venerdì 31 agosto 2012

Good morning people

Che bello iniziare la giornata con una mail che mi informa: "Padre Pio ti protegge". Se gli sgancio 49,50 euro (ma anziché 99, eh!) mi mandano una moneta d'oro con la sua faccia.
E se poi la strega Amelia cerca di rubarmela?
Mandatemi un clone di Jared Leto e mi sentirei molto più benedetta.

Che bello iniziare la giornata col citofono che suona a orari improbabili... e quando corri a rispondere (o meglio: barcolli per casa urtando pareti e con gli occhi cisposi) non c'è nessuno.

Che bello iniziare la giornata constatando di essere stata abbondantemente masticata dall'unica fottuta zanzara rimasta in circolazione in queste bigie serate di fine estate-inizio autunno.

Buon*yawn*giorno a tutti =___=

giovedì 30 agosto 2012

Kit di sopravvivenza per scribacchini - 4

Buongiorno a tutti! Eccomi a una nuova puntata della serie "Kit di sopravvivenza per scribacchini", che ne conterà... xy*coffcoff*dici, ovvero "non ne ho la minima idea, quando trovo lo spunto aggiungo".
Questo perché si tratta in fondo di piccoli insights, scorci della mia sopravvivenza di scribacchina, uno sguardo ai miei tools (se vogliamo usare una parola figa), alle mie "coperte di Linus" (definizione particolarmente azzeccata). Insomma, la mia "cassetta degli attrezzi", la chiamerebbe il buon Stefano*, tutto ciò che mi accompagna nel tentativo di estrarre dall'amalgama caotico di ideepersonaggispuntiimpressioniboh delle storie come si deve. Che mi appassionino. Che mi pongano domande. Che mi offrano squarci improvvisi di luce sulle mie zone buie. Scritte meglio che posso. E, sperabilmente, in un momento successivo, che possano appassionare anche altri... e che possano trasmettere quello che ho provato io lavorandoci e vivendole.

Tornando al "kit", be', non poteva mancare questo:


il magico binomio iPodiTunes, ovvero la musica. Perché rappresentate proprio dalle creazioni di papà Steve?** Perché la musica è la cosa più importante, ma iPod e iTunes sono diventati i due strumenti principali che utilizzo per fruirne, particolarmente adatti alla sopravvivenza da scribacchina di cui sopra per tutta una serie di motivi.

Non è la prima volta che vi racconto quanto il sottofondo musicale sia importante per me, durante la scrittura, la rilettura, la revisione (e la vita in generale, aggiungere). Mi fa da colonna sonora, che si accorda alla storia e/o alla scena e/o al mio umore. Mi rilassa. Mi permette di sfogarmi quando sono in pausa, cantandoci su (ebbene sì. Ed è un antistress notevole, oltre che qualcosa che adoro fare). Mi aiuta a connettermi al mood della storia quando sono altrove (in giro, sui mezzi pubblici ecc) permettendo nei casi migliori di rimuginare fino alle "illuminazioni" necessarie a incastrare un pezzo dopo l'altro della storia (il potere sciamanico della ripetizione ossessivo-compulsiva di una o più canzoni!)

Proprio per tutti questi motivi adoro iTunes (nonostante a volte s'impalli, ma non spesso, per fortuna). Perché ho subito sott'occhio tutto quello che ascolto - e se voglio aggiungere/togliere/cambiare qualcosa, visto che rimango vincolata alla capacità dell'iPod, ci metto poco. Perché posso mandare a ripetizione dei brani, oppure scegliere il random, se mi gira. Perché posso creare con una comodità straordinaria le playlist, per me indispensabili: quelle del periodo, dell'umore, ma anche e soprattutto le "ost", le colonne sonore di ogni singolo romanzo/raccolta di racconti cui sto lavorando. L'iPod mi permette poi di evocare l'incantesimo anche mentre sono fuori casa.
E anche di superare indenne il fastidio e la misantropia fulminante, che mi colgono a volte quando sono a contatto con troppi esseri umani tra i quali mi sento estranea, isolandomi in una personale bolla protettiva!

Se volete rispolverare le puntate precedenti: parte prima, parte seconda, parte terza. Tutto ciò che riguarda la scrittura lo trovate invece qui.

* Re. Ovvero Stephen King.***

**Jobs. Questa era facile, su!***

*** Asterisco agli asterischi? Sì. Solo per sottolineare come io tenda a scivolare nel gergo colloquialpersonalparticolare che uso normalmente con amici e/o Socie, ma non è detto che l'universo intero capisca cosa passa per la mia testolina bacata. Ergo, quando mi ricordo esplico. Quando non mi ricordo... chiedete.

