martedì 31 dicembre 2013

Lo Hobbit - La desolazione di Smaug

Di questo film ho sentito dire peste e corna, compresi i famosi giudizi feroci sugli elfi acrobati e le storie d'amore infilate a forza eccetera eccetera. Finalmente l'ho visto e, in tutta sincerità, posso solo dire questo: Lo Hobbit - La desolazione di Smaug è uno spettacolo.
Attenzione, trattasi di vox media, ovvero occorre considerare il termine tanto nella sua accezione positiva quanto in quella negativa. Ma, per quanto mi riguarda, il film è riuscito nel piccolo incantesimo di trascinarmi nel suo mondo di spazi ampi e storia millenaria, di mostri e gesti eroici, e l'impressione che mi è rimasta è stata, appunto, quella di uno spettacolo da guardare a bocca aperta, stringendo il braccio di chi ci sta seduto accanto al cinema e imprecando con un "no, no, no, non andare lì!" rivolto ai personaggi.
Il primo film mi aveva lasciato qualche perplessità - di ritmo, per il tono non proprio azzeccato di alcune scene. Il secondo, invece, è scivolato via senza lentezze - anzi, con un tale susseguirsi di scene d'azione e mozzafiato che, dopo oltre due ore, ci si sente un po' esauriti dal bombardamento continuo di combattimenti in velocità e momenti di tensione. Ma prevale comunque la meraviglia, di fronte a scenografie e costumi curati maniacalmente, una vera festa per gli occhi: dai ricami sui vestiti degli (antipaticissimi, ma verosimilissimi*) elfi, alla brutalità degli orchi con la carne martoriata (i due "capi", in particolare, sono tanto raccapriccianti quanto perversamente fantastici), fino alle città, tutte diverse e tutte riconoscibilissime per quanto riguarda la stirpe dei loro abitanti. Splendido il regno degli elfi di Bosco Atro (cordialmente soprannominati "elfi nazisti" da Luca Tarenzi, quando ne parlavamo), una versione chiusa e buia del luminoso, crepuscolare ma aggraziato e arioso Granburrone. Mi stonavano un po' gli abiti in stile nordeuropeo/fiammingo di Pontelagolungo, più che altro perché mi sembravano un po' fuori epoca rispetto agli altri, ma è un'impressione momentanea; e la città, come una Venezia, o, meglio ancora, una Amsterdam impoverita e marcescente, è, al solito, realizzata benissimo. E poi gli orridi ragnoni, e la poesia di Bilbo che, sopra le fronde degli alberi dalle foglie rosse, si ritrova circondato da un volo di farfalle azzurre... Colori e immagini che travolgono e conquistano.
Ho apprezzato anche la resa del potere dell'Unico Anello su Bilbo, sicuramente smarter che nel primo capitolo ("ha avuto una decisa upgrade di livello", cit. Luca), ma capace anche di rendersi conto che no, non è proprio tutto a posto quando usa l'anello. E Thorin comincia a mostrare il suo lato più stronzo... La pietra dello scandalo, però, è stata per la maggior parte delle persone la "love story" tra Tauriel l'elfa (inesistente nel libro) e il giovane nano uberfigo (è pur sempre Aidan Turner, anche se accorciato) Kili. Devo dire che, fino alle ultime scene, secondo me non è stata neanche questa gran "bestemmia". Considerato che Tauriel doveva essere l'elfo un po' meno stronzo e un po' più ragionevole, il fatto che trovasse simpatico il nano spigliato, irruento e con la lingua lunga ci poteva tranquillamente stare; così come che lui rimanesse colpito dalla bellissima elfa. Ecco, magari si poteva evitare di mostrarla in versione Arwen circonfusa di luce, nel finale, così come il discorsetto di Kili alla fine suona un po' cheesy (ne avevo anche preparata una versione parodica ma... nooo, troppo volgare, ve la risparmio :-P). Comunque, le critiche mi sono parse esageratamente feroci e, soprattutto, prevenute; per la serie, "PJ ci ha messo questo? DEVO detestarlo!". Poi, Liv Tyler mi era piaciuta molto di più, come elfo, rispetto a Evangeline Lily (de gustibus, maschietti). E lo scontro finale tra Gandalf e il Big Boss (yep, non spoilerizzo...) mi ha trasmesso un po' una sensazione da combattimento Harry Potter-Voldermort, per quanto riguarda la resa della magia bianca/nera. Beorn, poi, era potenzialmente un gran personaggi, ma nell'economia del film lo si vede così poco che tanto valeva tagliarlo. Tuttavia, si tratta davvero di poche minuzie, in un film che mi ha comunque soddisfatto.
Un'ultima parola sul drago: "chiacchierone", ho letto. Un po', ma è tutto nel perfetto spirito drago da saga nordica. Drago da Beowulf, non da fantasy del terzo millennio. Il suo dormire nascosto da mucchi d'oro, il suo aspetto, i suoi movimenti... un'altra festa per i miei occhi.
Certo che il finale, stavolta, è proprio nel bel mezzo di tutta la faccenda, e... accidenti, un anno di attesa, ora! E quasi spero che Peter Jackson mi salvi un paio di personaggi che io amo e che il libro condannerebbe a morte.

*Alzi la mano chi avrebbe voluto gli elfi canterini che ci sono nel libro... Deeecisamente meglio questi, IMHO.


sabato 28 dicembre 2013

Therion - live Romagnano Sesia, 17 dicembre 2013

Con il solito ultra ritardo che, ormai, sta diventando abituale (fasssstidiooooo...), arriva finalmente un rapido post sul concerto dei Therion della settimana scorsa, che, come già gli Amorphis a novembre, hanno attirato la rappresentanza metalfantasy norditalica (leggi: io e Luca Tarenzi li avevamo praticamente sotto casa, a Romagnano Sesia; come potevamo non andare?)
In realtà, oltre ai Therion c'erano altre tre band, ma, complice il destino e impegni vari, ho perso le prime due e sono arrivata al locale quando già stavano suonando i russi Arkona, una bella sorpresa, metal-folk allegrotto e trascinante, in pratica la versione russa dei Korpiklaani, come spirito, o almeno mi hanno lasciato questa impressione. Non li conoscevo se non di nome, approfondirò.

Dopo rapido giro di saluti a parenti vari presenti in sala - sì, mia madre era in prima fila abbrancata alle transenne sotto il palco, perché mia madre è metal \m/ - arrivano finalmente i Therion. La loro musica è mistica, affascinante, avvolgente; un'esperienza, ancora più che un concerto. Christofer Johnsson, leader e fondatore della band, in tenuta da Dracula di Gary Oldman, emana carisma anche quando si mette a suonare in un angolo, e tutta la band appare affiatata. Due vocalist femminili, la bruna Lori Lewis e la bionda Linnea Vikström, nientemeno che la figlia del cantante Thomas Vikström, che io personalmente adoro per più di un motivo: perché anni fa ci avevo fatto una lunga e piacevolissima chiacchierata al telefono, e perché ha una voce pazzesca, capace di spaziare dal lirico all'aggressivo ed estremamente versatile; sul palco poi ha la giusta, mefistofelica teatralità.

La scaletta propone l'intero Vovin, dopo Theli il grande classico della band (oltre che disco più importante della loro carriera, almeno stando a quanto detto dallo stesso Christofer sul palco), e in più una succosa anticipazione: alcuni brani ancora "rough version" dell'opera rock in lavorazione, per i quali la band ha espressamente richiesto un feedback. Che, per quanto mi riguarda, è positivo, anche se mi piacerebbe vedere l'opera nell'interezza prima di giudicare. Non mancano poi i brani irrinunciabili: Flesh of the Gods, per esempio, a cui io sono affezionata perché, su disco, Hansi dei Blind Guardian era guest singer, oppure Invocation of NaamahTo Mega Therion. Ben due bis, uno show lungo e ricco, atmosfera palpabile e la perfetta unione di energia, esperienza e simpatia. Di sicuro uno show che non può lasciare indifferenti.

Tutte le foto della serata le trovate qui. Lo so che la qualità è mediamente pessima, ma ho una micromacchinetta a lottare contro i riflettori del palco da lontano... che pretendete :-P Qualcuna carina è venuta comunque ^^ Qui invece potete leggere la scaletta completa.



mercoledì 25 dicembre 2013

Buone feste!

Un anno fa, a quest'ora, avevo già ricevuto "la chiamata" di Fabbri, e attendevo solo il contratto da firmare (sarebbe arrivato con l'anno nuovo).
Un anno fa, a quest'ora, discutevo con gli amici di alcuni sms che mi avevano fatto ridere ed emozionare come una ragazzina. E ci scherzavo su e non immaginavo che sarebbero stati come i primi sassolini di una valanga che mi avrebbe travolto. Che mi avrebbe terrorizzato, a saperlo prima... Ma come cantano i Three Days Grace, I'll do whatever it takes to be the mistake you can't live without. In alcune cose sarebbe un delitto non avere fede. Fiducia. Speranza. Non potrei vivere senza.
Un anno fa, a quest'ora, festeggiavo senza avere idea di cosa il 2013 avrebbe portato, tentando di scordare il sottile timore - l'enorme timore - che tutti i fragili sogni all'inizio si sarebbero dissolti come fumo. Che qualcosa sarebbe andato storto. Che mi sarei risvegliata nel mio letto e avrei scoperto che non era vero. Che il lavoro che inseguivo non sarebbe arrivato affatto, e tutti gli sforzi del 2012 sarebbero stati vani.

