lunedì 23 settembre 2013

Il tempo di un romanzo

Writing

Ci rimuginavo su la scorsa settimana, quando sono poi partita per la tangente a blaterare di progetti & stanchezze assortite. L'intenzione era proprio parlare del tempo che occorre per scrivere un romanzo, una frase molto, troppo generica per poter dare una risposta assoluta, naturalmente, ma anche una questione su cui ho riflettuto spesso di recente.
Posso solo raccontare la mia esperienza, al riguardo, anche se, intorno a me, ho esempi tra i più vari, che mi offrono un'ampia panoramica. Dico spesso che ho ancora un sacco di cose da imparare, che devo migliorare sotto un sacco di punti di vista, ma almeno, da quando ho iniziato a scrivere seriamente, intorno ai sedici anni, non ho mai avuto il problema di non riuscire a terminare i romanzi che inizio. Ok, a volte uno finisce in stand by in favore di altri progetti - come uno dei prossimi che devo scrivere, rimasto in attesa circa tre anni dopo che l'ho interrotto sia per problemi con la storia, sia perché mi sono dedicata ad altri romanzi -, ma, in generale, quello che inizio lo concludo, se mi prende abbastanza da farmi capire che sì, ne vale la pena. Ma, di solito, se davvero comincio a scrivere un romanzo è così; se si tratta di racconti brevi posso anche iniziare e mollare, quando mi rendo conto che non mi interessa abbastanza, ma un progetto lungo come un romanzo lo intraprendo solo quando so che voglio arrivare in fondo.

Il tempo che ci impiego, però, non è poco. L'ultimo, M., ha richiesto più o meno quello descritto da Rose Tremain nell'immagine iniziale: un anno (abbondante) di meditazioni, ipotesi da vagliare e dubbi su cui rimuginare, e un anno (abbondante) per la stesura. Tuttavia, è anche vero che, in questi due anni, ho concluso un altro romanzo (2011) e ho lavorato parecchio su una quantità spropositata di giri di revisione, editing e così via. Insomma, ho pensato ad altro e ho scritto altro. Tolto quest'ultimo caso, dunque, posso dire che in genere concludo le due fasi, progettazione e prima stesura, nell'arco di un anno, complessivamente, con qualche eccezione (un felice caso, di cui presto vi parlerò, ha visto la prima stesura risolta nell'arco di soli tre mesi, che per me sono pochissimo, ma, poi, è passato attraverso molte di quelle revisioni e rielaborazioni di cui vi parlavo prima).
Vorrei, vorrei essere in grado di procedere con spietatezza, determinazione e senza distrazioni dal prologo all'epilogo e portare a casa sempre le prime stesure nell'arco di pochi mesi. Ma, un po' perché tendo all'elefantiasi letteraria di cui parlava King - ovvero, in genere le mie storie arrivano alle 500 mila battute e, spesso, le superano fino alle 700 mila -, un po' perché non posso dedicarmi solo a scrivere, un po' perché alterno momenti estremamente prolifici ad altri in cui faccio fatico a mettere insieme quattro frasi (in genere, rallento dopo un inizio fulminante e, di nuovo, prima di arrivare al finale). Bandire le distrazioni e proseguire implacabile anche nei periodi-no sono due dei miei molti obiettivi come scribacchina. Fight!

2 commenti:

  1. Quanto ti capisco... Anche io mi sono ritrovata a riflettere sulla stessa cosa in questo periodo, rendendomi conto di impiegare davvero tanto tempo per un romanzo. Mi piacerebbe ridurre i tempi, ma mi rendo anche conto che una storia ha bisogno di un certo periodo per maturare, a parte tutto il lavoro di lima e revisione.
    E come dici tu, non si può solo scrivere e c'è una naturale alternanza di momenti proficui e altri più faticosi.
    Eppure, spero in futuro come te di trovare il modo per procede in modo più implacabile e rapido... :)

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    1. Ogni storia ha i suoi tempi, infatti, e ci sono tante variabili da considerare. L'importante è arrivare alla fine ^___^

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