sabato 11 maggio 2013

Di serie tv e CattoPaesi

Della notizia che in questi giorni sta facendo il giro della Rete, ovvero la protesta di un'associazione di cattogenitori contro l'"oscenità" della serie tv Game of Thrones, vorrei evitare di parlare. Mi sono detta trattieniti. In fondo, non ho mai guardato la serie - progetto di recuperarla, così come diverse altre che ho in lista.
Solo che qui non sono i contenuti il vero problema, ma il concetto stesso di "censura" di un prodotto culturale perché offende non si sa chi. Forse perché fantasy (un'ipotesi che solo a pensarla mi fa montare una rabbia di proporzioni apocalittiche), forse solo perché di successo, forse perché il vento ha soffiato nel verso sbagliato, fatto sta che il semplice fatto che in Italia scoppino polemiche del genere mi indigna nel profondo. In realtà, anche apprendere che GoT va in onda in orari notturni in versione integrale, ma tagliuzzato in prima serata, mi indigna, perché personalmente, piuttosto che guardare un film semicensurato, non lo guardo: ecco perché ho detto basta alla televisione e ormai reperisco tutto su internet o tramite dvd.
Perciò, vergogna. Il prossimo passo sarà tornare a censure di stampo controriformista, con i capolavori della letteratura "purgati" o riscritti in chiave cattolica e il divieto di mostrare in fascia protetta qualsiasi cosa che non sia targato Disney o abbia contenuto approvato dal Papa? Troppo difficile pensare che gli adulti abbiano tutto il diritto di guardare quel che cavolo pare a loro, e che se i bambini vengono mollati di fronte alla tv senza controllo, il problema non è in quello che passa sullo schermo? O che, se un adolescente è abbastanza grande da essere lasciato a casa da solo, allora è anche abbastanza grande da guardare GoT?
In questo momento sono così inviperita che potrei nuclearizzare i geni che saltano fuori con queste proteste allucinanti.

Il che si collega con la segnalazione che avevo in mente di farvi questa settimana: Vicious, una serie tv inglese nuovissima, che ho scoperto grazie a Luca Tarenzi chiacchierando dopo la gita al Monumentale. Per ora trovate in line solo i primi due episodi, da guardare sottotitolati per godervi tutta l'interpretazione dei due protagonisti, ovvero Sir Ian McKellen - sì, Gandalf & Magneto - e Derek Jacobi. I quali interpretano Freddie e Stuart, una coppia gay che vive insieme da ben 48 anni (ma Stuart non ha mai rivelato all'anziana madre perché. "I'm waiting for the right time"). Accanto a loro anziani amici, come Violet (Frances de la Tour), e il giovane e aitante Ash (Iwan Rheon), nuovo vicino, che si ritrova stordito di fronte alle avances tanto di Violet quanto di Freddie.
Che altro dirvi? Si ride. Tanto. Grazie a dialoghi feroci, all'umorismo tutto inglese, alle interpretazioni di McKellen e Jacobi, straordinari con ogni sguardo e ogni frecciata velenosissima. Le trame sono esili, ma in fondo servono giusto come traccia per permettere agli attori e ai dialoghi fulminanti di colpire nel segno.
Vedremo questa serie in Italia? Dunque... attori anziani, nessuna gnocca seminuda, una coppia gay che, addirittura, alla fine del secondo episodio osa scambiarsi un bacetto sulle labbra (casomai non si capisse, sono ironica).
Spero tanto di sbagliarmi, ma dubito che potremo mai godercela nel nostro Paese cattolico, ignorante e omofobo. Un Paese che spesso, all'umorismo raffinato e intelligente, preferisce le battutacce triviali da cinepanettone.
Pessimismo & fastidio.

Ecco comunque lo spot su Youtube.


2 commenti:

  1. Questo cattolicesimo di serie B in realtà ci perseguita dagli anni '50 - c'era una solida commissione censura democristiana, dopotutto.
    Poi, con la Tv e soprattutto, dagli anni '80, coi cartoni animati giapponesi, sono nati i comitati di spettatori indignati.
    Io oltre al cattolicesimo deragliato ci vedo anche - e forse soprattutto - un paternalismo snervante ed una assoluta mancanza di rispetto per gli spettatori, che non sono considerati capaci di scegliere, di capire, di reagire alle proposte televisive.
    Da sessant'anni almeno siamo considerati una popolazione di bambini, che necessitano di un padre forte e onnipresente.
    E non solo quando guardiamo la TV.

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  2. >Troppo difficile pensare che gli adulti abbiano tutto il diritto di guardare quel che cavolo pare a loro,

    Il problema non è che vogliono salvaguardare i bambini ma che vogliono educare gli adulti

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