Oggi, a quest'ora, ho fiducia. Paure e dubbi e incertezze non mancano, certo. Ma ho guardato in faccia gli dei. Ho visto il guscio che mi ero costruita intorno crollare un pezzo per volta prima ancora che me ne rendessi conto. Fatico ogni mese e non smetto di domandarmi che accadrà quello successivo, ma sono più fortunata di tantissime altre persone, in quest'epoca dolorosa, e non posso che ringraziare per questo.
E penso che, forse, non sia sempre giusto schivarle, le valanghe. A volte bisogna saltarci in mezzo e farsi trascinare e accettare i lividi e i graffi e le ossa rotte per scoprire dove si arriva poi. Bisogna usare le ali.


Vi auguro dunque delle splendide feste, qualsiasi cosa abbiate voglia di celebrare. E lo faccio con lo splendido regalo che Sara Martini mi ha fatto: il disegno qui sotto, con i personaggi di Angelize in versione manga-natalizia ^___^ In prima fila, da sinistra, Haniel, Rafael, la stessa Sara e Seheia; in seconda fila, Uriel, Mikael, Hesediel, Reiyel; in fondo, io e la Dea. Un saluto a tutti... Usate le vostre ali!


Grazie a Francesco Roghi per avermi inserito nel racconto di Natale di quest'anno!

Tutte le splendide foto di Rachele Totaro le trovate qui.

On air:
Amorphis, You I need
Anneke Van Giersbergen, I feel alive

martedì 17 dicembre 2013

Her shadow


Capitano cose strane, a volte.
In periodi nei quali ti trovi a riflettere.
Il mio 2011 è stato sconvolgente. Il mio 2012 è stato faticoso ma si è concluso col botto. Il mio 2013 è stato... Inenarrabile. Se questa è la progressione, avrei motivo di essere ottimista. Se questa è la progressione, non oso nemmeno pensare a come sarà il 2014. Anche perché è inutile: tre anni fa, oggi, non avrei saputo prevedere niente di quello che poi mi è successo.
Men che meno avrei potuto immaginarlo ai tempi del liceo, o delle medie. Quando avere trent'anni voleva dire essere adulti, sistemati con casa e figli e lavoro. E io non sapevo cosa avrei voluto fare nella vita, a parte scrivere. Ma ero sicura che la vita in questione sarebbe proseguita come "doveva" - e quindi ci si "sistema", anche se non mi sarei mai sposata perché nooo, certo, figlia di genitori separati, quando mai avrei voluto fare una cosa del genere?
Poi qualche giorno fa rivedi la tua migliore amica di sempre, compagna di banco al liceo di cui sopra, e ne parli con lei, e ci rifletti, su queste cose. Su come i trent'anni sono arrivati in fretta e ti ritrovi cambiata. Sposata giovane e separata pure tu, prima dei trenta, ah-ah-ah, e nonostante la ferocia e il dolore e le cicatrici, cerchi di prenderla razionalmente, perché sai che hai sempre fatto quello che credevi giusto: ti sei sposata quand'era giusto e ti sei separata perché era giusto anche quello. Non cambieresti nulla. Tornassi indietro, faresti le stesse scelte.

Però ti fai domande. Ti chiedi che fine ha fatto quella ragazza che aveva deciso "no, a me non accadrà" e ci credeva davvero; per quella ragazza che una volta era l'ottimista della famiglia e adesso si fa paura da sola, quando vede nero, e anche quando vede rosso. Per quella ragazza che sognava e osservava le stelle, e che ora sogna ugualmente, ma con il cuore gonfio di incertezze e lacrime e paure.

Cerco di non guardare il futuro, perché mi fa troppa paura quello che posso prevedere.

E ci sono altre cose che non avevi immaginato. La crisi e il lavoro precario che "chissà come ce la caveremo". O che avresti scritto davvero, e soprattutto come e quando ce l'avresti fatta, e che il difficile sarebbe cominciato adesso, tu che pensavi che pubblicare fosse la fine dei problemi e, invece, è l'inizio di tutta una serie di casini nuovi. Oh, intendiamoci: giusto così, e sono queste le sfide che volevi. Questo il modo in cui vuoi vivere. Nessuna lamentela.
Solo, a volte, un po' di vertigini. Per tutte le cose che vedi se ti guardi alle spalle. Per gli incubi la notte e per il demone che ti attende negli specchi. Per quel percorso tortuoso che stai seguendo, tu nata in una classica famiglia cattolica, e poi ribelle a oscillare tra scetticismo a oltranza e il fascino della luna nonostante tutto, e infine, nemmeno sai come, circondata di segni e voci. Che tenti di vedere, di ascoltare. Che invece arrivano puntualmente quando non te lo aspetti, e ti prendono di sorpresa. Con un brivido.

Sono inquieta.

Ieri sera mi hanno chiesto perché dovrei aver paura di certe cose. Non sono riuscita a spiegarmi come avrei voluto. Quello che temo è perdere il controllo, forse, della parte più oscura di me. Che non vuol dire "cattiva", non sto parlando di Lato Oscuro della Forza o roba del genere. E nemmeno temo di perdere il controllo in generale: per come vivo io, ci sono momenti in cui è cosa buona e giusta farlo e non mi tiro minimamente indietro, che si tratti di esplorare il divino, di abbandonarmi a un romanzo da scrivere, di una notte di sesso o di scatenarsi a un concerto.
Ma non riesco a perdonarmi, se commetto un errore. E commetterei errori se mi lasciassi andare a quelli che sono i miei desideri più cupi, gli istinti più primordiali, la lotta per conquistare ciò che va bene per me indipendentemente dagli altri. Io non voglio essere egoista. Io non voglio mettermi prima degli altri. Ma qual è poi il confine...

Sono inquieta.

Mi hanno chiesto perché scrivo. Per dire che esisto. Ho bisogno di esistere. Ho bisogno di essere. Di essere la, non una.
Non capiterà mai, non a me, ma prima o poi ne verrò a patti. So che non dovrei dire mai, perché tanti mai della mia vita si sono invece realizzati. Ma certe cose le senti dentro. Che non farai, non sarai, non avrai. Che guarderai gli altri vivere, e vivrai in mezzo a loro, ma il tuo modo di essere felice non sarà mai il "loro". E sarai felice, qua e là. Ma sarai anche sempre una negazione: un non è, non ha, non può, non farà. Sono, ho, posso, faccio tante cose; ma a volte quelle negazioni pesano così tanto sulle spalle e sul cuore che non riesci a reggerle. Sposti il peso da una spalla all'altra e vai avanti a oltranza, punto e basta. Incontro a un destino che è grande e strano e diverso da quello che ti saresti aspettata. E non vuoi nemmeno lamentarti perché sei comunque così fortunata, più di tanti altri, che quale diritto hai di volere di più? Chi sei per volere di più? Sicurezze, certezze? Chi sei per pretendere i sicuro e il sapere e i per sempre e il certo?
Nulla. Sei nulla.

Sono inquieta.

Vorrei capire. Vorrei sapere. E mi sento stanca, troppo stanca per riflettere, troppo stanca per comprendere. Troppo stanca per accettare serenamente quello che non sarà e per avere fiducia in ciò che sarà. Troppo stanca per non avere paura del destino. Sono stati belli, questi ultimi anni, e positivi, e mi hanno portato dove sognavo e dove nemmeno sognavo. Ma sono stati anche così faticosi.
E mi sento così stanca che avrei voglia di dormire e basta. E miracolosamente svegliarmi con la forza di ripartire. Di controllare il cuore e la mente. Di non guardare ad altro che ai cinque minuti successivi e fregarmene di tutto il resto.

Sono inquieta.

Ho chiamato qualcosa e non so se l'ho fatto con le lacrime, le preghiere o la rabbia. Più lacrime e più rabbia di quello che vorrei ammettere, quantomeno. Ne ho paura e vorrei allo stesso tempo saperne di più. Impaziente che non sono altro... Ma ne avrei bisogno.
Perché io sono solo io. Io sono solo io e non mi sento la forza che dovrei avere.
Io sono solo io e non è abbastanza.
Non è mai abbastanza.

On air:
Omnia, Morrigan

lunedì 16 dicembre 2013

Videoclip: Paramore - Now

Era da un po' che non vi riproponevo la mia affezionata rubrichina dedicata ai miei videoclip preferiti. Così, oggi la resuscito, non con un video "storico", di quelli che hanno segnato la mia adolescenza e/o la mia carriera da metallara-rockettara, bensì con uno molto più recente: Now, primo singolo dal self titled ultimo album dei Paramore, che ho visto con piacere lo scorso giugno in concerto. Perché questa scelta? Perché è una canzone non immediata, ma capace di crescere dentro, con un testo che sento molto vicino in questo momento della mia vita - precaria e piena di sviluppi e sorprese e opportunità e dubbi e scoperte e desideri e... chissà. Il video, poi, è semplice ma, tuttavia, apprezzabilissimo nel suo messaggio, e l'utilizzo delle polveri colorate al posto del sangue, la conclusione, il sole che illumina i volti nelle ultime inquadrature danno al tutto un'atmosfera fiabesca, eppure così facile e bella da rapportare alla realtà. Un video, insomma, non privo di potenza.
Enjoy!

