martedì 25 giugno 2013

Goodbye Richard

Poco più di un anno dopo la morte di Ray Bradbury, un altro dei miei autori cult se n'è andato, all'età di 87 anni: Richard Matheson. Vi scrivo la sera, appena appresa la notizia, anche se leggerete queste righe il mattino successivo, e già immagino il fiorire di post, articoli, celebrazioni. Meritate, senz'altro; io però voglio, più che altro, fissare qui i miei ricordi personali. Bibliografia, biografia, curiosità le troverete ovunque e non serve che le riporti io.


Ho scoperto Matheson da sola, quand'ero ancora una "teenager", se vogliamo usare questo termine, più o meno nello stesso periodo in cui ho ho scoperto anche Bradbury. Era il periodo in cui, dopo il colpo di fulmine per Dracula di Stoker, divoravo saggi sul folklore legato ai vampiri, sugli episodi di "epidemia vampirica" del Settecento, e cercavo di recuperare i classici della letteratura e del cinema. Così, tra gli altri, ordinai alla mia libreria di fiducia, in un angolino di Biella che tornerà trasfigurato in un mio romanzo (you'll see), I vampiri di tal Richard Matheson. Ebbene sì: I am a legend era tradotto in italiano con quel titolo. L'unica versione che il libraio mi aveva trovato, a quei tempi, era un volume che ancora non sapevo quanto si  sarebbe rivelato prezioso: una raccolta che comprendeva, oltre a quello, Io sono Helen Driscoll, Tre millimetri al giorno, e molti racconti, tra i quali quello che mi aveva colpito di più, Nato d'uomo e di donna.

Quel volume fu per me un piccolo fulmine. L'intenzione era leggere I vampiri e proseguire solo se quello mi fosse piaciuto: e accidenti, mi piacque eccome. Così come mi piacque moltissimo Tre millimetri al giorno. Di recente moltissimi suoi libri sono stati ristampati, e certamente verranno riproposti ancora nei prossimi mesi. Fatevi un favore e approfittatene (magari evitando la versione di Io sono leggenda con la locandina dell'orrido film con Will Smith). Richard aveva una fantasia sfrenata, uno stile capace di catturare e di rendere il meraviglioso concreto e vivo. Ed è triste, ora, pensare che non ci sia più: lui, come Ray, era una figura che mi sembrava immortale - e lo sarà, tramite le sue storie -, un autore che stimavo e che era bello sapere esistesse. Uno di quegli autori cui, come lettrice, sono grata, per tante suggestioni, tanto stupore, tante ore piene di emozioni, gioia e terrore, trionfo e turbamento.

2 commenti:

  1. Parole sagge, e vere. Un maestro; due maestri, se ripensiamo - e non smettiamo mai di farlo, in fondo - a Bradbury. Indimenticabili, a loro modo, entrambi.

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    1. Vero. Mi fa venire voglia di rileggere le sue storie...

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