venerdì 18 gennaio 2013

Questione di habitat

Stamattina ho deciso di farvi venire fame.


Stavolta no, la tazza non è mia (ovvio: è una tazzina normale). In realtà, lo scopo di questo post non è informarvi che le frolle con la Nutella sono una di quelle cose che se me ne regalate un cesto lo apprezzo più dei mazzi di fiori (ma, nel caso, sappiatelo). Né confermarvi la mia già conclamata caffeinomania. Sto piuttosto rimuginando sui luoghi ideali per la scrittura, grazie al post dell'Ineffabile Socia Sam (la Dea, la Regina, la mia Ispirazione) sulla stanza speciale dove scrivere, nonché a quest'altro post di Alessandro. E grazie, anche, all'ormai noto aneddoto su J.K. Rowling che scriveva al pub, e alla mia invincibile nostalgia per qualsiasi Starbucks abbia frequentato, dove adorerei bivaccare mentre armeggio con notes e portatile.

Insomma, avrei potuto mostrarvi il mio scrittoio e descrivervi per benino il mio antro. Se non fosse che il disordine in cui versa è tale che sarebbe difficile distinguere uno scrittoio sotto tutto il resto, perciò prima mi metto di buzzo buono e lo riordino (AHAHAH!), poi qualche foto gliela farò. Forse. Un giorno o l'altro. Quando oserò mostrarvi il mio rifugio. In futuro. Le possibilità sono infinite. Mai dire mai.
I posti in cui scrivo, d'altronde, sono anche altri. In realtà, ovunque possa avere con me la borsa, in cui è sempre presente il fedele notes di turno. Aerei, treni, oppure le panchine, quando magari ho un po' di tempo da riempire prima di un impegno. Ma anche mentre sto camminando, se mi viene un'idea: allora mi fermo di botto, in mezzo alla strada, e ohmmiaddeadevosegnarmelosubitosennòpoimeloscordooo! E, in effetti, un posto in cui mi piace stare è proprio al bar. Qualsiasi bar, in caso di emergenza; i miei locali preferiti, se posso scegliere.
Allora caffè, o cappuccino, o cioccolata calda, o frappè, insomma, qualsiasi cosa suggerisca la stagione e il mio desiderio. E magari un dolcetto. Ed eccomi a sfoderare carta e penna e, lontana dalle distrazioni di internet, della nuova puntata della serie x da guardare, degli improvvisi lampi di ehi, ma non dovevi fare questo e quest'altro? Te ne sei scordata, rimedia prima di dimenticarti di nuovo di... ehm... nevermind; dicevo, lontana da tutto questo, qualche scenetta salta fuori. Oppure mi organizzo per bene e, se so che il gestore del bar prescelto consente, mi porto dietro il piccino, ovvero il netbook, e mi piazzo con quello a un tavolo, aiutata dall'iPod nelle orecchie a farmi da scudo. In qualche caso, il metodo si è rivelato davvero utile per sbloccarmi in un punto dove mi ero incagliata. E voi, ci avete mai provato? O essere osservati e fuori dal vostro habitat naturale vi blocca? Io sarò impacciata, timida e problematica in mille modi, ma quando si tratta di scrivere so anche tirar fuori la faccia di tolla e sbattermene altamente se c'è qualcuno intorno a me che mi fissa strano.
Tanto la gente lo fa spesso in ogni caso.

3 commenti:

  1. Scrivere fuori dal mio habitat mi mette in imbarazzo, lo ammetto. Sento come se mancasse qualcosa. Dentro un bar, poi, beh dipende dal bar.
    In mezzo al caos, rumore di cucchiani, vampate di vapore per montare il latte del cappuccino, no, non riuscirei a scrivere neppure la lista della spesa.
    Se invece fosse una graziosa e silenziosa sala da tè per vecchie zie come il sottoscritto, magari riuscirei pure a concentrarmi. Purtroppo gli unici luoghi del genere li ho trovati mentre ero in vacanza, dalla mie parti simili paradisi non esistono.
    Se proprio mi viene in mente un concetto o una frase che non voglio dimenticare, la trascrivo sul cellulare facendo finta di chattare. E mi chiedo se rileggendola a casa, con calma, mi sembrerà ugualmente degna di essere annotata o niente di speciale.

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    1. L'iPod mi serve anche a ovviare agli inconvenienti del caos intorno a me, quando ho bisogno di buttar giù una scena o annotare qualcosa e sono lontano dalla "tana". Con la musica giusta non sento null'altro e mi estranio, oltre ad attivare, a volte, le giuste suggestioni, l'atmosfera che mi serve.

      E mi chiedo se rileggendola a casa, con calma, mi sembrerà ugualmente degna di essere annotata o niente di speciale.

      In effetti questa è la domanda inevitabile. A volte l'intuizione geniale si rivela una stupidaggine; ma altre volte il dettaglio insignificante diventa cruciale... Nel dubbio, meglio segnare tutto ^^

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  2. Chi è che diceva che scrivere è mettersi le dita nel naso? Non me lo ricordo ma lo vado a ripescare. Questo per dire che la penso così anch'io, nel senso che quando scrivo desidero stare da sola non tanto per ficcarmi l'indice nella narice e scoprire cosa trovo quanto per avere la concentrazione ideale sulla storia e solo su quella. Però dal momento che abitiamo in una casetta e gli spazi sono a misura di single spesso mi ritrovo a scrivere con mio marito che sta facendo PHP o JAVA su un altro pc. Ecco questa cosa un po' mi confonde, anche se lui è in religioso silenzio... Però anch'io se ho un'intuizione e sto correndo a prendere la metro, me ne sbatto degli impegni (salvo casi che riguardano mio figlio), mi fermo e scrivo anche solo due parole, almeno mi appunto ciò che svilupperò.

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