venerdì 30 novembre 2012

Serie Tv - BBT 6x9, HIMYM 8x8, OUAT 2x8, TWD 3x7

Lo so, lo sooo, ho di nuovo lasciato passare giorni interi senza aggiornare. Mea culpa. Settimana da thrilling.
In compenso, ho appena visto la nuova puntata di Big Bang Theory, che non è andato in onda la scorsa settimana, così posso offrirvi il "pacchetto completo" di commenti. Non leggete se non volete spoiler, come al solito...

Big Bang Theory 6x9: episodio tutto dedicato alla lotta tra Sheldon e Howard per l'utilizzo di un parcheggio - nonché per prestigio e affermazione personale -, lotta che si riflette su Amy e Bernadette. Sullo sfondo invece Leonard e Penny, che non vengono nemmeno mostrati insieme, nonostante tutti aspettassimo qualche conseguenza dopo la "dichiarazione" improvvisa di lei. Una puntata andante con brio, oserei dire, ben riuscita nei ritmi e nei dialoghi.


How I Met Your Mother 8x8: non male come puntata, il che conferma che, diminuite un po' le pippe mentali sulle varie relazioni, lo show è ancora capace di offrire buoni momenti, come già avevo notato la volta scorsa. Marshall affronta il processo più importante della sua carriera - raccontato da lui, in flashback, di fronte a una commissione di giudici, ma perché? Cos'ha combinato? Il motivo si scopre solo alla fine. Nel frattempo, gli altri quattro fanno a gara nel raccontare quanto fossero "cattivi ragazzi" da giovani, inventandosi episodi esagerati di guai con la legge. E Barney e Robin devono affrontare quanto accaduto tra loro, il bacio improvviso dopo una serata di bagordi.
Il fulcro dell'episodio è il processo, con l'avvocato che ha ingannato Marshall, nella puntata precedente, e la sua spregiudicata tattica di difesa di un'industria farmaceutica colpevole di aver inquinato un lago. Le scene funzionano, l'umorismo è leggero e vagamente surreale come nei momenti migliori della serie. E, a quel punto, i minuti dedicati ai sentimenti di Barney e Robin scorrono senza diventare pesanti, come accade quando un intero episodio viene incentrato solo sulle pene d'amore dei personaggi.


Once Upon A Time 2x8: nel mondo delle fiabe, Emma & Co lottano per tornare indietro, sfruttando la connessione in sogno tra Aurora e Henry. Tutte le persone colpite da maledizione del sonno, infatti, hanno spesso incubi orribili su una stanza infuocata, e lì i due possono incontrarsi. Regina e Gold devono allearsi per impedire che la terribile Cora sbarchi a Storybrook - i pochi minuti in cui i due si parlano, nel locale di Nonna, davanti a Belle, valgono da soli la puntata. Sembra tuttavia che regina voglia davvero rigare dritto, e che l'intenzione degli sceneggiatori sia proprio sfruttare come antagonista Cora, visto che, in fondo, i fans adorano sia Gold/Rumple che la matrigna di Biancaneve. E se questo consentirà un lieto fine per Runple & Bell, a me va benissimo -___-
Hook si conferma tanto gnokko quanto manipolatore e adesso le ragazze - Emma, Snow, Mulan e Aurora - sono nei guai senza saperlo... Episodio abbastanza avvincente, anche se tutto il pastrocchio messo in piedi per far sì che sia Charming a incontrare Snow nella stanza infuocata è piuttosto forzato. Capisco che lui voglia fare l'eroe e proteggere Henry, ma suvvia, addirittura correre il rischio di farsi maledire perché tanto forse incontrerà Snow che lo risveglierà... E quando puntualmente le cose vanno storte, scatta la risata. Inutile, Charming è condannato ai momenti-LOL.


The Walking Dead 3x7: Michonne arriva alla prigione e, nonostante diffidenze e contrasti iniziali, racconta a Rick e agli altri quello che è successo a Glen e Maggie e si unisce a loro per guidarli fino a Woodbury. Lungo la strada, episodio che ci riporta ai fasti di ridicolaggine del TWD che abbiamo sempre conosciuto: inseguiti dagli zombie, Rick & soci si rifugiano in una catapecchia dove dorme un tizio, evidentemente sciroccato, che inizia a sbraitare finché Michonne, per tagliar corto, lo fa fuori con la spada, senza né ah né bah; il suo corpo viene dato in pasto ai morti mentre i nostri eroi scappano dal retro. Quello che mi chiedo è: ma checcacchio ci faceva il tizio in questione in quella capanna? O meglio, come caspio è sopravvissuto finora? In una struttura del genere, in mezzo al bosco, malato di mente?
Tralasciamo poi di commentare il fatto che, come giustamente fa notare Germano, i posti sono tutti vicini, gli zombie pullulano e arrivano proprio al momento giusto. Già alla puntata precedente la dinamica logistica dell'incontro Glenn/Maggie con Merle non era molto chiara, ma vabbe'...
A Woodbury, Andrea mostra il culo (serve a quello, ormai, oltre che a prendersi gli insulti di tutti gli spettatori per quant'è insopportabile) e assiste il dottore della città in un esperimento di rara idiozia. Non perché cercare di stabilire se gli zombie possano avere reminiscenze della loro vita passata sia per forza stupida - chi ha detto Il giorno dei morti di Romero? -, ma perché il dottore in questione sembra arrivato or ora dalla luna: non sa un tubo di zombie, non si preoccupa di quant'è pericoloso quello che sta facendo... per essere uno "scienziato", è parecchio cieco.
Glen finisce massacrato di botte da Merle, ma ormai è tosto, sopravvive pure quando, legato a una sedia, gli fanno entrare uno zombie. Non mi è dispiaciuta affatto la scena dell'interrogatorio di Maggie: d'accordo, concordo con Germano sul fatto che gli aspetti più morbosi e disturbanti non possono finire in una serie tv da prima serata, però la tortura psicologica di Maggie, e il fatto che lei ceda solo quando viene minacciato Glen, è ben fatta e trovo il governatore abbastanza inquietante. Certo, pensare che il pugno di disperati capitanati da Rick possa impensierire un tizio con una intera città protetta da bad guys armati, sentinelli e quant'altro lascia un po' perplessi... Ma vabbe'. Sono curiosa di vedere il prossimo episodio! Perché finalmente Daryl saprà che suo fratello è vivo...

lunedì 26 novembre 2012

Allontanarsi dalla storia

Qualche giorno fa ho letto un post molto interessante da uno dei miei blog "affezionati", TalkToYoUniverse di Juliette Wade: lo potete trovare a questo link.
Nell'articolo, si discute di un momento molto particolare per uno scrittore, o scribacchino che dir si voglia, quello in cui occorre allontanarsi dal testo in lavorazione.
Solitamente, si pensa alla fase in cui, conclusa una prima stesura, ci si prende qualche tempo per staccare dalla storia - qualche giorno, meglio settimana, meglio un mesetto almeno, se avete la pazienza per farlo -, in modo da poterla rileggere poi a mente fresca. Si tratta di un processo da non sottovalutare: dopo aver faticato a lungo, ragionato, riletto già, magari, più volte diverse scene, o anche l'opera dall'inizio alla fine, per sistemare incongruenze, effettuare modifiche e così via, dopo aver preso appunti, vagliato strade diverse, e dopo, soprattutto, essere entrati nella storia, aver vissuto più in quel mondo che in quello reale - almeno con la mente e lo spirito, se non con il corpo - e aver imparato a muoversi in esso e a stare dentro la testa dei personaggi... Be', l'amore per la storia da una parte, e gli automatismi dall'altra, impediscono di accorgersi di quello che non va.
Cosa intendo? 1 - Per quanto mi riguarda, nonostante il "fa tutto schifo" inevitabile che mi accompagna sempre - lo stile va migliorato, questa scena fa pena, qui posso tagliare, questo è solo bla bla bla, quel personaggio non funziona ecc ecc - il mio rapporto con la scrittura in generale e con ogni singola storia in particolare è di amore, assoluto, totale, cieco amore. Da cui il rischio di scivolare nel "be', questa scena non serve, ma è così bella, potrei tenerla lo stesso", che è deleterio (kill your darlings, dice King: uccidete i vostri cari personaggi senza pietà; ma per me vuol dire anche... uccidete quello che piace a voi, se non serve alla storia, se è ridondante, se funziona solo per compiacere lo scrittore, ma non per catturare il lettore). 2 - Nessuno conosce la storia meglio dello scrittore, una volta conclusa (perché "una volta conclusa"? Perché prima, quando ancora i personaggi possono stupire con un'idea geniale che tu, autore, non avresti mai immaginato, quando una scena può rivelare un aspetto del conflitto, o un evento nel passato del protagonista, che non avevi considerato... be', in questa fase la storia si dipana, in parte, ignota quanto il futuro che viviamo nel "mondo reale"). Il fatto di conoscere storia e personaggi è importantissimo - e intendo conoscerle con tale profondità da sapere anche quello che nel libro non finisce, anche i gusti preferiti di gelato del protagonista, tanto per fare un esempio frivolo - ma in fase di revisione è un'arma a doppio taglio. Occorre avere uno sguardo il più possibile fresco, oltre che imparziale: sia perché l'occhio tende a correre veloce sulle frasi che già conosce, ed ecco perché scappano le ripetizioni anche dopo plurime letture ravvicinate, sia perché bisogna mettersi nei panni del lettore per sapere se lo svolgimento della storia è sufficientemente chiaro da essere comprensibile, ma non troppo da permettere di prevedere ciò che accadrà.