mercoledì 29 agosto 2012

Anathema - Weather Systems

No, non è una recensione. As usual, quelle che vi offro sono le mie modestissime impressioni da ascoltatrice, le mie emozioni, e non voglio certo che prendiate queste righe per le parole di una critica esperta.
No.
Questo è un tentativo. Di fermare sulla moderna "carta" virtuale di questo blog alcune suggestioni. Di farvi incuriosire, anche, se non conoscete gli inglesi Anathema e/o non avete ancora ascoltato il nuovo album. Dagli esordi doom/death alle trame progressive/alternative, la band dei fratelli Cavanagh ha inanellato una serie di dischi sempre molto apprezzati nonostante la profonda evoluzione di oltre vent'anni di carriera.
Non sono un gruppo che io ascolti sempre: periodicamente li riscopro, o per un concerto - dal vivo non deludono mai, e se potete, regalatevi l'esperienza di vederli - o per una nuova uscita, o semplicemente perché ormai ciò che gli Anathema regalano sono pure emozioni, non semplici canzoni; e come tali, occorre il mood giusto, il momento, per gustarle in piena sintonia.
Weather Systems è un disco che riesce nel miracolo di coniugare la profonda bellezza alla semplicità, e il cielo terso e luminoso evocato dalla copertina è quanto mai adeguato. Se penso alle canzoni che anche in questo momento sto ascoltando, penso alla brezza leggera che ti accarezza, non ti colpisce, alla dolcezza del latte e allo spettacolo dell'alba - quando tutto è azzurrino e dorato, fresco e nuovo. Se penso a Weather Systems, penso a un brano come Lightning Song, quello che vi ho linkato sotto, e provo emozioni e serenità che nessun album new age potrebbe mai sperare di trasmettermi. Penso a come le voci si incontrano, si separano, duettano, spiccano in trame solitarie - la voce calda e romantica di Vincent Cavanagh e quella limpida e preziosa di Lee Douglas. Penso all'apertura, con il binomio Untouchable Part 1 e Part 2, e non so quale preferire tra le due. Qui non c'è la malinconia, la lacerante disperazione di un album che adoro - di nuovo: se non lo conoscete, ascoltatelo, per carità! - come Alternative IV, i cui tormenti sono pure ancora evocati da una canzone come The beginning and the end: qui c'è speranza. C'è l'elettricità di un brano vibrante come The storm before the calm, schizofrenico prima, in crescendo poi (This beautiful feeling soars over the skies / Moving through my body out my mind / It rises up and floods my brain / This is fucking insane, this is fucking insane... non è già tutto chiaro solo da queste parole?) C'è la gioia di suonare che traspare dai sorrisi di Vincent e Danny ogni volta che li vedo live. C'è un regalo, per chi vorrà accettarlo. C'è musica che alterna delicatezza ed energia, musica che scorre con una naturalezza e una maturità che entra dentro, che sembra inevitabile, che pare venire dai ricordi del passato anziché giungere inattesa; un mosaico dove ogni nota è una tessera che non può che trovarsi dov'è. E se c'è follia, nell'abbandonarsi così alla musica - che la si crei o che la si ascolti - allora è senz'altro una divina follia.



Lightning splits the sky.
Shining blinding white
And here I lie almost asleep
Reckoning in a place of peace

And I feel,
I found my place
In time and space
In hope and faith
And love I give
My mind is clear
I have no fear
I shed no tears
For you my dear

This world is wonderful, so beautiful,
If only you can open up your mind and see

Your world is everything you ever dreamed of
If only you can open up your mind and see.


The beauty that is here
Beauty that is here.





martedì 28 agosto 2012

Questione di stile


Iron Man/Tony Stark/Robert Downey Jr ha stile, inutile negarlo.
Un ottimo stile, con il quale vi auguro - anche se con un giorno di ritardo - una bella settimana, grintosa e soddisfacente: quando ho visto l'immagine ho ghignato e non ho resistito, dovevo condividerla XD

In questi giorni sono un po' incasinata e non ho avuto tempo di lavorare a post più lunghi e articolati, causa anche parziale mancanza di internet; ma già domani vedrò di rimediare. Ho diversi argomenti da toccare, tante cose per la testa, tante in programma. Sono stata qualche giorno a Biella, sono stata male, mi sto innamorando di Weather Systems degli Anathema, mi sto facendo ansie e para da antologia, sto litigando con un personaggio che definire "dalla forte personalità" sarebbe un eufemismo... ma alcuni scogli sono superati. Pian piano si progredisce, passo passo, perché non si possono proprio accelerare, certe cose... Voi incrociate le dita per me.
Buon martedì, dunque!

Immagine pescata su Tumblr, tutti i link qui.

lunedì 27 agosto 2012

Mine vaganti [Turn the Page]

Post ripescato dal mio vecchio blog, come ogni lunedì. Buona settimana!

Mine vaganti è un film che è stato capace di farmi ridere di gusto, così come di emozionarmi. Ferzan Ozpetek racconta una storia attuale e insieme venata di sapore antico, ambientata nel sud Italia tradizionalista e ancora chiuso di fronte agli "scandali", ipocrita e di facciata, dove le voci e le malignità possono rovinare una vita, e la vitalità spontanea deve essere nascosta, incanalata, ordinata.

Due fratelli, Alessandro Preziosi (Antonio) e Riccardo Scamarcio (Tommaso), hanno sempre tenuto nascosta la loro omosessualità, persino l'un l'altro. Tornato da Roma, dove ha studiato, Tommaso vuole rivelare la verità ai genitori, ma il fratello lo precede, durante una cena importante con i soci d'affari del pastificio di famiglia, e scatena il putiferio. Il padre (Ennio Fantastichini) lo caccia, prima di avere un infarto, e Tommaso si ritrova costretto a tacere ancora il proprio segreto, e anzi, rimane invischiato negli obblighi e nel lavoro in azienda. Ma la tensione si fa insopportabile, quando un gruppo di amici gay viene a trovarlo, insieme al suo fidanzato, e tutti quanti cercano di nascondere la propria identità sessuale, mentre le chiacchiere e le malignità circolano in paese; i legami familiari si tendono e crescono gli screzi...

Un folto gruppo di bei personaggi - non solo il protagonista Tommaso, ma anche l'instabile amica-socia Alba (un'intensa Nicole Grimaudo, decisamente cresciuta dai tempi in cui recitava nelle "favole natalizie"), la nonna piena di ricordi, malinconie e spirito, la zia affamata di avventure amorose, la madre che finge di non vedere le scappatelle del marito, le domestiche sottomesse, e gli scoppiettanti amici omosessuali - qua e là si scade nello stereotipo, ma il brio non manca e le loro scene sono forse le migliori della pellicola. Alla fine, passato e presente si incontrano e un nuovo equilibrio - imperfetto, forse, ma pur sempre un inizio - si può assestare.
Personalmente, ho trovato davvero fastidioso il comportamento e le insopportabili convinzioni bigotte e moraliste dei genitori e del "paese" che ancora considera l'omosessualità come scandalo, vergogna e delusione, accettabile solo se tenuta ben nascosta dietro una facciata "per bene", una "malattia", quasi una volontaria "offesa", una "insubordinazione". La gioia di vivere e la spontaneità degli amici di Tommaso era una boccata d'aria fresca, nel clima chiuso e soffocante della famiglia meridionale ritratta. Ottimo il lavoro della maggior parte degli attori - la Grimaudo, Fantastichini, Lunetta Savino, Elena Sofia Ricci, Ilaria Occhini; Scamarcio, be'... è la prima volta che lo vedo "in azione" e devo dire che, nonostante dia sempre l'impressione di una certa rigidità d'espressione, è ben calato nel ruolo del figlio che cerca di liberarsi dai lacci familiari e insieme non vuole dare un dispiacere ai genitori. Ben dipinta la sua empatia con l'amica Alba e la nonna; e il bacio con il fidanzato, interpretato da Carmine Recano, è tenero, convincente e coinvolgente ( potete vederlo seguendo questo link ). Un film non perfetto, forse, ma emozionante e consigliato.


venerdì 24 agosto 2012

Over the hills and far away - Gary Moore, Nightwish e Thyrfing

Ecco qui un altro trio di canzoni da riscoprire e confrontare: questa volta l'originale è Over the hills and far away di Gary Moore, riproposta dai finlandesi Nightwish e dagli svedesi Thryfing (evidentemente è un brano prediletto per i metallari del nord Europa!)


