martedì 19 febbraio 2013

A proposito di punti di vista

Ah, i punti di vista. L'argomento più gettonato, insieme al famoso/famigerato show don't tell, da chiunque parli di scrittura creativa. Ripetete con me: "il punto di vista non deve saltare da una testa all'altra come una pallina da ping pong". Ecco fatto. Ora potete dire di aver imparato a gestirlo...
... forse. Non è mia intenzione proporvi una lezioncina sui diversi tipi di pdv, su come si usano ecc ecc. Altrove è stato fatto già in maniera più che completa e, come ho già scritto qui più volte, io non gestisco un blog per ammaestrare la gente, ma, semplicemente, per 1-capire quello che ho in testa io stessa, e per farlo mi è utile buttarlo sulla pagina virtuale, e 2-condividere quello che penso possa essere di qualche interesse e confrontarmi con voi internauti, perché ho il vizio di amare il dialogo. Che volete, sono fatta così. Perciò, se desiderate fare chiarezza su prima persona, terza persona onnisciente, limitata e così via, fate un salto, per esempio, da Michele che ha scritto articoli puntuali e interessanti in merito (e poi è un ragazzo che adoro, quindi non rompete e leggete il suo blog).
Per quanto mi riguarda, in passato vi ho già raccontato di alcuni pallini personali ed esperienze con l'uso della (mia adorata) terza persona limitata. Ma c'è un sassolino che vorrei togliermi - chiamatelo pure mettere le mani avanti, se vi va. Ed è il seguente.

Come ho scritto su, anche i sassi (persino gli scrittori che non hanno la minima idea di come si gestisce la questione, ahimè) sanno a pappagallo che il punto di vista non si deve cambiare ogni tre righe. Perché se io sono nella testa di Caio, poi salto in quella di Tizio, poi ritorno da Caio con un breve excursus in quella di Sempronio, il lettore si confonde; o, se non si confonde, quanto meno si fa venire il mal di mare. E, aggiungo io, che amo la terza persona limitata e quindi sentirmi nella pelle di un personaggio, fondermi in lui usando il suo linguaggio, il suo stile, sperimentare i suoi pensieri, se si cambia punto di vista con la velocità con cui si skippano le tracce dell'iPod finché si trova la canzone giusta, è molto più difficile che il lettore si possa immergere nella personalità e nelle emozioni dei personaggi; risulta tutto diluito, superficiale.
E quindi che si fa? Ci si appiccica a un protagonista e non ci si schioda da lì? Cheppalle. Per quanto mi riguarda, siccome ho la tendenza a scrivere romanzi con tanti personaggi, è raro che non usi almeno tre punti di vista (discorso diverso i racconti brevi, dove mi limito solitamente a uno solo). E quando si passa da una testa all'altra?
Be', il momento migliore e più chiaro è, com'è ovvio, al cambio di capitolo. Nessun problema, nessuna possibilità di confondersi. Ma c'è anche un'altra via, che io sfrutto sempre: ovvero, mutare punto di vista al cambio di scena, che viene segnalato in genere con una riga bianca. Nulla di strano, non me lo sono inventato io, è una tecnica del tutto legittima.

Il sassolino che vi dicevo più sopra, allora, è questo: ovvero che spesso, nei mesi scorsi, mi è capitato di leggere recensioni - scritte tanto da blogger/aspiranti autori quanto da semplici lettori - dove si critica la gestione del punto di vista "perché cambia tra una scena e l'altra". What the fuck?
Capisco che oggi vada di moda dimostrare di conoscere "la tecnica", ma ragazzi, da quando in qua siamo diventati così talebani che se non si scrivono almeno dieci pagine di fila da un unico punto di vista si sbaglia?
Posto che su tutto quello che riguarda la tecnica si può discutere, posto che ci sono ottimi autori che della tecnica se ne infischiano e scrivono bei romanzi facendo bellamente come pare a loro, io ritengo che certi precetti siano utili (come dicevo più su: gestire il pdv correttamente aumenta la possibilità che il lettore si immerga nel romanzo e si identifichi con i personaggi, empatizzando), ma almeno cerchiamo di conoscerli sul serio. Distorsioni come questa sono frutto di pigrizia e/o di una superficiale conoscenza raffazzonata leggiucchiando termini nei blog, senza prendersi la briga di approfondire. Il che è ok, un lettore ha tutto il diritto di esprimere la propria opinione senza conoscere a menadito ogni manuale di scrittura esistente. Però allora cerchiamo di deciderci e non usiamo termini che non conosciamo.