Nell'articolo che vi ho linkato, tuttavia, si parla di un altro modo di allontanarsi da una storia. La soluzione estrema quando, durante la prima stesura, il romanzo non funziona, s'incaglia, non vi convince davvero - non nel solito "fa tutto schifo", che è inevitabile (first draft of anything is shit, diceva Hemingway), ma perché sentite che qualche ingranaggio non gira nel modo giusto, la storia s'irrigidisce, vi suona sbagliata. Juliette Wade ha un consiglio perentorio: walk away.
Mollate la storia.
Per un po'.

Non sto dicendo di arrendersi. Ma ho sperimentato più volte, in prima persona, quello che la Wade racconta della propria esperienza personale: arriva il momento, a volte, per alcune storie (fortunatamente, ci sono anche quelle che filano lisce fino alla conclusione in una sorta di febbre e vi fanno chiudere una prima stesura in tre mesi), di metterle da parte. Dedicarsi ad altro, cambiare romanzo, occuparsi della revisione di un altro, quello che vi pare: continuare a scrivere, ma non la storia che si è bloccata, che non vi convince, che vi ha, forse, esaurito. Si tratta, in fondo, della ripetizione del processo iniziale, quello che per me precede qualsiasi stesura: in quel caso vuol dire lasciarsi colpire da un'idea, attendere che ne arrivi un'altra da concatenare, mettere insieme spunti, incontrare per caso un nuovo personaggio... finché tutti questi elementi consentono di partire con la storia che, prima, era solo una vaghissima suggestione; in questo, vuol dire concentrarsi su altro, rilasciare tensione, frustrazione, sensazioni negative che circondano il romanzo "incagliato", e attendere. Con pazienza. Attendere che arrivi una nuova idea che risolva l'empasse, un nuovo personaggio che intervenga al cuore del problema che ha congelato tutto, uno spunto che dia il via a una nuova partenza - o semplicemente, attendere di crescere abbastanza per capire cosa non va, e permettere alla storia di crescere con voi. Perché per ogni storia c'è il momento giusto. Anche quando si tratta di aspettare anni dal primo tentativo. Nel frattempo nuove suggestioni colpiscono, nuove esperienze di vita arricchiscono il background personale dell'autore, la pratica e lo studio della scrittura permettono di imparare qualcosa che prima mancava... e così via.
Se la storia è destinata a nascere, non vi abbandonerà. I personaggi resteranno con voi, gli eventi continueranno a sembrarvi interessanti, intriganti. E alla fine qualcosa vi scuoterà, vi farà capire che è ora di tornarci, arriverà la luce che chiarirà le zone d'ombra dove vi eravate impantanati. E  questo è uno di quei casi in cui mi torna in mente una lirica di Bjork - I'm no f***ing buddhist, but this IS enlightenment...
L'importante è non considerare mai la battaglia persa. Prendersi un momento di stacco dalla storia non dev'essere la scusa per nascondersi dietro un comodo "sì, sto scrivendo un romanzo" senza mai concludere niente. Se tenete a quella storia, se sentite che merita ogni vostro sforzo, ogni vostro sacrificio, se sapete che deve venire alla luce, allora pensatela come la Wade quando dice "When I get back to it. Not if". Quando tornerò su quel romanzo - non se. Una pausa non vuol dire smettere di scrivere. E sono ancora del parere che, se possibile, tuffarsi nella prima stesura e non mollarla finché è conclusa sia la cosa migliore. Ma, a volte, qualcosa non torna. E allora, a mali estremi, estremi rimedi.
Tanto, se la storia merita, saranno i personaggi a rompervi le scatole finché non tornerete a occuparvi di loro. Voi siate pronti a sputar sangue e sudore e accontentateli. Al momento giusto.



Volete, infine, un esempio pratico? Be', c'era una volta una storia che mi prendeva tantissimo. Legata a un'ambientazione e a personaggi che avevo già usato, che quindi già conoscevo e amavo. La prima metà del romanzo è filata come un treno: i guai per i protagonisti si accumulavano, le prime scene catapultavano nella storia, il plot mi sembrava intrigante...
Poi, puff. Tutto si è sgonfiato come un palloncino. Per due motivi: primo, uno dei miei protagonisti è un accidenti di testa di caz... ehm, mi crea problemi e non sa neanche lui cosa prova; e secondo, l'antagonista principale faceva schifo. Senza mezzo termini: avrebbe anche potuto essere interessante, ma... no, non lo era. Non lo sentivo, non mi colpiva, e se non colpisce me, come potrebbe funzionare per il lettore? Come potrebbe reggere il maestoso casino che stavo creando.
Ergo, walk away.
Per un paio di annetti, se ora provo a fare il conto.

E a un certo punto, bum.
Illuminazione.
Tizio Nuovo è arrivato. Ispirato dai soliti ascolti ossessivo-compulsivi. Con un prototipo bello e pronto. E un background che si è chiarito nel giro di pochi giorni. Nell'arco di una settimana, Tizio Nuovo mi ha: stravolto la storia, ammazzato un personaggio che io già vedevo invecchiare felicemente, provocato traumi, shock, fratture multiple a svariati altri personaggi, mostrato uno stile di combattimento tutto suo, ribaltato come un calzino le convenzioni che davo per assodate in quel certo mondo. E mi ha conquistato, by the way.
Così ora ho: voglia di concludere la storia - anche se, prima, ne ho un'altra in attesa, perché, anche se le due non c'entrano nulla l'una con l'altra, condividono l'ambientazione ed è saggio, lo so, procedere per cronologia. Ho per le mani un personaggio Simpatico & Bastardo senza rimorsi, ovvero il tipo più pericoloso, quello che mi fa empatizzare per lui, quello che è broken e quindi ha le sue giustificazioni, quello che, insomma, mi farebbe tifare per lui... se non fosse che è, appunto, l'antagonista. E ho ancora parecchio da capire, perché quella storia, anche per risolvere il problema con l'altro personaggio che mi crea guai, va ripresa dal principio, smontata e rismontata. Una faticaccia immane.
Ma oh, mentre ci penso sto ghignando.

On air:
Three Days Grace, Chalk outline e Misery loves my company.

domenica 25 novembre 2012

Just for fun - Dumb ways to die

Domenica. Giorno tradizionalmente di riposo. Giorno di Vostro Signore, se siete i tipi. Giorno di giramenti di palle in famiglia, a volte. Giorno di gite fuoriporta da Italiano Medio. Giorno di grandi pulizie (argh). Eccetera...
Io la domenica ho deciso di offrirsi l'occasione di fare un sorriso. Che vi faccia scordare il lunedì incombente, la squadra del cuore che perde, le fottute campane che vi impediscono di dormire l'unico giorno in cui potete, e così via. Per tirare il fiato prima di tuffarvi in una nuova settimana. Magari un sorriso con un filo di humour nero. Come questo:


Buona domenica!

sabato 24 novembre 2012

Videoclip: Apocalyptica - I don't care

Lo so, lo so, lo sooo devo recuperare una marea di post mancati. Argomenti succosi ce ne sono, e ieri ne avevo programmato uno, ma all'ultimo tra un casino e l'altro non ho fatto in tempo a terminarlo e non volevo scrivere in modo affrettato. Rimandato quello alla prossima settimana, vi offrirò nel week end qualcosina di più leggero per accompagnarvi.
Per esempio, un terzo appuntamento della serie dedicata ai videoclip che preferisco, che mi colpiscono, che trovo ben realizzati e intriganti. Questo di I don't care degli Apocalyptica l'ho scoperto relativamente da poco, giusto perché, passando attraverso i Three Days Grace, ho letto che in questo brano il cantante Adam Gontier fa da ospite. E che ospite!...
Mi sono innamorata del pezzo, che sposa in maniera meravigliosa gli strumenti classici alla parte moderna (già detto, ma ribadisco: adoro le mescolanze di atmosfere diverse); mi sono innamorata del video, dark, vagamente burtoniano e disturbante; mi sono innamorata della regia, dello stile delle inquadrature e delle tante, tantissime piccole idee geniali che contribuiscono al tutto; e poi, diciamolo, Adam & i finlandesi Apocalyptica in generale sono tutt'altro che un'offesa per lo sguardo, il che non guasta, anzi (sì, sì, maschietti, c'è carne anche per voi).
Se poi aggiungiamo che "una cosa tira l'altra", che rimuginando durante i miei trip da "ascolto ventordicentinaia di volte lo stesso brano" ho iniziato ad avere idee, suggestioni, ispirazioni... e ora mi trovo con un personaggio nuovo che mi intriga tantissimo, e che nel giro di pochi giorni ha rivoluzionato un'intera storia, non posso che celebrare con un post.
Buon ascolto e buona visione, enjoy!


