martedì 5 novembre 2013

Quel che resta di Lucca Comics & Games 2013

Sono tornata.
Sana (be'... nei limiti del mio possibile) e salva (credo).
Da Lucca Comics (ché tanto non serve specificare & Games, no?)

Giorni frenetici e pieni. Quelli meravigliosi prima di Lucca, a livello del tutto personale, e quelli del lungo week end nel Nerdvana (cit.), per tutti coloro che si sono riversati ai Comics. Tra una corsa, un impegno, un tornado emotivo, un imprevisto, non ho fatto in tempo a scrivere qui prima, anche se avrei voluto. Né a segnalarvi, tra le altre cose, la primissima recensione di Angelize, di Marina di Space of Entropy (sì mi conosce, sì la conosco, nessuno lo nasconde, fatevene una ragione. Io la recensione la linko perché a me ha fatto venire gli occhioni così *___* punto e basta. E perché comunque è scritta così bene che mi ha fatto ghignare!
E vi linko anche la rubrica "Cover love" di Glinda, che questa volta mette in gara la copertina di Angelize. Se vi va, fate un salto sulla sua pagina e votate ^___^)

Ma, esaurito lo spazio pubblicitario, parliamo di Lucca, che dite? Evento che posso definire solo overwhelming. Travolgente, stancante, ribollente. Strano, davvero.
Non sapevo cosa aspettarmi, nonostante tutti i racconti e le descrizioni altrui, perché Lucca Comics è una di quelle esperienze che si comprendono solo vivendole. Le gambe pesanti e gli occhi che si chiudono dopo giorni di avanti e indietro e scarso sonno, a Lucca, sono diverse dalle gambe pesanti e dagli occhi che si chiudono dovuti ad altre fatiche. La folla di Lucca in questi giorni non è la folla di un festival metal, o della Fiera del Libro di Torino, per citare un paio di esempi che ho vissuto in prima persona.

Lucca è una marea che ti sommerge e ti stordisce. Una massa di così tanti cosplayer che avrei dovuto girare con la macchina fotografica perennemente in mano per immortalare tutti (menzioni d'onore? Un JD di Scrubs davvero simile all'originale, un Jack Sparrow meno bizzarro ma alquanto figo, il trio di Death Note Ryuk/Light/L, le guerriere Sailor in gran forma, una Creamy ultratrentenne probabilmente a fine carriera, con l'aria di esser passata attraverso disintossicazioni e divorzi, Lupin & compari, un paio di Dottori parecchio azzeccati, un Eric Draven del Corvo da sbavo...) Lucca è un universo con un suo microclima - parecchio caldo per essere a novembre, a parte un po' di pioggia al sabato - e, all'interno dei padiglioni, un tasso d'umidità da foresta pluviale. Lucca è una coda immensa, una muraglia solida che si attraversa solo brandendo il "pass rosso" da "autore" o "ospite", che ti consente di entrare dalle uscite ed evitare gli omini intenti a bloccare la gente. Tranne quando uno degli omini suddetti blocca te e Luca Tarenzi chiedendo il pass, quando noi, appena arrivati, ci stiamo dirigendo verso il punto di accredito. "Stiamo andando a prenderlo". "Non posso farvi passare senza il pass." "Ma STIAMO ANDANDO A RITIRARLO". "Però serve il pass per andare al punto d'accredito". "Ok, giù la maschera, sei Kafka?"
Poi si è risolta, eh. La prossima volta comunque mi porto una manciata di fiorini, magari con quelli ci fanno passare subito*.

Cosa resta, poi, di Lucca Comics, per me? La sensazione che la città venga evocata tramite un gigantesco pentacolo solo in occasione di questo evento, per poi scomparire tra le nebbie. E un "tu' sorella quella zozza" gridato da uno dei membri del gruppetto che, sotto la pioggia, attraversava la strada per andare al Workshop di Francesco Dimitri, quando un solerte automobilista ha provveduto a schizzarci con una pozzanghera delle dimensioni di un laghetto scozzese. No, non ve lo dico chi lo ha gridato. I membri del gruppetto eravamo io, Luca Tarenzi, Dimitri e Consorte e qualche lettore-barra-fan di quelli citati in questo post. Indovinate.
Resta poi l'intervista con i simpaticissimi ragazzi di Fantasy On Air, Fabrizio Furchì e Valentina Dazed Di Martino, che vi linkerò appena sarà on line, e restano le colazioni al bar, il sonno cronico, le mura di Lucca splendide e antiche, il cappello con gli occhialoni steampunk che sì, era di Luca, ma me lo ha prestato in un momento di pioggia e poi ha finito per restare sempre in testa a me.


