giovedì 9 maggio 2013

Less is more (tra stesure, editing e revisioni)

Un libro ben riuscito non è fatto di quello che c'è dentro, ma di quello che è stato lasciato fuori
Mark Twain

Qualche giorno fa ho pescato su Twitter la citazione in apertura. Pensavo che l'avrei usata per un generico post sull'importanza di eliminare il superfluo nei romanzi (su cosa sia questo "superfluo" tornerò tra poco - lo specifico prima che qualcuno mi salti alla gola), e invece si adatta alla perfezione a un esempio pratico che mi tocca molto da vicino. Perché tocca M., il romanzo cui sto lavorando al momento.

Ultimamente mi è capitato spesso di leggere testi di esordienti, o aspiranti tali, che avrebbero potuto essere senza remore sforbiciati di almeno un terzo, eliminando le scene dove, letteralmente, "non succede nulla", o dove il personaggio X ripete quello che anche Y e magari pure Z hanno già detto. Certo, non tutte le scene devono contenere omicidi ed esplosioni, e certo, esistono anche le scene il cui scopo principale è caratterizzare un personaggio, o creare un'atmosfera... Ma ecco: se anche, per esempio, volete far conoscere il protagonista nel suo "mondo ordinario", ovvero calato nella sua quotidianità, per mostrare com'è prima che gli capitino fra capo e collo le mille disgrazie e le infinite avventure che avete in serbo per lui... non è necessario dedicare dieci pagine alla sua routine casa-colazione al bar - ufficio - di nuovo casa. E poi un altro paio per descrivere tutti i dvd che ha sugli scaffali o come abbia frequentato nuoto per dieci anni raccontando per filo e per segno tutte le sue gare. A meno che questi siano dati utili in seguito, ma, anche in questo caso, cercate di inserirli all'interno di scene interessanti, vivide, che abbiano del conflitto, della tensione.
Il criterio che uso io è: è una scena indispensabile? Se non è indispensabile, è almeno utile? Se non "serve" a portare avanti la trama, a caratterizzare il personaggio, a dare informazioni essenziali e così via, può essere tagliata. Se resta, però, oltre che utile dev'essere anche interessante, ovvero deve tenere il lettore avvinto ed essere ben scritta. Ahimè, prendo con le molle il criterio del gusto personale: come tutti gli scrittori, credo, anch'io mi affeziono a certe scene o dettagli o dialoghi, ma il fatto che piacciano a me non significa che non meritino di essere tagliati senza pietà, se sono superflui. Chiaro che in un racconto è indispensabile badare all'essenziale, in un romanzo ci si può permettere qualche eccezione in più. Ma sempre con misura.
In genere, per quanto mi riguarda considero migliori le scene che assolvono a più di uno scopo (ebbene sì, questo è un consiglio da manuali) perché limitano i rischi: per esempio, se oltre a scrivere un dialogo per trasmettere alcune informazioni al lettore utilizzo le parole dei personaggi per rappresentare un conflitto o portare avanti la trama, è meno facile che il dialogo suoni come infodump allo stato brado (il tipico "Come sai, mia adorata moglie da vent'anni, nostra figlia, che ha gli occhi verdi..." ecc ecc). Se non in fase di prima stesura - quando l'importante è arrivare alla fine, punto e basta -, di sicuro rileggendo e lavorando alle millemila revisioni necessarie per avere il testo finito cerco di stare attenta a cogliere cosa posso tagliare e cosa invece va aggiunto o espanso per delineare meglio ciò che posso aver buttato giù troppo in fretta nella "febbre" (nonché incertezza da "mo' scopriamo che capita" tipica mia, dato che le mie scalette preliminari hanno più buchi di una rete da pesca) da first draft.


Ciò che va tagliato e ciò che va meglio spiegato sono due aspetti cui dovrò fare particolare attenzione nelle prossime settimane, dedicate a un editing particolarmente importantestressantecomplesso che sarà il centro della mia attenzione nel prossimo periodo, e su cui - sorry - manterrò il riserbo sia perché è un lavoro per me delicato e fondamentale, sia perché riguarda un progetto di cui vi parlerò solo, presumo, in giugno o luglio. Insomma, ho bisogno di stare nel bozzolo, lavorare, sudare, smadonnare, stressarmi e stressare: perché voglio che esca fuori un libro fottutamente bello. Punto e basta. Perciò sia in fase di modifiche, aggiustamenti, spostamenti strutturali, sia poi quando dovrò concentrarmi sulla lingua, voglio che venga fuori il massimo di ciò che posso dare. Con tutti i travagli che hanno preceduto questa fase, con tutto quello che ancora deve venire, voglio esserne orgogliosa.