I try to make it through my life, in my way, there's you 
I try to make it through these lies, and that's all I do 

Just don't deny it, 
Don't try to fight this ,and deal with it 
and that's just part of it, 

If you were dead or still alive 
I don't care, I don't care 
Just go and leave this all behind 
Cause I swear (I swear) I don't care 

I try to make you see my side 
Always trying to stay in line 
But your eyes see right through 
That's all they do 

I'm getting buried in this place 
I got no room your in my face 
don't say anything just go away 

If you were dead or still alive 
I don't care, I don't care 
Just go and leave this all behind 
Cause I swear (I swear) I don't care 

love changing everything 
You won't be left for me

If you were dead or still alive 
I don't care, I don't care 
Just go and leave this all behind 
Cause I swear (I swear) I don't care  

If you were dead or still alive 
I don't care (I don't care), I don't care (I don't care) 
Just go ahead and leave this all behind 
I don't care (I swear), I don't care 
At all...


giovedì 22 novembre 2012

Serie Tv - HIMYM 8x6 e 8x7, BBG 6x8, TWD 3x6

Accidenti, davvero non aggiorno da venerdì scorso?
Sorry, sul serio, e giurin giurella cercherò di non farlo più accadere. Perché ci tengo al mio piccolo spazio qui - ridendo e scherzando, tra quello vecchio e questo sono al settimo anno di bloggheraggio - e perché, in realtà, di post in coda da scrivere ne avrei svariati. Non si tratta di mancanza di idee, dunque, ma di... impedimenti dirimenti (non si esce vivi dalla lettura dei Promessi sposi).

Anyway, eccomi pronta a recuperare. Questa settimana niente Once Upon A Time, che ha saltato una domenica; in compenso, vi offro due puntate di How I Met Your Mother, oltre ai soliti The Walking Dead e...

Big Bang Theory: questa puntata è forse quella che mi è piaciuta di più nella sesta serie. Da un lato Leonard tenerissimo con la sua insicurezza (oh, che dirvi, io ho un debole per quel piccoletto), geloso del compagno di corso figo (e con l'accento inglese, "tutte amano l'accento inglese!") di Penny; dall'altro, Howard e Raj indagano su un mistero che circonda Sheldon: cosa farà tutti i giorni, per venti minuti, in una stanza chiusa nei sotterranei dell'università? Cosa significa "43"? A parte aver apprezzato la citazione esplicita da Guida galattica per autostoppisti, il "mistero" funziona e Howard e Raj sono sempre una buona coppia di personaggi, quando hanno spazio; inoltre, d'improvviso arriva finalmente la dichiarazione di Penny, che per la prima volta si lascia scappare quello che prova per Leonard. Torna però anche l'assistente di Sheldon, chiaramente innamorata pure lei di Leonard, il quale (dicevamo dell'insicurezza?) nemmeno se ne rende conto... Mi aspetto interessanti sviluppi.



How I Met Your Mother: non il massimo,  a mio parere, Splitsville, l'episodio dedicato alla rottura tra Robin e Nick, tonto ma fiQuo; d'accordo, Victoria, che ha lasciato Ted nella puntata 5, è stata un personaggio molto più importante rispetto al suddetto Nick, quindi non c'era bisogno di eccessivo dramma, anzi, meglio conservare il tono ironico. Forse proprio il fatto che Nick non sia mai stato neanche lontanamente un possibile impegno "serio" per Robin ha reso trascurabile - e presto dimenticabile - la loro vicenda, iniziata, proseguita e conclusa senza che il pubblico se ne accorgesse, o quasi. La puntata è stata dunque un compitino necessario, rispetto a quanto accaduto a Ted e Victoria e a Barney e Quinn. Ribadendo però che, by the way, entrambe queste due ultime storie avrebbero meritato un finale un po' meno frettoloso e forzato, che non desse l'impressione così forte di "ehi, dobbiamo sbrigarci a risolvere tutto".
Meglio la puntata 7, The Stamp Tramp, che si stacca dagli intrecci amorosi onnipresenti da un po' troppo tempo. Ted rivede video risalenti al periodo della scuola e si sente un perfetto cretino - e diciamolo, in questa veste il personaggio è molto più simpatico rispetto a quando si fa mille paturnie dietro a Robin. Barney viene "corteggiato" a suon di omaggi da tutti gli strip club dei dintorni, perché non vuole più tornare in quello dove lavora Quinn, e assume Robin come manager, per ottenere il meglio. Marshall mette a rischio la propria credibilità col capo - l'attore è uno dei due agenti cretini di Paul - per raccomandare un amico di scuola che sta attraversando un pessimo periodo... e la cosa avrà conseguenze. Tre linee narrative intrecciate, leggere ed efficaci, e alla fine, quando arriva il bacio tra Barney e Robin, brilli dopo una serata di bisboccia, lo si accetta senza troppi problemi. Lei poi scappa... ma - tralasciando il fatto che già si sa, finiranno all'altare - io tifo e ho sempre tifato per loro.



Mancando Once Upon A Time, il piatto forte è senza dubbio The Walking Dead. Con l'Insopportabile Andrea che finalmente si fa il Governatore - quelli normali a lei non piacciono, no - e Daryl in versione Padre Surrogato/Fratello Maggiore quando si confida con Carl parlando della propria madre e si occupa di stare con lui mentre Rick è temporaneamente fuori servizio, nonché in versione Principe Azzurro quando trova Carol viva e la porta via tenendola tra le braccia. Un'immagine che mi ha lasciato un po' così - non sono contraria a prescindere al fatto che Daryl abbia dei sentimenti e si sia affezionato a lei, o a Carl, o alla marmocchia morta la serie precedente, ma quei due non mi convincono granché, come coppia. Ci vorrebbe qualcuna di più tosta, per lui. Socia Ale, in chat, proponeva la Tostissima Michonne, appunto, ma ho letto che dovrebbe aggiungersi alla serie un nuovo personaggio che, nel fumetto, sta appunto con la nostra spadaccina, quindi non so se sia proponibile. Comunque, Daryl resta saldamente in cima alle mie preferenze: non lo trovo gnokko, quindi l'aspetto non c'entra; è però uno dei personaggi potenzialmente più interessanti lì in mezzo.
Ho accennato a Michonne. Che affetta zombie (lasciando zombiegrammi, lettere composte con pezzi di cadavere, per gli sgherri del Governatore sulle sue tracce), fa fuori nemici, dà del filo da torcere a Merle (bastardo, traditore, bugiardo e chi più ne ha più ne metta). E assiste a una svolta succosa: Glen e Maggie vengono fregati dal suddetto Merle e costretti a seguirlo alla città del Governatore. Uh-oh! E adesso?
Non male neanche la parte delle telefonate di Rick con i propri fantasmi. Non conoscendo il fumetto, non avevo idea di quale sarebbe stato lo sviluppo; la trovata poteva facilmente scivolare nel patetico e/o ridicolo (e sappiamo quanto TWD gradisca le cadute in questo senso), ma il momento viene ben gestito e quando si comprende qual è la verità, le voci spezzate, la linea intermittente e gli effetti sonori sono inquietanti e ben fatti. Mi è piaciuto Rick, e sono lieta di vederlo alla fine ripulito e di nuovo in pista.
E, ultima scena, al carcere giunge Michonne (non ricordo, al momento, se ha sentito Glen e Maggie parlare del loro rifugio, o se ci è arrivata per colpo di fortuna, ma spero nella prima ipotesi, la seconda sarebbe un tantino forzata). Sono felice che si sia unita ai "buoni" e curiosa di vedere come si continuerà.
Mi chiedo solo: Asterix (il carcerato baffuto e biondo) è stato reso comodamente utile perché traffica con motori e meccanismi, ma è sempre fuori scena a smanettare. Non rendetemelo un altro invisibile T-Dog... a me sta(rebbe) simpatico, se fosse sviluppato decentemente. Poi: ma perché caspio il Governatore vuole a tutti i costi far inseguire Michonne? Se n'è andata, lasciala andare... Cheppalle.