Don't try to take this from me
Now


Feels like I'm waking from the dead
And everyone's been waitin' on me
'Least now I'll never have to wonder
What it's like to sleep a year away
But were we indestructible
I thought that we could brave it all (all)
I never thought that what would take me out
Was hiding down below

Lost the battle, win the war
I'm bringing my sinking ship back to the shore
We're starting over, we'll head back in
There's a time and a place to die but this ain't it

If there's a future, we want it
Now

Don't try to take this from me
Now

Wish I could find a crystal ball
For the days I feel completely worthless
You know I'd use it all for good
I would not take it for granted (granted)
Instead, I have some memories
For the days I don't feel anything
At least they will remember
Not to make the same mistakes again

Lost the battle, win the war
I'm bringing my sinking ship back to the shore
We're starting over, we'll head back in
There's a time and a place to die but this ain't it

If there's a future, we want it
Now

There's a time and a place to die
And this ain't it, this ain't it
This ain't it

There's a time and a place to die
But this ain't it, no

If there's a future, we want it
Now


venerdì 13 dicembre 2013

Angelize - soundtrack: Alza il corno (Folkstone)

Buongiorno ragazzi e fanciulle. Oggi per me è giorno pieno - ore in compagnia della sempre specialissima & bellissima Rachele Totaro, best friend da ormai quasi metà della nostra vita, e la sera intersessione di Werewolf *che la Dea ce la mandi buona*. Mentre io mi affaccendo e mi godo la compagnia delle persone straordinarie che ho la fortuna di conoscere, qui sul blog vi lascio con un altro frammento della colonna sonora ufficiale-nel-senso-che-sono-le-canzoni-che-userei-io per Angelize. Per la precisione, oggi tocca alla prima canzone in italiano che io abbia mai usato in uno dei miei romanzi, ovvero Alza il corno dei Folkstone, band nostrana che vi consiglio senza indugio di andare a scoprire, se già non la conoscete. Ho scelto questa canzone perché parla della Dea Madre e la descrive in un modo che a me piace moltissimo - anche se la Dea che trovate in Angelize è più inquietante di quella celebrata dai Folkstone in questo brano, e i personaggi del romanzo non sono molto inclini a fidarsi, anche se a lei comunque ricorrono... Perciò, questo brano, vibrante, dinamico e tosto, mi è parso adatto per l'incontro con la Signora, al Cimitero Monumentale, più di altre canzoni più dolci o atmosferiche che diversi gruppi hanno dedicato alla Dea. Buon ascolto!

... La Dea Madre mi ha preteso libero
tendo dunque a te la mano animo

(Nell'abisso del mio io oscuro,
tu sei il bagliore che mi rende sicuro)

Aspro e fiero il tuo sorriso
che mi ispira vedo la realtà
alzo il corno a te brindo
sola al mondo donami verità

quante vite ho sprecato immobile
sento ora il tuo sospiro debole

Aspro e fiero il tuo sorriso
che mi ispira vedo la realtà...

mercoledì 11 dicembre 2013

Quel certo non so che

Lo sapete, ogni tanto mi metto a parlare di scrittura. Qualche volta vi cito i famosi/famigerati "manuali". Qualche volta finisco perfino a disquisire di terza persona limitata (che è un mio vecchio pallino).
Il problema con questi argomenti è che se ne parli sei spocchioso, se non lo fai sei un'incapace che non sa mettere in fila due frasi. Molto rumore per nulla, IMHO, ma in Italia è così. Ci sono fazioni, non opinioni; estremismi, non idee.

E io, come reagisco? Ebbene, nell'unica maniera possibile: me ne sbatto proseguo per la mia strada. Non leggo i manuali perché voglio dire "guardate quanto sono brava". Non scrivo per ricevere pacche sulla spalla da questo o quel circolino. Leggo i manuali perché mi piace scrivere e mi piace scoprire nuovi aspetti di quello che faccio. Parlo di scrittura perché mi piace condividere una mia passione e confrontarmi con la gente. Scrivo storie perché non posso farne a meno. Tutto qua.

Ma, detto questo, oggi lo spunto non è raccontare la rava e la fava sulla tecnica di scrittura xyz. Non mi interessa, non voglio fare la maestrina, non serve a niente che io ripeta qui roba che trovate in mille altri siti. A me piace riflettere un po', in base alle esperienze mie e degli scrittori che conosco, con la convinzione che scambiarsi esperienze porti a crescere e a conoscere prospettive nuove. E anche se vi parlassi del perché mi piace quel punto di vista piuttosto che di come ragiono sulle scalette di una storia, non lo faccio per dire "ecco la maniera giusta". Lo faccio solo perché è sulla mia esperienza che posso basarmi: niente di più.
E proprio in questi giorni discutevo di scrittura e manuali. E la domanda era: bastano, le "regole", a dar vita matematicamente a un bel libro? O anche: cos'è importante, la storia o il messaggio? La trama o il bello stile?

though if you can do both, so much the better

Un po' estremo? Be', forse. Ma di un romanzo, io credo, ciò che davvero colpisce è la magia del racconto e la "vita" che è stata infusa ai personaggi. Usare paroloni colti e periodi di cinque righe pieni di metafore non serve a niente, se l'unico scopo per il quale li si mette su carta e mostrare che conosciamo i paroloni e le metafore. Il difficile non è scrivere in maniera aulica e raffinata; il difficile è essere invece chiari ed efficaci, al servizio della storia che vogliamo raccontare. Il difficile, insomma, è essere semplici.
Allo stesso modo, è naturale che un romanzo possa anche affrontare temi complessi, problematiche di vario tipo, argomenti "scottanti" e così via. Quello che, personalmente, non sopporto, sono i romanzi "a tesi", dove trama, episodi, personaggi sono lì solo perché devono fare da "campionario" di umanità, devono servire all'autore a dimostrare un'idea. Il risultato sono quelle storie rigide, innaturali, dove troppo spesso i personaggi si lanciano in discussioni più o meno filosofiche, più o meno retoriche. Perché l'Argomento Serio richiede discorsi e controprove e dimostrazioni, no?
Be', no. Per quanto mi riguarda, il "tema" o i "temi" che un romanzo ha alla base saranno tanto più efficaci quanto più emergeranno in maniera naturale, in filigrana, in modo il più possibile trasparente, insomma.  Lo scopo ultimo è sempre e solo raccontare una storia. Conquistare il lettore con il potere della storia: che si porterà dietro, non temete, il suo senso, i suoi significati profondi. Senza bisogno di puntarci contro i riflettori. Non è un saggio, non è una conferenza. Si tratta di una storia.
E i manuali che dicevo sopra? Basta seguire le regole per arrivare senza fallo e senza incertezze al buon libro? Sempre a mio modestissimo parere, no. Non fraintendetemi: non sto dicendo di scrivere come viene, di buttar giù di corsa una storia in stile sciatto e spiattellarla ai lettori così com'è in prima stesura. Non sto nemmeno dicendo che basta il sacro fuoco dell'ispirazione: ci vuole anche tanto sudore, tanto lavoro, tanto impegno; occorre imparare, migliorare, mettersi alla prova, riscrivere cento e cento volte. Ma, detto questo: scrivere un romanzo, un bel romanzo, non è come risolvere un'equazione. Sì, c'è la tecnica, sì, ci sono i metodi per affrontare la scrittura in maniera professionale - che sia o meno il vostro lavoro, va trattato come se lo fosse, con serietà. Ma la tecnica non basta, IMHO. Occorre "qualcosa" in più - talento? Passione? O cosa? Difficile definirlo: per me è la "vita" che si infonde alla storia, ciò che permette al lettore di sapere che sì, hai lavorato sodo per terminare quel romanzo, ma lo hai anche amato; ciò che rende i personaggi reali; ciò che ti permette di raccontare qualcosa di solo tuo, qualcosa che nessun altro potrebbe dire alla stessa maniera.
Mi rendo conto che non è facile, definire cosa sia quel "qualcosa". E come lo si conquista? Come si diventa capaci di trasmetterlo a una storia, il "qualcosa"? Per quanto mi riguarda, io so solo che ho iniziato a scrivere circa quindici anni fa - anzi, di più ancora - e non ho più smesso. E ho tentato. E ho continuato. E ho cercato le mie storie. I miei personaggi. Solo con tenacia ed esperienza - e quest'ultima arriva con gli anni e dopo aver cestinato chissà quanti romanzi, punto e basta - il "qualcosa" lo si trova. Vogliamo chiamarlo, come dicevo più su, "passione"? Va bene. Occorre che i romanzi trasudino passione. Vogliamo chiamarlo "talento" e "mestiere"? Vanno bene anche queste parole. Perché arriva un momento in cui si odia il maledetto romanzo che lotti per concludere, e vai avanti solo per tenacia, e pazienza, e mestiere, appunto, e il talento che hai accumulato, l'esperienza che hai messo insieme. Passione e "ispirazione" e idee non bastano - altrimenti le migliaia di aspiranti scrittori che abbiamo in Italia sarebbero tutti bravissimi (e no, così non è. Fatevelo dire da chi quei manoscritti non pubblicati li legge per lavoro). Tecnica senza passione nemmeno, perché di un perfetto show don't tell in una scena che è fredda e rigida come un inverno non me ne faccio nulla.
Mettiamo insieme le due cose. Il fuoco dell'ispirazione che ti fa dire devo scrivere e il cervello per rileggere le pagine buttate giù sull'onda dell'entusiasmo e ammettere ok, meglio risistemare questo disastro. L'umiltà per essere consapevoli che non basta essere amici delle Muse e il cuore per sapere che nella scrittura non sempre 2 + 2 fa 4. Il cervello per cercare di scrivere al meglio delle proprie possibilità e anche - gridiamolo forte - il piacere di raccontare una fottuta storia.
Non mi sembra un sacrilegio e non mi sembra un delitto di lesa maestà. Mi sembra semplicemente amore per quello che si fa e curiosità per scoprire come farlo. E continuare a provare e sperimentare senza dare per scontata alcuna verità.

