mercoledì 22 maggio 2013

Quello che vorrei migliorare

Qualche mese fa ho partecipato ad alcuni dei post-riflessione proposti da Daniele sul suo blog Penna Blu, intitolati "Scrivere nel 2013". Oggi riprendo parzialmente uno di quei post, "3 parole per il 2013", che trovate a questo link. In quell'articoletto si parlava di "sintetizzare con tre vocaboli obiettivi, punti deboli da correggere, sfide da superare" per quanto riguarda la scrittura; io avevo scelto concentrazione (stendiamo un velo pietoso), curiosità di sperimentare (e ok, qualcosetta la sto provando) e coraggio (e nemmeno vi immaginate - non lo immaginavo neanch'io, quando ho scelto questa parola - quanto me ne occorra al momento per andare avanti per la mia strada. Ma il traguardo è lì per chi combatte - our dreams aren't made, they're won - questa frase da City of angels dei 30 Seconds To Mars è uno dei miei nuovi motti. I sogni non si fanno, si conquistano. Combattendo.).

Perché questo preambolo? Perché oggi vorrei invece parlare di altri punti deboli su cui vorrei lavorare - o di cui sono consapevole... e vanno bene così. La distinzione è delicata, ma ora cercherò di spiegare cosa intendo.
Ecco qui, comunque, alcuni dei miei personali crucci. Che, in qualche caso, stanno solo nella mia testa; anyway...

- Descrizioni. La parte che mi infastidisce di più quando sono in fase di revisione/riscrittura. In prima stesura scrivo le descrizioni ultra-rapidamente, giusto per fissarle un minimo, perché in realtà sto inseguendo il dialogo o l'azione che voglio buttar giù prima di scordarmi qualcosa, nella "febbre" del momento. Poi, in revisione, sistemo, correggo e rimpolpo le descrizioni, aggiungendo i dettagli, uniformandoli (per esempio, in M. sto continuando a modificare/arricchire la casa del protagonista maschile man mano che mi vengono in mente cose nuove, oggetti che mi servono in una scena, dettagli che riflettono la sua personalità e così via). La mia linea di pensiero è: 'fanculo le descrizioni lunghissime, i blocchi di venti righe per rappresentare il colore del cielo, la mezza pagina su vestiti viso e trucco di questo o quel personaggio. Meglio pochi dettagli vividi e originali che si fissino nella mente del lettore, il quale riempirà poi con calma il resto con la propria immaginazione. Certo, non è facile trovare il dettaglio giusto o quello originale, ma, idealmente, è così che per me dovrebbero funzionare le descrizioni, in generale (poi le eccezioni si possono trovare sempre).
Il problema è che non sono mai sicura di dove stia la linea sottile tra "dettagli essenziali" e "troppo pochi dettagli". Vorrei lavorare su questo e aumentare un pochino lo spazio che normalmente concedo a questa parte dei romanzi, ma senza diventare verbosa. Insomma, vorrei acquisire sicurezza nell'equilibrio che ricerco tra troppo e troppo poco.
Come diceva King, la descrizione comincia nella fantasia dell'autore, ma dovrebbe finire in quella del lettore.

- Documentazione. Quando in un romanzo devo trattare qualcosa che non so, la soluzione qual è? Andare di documentazione. Internet se ho poco tempo, saggi se ne ho in abbondanza, domande a esperti quando è possibile (non vi dico la mezz'ora a parlare con Luca Tarenzi delle possibili ferite che posso infliggere a un personaggio in M. per averlo indebolito ma non stecchito, o di quando ho fatto chiedere allo zio medico di una delle Socie quanto tempo ci va a suicidarsi tagliandosi le vene... la mia cronologia internet sembra quella di una maniaca depressiva).
Il problema è che a volte vorrei essere maniaca come quelli che contano anche i lampioni di una strada, prima di ambientarci una scena, ma non lo sono, è inutile. Per me prevale sempre la storia, quello che mi serve, è verosimile ed efficace nel romanzo che scrivo; e se ciò prevede che io mi inventi una chiesa di Milano che in realtà non esiste, lo faccio senza scrupolo alcuno. Se ho bisogno di un personaggio che sotto l'effetto di droghe si comporti così e cosà, ma non riesco a individuare la droga giusta, o su quella che scelgo non trovo abbastanza... 'fanculo, me ne invento una. Io considero le ambientazioni reali come un canovaccio e voglio essere libera di inventarmi posti, inserire bar dove in realtà non ci sono, se mi gira,e modificare i luoghi reali senza vincoli. E non scrivo saggi storici: posto che non metterei un orologio al polso di un antico romanzo, voglio che la mia scena ambientata nel Seicento sia convincente, non vera.
Chiamatela pigrizia, ok, ma io voglio prima di tutto essere libera di costruire una bella storia nel modo più coinvolgente possibile con i personaggi più "vivi" possibile. Il resto viene dopo. E se per non offendervi devo scrivere un disclaimer per difendere le mie scelte, d'accordo. Ciò non toglie che ammiri moltissimo le persone come Socia Vale, che invece è precisa e tecnica in tutto quello che riguarda setting e documentazione delle sue storie. Ma io, sorry, non sono così, e nemmeno mi interessa più di tanto esserlo.
Come dice Christopher Moore nella postfazione di Un lavoro sporco (parafraso a memoria, non ho il libro sotto mano ora), leggete di mostri e vampiri e soprannaturale e vi preoccupate che i nomi delle vie siano precisi?

- Programmazione e scaletta. Come già detto, sono decisamente una NOP, No-Outline Person, una "giardiniera"... Insomma, una volta che ho incipit e idea per il finale, il resto è un "sì, potrebbero succedere queste due cose in mezzo, e magari anche questa... vediamo come arrivarci". Insomma, zaino in spalla e seguiamo i personaggi, perché sono loro, con le loro reazioni, decisioni, paure e desideri, a formare la narrazione, a "far capitare" (o "farsi capitare") gli eventi. Le uniche scalette che faccio davvero sono quelle che mi servono quando ho due o più personaggi che agiscono indipendentemente l'uno dagli altri e ho bisogno di capire in quali giorni accade cosa, e quando le loro storyline si riuniranno, altrimenti non uscirei viva da certi romanzi. Perché ho la mania di avere tanti personaggi, le cui azioni si devono incastrare bene.
Questo è un caso in cui vorrei davvero essere capace di fare la brava "architetta" e programmare tutto con cura... ma non sono capace. Tante idee mi vengono in mezzo alla stesura, tante volte le scene prendono pieghe inaspettate o mi offrono spunti che non avevo previsto, a volte mi saltano fuori addirittura nuovi personaggi dal nulla. Ecco perché poi devo rivedere tutto, ordinarlo, tagliare e aggiungere per plurime stesure.

- Grafica. Questo non c'entra in sé con la scrittura, ma potrebbe essere un corollario importante... se, naturalmente, io possedessi un minimo di talento grafico. Invece non solo non so disegnare, non solo non so photoshoppare, ma nemmeno avrei il gusto per farlo. Se mi chiedono "che copertina vorresti per il tuo libro?" il massimo cui arrivo è "Boh, mi piacciono le scritte argento sul nero". Sono del tutto nelle mani di chi quel mestiere lo fa davvero. E invece adorerei essere capace di illustrare, di disegnare i ritratti dei miei personaggi, di farne dei fumetti. Mi dicono che si può sempre imparare, ma se aggiungo anche quello alle cose da fare posso rinunciare alle già scarse ore di sonno che ho.

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