lunedì 28 ottobre 2013

Se ci sarà un futuro

Avete presente quando nel giro di pochissimo da più parti sentite parlare dello stesso argomento? Be', è quello che mi sta capitando proprio in questi giorni. Per la precisione, mi riferisco ad alcuni articoli pescati tra eri e oggi, che riguardano l'editoria e il futuro del libro.

Nopercaritànonparleròdi: ebook, libri di carta, si stava meglio quando si stava peggio, non ci sono più le mezze stagioni. Mi limito a proporvi qualche spunto, segnalandovi uno degli articoli in questione.

Il primo riguarda la recentissima Fiera di Francoforte, che si è chiusa il 15. Se non l'avete presente, sappiate che è l'evento più importante per editori e agenzie letterarie di tutto il mondo, il tipo di avvenimento che ingolfa qualsiasi redazione o scrivania di agente prima durante e dopo, una sorta di frullatore che ingloba per una settimana editor & dintorni e li risputa fuori esausti e stritolati. Il motivo per cui, per esempio, la settimana scorsa mi sono sciroppata quattro romanzi in tre giorni, per valutarli, e tutto il resto ritarda, e sulle scrivanie si accumulano cataloghi, rights lists e chi più ne ha più ne metta.
In questo articolo si trova il racconto dell'edizione di quest'anno. Leggetelo, è interessante; e sì, la crisi si sente, la fiera è stata meno affollata, e si cercano disperatamente idee per superare il momento difficile. Quello che mi interessa condividere in particolare, però, è questo brano:
"Questa, forse, la morale che ci portiamo a casa dalla lunga favola francofortese. In fin dei conti non importa se ebook o libri di carta, app o cartoni animati. Il prodotto funzionerà se alle spalle c’è una buona storia. E se non c’è, nessuna tecnologia riuscirà mai a risolvere il problema. Con una frase piuttosto tagliente, il prof. Dueck ha concluso il suo intervento dicendo che “i tecnici non hanno ancora costruito un robot in grado di provare emozioni per una sola ragione: non hanno idea di cosa sia un’emozione”. E con tutto il rispetto per i tecnici, forse un fondo di verità c’è. Se vogliamo salvare il mondo dell’editoria e dell’intrattenimento, bisogna lasciare spazio ai creativi."
Ora, lo so che potremmo tuonare e pontificare e lamentarci e ironizzare sullo stato dell'editoria in generale e di quella italiana in particolare, ma non è il discorso che mi interessa. Ciò che voglio credere, ciò che Luca Tarenzi, per esempio, mi diceva in tempi non sospetti molto prima di quest'ultima Francoforte, è proprio la conclusione che vi ho riportato: che qualsiasi sarà il "pacchetto" che verrà proposto, chiunque lo proponga, quello che resterà sarà il bisogno di storie - quelli che sopravviveranno saranno i produttori di storie. Non lamentatevi di quelle "brutte", di quelle preconfezionate, di quelle banali che trovate nelle vetrine: parlate di quelle belle, di quelle valide, di quelle solide - sì, ci sono, perfino sugli scaffali delle librerie, perfino in Italia, perfino tra gli italiani.
Io non lo so che editoria ci sarà fra dieci anni - non so nemmeno che editoria ci sarà fra sei mesi Spero che la situazione di chi ci lavora migliori - come lo spero per qualsiasi settore. Ma qualunque forma assumeranno i palazzi dove si decide cosa stampare, quelli che ci saranno ancora saranno lettori e scrittori, e questo è sufficiente.

Nice.

1 commento:

  1. Condivisibilissimo, anche se potrebbe non essere indolore.
    (Ma cosa si intende con "i tecnici"?)

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