venerdì 4 gennaio 2013

Be brave, have fun

Tempo fa l'Ineffabile Socia Sam mi ha fatto scoprire Why I write, pagina Tumblr dedicata ai "motivi per cui si scrive", che le ha ispirato una serie di post. In questi giorni ho letto dichiarazioni tra le più svariate, dedicate appunto al "perché scrivo". E se volessi fornirvi un elenco dei miei motivi, be', potremmo arrivare tranquillamente al prossimo secolo prima di esaurirli tutti.
Complice il consueto disprezzo che aleggia intorno alla letteratura fantastica (nel senso più ampio: metteteci *Dr. Cox mode: on* il fantasy l'high fantasy l'urban fantasy la fantascienza il cyberpunk lo steampunk il dieselpunk tutti i -punk che vi vengono in mente... e Hugh Jackman), che naturalmente, nel nostro Paese, è solo "roba da bambini", "favolette", "evasione dalla realtà" ecc ecc, non c'è bisogno che rammenti le opinioni della CVitica SeVia; e complici i maldestri tentativi di giustificarsi che spesso leggo nelle intervisti agli autori "di genere" italiani ("ma in realtà cioè anche il fentasi è roba seria perché insomma c'è la metafora..."); e complice la disgraziata abitudine a dissezionare qualsiasi romanzo/film/opera artistica in genere, per trovarne i più reconditi significati, l'espressione di traumi e angosce esistenziali, il "valore" intrinseco... be', mi è venuta voglia di dichiarare, chiaro e semplice:


scrivo perché mi diverto da pazzi





Ecco qua. Oh, certo, ci sono anche altri motivi, alcuni dei quali piacerebbero anche ai cVitici. E sono fermamente convinta che un libro "di genere" non meriti di essere rinchiuso a prescindere nel ghetto della "robetta di poco conto" - ci finirà solo se è un brutto libro di genere. E potrei portarvi al prossimo secolo anche con un elenco di traumi e angosce e significati reconditi e domande e risposte che si stratificano nelle storie, quando scrivo.
Ma, porca di quella pupazza: scrivere dev'essere prima di tutto un divertimento.
Scrivo perché adoro i miei personaggi. Scrivo perché mi emoziono con loro. Scrivo perché mi piace raccontare, perché mi piace leggere, perché mi piacciono le storie. Scrivo perché mi fa stare bene. E se ho una bella storia tra le mani, se posso seguire dei personaggi che mi fanno innamorare di loro, allora sono soddisfatta.
Certo: non intendo certo negare che la narrativa sia anche portatrici di significati profondi. Ma, per quanto mi riguarda, non scrivo per mettere la storia al servizio di un significato; sono convinta che il significato debba emergere in modo naturale, trasparire in filigrana tra una parola e l'altra. Non è lo scopo: è un effetto collaterale. Che fa crescere lo scrittore e il lettore. Che ti entra dentro senza che tu te ne accorga. Non va cacciato a forza nelle pagine.
E, prima di tutto c'è il puro e semplice piacere di raccontare. Non voglio fare la ScVittVice. Non ho bisogno di giustificazioni. Voglio godermi quello che faccio e sperare che i lettori si divertano quanto me. Se riesco ad appassionarli, a trasmettere quello che ha spinto me per prima ad amare storia e personaggi, allora ho raggiunto lo scopo. Per questo cerco di migliorare la mia scrittura, per questo sputo sangue in ogni nuovo romanzo, per questo leggo i manuali, per questo sperimento, per questo mi sobbarco anche i momenti in cui scrivere è una fottuta fatica. Perché il divertimento è una cosa seria. E alle mie storie, ai miei personaggi, devo tutto l'impegno che posso. Saranno loro a parlare per me. Saranno loro a mettere a nudo la parte più profonda di me. Per farlo, devo scrivere meglio che posso; meglio scrivo, meglio posso trasmettere quello che desidero, meglio posso raccontare la storia.

E questo si sente, quando si legge un libro: lo si sente, quando lo scrittore si è divertito. Al di là dei momenti di sconforto, delle difficoltà, dei periodi in cui le parole arrivano a stento, delle mille revisioni per rendere migliore lo stile, la trama, le caratterizzazioni. Al di là di tutto questo, prima di tutto questo, abbiate il coraggio di divertirvi.

I am the journey, I am the destination,
I am the home, the tale that reads you
A way to taste the night, the elusive high
Follow the madness, Alice you know once did
Imaginarium, a dream emporium!
Caress the tales and they will dream you real
A storyteller's game, lips that intoxicate
The core of all life is a limitless chest of tales...

On air:
Nightwish, Storytime

2 commenti:

  1. "Scrivo perché adoro i miei personaggi. Scrivo perché mi emoziono con loro. Scrivo perché mi piace raccontare, perché mi piace leggere, perché mi piacciono le storie. Scrivo perché mi fa stare bene. E se ho una bella storia tra le mani, se posso seguire dei personaggi che mi fanno innamorare di loro, allora sono soddisfatta."

    Mi piace molto questa dichiarazione di amore. Anche io tendo ad appassionarmi alle storie e ai personaggi. Penso sia la ragione principale, il motore che muove le mie dita (o la penna) quando mi ci metto sul serio. Quando scrivo mi sento appagato, quando perdo tempo in altro modo ho sempre una sensazione di vuoto, come se mi mancasse qualcosa, se quella scintilla inespressa finisse per distruggere, anziché creare.

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  2. Grazie! Per me la chiave sono proprio i personaggi. Devo sentirli vivi, veri, devo entrare nella loro pelle e provare le loro emozioni. Quando si crea questa empatia, allora la storia merita di essere raccontata. E vale anche quando sto leggendo un romanzo altrui, o sto vedendo un film. La storia più scontata può diventare bella se è ben narrata e ravvivata da personaggi indimenticabili, per i quali si possa gioire e soffrire.

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