospettive, dove solo i cieli grigi e l'erba verdissima fanno da sfondo e gli abitanti sono per lo più anziani e i pochi ragazzi e ragazze si arrabbattano tra le frustrazione, quattro amici decidono di tentare il colpo grosso: il furto di un camion carico di viagra da rivendere poi ad Amsterdam.
La vera storia però non è quella dello (sgangherato) furto, ma delle sue conseguenze. L'arrivo della SWAT americana - capeggiata da un'invecchiata Linda Hamilton, la tostissima Sarah Connor originale, che sfoggia mestiere e carisma anche in un film così ironico - getta i quattro nel panico, prima per l'ansia di eliminare le prove, poi per la necessità di nascondere la refurtiva. E dove, se non nel pozzo di acqua benedetta vigilato da una statuina della Madonna? Peccato che una perdita nei barili contamini la falda da cui tutto il paesino attinge... Ravvivando i rapporti tra paesani e forestieri.
Tra musica irlandese, impacci e battute sugli inglesi, dominano i paesaggi dell'Isola di Smeraldo e la simpatia dei quattro protagonisti, con il giovincello timido che forse è un po' cliché, ma suscita simpatia comunque, il musicista capellone, il piccoletto intrigante e il ragazzone grande e grosso e di poche parole, ciascuno soffocato da problemi di relazione, di lavoro o di denaro, ciascuno alle prese con le ripercussioni del furto che sconvolge la piccola comunità. Un film gradevole, che vi consiglio.

domenica 15 luglio 2012

Libertà


Volevo creare una scultura che chiunque, indipendentemente dal proprio contesto, potesse guardare e percepire immediatamente l'idea di qualcuno che lotta per liberarsi. Tutti hanno bisogno di uscire da qualche situazione, che si tratti di una lotta interiore o di una circostanza contraddittoria, e di essere liberi.

Zenos Frudakis (autore della scultura) - "Freedom" - Philadelphia

Perché condivido questa immagine? Perché non la conoscevo, e quando l'ho vista per caso ieri mi ha fatto venire i brividi. Perché anche l'arte contemporanea riesce a volte ad andare oltre lo "strano" e lo "scioccante" a tutti i costi - che io odio - e sa evocare. Un'emozione. Un sentimento. Un'urgenza. Che sgorga come acqua di fonte, e fa male da quant'è fredda, e ti fa rivivere.
E perché io sono lì in mezzo. Tra la seconda e la terza statua, forse. E non vedo l'ora di correre libera.

On air:
Notre Dame De Paris, Libertà

L'immagine e la didascalia di commento vengono dalla pagina Facebook Informazione Libera.

sabato 14 luglio 2012

Meant to be


In certi momenti ho bisogno di ricordarmelo. Se non avessi vissuto questo, non saresti come sei. Splendido - quando penso alle amiche, ai viaggi, alle belle esperienze, ai libri letti e così via. Un po' meno splendido quando penso a quegli angoli scuri che porto dentro - quei ricordi orribili, quegli episodi che visitano i miei incubi, quei momenti di paura e dolore, quelle cicatrici che non si vedono ma ci sono. E certo, what doesn't kill you only make you stronger. O stranger. E certo, l'esperienza rende saggi. E a volte certe cose sembrano proprio destino: certi incastri, certi eventi e persone proprio al momento giusto. Mi capita sempre più spesso di notare intrecci del genere.
Ma se dovessi scrivere una canzone, per raccontarmi, sarebbe piena di broken e disfunctional e can't help but. Perché meno male, meno male che si diventa più saggi, a prendere tranvate, ma la saggezza è amara, oh, così spesso. La saggezza non è una corazza sufficiente di fronte alla paura. La saggezza non è la colla giusta, quando devi ricomporre i pezzi della fiducia sbriciolata. A trent'anni, pensare mai più ha un gusto strano, è un boccone che ti si blocca in gola e rende difficile respirare. Non per il passato: non ho rimpianti. Ma per il futuro: forse si diventa adulti quando si smette di avere fiducia nelle persone.
Poi però ci sono le amiche che trovano le parole giuste, anche alle due di notte, e allora ringrazi chiunque le abbia messe sulla tua strada - il caso, il destino o una Dea. E torni a sognare e attingi da dentro quello che fuori non trovi; e lotti e costruisci e semini e attendi i frutti. He went like one that has been stunned, /And is of sense forlorn: / A sadder and a wiser man, / He rose the morrow morn.