martedì 10 dicembre 2013

Amorphis - live Milano, 26 novembre 2013



In super-colpevole ritardo (due settimane!) eccovi finalmente qualche riga e alcune foto dal concerto degli Amorphis. Meglio: dal concerto dei miei adorati Amorphis. Sono stata all'Alcatraz di Milano per loro, infatti, il 26 novembre, insieme a Luca Tarenzi (che ormai sa quanto sia... virale la musica che gli faccio ascoltare XD) e con il piacere di incontrare in loco altri amici (ciao Andy, ciao Marco). Si sa, i metallari sono una grande e felice famiglia.

Io amo gli Amorphis. Mi piacevano i dischi vecchi e amo alla follia la loro attuale formazione, con Tomi Joutsen alla voce. Tomi Joutsen che, come vi ho detto, è il prototipo fisico per il mio Lucifero in Angelize, per cui ho passato metà concerto a scambiare con Luca commenti del tipo "guarda quello sguardo da Lucifero! Guarda quel gesto da Lucifero!" Sì, sono fissata, non c'è bisogno che lo facciate notare.
Comunque, a parte le mie personali follie, resta il fatto che gli Amorphis, from Finland, sono una band grandiosa, garanzia di qualità su disco così come dal vivo. Ormai li ho visti tre volte, se non calcolo male, e mai che mi abbiano deluso.
Aprono gli Starkill, giovani americani che mi ricordano più o meno i Children of Bodom, di recente messi sotto contratto da Century Media (mah). Si impegnano, ma per quanto mi riguarda passano abbastanza inosservati (salvo il lungocrinito bassista, che era notevole). Non mi sovvengono brani che mi abbiano particolarmente impressionato, ma in bocca al lupo a loro.
Diciamolo, comunque: io aspettavo gli Amorphis. Il pubblico non è moltissimo e il palco preparato è quello piccolo, non quello principale sul quale, per esempio, ho ormai visto più di una volta i Blind Guardian, e svariate altre band. Tuttavia, quando gli Amorphis salgono on stage, la gente si è avvicinata e lo spazio per muoversi non è più molto. E il pubblico è caloroso nel premiare i finlandesi, che, guidati da Tomi con i lunghissimi rasta, propongono un mix di pezzi storici, brani inevitabilmente tratti dall'ultimo album, Circle, e nuovi classici dell'era recente. Scordandosi nel mio album preferito, quel capolavoro di Silent waters, ma spaziando da Shades of gray alla bella Sampo da Skyforger, dal classico My kantele al singolo Silver bride, da Into hiding a The smoke, fino a una chiusura col botto: una delle mie preferite di sempre, You I need, che per me ha un significato tutto speciale, Hopeless days singolo dall'ultimo album, e, dopo la pausa, il bis con il trio Sky is mine, Black winter day e House of sleep.
Non ci sono sbavature, non ci sono incertezze; rimpiango la mancanza di tanti brani che amo, ma, d'altronde, i dischi del gruppo sono tanti ed è inevitabile che qualcosa resti fuori, soprattutto cercando di non scordare le diverse "anime" che la band ha assunto, dal passato più death, al periodo Pasi Koskinen, fino all'attuale magnificenza dall'album Eclipse in poi. Non conta quante volte io vada a vedere gli Amorphis dal vivo, quando passano dal nord Italia sono per me un appuntamento cui difficilmente rinuncio.

Tutte le foto potete vederle a questo link.



lunedì 9 dicembre 2013

Meet my angels - i mezzi angeli

Ormai vi ho presentato tutti i personaggi principali del romanzo: protagonisti, antagonisti, la Dea e la sua corte, e altri incerti della parte da cui stare. Ne resterebbero ancora alcuni minori; non di tutti, però, ho trovato in passato un prototipo.

Per esempio, manca Elena, l'ex ragazza di Hesediel, perché il suo prototipo è diventato una donna che, qualche mese fa, ho visto in metro. Ha condiviso il viaggio con me per qualche fermata, braccia incrociate e aria seccata, magra, elegante, bionda. Con appena qualche tocco in più - il nervosismo nei gesti, i capelli di un biondo più "finto" e chiaro - sarebbe stata perfetta per lei. In attesa di trovare un prototipo per lei, ne ho alcuni per i mezzi angeli.

Ecco, per esempio, quello per Mehiel, uno degli "ibridi" più giovani: Thomas McDonell, che interpretava la versione giovane di Barnabas, il personaggio di Johnny Depp in Dark shadows. Meheil si chiamava in realtà Mattia e al momento della morte studiava Ingegneria informatica. Il povero è stato doppiamente sfigato: è precipitato da un palazzo, ma non era nemmeno lui la vittima designata dall'angelo che in quel momento stava cercando di rubare una vita; Mattia stava cercando di salvare la persona in pericolo e si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato... Vorrei raccontare tutto questo in un racconto (le storie brevi cui a volte vi ho accennato, quelle che esplorano il passato, la morte e l'"angelizzazione" dei personaggi del romanzo), ma non l'ho ancora scritto. Meheil, alla morte, aveva 21 anni.
Il suo personaggio è piuttosto timido, quando ha a che fare con Hesediel o gli altri ibridi, più grandi di lui, ma sa tirare fuori il coraggio e andare incontro al pericolo quando serve. Come dire, c'è di più, in lui, di quello che colpisce al momento... Lo rivedrete nella seconda parte.

Yeratel, invece, che nella mia testa è "il guastafeste" e "lo stronzo" senza mezzi termini, è anche uno dei personaggi umani di età più avanzata: è del '66, alla morte, nel 2009, ha quindi 43 anni. Per motivi di coesione, durante una delle prime revisioni di Angelize, molto prima che arrivassi a lavorarci con Fabbri, ho tagliato una scena dal suo punto di vista - in quanto l'unica dal suo punto di vista. Si trattava del "cosa succede a chi non si unisce ai protagonisti nella lotta contro gli angeli, dopo la riunione". Ovvero, mentre Hesediel & co se le danno con gli angeli puri, Yeratel e tutti gli altri mezzi angeli che fine fanno? Nel romanzo è uno degli altri personaggi a dirlo; nella scena che ho tagliato, si scopriva il fato di Yeratel stesso. Non è un grande spoiler, per cui posso dirlo: mentre cerca di filarsela, perché non ha alcuna intenzione di aiutare gli altri e di combattere, viene scovato e braccato da uno dei puri fino in metropolitana... e lì muore, sotto un treno. Yeratel non è un tipo raccomandabile: nessuno degli altri sa molto di lui e quello che emerge nel romanzo è solo l'inquietudine che trasmette a Rafael o il suo carattere, come dire, difficile... Be', lui era molto poco raccomandabile. Diciamo pure che il suo nome era già noto alla polizia nell'ambito della criminalità organizzata e non c'è stata molta gente che ha pianto per lui, quando è morto. Yeratel, comunque, ha la faccia di un attore che mi ha sempre colpito: Jurgen Prochnow (lo ricordo come Sutter Cane in Il seme della follia di Carpenter).

C'è poi, sempre per la serie "curiosità", un povero personaggio che in Angelize viene solo citato e che ha resistito fin quasi alla versione definitiva... prima di essere fatto fuori, poco prima che proponessi il romanzo a Fabbri. Parlo di Iahel, uno dei mezzi angeli che aveva molto più spazio nella seconda parte, ma che ho deciso di tagliare da lì (perché la seconda parte, credetemi, è già intricata e lunga così com'è ora...) e, di conseguenza, di far fuori nella prima, dove, ormai, è solo citato qua e là, ma non emerge più di tanto. Altrimenti, Iahel, ex prof di matematica, intorno ai quaranta al momento della sua prima morte, sarebbe stato uno dei sopravvissuti alla fine del romanzo che trovate oggi in libreria. Mi è spiaciuto sacrificarlo, perché, pur essendo uno dei personaggi minori, aveva un background, una personalità, un suo stile, che mi soddisfacevano e creavano dinamiche interessanti nelle interazioni con Hesediel e qualcuno degli altri... ma, ahimè, a volte la riuscita del romanzo impone di tagliare anche scene o personaggi cui si è affezionati. Il volto di Iahel sarebbe stato quello di Hugh Laurie.