Segnalo il post del Dr. Manhattan, che svela i diabolici piani del Governatore (LOL!)

venerdì 16 novembre 2012

Bibliografia vampirica

Come vi avevo promesso in questo post, ecco una piccola bibliografia dedicata agli amati vampiri. Ebbene sì! Sono la mia "creatura soprannaturale" preferita! Ecco perché l'ondata di mielosi vampirLi romance degli ultimi anni mi deprime in modo particolare.

Dunque, qui trovate qualche consiglio per approfondire il tema. L'elenco non ha la pretesa di essere esaustivo, si tratta solo di alcuni dei libri che ho letto su questi temi, non di tutti, con l'aggiunta di libri che possiedo e intendo leggere presto. Inoltre, si tratta per lo più di saggi, dedicati alla figura del nosferatu nel folklore, agli eventi storici legati alla credenza nei vampiri,  a Vlad Tepes l'Impalatore, che ispirò Stoker, e così via. Ne ho trovati pochi, di romanzi sui vampiri che mi abbiano convinta, dopo Dracula, e consigli su quelli li trovate ovunque. Qui vorrei inserire qualcosa di un pochino più intrigante; trovate più testi nella mia libreria Anobii, cliccando sul tag vampiri.

Saggi:

La stirpe di Dracula. Indagine sul vampirismo dall'antichità ai nostri giorni, Massimo Introvigne. Copre tutti gli aspetti dell'argomento, anche se non mancano difetti (per esempio, la parte sulla musica, se conoscete un po' il tema, vi farà rabbrividire). Scorrevole, datato ma non troppo (1997).
Vampiri. Miti, leggende, letteratura, cinema, fumetti, multimedialità, AA. VV. Panoramica piuttosto interessante, con foto in bianco e nero e a colori.
Il vampirismo, Massimo Centini. Giusto un bignami se avete fretta.
Cercando Carmilla. La leggenda della donna vampiro, Franco Pezzini. Carino.
Vampiri europei e vampiri dell'area sciamanica, Carla Corradi Musi. Un libraio volenteroso potrebbe ancora farvelo arrivare: l'ho trovato parecchio interessante, sia per quanto riguarda i vampiri nel folklore sia per quanto riguarda i lupi mannari, in particolare dal punto di vista delle tradizioni sciamaniche.
Storia e mistero del conte Dracula. La doppia vita di un feroce sanguinario, Raymond T. McNally, Radu Florescu. spero si trovi ancora, fondamentale saggio sulla vita del principe Vlad (nel titolo originale il "Conte" non c'è), nonché sul mistero della sua tomba, sui luoghi in cui visse.
Il vampiro nella letteratura italiana, Giuseppe Tardiola. Un po' datato, sottile, difficilmente reperibile, ma credo sia l'unico libro su questo argomento.

Altri saggi, marginalmente in tema:
La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica, di Mario Praz. Densissimo, tocca molti argomenti, come detto, sfiora soltanto quello che qui ci interessa; ma cavoli, in ogni caso è uno di quei classici che vanno letti.
Il sugo della vita - simbolismo e magia del sangue, Piero Camporesi. Come lettura mi ha un po' deluso, ma tenetelo presente se siete interessati al tema, qualche spunto lo offre.

(Ancora) altri saggi, che ho in attesa di lettura: li ho cercati perché ne ho sentito parlare bene, ma non posso darvi un'opinione diretta.
Dracula. Storia e leggenda di un incubo, Ivan Lantos.
Dissertazione sopra i vampiri, Giuseppe Davanzati. L'autore è un vescovo del Diciottesimo secolo, che parla perciò di un tema di scottante attualità...
... come anche fa il Calmet in Dissertazioni sopra le apparizioni de' spiriti e sopra i vampiri o i redivivi d'Ungheria, di Moravia ec., che non vedo l'ora di gustarmi: lo possiedo perché recentemente ristampato in copia anastatica da Arktos.
Io credo ne' vampiri, Emilio de Rossignoli. Piccolo classico della saggistica italiana in tema, datato 1961, scomparso dalle stampe a lungo e riproposto qualche anno fa da Gargoyle.
Santi e vampiri. Le avventure del cadavere, Carlo Dogheria. Quanto amo il parallelo tra santi e vampiri, entrambi incorruttibili nella tomba...
Le vampire. Crimini e misfatti delle succhiasangue da Carmilla a Van Helsing, Arianna Conti, Franco Pezzini.
Vampiri e lupi mannari. Le origini, la storia, le leggende di due tra le più inquietanti figure demoniache, dall'antichità classica ai giorni nostri, Erberto Petoia. Di questo ho sentito pareri contrastanti, ma ce l'ho, viene citato spesso e intendo leggerlo di persona per farmi un'idea.

Da consultazione:
Il dizionario dei vampiri e dei lupi mannari, di Rosemary E. Guiley.

Romanzi:

Dracula, Bram Stoker. Nell'edizione annotata da Leonard Wolf sarebbe meglio, ma purtroppo (per voi, ahah, io ce l'ho!) non so quanto sia reperibile.

Immediatamente prima di Dracula, il vampiro compare negli indispensabili:
Il vampiro, William Polidori. Più che un romanzo un racconto lungo; lo trovate anche nell'antologia Storie di vampiri che vi cito più sotto.
Carmilla, Joseph Sheridan Le Fanu. Come sopra, lo trovate nell'antologia citata.
Varney il Vampiro, Rymer / Prest. Tomo di proporzioni allucinanti, feuilleton di grande successo quando uscì a puntate in Inghilterra. Gargoyle l'ha proposto per la prima volta in italiano in edizione integrale, diviso in tre volumoni. Ho letto il primo in poco tempo sull'onda della curiosità, il secondo mi ha - per il momento - sconfitto; ma se mi sono sorbita quel mattone insostenibile (e molto più irritante) del Malleus Maleficarum, prima o poi finirò anche questo. Da leggere per curiosità storica.

Da leggere Io sono leggenda di Matheson, se non altro per rendervi conto che quell'accidenti di film con Will Smith non c'entra quasi niente col bellissimo romanzo.

Antologia imprescindibile: Storie di vampiri, a c. di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, della Newton. Io ho l'edizione vecchia, dei primi anni Novanta, con una bellissima copertina, sostituita nella recente ristampa da una piuttosto brutta. Introduzione interessante, appendici interessantissime, e in mezzo una caterva di racconti pre e post Dracula.

Voglio assolutamente leggere poi Lasciami entrare, di John Ajvide Lindqvist, prima di vedermi il film. Me ne hanno parlato benissimo e spero che soddisfi le aspettative.

Ecco qua, una carrellata di titoli tra i quali spero troviate qualcosa di interessante. Qualora mi venisse in mente altro, aggiornerò.

mercoledì 14 novembre 2012

Three Days Grace - Discografia

Avvertenza: as usual, il tag recensioni in questo blog sta per: "vi parlo un po' di qualcosa che ho letto/visto/sentito, cercando di trasmettervi le emozioni che mi ha suscitato". Per cui vi avviso: segue discorso del tutto personale, basato su impressioni, osservazioni sparse e viaggi mentali miei, non la dissezione tecnica di un disco. Non sono una critica musicale, né una critica cinematografica; solo quando parlo di libri mi permetto di unire l'aspetto tecnico-stilistico a quello emotivo, perché la scrittura è quello che amo, che pratico e che studio.
Tutti i video citati nel post li trovate raccolti in fondo, con il link a Youtube.

So what if you can see the darkest side of me?

Detto questo, i Three Days Grace: band canadese scoperta in modo del tutto casuale, grazie a una splendida canzone condivisa da un amico su Facebook ormai quasi un anno fa (tu sai chi sei, grazie!) Il brano in questione era Life starts now, conclusivo del disco omonimo: canzone semplice ma di sicura presa, con un testo che mi ha conquistato in un secondo. E chi mi conosce sa che, al di là del ritmo, dei riff e delle linee vocali, per me le liriche possono fare la differenza tra il "ehi, bel pezzo!" e il "MERAVIGLIAAA!" con tanto di ascolto ossessivo-compulsivo a ripetizione.
Parlano spesso di rinascita, i Three Days Grace. Di ricominciare a vivere, di combattere. Ho iniziato a esplorare la loro discografia da poco, e dopo aver consumato il già citato Life starts now e l'ultimo e recentissimo Transit of Venus, ora sto consumando il secondo album One-X, datato 2006; l'album d'esordio, self-titled, devo invece ancora studiarmelo: gli ho dato solo qualche  ascolto e mi è parso di certo un po' più grezzo e immaturo; né mi convincono del tutto i suoni e la produzione.