La cover dei Nightwish invece è questa:



Infine, i Thyrfing tornano a riproporla con voce maschile: http://www.youtube.com/watch?v=8sAGze3RaRY (per qualche strano motivo non riesco a linkarla in altro modo, sorry).

Non ho mai fatto mistero di non apprezzare particolarmente la voce di Tarja (è più forte di me, ho faticato alquanto per entrare in sintonia con i "vecchi" Nightwish, mentre adoro Imaginaerum, anche se so che una parte dei fan mi sparerebbe per questo). Le due cover, inoltre, non mi sembrano apportare novità strabilianti alla canzone, per cui non mi hanno colpito più di tanto. In questo caso direi che l'originale era già sufficiente, ma de gustibus... Voi cosa ne pensate?

giovedì 23 agosto 2012

Make everything serve more than one purpose


Ebbene sì.
Quella che vedete lassù è la mia "calligrafia". Esito a definirla così, considerando che il significato etimologico della parola è più o meno "bella scrittura". Come sanno tutti coloro che hanno visto qualcosa scritto a mano da me - che si trattasse di appunti, di sbirciate ai miei notes per le storie, di dediche sui libri o semplici memoranda - per interpretare i... "segni" che produco occorrono intuizione, allenamento, e probabilmente anche un aiuto divino. Anche perché l'esempio che vedete in foto è composto da frasi che mi sono sforzata di scrivere bene. Quando non ho queste preoccupazioni, il tutto si trasforma in una serie di linee orizzontali intervallate da riccioli senza senso e forme che solo vagamente sono imparentate a "cerchi".

Anyway, il post non nasce per mostrarvi la mia vergogna (quella che, ogni volta che sbircio gli appunti delle Socie sui loro notes, mi fa frignare "Ma il tuo è beeellooo! Il tuo è fiiigooo! Il tuo è ordinaaatooo!" Inutile, non avrò mai un "quaderno da scrittrice" da mostrare senza arrossire). Lo scopo non è nemmeno mostrare l'artistica macchia di caffè lasciata dall'ultima tazzona bevuta (anche se di notes, blocchi appunti & caffè per la sopravvivenza da scribacchina vi avevo già parlato).
In realtà, stavo riflettendo su quello che sono i miei ultimi appunti di studio. Traducendolo per i non esperti di crittografia & decifrazione alfabeti alieni, parlo di

...those details that reveal truths about both characters (Pov ch. + descripted ch.)
Make everything serve more than one purpose.

Il concetto viene da Characters, emotion & viewpoint di Nancy Kress, il manuale che sto leggendo & riassumendo nel mio blocco-tecnica, quello dove condenso la summa dei testi sulla scrittura che leggo (non ricordo se sono frasi direttamente estrapolate dal testo o una parafrasi abbreviata, sorry).

Al momento sono nel pieno della prima stesura di una storia che ha ancora molto da rivelare a me per prima, con personaggi che devono ancora svelarsi: uno è una mia vecchia conoscenza e quindi su di lui ho molto, ma non è mai stato un mio protagonista, quindi molto di più posso scoprire; e, allo stesso tempo, conoscerlo è un'arma a doppio taglio, perché non devo essere troppo self-confident, scordandomi il lettore, che invece di lui non sa nulla. Devo, insomma, sfruttare quello che già so e mostrarlo nel modo giusto, in modo che il lettore apprenda quello che deve e non sia né travolto dalle informazioni, né disorientato da una loro eventuale carenza. L'altro personaggio, invece, è nuovo anche per me, e si sta rivelando a spizzichi e bocconi (essendo poi un personaggio femminile, mi rende doppiamente incerta. Non ridete, io mi sento molto più a mio agio con personaggi uomini, la Dea solo sa perché).

I details di cui parlano gli appunti su cui sto rimuginando sono quei concrete details, i "dettagli concreti", che sono sia utili (se non indispensabili), sia molto più potenti di quelli generici (per fare un classico esempio che avrò letto un sacco di volte su libri e su siti, meglio descrivere il volto rugoso e i capelli bianchi di un personaggio piuttosto che dire "era vecchio"). Quei dettagli devono "rivelare delle verità" su "entrambi i personaggi" della scena, ovvero il pov ch., il personaggio punto di vista, e il descripted ch., il personaggio che l'altro sta osservando, con cui sta parlando e così via. Ovvero, mentre il mio protagonista X guarda e parla con la co-protagonista Y, mostrerà al lettore qualcosa dell'aspetto, dei gesti, del modo di parlare, della personalità della ragazza in questione, ma allo stesso tempo il modo in cui X parla di lei rivelerà anche qualcosa della sua personalità. (Ecco perché ieri sera m'incazzavo tra me su una paginetta di dialogo, perché era troppo generica e non abbastanza in tono con il personaggio-punto di vista, che, maledizione, sembrava essersi dimenticato di tutti i casini e la poca voglia che aveva di essere lì, per chiacchierare bel bello. E giù di lima a correggere...)

