sabato 5 gennaio 2013

Fright Night. Quello bello e l'altro.

E finalmente l'ho visto. Il remake di Fright Night.
La trama in poche parole? In entrambi i film: un ragazzo scopre che il suo nuovo vicino di casa è un vampiro e lotta per fermarlo e proteggere amici e familiari.
Da qui in poi, occhio spoiler, naturalmente.


Premessa. Io adoro l'originale Fright Night - L'ammazzavampiri. 1985. Lo guardai per la prima volta da piccola, di straforo - come tutti i miei primi film horror - perché i miei pensavano che mi avrebbero traumatizzato, chissà, magari trasformandomi in una svitata piena di problemi che si veste dark e... ehm. Lo adoro per tanti motivi: nonostante alcune ingenuità in puro Eighties Style, è un piccolo grande film, un gioiellino horror che riesce a unire effetti speciali splatter, brividi e un'efficace ironia, senza che lo humour renda ridicola la storia o i personaggi. E i personaggi, appunto: uno più azzeccato dell'altro. Chris Sarandon (ve lo ricordate come principe Humperdinck nella Storia fantastica? In originale è anche la voce di Jack Skellington/Skeletron in Nightmare before Christmas) interpreta Jerry Dandrige, il vampiro che si trasferisce in città insieme a un servitore/compagno/amico/boh, che, a differenza di lui, può uscire di giorno - e nessuno ha mai capito che accidenti di mostro sia, forse un ghoul o qualcosa del genere. Roddy Mac Dowall, vecchia gloria, è nei panni di Peter Vincent, star di vecchi film stile Christopher Lee & Peter Cushing, attore ormai dimenticato e tanto codardo quanto il suo personaggio, l'ammazzavampiri, è impavido; la coppia di adolescenti Charlie e Amy, interpretati da William Ragsdale e Amanda Bearse, che per una volta riescono a non essere irritanti, perché sono ragazzi normali, non stereotipi ambulanti; e, soprattutto, il mio preferito, Stephen Geoffreys (diventato poi attore di film porno gay) nei panni di Evil Ed - "Fiele" Ed, in italiano -, dalla risata stridula, il tipo strano, outsider, piccoletto e migliore amico di Charlie, che ruba la scena a tutti e diventa quello che rimarrà indelebilmente il mio vampiro cinematografico prediletto. Potere dei traumi d'infanzia? Forse. Fatto sta che questo rientra nei miei "minuti cinematografici preferiti" - no, non cercate di ragionare con me: amo questo film, punto e basta. Non è un caso se ne ho parlato nella nota a Goodbye to romance, il racconto che ho scritto per l'antologia I vampiri? Non esistono..., dove il "succhiasangue" è il vicino di casa della protagonista proprio in omaggio a questo film. E Evil Ed ha di sicuro influenzato anche l'aspetto e alcune caratteristiche di uno dei miei personaggi in una storia che, un giorno, vi farò leggere.
Insomma, leggere Dracula mi ha spinto a cercare i saggi sul folklore e le credenze in merito ai vampiri. Fright Night però è stato il mio primo, indimenticabile incontro con queste creature - quand'erano ancora "i cattivi".


Scontato che pensiate, a questo punto: ecco, ora stroncherà il remake perché è troppo affezionata all'originale, così come i fan dei romanzi di Tolkien cercano il pelo nell'uovo quando guardano i film...
... Ma no. Cercherò di separare il più possibile i due film, perché - proprio come quando giudico opere tratte da romanzi - ogni creazione artistica fa storia a sé e va vista prima di tutto libera da paragoni; solo poi i confronti arricchiscono il giudizio. Tanto più che, nonostante i mille dubbi all'annuncio del remake in lavorazione, quando l'ho visto ben recensito in giro, mi sono detta magari ne vale la pena. Per un motivo o per l'altro l'ho visto solo da poco, e non quando è uscito; ma ho affrontato la visione senza pregiudizi.
Detto questo, il confronto con l'originale rende(rebbe) solo più impietoso un giudizio sostanzialmente negativo.