On air:
Roxette, Things will never be the same

I versi della poesia vengono da Rime of the Ancient Mariner di Coleridge.

Immagine da Tumblr.

mercoledì 11 luglio 2012

"Non perdo tempo a leggere"


Rimugino sull'argomento che sto per trattare da qualche tempo, in parte in seguito a questo post, in parte perché è un tema che mi sta molto a cuore; inoltre, proprio in questi giorni, il caso mi ha fornito un altro lampante esempio di un comportamento che, per me, è sinceramente incomprensibile. E sto parlando di un "costume" che affligge alcuni membri della categoria di cui più o meno faccio parte, quella degli "scribacchini".
Più ancora del classico "non leggo manuali di scrittura creativa a prescindere perché non voglio ingabbiare la mia creatività, per me la scrittura è guidata da ammore sole e cuore", che già è un atteggiamento che personalmente detesto (va bene, odiatemi), trovo assolutamente incomprensibile il rifiuto a priori di leggere. E intendo, avete capito bene, il rifiuto a priori di leggere tout court, perché... già, perché?


L'ho scritto spesso qui e altrove: se oggi scrivo, è perché ieri (diciamo ai tempi dei miei più vecchi ricordi, prima ancora delle elementari) ho iniziato a leggere - di più: ad amare la lettura. Se racconto storie, è perché amo leggerle e penso che la cosa più bella che potrei riuscire a fare sia donare a qualcuno le emozioni che un bel libro dona a me. Si dice spesso che in Italia "c'è più gente che scrive rispetto a quella che legge"; e infatti i manoscritti che arrivano agli editori sono, per la stragrande maggioranza, orripilanti; e anche una bella fetta di quelli che vengono pubblicati - magari da piccoli editori che non sanno neanche cosa sia un editor o cosa voglia dire davvero show don't tell*; ma anche dai grandi, a volte, eh...


Perché questa tirata? Perché l'altro giorno parlo con un'amica, che conosce un'Aspirante autrice con cui sono entrata indirettamente in contatto. Chiacchierando, cosa salta fuori? Che l'Aspirante di cui sopra ama ribadire, con orgoglio, come lei "non perda tempo a leggere, è impegnata a scrivere" (Capolavori con la C maiuscola, immagino). E prima ancora che io commentassi, la mia amica ha aggiunto: "Ho letto un suo racconto recente: scrive ancora come al liceo!" E stiamo parlando di un congruo numero di anni.
Non mi stupisce affatto un'osservazione del genere: senza confrontarsi con gli scritti altrui, senza nutrirsi di sperimentazioni, stili, possibilità, suggestioni, com'è possibile evolvere davvero? Certo, si cresce e si cambia come persone, ma scrivere è qualcosa di più dal semplice "immaginare". Così come è impossibile migliorare nella scrittura buttando giù due parole ogni tanto, allo stesso modo scrivere senza leggere equivale a... dipingere limitando la propria "tavolozza di colori" sempre alle stesse, poche tinte.