All'inizio del post, tuttavia, vi ho accennato a come il discorso sul superfluo tocchi da vicino M., il romanzo nuovo cui mi sto dedicando al momento. Sapete da qui che la stesura va a singhiozzi, con accelerate e frenate continue. Orbene, complici due fatti, sono improvvisamente in vista della fine.
Partiamo dal secondo evento (sì, in perfetto disordine temporale): l'editing di cui sopra. Che mi richiede concentrazione impegno riflessione e bla bla bla. E di lavorare su file, naturalmente. Io però mi ritrovo spesso in giro, armata solo di notes e lettore ebook. Normalmente leggo, e butto su notes gli appunti indispensabili per fissare le idee che a volte mi vengono mentre vagolo distratta ascoltando musica sull'iPod. Questa settimana, invece, per pura e semplice reazione alla prospettiva di dover dedicare il mio tempo all'editing, la mia voglia di scrivere M. ha preso un picco. E così in pochi giorni ho buttato giù pagine e pagine - a mano, perciò da ricopiare su pc risistemando tutto - e sono alla GigaScena finale (GigaScena perché, solitamente, conduco al finale tutti i fili ancora da riannodare nel tessuto della trama, ho diversi personaggi in scena, e un enorme conflitto da risolvere, perciò il mio "finale" può durare in realtà diverse pagine. D'altronde troverei riduttivo concludere un romanzone di 400 pagine con una scenetta di due).
Ma perché sono già al finale? Perché nel week end si è verificato il primo fatto, ovvero: un'illuminazione (pepepepeee! Trombe trionfanti stile JD quando Elliot gli propone di essere compagni di sesso - pepepepeee!) Un'illuminazione comoda, oltre tutto, che ha spazzato via alcuni dei problemi che stavo trovando per concludere il romanzo.
Per semplificare: il mio Protagonista doveva fare una cosa (A), recandosi in un posto. Poi un'altra (B), a casa, quando fosse andata da lui la Co-Protagonista, la quale sarebbe poi tornata nel posto di prima, dove il Protagonista l'avrebbe raggiunta per la GigaScena finale (C) di cui sopra. Chiaro anche così che fosse una faccenda complicata, no? Soprattutto perché tutti questi spostamenti e fatti avrebbero dovuto svolgersi nel giro di poche ore, e con una serie di difficoltà pratiche che da mesi cercavo di risolvere pigliando a testate il muro.
La risposta me l'ha data il prezioso less is more. Non volevo tagliare i tre eventi importanti, A, B e C. Mi piacevano tutti e tre, e inoltre B e C sono indispensabili. Mentre meditavo se sacrificare A ("ok potrei semplificare il passaggio togliendola, non è così fondamentale, ma A ME PIACE!!!"), l'illuminazione: non tagliare, ma condensare. In pratica, posso tranquillamente incastrare A, B e C in un'unica sequenza, nella stessa ambientazione. E così ho risolto le difficoltà pratiche, la necessità di trovare giustificazioni per alcuni comportamenti dei personaggi, ho accelerato il ritmo (eccivoleva, alla fine di uno dei miei solitamente lunghi romanzi), ho spazzato via l'impasse in cui mi sentivo, ho ritrovato slancio.
Se poi aggiungiamo che tra ieri sera e stamattina ho anche risolto un altro problema che mi porto dietro fin dall'inizio della storia - non di trama, stavolta, ma di modalità: "come rappresento questa cosa senza scadere nell'inverosimile/esagerato/ridicolo?" - posso dirvi che mi sento a cavallo. Concluso il finale, resta tutto il lavoro di sistemazione, aggiunte, tagli e modifiche cui accennavo nell'altro post. Ma il dannatissimo first draft sarà portato a termine. Anche se solo su carta, in attesa di traslare tutto su file.

Ma prima, come ho detto: editing.
Fight!

On air:
Leaves' Eyes, Melusine (dalla soundtrack del progetto M.)
Bjork, Alarm call (la mia colonna sonora da "illuminazione!", come vi ho raccontato qui).

2 commenti:

  1. Io ho il problema contrario, essenzializzo (si può dire?) troppo. Tutto ciò che può essere tagliato viene tagliato, tutto ciò che può essere aggiunto non viene neppure preso in considerazione. Non credo che riuscirei a scrivere un romanzo di 400 pagine.

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    1. Io tendo all'elefantiasi, come King... Difficilmente scrivo romanzi sotto le settecento mila battute (M. ci si sta avvicinando, magari segandolo in revisione calerà un po', ma non credo molto).

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