Ecco, in sostanza, la cosa complicata: make everything serve more than one purpose, ogni dettaglio, battuta di dialogo, gesto, dovrebbe non solo mostrare la scena e far avanzare la storia, ma anche far conoscere al lettore il personaggio, e magari anche contribuire all'atmosfera, e magari anche seminare un dubbio oppure anticipare qualcosa di importante che si vedrà più avanti, e magari ANCHE... ci siamo capiti. A volte questa "stratificazione di significati" emerge da sola, quando ad esempio mi rendo conto che un oggetto, un luogo, un'azione, ricorrenti in punti diversi della storia, mostrano l'evoluzione dei personaggi e della situazione. Molto però va curato, cercato, aggiunto, in seguito a rimuginii infiniti, scelte, tentativi, illuminazioni improvvisi, craniate di disperazione sulla tastiera del pc. Ah, le craniate di disperazione sulla tastiera del pc...

mercoledì 22 agosto 2012

I sette peccati capitali dei libri

Oggi vi propongo un giochino da blog, pescato per caso qui, che faccio volentieri, visto che si parla di libri. Se deciderete di farlo anche voi, segnalatemelo, leggo volentieri i vostri "peccati" di lettori e lettrici.

AVARIZIA: Qual'è il libro più costoso? Qual è il libro meno costoso?
Probabilmente l'edizione illustrata del Signore degli Anelli, nonché il volumone ricco di foto su Stephen King (questo qui, per capirci) o altri libri illustrati.
Il meno costoso credo sia Addio alle armi di Hemingway, pagato un euro al mercatino (benedetti i mercatini novaresi!), primo volume della collana Oscar Mondadori (350 lire a metà anni Sessanta).

IRA: Con quale autore hai un rapporto di amore e odio?
Baricco. Sopporto i suoi baricchismi solo a piccole dosi. Farà forse sentire "fighi" quelli che delle aquile non sono, ma quando lo leggo mi sembra di comprare "poesia" a un tanto al chilo al supermercato.
Comunque.

GOLA: Quale libro hai divorato e riletto in continuazione senza alcuna vergogna?
Ancora rileggo spesso le pagine che amo di più di libri come It e L'ombra dello scorpione di King, World war z di Max Brooks, Il lupo e la colomba della Woodiwiss perché è l'unico romance che sopporto e ci sono affezionata per diversi motivi, Buona Apocalisse a tutti! di Pratchett & Gaiman (che però da molto non prendo in mano, voglio rileggermelo intero quanto prima), Dracula di Stoker, La storia infinita di Ende.

PIGRIZIA: Quale libro hai tralasciato o messo da parte per pigrizia?
Il secondo sesso di Simone de Beauvoir. Mi stava piacendo molto, è interessante, intelligente... Ma è anche un tomazzo di oltre settecento pagine, densissimo. Ho commesso l'errore di dire "pausa, leggo qualche pagina di romanzo per cambiare un po' atmosfere"... e non l'ho più ripreso. Ma è lì, in attesa, col suo segnalibro dentro...

SUPERBIA: Di quale libro ti piace parlare per sembrare estremamente intellettuale?
Niente di particolare: in certi contesti, semplicemente leggere è sembrare intellettuali. A seconda del discorso, posso sfoderare l'una o l'altra lettura...

LUSSURIA: Quali caratteristiche trovi più attraenti nei personaggi sia maschili che femminili?
Quando non sono dei Gary Stu o delle Mary Sue, per prima cosa; e poi la sofferenza interiore, la caratterizzazione complessa, il fascino oscuro in certi casi. L'aspetto non è così fondamentale (anzi, se l'autore/autrice mi ricorda a ogni pagine quanto sono scolpiti gli addominali di Caio, quanto sono cesellate le sue labbra e quanto ce l'ha grosso e pulsante, in genere me lo rende sovranamente antipatico. Si tratta di una cosa che evito come la peste anche quando scrivo).

INVIDIA: Quale libro vorresti ricevere come regalo?
Potrei linkarvi la lista desideri della mia pagina Anobii, che non è aggiornata, ma almeno contiene alcuni libri che vorrei ma sono fuori catalogo; i più recenti innamoramenti sono nella lista desideri di Amazon; soprattutto, gradirei moltissimo che qualcuno mi regalasse Rainbow High, secondo, introvabile capitolo della trilogia di Alex Sanchez: ho trovato il primo, Rainbow Boys, e mi è anche piaciuto; ho trovato il terzo, Rainbow Road... e mi toccherà leggerlo restando ignara del libro di mezzo, temo, perché pare inesorabilmente fuori catalogo.


L'immagine viene da qui.

martedì 21 agosto 2012

Where lies the beauty

Questo week end ho accompagnato la mia carissima amica Rachele per un'esperienza per me piuttosto nuova. Oltre a essere una persona splendida, una di quelle poche che ammiro davvero, Rachele è anche la miglior fotografa che abbia mai avuto la fortuna di vedere all'opera: date un'occhiata ai suoi scatti dedicati ad animali, paesaggi, cieli, nella sua pagina FlickR. Vibrano della stessa luce che le illumina lo sguardo, e come lei riempiono di poesia la realtà.
Rachele è anche impegnata per i diritti degli animali e questo week end è stata invitata a realizzare gli scatti per il prossimo calendario della Collina dei Conigli, un centro di volontariato per la cura e la riabilitazione di piccoli animali, che si occupa anche del recupero di quelli usati come cavie da laboratorio. Ci siamo quindi recate in quel di Monza - santo navigatore! - per una due giorni di full immersion nella natura.
Coniglietti, conigli New Zealand, gatti - tra i quali un dolcissimo piccolino di tre mesi, Woodstock, che soffre di ipoplasia, e che pure è vivacissimo, il più giocoso di tutti i mici che abbia mai conosciuto - topolini, ratti, porcellini d'India. Non avevo mai visto da vicino dei ratti, né ero mai stata in una stanza piena di porcellini d'India che squittiscono tutti insieme appena una qualsiasi di noi allungava la mano verso il fieno... Di fronte alla loro bellezza, alla forza dimostrata da tanti di questi animali dal passato difficile, sfruttati, maltrattati, di fronte alla varietà dei loro caratteri - ognuno unico, ognuno con qualcosa da insegnare a chi sa osservare - che importanza potevano avere il caldo o la fatica? Così, con il supporto di alcune volontarie che si sono fatte in quattro per noi - grazie Attilia, grazie Sara, grazie Chiara - in due giorni Rachele ha compiuto il suo lavoro.

