lunedì 29 luglio 2013

Scene breakdown e punto della situazione su M.

Ah, l'ormai famigerato progetto M.
Non ricordo un'altra mia storia che abbia avuto un percorso così travagliato. Ok, quando ho scritto il mio primo romanzo ci ho messo diverso tempo - parliamo di anni, considerati cambi, riprese, espansioni...  -, ma ero mooolto più giovane, non avevo idea di cosa stavo facendo e come: è stata una palestra per sciogliere i muscoli, diciamo così. Poi, nonostante io non sia rapidissima - la mia velocità varia sia a seconda del periodo, sia a seconda della storia - ho sempre concluso le mie storie nell'arco di alcuni mesi, diciamo tra i sei e i dodici (parlo di prima stesura). Quella che mi ha richiesto meno tempo è stata una first draft durata circa tre mesi (poi rivista un trilione di volte, ovvio). Normalmente, comunque, inizio un romanzo e lo porto a termine, con poche pause.

M. ha avuto invece lunga gestazione (più di un anno solo dalla prima idea all'effettivo inizio di stesura, perché c'era lo spunto ma mancavano i personaggi) e una lunga lavorazione, che ancora non è conclusa. Ho cominciato la stesura a luglio 2012, dopo aver finalmente capito chi erano i protagonisti, ci ho dedicato l'estate, poi ho dovuto interrompermi per una revisione, ci ho lavorato in inverno, e di nuovo ho dovuto fermarmi per un racconto, poi per un editing, poi per un altro racconto... Insomma, avete capito.

Yep...

Quest'estate, però, soprattutto il mese di agosto, sarà dedicata a concludere il romanzo e a revisionarlo. Sia per la stesura travagliata, sia perché è una storia complicata e insolita, per me, ci sono diverse cosette da sistemare, storyline da aggiustare, modifiche, dettagli da inserire/rifinire. Al momento, come credo di avervi già detto in passato, gli ultimi capitoli e parte dell'epilogo sono scritti a mano, su notes. Ho iniziato a trascriverli e vorrei concludere questa fase nell'arco di un paio di settimane al massimo, in modo da avere una prima stesura completa. Nel week end, però, ho concluso un lavoraccio, faticoso ma necessario e, anche, utile a chiarirmi le idee su una parte dei problemi che dovrò affrontare in revisione: il "scene breakdown".
Ovvero, un malefico lavoro di schematizzazione/riordino/nuova suddivisione in capitoli e punti di vista: in pratica una tabella con elenco capitoli, brevissima sintesi di una frase o due del loro contenuto, e personaggio-punto di vista di ciascuno. Già, tra le cose che ho imparato nell'ultimo lavoro di editing c'è quella di limitare la mia voglia di cambiare il punto di vista quando cambia la scena - segnalandolo con uno stacco, ovviamente - e cercare di usare un solo punto di vista per capitolo. Un po' per consentire a ciascun personaggio di "farsi sentire" per un quantitativo consistente di pagine, un po' per maggiore ordine e coesione tra le parti, un po' perché è più semplice per il lettore. A me verrebbe spontaneo variare più spesso, ma mi rendo conto che così la struttura è più chiara, così limito i cambi più frequenti alle scene d'azione particolarmente convulse, stando ben attenta a segnalarlo subito in modo chiaro - ne riparlerò.