Per ultimo, vi citerò Seheiah. Un personaggio che compare solo per alcuni capitoli, ma che, con mio sommo stupore, si è meritato il suo gruppetto di fan che hanno fatto il tifo e sofferto per lui. Be', non c'è il prototipo, non ho mai trovato l'attore giusto per lui (e posso ammetterlo? Non è nemmeno uno dei personaggi su cui mi sia concentrata di più...), ma Seheiah si è guadagnato non solo un'illustrazione, ma anche un cosplay, entrambi per opera della bravissima Sara Martini: per cui, eccoli a voi. Grazie a Sara, mi ha commosso!

domenica 8 dicembre 2013

Qualche riga su Thor 2 - The Dark World

Avete presente la recensione di Leo Ortolani? Ecco, io non farò nulla per nascondere la semplice verità: sono una delle fangirl che fanno "hiiiiiiii!!!" ogni volta che compare sullo schermo Loki. Una di quelle che continua a chiedersi perché in questi film si ostinano a mettere gente inutile invece che realizzare, com'è cosa buona e giusta, un lungometraggio lokicentrico.


Comunque, com'è questo Loki Thor - the dark world?
Cercherò di evitare grossi spoiler. Thor 2 è meglio del primo, che ho praticamente rimosso. Non bello quanto Avengers, ma niente affatto male per passare una serata. Ecco, alle spiegazioni "scientifiche" del perché e del percome i mondi si allineino e su cosa occorra fare perché il malvagio Eccleston/Nine candeggiato e a capo di "un esercito di mimi" (come dice Leo nella recensione di prima, che aspettate a leggerla?) non vinca eccetera eccetera, io sentivo un brusio indistinto di paroloni il cui senso non mi preoccupava più di tanto. Così come non m'importava più di tanto dell'insipida Jane (con tutto il rispetto per Natalie Portman) e in generale dei personaggi terrestri. Sì, ci sono i botti, gli effetti speciali, le battute (abbastanza grossolane le scenette con lo scienziato che se ne va in giro in mutande; meglio Thor che appende il martello all'attaccapanni o lo sguardo impaurito con cui indietreggia il suddetto scienziato - che in Avengers era stato plagiato da Loki - quando chiede "tuo fratello non c'è, vero?")
La parte succosa è quella che riguarda i personaggi più importanti di Asgard (gli altri sono un gruppetto di comprimari piuttosto inutili, portatori di qualche linea narrativa solo accennata, troppo poco per colpire): Loki, ok, ma anche Odino in versione particolarmente stronza, Frigga, la regina, piena di coraggio e dignità. E su, anche Thor non sfigura. Sì, Thor, normalmente considerato un bietolone biondo buono solo a mostrare i muscoli - cosa che gli tocca fare per doveri di sceneggiatura e fan service. A me, Thor sta simpatico: perché non ha paura di sfidare l'autorità paterna per fare ciò che ritiene giusto e - ritorniamo al punto di partenza - per il suo sempre interessante rapporto di amore-ostilità con Loki. Insomma, non se la cava malaccio Chris Hemsworth.
Ma - riritorniamo al punto - il mattatore è senza il minimo dubbio Loki, appunto, ovvero lo straordinario Tom Hiddleston, Tom *ovaries exploding* Hiddleston. Loki ha i dialoghi migliori, ha la faccia da culo e la lingua lunga del vero trickster, ha carisma, ha profondità. Soffre per la morte dell'unica persona che ama e lo ama, in Asgard. Riesce a sorprendere, più e più volte. Insomma, è impossibile non tifare per lui. E arrivati alla fine... oh, si preannunciano sviluppi mooolto interessanti.

venerdì 6 dicembre 2013

Angelize - soundtrack: A call to awake (Orphaned Land)

Rieccomi con un altro frammento della colonna sonora di Angelize, dopo una settimana di pausa causa assoluta mancanza di tempo e cronica stanchezza. Voi, comunque, potete ascoltare tutta la soundtrack su Youtube oppure su Spotify, nella colonna qui a destra.
Oggi tocca ad A call to awake (the quest) degli israeliani Orphaned Land, dal bellissimo album Mabool. Il disco è un concept dedicato al mito del diluvio universale e il gruppo da sempre parla di pace tra le religioni, mescolando il metal a sonorità mediorientali. Ironicamente, io associo invece questo brano a Mikael e alla crociata degli angeli puri per sterminare gli ibridi protagonisti del romanzo. Soprattutto per questo frammento di testo:

"God's rage is true
He urges you
To awake..."
"Thou has stolen, betrayed
and worshiped pagan gods
Thou must awake, thy lost faith to be saved"
And so spoke the prophets,
as the mob has gathered round
(They) said their empire would soon crumble
and fall down"

La canzone è un pochino più estrema rispetto alle altre che vi ho presentato finora, ma spero possa piacervi scoprirla. Buon ascolto!

martedì 3 dicembre 2013

To Write List di dicembre

Sottotitolo: e che cacchio di fine ha fatto novembre?
Cioè. Mi sembra ieri che scrivevo la scorsa TWL, che ero reduce da Lucca, che Angelize compariva sugli scaffali. Un mese dopo non so nemmeno distinguere un giorno dall'altro: mi sono persa in un turbine di impegni, fatica, corse, e in più la valanga di foto che i lettori mi hanno mandato con il romanzo, le recensioni, le stelline, le interviste, e il momento più straniante di tutti: lo scorso sabato, a un tavolo da gioco di ruolo, si parla di nomi per i personaggi. Suggerisco a uno di loro Aidan. Ci mettiamo a parlare di pronuncia di nomi irlandesi. E il ragazzo fa: "E come mai ne sai così tanto?"
Io: "Be', insomma, non è che sia esperta... ma in genere uso uno pseudonimo irlandese quindi qualcosina ho letto."
La sua faccia passa dal generico sorriso agli occhi a spillo. Tipo da ^_^ a °_°, per intenderci visivamente. E mi fa: "Non ci credo. Ma tu sei Aislinn? Quella che ha appena pubblicato Angelize? Ho visto l'articolo su Fantasy Magazine."
Ecco, se volevate vedermi passare dal mio consueto pallore-con-guance-rosa al viola-bordeaux-imbarazzo andante dovevate essere lì.
Comunque, ho mille post da scrivere e zero tempo per farlo. Ma arriveranno... Ho anche da mostrarvi foto che mi hanno fatto venire gli occhi a stellina. Ho da raccontarvi film e concerti eccetera. Soprattutto, però, essendo questa una to write list, dovrei elencare cosa prevede la mia agenda da scribacchina.
Be', semplice. Riuscire ad aprire il file di I2. Sarebbe già qualcosa. Diciamo, entro fine anno, almeno rivedere tutta la parte già scritta... No, inverosimile. So già che non ce la farei, perché ho anche scene da aggiungere o modificare parecchio. Almeno metà, ecco. Rivedere almeno metà...
Coffee WriterSolo che, abbiate pazienza, sono un tantino esaurita. Esaurita tipo "burro spalmato su troppo pane", direbbe Bilbo. Esaurita tipo che nelle ultime tre notti ho dormito un totale di quindici ore. E prevedo di dormire pochissimo anche questa che viene... ma questa che viene per me è momento sacro. La mia vita è un turbine di ansia e amore e storie e visioni e illusioni e paure e magia ed esperienze e sesso e notti troppo brevi e notti troppo lunghe e fatica e lotte e sogni impossibili e luci e ombre e spiriti e dei. A volte è splendida. A volte ho solo voglia di dormire e lasciar andare tutto. A volte punto in alto, sguardo al sole e alle stelle. A volte l'abisso mi avvolge. A volte penso che sia tutto un inizio. A volte già mi sembra di vedere la fine che è scritta per me. E non è una bella fine. Ma lo so, dentro di me lo so. I just wanna live while I'm alive. Posso solo sperare che la Dea, com'è suo stile, mi sorprenda in positivo quando non me lo aspetterò più.

Meglio non pensarci dunque. Pretendere niente, aspettarsi niente, accettare il fato, ogni cosa, ogni secondo è già un dono e potrebbe essere l'ultimo e per il nulla che sono io ho già troppo. Meglio pensare che forse, forse, forse tra qualche giorno avrò un barlumino in più di tempo e potrò fare le cose con un poco di calma in più. Mi hanno detto "quando ti sembra di non riuscire a fare tutto quello che devi anche se non ti fermi mai, è il momento di lasciar perdere qualcosa". Vero.
Solo che non posso.
Quel barlumino di tempo finirà quindi in pasto a un sacco di cose che per ora non sono riuscita ad affrontare. Oltre alla scrittura che attende paziente.
Lo so che ho due romanzi pronti da editare e un'altra prima stesura completa in ballo, ma uffa. Io devo scrivere roba nuova. Devo documentarmi per l'accidenti di Romanzo Complicato. Devo leggere tipo un mezzo migliaio di libri...
Cercasi endovena di caffè.

lunedì 2 dicembre 2013

Meet my angels - gli angeli "puri" (seconda parte)

Ormai conoscete tutte le parti in campo: i protagonisti di Angelizei loro principali antagonisti e la corte della Dea, nella quale trovate anche Lucifero. Oggi vi presento gli altri angeli "puri" presenti nel libro. Vi avevo infatti raccontato del loro comandante, Mikael, e dei suoi due principali soldati, ma gli angeli puri sono molti di più, nonostante tanti si siano incarnati e abbiano lasciato il posto alle loro vittime "angelizzate". Nella prima parte di Angelize compare, in particolare, Elemiah, e con lui Veuliah. Nella seconda parte ne troverete qualcun altro in più.

