giovedì 24 gennaio 2013

La mia scrittura in quattro punti

Pian pianino sto recuperando i post della serie Scrivere nel 2013, dal blog di Daniele Imperi. Perciò, oggi mi accodo alla proposta di sintetizzare la propria scrittura in quattro punti. Il post originale è qui.

3 parole per il 2013

Il punto di partenza per riflettere e trovare le quattro parole ha qualche affinità col mio vecchio post sulle "ossessioni scrittorie", quei temi ricorrenti nelle mie storie. Be', chiunque si dedichi alla scrittura ha, credo, degli argomenti/elementi/generi/situazioni preferite, qualcosa che, consciamente o meno, affiora spesso in racconti e romanzi diversi. In quel post ne elencavo quattro.
L'argomento oggi però è diverso. Non voglio parlare semplicemente di temi, di contenuti, ma di modi. Modi di scrivere, modi di essere quando si scrive. Attitudine, forse, o sapore. Strati che si accumulano; ingredienti. Non è facile dire "com'è" la mia scrittura, sarebbe certo meglio mostrarlo, tanto per restare in argomento; e anche se confido che quando leggerete direttamente le mie storie sarà meglio - perché un libro non è fatto solo di quello che ci mette dentro l'autore, ma anche di quello che ci mette dentro il lettore, e di come l'uno e l'altro si interpretano a vicenda e interpretano la storia e i personaggi -, nel frattempo, quali "punti" potrei individuare?

Recitazione. L'ho detto molte volte, e non sono certo io la prima a farlo. Scrivere per me è recitare, interpretare: entrare nella pelle dei personaggi e pensare come loro, essere loro, a seconda del punto di vista che assumo (vi lascio immaginare il divertimento di "interpretare" i peggio bastardi. Accogliere e supportare le loro motivazioni e i loro sentimenti, per creare degli antagonisti vividi quanto i protagonisti, e allo stesso tempo, a volte - con i peggiori - sentire un fastidio fisico per i loro pensieri, i loro scopi). La parte più bella, quella che mi fa davvero iniziare, continuare, portare a termine una storia, sono i personaggi, più ancora di "quello che succede".
Avrei anche potuto usare schizofrenia, invece di recitazione...

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Ossessione. Quelle dei personaggi, che a volte riflettono le mie, a volte no. I fatal flaw, quei difetti/traumi, quegli ostacoli/errori che i personaggi si portano dentro, che devono superare se vogliono sperare di cavarsela. Desideri, manie. I demoni che devono sconfiggere. Le paure che devono affrontare.
E ossessione è anche la mia quando, nei momenti in cui sono più presa, faccio fatica a pensare ad altro che non sia "la storia".  La mia quando guardo indietro, intorno, avanti, e l'unica certezza che vedo è che scrivevo, sto scrivendo, scriverò.

Spietatezza. Racconto quello che deve succedere, quello che i personaggi si "tirano dietro" con le loro azioni. Niente lieto fine forzato. Niente salvataggi inverosimili. Nessun compromesso per edulcorare quello che accade. Chi deve soffrire soffre. Chi deve morire muore. Soffro con loro, se può consolarli (no, in genere non li consola). Realismo, anche nel fantastico.

Tessa Afshar, on writing conflict #writetip

Ironia. Il problema di tanti romanzi? Che si prendono troppo maledettamente sul serio. La vita è anche ironia. Amo i personaggi che possono aggiungere un po' di follia, di imprevedibilità, che possono dire la cosa sbagliata al momento peggiore. La vita è anche questo, accidenti! Un po' di sana ironia è un'arma potente, che spesso trafigge più a fondo delle "storie serie" così cupe e ampollose e piene di impegno.
Che poi: tutto questo non vuol dire che non possa/voglia scrivere "storie serie", che non ci metta sentimenti, drammi e problematiche "profonde" (e non è che "le metta" a tavolino - orrore. Vengono fuori da sole, com'è giusto che sia); vuole dire che una storia "seria e basta dall'inizio alla fine" mi fa dormire. Insomma, grazie, ma no grazie.

6 commenti:

  1. Grazie cel contributo :)
    Recitazione mi pare molto interessante.

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    1. Grazie a te ^^ La scrittura come recitazione è uno dei miei pallini.
      Alla prossima!

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  2. Recitazione è, in effetti, peculiare. Avevi consigliato un libro di scrittura che prendeva spunto da tecniche teatrali, giusto?

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    1. Sì, questo: http://aislinndreams.blogspot.it/2012/07/brandilyn-collins-getting-into-character.html

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  3. Che bella la "spietatezza"! Quando ho cominciato a scrivere non riuscivo a far morire i miei personaggi. Ora ho imparato e sto facendo delle carneficine nel racconti! Se devono morire, muoiono! Ahahah!

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    1. Io pure se devo brandisco la falce, non c'è scampo. Ma una volta era più facile, ora ci soffro di più: sono carne della mia carne e sangue del mio sangue. Eh, sto invecchiando...

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