mercoledì 10 luglio 2013

La conclusione giusta

Oookay, in questo momento sono estremamente infastidita da tutta una serie di circostanze, per cui forse il tono mi uscirà un filino più polemico di quello che normalmente uso. Perciò, ecco, mi ripropongo subito di trattenermi. Cerchiamo di introdurre il discorso nella maniera piana e gentile che avevo pensato all'inizio.

Ma porca puttana miseria s'impiccassero tutti quelli che hanno cambiato il finale di Descent nella versione americana.

Ok, non è abbastanza gentile. Riparto.

Girovagando per boschi e colline, vallate e paludi*, l'altro giorno discutevo con Luca Tarenzi di finali delle storie. Non che l'intenzione fosse filosofeggiare sulle implicazioni sociali, morali, culturali, termodinamiche di romanzi e alta letteVatuVa, né preparare un programmatico manifesto da ScVittoVi. Più che alto si è trattato di un frammento nella lunga catena di discorsi, considerazioni, scambi di punti di vista, battute e consigli di visione/ascolto/lettura che è il tipico, magmatico fluire delle nostre conversazioni.
Comunque.
Girovagando eccetera, meditando su insettoni giganti (i quali abbondano nelle paludi, boschi, vallate e così via intorno ad Arona), siamo arrivati a citare The Mist, questo gran bel film tratto da un racconto di Stephen King (ve ne ho parlato qui), che, appunto, contiene, tra gli altri mostroni, un campionario di insetti e aracnidi orripilanti. Ora ALLARME SPOILER: se non volete rovinarvi la visione, non leggete oltre.
Nel racconto, il finale è aperto, e piuttosto cupo: i personaggi, in auto, proseguono nella nebbia piena di creature pericolose e affamate, dicendo che continueranno finché avranno benzina. Non trovano "un confine" oltre la quale la nebbia non c'è; manca una conclusione positiva.
Il film termina diversamente. Termina con un fottuto, gigantesco, meraviglioso pugno allo stomaco.
Uno di quei casi in cui da spettatrice soffro per i personaggi, ma dico anche "che figata di conclusione!" Una fine geniale: in questo caso, la modifica rispetto al racconto originale arricchisce a mio parere l'opera e non mi sogno nemmeno di lamentarmene. Il film mostra l'auto che si ferma: la benzina è finita. Resta una pistola con quattro colpi per cinque sopravvissuti, tra i quali il figlioletto del protagonista, che sta dormendo.
Divorati dai mostri, o suicidi..
Tutti concordano su quale sia l'unica scelta.
Quattro lampi. E il grido di un padre che ha ucciso il figlio e gli amici, che si lancia disperato fuori dalla macchina, sfidando le creature nella nebbia a prenderlo...
E la nebbia si dirada.
Soldati. Camioncini. Altri sopravvissuti. Truppe armate che stanno sterminando i mostri.
Un minuto troppo tardi.
Che dite, è o non è un finale terribile? Lo trovo favoloso, durissimo ma perfetto.

Ecco perché, da The Mist, il discorso è passato a Descent. Altro film che amo, su un gruppo di ragazze che esplora una grotta e si trova ad affrontare terribili mostri umanoidi e ciechi (ve ne parlo meglio qui). SPOILER: Nel finale originale, la protagonista, rimasta per ultima, esce dalla grotta e fugge via... salvo poi risvegliarsi: non era affatto scappata. Si trova ancora nella grotta, e dal buio le creature si avvicinano.
Nel finale ammerigano, il film, mi hanno detto, s'interrompe con la fuga. La protagonista, insomma, si salva sul serio (e, infatti, da qui parte un ORRIDO sequel).
In questo caso, a mio parere, entrambi i finali potrebbero essere buoni, anche se, indiscutibilmente, quello più pessimista ha anche maggiore atmosfera. Ciò che mi fa imbestialire è la decisione di cambiarlo solo perché "così al pubblico americano piace di più". Ma perché? Chi l'ha detto? Si tratta di uno stramaledetto horror, santaDddea! Non è un cartone della Disney! Eh, ma il marketing o chissà chi altri ha deciso così, sulla base di ragionamenti bislacchi che esistono solo nella loro testa - e basta leggere i commenti del pubblico per rendersene conto, così come, ascoltando le persone alle presentazioni di libri, ti rendi conto che la realtà è molto diversa dalla fotografia della realtà che ci viene imposta. No, non tutto dev'essere necessariamente schematizzato, omogeneizzato e inscatolato a uso e consumo di un pubblico "ideale" che nella realtà non c'è. E, soprattutto, non c'è spazio solo per le storie prevedibili che non si schiodano di un centimetro dai paletti prefissati.
Argh.

A parte questo il discorso, comunque, quello che mi premeva dire è semplicemente questo: in qualche caso, il lieto fine non è affatto quello migliore. Io sono la prima a tifare per i personaggi che amo, ma, sia da spettatrice/lettrice, sia da scribacchina, quello che voglio è la conclusione giusta, non quella consolante-perché-non-dobbiamo-turbare-il-pubblico. E, se "sento" che in una mia storia la conclusione giusta è quella amara, lascio quella. Se in un libro o in un film "sento" che il finale lieto è appiccicato perché lo vuole il marketing, m'incazzo abbestia. Ma mi arrabbierei anche se capitasse il contrario. Non sono fissata con le tragggedie: quando i miei beniamini possono vivere felici, coccolosi e contenti alla fine delle loro peripezie, io fangirleggio ed esulto. Semplicemente, non sempre è così. In genere, salvo rarissime eccezioni, io so in partenza che tipo di conclusione avrà una mia storia**. E, spesso - non sempre, certo, magari anche meno di quello che ritengo... ma non credo -, è possibile intuire senza difficoltà se il finale di un libro o un film altrui è, come dire, "giusto", il che non dipende dai gusti personali. Ogni storia ha una sua integrità, qualcosa da dire e un modo per dirlo. Lieto o triste che sia.

* Sì, fa molto compagnia fèntasi. I know.
** Finché non lo so, non inizio a scrivere un romanzo, perché non ho una direzione verso cui tendere. I racconti, invece, fanno eccezione, e mi capita spesso di trovare la conclusione durante la stesura.

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2 commenti:

  1. A me piace il finale di The Mist, davvero bello. Un po' meno la parte relativa alla predicatrice folle nel supermarket, ma l'attrice che la interpreta è bravina. ^^

    Sul finale preferito ci ho scritto un post di recente. Personalmente preferisco i finali aperti, o sospesi, come preferisco chiamarli, che magari non risolvano tutto o che lascino il dubbio.

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    1. CAAAP!!!
      Ehm. Anche a me piacciono i finali aperti - talvolta. Anche lì, dipende da come si accordano alla storia... Ohibò, mi son persa il tuo post però, devo recuperarlo!

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