Elemiah è quello che Luca Tarenzi ha definito "il più angelo degli angeli" ed è una figura che ha raccolto più consensi di quello che mi sarei aspettata. Abituato, come tutti gli altri, a eseguire gli ordini di Dio prima e di Mikael poi, non è più così sicuro che continuare sia giusto. Ma quanto sarebbe grave per un angelo ribellarsi, visti i precedenti? E cosa davvero è giusto, se si comincia a dubitare di ciò che si è sempre fatto - della propria intera esistenza? Essendo un angelo puro, Elemiah non può sperimentare il tatto, il gusto, i sensi, né può comprendere quello che gli "ibridi", o anche solo i normali esseri umani, possono provare. Ma, forse, potrebbe tentare.
Per questo è "il più angelo"; perché ha dubbi ma non vuole cadere e tenta di restare fedele alla propria condizione di angelo pur senza avere più del tutto chiaro in cosa davvero consista; è curioso degli umani ma, allo stesso tempo, li considera inferiori e non li approva, per quanto possa "tentare di comprenderli".
Curiosità:
- nella mia immaginazione, Elemiah ha il volto di Matthew MacConaughey, compresi i capelli castani; nella prima parte di Angelize è l'unico angelo che identifico così, quando Rafael una o due volte lo vede prima che venga detto il suo nome, così come Uriel è l'unico citato per i capelli rossi.
- lui e Veuliah, l'angelo che vi presenterò tra qualche riga, non hanno un momento dedicato loro, nella colonna sonora; ma lo avranno in quella della seconda parte.

Veuliah è l'unico angelo puro che, in una scena, contesti Mikael e le sue azioni, contribuendo a rendere chiaro a tutti gli angeli puri ciò che sta accadendo e cosa comporta scegliere di continuare comunque a seguire Mikael come comandante e guida. Compare per nome solo in questa scena, attraverso, peraltro, un ricordo di Elemiah, ma si mostra già come suo ideale compagno nella difficile decisione che li attende: quella tra obbedienza e presa di coscienza. Anche lui avrà più spazio nella seconda parte di Angelize; qui, a muoverlo non è tanto la pietà per gli ibridi che Mikael vuole sterminare, quanto il semplice fatto che per lui non è giusto che un angelo si elevi così tanto al di sopra dei suoi fratelli e agisca ponendosi come giudice al posto di Dio. Ma nemmeno Veuliah ha idea di quale potrebbe essere l'alternativa, se non continuare (come da alcuni secoli, da quando Dio non c'è più) ad aggrapparsi all'unico ruolo che conoscono e rimanere nell'inazione. Anche lui giudica inferiori gli esseri umani e non fa mistero di disprezzarne i vizi e i comportamenti irrazionali e preda della carne.
Curiosità:
- per me, Veuliah ha sempre avuto il volto grifagno di Karl Urban (Eomer nel Signore degli anelli), come sarebbe in questa foto se avesse i capelli biondi.





domenica 1 dicembre 2013

Dimmi cosa cerchi e ti dirò WHAT THE FUCK??? - 19

Dopo un mese di assenza, causa impegni (leggi: ai primi di novembre ero a Lucca Comics) ritorna il consueto elenchino di chiavi di ricerca... come definirle, bizzarre?
I navigatori non scherzano, in effetti, e pongono dubbi amletici sollevando scenari inquietanti: cerchi profilo zombie castella, il che mi fa immaginare orde di non morti che disegnano cerchi nel grano, per la gioia di Mistero. Oppure il pupazzo di neve e' reale o'fantastico: da leggersi con accento napoletano, direi, o'fantastico. Sempre in tema la domanda incanto di cenere ce un seguito? ??, che riempirà di gioia Laura MacLem, l'autrice (nota: leggetelo, stolti! Così la bombarderemo di ce un seguito?? ? !!!11!) Restando nell'ambiente italiano, chi cercava volpino italiano adulto non credo intendesse Luca Volpino, che avevo citato qui, ma tant'è...
Vanno alla grande le matite magiche, suppongo per via di qualche tema da svolgere: matita magica cosa disegnerei e, soprattutto, che cosa disegneresti se avresti una mayita magica chr fa diventare veri i disegni. Che fa molto che cosa faresti se il male si formerebbe dentro di te? di Maccio Capatonda. C'è poi chi chiede cosa disegneresti ascoltando musica classica. Non lo so, preferisco scrivere ascoltando metal. E lo dico digrignando un po' i denti, perché saper disegnare mi piacerebbe eccome. Ma no, sono negata. Se invece qualcuno vuole proporre ricette di biscotti in padella, io le apprendo sempre volentieri.

Poche ricerche a tema film e telefilm (ma siccome vi parlerò presto di Thor 2, mi aspetto, il prossimo mese, di poter inserire qui una valanga di ricerche a tema quant'èfffigoLoki con immagini collegate). Qualcuno cerca donovand dei visitor oggi, sbagliando il nome; e fidatevi, visto come appariva nell'ultima puntata dei nuovi Visitors, meglio ricordare Marc Singer (Donovan) com'era negli anni Ottanta. C'è poi la splendida walking ded si trasformano i morti e cho hiene morao, un vero capolavoro. Rileggetela. Ci si arriva, a capire il senso. Ma è splendida davvero, scritta così.

Grazie a http://thechive.com/2013/04/03/a-few-things-that-make-no-sense-about-the-walking-dead-33-photos/

Naturalmente, il fatto che sia uscito Angelize ha portato a tutta una serie di ricerche in tema. Più o meno tutte normali. Mi spiace solo per chi cercava invece immagini angeli buon lunedì coccolose e dai colori pastello e si è trovato magari il mio Lucifero. E ringrazio chi cerca aislinn scultura, ma no, mi pare eccessivo, anche per festeggiare l'uscita del romanzo. Qualcuno ha indagato per scoprire aislinn agente letterario. Abbiate pazienza... ;-) Ci sto arrivando.

E con conversazione strana tra amiche (definite "strana"?) si inizia con il gruppo di chiavi di ricerca pornosessuose, ambigue, birichine & dintorni. Per chi non avesse idea di che si parla, come per esempio colui o colei che ha cercato cosa vuol dire fuck, lo spieghiamo poi a parte. Inquietante l'impulso morboso abbracciare (io amo abbracciare. Trovo che un congruo quantitativo di abbracci al giorno aiuti il buon umore. Ma l'impulso morboso a farlo potrebbe, come sopra, andar bene per un trailer di Maccio). Cercate idee per i regali di Natale? tazzina sexy (ma qualcuno mi spieghi face in hole babbo natale). Invece, è chiarissimo cosa voleva chi cercava cazzienormiyouporn (ma tuttoattaccatomiraccomando) oppure direttamente yuoporn (sarà una versione giapponese?)

A gennaio con la prossima infornata (o spadellata) di chiavi di ricerca assurde!

giovedì 28 novembre 2013

Back soon

Sì, dovrei scrivere il post sul concerto degli Amorphis.
Sì, anche quello per la "colonna sonora" del venerdì.
Ne sono consapevole.

Ma sono stanca, stanchissima, stancherrima.
Ma sarò spessissimo via in questi giorni.
Ma anche ora che butto giù queste righe di corsa ciondolo dal sonno.
Perciò, abbiate pazienza.

I post arriveranno. Mi rifarò viva. Recupererò il sonno arretrato. E altri buoni propositi del genere.
Nel frattempo, sappiate solo che:
- il concerto è stato una figata totale
- essendoci andata con Luca Tarenzi (sì, gli scrittori fantasy hanno un'anima profondamente metal) ho anche avuto modo di chiacchierare a lungo di letture, di scrittura, di M. e di altri progetto miei e suoi, quindi quel poco del mio cervello che è ancora attivo formicola di ispirazioni positive, brusio fertile di idee, voglia di sistemare un paio di cosette nel testo di quel romanzo. Non ho tempo né forza per farlo, ma sì, l'atmosfera positiva aiuta.
- questo week end non esiste. Come quello scorso. Cioè, a parte le serate di venerdì e sabato, per il resto il mio week end sarà un inseguirsi di aaaaaaah devo fare/sistemare/terminare/inviare/provvedere!!! E sono un po' stanca.
- i lettori continuano a mandarmi foto, disegni, addirittura cosplay favolosi. Vi amo tutti. Pubblicherò qualcosa sul blog, pure (vedi sopra: appena avrò tempo e forze).
- i lettori di cui sopra mi mandano anche pareri. Rispondo a tutti, prometto: magari ci metto un poco ma rispondo a tutti. Grazie!
- Ingranaggi si muovono. Oh, yes... finally. Una lezione: avere pazienza e fiducia e andare dritti per la propria strada. Fosse facile, però...
- Segni. Messaggi. Eventi. Io proseguo per la mia strada. Fierce desire. Medito. Quante cose faremmo/non faremmo se potessimo conoscerne prima le conseguenze? Meglio non sapere, a volte. Ma a volte sì, vorrei sapere lo stesso.