Mi raccomando, date un'occhiata alla pagina dell'associazione, alle adozioni possibile, a quelle a distanza. Quando uscirà il calendario o quando Rachele pubblicherà alcuni dei suoi scatti, vi aggiornerò. Per adesso accontentatevi di questi, realizzati da me: io non sono una fotografa - neanche lontanamente - ma amo mettere da parte questi ricordi anche tramite le immagini.




lunedì 20 agosto 2012

Due libri consigliati per amanti della scrittura [Turn the Page]


Di recente ho partecipato a una nuova, lunga discussione sull'annoso tema "manuali di scrittura sì/no". Mentre leggevo le stesse argomentazioni di sempre, trite e ritrite, del tipo "a un autore bastano grammatica e dizionario" - sì, perché scrivere un buon romanzo equivale a saper usare i congiuntivi, vero? - o "i manuali ingabbiano la creatività" - no, affatto, ma se non sei disposto neanche a provare non mi crederai mai... - o ancora "il talento non ha bisogno di manuali, è istintivo" - già, e anche i calciatori non si allenano, i pittori non studiano le varie tecniche per l'uso del colore e così via, i musicisti non si esercitano eccetera eccetera - le mie espressioni erano alternativamente così, così, così, così o così . Non perché ciascuno non abbia il diritto alla propria opinione, ci mancherebbe; ma perché si tratta di uno di quei temi di cui molti parlano "per partito preso", logica e argomentazioni non servono a nulla, e la chiusura mentale regna sovrana. Senza bisogno di essere fanatici, naturalmente; sono solo i "no" a priori che non capisco.
Perciò, come post "Turn the Page", ovvero riesumato dal mio blog precedente, con qualche aggiustamento o aggiornamento se serve, questa settimana vi beccate proprio un paio di consigli di lettura per amanti della scrittura creativa (ricordandovi che un elenco più completo di manuali lo trovate in questo post, mentre tutti i post sulla scrittura sono a questo link).
Buona lettura (e buona scrittura!)

Oggi vi segnalo due testi molto diversi tra loro, incentrati sulla scrittura creativa.
Il primo è Come non scrivere un romanzo, di Howard Mittelmark e Sandra Newmann, appena uscito per Corbaccio, e che ho letteralmente divorato. Si tratta di un'analisi ferocemente ironica dei più frequenti errori e orrori commessi dai romanzieri in erba, una sorta di "contro-manuale" di scrittura, che denuncia follie di stile, personaggi inconsistenti, mancanze nella costruzione degli ambienti, buchi di trama e così via, fino a presunzioni e ingenuità nel momento di inviare finalmente il manoscritto a un editore. Ogni errore è preceduto da un brano narrativo di esempio, che il più delle volta fa venire le lacrime agli occhi dalle risate, così come il successivo commento degli autori. Uno di quei testi che chiunque ami scrivere dovrebbe leggere e rileggere, per completare gli insegnamenti dei più tradizionali manuali dedicati a sviluppo dei personaggi, stile, plot e così via; ma anche un libro godibile per qualsiasi appassionato di lettura. Divertente, acuto e utile: che volete di più? Se avete già una certa conoscenza della scrittura creativa, si tratterà di un ripasso che non può far male e vi strapperà più di una risata; se non avete mai letto un manuale perché "sono noiosi, ingabbiano la creatività" e così via, be', provate almeno con questo, chissà che non vi faccia cambiare idea e vi spinga a scoprirne anche qualcun altro.


Il secondo è On becoming a novelist del compianto John Gardner, un classico dedicato ai giovani aspiranti scrittori, notissimo in America. Temo che non sia reperibile in italiano: ne esisteva forse una traduzione, risalente ad anni fa, di cui però non ho più trovato traccia, e per questo ho deciso di acquistarlo e leggerlo in lingua originale.
Non lo definirei un manuale, nonostante contenga anche consigli di stile molto utili; piuttosto, una riflessione su quello che significa scrivere, e cercare di venire riconosciuto come autore. Dalle insicurezze alle bizzarrie di chi passa il tempo a immaginare storie, alle qualità da possedere o da affinare per riuscire a perseguire, nonostante tutte le difficoltà e il duro lavoro richiesto, questa strada. Alcune osservazioni sono più adatte all'ambiente americano (quando si descrivono certi corsi di scrittura creativa) ma restano valide in linea generale. Si può non essere sempre d'accordo con Gardner, ma di sicuro troverete qui una marea di spunti illuminanti, che potranno spingervi a riflettere su quello che significa per voi scrivere, se condividete questa passione.
The true novelist is the one who doesn't quit, conclude Gardner. Nonostante prove, incomprensioni, disagi, insoddisfazione e il dubbio di essere un po' matti - l'inevitabile solitudine di ritrovarsi spesso nel proprio affollatissimo mondo di storie, camminando in quello reale condiviso da tutti.


Le icone vengono da questo sito.

venerdì 17 agosto 2012

Wutherings Heights: Kate Bush e Angra

Credo sia da un po' che non vi propongo il confronto tra canzoni: l'originale e una o più cover. Vinta dal caldo di agosto, risollevata solo dal ventilatore, oggi vi invito a riscoprire Wutherings Heights di Kate Bush (della quale vi ho già parlato nell'ultimo post della serie) e la cover che hanno realizzato i brasiliani Angra, con la voce di André Matos a riprodurre le ardite costruzioni dell'originale. Quale preferite?

Per quanto mi riguarda... be', non è una delle mie canzoni preferite in nessuno dei due casi. Non riesco a entrare in sintonia con la Bush, lo ammetto. Ho amato la versione di Running up the hills proposta dai Within Temptation molto più dell'originale; in questo caso sono più tiepida, ma, chiedendo scusa ai fan, propendo comunque per la versione degli Angra. Sarà che l'ho conosciuta prima dell'originale, sarà che ci sono un po' di chitarre, sarà che ho un peculiare rapporto di "amore-odio-amore" con la voce di Matos.
E to', risentire questa mi ha fatto voglia di rispolverare i primi tre dischi dei brasiliani. Con permesso...


martedì 14 agosto 2012

Write or die!


Nota: post scritto ieri, 13 agosto, e completato a sera; ecco perché voi lo leggete ora.