Per quello che penso io, scrivere dovrebbe essere un percorso continuo, la pratica costante, la ricerca infinita. Lo studio da una parte, l'esercizio dall'altra, e insieme a tutto questo la lettura: questi sono i tre "cibi" che possono nutrire lo scrittore. Io sono un'eterna insoddisfatta e un'eterna curiosa, e forse proprio per questo mi rendo conto di quanto la mia scrittura sia cambiata - dai tempi del liceo, ma anche soltanto dal 2008, quando sono uscite le mie prime pagine "ufficiali", che ora io riscriverei da capo, e non mi vergogno ad ammetterlo: perché la mia sensibilità, la mia competenza, il mio "occhio" è cambiato. Non scherzo se vi dico che da allora a oggi, ogni anno ha segnato per me profondi passi avanti - il che non vuol dire che io sia "soddisfatta", e possa quindi fermarmi, ma semplicemente che sì, ho ancora una strada infinita da percorrere, però almeno l'ho già intrapresa, non mi sono mai fermata, ho riempito un metaforico zaino di strumenti, mappe, scorte per il viaggio, e mi sono messa in cammino. E leggendo quello che ho scritto nel 2009, nel 2010, nel 2011, noto di volta in volta i cambiamenti, vedo quello che ho imparato, e intuisco ciò che ancora devo studiare, provare, raggiungere. Nel mio piccolo, facendo del mio meglio.


Che poi, intendiamoci: non basta leggere molto per essere "intelligenti" (passatemi la definizione semplicistica, ma ci siamo capiti). Però aiuta... Non solo a scrivere, ma anche ad abituarsi alla curiosità, a porsi domande, a non accontentarsi, a vincere la pigrizia mentale - che è il peggior nemico delle persone in generale, e dello scrittore in particolare.


* Il famoso/famigerato show don't tell. Fonte di una percentuale impressionante delle discussioni sulla scrittura. Odiato da molti "Aspiranti-però-io-i-manuali-non-li-leggo", sta incontrando un destino nefasto: viene a volte citato come "importante" a prescindere, "perché non si può dire il contrario, perché fa figo", da Aspiranti che dimostrano clamorosamente di non avere minimamente idea di cosa significhi - gli stessi che parlano di quanto sia importante la grammatica, sbagliando i congiuntivi. E si auto-fregiano del titolo di Veri Scrittori.
Nota alla nota: lo so che questo porta a e tu che parli tanto pensi di essere perfetta? No. Per carità. Ma ci provo, a migliorare, so quali sono i miei limiti, e so quando voglio mostrare, quando scelgo di "dire" (il meno possibile, ma consapevolmente, almeno), e mi auto-insulto ogni volta che rileggo le miei ennemila stesure perché non mi sento mai "abbastanza brava". Perciò ditemi pure che rompo i coglioni, quando parlo di queste cose - ma si parla solo di ciò che ci sta a cuore, no? Altrimenti che senso ha un blog? - però non ditemi che faccio la presuntuosa.

Immagine da Pinterest.