No matter how hard I try

You’re never satisfied

Eppure, già nel primo disco dei nostri canadesi si riconoscono alcuni brani interessanti, in particolare la prima metà del disco. Dopo l'apertura con Burn, apprezzo in particolare il poker Just like you, I hate everything about you, Home e Scared. Rabbia, la contorta unione di amore-odio che rende distruttive le relazioni - che si tratti di amore, amicizia o parentela - e un profondo disagio che ha tutta la carica tipica della gioventù che cerca la propria strada e si dibatte tra ingiustizie, delusioni e dolore. Da alcune di queste canzoni sono stati tratti anche dei video, un mezzo espressivo che i Three Days Grace sfruttano spesso e in genere con ottimi risultati, grazie all'unione di fantasia, personalità e uno stile proprio riconoscibile nonostante la varietà delle atmosfere.
Proseguendo con la discografia, comunque, si riconosce ben presto un percorso interessante, nell'evoluzione del gruppo. Da quel che ho letto, One-X è legato al periodo in cui il cantante, Adam Gontier, si è disintossicato dall'Ossicodone, in un centro specializzato, e alcuni dei brani più belli del disco parlano proprio di questo; mentre con il successivo Life starts now emerge un nuovo ottimismo, che permane anche nell'ultimo album. Sempre, comunque, la voglia di lottare, di conquistare la propria rivalsa, di reagire nonostante i colpi della vita, il dolore fisico ed emotivo.
Forse è questo che mi piace, dei Three Days Grace. Nonostante gli accenti grunge e le suggestioni nichiliste, di fondo ritorna la voglia di stringere i denti e vivere - chiamatemi fanatica (yes, I am), ma è una rappresentazione che s'intona al momento cruciale in cui i personaggi delle storie si trovano sull'orlo del fallimento, prima dello scontro finale, e devono decidere se arrendersi o tentare la battaglia; se combattere i propri mostri interiori, i propri difetti fatali, o abbandonarsi all'oblio e alla sconfitta; qui sta la differenza tra eroe ed eroe tragico.
E mi piacciono, anche, le atmosfere, i testi scritti da Gontier e la sua voce, varia e capace di passare senza disagio dalla ballad al pezzo aggressivo, sempre con la stessa espressività. Mi piace che i brani live ascoltati grazie a Youtube permettano di sentirlo cantare altrettanto bene che su disco, e questo non è affatto scontato, per un cantante (quanto volte presunti virtuosi dal vivo pigliano stecche?) Mi piacciono i video - ne hanno girati molti e, come vi dicevo sopra, più o meno tutti di buonissimo livello e non privi di inventiva.

I'd rather feel pain than nothing at all

Prendiamo per esempio proprio One-X. Anche qui, dopo un brano introduttivo, It's all over, i Three Days Grace infilano un tris di canzoni una più bella dell'altra, non a caso tutte diventate videoclip. Pain è una meditazione sul dolore, e più ancora forse sulla sensibilità di chi preferisce la sofferenza al passivo adattarsi al "nulla" della banalità quotidiana; tema che avrà il suo appeal tra gli adolescenti, nella sua forma più semplice e immediata, ma che nasconde abissi oscuri e meno ovvi. Il video gioca furbescamente, o almeno questa è la mia impressione, sull'identificazione tra membri del gruppo e fan, che sarà poi base per l'inno finale del disco, la title track; impossibile che non conquisti giovani seguaci.
Una canzone come Animal I have become ha tutto: sane chitarre, un ritornello accattivante unito a toni più cupi, un testo sofferto, incentrato sulla dipendenza vissuta da Adam, e un video che trasforma alla perfezione in immagini il tunnel di degradazione e rabbia, la mancanza di controllo di cui il brano parla. Infine, Never too late è struggente e intensa, catchy il giusto e perfetta per l'ascolto a ripetizione: sfiora temi delicati, flirta con la sofferenza e il suicidio, ma porta nonostante tutto un messaggio di speranza, anche grazie a un'interpretazione molto sentita di Adam Gontier.
Dopo queste tre perle, sarebbe facile per contrasto sminuire il resto dell'album, ma in realtà i brani interessanti non mancano e tutti funzionano, con semplicità e onestà: Let it die, una dichiarazione d'innocenza, potremmo dire; Over and over e Gone forever, la lotta contro ossessioni, ricordi, errori che si ripetono; e il finale, One-X, canzone-bandiera per fare quello che al rock riesce sempre così bene, unire le folle in una fratellanza di voci, cuore e spirito.

You've done all the things that could kill you somehow
And you're so far down
But you will survive this somehow because
Life starts now


Altri tre anni, e nel 2009 i Three Days Grace tornano in grande forma con Life starts now, il disco da cui, per me, è iniziato l'amore per la band. Bitter taste è rivalsa - come al solito i TDG partono con un brano introduttivo, più cupo e controllato rispetto ai "singoli", in questo caso però particolarmente efficace; Break è un'altra dichiarazione d'intenti, con un video piuttosto particolare - ebbene sì, questi ragazzi rendono figo e rock perfino il rosa! Più scanzonato l'altro singolo The good life, classica canzone per saltare come pazzi live. Splendida la ballad Last to know - il dolore per il tradimento, non privo, però, anche qui, di quel pizzico di bastardaggine alla "attendo il cadavere del mio nemico in riva al fiume" - affidata a un'interpretazione sofferta e magistrale di Adam. Menziono ancora Someone who cares, oltre alla conclusiva, meravigliosa title track Life starts now già citata più su. Quasi sempre brani brevi, per lo più tra i tre e i quattro minuti, quelli che compongono i TDG, essenziali e in genere classici per la struttura strofe-ritornello, ma efficaci, almeno a mio parere.

You want to fight back
You’re out in the open
You’re under attack
But your spirit’s not broken
You know it’s worth fighting for

E arriviamo al nuovissimo Transit of Venus, uscito in ottobre, annunciato da un singolo ruvido e non proprio immediato come altri, né per il brano in sé né per il videoclip, Chalk outline. L'ultimo, per ora, disco dei TDG è un prodotto maturo, che si permette di mescolare diverse atmosfere e variare spesso i toni: dalle chitarrone della già citata Chalk outline, alla semplice ma intensa High road, esemplificazione perfetto del costante bivio tra luce e buio, tra vita e morte, tra coraggio e disperazione che i testi di TDG raccontano così spesso, dalla leggerezza delle acustiche di Time that remains, dagli aspetti più cupi di Misery loves my company e della bellissima Give me a reason - ritorna il piacere del dolore, lo leggete anche voi tra le righe? -, all'energia da outcast di Broken glass, alla speranza, nonostante tutto, di un inno a resistere, a essere se stessi e non farsi travolgere dal mondo, Unbreakable heart, canzone che ho adorato all'istante.

So when you’re feeling crazy
And things fall apart
Listen to your head
Remember who you are
You’re the one
You’re the unbreakable heart

Il sito ufficiale: http://www.threedaysgrace.com/
Tutte le lyrics: a questo link. Nel testo trovate citate frasi da Animal I have become, Home, Pain, Life starts now e Unbreakable one (le ultime due).

Video citati: da Three Days Grace

Just like you
I hate everything about you
Home

Da One-X


Pain
Animal I have become
Never too late

Da Life starts now

Break
The good life

Da Transit of Venus

Chalk outline

E, anche se non sono video, vi consiglio di ascoltare almeno anche Life starts now, Unbreakable heart e Last to know.

martedì 13 novembre 2012

Serie Tv - HIMYM 8x5, BBG 6x7, OUAT 6x7, TWD 3x5

La scorsa settimana è ripreso How I Met Your Mother, con un episodio riuscito a metà, The Autumn of Breakups. Sappiamo dall'inizio della stagione che le rotture nelle varie coppie - Lily e Marshall esclusi, of course - porteranno all'agognato happily ever after per i personaggi principali. Nella quinta puntata della stagione, Barney sublima il dolore per la fine della sua storia con Quinn grazie a un cucciolo, e come sempre è lui il protagonista delle scene più divertenti. Robin mette a rischio la sua relazione per dargli sostegno, ma alla fine la sua storia regge (per quanto lei e il suo attuale fidanzato, a mio parere, c'entrino l'uno con l'altra come i cavoli a merenda). La parte debole dell'episodio è la rottura tra Ted e Victoria: la solita scusa della preoccupazione per la stretta amicizia tra lui e Robin comincia a stufare e pare piuttosto affrettata la conclusione del "grande amore" che ha fatto rinunciare Victoria al matrimonio col compagno tedesco. Peccato, perché lei è stata forse la fidanzata di Ted che ho apprezzato di più, quando ha fatto la sua prima comparsa; ma in questa stagione gli sceneggiatori hanno fatto di tutto per rovinarne il personaggio, prima rendendola una "grezzona", poi con questa solita scappatoia del "o Robin o me, se non ti sta bene ciao", dopo aver suggerito in tutti i modi, però, di volere un impegno serio e ufficiale. Victoria avrebbe meritato di più.