Siccome l'estate mi ispira una pigrezza infinita (sì, ho scritto pigrezza, non pigrizia, lo so. Si tratta di uno stato speciale che appartiene solo alle scribacchine con tanto da scrivere e molteplici distrazioni da combattere, magari pure impantanate nel "ma uffa sono a un punto morto" e nel "ma uffa è tutto stupido") sto tentando un metodo di cui sono a conoscenza da tempo, anche se solo ora lo sperimento per la prima volta: il Write or die.

Si tratta di un'applicazione che trovate in questo sito: disponibile in tutte le forme che preferite (per iPad, desktop ecc) e anche gratuitamente on line (cliccando su web app). Ha la forma di un minimale programmino per la scrittura, che potete impostare però con un words goal e un tempo (da cinque minuti a un'ora). Scegliete il livello di bastardaggine... ehm, di severità del programmino e via, iniziate a scrivere. Se v'interrompete, a seconda delle vostre impostazioni il Write or die vi rimetterà in riga: con dei pup up che vi richiamano all'ordine, con dei suoni, oppure... cancellando man mano quello che avete scritto fino a quel momento. Terroristico, lo so, ma può essere utile nei periodi in cui la concentrazione e l'ispirazione latitano. Certo, è un metodo piuttosto ansiogeno. Certo, tutto quanto andrà aggiustato, rivisto, migliorato dopo. Ma come dice Nora Roberts: you can fix a bad page, but you can't fix a blank page. Le prime due sessioni da venti minuti (preferisco sessioni brevi con un po' di pausa in mezzo, proprio per l'ansia del vedere lo schermo arrossarsi mentre rimugino su cosa aggiungere! Devo avere pietà anche del mio cuore) hanno prodotto novecento parole abbondanti. Non male, considerato che il ritmo NaNo è intorno alle 1700 e nel mio mondo ideale vorrei raggiungere le 2000 al giorno (circa cinque pagine di Word o Open Office). Ergo, un'altra oretta di Write or die (sì, spezzettata di venti minuti in venti minuti, che mi servono anche per raccogliere le idee) e per oggi sarò più che soddisfatta.
Se lo provate anche voi, fatemi sapere come va!

Update: se non ho sbagliato calcoli, ho tirato ben oltre le 2000 parole Sull'ordine delle 2800!
Se il Write or die continua a funzionare così anche nei prossimi giorni, credo che me ne innamorerò!

Immagine da Pinterest.

lunedì 13 agosto 2012

Legion ([Turn The Page]

Altro giorno, altro film. Questa volta, anziché una pellicola che mi ha colpito più di quanto avessi immaginato all'inizio (The Horde), un horror che si è rivelato una mezza delusione: Legion.
L'inizio, a dire il vero, è abbastanza rapido e sa colpire: dopo un doppio prologo - prima voce femminile e immagini desolate stile Sarah Connor in Terminator , poi città di notte, con il (solito) angelo senza ali e una sparatoria con un "qualcosa" (un demone? Sarà chiaro in seguito) che entra nel corpo di un umano sfigato un po' come facevano gli agenti di Matrix, ci ritroviamo nel classico diner americano in mezzo al nulla. La noia e l'atmosfera polverosa del luogo vengono spezzate quando una simpatica vecchietta ficcanaso dall'aria innocua inizia a usare un linguaggio da scaricatore di porto e azzanna al collo uno dei clienti, prendendo poi a camminare sul soffitto. Cosa sta capitando?
Lo spiega l'angelo dell'inizio, Michael, ribelle agli ordini di Dio: vuole fermare la (solita) apocalisse, proteggendo (chissà perché) il bambino che la giovane cameriera del locale sta per partorire. Inizia quindi l'assedio al ristorante, con avventori e gestori uniti a sparare contro una folla di umani posseduti da angeli (e questa almeno era un'idea carina), ringhianti e decisi a massacrare il piccolo gruppo, e soprattutto la futura madre e il piccolo.
Fin qui, la tensione funziona, il ritmo è abbastanza sostenuto, Paul Bettany come Michael e Dennis Quaid come disilluso proprietario del locale (purtroppo per lui, il suo gesto eroico sarà piuttosto telefonato, se prestate attenzione a quel che si dice non molto prima) si fanno apprezzare, nonostante i dialoghi a volte stupidotti; da brividi il gelataio dalle membra da ragno! Poi, si scade sempre più nel prevedibile. Dopo le sparatorie e i (classici) inganni per far uscire dal locale i difensori, il peggio è l'arrivo in campo di Gabriel (Kevin Durand), che combatte come in un videogioco, roteando a mo' di trottola e parando i colpi di pistola con le ali. Eh, già, perché gli angeli combattono con la (solita) corazza stile antico romano e si prendono a cazzotti, proiettili e pugnalate molto poco eteree (il che mi può anche andar bene, ma andrebbe reso meglio). La storia si trascina ancora per un po', fino a concludersi di nuovo in stile Terminator , con i sopravvissuti a guidare speranzosi verso il futuro (ma con scorta di armi nel bagagliaio). Peccato per l'occasione persa di realizzare un film davvero buono, perché quantomeno Michael introduceva qua e là dei temi interessanti, parlando di Dio con il collega/nemico/leccaculo del padrone Gabriel.

Update: rivisto, è ancora più brutto di quanto ricordassi. Personaggi che si comportano in modo assurdo, cliché e dialoghi insostenibili. Peccato davvero.

giovedì 9 agosto 2012

Love you, girls

Ma quanto bello è starsene a chiacchierare fino alle tre e mezza di notte?
Di incubi e fantasmi, di personaggi e misteri, di storie e sogni. Si parla e si sogna e non c'è mai nessuno che sbuffi, nessuno che ti guardi come una pazza, nessuno che dica "calmati" quando mi infervoro per qualcosa. No, non voglio calmarmi. Voglio vivere le mille vite mie e dei miei personaggi, non è chiaro? E se non sei abbastanza speciale da capirlo, be', mi spiace per la tua mente ristretta.