martedì 10 luglio 2012

Storia vera

Scena: potrebbe essere un aereo, un treno, un bus, una panchina nel parco. Metteteci quello che preferite.
Io sto leggendo, ascolto musica con l'iPod. Non importa che giorno è, ma immaginate il sole, il caldo sulla pelle, la luce che mette di buon umore. La musica mi isola. Sono concentrata sul libro, che è in inglese, quindi oltre alla semplice lettura c'è anche il livello di concentrazione ulteriore per assimilare la lingua - non si finisce mai di impararla, di assaporarla, per farla diventare naturale. Aggiungete che è un manuale, quindi devo anche in qualche modo memorizzare i concetti. Pur concentrata sulla lettura, però, il mio cervello in questo periodo è "settato" sulla STORIA NUOVA, perciò è facilissimo che mi distragga a inseguire suggestioni, idee, dubbi.
Ecco. Durante una canzone che mi ispira - parte della "colonna sonora" della STORIA NUOVA - alzo lo sguardo, rimuginando. E vedo un'immagine che mi rapisce.
Sedute l'una accanto all'altra (immaginate voi: un aereo, un treno, un bus, una panchina nel parco, dicevamo) una ragazza e una mamma con il bambino in braccio. La ragazza ha una maglietta bianca a fiorellini blu, i lineamenti morbidi, i capelli corti e castani, splendidi occhi grandi e azzurri. Non ha il fisico da velina, è robusta, ma non troppo. Non ha la pelle di porcellana, anzi, la fronte e le guance hanno qualche brufoletto. Ma sorride, ed è bellissima. La mamma è una signora di colore, tra i trenta e i quaranta, una matrona con lunghe treccine avvolte intorno alla testa come il cerchietto di una dama medievale. Ha le palpebre abbassate, la testa appoggiata indietro, è contemporaneamente vigile - regge il bambino e lo tiene stretto a sé - ma anche bisognosa di riposo: mi sembra di sentire la stanchezza che le grava le spalle e le appesantisce le gambe, quella stanchezza che è anche gioia e amore per il figlio che ti prosciuga le forze e insieme ti dà una nuova vita.
Il bambino: non sono brava ad assegnare le età, credo sia un fantolino di forse un anno. Sveglissimo: calzoncini corti sulle gambette paffute, la testa che si muove a seguire ogni rumore, ogni immagine nuova.
A un certo punto, il bambino tocca la spalla della ragazza. Lei si gira, gli porge il dito, lui lo afferra. E lei sorride, e inizia a giocare: gli muove il braccino, tira indietro la mano e gliela lascia afferrare di nuovo. Il bambino ride, ciangotta, in una lingua tutta sua. Si sporge verso di lei, che, mentre la mamma sonnecchia, lo fa divertire, gli parla.
Vanno avanti per parecchi minuti. E io li osservo e mi accorgo di sorridere, e quella ragazza bellissima, quel bambino che non ha idea di essere considerato, purtroppo, troppo spesso solo come "lo straniero" - quella mamma che forse ricorda con nostalgia altri paesi, che forse fatica con una lingua non sua e si scontra con la scortesia dei commessi impazienti - ne ho visti tanti, tanti - ecco, quei tre sono un quadro umano che mi fa sentire bene. Che mi fa pensare che a volte le barriere - di età, di lingua, di cultura, di "razza", se ha senso davvero parlare di una cosa del genere - non contano proprio nulla. Che può essere così, nonostante ci sia chi cerca in ogni modo di convincerci che l'"altro" è il male, che "ognuno per sé" è meglio. C'è un fondo di tristezza, in questo sentimento: doversi stupire di una cosa del genere indica che troppo spesso invece vediamo intolleranza e rabbia, anziché solidarietà e il semplice legame che dovrebbe essere di ogni uomo, di ogni donna, sempre. Ma la ragazza sorride, il bambino le risponde, grida la sua gioia. E, allora, prevale la speranza.

lunedì 9 luglio 2012

Within Temptation - The Unforgiving [Turn The Page]

Per la settimanale riscoperta di articoli dal mio vecchio blog, oggi vi porto indietro con me fino all'aprile 2011, con questi two cents sull'ultimo studio album dei Within Temptation: uno dei miei gruppi preferiti, con un disco che oggi amo moltissimo. Turn the page!


Amo i Within Temptation dai tempi dei loro primi passi sulla scena musicale (chi se li ricorda con l'esordio Enter e il growl di Robert che si mescolava all'angelica voce di Sharon?) attraverso le atmosfere fiabesche di Mother Earth e con i dischi del successo The Silent Force e The Heart of Everything. Dopo lo splendido live An acoustic night at the theatre, arriva il nuovo album, The Unforgiving.
Ammetto che, all'inizio, mi ha lasciata perplessa, sia per la grafica insolita - dovuta al fatto che l'album è un concept basato su una serie a fumetti - sia per l'attitudine più pop e mainstream che salta subito all'orecchio. E ancora ho l'impressione di un disco ricco di momenti che ricordano altro, richiami, rimandi, quasi un collage di elementi tipici che pure, dopo qualche ascolto, rivela l'innegabile verità: i Within Temptation, accidenti, ci sanno proprio fare e sono sempre in grado di proporre melodie accattivanti, l'energia e l'aggressività - anche se mai troppo cattive - ritornelli che conquistano (Iron) e qualche ballad (Fire and iceLost) che non può lasciare indifferenti, e tocchi quasi da colonna sonora, la storia del concept che si evolve fino al suggestivo finale di Stairway to the skies. E alla fine, quando il disco comincia a entrare dentro, ci si rende conto che i bei pezzi non mancano, che qualche crepa qua e là e l'effetto del successo in fondo si possono sopportare, e cheThe Unforgiving è un disco piacevolmente orecchiabile e non privo di qualità. Nonostante molti fan di vecchia data possano storcere la bocca di fronte a un'evoluzione di questo tipo...