Perché il Fright Night del 2011 è un'occasione sprecata. Ci sono le intuizioni giuste, qua e là: soprattutto per quanto riguarda il personaggio di Peter Vincent, interpretato dal sempre bravissimo David Tennant, modernizzato nella figura del classico ciarlatano dell'occulto da Las Vegas (mi ha ricordato il mago televisivo del grazioso El dìa de la Bestia, film spagnolo che vi consiglio di recuperare). Sarebbe stato interessante se le premesse - il suddetto ciarlatano scopre di doversi confrontare davvero con l'occulto e deve vincere la propria codardia per fare ciò che è giusto - fossero state rispettate; ma no, così non andava, e allora, di punto in bianco, salta fuori che in realtà Peter Vincent ci crede davvero, nell'occulto, perché da piccolo - indovinate? - un vampiro ha ucciso i suoi genitori (sì, un altro bimbo orfano per colpa del cattivo). E allora il Peter Vincent truffatore diventa solo un povero traumatizzato che raccoglie cimeli magici perché è ossessionato da quello che ha visto da bambino. La "scoperta", però, e il cambio di prospettiva, complice anche il fatto che (purtroppo) il personaggio non ha lo spazio che meriterebbe, mi sono sembrati affrettati e mal costruiti.
Tutto il film, in effetti, è scivolato via abbastanza in fretta, senza che mai ci fosse lo spazio per empatizzare davvero con i personaggi. Nell'originale, per esempio, la paura e l'isolamento di Charlie, che scopre l'identità del vampiro senza che nessuno gli creda, erano molto ben rese, la tensione si costruiva con i giusti tempi, e lo spettatore si trovava nella pelle del protagonista. Qui, invece, è Ed (un insipido Christopher Mintz-Plasse, molto meglio ai tempi di Kick-Ass) a scoprire la verità e ce lo dice così presto, prima ancora di mostrarci le prove raccolte,  che viene facile ridacchiare; e dopo una scena di morte e vampirizzazione che non ha un briciolo del dramma che possiede, nell'originale, quella di Ed/Stephen Geoffreys - inseguito, prima sbruffone e poi sempre più spaventato, e infine, in lacrime, blandito dalla possibilità di rivalsa che essere vampiro gli offre - finalmente Charlie verifica che l'amico aveva ragione. Non male la scena in cui il ragazzino (Anton Yelchin: promuovo l'attore, ma il personaggio mi è rimasto piuttosto indifferente) libera la vicina di casa sexy dalla cella segreta di Jerry Dandrige, che ovviamente se ne accorge, ma preferisce lasciar fare alla conclusione a sorpresa che li attende appena fuori...
Già, il vampiro. Colin Farrell. Più forte di me: non lo sopporto. A pelle, proprio. Ciononostante, il suo lavoro di cattivo lo svolge abbastanza bene, qui (uccide pure il Jerry originale Chris Sarandon, presente in un cameo). Tuttavia, nemmeno lui brilla davvero (e non in senso tuailaitesco), perché non ha nemmeno gli accenni di profondità che, anche se in modo forse un po' ingenuo, arricchivano il suo omonimo degli anni Ottanta. Sì, è cattivo. E poi? Be', è cattivo. E fico, per chi apprezza. Ed è cattivo, eh.
Mah.
E nella conclusione tutti i vampirizzati che non sono finiti impalati e bruciati tornano magicamente in sé... ma che bel lieto fine: sì, anche nell'originale uccidendo il capo vampiro prima dell'alba chi era stato appena morso si sarebbe salvato... i bulletti di cui sopra, però, avrebbero potuto restare morti e sarebbe stato un favore per tutti. E no, non dico "povero Ed che invece è crepato davvero", perché di questo Ed non m'è fregato granché.
Insomma, delle buone idee mescolate a personaggi per cui non si riesce a provare empatia, parti inutili (i due bulletti fumati, ohDddea che nervi), umorismo non sempre riuscito, e genericamente una sceneggiatura che mi è parsa carente: non sfrutta i plus a disposizione e butta in mezzo tante sciocchezze che sarebbe stato meglio risparmiarci, ma non crea del vero pathos. Che posso dire, peccato davvero.

Qui sotto, trailer del remake e trailer dell'originale.

 

2 commenti:

  1. Io amo il Fright night del 2011... Decisamente uno dei miei film preferitiii. Bravissimo Colin Farrell

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    1. Io ho provato a guardarlo senza considerare l'originale, valute sempre ogni opera in sé... Ma non mi ha proprio convinto!

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