E ora (mercoledì notte, anche se voi leggerete giovedì mattina) vado a dormire perché sto crollando.
Abbiate fede. I'll be back. Soon.

Intanto, Fantasy Magazine segnala Angelize.

On air: Silent waters degli Amorphis, of course!

martedì 26 novembre 2013

Una pagina per volta. Ma in che ordine?

L'altro giorno sono capitata su un post di Ava Jae, questo: Do you write in chronological order? Per curiosità, dunque, vorrei porre ai compari scribacchini che passassero di qui la stessa domanda.
Nel post che vi ho linkato, l'autrice afferma di preferire la scrittura del romanzo di turno in ordine, capitolo dopo capitolo, scena per scena. Insomma, per capirci, niente "oggi mi va di buttar giù quel dialogo fighissimo che mi piace un sacco, anche se sarebbe al capitolo 20 e io sono arrivata solo al 10". Se vi è capitato di bazzicare un po' di manuali di scrittura, sostanzialmente il consiglio è lo stesso: scrivete in ordine, siate disciplinati, se fate prima tutte le parti migliori poi non avrete voglia di scrivere le altre eccetera.

First drafts.Ora, sarà che io sono allergica alle scalette, o, quantomeno, alle scalette belle precise che inquadrano tutto il romanzo dalla A alla Z; sarà che quando scrivo una storia ho sempre in testa una serie di scene chiave che mi fanno sbavar... ehm, che mi stuzzicano tantissimo e mi fanno morire dalla voglia di arrivarci. Fatto sta che, in genere quando arriva il primo dei due punti in cui solitamente per un certo periodo mi areno*, ovvero passato il rush dei primi capitoli scritti sull'onda dell'entusiasmo per la nuova storia, mi capita di saltare in maniera arbitraria a una scena, a un dialogo, a un punto, insomma, in cui so che deve succedere qualcosa che mi esalta. Insomma, faccio esattamente il contrario di quanto consigliato. Nel post che vi ho linkato, per esempio, Ava Jae dice che proseguire in ordine costringe a buttar giù le scene che ci divertono meno, usando quelle che si preferiscono come un "premio" per quando finalmente ci si arriva. Ok. Lo capisco.
Ma cordialmente me ne frego.
Non mi interessa se, quando effettivamente raggiungerò il punto in cui si inserisce la scena che ho anticipato, devo riscriverne metà perché, nel frattempo, la storia si è modificata, ho scoperto più cose sui personaggi eccetera. Ci sono momenti in cui ho voglia di divertirmi. In cui magari non so bene cosa deve succedere nel capitolo a cui sono arrivata, e ho bisogno di ritrovare il gusto per la storia anche se sono frustrata dal fatto di non avere le idee chiare su come procedere. Ci sono momenti in cui ho semplicemente voglia di sguazzare nel mio mondo. Fangirleggiare per i personaggi, emozionarmi per quella scena clou, ridere per quel dialogo divertente, avere i brividi per quella situazione di suspense. Sto raccontando una storia a me stessa, prima ancora che ai futuri lettori. Se mi areno, se non ho voglia di costringermi a scrivere comunque, passare a una scena che mi ispira, così come perdere un po' di tempo rileggendo quello che ho già scritto, anche solo nelle parti migliori, mi aiuta parecchio.

* L'ho raccontato in qualche altro post, non ricordo quale. Alcuni autori fanno fatica a iniziare, altri a concludere, altri a superare la parte centrale. In genere, io ho qualche momento di blocco in corrispondenza più o meno dell'inizio del secondo e dell'inizio del terzo atto, ovvero più o meno dopo il primo terzo e quando sto per entrare nell'ultimo terzo della storia.

lunedì 25 novembre 2013

Meet my angels - alla corte della Dea

Nelle scorse settimane vi ho presentato i protagonisti di Angelize e i loro principali antagonisti. Come anticipato, questa volta vi farò conoscere la... terza parte in campo. Se infatti alla base del romanzo c'è la lotta tra gli angeli "ibridi", uomini diventati angeli senza possibilità di scelta, e gli angeli "puri" delle origini, a osservare il loro scontro c'è una forza più antica, la forza più antica: la Dea.

Non mi sono rifatta a una mitologia o a un modello particolare, ma a tante suggestioni raccolte leggendo di divinità femminili e seguendo un mio personale percorso. La Dea che ho descritto nel romanzo è l'evoluzione di altre Dee che ritornano in tante mie storie, per lo più inedite, e precedenti: divinità che inizialmente erano la Madre, e che poi progressivamente se ne sono allontanate, diventando più enigmatiche, e, infine... be', diventando lei, la Signora che, nella mitologia di Angelize, è la vera e sola divinità originaria, colei che dal Caos ha visto l'origine delle cose e ha dato la scintilla di vita all'umanità. Tutte le altre creature, corporee o spirituali, derivano da lei o dalla fede e dalla credenza stessa degli uomini; il Dio maschio, che nel romanzo ha cessato di esistere per mancanza di fede che lo "nutrisse", ha creato invece gli angeli, su modello degli esseri umani e con l'intenzione di "migliorare" questi ultimi.
La Dea è dunque, sì, la Madre, ma in Angelize l'aspetto che emerge di lei è quello notturno, caotico, oscuro. I protagonisti la incontrano di notte, sotto la luna, al Cimitero Monumentale, poiché lei è la Signora dei Morti e la terra che li accoglie le appartiene. La Dea è dunque caos, forza primigenia, e difende la carne, il sangue, le energie vitali delle passioni, del sesso, del movimento. Lei è la Signora che le streghe citavano durante gli interrogatori delle inquisizioni; è Ecate, ancora più che Artemide. E se ve lo state chiedendo, no, dire che "aiuta" i protagonisti non è corretto. Non le importa chi vince, perché lei resterà comunque immutabile nel suo ruolo. Diciamo che osserva il "gioco" che si svolge davanti ai suoi occhi, e interviene il minimo necessario per permettergli di continuare... ma poi sono Haniel, Hesediel e Rafael a doversela cavare.
Nella mia immaginazione, il volto della Dea è quello della meravigliosa Tilda Swinton, come la vedete nell'immagine qui in alto. Grazie anche a Mauro per il demotivational... che coglie alla perfezione lo spirito della Signora ^^
Curiosità:
- la canzone che ho inserito in colonna sonora per lei è stata la prima in italiano: Alza il corno dei Folkstone.
- Ho usato Tilda Swinton come volto modello per un altro personaggio, nel romanzo M. che ho scritto quest'estate. Si tratta di uno dei due soli casi in cui ho sfruttato più di una volta lo stesso attore; l'altro è Aidan Turner, che, oltre a Hesediel, "interpreta" per me anche il protagonista dello stesso M. In genere cerco di non usare più volte gli stessi modelli, ma... se il volto è quello giusto che posso farci? In caso ne trovassi uno migliore, probabilmente "aggiornerei" il cast.


Quando i protagonisti la incontrano, la Dea compare dunque, come detto, al Cimitero, anche se in una dimensione separata dalla nostra, dove alberi e rocce non sono ciò che sembrano e hanno occhi, volti, voci. L'ispirazione per questo tipo di ambiente mi viene dai disegni di quel maestro che è Brian Froud (per esempio questo, e molti altri), anche se l'atmosfera che ho cercato di evocare è quella più cupa degli angoli pericolosi delle terre fatate... La corte della Dea è composta da spiriti, fauni, ninfe e altro ancora. E tra i suoi membri vi sono anche alcuni degli angeli ribelli che si levarono contro il Dio maschio e furono condannati alla Caduta.
O, come la racconta uno di loro, Lucifero, furono condannati alla carne... ovvero, a una condizione a metà strada, simile a quella degli "ibridi" come Haniel e gli altri. Simile, perché si tratta comunque di angeli, più potenti dunque degli uomini diventati "mezzi angeli", e perché sono entrati a far parte della citata corte della Dea. Hanno più poteri, dunque -  e non ve li svelerò, li leggerete.
Quando appare, Lucifero si presenta nella forma che usa per stare al cospetto della Dea, ovvero quella di un fauno: con tanto di corna e zoccoli. La forma, insomma, che ispirò l'iconografia demoniaca delle origini... Non definisco Lucifero un "demone", però, perché nel mio romanzo non è il "padrone dell'inferno" (non c'è, un inferno, proprio per le premesse dette sopra: i morti "tornano alla Dea"). E lui stesso direbbe di essere un angelo - con quel tanto di orgoglio e presunzione che ci si può aspettare da lui. Un angelo caduto. Quando si muove tra gli uomini, comunque, la forma che assume è del tutto umana. E Lucifero ha il fascino, la superbia e l'ambiguità che ci si aspetta da lui... Ma vi lascerò scoprire come. In Angelize è quasi un portavoce della Dea, considerato che lei si rivolge poco agli ibridi.
Nella mia immaginazione, Lucifero ha il volto di Tomi Joutsen, il bravissimo cantante dei finlandesi Amorphis, che domani vedrò in concerto a Milano. Eccovelo anche in uno degli splendidi demotivational di Mauro.
Curiosità:
- per lui, nella colonna sonora di Angelize c'è Of nails and sinners degli Arcturus. Ma ne avrà parecchie di più nella seconda parte...
- Sì, anche in Angelize Lucifero è l'angelo che comandò la ribellione a Dio e venne scacciato sulla Terra (insieme ai suoi seguaci, che però non vedrete in questo romanzo... anche se io so bene chi sono). Era il capo delle schiere celesti, alla pari con Mikael. E vi pare che due simili galli possano accettare di essere sullo stesso piano nel pollaio? Ecco.
- Ho scritto un racconto, su Lucifero, la prima storia di quelle dedicate al mondo di Angelize (le altre approfondiscono episodi della vita - e della morte - di altri personaggi, come vi scrivevo qualche post fa). La storia si intitola (provvisoriamente, per ora non l'ha letta quasi nessuno ed è solo un racconto in lavorazione nel mio pc) The beginning that lies, come una canzone dei Dreams Of Sanity.

