mercoledì 24 luglio 2013

Cose che capitano

Girare per Milano e Novara, pigliare svariati treni e percorrere metropolitane gialleverdirosse a tutto spiano fornisce numeroso materiale da racconto. Ogni tanto qualcosa mi colpisce, e decido di fissarlo qui sul blog.
Tipo. Sono seduta vicino al finestrino, con iPod & Kobo sfoderati per impedire che possa addormentarmi sul treno e risvegliarmi in India o giù di lì. Accanto a me si siede una donna di quell'indefinibile età "più quaranta che trenta". O meglio: si avvicina, tira fuori una coperta ripiegata, la sistema con cura sul sedile, e si accom... no, non si accomoda, si piazza sul bordo, con la schiena in avanti ben attenta a non sfiorare lo schienale. E passa tutto il viaggio così, a smanettare col cellulare, leggere ecc. In bilico sull'orlo del sedile, piegata in avanti e con le braccia ben aderenti al corpo.
Ora. Lungi da me giudicare, anche perché non ho idea di motivazioni/fobie/esperienze che abbiano portato la signora in questione ad adottare questo comportamento. E abbiamo visto tutti i servizi sull'atroce sporcizia dei treni, eccetera. Ma la scribacchina che è in me ha iniziato a ricamare sulla faccenda. Magra, uno di quei visi che possono mostrare più facilmente disapprovazione piuttosto che gioia... La sua potrebbe essere davvero una fobia, qualcosa di patologico che non può controllare? Oppure è l'equivalente del timore di vivere davvero, dello "sporcarsi" con le esperienze, i rischi, gli imprevisti?... Mah. Vedete dove mi conducono i pensieri random.
Non escludo che la signora prima o poi faccia capolino in qualche storia.

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Poche ore più tardi, in giro. Fame feroce. Decido di pigliare un trancetto di pizza in una panetteria. Ordino, rimesto in borsa per cercare il portafoglio, già ciondolo perché la mia testa liquefatta dalla combinazione caldo&privazione del sonno galleggia come un palloncino e ho gli occhi gonfissimi*. Alzo lo sguardo. Il panettiere sorride e fa "questa è per lei". E aggiunge aggratis una focaccina impastata in modo da essere decorata con uno smile.
Per due secondi mi ha fatto sorridere davvero. Poi hanno vinto gli occhi gonfi e le ricorrenti crisi di pianto del periodo, ma grazie, Anonimo Panettiere. Lo farai con tutti, ma non importante. Sei stato gentile.

*Thank Goddess for the make up. Mezzo chilo di ombretto sotto l'occhio che fa tanto gotico e nasconde le occhiaie centuplicandole ad arte, e mezzo chilo d'ombretto pure sopra, che annulla il gonfiore da pianto, veglia e quant'altro, e mimetizza lo sguardo assonnato. E via con una nuova giornata.

4 commenti:

  1. Ma secondo te, Aislinn, un cantastorie dovrebbe desiderare di interagire con le trame che incontra, anche quando non ne è parte attiva? Ad esempio: avresti dovuto inciampare nei piedi perfettini della trentaquarantenne in punta di sedile, per vedere che effetto le fa essere toccata da una sconosciuta, con quale voce parla, con quale tono e per dire cosa?

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    1. Dipende da caso a caso. Qualche volta lo faccio, se l'istinto me lo suggerisce ^^

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  2. Tempo fa sulla 77 incontravo regolarmente una tizia sui sessanta, capelli grigi corti e diversi nei, sempre coi guanti di cellophane. Si lamentava sempre ad alta voce per tutto il viaggio. Sempre in piedi, guai a sedersi.
    Al concerto dei Depeche Mode invece, al Meazza sulla scalinata ripida del primo anello, una giovane tre file davanti a noi ha prodotto un cuscino (di quelli da notte, senza federa) dallo zaino per darlo all'amica che così si è apparecchiata il posto e seduta sul cuscino.

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  3. I mezzi pubblici sono un concentrato di psico-umanità sui quali ci si potrebbe davvero scrivere un romanzo...

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