Anyway, a darmi lo spunto per usare questo metodo di schematizzazione è stata un paio di anni fa Ineffabile Socia Ale*, che si è sobbarcata tale lavoraccio su uno dei miei romanzi per darmi una mano in revisione, senza nemmeno che glielo chiedessi (sono commossa ^^), scena per scena. Un po' come si fa solitamente per i film. Da allora, tra prima stesura e revisioni ho preso l'abitudine di compilarlo anch'io**, anche se a volte, appunto, scena per scena, altre volte, come in questi giorni per M., capitolo per capitolo, a seconda di quello che mi serve al momento. Ho verificato quanto possa essere utile, infatti, e in un modo tutto suo, perché non è esattamente una scaletta, e non è nemmeno una tabella cronologica.
Una scaletta in genere la preparo, all'inizio, ma sempre molto approssimativamente perché per lo più scopro come si svolge davvero la storia vivendola coi personaggi***; una tabella cronologica la compilo invece sia, banalmente, per tener conto dei giorni della storia e di "quando-succede-cosa", sia perché spesso ho diversi personaggi che agiscono in luoghi diversi in contemporanea, e ho bisogno di tener tutto sott'occhio per far quadrare gli incastri e riunire i miei ragazzuoli per il climax finale. Invece, il scene breakdown mi fa subito vedere quanto spazio ha la voce di ciascun personaggio (ogni riga ha un colore diverso, a seconda del punto di vista) e la struttura di tutto il libro. Per M. ne avevo particolarmente bisogno, perché uno dei problemi che ho dovuto affrontare fin dall'inizio è che il Protagonista Coglione ha un ego imponente, nonché un sacco di problemi da affrontare, quindi tende a strabordare, mentre la Co-Protagonista, per la situazione che vive, ha degli enormi problemi, ma non molta azione, finché i destini dei due si intrecciano. Ergo, devo comprimere e snellire la parte di Lui e rimpolpare un poco quella di Lei.

Insomma. Sabato e domenica mi ci sono messa, perché il mio lavoro non conosce orari, giorni della settimana, feste comandate. Tracciando il scene breakdown ho aggiustato in parte quello che non mi convinceva della storyline della protagonista femminile (quando scriverò le scene nuove devo vedere se mi convinceranno, e mi manca un capitolo che non sono sicura di quando e se inserire). Devo ancora ragionare sul lavoro di "semina di indizi". E troverò ancora molto da sistemare, scorrendo di nuovo il testo dall'inizio. Ma tutte queste cose, appunto, le farò man mano che riprenderò da capo il libro per la revisione. Prima finirò di trascrivere i capitoli finali e l'epilogo, come detto più su; poi, si riparte dall'inizio.
Continua a essere un lavoraccio, quello che mi aspetta su M., ma sono contenta di quanto fatto ieri e oggi. Questo romanzo mi dà da pensare e di che preoccuparmi, ed è per me particolarmente importante per più di un motivo, ma la sensazione è che, se riuscirò a sistemarlo e "lucidarlo" come si deve, potrà venirne fuori qualcosa di interessante. Contiene una quantità impressionante di sfide, per me, pur muovendosi nell'ambito che mi è più congeniale, l'urban fantasy, e mi destabilizza per molti versi; ma è anche una storia a cui tengo, con personaggi che amo.
Quindi, vale la pena faticarci.

* Santa Subito.
** Fossi furba lo farei in contemporanea alla prima stesura. Ma***
*** sono una giardiniera, non un'architetta. Non chiedetemi "ordine". Let me roam free. Anche se poi sbatto la testa contro la scrivania chiedendomi "perché non potevo farlo prima?"

2 commenti:

  1. Ciao!

    Una curiosità: quante ore scrivi al giorno per chiudere la prima versione di un romanzo in sei-dodici mesi?

    Per quel che riguarda la metodologia del breakdown sembra interessante, ma dovrei avere la costanza di portarla avanti man mano che procede il lavoro, altrimenti temo sarebbe devastante. Ci provo.

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    1. Ciao!
      In realtà dipende molto dal periodo, non saprei proprio quantificarti le ore. Ultimamente, purtroppo, sono i ritagli di tempo, anche se poi capita che passi un week end senza alzarmi dalla scrivania. Non saprei quantificarti! Anche perché a volte sto un'ora, e scrivo un'ora, altre sto un'ora, non riesco a concentrarmi e scrivo dieci minuti -_- Varia molto a seconda del periodo, della storia e del punto in cui sono nella storia (in genere ho un grande sprint all'inizio, poi mi blocco un po', torna lo sprint fino ad appena prima del finale, poi mi blocco di nuovo... quelli sono i miei due tradizionali momenti di difficoltà, soprattutto.)

      Per me questo tipo di schema è la versione virtuale (e quindi comoda, per la mia pigrizia) del sistema con le "carte indicizzate" (ogni cartoncino una scena, da spostare e riposizionare con i cambi di scaletta ecc). Secondo me, non esiste un metodo universalmente valido, ogni autore deve pasticciare, provare, sperimentare finché trova quello che va meglio per se stesso, ma ogni scribacchino è un caso a parte ^^

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