martedì 16 luglio 2013

30 Seconds To Mars - 14 luglio 2013, Piazzola Sul Brenta

Per un caso curioso, i due show dei 30 Seconds To Mars che, nella mia vita, ho visto fin'ora, sono entrambi tra le più belle esperienze di concerti che ricordi, per il contesto: sia nel 2011 che l'altro giorno mi trovavo con delle amiche, eravamo in modalità rock girls e l'avventura è stata semplicemente perfetta. Chiacchiere, emozione, canzoni a squarciagola in auto al rientro, disavventure (gli immancabili errori di percorso in auto, alla ricerca del luogo del concerto) affrontate, vivaddea, con una risata... è anche questo contorno che rende meravigliosi i live.

Se invece considero solo la musica... che figata di concerto quello di domenica! Ebbene sì: mentre nel 2011 il signor Leto era debilitato dalla malattia, che lo aveva costretto a scusarsi più volte quando la voce aveva iniziato a cedergli, dopo poche canzoni, questa volta le migliaia di fan accorse a Piazzola Sul Brenta si sono godute un Jared in gran spolvero, come il resto della band. Ok, l'attesa è stata lunga (la piuttosto inutile guest Simonne Jones ha terminato poco oltre le otto e mezza, ma i 30STM sono saliti sul palco solo un'ora più tardi), e ok, un concerto sull'acciottolato è qualcosa di sadico; ma, a parte questo, cosa si può criticare? Un'ora e tre quarti di musica - e non solo: due pause tra le canzoni hanno dato modo di ammirare alcuni acrobati (uno che ha vorticato in un cerchio come si vede nel video di Up in the air, altri che si sono esibiti in salti mortali) - e un Jared Leto sempre più messianico ("Do you have faith in me?" Oh Dio Puccio, altro che faith... se vogliamo restare in tema col nuovo album, direi decisamente più love & lust e anche parecchi dreams). Spesso sfottuti in quanto "emo" (ma dove? Ma perché?) o perché piacciono alle ragazzine (e io dico: per una volta che le marmocchie apprezzano uno che sa anche davvero cantare, suonare e recitare, ma siatene felici, no?), i 30 Seconds To Mars possono tranquillamente reggere il confronto con chiunque: Shannon Leto alla batteria è una macchina da guerra, Tomo Milicevic alla chitarra è poco vistoso ma preziosissimo, e i pezzi si susseguono senza sbavature, sprigionando tutta l'energia e l'impatto pensato apposta per travolgere il pubblico dal vivo. Inutile specificare che a reggere lo show è Jared Leto, che salta e incita e gira su se stesso e canta e sprigiona carisma. Gli piace vincere facile: ormai ha tutto il diritto di godersi il credito accumulato con gli anni.


E le canzoni? La setlist è occupata per lo più dai brani degli ultimi due album, This is war e Love lust faith + dreams, con i pezzi di A beautiful lie in chiave acustica nella parte centrale dello show, e una delle mie preferite, The kill, che, iniziata, appunto, acustica, viene terminata con adeguate schitarrate e fa da trait d'union con l'ultima parte del concerto. Dopo l'intro Birth, dall'ultimo album, è partito un tris di canzoni da This is war: Night of the hunter, Search & destroy e la title track, come sempre arricchite dalle immagini su grande schermo. Quando parte Conquistador, prima vera song da LLF+D, si avverte una piccola scossa: perché, ebbene sì, nonostante lo scetticismo del primo ascolto (anche mio, lo ammetto), i pezzi nuovi hanno un tiro notevole. Conquistador è puro rock e fa saltare il pubblico, così come a misura di fan è la successiva Do or die, che Jared farà ripetere alla fine dello show per girare immagini che verranno usate nel prossimo videoclip della band. Ancora brani nuovi: la strumentale Depuis le debut, la struggente (ma, per i 30STM, questo non vuole mai dire melenso, anzi) e raffinata End of all days, l'autobiografica City of angels, e di nuovo una strumentale, l'affascinante Pyres of Varanasi. Quindi tocca al blocco acustico, dove finalmente ascoltiamo qualche vecchio classico: From yesterday, Echelon dal primissimo disco, la più recente Witness (presentata nel 2012 durante uno degli show in streaming, ma non presente nell'album), Hurricane (una delle song più belle che esistano *___*) e una speciale versione di The kill, una delle mie preferite. Immancabile Kings & Queens, adrenalinica Closer to the edge, un inno da concerto imprescindibile; ed entusiasmante Up in the air, che tanto mi aveva lasciato perplessa al primo ascolto, e che con le settimane ha rivelato sfumature inattese: dal vivo è a dir poco esaltante. Si chiude con la ripetizione di Do or die, come detto; tra una canzone e l'altra, anche l'annuncio di una nuova data italiana, a Milano il 2 novembre (se non sarò a Lucca Comics quel giorno, count me in! A costo di non dormire per tornare/arrivare in tempo.)

Un commento finale? Di sicuro un concerto a misura di fan, con tutte le canzoni più trascinanti, più cantabili. Avrei voluto un po' più spazio per alcuni classici che mi sono mancati (Capricorn, prima canzone dell'album di debutto, e A beautiful lie, almeno, magari al posto di Search & destroy che non è una delle mie preferite) e, personalmente, farei a meno di alcuni brani più ruffianotti in favore di altri più complessi, perché i 30 Seconds To Mars sanno infilare le hit, ma dimostrano il loro valore quando danno sfogo all'anima più inquietante, folle e geniale di Jared Leto e soci. Ad ogni modo, uno show coi fiocchi, adrenalina pura.

Potete vedere le foto qui. Fanno mediamente pena, le pile della macchina fotografica (tutte, anche quelle di scorta) sono morte (o più probabilmente svenute di fronte alla divinità di Jared) e ho dovuto usare il cellulare. Ma vabbe'. Ci saranno tonnellate di foto e video già on line, se siete curiosi :-P

3 commenti:

  1. Sono d'accordo, le canzoni ruffiane sono l'unica cosa che avrei cambiato, in favore di quelle più trademark dei 30stm. Io, comunque, potevo morire felice a "The End of All Days".
    E ora... speriamo che a milano il 2 novembre ci sia pure Northern Lights nella scaletta =)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se facessero QUELLA live potrei non reggere alla commozione *___*

      Elimina
  2. La tua recensione beh che dire ? è a dir poco fantastica

    RispondiElimina