Rimangono poi workshop e panel e incontri: quello di Dimitri, appunto, che OMMIADDEA VOI LO SAPETE CHE ADORO QUESTO AUTORE, e conoscendolo non posso che confermare la simpatia che ispira, nonché il suo essere persona brillante e interessantissima. Spero che qualcuno la posti tutta su Youtube, la lezione di Dimitri, perché è stata davvero affascinante nel descrivere la nascita di una storia, il ruolo dei personaggi, l'importanza del sense of wonder. Menzione anche per le due ore di educational egregiamente tenuto da Chiara Codecà su uno degli argomenti nerd per eccellenza, le serie televisive. Tra i ricordi che porterò con me, anche una cena, sabato sera, organizzata dall'Imperatore Bianco, con amici vecchi e nuovi - i loschi figuri nella foto qui sopra - e una tale quantità di risate e nonsense che sì, potete invidiarcela.

E poi... be', certo. Resta, per me, il debutto di Angelize, in anteprima allo stand Fabbri e in uscita ufficiale domani, mercoledì 6. Com'è stata questa esperienza? Straniante e meravigliosa. Devo ancora abituarmi, è inutile, a vedere "quel" libro diventato reale, "vero", con una copertina che adoro e quel titolo e quel nome - e, dentro, quei personaggi che fanno capolino se sfoglio le pagine... C'è stato il battito che il mio cuore ha saltato quando l'ho visto impilato allo stand, venerdì - e, prima ancora, il tuffo ancora più grande quando giovedì ho aperto la busta che conteneva la mia copia, un momento subito immortalato (grazie, grazie, grazie) da Luca Tarenzi in una foto (mentre quella che vedete qui a sinistra è una foto di pochi minuti dopo. No, la prima non ve la mostro. Quel viso emozionato, quelle mani che tremano appartengono a me).
C'è stata, poi, l'emozione delle firme, che io ho vissuto tra euforia e nervosismo (ovvio, mi conoscete). Stordita quando la gente chiedeva "possiamo fare una foto insieme?" e poi mi ringraziava, e ancora più stupita del loro stupore quando ero io a ringraziare quelle persone. Non sono così ipocrita da negare che sia bello firmare le copie e sentirsi chiedere le foto o una stretta di mano; ma, allo stesso tempo, non posso non ribadire che è strano, tutto questo, che io sono "solo io" - quella che era tutta emozionata perché "che fico stamattina io e Luca andiamo a prendere Dimitri all'aeroporto, devo fargli firmare Pan e Alice e L'età sottile". Sono io a dovervi ringraziare, se spendete tempo e soldi per leggere una mia storia, se vi prendete la briga di scrivermi per dirmelo, se addirittura mi cercate. Io canto la mia canzone, ma siete voi a impedire che lo faccia nel deserto e mi consumi la gola per nulla.
Perciò grazie, a chi è passato durante il firma copie ufficiale e a chi ha seguito la presentazione-lampo di domenica ospiti dello stand Wild Boar di Luca Volpino, che mi ha supportato da prima ancora che il libro uscisse, a chi ha gustato i biscotti che avevo preparato - sì, io me medesima con le mie mani, e un po' d'aiuto di Luca Tarenzi che ha avuto la pazienza di tagliare i biscotti insieme a me - per festeggiare, quelli a forma d'aluccia con lo zucchero a velo che Valentina di Fantasy On Air ha fotografato. Grazie a chi non è riuscito a passare perché bloccato negli ingorghi di folla - COMUNEEE! LO VOGLIAMO DARE PIÙ SPAZIO AI CENTOMILA E ROTTI NERD CHE COLORANO LA VOSTRA CITTÀ? - ma mi ha scritto per avvisarmi, e grazie a chi ho incontrato per caso. Grazie a chi, dopo aver comprato il libro, il giorno dopo era già a pagina cento e mi raccontava le sue impressioni, e grazie a tutte le persone di Fabbri che mi hanno sopportato e supportato mentre invadevo lo stand. Grazie ai colleghi - oltre a quelli già citati, tanti altri: Adriano Barone, Francesco Barbi, Gisella Laterza, Dario Tonani e altri ancora, che hanno contribuito a rendere bello questo week end.

