giovedì 11 luglio 2013

Tutto quello che serve sapere sull'amore

Post decisamente inusuale in questi lidi, vi avverto. Ma, abbiate pazienza, sorbitevi un po' di considerazioni sparse che da giorni mi giravano per la testa e richiedevano una sistemazione scritta. Ne parlavo non molti giorni fa con amici, e, soprattutto, sono argomenti su cui ho ripreso a rimuginare perché sono vicina a concludere la prima stesura del romanzo su cui sto lavorando al momento (e da un annetto, con varie pause e riprese dovute ad altri progetti).

La cosa più romantica che un ragazzo abbia mai fatto per me risale a circa dieci anni fa. Non che non mi sia capitato altre volte, sia prima sia dopo, che un uomo compisse un gesto particolarmente dolce o ispirato - e per fortuna, aggiungerei - per amore o per affetto e amicizia. Potrei raccontarvene molti più recenti, ma, tra tutti, ce n'è uno che non ho più scordato e che forse non colpirebbe ogni ragazza allo stesso modo. Un gesto nel quale si vede la matrice da liceo classico, che entrambi frequentavamo: il ragazzo mi inviò per lettera - abitavamo lontani e ancora internet non era diffusa - questa poesia:

Pace non trovo e non ho da far guerra
e temo, e spero; e ardo e sono un ghiaccio;
e volo sopra 'l cielo, e giaccio in terra;
e nulla stringo, e tutto il mondo abbraccio.
Tal m'ha in pregion, che non m'apre nè sera,
nè per suo mi riten nè scioglie il laccio;
e non m'ancide Amore, e non mi sferra,
nè mi vuol vivo, nè mi trae d'impaccio.
Veggio senz'occhi, e non ho lingua, e grido;
e bramo di perire, e chieggio aita;
e ho in odio me stesso, e amo altrui.
Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte e vita:
in questo stato son, donna, per voi.

Si tratta del sonetto CXXXIV dal Canzoniere di Petrarca. Quattordicesimo secolo. Vi risparmio le famigerate parafrasi, perché il testo mi sembra comprensibilissimo nonostante la distanza temporale, né mi interessa commentare il sonetto dal punto di vista letterario o stilistico.
Come vi dicevo più su, in questo periodo mi è tornata spesso in mente questa poesia poiché sono immersa nella stesura di un romanzo, il già-più-volte-citato-in-questa-sede M., dove uno dei personaggi la ricorda. Perché - ebbene sì - in questa storia che un intreccio amoroso piuttosto complicato, rispetto ai miei standard. Non temete, non si tratta di un romance: per me la vicenda romantica è un complemento che si lega alla caratterizzazione dei personaggi e alla trama, ma non sono tipo da scrivere storie melensaggini-centriche. Fatto sta che in M. la faccenda si è complicata più di quanto avessi previsto. E, per molti versi, questo sonetto rende alla perfezione i sentimenti  che, secondo modalità diverse, vivono i tre personaggi coinvolti nelle varie tempeste emotive della storia.

Kansikuvat

Ogni volta che li rileggo, d'altronde, questi versi mi colpiscono come raramente mi capita. E il mio pensiero è uno: sono passati circa sette secoli, e ancora le parole di Petrarca sono non solo attuali, non solo universali, ma anche straordinariamente precise, acute e complete nel descrivere il tormento d'amore. Ci sono state, prima e dopo, innumerevoli opere artistiche - in prosa, in poesia, in musica, cinematografiche... - che descrivono questo sentimento, ma è raro, davvero, che un autore raggiunga una tale limpida perfezione nell'esprimere ciò che desidera e, soprattutto, nel dipingere qualcosa di così complicato, intenso e ricco di sfumature e contraddizioni. Non sono io che devo ricordare l'immensa influenza stilistica e tematica che Petrarca ha avuto per secoli sulla letteratura di tutta Europa, d'altronde, né è quello il mio scopo.
E, quando devo descrivere la sofferenza dei tre zucconi di personaggi che, ormai da un anno, come vi dicevo, si dibattono in guai sentimentali di vario tipo - uno è contraddittorio quanto mai, perché ama ma non lo ammette nemmeno con se stesso, e desidera ma se lo nasconde, e rifiuta anche solo l'idea di provare questi sentimenti; uno soffre in silenzio per una situazione che non ha sbocchi e, anzi, sta per condannarlo alla lontananza dalla persona che ama; uno non osa confessare i propri sentimenti e nemmeno vede speranze di realizzare il proprio sogno d'amore -, be', in simili casi posso avere mille canzoni in "colonna sonora" per creare atmosfera mentre scrivo, ma è questo sonetto che, sempre, mi ritorna in mente. Perché?
Per via del gioco di contrasti che dipingono alla perfezione il lacerarsi che fa soffrire ma non uccide, lo stato sospeso in cui non si trovano vie d'uscita, né si vogliono, in cui non si può combattere ma nemmeno si trova sollievo; l'esaltazione dei momenti che proiettano nella gioia e nell'euforia e la prostrazione che abbatte e spezza l'anima; l'urlo che non si può lanciare, il dolore che avvolge come un bozzolo e che è comunque meglio dell'assenza di sensazioni. E adoro anche quell'ultimo verso, la conclusione offerta come un sacrificio, una confessione, un'accusa e un'offerta alla donna amata. Che si tratti di un amore rifiutato, di un amore impossibile, di un amore tradito, di un amore lontano (quest'ultimo, come nel mio caso di tanti anni fa), in una dozzina di versi Petrarca, sette secoli fa, ha già detto tutto.

8 commenti:

  1. Petrarca resta inarrivabile. Però occorre inviarlo alla donna giusta, ne conosco alcune che se ricevessero un omaggio del genere dal proprio innamorato risponderebbero "Ma che roba è?"

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
    2. Eh, lo so. Ma d'altronde io son quella che preferisce i libri alle scarpe e la bigiotteria goth ai gioielli. Ed è anche pieno di uomini che non saprebbero nemmeno da che parte si legge un sonetto.

      Elimina
  2. Ah, l'amore... questo strano sentimento. Beato Petrarca che l'aveva capito così bene da scriverne, anche se la vita dimostra che nonostante la comprensione cadde anche lui vittima di amor non corrisposto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il problema con l'amore è che puoi capirlo quanto vuoi, ma il cuore se ne sbatte e si sta male lo stesso, povero Petrarca...

      Elimina
  3. Struggersi per l'amata affondando la testa sul Canzoniere significa farsi davvero del male. Parecchi anni fa (più o meno 25, direi) stavo con una ragazza di nome Laura e ricordo che scrivevo dappertutto il suo nome usando l'apostrofo come faceva Petrarca. Devastante.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dovrebbero essercene di più di uomini così ^^ Che non vuol dire svenevoli... Io non credo che si debba essere romantici O forti, sensibili O virili: l'uomo vero è tutte queste cose insieme, al momento giusto e nelle giuste proporzioni ^^

      Elimina