La prossima settimana, invece, vi farò conoscere qualche altro angelo...

venerdì 22 novembre 2013

Angelize - soundtrack: Feuer Frei (Rammstein) + Unholy War (Alice Cooper)

Sono un pochino di ritardo, lo so: ma ieri, venerdì (giorno in cui solitamente posto un frammento della colonna sonora di Angelize) sono stata di corsa da mattina a sera, per poi inesorabilmente crollare alle undici dopo visione di ultima puntata della seconda stagione di Being Human U.K. version (Mitchell, quanto sei idiota. Ma ti amiamo lo stesso*). E i prossimi giorni, almeno fino a mercoledì compreso ma chissà, forse anche oltre, saranno sempre in apnea, pieni però, anche, di belle cose, quindi... go, baby, go. Nel frattempo, scrittorialmente parlando, sono - dannazione - ferma: compilo interviste, gongolo quando mi scrivono "Ciao, volevo solo dirti che l'altro ieri a momenti arrivo a Lumellogno perchè stavo leggendo Angelize sul bus ed ero talmente presa dalla lettura che ho mancato la mia fermata..." o "Maledizione. Leggo il tuo libro e faccio sempre tardi. Ti ritengo responsabile del mio stato ricoglionito di domani, sappilo", ma in quanto a scrivere... mmm. Lentissimamente rivedo e sistemo la parte già scritta del nuovo progetto (già scritta tre anni fa, quindi ha molto bisogno di essere riveduto e sistemato), però il tempo è sempre poco.

Comunque, dicevamo: colonna sonora. Dopo il "prologo" con Angels dei Within Temptation, dopo aver conosciuto che tipo è e che umore ha Hesediel con The story dei 30 Seconds To Mars, vi porto... in discoteca. Una discoteca rock/metal, obviously: lo Zoe di Milano. Ora, si tratta di un tipico esempio di non venitemi a dire che ho sbagliato il colore delle pareti o non c'è quella tenda lì oppure la sala è cambiata e hanno spostato questo e quello. NON rappresento MAI un posto con l'obiettivo di attenermi scrupolosamente alla realtà. Mescolo luoghi reali (come questo, o il Duomo, o Parco Sempione) a luoghi inventati (il pub chiamato Lupo) e anche quelli reali li modifico liberamente come pare a me, come è utile per la storia, come mi ispira in quel momento. Angelize non è una guida turistica di Milano, è un romanzo. E l'ambientazione è quella che voglio io. Come tutto in un romanzo, non deve essere reale, deve sembrarlo.
Lo Zoe, quindi, esiste, è vagamente simile a come l'ho raccontato (o almeno lo era quando ci sono stata anni fa). Rafael e Haniel ci vanno nei capitoli iniziali e lo attraversano, dalla prima sala, quella con musica più tosta e pesante, alla seconda, quella con hard rock e cosette meno estreme. Il brano che si sente nella prima sala Rafael lo riconosce perché i suoi "ascolti distratti" (non è un grande appassionato di musica) comprendevano quello che i suoi vecchi coinquilini mettevano su ogni tanto: si tratta di Feuer frei dei Rammstein. Nella seconda sala la canzone non viene citata, ma nella mia idea si sente suonare Unholy war di Alice Cooper. In questo caso non ho scelto i brani specificamente per i testi, anche se entrambi si adattano a ciò che succederà; il motivo per cui queste due canzoni mi sono venute in mente subito è che i titoli di entrambe sono strizzate d'occhio che anticipano quello che poi succederà (abbondamente ^^) nel romanzo. E poi, una è molto, come dire... energica, l'altra è più cupa: mi piaceva il contrasto di atmosfere, ottimo per le varie anime di Angelize. Vi lascio perciò con le due canzoni, buon week end!

* Vero, Mauro?

Rammstein, Feuer Frei! (testo tradotto)

Alice Cooper, Unholy war (testo)

giovedì 21 novembre 2013

Dream

Me lo chiedevano già prima, me lo chiedono ancora di più adesso che Angelize è in libreria. Cosa vuol dire Aislinn? Perché questa scelta?

Porto questo nome da quando frequento internet, con un blog e sui social. Non sono l'unica, soprattutto da quando è uscito un romanzo la cui protagonista si chiama così (Wicked lovely. No, non l'ho letto e no, non ha avuto la minima influenza su di me) di ragazze che si firmano Aislinn nei forum ne ho viste parecchie (quindi no, non chiedetemi "ma sei tu quella del forum XYZ?" Non lo sono. Io sono quella che scrive nelle pagine linkate nella colonna di sinistra e basta, è rarissimo che sia comparsa con il mio pseudonimo altrove). La prima volta che mi sono imbattuta nel nome "Aislinn" è stato... in un romance storico, letto quando ero troppo piccola per capire davvero cosa stessero facendo i protagonisti quando scopavano, pescato nella libreria di mia madre. Parlo de Il lupo e la colomba della Woodiwiss, che è all'origine del mio interesse per Medioevo, spade, cavalieri e per la battaglia di Hastings - insomma, che ambientazione fighissima che aveva! Poi, ho ritrovato il nome in Dragonheart (la madre del re cattivo, interpretata da Julie Christie, si chiama così, pronunciato all'inglese Eislinn).

*.*
Io l'ho scelto per il suo significato: "sogno, visione" in gaelico. In origine era un sostantivo, e solo di recente è diventato un nome proprio; se cercate su internet troverete spiegazioni di ogni tipo. Ormai è usato come nome femminile, anche se ricordo di aver letto che, un tempo, era un termine maschile. E se mi chiedete la pronuncia... in bocca al lupo: ne esistono infinite varianti. le più comuni, credo, sono proprio all'americana Eislinn oppure con la "s" irlandese (come per Sean: Ashlinn). Io, per puro gusto personale, preferisco la prima, con la A a metà strada tra a ed e, ma a ognuno la sua preferenza... anche perché gli irlandesi tendono ad arrabbiarsi se non si rispetta il suono Ash all'inizio ^^ Quindi, in Irlanda sarei tipo Ashley+n.

E se mi chiedete perché ho firmato Angelize e le mie altre storie con questo nome... a parte l'ovvio, ovvero perché Aislinn mi piace e ha un significato che mi sembra adatto al mestiere che faccio, posso aggiungere questo: perché dare un nome alle cose è da sempre, in tutte le mitologie, un atto di magia. Il cognome lo si eredita, il nome ci viene imposto, ma Aislinn l'ho scelto io, ed è un'unica parola, per rappresentare ciò che sento, ciò che amo, ciò che sogno.

mercoledì 20 novembre 2013

Cover a confronto: Oops I did it again - Britney Spears & Children of Bodom

Se non fosse per quei burloni dei Children Of Bodom, mai avrei pensato di postare sul mio blog una canzone di Britney Spears, con quella sua vocetta irritante, quanto di più lontano da ciò che ascolto normalmente - anche considerando i più "tranquilli" tra i brani che mi piacciono.
Ma prima o poi era inevitabile citare anche Oops I did it again e la versione parodistica che il gruppo finlandese ha inciso per l'album di cover Skeletons in the closet del 2009. Per quanto io non sia un'amante dei CoB - lo confesso, mi annoiano in fretta, senza offesa per i fan - con un disco del genere non potevo non menzionarli in questa rubrica, prima o poi. Le altre cover dell'album le trovate qui; nel frattempo, eccovi il brano originale e la sua versione "metallizzata". Questa volta, è scontato quale preferisca, vero? Anche se quella dei finlandesini è essenzialmente una parodia, e anche se il motivetto risulta fastidioso pure così. Ma, nel caso non vi fosse ancora capitato di sentirla, enjoy, e fatevi due risate ^^