Big Bang Theory giunge invece al settimo episodio: Howard deve liberarsi del cordone ombelicale che lo unisce alla madre - la povera Bernadette andrebbe fatta santa -, mentre Sheldon si dimostra come al solito insensibile nei confronti dei sentimenti di Amy - altra santa, poveraccia - quando, invece che difenderla di fronte a Will Wheaton che l'ha trattata con scortesia, se ne va bel bello a cena con l'attore. Sheldon che per la prima volta si ubriaca è divertente, ma vi prego, regalate a Amy un fidanzato vero e fate rosolare Sheldon nella gelosia. Vedere la ragazza così ferita dispiace davvero. Non male come puntata, anche se mancano lo smalto e l'originalità delle prime stagioni; ma questo, mi sa, è il leit motiv dell'aurea mediocritas mostrata da questa sesta stagione.


Once Upon A Time: la puntata ricalca un po' un plot già sfruttato nella scorsa stagione - in modo scoperto, lo ricordano persino i personaggi. Ruby, ovvero Cappuccetto Rosso/Red, viene accusata di aver ucciso un uomo - che nel mondo delle fiabe era uno dei poveri topini di Cenerentola! - perché ha ricominciato a trasformarsi in lupo nelle notti di luna piena. Il principe indaga per scagionarla, come già Emma aveva indagato per difendere da una simile accusa Mary Margaret/Biancaneve. Ovviamente, è tutto frutto di una macchinazione, niente meno che del malvagio re che già perseguitava Charming e Snow in passato. La parte interessante della storia, tuttavia, è il racconto di come Red ha imparato a controllare il lupo, e soprattutto ad accettare che sia parte di lei. Mi piace Red, mi piace la sua amicizia con Snow, così come quella che sta stringendo con Belle, ma al di là di quello che impariamo sul suo passato la puntata non è particolarmente interessante, almeno fino a quando Gold/Rumplestiltskin spiega in parte il mistero degli incubi di Henry - e, anche se loro non possono saperlo, anche quelli della Bella Addormentata. I sogni potrebbero essere una sorta di portale? Aurora incontra Henry in un incubo, nel finale. Vedremo cosa comporterà per il futuro.
In generale, comunque, un episodio che ha lo stesso difetto di diverse puntate della prima stagione, un buon approfondimento per quanto riguarda la caratterizzazione, ma la sensazione che, alla fine, non si siano fatti grossi passi avanti. E questo nonostante i nani trovino finalmente i diamanti con cui sarà possibile realizzare la polvere di fata, e Spencer/il re malvagio distrugga quel che resta del cappello magico di Jefferson, che non potrà più essere usato per collegare i due mondi.
Non sempre è facile gestire così tanti elementi e così tanti personaggi... Eppure, confido che tutti i piccoli tocchi alla fine si riuniscano in uno sviluppo intrigante.


The Walking Dead: aspettavo la serie al varco, dopo - incredibile dictu - un bell'episodio la settimana scorsa. E, ancora una volta, la serie non delude. Se penso che, fino alla stagione scorsa, avrei scritto invece ancora una volta delude, il miglioramento è evidente. Che dire, speriamo che duri!
Nella città gestita dal Governatore vengono a galla dettagli sempre più inquietanti. Non solo il Governatore stesso ha manie alla Jack Torrance di Shining - riempire pagine e pagine di segnetti neri -, ma scopriamo che la figlia di cui parla con Andrea è in realtà un'adorabile bambina zombie, col cuoio capelluto che vien via a scaglie quando il paparino prova a pettinarla. Solo uno dei tanti dettagli splatter (evvai!)... Mi chiedo quando Andrea chiederà di conoscerla, la figlia in questione, e se altri sanno della sua presenza. Andrea che, per inciso, sarebbe da prendere a sberle (sì, l'ho già detto la settimana scorsa) mentre flirta con "Philip" e se ne va in giro tutta carina e pulita, in mezzo a una festa tremendamente americana, piena di gente carina e pulita, tra la quale Michonne spicca come la più classica degli outsider. Finalmente la nostra Tostissima molla quella lagna e se ne va - i cattivi non glielo impediscono come ci si aspettava, ma facile sospettare che ci sia sotto qualcosa; né lei si lascia convincere da "Blondie" come temevo. Davvero tosta: vedremo che le capiterà ora. Solo quando Michonne ormai è lontano - dopo un memorabile tanto mi rallenti e basta con cui liquida la bionda - Andrea finalmente comincia a rendersi conto che qualcosa non va quando vede i "giochi gladiatori" organizzati tra i buzzurri come Merle e compari, con lo sfondo di zombie privati dei denti e incatenati intorno al perimetro dove si combatte. Eh, sveglia sveglia.
Comunque, non vedo l'ora di assistere all'incontro tra i due fratelli, Merle e Daryl.
Nel frattempo, alla prigione, Rick sbrocca. Non c'è altro modo per definire quello che sta passando: fortunatamente Andrew Lincoln non ha la faccia di Jon Bernthal/Sceim ed evita il ridicolo involontario. Devastato psicologicamente, sull'orlo del delirio, viene lasciato a girare tranquillo da solo, a falciare zombie nelle viscere della prigione, mentre gli altri si fanno i cavoli loro. Probabilmente perché Daryl parte con chopper e poncho, insieme a Maggie, per cercare latte in polvere con cui sfamare la neonata (ma non sarà scaduto, dopo un anno o giù di lì di apocalisse?); mancando Daryl, chi può far ragionare Rick e, se necessario, dargli una botta in testa per costringerlo a riposare? Quando ci prova Glenn, finisce schiacciato contro il muro e scaraventato via. Ragazzini, tsk: Daryl sì che è un vero uomo... Oddio, su TumblR le fangirl lo spacciano per uno sexy, la qual cosa mi lascia un po' sul mah! Però è sempre stato uno dei personaggi meno irritanti. E quando prende in braccio la bambina... aaaw! Il duro dal cuore tenero in effetti colpisce sempre. L'unica cosa che non mi spiego è perché cacchio diano per scontato che Carol sia morta! Ieri ero sul WTF? O hanno trovato i resti e danno per scontato che lo si capisca, data la tomba (su cui il nostro Eroe, sempre Daryl, porta un fiore, ricordo dalla seconda stagione), oppure la tomba è vuota e solo in memoria della tipa. Perché hanno trovato un foulard. Ma andarla a cercare? Bah bah.
L'impressione è che le cose si faranno ancora più interessanti, in futuro. E per fortuna il sano splatter continua a infarcire le puntate di denti cavati, teste affettate come fossero frutta, sangue che schizza e così via. Il momento LOL però non manca: quando Glenn imbastisce un panegirico per T-Dog, che "era il migliore di noi", mentre già lo spettatore medio si chiede "T-chi? Ah, già, il tipo grosso che non faceva un cazzo."
Ma era il migliore, eh.

lunedì 12 novembre 2012

Alice Sebold - La Quasi Luna [Turn the Page]

Per il Turn the Page di oggi ripesco una vecchia segnalazione: La quasi luna di Alice Sebold, romanzo controverso e, non ve lo nascondo, più ostico rispetto al notissimo Amabili resti. Un libro che non manca di motivi d'interesse, ma che non è per tutti.

I romanzi di Alice Sebold sono dolorosi. E' l'aggettivo migliore per descriverli, se ripenso ai sentimenti e alle emozioni che hanno suscitato in me: Amabili resti, storia di una ragazzina violentata e uccisa che, come spirito, osserva le vicende della sua famiglia, il modo in cui reagiscono al dolore della sua scomparsa, la crescita della sorella minore... Lucky, che romanzo non è, ma resoconto dell'esperienza reale dell'autrice, stuprata ai tempi del liceo; e infine, ora, questo La Quasi Luna. Titolo suggestivo, che mi ha subito colpito e che, insieme al fatto di aver già letto e apprezzato le due precedenti opere dell'autrice, mi ha fatto acquistare il libro a scatola chiusa; e una vicenda cruda, faticosa e controversa, difficile da giudicare. Helen, la protagonista, uccide la madre ormai anziana: è questo l'avvio di una storia che è più un viaggio nei ricordi e nel passato della protagonista - travolta dalla malattia mentale della madre che quasi non esce più di casa, dal suicidio del padre - che un racconto ambientato nel presente. Helen deve rendersi conto di quello che ha fatto, deve decidere come agire - la richiesta d'aiuto all'ex marito, le bugie alla polizia, il sesso con il giovane figlio della sua migliore amica, l'affetto per le due figlie -  sdoppiata tra gli eventi che lentamente precipitano e le memorie che prendono il sopravvento. Ho detto "lentamente"? Sì, il ritmo del romanzo è lento, denso; non aspettatevi fughe vertiginose e crisi isteriche da film. La protagonista non è una criminale; molte delle sue azioni sono illogiche o imprudenti, ed è subito chiaro che il suo delitto verrà scoperto. Proprio per questo, però, la vicenda di Helen risulta reale, disturbante; non è un personaggio da amare, ma nemmeno da odiare. E' una donna con difetti e scontrosità, fastidiosa a volte, dura e fragile insieme. La lettura non è semplice - come ho detto, il ritmo è lento, non ci sono eventi eclatanti; ma se siete disposti a immergervici, sicuramente non resterete indifferenti. Ho letto la storia di Helen provando - insieme alla protagonista, credo - un bisogno di liberazione, di comprensione, di aria pura da respirare, commuovendomi anche, alla fine; non un libro che piacerà a tutti, ma una storia che mi ha saputo coinvolgere.

venerdì 9 novembre 2012

Your character's story, not yours

L'altro giorno, postando i miei umili two cents su The Vampire Shrink, mi è tornata in mente una frase che ho evidenziato sul manuale della Kress e che cerco di tenere sempre ben presente.