*nods*

"Ma cambiando punto di vista tra una scena e l'altra ci si confonde". Non è affatto vero, a meno che tu, lettore, stessi pensando alle conigliette di Playboy invece che concentrarti su quello che leggi. Anzi: siccome uno dei miei pallini è cercare di differenziare le "voci" dei personaggi, e spesso i due-tre che scelgo come possibili punti di vista hanno ciascuno un linguaggio e uno stile riconoscibile, preparati, o lettore, perché non è nemmeno detto che, al cambio di scena, io ti piazzi un bel cartello con la scritta "ora passi nella testa di Caio". Te lo faccio capire, userò il nome del personaggio entro due o tre frasi, ma, ohibò, magari non alla prima. Magari ricorrerò a un tic verbale, o a una costruzione particolare, che strida con lo stile della scena precedente. L'equivalente di prendere uno e buttarlo in piscina senza preavviso, lo so. Ma accidenti, vogliamo leggere romanzi o vogliamo solo evitare di faticare? Concedete agli scribacchini di tentare qualche azzardo. Di sfidarvi almeno un poco. Tanto più che una cosa come "cambio pdv tra una scena e l'altra" è un azzardo solo se siete davvero pigri.

Perché dico che sto mettendo le mani avanti? Be', perché siccome questo è il metodo che amo usare io, so già le critiche che mi verranno rivolte. E se sono qui pronta a confrontarmi e rispettare le opinioni di tutti - anche quando non le condivido, nulla vi toglie il diritto di esprimerle -, almeno criticatemi a ragion veduta. Vi avviso: sono una che è capace, per farvi seguire una scena concitata di battaglia, di cambiare punto di vista - segnalandovelo con una fottutissima riga bianca, cazzo! - letteralmente ogni tre righe. Perché in quel momento sta bene così, perché non è una scena di riposo & riflessione, ma una stramaledetta battaglia! E magari sto aumentando il ritmo spezzettando quanto accade in scene sempre più brevi apposta per condurvi a un climax - insomma: lo so quello che sto facendo, è una scelta! Così come sono capace di fanculizzare i congiuntivi se il mio personaggio non li usa perché è ignorante/ubriaco/strafatto o quello che sia, e io devo scrivere nel suo stile. E non vi presenterò un personaggio elencandovi pregi e difetti & vita, morte e miracoli del suo passato, ve lo farò conoscere mostrandovelo in azione. E non vi dirò nemmeno "questo è il buono e questo è il cattivo". Vi lascerò decidere. E magari confonderò le acque apposta, perché nella realtà non andiamo in giro con un'etichetta appiccicata in fronte che riveli il nostro ruolo. Il mio compito non è fornirvi la pappa pronta e rassicurarvi. Il mio compito è scrivere una storia nel modo migliore che conosco, e se riesco farvi raddrizzare la schiena sulla sedia per un brivido di sorpresa.
Che dire, sue me.

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21 commenti:

  1. Ho trovato una bella definizione, qualche giorno addietro: "Sono persone che considerano le regole vincoli e non opportunità."
    Pensano alle regole invece che alla storia - sia quando leggono, che quando scrivono.

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    1. Non è questione di pensare alle regole - io le ho in mente quando leggo e quando scrivo. Si tratta di conoscerle sul serio da una parte, e dall'altra di non essere così pigri da farsi spaventare appena si esce di cinque centimetri dal sentiero più facile. Che nervi.

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    2. Non è questione di essere pigri da farsi spaventare, è questione proprio di terrore. Temono di essere crocefissi non appena escono fuori dal seminato dai tanti Robespierre.
      Una situazione che ha del paradossale e non fa bene a nessuno, alla scrittura in primis.
      Ma in fondo, le critiche (eventuali) hanno peso solo se le si ascolta e ci si lascia condizionare.
      Togli ai critici il pubblico e motivi per godere della tua indignazione, e togli loro tutto il divertimento. Li fai tornare nullità.

      Personalmente aggiungo che non apprezzo i cambi troppo frequenti di PdV, ma è una scelta personale, di gusto. Ma non ne faccio un dramma se altri autori l'adottano.

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    3. Per quanto mi riguarda, dipende tutto dalla storia e dal punto della trama che sto affrontando. Il mio stile si adatta a quello che voglio trasmettere, a costo di azzardare. E voglio essere libera di farlo senza dover giustificare le mie scelto - fermo restando che, detto tutto questo, ho ben presenti le famose "regole" e non amo i pdv-ping pong. Quello che mi spaventa è quando cose giustificatissime diventano "squalificanti" non si capisce bene perché. Se proprio dovete farmi notare che sbaglio - e ci mancherebbe, mi va benissimo, da imparare ne ho un sacco ancora - almeno fatelo con i veri errori.