Qualche canzone che vi consiglio:

il singolo Faster(il videoclip è qui sotto)
Fire and ice
Iron
Sinead(il link rimanda al videoclip ufficiale)
Lost
Murder
Stairway to the skies


sabato 7 luglio 2012

Lettera aperta

Gentili ragni di casa,
spero che comprendiate che questa mia è dettata solo dal desiderio di continuare una convivenza pacifica e lieta.
Credo mi vada riconosciuto l'impegno a non invadere i vostri spazi, lasciandovi liberi di "arredare" e abitare tutto quello che si trova sopra i due metri d'altezza in casa. Bagno e cucina in particolare sono territorio da voi prediletto, e di buon grado vi è consentito proliferarvi. Spero abbiate apprezzato la ferma decisione a evitare ogni atto di belligeranza, e anzi a soccorrervi quando mi capita di trovarvi nel lavandino o nella doccia: in queste occasioni, come sapete, ho salvato diversi di voi dalle nere profondità degli scarichi, porgendovi un appiglio su cui arrampicarvi per ritrovare la libertà, mentre la scivolosa ceramica vi avrebbe condannati a peggior sorte di prigionia e infine infausto destino. Sì, ci sono stati spiacevoli incidenti: ma vi giuro che mia madre era inconsapevole del rapporto di stima e rispetto che si è instaurato tra noi.
Almeno da parte mia.
Mi dolgo infatti di dover puntualizzare come ultimamente le cose si siano fatte più difficili. Trovarvi dietro le mie librerie, sullo sportello della lavastoviglie, ad altezza occhi proprio accanto al mio spazzolino mi è dispiaciuto (oltre a provocarmi lievi infarti e tachicardia). Sono fermamente decisa a non offendere il karma e non commettere aracnicidi, ma vi esorto e vi prego di rispettare nuovamente i limiti concordati nel corso del nostro trattato di pace.
Cordialmente,
Aislinn


giovedì 5 luglio 2012

Therapy?

Writing is a form of therapy; sometimes I wonder how all those who do not write, compose, or paint can manage to escape the madness, the melancholia, the panic fear, which is inherent in the human condition.
Graham Greene

Inner demons. I demoni interiori. sono davvero questi che spingono le persone a scrivere? Io non credo - anche, ma non solo. A volte ci si scorda che un libro, prima che critica sociale, temi importanti, sfide intellettuali, è una storia. Per come la vedo io, credo che il puro, semplice, primario & primitivo piacere di raccontare, e di emozionare, sia la prima molla all'origine di qualsiasi esperienza di scribacchino, che si sia autori alla prima storia breve o romanzieri con decine di pubblicazioni alle spalle. Se penso a me, non parto mai dal "voglio scrivere una storia che parli di [inserire tematica]". Parto piuttosto dal "cosa succederebbe se?" Il what if, gli eventi, insomma, il conflitto, e, inestricabilmente collegati, i personaggi cui quel conflitto e quegli eventi capiteranno.

A quel punto, durante la progettazione, la stesura, le ennemila revisioni, emergeranno poi naturalmente il tema o i temi forti, la sostanza profonda, tutto ciò che può rendere una storia da "particolare" a, in qualche modo, "universale", e che, insieme all'empatia per i personaggi e alle emozioni dell'"avventura", avvincono il lettore e rendono la lettura un'esperienza preziosa e piena di sfaccettature e di livelli. E quei temi, sempre basandomi sulla mia esperienza, spesso riflettono non solo qualcosa che ha colpito l'autore nel presente, ma anche quegli inner demons, tutto ciò che ha reso lo scrittore la persona che è - interessi, ricordi, traumi. Emergono quasi da soli, in modo naturale - o almeno così dovrebbe essere: ficcarli dentro a forza perché "così scrivo roba profonda" non funziona e denuncia la propria artificiosità fin da lontano, in genere. Emergono in modo così naturale che spesso io stessa mi accorgo di cosa le storie riflettono di me solo dopo due o tre revisioni, frammenti nascosti e intrecciati alla storia "evidente": non un "substrato", ma un "sub-sub-substrato".