It is your character's story, not yours
da Characters, emotions & viewpoints, Nancy Kress, p. 221.

Su questa semplice osservazione si potrebbe scrivere un saggio intero, ma oggi voglio soffermarmi su un paio di aspetti. "La storia del tuo personaggio, non la tua storia", dice la Kress. Per quanto mi riguarda, è una verità da tenere ben presente sia per quanto riguarda l'aspetto stilistico, sia per quanto riguarda quello della caratterizzazione.

A mio parere, lo stile più efficace è quello invisibile: ovvero, quello che avvince il lettore, lo coinvolge, è preciso, ricco, fantasioso, tecnico, sa "mostrare" ecc ecc... ma non si fa notare. Il testo scorre e il lettore ha la sensazione che per l'autore scriverlo sia stata una piacevole scampagnata senza problemi? Benissimo! Dietro poi ci sono ore, mesi, anni di fatica, sconforto, ripensamenti, limature, tentativi e modifiche - in una parola: revisione. Ma non è necessario che il lettore lo sappia, anzi. La storia deve parlare per sé, deve catturare il lettore e permettergli di immergersi totalmente nella vicenda; non attirare l'attenzione su quando lo scrittore sia bravo. Mi riferisco insomma al fictive dream di cui parla il meraviglioso Gardner: lo stile non deve intromettersi tra il lettore e il "sogno" che sta vivendo, identificandosi con i personaggi e palpitando per loro. Il che non significa essere sciatti, o costringersi a evitare i virtuosismi: significa saper dosare gli ingredienti della scrittura, essere consapevoli di quando usare un certo "trucco", di quando infilare una metafora, di quando invece essere secchi e rapidi e così via. Se, per esempio, nel bel mezzo di una scena di combattimento, concitata, veloce, emozionante, ci si infila una poetica metafora in linguaggio aulico, la frase in sé potrà anche essere splendida, ma il lettore probabilmente penserà WTF? Avrà l'effetto di una doccia fredda, distrarrà. Io, poi, trovo particolarmente fastidiosi gli autori che infarciscono le proprie frasi di termini raffinati, magari addirittura antiquati, per mostrare quanti paroloni conoscono e che conoscono il lessico manzoniano. Come sopra, non dico che sia vietato usare parole insolite o uno stile elegante; ma al momento giusto e soprattutto in base all'efficacia, alle necessità del testo, all'espressività, all'atmosfera, non "tanto per". Al servizio della storia, non del proprio ego.

Per quanto riguarda invece la caratterizzazione, ecco il motivo del riferimento a Vampire shrink a inizio post. Molti autori - alle prime armi ma non solo - finiscono infatti per creare protagonisti che, in realtà, sono solo le versioni "ideali"di loro stessi: il giovincello appassionato di D&D che indossa i panni del super guerriero muscoloso e fortissimo, la timida che si identifica nell'eroina bellissima, sexyssima, tosta eccetera. Non significa che ogni eroe nasca per questo motivo; e in genere, quando accade, è una stortura inconsapevole. Ma è (anche) così che vengono fuori le Mary Sue e i Gary Stu; ed è qualcosa che il lettore percepisce "a pelle". Mi è capitato proprio con Vampire shrink: non si trattava semplicemente del fatto che sia la protagonista che l'autrice sono psicologhe (uno scrittore d'altronde narra - anche - di ciò che ha intorno nella vita quotidiana), ma della fortissima sensazione che l'eroina bellissima fosse la proiezione della sua creatrice, l'incarnazione di un "vorrei". Che forse è inevitabile: in fondo, da scribacchina mi diverto da pazzi, nel vivere le storie che scrivo infilandomi nei panni - in genere disfunzionali, ehm - dei miei personaggi, e meno male. Il lettore sa percepire anche quando lo scrittore si diverte, e se questo manca, come può la storia essere efficace? Il problema si ha quando il "vorrei" fagocita la personalità del protagonista, appiattisce la caratterizzazione e alla fine lascia solo un manichino nelle mani dell'autore, non la creatura viva che spesso ficca nei guai il povero scrittore perché ha la sua idea su come la storia debba andare e non ha nessuna voglia di obbedire.
Anche qui: it's your character's story, not yours.

giovedì 8 novembre 2012

Bram


Ecco il doodle che ci presenta Google oggi. Naturalmente li riconoscete: Renfield, Seward, Van Helsing, Lucy tra le braccia di Arthur, Quincey, Mina, Jonathan, le tre vampire... e Dracula, of course. Oggi è l'anniversario numero 165 della nascita di Bram Stoker (8 novembre 1847 - 20 aprile 1912), l'irlandese che ha creato - o meglio, dato vita, ahah - a una delle figure iconiche per eccellenza della letteratura mondiale, il conte Dracula, appunto.

Tengo molto a parlarne, perché Dracula è stato uno dei miei primi colpi di fulmine da lettrice, nonché l'origine di una delle miei primissime manie, quella per i vampiri. Ebbene sì: "Salve, mi chiamo Aislinn e ho un problema". Ho letto per la prima volta il romanzo di Stoker nel 1995, a tredici anni, in un'edizione particolare, questa:


splendida non solo per l'aspetto - un tomo di verafintapelle nera, con le scritte dorate, la carta ruvida, le livide illustrazioni di Satty - ma anche e soprattutto per le note di Leonard Wolf, che, mentre leggevo, mi hanno fatto scoprire una quantità di notizie, curiosità, dettagli su Stoker, sui suoi personaggi, sui luoghi, sul folklore vampirico.
Perché tutto parte da lì, in fondo. Dracula nasce, come vuole l'aneddoto, da un incubo di Stoker ed è costruito su una mescolanza di folklore e storia. Storia perché il protagonista è ispirato al principe Vlad Tepes, l'Impalatore, ma anche perché la credenza in queste creature è così radicata che non sono poche le prove storiche di villaggi dove la gente terrorizzata riesumava i corpi di presunti vampiri e provvedeva a decapitarli, distruggerli e così via; e non lontano nel tempo, ma ancora nel diciottesimo secolo, e non chissà dove, ma in Europa, soprattutto nell'est; ancora oggi a volte si rinvengono cadaveri con il classico paletto nel torace, o con il cranio sfondato ritualmente, o sepolti proni in modo che, in caso si fossero risvegliati e avessero scavato per uscire, sarebbero sprofondati ancora di più anziché riemergere. Vampiri, vrykolakas, nachzerer, e poi lamie, streghe... creature che, con innumerevoli varianti, infestano le mitologie di tutto il mondo e di ogni epoca, succhiando il sangue, o l'energia vitale, o divorando i corpi, o cibandosi di neonati. Si potrebbe scrivere un saggio (e infatti ne trovate in vendita innumerevoli) solo per sviscerare questi aspetti e molti altri.
Su tutto questo ho letto parecchio, per anni, e ancora cerco saggi, approfondimenti, testimonianze; sono questi i vampiri che ho sempre amato, quelli del folklore e dell'antropologia; perché, in effetti, di vampiri letterari, a parte Dracula, ho trovato poco che mi soddisfacesse. Stoker non è stato il primo autore a scrivere di un nosferatu; tra i predecessori di solito citati abbiamo Polidori con Il vampiro ispirato alla figura di Byron; l'insostenibile Varney il vampiro di Rymer e Prest, immenso feulleiton ottocentesco pubblicato di recente da Gargoyle in tre parti (letta la prima, metà della seconda, poi mi sono momentaneamente arresa; trovate la mia recensione qui); la bellissima Carmilla di Le Fanu, dalle suggestioni saffiche. E inutile ricordare quanti hanno seguito le loro orme, fino alle aberranti sdolcinature dei giorni nostri. Perché sì, il vampiro è sempre stato figura dalla profonda, trasgressiva e disturbante carica erotica, ma da qui a farne lo strafigo perennemente in calore, e sostanzialmente innocuo al di là dei bollori che suscita, ce ne passa.

