giovedì 25 aprile 2013

Di editing, revisioni, programmi e "mannaggia non sto scrivendo un tubo"


Se c'è qualcosa che odio, sono i periodi in cui le parole non vengono.
Ok, una certa pigrizia di fondo c'è sempre, ma, nei periodi "buoni", basta sedersi al pc per sconfiggerla e scrivere pagine e pagine. Nei periodi come questo - e intendo da febbraio, porca pupazza - sapete bene che sto inanellando una TWL fallita dopo l'altra, e aprile non promette di meglio. Giustificazioni ne ho, anche se il problema fondamentale resta che quando mi siedo al pc faccio altro. Gravissimo.
Giustificazioni, dicevo? Mah. Stanchezza cronica: faccio una fatica bestia a concentrarmi, a focalizzarmi su qualcosa. Scribacchio meglio sul notes, dove butto giù riducendo all'osso la già scarsa attenzione a stile e dettagli che caratterizza una prima stesura (aggiustare descrizioni, eliminare sbavature, migliorare il "mostrato" ecc fa tutto parte delle millemila revisioni, in prima stesura la cosa essenziale è concludere la dannata storia, punto). Ma il file dell'ormai famigerato progetto M. procede a rileeento. Ultimamente un pochino ci lavoro, sì. A botte di 500 parole al giorno, che è una miseria invereconda, considerato che la media accettabile, dal mio punto di vista, dovrebbe essere di almeno il triplo.
Aggiungete poi impegni. Sconvolgimenti di vario tipo, che rendono il mio umore schizzato peggio di una pallina da flipper. Desideri che nemmeno sapevo di avere. Rose e spine. Paure e mostri. Speranze e disillusioni. Sogni e disperazioni. Attese particolarmente snervanti. Faccende da sistemare che non posso rimandare, mentre la scrittura, ahimè, in questo caso non ha scadenza... e quindi finisce in coda.
Lo dico con una depressione infinita, perché non produrre mi rende nervosa, scontenta di me stessa. Non posso restare senza una storia da scrivere (e questo, fortunatamente, non mi capita mai: c'è sempre qualcosa da raccontare) e non posso restare senza scrivere la storia in questione. Il pensiero rivolto alla scrittura, almeno, c'è: a volte barlumi di idee si aggregano alle masse informi che sono al momento le trame dei romanzi in lista dopo M. (come indicarveli? Facciamo I2 e la storia 4, che non ha ancora un titolo). E le illuminazioni di questo tipo ("Ecco cosa succede! Magari ci metto questo personaggio! Questa cosa è figa, ce la devo infilare!") sono sempre esaltanti. Ma la vera e propria scrittura? Il "mettere il culo su una sedia e scrivere" di cui parlava Marina due giorni fa? Latita. Maledizione.
So che questo periodo passerà. Passa sempre. Scrivere è la prima e la più importante delle cose che mi definiscono. M. lo terminerò. E poi cercherò di trarne qualcosa di decente (al momento, sì, sono alla fase "fa tutto schifo, è tutto squilibrato, è tutto stupido"). La sfida è tosta (ho anche un po' di sindrome da "... e adesso che ho scritto il mio romanzo migliore, come faccio a restare sullo stesso livello o addirittura superarmi?" Voi non sapete ancora nulla del "romanzo migliore" cui mi riferisco... datemi tempo ;-) Al momento, conta solo che M. mi sembra un tremendo casino, rispetto al libro che lo ha preceduto). Ma per quanto toste siano le sfide che mi pone la scrittura, di fronte a quelle non mi arrendo. Magari ci metto più tempo di quello che vorrei. Ma alla fine vinco io. Punto.


E dunque, ora che accadrà?
Che sto preparando un piano di battaglia, per quando avrò la prima stesura completa (non manca molto, in termini di scene; quanto tempo mi occorrerà è un solenne BOH). So cosa non mi convince e ho delle idee per organizzare la revisione (maieuticamente programmate durante una chiacchiera con il collega scrittore che in questo periodo si sorbisce un sacco di miei lamenti su quest'accidenti di romanzo, sant'uomo), schemi da preparare, caselline da riempire. Perché stavolta, prima ancora dello stile, dovrò aggiustare la struttura, aggiungere cose per la storyline di un personaggio, tagliarne da quella di un altro. Comodo fare i giardinieri lazzaroni che scoprono la storia man mano, anziché gli architetti diligenti che programmano tutto... *sigh*) Poi si lavorerà sulla scrittura, sullo stile, sulle rifiniture.
Nei prossimi mesi, in realtà, avrò anche un altro editing cui dedicarmi, che rappresenterà una sfida tutta sua. Che mi spaventa e mi esalta allo stesso tempo. Be', mi spaventa per il presente, mi esalta per il futuro. Vedremo...

P.S. TumbleR oggi mi ha posto sotto gli occhi questo post di Welcome to Zombieland, che non posso non citarvi qui, dopo averlo condiviso nel mio blog tumbleroso. Quando penso a M. e al lavoraccio che mi attende, sono in questa fase, al momento (alternata alla fase degli "UAAAH FA TUTTO SCHIFO" che vi dicevo prima).

70% of editing is just looking at ur work for a few hours with this face

image

6 commenti:

  1. Capisco il tuo stato. ECCOME SE LO CAPISCO. Provo la stessa identica cosa ._.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quanto detesto questi periodi. Non ho nessuna fretta di finire questo romanzo, ho molta altra carne al fuoco prima, però... SGRUNT!

      Elimina
  2. Sono sicuro che, da ottima giardiniera quale sei, quando impugnerai le forbici, saprai tagliare e potare e sagomare e aggiustare come se le lame, edwardianamente, fossero estensioni delle tue mani. Su, su: non si scoraggi!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie caro :-* L'immagine burtoniana è splendida!
      Non mi scoraggio, no. Però UFFI *sgrunt*

      Elimina
  3. Sicura che non ti serva un micro-stacchetto? Io quando mi capitano questi periodi mi incaponisco per forza a produrre, fino a quando il vaso non trabocca e dico: eccheccazzo, smetto di scrivere, che sarà mai. Duro una settimana al massimo, poi mi torna la carica, ma mi fa bene ricordare che esisterei lo stesso anche senza le mie storie (anche perché avrei quelle degli altri, eh eh!). Lo so che suona stupido, ma fino a quando non ho il coraggio di mollare non riesco a ripartire.

    RispondiElimina
  4. Avrei bisogno di partire e staccare da tutto quanto, per un mesetto. Da problemi, impegni, preoccupazioni, tornadi emotivi. Ma non posso, perciò tengo duro: la scrittura già va a singhiozzo di suo, scrivo un giorno e cinque no, mi ci rimetto un poco e poi mollo di nuovo. Ho bisogno di tener duro e superare il "buco nero" che per me arriva in genere proprio prima della conclusione di una storia (c'è chi si blocca all'inizio, chi a metà, chi alla fine; a me succede quando sono vicino al finale).
    E no, io non esisterei senza le mie storie.

    RispondiElimina