E sono sicura che scrivere mi consenta di risparmiare un sacco in sedute da strizzacervelli. Non solo perché consente di riflettere su se stessi, di scoprire quello che davvero si pensa e si sente, di raccontarsi cose di sé che non si sanno coscientemente; ma anche perché, diamine, scrivere fa star bene. Dico sempre che è "una fottuta fatica", ed è vero, se lo si vuole fare bene, se si ragiona ore su una singola pagina, se si studia e si rimugina e si accumulano revisioni su revisioni. Ma è anche bello - uno sfogo, un divertimento, un giro sulle montagne russe, un viaggio, un'emozione, meglio di un film... nei momenti migliori, meglio di qualsiasi altra cosa. Nei momenti migliori, è il mio "quiet place", come dicevo ieri, è un'avventura vissuta insieme ai personaggio, ed è il mio angolo di gioia per scordare ansie, paure, sofferenze. Magari schiaffandole nero su bianco e sbattendomele in faccia. Ma dandomi il coraggio di venirci a patti, in qualche modo.


Fonte della citazione iniziale: qui. Immagine: qui.

mercoledì 4 luglio 2012

A quiet place

Mimetismo (o follia, dipende dal punto di vista): siccome il protagonista del romanzo che ho (FINALMENTE! FINALMENTEEE!... Ehm.) iniziato a scrivere ama certi gruppi, mi ritrovo a virare inevitabilmente, nei miei ascolti, verso quegli stessi gruppi, rispolverando band e dischi lasciati da parte da un bel po'.
Per quanto mi riguarda, la "colonna sonora" che mi accompagna durante la scrittura è non solo indispensabile, ma, soprattutto in prima stesura, costituita specificamente da una playlist di canzoni che si devono adattare all'atmosfera della storia/della singola scena, non solo per lo stile (più dark, più aggressivo, più malinconico, più romantico...), ma anche, almeno in parte, per il testo. Per me è molto importante questa doppia componente, così che l'ascolto a ripetizione di tutte o di parte delle canzoni della mia "ost" (l'official soundtrack, come se si trattasse di un film) mi aiuta a concentrarmi e a calarmi nel lavoro di scrittura; in revisione, poi, varierò più spesso, ma a quel punto avrò interiorizzato pienamente sia la storia che i personaggi che la colonna sonora. In prima stesura, la ripetizione (ossessiva? Magari anche sì. Non mi frega) assume un potere quasi sciamanico. So che questa affermazione farà storcere il naso e scuotere il capo a molti; non intendo parlare di magia in senso letterale, non fraintendetemi, ma il potere della musica nel muovere le emozioni, scuotere, cambiare, influenzare l'umore e così via non lo invento certo io; e focalizzandomi grazie a essa, arrivano a volte le vere e proprie "illuminazioni" che rappresentano un momento esaltante e preziosissimo per chi scrive storie.

Esco dunque da un periodo di ascolti di un certo tipo, legati a una certa storia; e mi tuffo in un genere di ascolti parecchio diversi. Nello specifico, il Protagonista in questione è un grande amante della musica, sia come fruitore che come creatore; ha gusti vari, ma propende in particolare per lo Swedish Death di stampo In Flames-Dark Tranquillity. Sono due gruppi che apprezzo abbastanza, non tra i miei preferiti, certo, ma una volta li ascoltavo parecchio; e così sto iniziando a rispolverarli; e penso che nei prossimi giorni continuerò.
Al momento, di questi due band in ost è finita UnDo Control per i Dark Tranquillity e il brano che vedete qui sotto, la splendida The Quiet Place, per gli In Flames, un pezzo che sto ascoltando a ripetizione; nonostante in questo caso, forse, non sia così netto il legame tra testo e quello che ho in mente per la storia, le suggestioni ci sono e l'atmosfera ci sta in pieno.