E anche quando si sta in silenzio, e si comincia a sorridere apparentemente senza motivo, non ci sono problemi. La domanda non è a cosa pensi, è dove sei?
In un altrodove, un altroquando. Ed è perfettamente normale, assolutamente meraviglioso. Questa è la straordinaria bellezza della Società: perciò grazie, ragazze, che condividete con me la magia - la scrittura. Grazie Vale perché senza di te non sarei qui - laddove "qui" vuol dire tante cose; grazie Ale perché apprezzi la follia; e last but not least il grazie "più speciale di tutti" a Sam, che sa gli innumerevoli perché. Ti penso, sorella, anche mentre sei "laggiù" <3.

martedì 7 agosto 2012

Scazzi vari



Indicativo del mio stato d'animo, della voglia che ho di sopportare le stronzate altrui, della mia reazione difensiva a una marea di fastidi, questioni irrisolte e rotture di cazzo - non a caso è diventata la mia copertina di Facebook del periodo. Be', è anche indicativo dello sbavo prodotto dalle visioni ravvicinate di Sherlock Holmes - Gioco di Ombre, The Avengers, nonché dei due Iron Man (a mio parere però meno riusciti dei primi due film citati, e magari dedicherò un post al perché).

Anyway, mi scuserete la latitanza dei prossimi giorni, ma questa settimana è prevista riunione societaria e quindi il tempo per internet diminuirà (piacevolmente); in ogni caso, qualcosa posterò comunque, credo. Oltretutto, il semi-blocco che ha fatto arenare la Storia Nuova non contribuisce alla qualità del mio umore: si risolverà, devo provare, devo mettermici... mmmmaaaaaaauuuuuuuuffffffaaaaaaa quanto detesto questi periodi. Credo di essere nella fase "non lo trasformerò mai in qualcosa di decente, è stupido, è complicato, non mi viene, non sono in grado, non sta in piedi, non ho idea neanch'io di cosa succederà, non so cosa c'è sotto". E lo so, ho in mente Don’t get it right, just get it written (James Thurber) e If I waited until I felt like writing, I'd never write at all (Anne Tyler) e un'altra tonnellata di ottimi consigli dello stesso tipo da seguire. Fosse facile. Sgrunt.
Confido nella Forza della Società, che mi soccorra.
Però cheppalle...

Immagine da Facebook.
E, più o meno OT ma sempre a proposito di Avengers, come si fa a non amare quest'uomo?

lunedì 6 agosto 2012

The Horde [Turn The Page]

Ripesco dal vecchio blog un post del 2010, anche perché si tratta di un film che ho rivisto di recente con piacere... enjoy!

Ogni tanto, un sano film di zombie ci vuole. Tanto più quando Romero si è ormai definitivamente bevuto il cervell.. ehm, propone prodotti di scars(issim)a qualità come il pietoso Survival of the dead .
Il problema è che, ultimamente, il filone zombesco non ha elargito grossi capolavori, se si escludono lavori interessanti, che intrecciano horror e commedia con classe, quali Shaun of the Dead - L'alba dei morti dementi o Zombieland .
Poi arriva The Horde , o meglio, La Horde , nel titolo originale francese. Le premesse sono classiche - i morti si svegliano, sono incazzati, un pugno di protagonisti cerca di sopravvivere. E tuttavia, il film riesce ad avvincere, inserendo alcuni elementi interessanti e rinnovando l'originaria tradizione del film di zombie come metafora sociale. Se già Romero parlava spesso di razzismo e della violenza insita nell'animale uomo, qui la storia si svolge nelle banlieu di Parigi, e prende avvio come uno scontro tra quattro poliziotti e un gruppo di feroci criminali rifugiati in un palazzo decadente. Si mischiano la lotta brutale tra vivi all'incubo che esplode all'improvviso, il disagio sociale e la condizione dell'immigrato africano emarginato nel ricco paese europeo, il valore della famiglia e della lealtà tra compagni e i contrasti, le invidie e gli odi all'interno di quella stessa famiglia che non basta più a impedire la disgregazione. Così, la vicenda horror - scendere fino al piano terra del palazzo, affrontando mostri veloci, ringhianti e affamati di carne umana - si alterna alle dinamiche dei personaggi, che si alleano, si separano, scoprono il proprio lato oscuro - chi si sacrifica per gli altri, chi cede alla violenza, chi tradisce, chi trova una spietatezza nuova, chi esprime un gusto rivoltante per la violenza, tanto che gli zombie sembrano, in fondo, semplicemente senza inibizioni e scrupoli sociali, anziché mostri del tutto alieni alla natura umana. L'istinto del morto vivente non è più spaventoso della malvagità di cui l'uomo è capace.
Qui, poi, la cattiveria e le scene che non risparmiano sangue si alternano a momenti in cui, invece, la scelta registica è pietosa nei confronti dei suoi personaggi, e si ritrae con discrezione di fronte all'atto brutale: quando uno dei personaggi viene ricoperto da un'orda (appunto) di mostri, la telecamera si allontana senza indugiare sulla sua sofferenza e senza mostrarci carni strappate e budella estratte (come in tante pellicole romeriane, ad esempio). Quando uno dei personaggi ne uccide un altro a sangue freddo, sentiamo la paura della vittima - il suo volto distorto, gli occhi sbarrati, il respiro accelerato - ma poi la telecamera inquadra da lontano.E le immagini della città in fiamme, sotto un cielo livido attraversato da colonne di fumo, sono davvero suggestive.
Difetti ce ne sono: ad esempio, lo si capisce subito (ome al solito) che occorrono i colpi in testa, per uccidere i morti, perché quindi i personaggi si ostinano a sparare al petto o alle gambe? E non si tratta di cittadini qualsiasi che per la prima volta prendono una pistola in mano e possono verosimilmente sbagliare mira, ma di poliziotti e criminali, abituati a usare le armi. The Horde resta però una pellicola tesa, avvincente, che riesce a sembrare fresca e interessante nonostante parta da spunti già più volte usati nel cinema horror.