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    4. Che bella definizione, me la segno.
      Io ho scelto almeno due volte, coscientemente e nel pieno delle mie facoltà, di cambiare pdv senza il cambio di scena della riga bianca. Senza ping pong, ovviamente, che mi viene il mal di testa per molto meno.

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  2. Posso limitarmi a un "tristezza a palate per la gente che critica accazzo e che non sa cosa sia l'elasticità mentale"? :P

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  3. Ottyo, che bello specchiarsi in questo post! T___T
    Sono anni che uso la TPL multipla lasciando un paio di righe bianche tra un pov e l'altro (che sia di due righe o un paragrafo di pagine e pagine), anni che cerco di "diffondere il verbo" su EFP degli errori basilari da non commettere e qualcuno ha iniziato a percorrere la retta via (della TPL in primis), ma ci sono ancora tanti bravi autori - è quello che fa più male - che usano il narratore onnisciente ad cazzum, con pov-cavallette e discariche di infudump! Della serie: sono profondamente di coccio. T___T

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    1. La retta via della TPL... XD Ognuno ha il diritto di scegliere il narratore che credo, ma temo che, per quanto mi riguarda, la TPL batta tutte le altre persone ^^ L'onnisciente si trova spesso, ma io lo sopporto sempre meno, anche se mi sforzo di essere obiettiva quando giudico un testo dove lo si usa.

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  4. Davvero interessante, stavo pensando anche io di scrivere qualcosa del genere, e i dubbi sulla distrazione da cambio del punto di vista sono ormai lontani. Voglio sperimentare una narrazione dove i punti di vista sono veicolati dal mezzo di narrazione (fittizio). Videocamera, registratore, diario personale etc.. Un collage variegato insomma!

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    1. Interessante! A me piace mescolare punti di vista e anche tempi verbali, in certi casi. Buon esperimento ^^

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  5. Con la doppia interlinea (che proprio ci sta) mi sembra che non sia questo sforzo titanico seguire il pdv per un lettore... se è un lettore abituato a leggere.

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    1. Appunto. Io uso sempre una riga bianca di stacco per segnalare che cambia scena (e quindi pdv e/o tempo e/o luogo ecc)

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  6. Fra l'altro, su Playboy è uscita dell'ottima narrativa!

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  7. Chi si sofferma troppo sulle regole rischia di perdere di vista il motivo per cui le "regole" esistono: ovvero la necessità di farsi capire. Non è che i PDV debbano essere pochi o che debbano cambiare il più raramente possibile, è che il lettore deve capire cosa sta succedendo e chi fa cosa. (Così mi hanno detto a un corso, fra l'altro...).

    Detto questo i sacrosanti consigli (metti la riga bianca ecc...) hanno il loro perché....

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    1. Appunto. Compito dello scrittore è trovare il modo migliore per trasmettere quello che vuole; e se l'autore è tenuto a compiere al meglio delle proprie capacità il suo lavoro, mi rifiuto di "semplificare" solo per non turbare il lettore distratto.

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  8. Molto bello questo post. Tra l'altro, e ci risiamo, condivido sia gusti che aspetti stilistici e modalità di gestione del pdv. Alcuni trucchetti (che non mi pare si trovino in molti manuali) rivelano un bel grado di maturazione e digestione della faccenda... Altro che certi ignoranti (in senso letterale), subito pronti a criticare, che blaterano di cambi di punto di vista troppo frequenti e quindi di gestione traballante! Tanti personaggi pdv, focalizzazione interna, cambi frequenti di scena (o quantomeno piuttosto frequenti) costituiscono senz'altro una scelta in linea con uno stile al passo coi tempi. :)
    Arrivo tardi, ma confermo: lo stacco di riga è ormai un segnale universalmente noto per il possibile cambio di pdv; chiunque abbia letto un paio di buoni romanzi pubblicati negli ultimi anni dovrebbe saperlo.
    Infine, condivido il profondo fastidio nei confronti di coloro che si permettono di criticare, con spocchia e sicurezza, scelte che tutto sono fuorché errori.

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    1. Prima o poi il destino ci metterà nella stessa stanza, a qualche fiera, a qualche presentazione, chissà. E allora ci faremo una chiacchierata, visto che abbiamo tutti questi punti in comune quando si parla di scrittura ^^

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  9. ahah molto divertente, brava! l'ho condiviso anche sulla mia paginetta https://www.facebook.com/JessicaMaccariolibri :)

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