E così, il mio iPod e il mio iTunes sono fissi sulla playlist creata (e in via di arricchimento) per la Storia Nuova, e la febbre, l'esaltazione, il rimuginare costante sui personaggi e la loro vicenda - sempre in sottofondo anche mentre faccio altro - prevalgono in questo momento su scazzi, problemi, frustrazioni. La scrittura è il mio "quiet place". E oggi che sto unendo in un quadro unico dettagli, idee vaghe, possibilità, immagini che da oltre un anno mi girano per la testa, ora che sono finalmente rapita nel meraviglioso viaggio della "prima stesura", be', mi ricordo una volta di più perché amo così tanto questa fottuta fatica dello scrivere.

martedì 3 luglio 2012

Kit di sopravvivenza per scribacchini - 3

Kit di sopravvivenza aggiornato all'estate: il caffè nella tazza stavolta è freddo, shakerato in casa e con una spruzzatina di cacao in polvere.
Sotto, materiale di studio: Dialogue di Gloria Kempton, il manuale che ho finito l'altro giorno, "Blocco dello Scrittore" per prenderci appunti (rigorosamente in calligrafia incomprensibile) su suggerimenti, consigli e spunti utili (di tipo tecnico, tratti da manuali, siti ecc; mentre il blocco dell'altra volta era il notes per stralci di scene, scalette e frammenti di trama), penna (viola, scrive mooorbido e la adoro), cuffiette (perché neanche alle due di notte l'Ispirazione rinuncia alla colonna sonora, quindi sono pronte per fissarle al pc). Sullo sfondo, la matita pro-sottolineature & note a margine sui manuali suddetti e la base della fedele lampada led, discreta e intima quando il resto del mondo dorme immerso nel buio e io sono allo scrittoio a battere sui tasti del notebook.


lunedì 2 luglio 2012

Red [Turn The Page]


Rispolvero una recensione cinematografica per il consueto "revival del lunedì" dal mio blog precedente. Stavolta, non un classico della mia infanzia, ma un film recente, visto per caso e apprezzato moltissimo. Se non lo conoscete, cercatelo, merita!

Non (solo) commedia, non (solo) azione, ma una mescolanza delle due, tanto piacevole quanto sorprendente per me che ho iniziato la visione di questo film quasi del tutto ignara di quello che stavo per guardare.
Red parla di un agente della CIA ormai ritiratosi, Franck Moses (Bruce Willis), alle prese con la noia della routine e il rimpianto dell'adrenalina, innamorato a distanza dell'impiegata dell'ufficio che si occupa degli assegni della sua pensione. Solo che qualcuno ritiene che l'ex agente Moses debba essere ucciso: inizia così una girandola d'inseguimenti in diverse città (presentate tramite le "cartoline" che annunciano gli spostamenti) per scoprire chi vuole la sua morte - si scopre abbastanza presto: proprio la CIA - e soprattutto perché. Moses trascina con sé l'innamorata, che sognava avventure e si ritrova rapita e in pericolo a causa del suo legame con l'ex agente, e riforma la "vecchia squadra": il malinconico Morgan Freeman, ansioso di tornare in azione, e uno straordinario John Malcovich, completamente sbiellato (sua la battuta migliore: quando fa fuori l'agente giovane che lo aveva preso di mira chiamandolo "vecchio", risponde con un soddisfatissimo "Vecchio un cazzo!"). Non manca il rivale-amico russo con cui fare dell'ironia sui voltafaccia e le schermaglie della Guerra Fredda, e l'inquietante Helen Mirren, donna di gran classe che parla con nonchalance di omicidi. Ed emerge, tra i botti, le fughe e le scene comiche, non solo l'ironia sui film d'azione e di spionaggio, ma anche un fondo di amarezza che aggiunge efficacia al film: quella degli ormai pensionati che rimpiangono la vita passata e non vogliono rassegnarsi a sentirsi "inutili" e accantonati.
Menzione anche per Karl Urban (ex Eomer nel Signore degli Anelli), nei panni di un giovane agente alle prese con i vecchi ed esperti avversari, che evolve in modo convincente da semplice antagonista a personaggio a tutto tondo, con paure, dubbi e morale.
Consigliato!

