lunedì 15 aprile 2013

Where (l)i(e)s the wonder

Qualche tempo fa (vorrei poter dire "qualche giorno", ma da quando dico a me stessa "su questo scrivo un post" a quando lo preparo davvero passa xy tempo) Michele Greco ha discusso sul suo blog e su Facebook in merito ai "tipi" di scrittori in base alla domanda "per chi scrivi?" (no, non perché, ma per chi). Potete leggere le sue argomentazioni a questo link: riassumendo all'osso, secondo lui esistono tre tipi di scrittori, quelli che scrivono per se stessi, quelli che scrivono solo per i lettori, e quelli che scrivono per se stessi e per i lettori.
Non sono molto d'accordo con la suddivisione proposta, e soprattutto con le descrizioni dei vari "tipi". La scrittura è, a mio parere, l'argomento "inclassificabile" per eccellenza. Così come detesto i compartimenti stagni quando si parla di categorie (quelle che suddividono e inscatolano un libro, o un disco, in una precisa definizione cui, magari, l'autore non ha minimamente pensato durante le stesura - e mi fa ridere quando, per categorizzare un romanzo o un disco originale e insolito, si mettono in fila tre o quattro definizioni diverse combinandole come i pezzi di cadavere usati da Frankenstein per la sua creatura). Motivi per scrivere, modi di vivere quest'attività - che è arte e artigianato, non solo l'una e nemmeno solo l'altro -, reazioni, metodi, strumenti sono infiniti. Chiedete perché, come, quando a cento scribacchini e otterrete cento risposte diverse.

Allora è inutile anche parlarne? Inutile leggere i manuali e studiare le "regole"? Inutile parlare di libri? No, tutt'altro, almeno per quanto mi riguarda. Io ho le mie idee, che si arricchiscono e si sviluppano ogni volta che le metto a confronto con quelle di altre persone. Affronto problemi e difficoltà, per scrivere e per pubblicare, e li supero anche ascoltando i consigli altrui - o, semplicemente, ricaricando le batterie per riprendere a lottare stando a sentire come amici e colleghi affrontano le medesime questioni. Non parlo di scrittura, qui e altrove, per convincere qualcuno. Lo faccio solo per tirare fuori quello che ho dentro, guardarlo meglio, capirci qualcosa di più, e per offrire il mio punto di vista e la mia esperienza a chi è interessato. Così come non leggo manuali perché la scrittura sia solo regole imprescindibili che vanno applicate meccanicamente (vedo i manuali più come uno scatolone che raccoglie tanti, tantissimi consigli, precetti, metodi, da provare e conoscere in modo che ciascuno possa applicare, seguire e prediligere quelli più adatti a sé, imparando per migliorarsi e, allo stesso tempo, sapendo quando invece allontanarsi dalle regole con consapevolezza; consigli, precetti e metodi, insomma, di cui essere consapevoli, per poi sfruttarli, piegarli e farli propri - ma su questo tornerò in un altro post).

Anyway, Michele ha riportato la risposta che gli ho dato io su Facebook, ovvero:
Io in genere cito il buon vecchio Stefano Re (Scrivo perché "non posso farne a meno"). Scrivo per me stessa - perché mi piace, perché mi diverte, perché qualcosa devo fare delle voci che ho nella testa e delle immagini e delle vite che invento, per dire "ehi, io esisto", perché è un atto di creazione e quindi di magia, e perché non c'è altra certezza per me - e scrivo per gli altri - perché vorrei che provassero quello che provo io quando leggo qualcosa che amo, perché vorrei che amassero i miei personaggi e li trovassero reali quanto io amo e trovo reali i miei preferiti incontrati nei romanzi altrui, e perché - molto realisticamente - è la cosa migliore che so fare e per me non è un hobby: è una passione, ma anche un lavoro - il più bello del mondo.
Si è trattato di una risposta scritta in fretta, senza stare a rimuginare più di tanto, anche perché, in fondo, sono cose che penso da tanto e che so, ogni volta che mi metto al pc per scrivere o che rifletto su una trama mentre cammino con l'iPod nelle orecchie o che apro il notes per appuntarmi un'idea improvvisa o un dialogo che mi è venuto in mente. Ma è una risposta sincera. Scrivere per me è tutte queste cose insieme e anche altro. Sì, è un lavoro e come tale va affrontato - con professionalità e impegno. Sì, è un piacere - raccontare a me stessa una storia, e ancora di più il brivido dei personaggi che prendono vita e, per così dire, si scindono da me, rappresenta l'emozione di leggere un bel romanzo o vedere un buon film, moltiplicata per mille e mille ancora. Sì, è magia - pura e semplice e letterale magia e non tutti lo capiranno, ma è così: è la potenza creatrice del dare un nome alle cose, ma ancora più complessa, ancora più forte. Sì, è un'ossessione - un pensiero fisso in background, un tendere la mano a forze che non si possono controllare del tutto, una mania che fa vedere il mondo attraverso un filtro diverso da tutti gli altri; ogni dettaglio, ogni situazione quotidiana può diventare una storia. Sì, è scoperta - io arrivo alla conoscenza attraverso la scrittura, perché attraverso la scrittura mi pongo domande. Non sempre trovo le risposte, ma comprendere che l'interrogativo esiste è spesso la parte più importante. Sì, è terapia - domande, ossessioni, pensieri fissi, premonizioni, gioie, dolori, desideri, incubi... sta tutto lì dentro. E tutto questo è per me vivere, e un'offerta per gli altri. Io sono quella che sono e nient'altro posso donare al mondo: e tutto ciò che di me posso donare sta nelle mie storie. E non posso tenerle dentro, devo scriverle, indipendentemente da quello che sarà poi il loro destino.

E questa è la parte irrazionale, istintiva, sanguinosa della scrittura. Poi c'è quella razionale: quella dove interviene il Severo Editor che pesa anche le virgole, e quella che pensa alla carriera, che si propone in giro, che - almeno per quanto mi riguarda - vuole essere professionista e vuole che quelle storie non restino nel cassetto, perché tenerle lì è come voler gridare con un bavaglio che te lo impedisce. Le due parti convivono senza problemi, sgomitando un po', magari, e giungendo a compromessi, e si congiungono nel momento in cui si arriva al dunque: far leggere a chi sta là fuori quello che io ho qui dentro.
Ma questa è un'altra storia...

On air:
Nightwish, I want my tears back

I want my tears back
The treetops, the chimneys, the snowbed stories, winter grey

Wildflowers, those meadows of heaven, wind in the wheat
A railroad across waters, the scent of grandfatherly love
Blue bayous, Decembers, moon through a dragonfly's wings

Where is the wonder where's the awe
Where's dear Alice knocking on the door
Where's the trapdoor that takes me there
Where the real is shattered by a Mad March Hare

Where is the wonder where's the awe
Where are the sleepless nights I used to live for
Before the years take me
I wish to see
The lost in me

I want my tears back
I want my tears back now
A ballet on a grove, still growing young all alone
A rag doll, a best friend, the voice of Mary Costa

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