venerdì 12 aprile 2013

Tutta una serie di "what the fuck" - 2

Nuova serie di What the fuck? misti, dopo il post di qualche tempo fa. WTF, ovvero motivi per detestare l'umanità, scintille che rischiano di appiccare i miei improvvisi incendi - leggi: i momenti di furia omicida -, tutte quelle piccole aberrazioni, seccature, prove d'idiozia che posso ignorare solo lucidando la mia armatura, schermandomi dietro il mio fidato cappottone nero spaventa-idioti e alzando il volume dell'iPod per isolarmi dai corpuscoli vaganti di scempiaggine (sì, lo studio dell'epicureismo mi ha segnato. Sì, l'immagine degli atomi vagolanti che colpiscono i sensi l'ho presa da lì. Sì, sono anche per l'epicureissimo godiamoci la vita).

Ancora una volta ricordo: Warning, explicit language, sarcasmo & sguardi di disprezzo pronti all'uso.

- WTF per coloro che appena sentono il mio nome... cantano.
Perché sì. C'è una canzone, famosa in Italia, ahimè, che parla di una ragazza con il mio nome, quello vero. Tutta la vita ho passato a presentarmi per vedere il mio interlocutore illuminarsi con un sorrisone (che, col passare degli anni, a me pare sempre più beota) e sentirmi dire "Ah!..." E via, parte la cantatina di uno o due versi di quell'accidenti di brano.
Seriously: no. Per favore, no.

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- WTF per i commessi scortesi, e wtf per i clienti maleducati. Non mi è mai capitato di vedere le due categorie scontrarsi, ma mi piacerebbe: verrebbe fuori una bella scena, presumo. In genere, tuttavia, ci sono io o qualche altro cliente gentile (che dirmi, ce l'ho di default: quando interagisco con le persone sorrido, dico buongiorno e grazie) e un commesso con l'aria da minchiacheppallemitoccapuredarviretta, oppure il cordiale commesso o barista che sorride, saluta e si sente dire "Caffè." Punto. Non un "Salve, mi fa un caffè per favore?". Nemmeno un più stringato "Un caffè, per favore."
Estirpatevi da soli, per favore.

- WTF per la malefica PMS Syndrom. No, non la spiego, o sapete cos'è - e dovreste, fidatevi, anche se siete uomini - o ve la cercate. L'ho scampata per anni, al punto da nemmeno ricordarmi più cosa comporta, A me generalmente provoca pianti incontrollati, sostituzione di tutti i colori che vedo con sfumature di grigio e nero, lamentosità galoppante, bisogno di ingozzarmi di dolce e salato e ancora dolce e così via. Insomma, o siete pazienti come santi, o statemi lontano. Se volete avvicinarmi, almeno prima ammansitemi con un barattolo di Nutella omaggio.


- WTF che mi inimicherà parecchie persone: ovvero, quelli che "non mi piacciono più i *inserirenomeband* perché sono diventati commerciali". Ovvero, i musicofili che se la prendono quando il gruppo che solo loro conoscevano, supportavano, si coltivavano neanche lo avessero fatto spuntare come un funghetto nel proprio giardino ha successo. "Sono MMMIEI" è la prima reazione. "Si sono venduti!" è la seconda, perché in genere, a meno che non siate gli AC/DC, dopo due, tre, quattro dischi lo stile di una band si evolve. Di solito, discorsi di questo tipo li sento per band come i Within Temptation, che all'inizio - almeno da noi in Italia - nessuno conosceva, e poi hanno fatto il botto.
Ora, anch'io ho i miei folli amori musicali. Anch'io soffro se vedo i miei gruppi preferiti sulle t-shirt di bimbiminkia a spasso per la città. Ma: si fa musica (come si fanno libri e arte in genere) per tanti motivi, tra i quali, anche vendere. Perché è un lavoro che (in teoria, in un mondo ideale) va retribuito e perché nessuna casa (discografica, editrice, d'arte o quel che vi pare) mette in vendita qualcosa se non per guadagnarci, punto e basta. E, aggiungerei, non è detto che quando un gruppo modifica il proprio sound lo faccia solo per vendere. Mi preoccuperei se un musicista a quarant'anni, o a trenta, realizzasse la stessa identica musica di quando di anni ne aveva venti. (A meno che non siate gli AC/DC, come sopra). Perciò: non si diventa commerciali, lo si è - per la massa o per una nicchia, ma lo si è sempre e comunque. Non rompete le scatole all'artista che non fa quello che vi aspettate o vorreste voi: valutate il risultato senza pregiudizi, per quello che è ora. Il che non significa dimenticare la discografia precedente, ma nemmeno lagnarsi a priori. Cheppalle.
E ve lo dice una che sta pensando dove cazzo sono finite le chitarre in quella ciofeca del nuovo singolo dei 30 Seconds To Mars?!! Ma lo penso perché Up in the air non mi è piaciuta per niente. Mica per estremismo mio. Eh.

- WTF grosso come una casa per quelli che lodano lo stile di scribacchianti autori che sbagliano i congiuntivi, il lessico, le concordanze, la consecutio... Insomma, tutto.
Sono la prima a dire che se metto in scena un personaggio incolto, devo usare un linguaggio con qualche sgrammaticatura per renderne la parlata. Mi riferisco, qui, a tutto un libro - più libri - scritti palesemente in una lingua che non è italiano. Al di là di fraintendimenti, di accuse di pignoleria, di possibilità di appello, di "un errore capita a tutti". Senza se e senza ma. La mia reazione è il raccapriccio seguito da voglia di urlare.
Il dubbio a quel punto è solo: più ignoranti gli autori che non conoscono la grammatica o i lettori che non si accorgono del problema? E se penso che alcuni di questi autori sono anche editor (in piccole case editrici)...
Taci. Taci, per carità.

Ma la lista di WTF continua. Ovviamente...

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