mercoledì 15 maggio 2013

Amorphis - Circle

Il nuovo album degli Amorphis, Circle, è ormai fuori da qualche settimana e nell'ultimo periodo ho avuto modo di ascoltarlo più volte. in effetti, avrei anche dovuto segnalarvelo settimane fa, poi tra impegni, tra nononhovogliaadessononmiva e altri post che acquisivano diritto di precedenza, ho rimandato fino a oggi.

Che poi, in effetti: cosa ci sarà mai da dire di un nuovo album degli Amorphis? Si può ripetere che, nonostante alcuni fan della prima ora, ovvero del periodo più death, li abbiano abbandonati nel corso degli anni, i finlandesi hanno indubbiamente percorso un cammino di successo, e stiano vivendo una seconda giovinezza, nonché il loro periodo d'oro, da quando è iniziata l'era Tomi Joutsen (applausi). Si può altresì dire: Circle è un disco degli Amorphis, di questi Amorphis, perciò, se avete sentito anche solo uno dei precedenti dischi con Tomi Joutsen (applausi) alla voce (Epic, Silent waters, Skyforger e The beginning of times) sapete benissimo cosa aspettarvi.
Il che potrebbe anche essere un problema.

Sì, perché se Circle ha un problema è che non sorprende. Mai. Nemmeno per sbaglio. Nemmeno se ci si tappa le orecchie e poi le si stappa di colpo. Nemmeno se lo dai in testa a uno facendo "bubusettete!", per dire. Perciò, capisco chi lo ascolta e sbadiglia dicendo "ok, i soliti Amorphis".
Detto questo, però, se i soliti Amorphis vi piacciono, non avrete altre lamentele da fare. C'è la voce di Tomi Joutsen (ho detto applausi!) che disegna linee vocali limpide, calde, ritornelli che ti si piantano in testa senza mai essere "pop", un po' di parti growl, insomma, tutto il repertorio. Ci sono le chitarre melodiose - sì, un filino più tostarelle, magari, qua e là, e sì, non manca qualche riflesso un po' più death del solito, in fondo il produttore è Peter "sì sono un alieno perché non si vede dalle occhiaie disumane?" Tagtgren... ma non è che il suo tocco basti a far gridare alla rivoluzione nel sound, anzi. Ci sono le parti più rocciose. Ci sono le tastiere. C'è il flavour epico-malinconico (anche se questa volta il concept non è ispirato al Kalevala).
E ci sono dei gran pezzi, eccheccavolo. Va detto. Mission è favolosa. La prima canzone pubblicata on line, Hopeless days, era semplice ed efficace, una summa di Amorphicità; la seconda, Shades of gray, nonostante il famigerato titolo (nuuuooo!) apre il disco con un buon tiro e richiami death: bel lavoro di cattiveria di Tomi Joutsen (lo amo, perciò APPLAUSI!), che subito dopo inanella però uno dei soliti ritornelli per cui lo prenderesti a schiaffi da quant'è maledettamente accattivante.Bella, bella anche Into the abyss (riferimento agli Abyss Studios del buon Peter "ve l'ho dettooo sono un alieno" Tagtgren?), magnetica e particolare; Enchanted by the moon pure ha un'epicità disarmante; e A new day (che non trovo da linkarvi) chiude il disco con la giusta maestosità di un ritornello che è come un tuffo per slanciarsi tra le nubi.
Potrei citarvele tutte, in realtà, queste canzoni sempre bilanciate, sempre ricche di sfumature. Il disco è bello, punto e basta. Solo che, come detto, forse la formula è talmente collaudata che i dischi della nuova Amorphis-era finiscono per amalgamarsi tutti insieme. Un delizioso amalgama, però. Decidete voi se farvene conquistare.
Io sarò in prima fila al prossimo concerto in Italia, punto e basta.

2 commenti:

  1. Risposte
    1. Ricordo la tua rece ^^ Però io gli Amorphis li venero lo stesso, punto e basta :-P

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