giovedì 13 giugno 2013

Work(s) in progress?

Lunedì mi è capitato sotto gli occhi questo articolo dal blog Writeability. La domanda che l'autrice del post pone è semplice: riuscite a gestire più di un "work in progress" allo stesso tempo? Ovvero, a scrivere più romanzi/racconti nello stesso periodo?

Considerato l'editing che sta assorbendo tutte le mie energielamiaanimailmiosangueilmioottimismolamiaforzavitale in questo periodo, la mia prima, spontanea risposta è stata un terrorizzato OHMMIADDEANOPERCARITA'!

Dieci minuti dopo, riflettendoci, la mia risposta ponderata, composta e ben meditata è stata un tremante OHMMIADDEANOPERCARITA'!

Nell'articolo si paragona la capacità di gestire la scrittura di più storie con la lettura di più libri nello stesso momento. Se quest'ultima non mi pone normalmente alcun problema - basta vedere la mia libreria Anobii: ho sempre almeno due o tre testi in lettura, in genere un saggio/manuale di scrittura e uno o più romanzi, ma le combinazioni sono infinite - è molto più difficile che riesca a portare avanti più romanzi insieme, magari, che so, lavorando a uno nel week end e all'altro nel corso della settimana. Mi è capitato di scrivere un racconto, invece, mentre ero impegnata nella stesura di un romanzo, ma si trattava di un lavoro commissionato con una scadenza che ovviamente stavo per far passare, e di qualcosa di breve. Mi è capitato anche, di recente, di scrivere M. su notes, in treno e nei momenti lontani dal pc, ma, appunto, si è trattata di necessità: l'editing avviene ovviamente su file.

In generale, tuttavia, se mi concentro su un romanzo, tutti gli altri in lista d'attesa/abbozzati/interrotti per qualche motivo restano, appunto, in attesa. Considerate che soffro di elefantiasi letteraria, come Stephen King: difficile che scriva storie di meno di quattrocentomila parole*. Perciò, avendo a che fare con minimo due, ma più spesso tre o più, personaggi principali/molto importanti, svariate sottotrame, materiale random che spunta in modo del tutto spontaneo e imprevisto e idee improvvise che si innestano sul blob informe che sono le mie prime stesure - sììì, procedi libera come l'aria con una scaletta ridicola e approssimativa, brava. Poi ridi quando hai da sistemare tutto, cretina - il tutto mi assorbe abbastanza da impedirmi di accollarmi anche un altro romanzo, raddoppiando un lavoro che è già disumano. Normalmente, se inizio un romanzo lo concludo; il che presuppone che ogni altra idea per nuove storie, o quelle già abbozzate, finisca rapidamente appuntata e messa da parte per il futuro. In un caso ho interrotto un romanzo - che ancora attende la sua conclusione: è il prossimo in lista per essere terminato, ma andrà riscritto per via di numerose modifiche. E, appunto, l'ho interrotto per problemi interni alla storia, che forse ho risolto rimuginandoci negli ultimi mesi, e posto in stand by, non ci sto lavorando insieme ad altro. Mi ritengo normalmente multitasking, ma non su questo; anche se scrivo una storia per volta, però, ovviamente le idee e le riflessioni nei momenti liberi spaziano molto di più, ed ecco perché la lista delle storie da iniziare è sempre nutrita. E voi?

*Parole. Io ragiono a parole. Qualcuno di cui non farò il nome ma soltanto il cognome*** - Tarenzi :-P - quando discutiamo di pagine scritte/da scrivere mi parla invece di battute. Ne risultano dialoghi tipo "Ho scritto diecimila battute!" - "Accidenti! Ah, no, aspe', quante parole sono?" e così via. Tornerò sulla faccenda.**

** Tanto, parole o battute che siano, sono numeri. Ergo, io non sono capace di averci a che fare. Ri-ergo, mai che riesca a prevedere prima quanto più o meno un romanzo potrebbe venir lungo, o quanto una storia di quattrocentomila parole risulti in termine di pagine stampate.

*** Ricordate chi pronunciava questo tormentone in tv? :-P

1 commento:

  1. Non lo so, immagino sia possibile ma dispersivo. Nel mio caso, il risultato è migliore se mi focalizzo su una storia. Certo, magari capisco chi si prende delle pause durante la stesura di un romanzo per scrivere qualche racconto, anche corposo - è il caso di Martin, che però è uno scrittore professionista (non nel senso che ha pubblicato, ma che si è fatto le ossa scrivendo come giornalista e sceneggiatore, narrando solo nel tempo libero.

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