Ma.
Non può non esserci, un "ma". Ed è una conclusione forse amara e forse no, o meglio non solo. Una sensazione, di cui ho parlato a lungo durante un viaggio di ritorno allungato all'infinito da code immense insieme a Luca Tarenzi, che non a caso ha già affrontato l'argomento ieri su Facebook. Il senso di impending doom che aleggia intorno all'editoria italiana - gli addetti ai lavori si lamentano e attendono il disastro, gli autori profetizzano la fine e cantano l'Apocalisse.
Io non lo so cosa succederà. Se fra un anno, o due, ci ritroveremo tutti a spasso e non esisteranno più case editrici, agenzie, librerie e tutto il resto. Io so solo che scrivere è l'unica fottuta cosa che ho sempre continuato a fare per tutta la vita e avere quel romanzo col mio nome nelle librerie è il simbolo di qualcosa per cui ho lottato. E so che prima di scrivere leggevo e ancora lo faccio, e ogni volta che pesco un buon libro pubblicato all'estero che in Italia non arriva o che sento nuove terrificanti statistiche su quanto poco si legga da noi e penso alla stramaledetta crisi che annega ogni settore mi si chiudono lo stomaco e la gola.
E so che ci sono solo due scelte: arrendersi o lottare.
Magari la fine arriverà lo stesso. Ma se deve giungere, tanto vale accoglierla con la spada in mano e morire come si canta nei poemi epici, anziché chinare la testa e lasciarsi affondare. Magari io da sola, ultima arrivata e signora Nessuno, non posso fare granché. Ma è il mio sogno che state toccando, quando mi dite che "tanto ormai per l'Italia è troppo tardi". Ed è il mio Paese quello che annega sotto ondate di fango mentre ci si lamenta e si piange.
E allora no.
Allora mi sono rotta il cazzo di ascoltare lamenti, prefiche che si strappano i capelli e "cosa vuoi, in Italia va così". Voglio credere che qualche speranza ci sia. Voglio contribuire per l'infinitesimale parte in mio potere. Voglio dirvi, con Luca Tarenzi che cito e che ha diviso con me queste lunghe, amare, dolorose riflessioni, "mi pare di capire che la posizione da ribelle di 'sto cazzo (ossia la mia) sia diventata avere speranza e mettersi in testa di cambiare qualcosa. Come si fa, non lo so. Ma so che adesso lo faccio.
E comincio col mandare il mio primo messaggio in bottiglia a chi ha voglia di starlo a sentire:
LE RECENSIONI NEGATIVE NON SERVONO A UN BENEAMATO.
O meglio. Chi le scrive può avere mille motivi per farlo sui quali io non ho nulla da questionare, e personalmente non auspico affatto la loro sparizione, ma se lo scopo di un stroncatura è contribuire al miglioramento del panorama librario, quello scopo viene mancato del proverbiale chilometro.
Stroncare – in maniera intelligente o cretina, seria o ironica che sia – i libri che non ci piacciono NON contribuisce in alcun modo alla diffusione dei libri che ci piacciono. Allo stato attuale delle cose, in cui ancora mancano moltissimi elementi strutturali per cambiare la situazione, L’UNICO modo per diffondere di più i libri che ci piacciono è, banalissimamente, diffonderli.
Se pensate che un libro valga, fatene comprare a qualcun altro un’altra copia.
UNA.
CAZZO.
DI.
COPIA.
Fatelo in diecimila e avrete cambiato qualcosa. Non fatelo e non sarà cambiato niente
.
E adesso, siccome fa radical chic e anche un po’ cheesy, cito pure Gandhi: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