domenica 1 luglio 2012

Dimmi cosa cerchi e ti dirò WHAT THE FUCK??? - parte 2

Ecco qui il resoconto di un altro mese di chiavi di ricerca tramite le quali la gente si è imbattuta nel mio blog. Folli, divertenti, banali, incomprensibili... insomma, varie come l'umanità. Eccovele, rigorosamente nella grafia usata dai cercatori (ovvero: strage di maiuscole quando va bene, di grammatica e ortografia nei casi peggiori).

I colti battono sempre su Schopenauer (anche per la vista e i colori schopenhauer), ma compare questo mese anche il giovane hegel (sic). Cos'è, un remake del Giovane Holden? O meglio, un prequel? I depressi si sfogano cercando aiuto: gente che sa solo prendere e non ti chiede come stai. L'amarezza della vita. Un suggerimento? Mandali a...

Per quanto riguarda gli appassionati di cinema & tv, qualcuno cerca un antagonista anziano telefilm. Sono curiosa: avete idea di chi possa trattarsi? E qualcuno avrà trovato la mia lista di morti cinematografiche spaventevoli cercando ben cotto grazie film horror. C'è chi poi cerca le barbie vampiro (sic) e le più "generiche" donne vampiro. Spero che almeno loro non siano glitterate. Qualcuno desidera poi un disegno demone. Spiace, ma io a disegnare sono una pippa (ahimè). Abbondano anche le ricerche a tema ragni, a causa di questo, presumo. Ma a incuriosirmi davvero è chi cerca gargoyle nazi.

Spopolano poi gli Avengers, sia nelle ricerche generiche (con prevalenza di Thor! E come dar loro torto? *ç*) che per chi ha amato la battuta genio miliardario playboy filantropo di Tony Stark, sia per chi è rimasto ammaliato dal sorriso (di) Thor. Mi lascia più perplessa un seduto alla loki. Che centrino le numerose vignette e fanfic delle shipper della coppia Thor-Loki? Doppio *ç*.

Capitolo frustrati: evidentemente i lunghi capelli sono ancora visti quale attributo delle fate et similia, perché c'è chi arriva al mio ironico post sull'argomento con la chiave di ricerca - un momento di suspence - incantesimo per fare crescere i capelli lunghi. Questa è anche stata la prima chiave di ricerca bizzarra di giugno.
Che posso dire: mi spiace davvero di non poterti essere d'aiuto, o Ignoto Cercatore di Magiche Parole. L'unico incantesimo che conosco per avere i capelli lunghi è non tagliarli.

Non mancano le incomprensibili: cosa caspio vuol dire susa mocca la ricotta vuoi fare? E perché tutta questa enfasi cercando a domani iii? Cosa unisce le parole libreria cube ovvio? E quale appassionato dendrologo cerca una quercia piegata? (E soprattutto, come ci sei arrivato nel mio blog con questa chiave?)

Finalmente poi cominciano anche ad arrivare le ricerche a sfondo sessual-pruriginoso-curioso-morboso-eccetera (be', non che seduto alla loki... aaah. Basta). Qualcuno cerca informazioni o foto su un abbraccio da dietro gay. Bello scrivere post contro l'omofobia e notare che questi sono i risultati... C'è anche chi cerca frasi ironiche sexy: per sedurre, per curiosità, per rimpolpare il proprio repertorio? Gli spiritosoni cercano pure barzellette divertenti di cucciolone imbattendosi nel mio post-amarcord. Il problema è: le barzellette del Cucciolone vi sembrano divertenti???