Quello che amo dei vampiri è la contraddizione tra umanità passata e mostruosità presente. La loro pericolosità; per come la vedo io, che un vampiro possa ricordarsi di essere stato umano e non essere "malvagio" in senso stretto non significa che segua la morale comune e sia "buono" o "affidabile"... Sì, ho scritto di vampiri. Non solo in Goodbye to romance, il racconto nell'antologia I vampiri? Non esistono..., che voleva essere una riaffermazione del vampiro "bastardo" e una presa in giro dei cliché paranormal romance, oltre a un omaggio all'originale Ammazzavampiri-Fright Night degli anni Ottanta, ma anche per un progetto più lungo, che mi sta accompagnando da anni - primo tentativo urban fantasy quando ancora non si chiamava così, modificato, tagliato, riscritto, sviluppato, rivisto innumerevoli volte, cresciuto con me insomma. Vedremo come andrà. Per ora, so che adoro stare con questi personaggi.
In fondo, tutto per colpa di Stoker.

Curiosità sull'autore e sul doodle nel blog di Ferruccio. Nei prossimi giorni, se può interessarvi, vi posterò una piccola "bibliografia vampirica" con qualche consiglio di lettura.

mercoledì 7 novembre 2012

Lynda Hilburn - The Vampire Shrink

La settimana scorsa ho letto un romanzo che mi è stato prestato, ancora inedito in Italia: The vampire shrink di Lynda Hilburn. Da amante dei vampiri "di una volta", sono diffidente fino al patologico quando si parla di romanzi post-Twilight, ancora di più se poi si tratta di paranormal romance, neanche di horror o gotico. Tuttavia, mi sono sforzata di leggere il romanzo senza pregiudizi. Dopo tutto, qualche romance ogni tanto m'è capitato per le mani, e ai primissimi che ho letto, da piccola, sono perfino rimasta nostalgicamente affezionata. Scrivendo urban fantasy & dintorni, poi, sono l'ultima persona che può permettersi supponenza nei confronti di un genere. Quindi, ho letto il romanzo volentieri.

La trama si può riassumere in breve: Kismet Knight, psicologa, prende in cura un’adolescente convinta che i vampiri esistano e frequentino un locale della loro città, Denver.
Inizialmente, Kismet indaga sull'infanzia della ragazza e crede si tratti di semplici fantasie, tutt'al più ipotizza il pericolo di adulti che alimentino la sua illusione e approfittino della sua fragilità. Poiché trova intrigante la materia, Kismet decide di proporsi come «Psicologa dei vampiri» e prendere in cura i numerosi giovani fissati con le creature della notte, per poi magari scrivere un libro. Nonostante la bizzarria della scelta, l'interesse dei media e le telefonate minatorie di Fratello Luther, un fanatico religioso, i clienti cominciano ad arrivare.
Ben presto però la faccenda si rivela più complicata di quel che Kismet credeva. Prima la dottoressa conosce Devereux, l'affascinante master della comunità di vampiri, di cui Midnight è infatuata, e che provoca in Kismet un turbine di sensazioni travolgenti. Poi, un'amica di Midnight, Emerald, viene aggredita e quasi dissanguata e la dottoressa deve portarla d'urgenza all'ospedale, dove incontra Alan Stevens, un eccentrico ma affascinante agente dell'FBI, disinvolto e sicuro di sé, che sta indagando su una catena di omicidi: le vittime vengono dissanguate. Più tardi, un altro vampiro, Bryce, la assale, sia fisicamente che con i suoi poteri ipnotici, e solo l'intervento di Devereux salva Kismet... E così via.

Giudizio finale? A mio parere, si tratta del classico esempio di idea graziosa e malamente sprecata. Le prime scene sono riuscite a interessarmi: la protagonista, che racconta in prima persona, condisce la storia con un piacevole senso dell'umorismo, e le sue sedute di terapia con Midnight, adolescente fissata con i vampiri, sono ben costruite. Si percepisce che anche l'autrice è psicologa e conosce ciò di cui racconta.
Tuttavia, la storia si sfalda presto in una sarabanda di momenti romance senza particolare originalità (sì, ci sono le scene di sesso; sì, la protagonista è concupita da praticamente qualsiasi maschio, umano o non morto, in circolazione, e anche se si trova ben presto divisa tra due possibili partner, conclude solo con uno, come da tradizione; e sì, quell'uno è perfetto sotto tutti gli aspetti: bellissimo, affascinante, dotato di forza sovrumana ma anche colto, raffinato, ricchissimo). E tutto questo erotismo così insistito, da "ogni scusa è buona per eccitarsi", invece che coinvolgere finisce per annoiare, quando non si scade nel ridicolo involontario o nell'inverosimile.
Ma, in fondo, è romance, no? Tralasciamo quindi la monomania sessuale dei personaggi e guardiamo al resto. L'intreccio avventuroso procede per colpi di fortuna, deus ex machina, coincidenze, idiozie e interventi provvidenziali di vampiri super-strong; e c'è spazio per un pastiche di credenze e atmosfere new age e neopagane (le scene dei rituali sono un'accozzaglia di effetti speciali grossolani che ben presto sommergono il tentativo di creare un'atmosfera mistica, con elementi «wiccan & dintorni» fusi insieme a un armamentario magico alla Harry Potter). Così come l'universo gothic è pure parecchio banale e descritto con superficialità, dando per scontato che dietro il vestirsi in un certo modo ci sia chissà quale «problema» (e, mi spiace, la cosa risulta decisamente irritante, almeno per me che vesto total black).
I «cattivi», poi, sono fastidiosamente macchiettistici: il super-bellissimo-eccetera vampiro Bryce, innamorato respinto dall'altro macho vampiro Devereux, sa solo pronunciare scontate minacce e mostrarsi perennemente in calore (be', destino comune più o meno a tutti i personaggi maschili e non solo), e viene sconfitto, alla fine, in maniera sbrigativa, dopo non pochi momenti di WTF?; non un antagonista che verrà rimpianto. Oltre tutto, non c'è neanche yaoi...
L'altro malvagio, Lucifer o Luther, avrebbe potuto essere un'idea più interessante – è un vampiro, eppure è anche un maniaco religioso (in questa veste, rappresentato come un fanatico del tutto cliché); è un serial killer afflitto da personalità multiple, ma l'autrice non mi sembra avere le doti per rendere giustizia al personaggio. Né per reggere un intreccio: personaggi scompaiono dimenticati quando non servono più, forse anche perché la protagonista è fin troppo presa dai suoi problemi per rivolgere un pensiero a chi non la sta direttamente corteggiando al momento. Inoltre, la Hilburn ripete e spiega senza alcun pudore c'è che ha già mostrato appena prima, affidando alla narrazione di Kismet il compito di chiarire nodi di trama e fatti già evidenti; ma se la protagonista non è un genio, non è detto che anche i lettori difettino di intelletto e memoria.
Dulcis in fundo, la protagonista, appunto. La dottoressa Mary Sue... ops!, Kismet Knight spreca ben presto il credito che ha guadagnato nei primi capitoli e si rivela la solita insopportabile eroina bellissima – ma lei si sente taaanto insicura ed è socialmente impedita – dietro alla quale tutti corrono, che tutti i «buoni» appoggiano e ammirano e che tutti i «cattivi» minacciano, «perché sì». Spesso e volentieri la logica delle sue azioni è quanto meno scricchiolante; e a uno scetticismo portato avanti a oltranza, al punto di snervare il lettore almeno quanto il classico «idiota in soffitta» dei film horror, si unisce un'incredibile incapacità di capire quello che chiunque – lettore compreso, ahimè – afferrerebbe in un lampo: cosa vogliono i cattivi, l'identità dei personaggi «misteriosi» e così via. I stood frozen, feeling like a helpless idiot dice a pagina 431: be', il sentimento è giustificato, verrebbe da risponderle. Anche perché perfino il tocco umoristico dei suoi commenti, alla fine, si ripete uguale a se stesso e stufa. E l'indipendente Kismet Knight, nonostante le proteste, si ritrova preda dei soliti maschi che non si sono accorti di vivere nel Ventunesimo secolo e, fino alla conclusione, poco combina, a parte accettare complimenti, scoprire la propria dirompente sensualità ed essere salvata. Girl power, insomma...
In conclusione: certo è possibile trovare di peggio, nel filone paranormal romance da Twilight in giù; e certo il libro potrebbe piacere a qualche fanatica del genere. Ma c'è proprio bisogno di un altro romanzo sui vampiri supersexy e perennemente arrapati? Spero di no.

Nel sito dell'autrice trovate alcuni estratti, naturalmente in inglese.