 

sabato 4 agosto 2012

La simpatia del Griso

Il Griso è lo scagnozzo principale di Don Rodrigo nei Promessi sposi. Romanzo che ho letto e sostanzialmente apprezzato, nonostante l'ottocentismo della scrittura, le insopportabili menate manzoniane sulla Provvidenza e altre cosucce del genere.
Non sono grandi spoiler, credo, se vi dico che il Griso, oltre a non riuscire nei suoi compiti di bravo (ad esempio, rapire Lucia la prima volta, ma d'altronde gli sgherri dei cattivi sono fatti apposta per fallire), è anche uno dei personaggi più esecrati dal buon Sandro. L'Innominato si redime, Don Rodrigo schiatta ma alla fine non manca la pietà nei suoi confronti - che, diciamolo, avrebbe potuto essere una figura molto più intrigante, ma il buon Sandro di cui sopra ha fatto di tutto per neutralizzare l'erotismo del romanzo. Il Griso, invece? Nein. Lui è Cattivo, e in quanto tale deve essere d'esempio, trovare la sua punizione e così mostrare la giustizia divin*yawn*. Insomma, ci siamo capiti.

Eppure, posso dirlo? Per quanto piegato ai voleri del suo creatore (il buon Sandro, non Dio), che di sicuro non voleva renderlo affascinante, il Griso qua e là risalta come un bel bastardo da antologia. Immorale e fiero di esserlo, come dire. Le poche righe in cui si racconta che, anziché aiutare Don Rodrigo che ha appena scoperto di essere ammalato di peste, il Griso va a chiamare i monatti, per poi derubare il signorotto e levare le tende, sono decisamente una parte ben riuscita, in un romanzo in cui la protagonista femminile altro non fa che invocare la Vergine, quello maschile è una testa calda e poco altro*yawn*... ci siamo capiti. Naturalmente l'avidità del Griso farà sì che anche lui contragga la malattia, venendo così punito eccetera ecceter*yawn*. Ma che dirvi: per una CBD quale io sono - Creatrice Bastarda Dentro, come qualsiasi mio personaggio può testimoniarvi - nel mare magnum dei Promessi Sposi il Griso è una delle poche figure che mi stuzzicano davvero.



Gli Oblivion sono dei geni. Punto.

giovedì 2 agosto 2012

Dimmi cosa cerchi e ti dirò WHAT THE FUCK??? - parte terza

Chiavi di ricerca di luglio partite in sordina, ma che, con il passare dei giorni, hanno regalato interessanti perle.

C'è grande bisogno di motivazione e autostima, pare, là fuori: poi pensi che meglio contare solo su stessitu che mi hai rubato il cuor (urgh), dimmi di cosa ti vanti (per la serie stai parlando con me?), vado avanti senza rimpianti e me ne fotto di tutti quant (complimenti per la rima, anche se hai scordato una lettera), mai fidarsi appena possono ti pugnalano (amara saggezza), voglio essere felice e sai perche? perchè me lo merito (bravo, e magari perché meriterebbe l'accento), fino a un lapidario fate i cazzi vostri. E a un tenero la cosa più dolce puoi sentiri dire da un fratello frase, ma questo io e Socia Sam sappiamo bene chi lo ha cercato... Ghghgh.


Imperversano i ragni - non pensavo fossero un'ossessione per così tanti: tutti i tipi di ragni con nomi scritti (carta d'identità e codice fiscale no?), ragno enorme casa (ti do un indizio: prova a dirgli "Qui, Shelob Shelob Shelob!" e poi raccontami come va. Ho scoperto anche un peculiare feticismo, esploso tutto a un tratto, quello per le pergamene: pergamena curiosapergamene ti amoproverbi su pergamene. Vanno sempre forte anche i capelli lunghi (non lo immaginavo, quando ho scritto il mio post-sfogo in merito): questo mese niente incantesimi per la magica crescita, ma inquietanti mi piace toccare i capelli lunghi (stammilontanosai!!!), hai ragazzi danno fastidio i capelli molt... e immagino che Blogspot abbia tagliato un "molto lunghi", ma ragazzi, quella h sbagliata... potessi, ti ci strangolerei, con i miei capelli, poi sono sicura che ti daranno fastidio anche se non sei un ragazzo ma, probabilmente, una fallomarmocchia* che cerca di capire come farsi filare dai suoi simili di (presunto) sesso maschile (magari la stessa afflitta da un brufolo sulla guancia e si gonfia l'oc.  Ci sono poi un ermetico capelli lunghi ma (ma cosa?) e un mirabile le ragazze con i cappelli lunghi fino in terra (gosh...).
D'altronde, per la serie la grammatica questa sconosciuta non mancano dubbi irrisolvibili (è errore di grammatica procastinare? Ma aprire un dizionario, no? E poi, in che senso di grammatica?) e chiare dichiarazioni d'intenti: punteggiatura fuck. Almeno tu lo ammetti.

Questo mese lasciamo in pace Schopenhauer, che prima imperversava, ma si cerca un legame tra ai confini della realtà e yeats. In ordine sparso, poi, spiccano: molla per far volare oggetti dalle mani (ma chi sei, un Bart Simpson in erba?) e film "mi prudono le dita" (qualcuno me la spiega?) oppure gesto fuck con doppie dita (cos'è, te lo devo spiegare?)


Gli Avengers vanno sempre forte, con tantissime ricerche tra le quali capelli di thor (ma la gente è così ossessionata dai capelli?), tony stark egoista, instabile (addirittura!) oppure un inquietante thor nazi what if (cioè: no, grazie) e un mistico loki and destiny.

Non mancano infine le chiavi di ricerca sessuose: si va da loki omosessualeil fascino di loki (approvo! Thorki all the way!) a ragazze giovani che si baciano e fa... (altra chiave tagliata da Blogspot, divertitevi a immaginare il seguito!) fino a un perverso sesso con macchinari, uno scientifico spermatozoo e un debosciato vino tremo playboy. Ma possiamo fare di più, ragazzi! Se mi metto a disquisire di yaoi e della meravigliosa coppia Thor-Loki... cosa cercheranno in agosto?

Infine, mi chiedo: qualcuno mi sta stalkerando? Che senso ha la ricerca indiana jones aislinn?
Mistero... Ignoto cercatore, se passerai di qui, spiegamela, per favore!


*Nobile espressione coniata dalla pagina Facebook emerita Esclamazioni antiquate, dalla quale proviene anche l'immagine.