martedì 26 novembre 2013

Una pagina per volta. Ma in che ordine?

L'altro giorno sono capitata su un post di Ava Jae, questo: Do you write in chronological order? Per curiosità, dunque, vorrei porre ai compari scribacchini che passassero di qui la stessa domanda.
Nel post che vi ho linkato, l'autrice afferma di preferire la scrittura del romanzo di turno in ordine, capitolo dopo capitolo, scena per scena. Insomma, per capirci, niente "oggi mi va di buttar giù quel dialogo fighissimo che mi piace un sacco, anche se sarebbe al capitolo 20 e io sono arrivata solo al 10". Se vi è capitato di bazzicare un po' di manuali di scrittura, sostanzialmente il consiglio è lo stesso: scrivete in ordine, siate disciplinati, se fate prima tutte le parti migliori poi non avrete voglia di scrivere le altre eccetera.

First drafts.Ora, sarà che io sono allergica alle scalette, o, quantomeno, alle scalette belle precise che inquadrano tutto il romanzo dalla A alla Z; sarà che quando scrivo una storia ho sempre in testa una serie di scene chiave che mi fanno sbavar... ehm, che mi stuzzicano tantissimo e mi fanno morire dalla voglia di arrivarci. Fatto sta che, in genere quando arriva il primo dei due punti in cui solitamente per un certo periodo mi areno*, ovvero passato il rush dei primi capitoli scritti sull'onda dell'entusiasmo per la nuova storia, mi capita di saltare in maniera arbitraria a una scena, a un dialogo, a un punto, insomma, in cui so che deve succedere qualcosa che mi esalta. Insomma, faccio esattamente il contrario di quanto consigliato. Nel post che vi ho linkato, per esempio, Ava Jae dice che proseguire in ordine costringe a buttar giù le scene che ci divertono meno, usando quelle che si preferiscono come un "premio" per quando finalmente ci si arriva. Ok. Lo capisco.
Ma cordialmente me ne frego.
Non mi interessa se, quando effettivamente raggiungerò il punto in cui si inserisce la scena che ho anticipato, devo riscriverne metà perché, nel frattempo, la storia si è modificata, ho scoperto più cose sui personaggi eccetera. Ci sono momenti in cui ho voglia di divertirmi. In cui magari non so bene cosa deve succedere nel capitolo a cui sono arrivata, e ho bisogno di ritrovare il gusto per la storia anche se sono frustrata dal fatto di non avere le idee chiare su come procedere. Ci sono momenti in cui ho semplicemente voglia di sguazzare nel mio mondo. Fangirleggiare per i personaggi, emozionarmi per quella scena clou, ridere per quel dialogo divertente, avere i brividi per quella situazione di suspense. Sto raccontando una storia a me stessa, prima ancora che ai futuri lettori. Se mi areno, se non ho voglia di costringermi a scrivere comunque, passare a una scena che mi ispira, così come perdere un po' di tempo rileggendo quello che ho già scritto, anche solo nelle parti migliori, mi aiuta parecchio.

* L'ho raccontato in qualche altro post, non ricordo quale. Alcuni autori fanno fatica a iniziare, altri a concludere, altri a superare la parte centrale. In genere, io ho qualche momento di blocco in corrispondenza più o meno dell'inizio del secondo e dell'inizio del terzo atto, ovvero più o meno dopo il primo terzo e quando sto per entrare nell'ultimo terzo della storia.

1 commento:

  1. Io non riesco a scrivere "in disordine"... Anche perché, se salto un parte che mi sembra difficile da scrivere, poi continuerò a rimandare ancora. Però, spesso, butto giù degli spunti o delle frasi da scrivere in parti successive, per non dimenticarmeli.

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