Tutto il fiato che avete in corpo non sprecatelo a piangere - disse quella che piange più spesso di quanto vorrebbe quando nessuno la vede, sì, lo so, pure ieri, pure oggi, e chissà, magari anche domani. Una volta sfogato il vostro pianto, tutto il fiato e la forza e il sangue e il coraggio usatelo per lottare. Per fare la vostra parte e diffondere i libri che amate, cercare soluzioni, offrire un sorriso e una speranza, tenere duro qualsiasi sia l'ambito che vi interessa, e sapere che no, non c'è scritto da nessuna parte che tutto debba andar male. E se anche fosse scritto, siamo noi che abbiamo la penna in mano. Sconfitta per sconfitta, prima possiamo sempre provare a tirare una riga sopra a quel foglio e riscrivere il destino.

Tutte le foto da Lucca Comics.

Qualche altro resoconto sparso:
Gisella Laterza
La Leggivendola

* Dai che riconoscete la citazione, è troppo ovvia

On air:
Within Temptation, Deceiver of fools


He feeds on fear, he feeds on pain
He rules again with growing hate
He will guide their faith again
No light in the darkness is too small to see
There's always a sparkle of hope if you just believe

He told the tale so many times about the dream not meant to be
In a world of the free he plays with your mind
As faith for the future faded fast
He grows strong with their displeasure 
It sets him free

Deceiver of hearts
Deceiver of fools
He rules with fear
Deceiver of hearts
Deceiver of fools
He rules again...

Please awake and see the truth
He can only be if you believe what he tells you
Remember who you are, what you stand for
And there will always be a way

In my heart there is a place
In my heart there is a trace
Of a small fire burning
A sheltering ray shines through this night
Although it 's small, it's bright
But darkness is lurking
He will sell your soul to bitterness and cold
Fear him

Deceiver of hearts
Deceiver of fools
He rules with fear
Deceiver of hearts
Deceiver of fools
Shall he rule again?

8 commenti:

  1. Le recensioni negative sono tempo perso, almeno nella categoria lit-blog personali. Lì si cerca di promuovere qualcosa che valga la pena leggere, o almeno è come io intendo questa faccenda. Spero che qualcuno abbia seguito i miei consigli (e apprezzato), ma non scommetterei sulle grosse cifre. Poi, boh, come lettore sono abbastanza al riparo dallo scarso interesse dell'editoria nostrana per il mio target. Ho la fortuna di saper leggere in una lingua straniera, che casualmente è quella principale nei generi che mi interessano, e c'è parecchio arretrato a cui attingere. Non corro il rischio di rimanere a secco. Piuttosto, un lettore occasionale, o anche poco attento, rischia di avere una percezione errata. Provando a "vendere" Godbreaker a un collega, per esempio, è venuto fuori che non aveva idea che esistesse un fantasy dove non ci fossero elfi, orchi e stregoni! Chi l'ha sostenuto, sa che è una delle discussioni più sfibranti che si possano sostenere sul genere.
    La lotta è impari.
    (Comunque, è un discorso che va articolato meglio. Mi rendo conto di essere stato confuso...)

    PS
    Non ti ho ringraziato per i biscotti, apprezzatissimi! :D

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    1. Anch'io leggo normalmente in inglese - più in inglese che in italiano, ormai. Ma non voglio accontentarmi: voglio vedere bei libri da noi!
      No comment sull'esempio del tuo collega...
      Contenta che i biscotti ti siano piaciuti ^___^

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  2. Brava, ho sempre saputo che fossi un ottimo autore. Che non vuol dire essere arrivati, anzi, significa che, nonostante le lotte di tutti i giorni, nonostante il sangue sputato ad imparare, a sperimentare, a cercare di migliorarsi ogni giorno... eccoti qui, che ancora cerchi ogni giorno di dare il meglio. Questo significa essere il proprio sogno.
    Un abbraccio da uno ancora molto lontano sulla strada, un puntino.

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  3. Risposte
    1. ^___^ Ho passato tre giorni con un sorrisone così!

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    2. Un piacere averti conosciuto personalmente, Aislinn. In bocca al lupo per "Angelize" e buon tutto!
      Ciao
      Dario

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    3. Un piacere anche per me, alla prossima!

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