martedì 31 dicembre 2013

Lo Hobbit - La desolazione di Smaug

Di questo film ho sentito dire peste e corna, compresi i famosi giudizi feroci sugli elfi acrobati e le storie d'amore infilate a forza eccetera eccetera. Finalmente l'ho visto e, in tutta sincerità, posso solo dire questo: Lo Hobbit - La desolazione di Smaug è uno spettacolo.
Attenzione, trattasi di vox media, ovvero occorre considerare il termine tanto nella sua accezione positiva quanto in quella negativa. Ma, per quanto mi riguarda, il film è riuscito nel piccolo incantesimo di trascinarmi nel suo mondo di spazi ampi e storia millenaria, di mostri e gesti eroici, e l'impressione che mi è rimasta è stata, appunto, quella di uno spettacolo da guardare a bocca aperta, stringendo il braccio di chi ci sta seduto accanto al cinema e imprecando con un "no, no, no, non andare lì!" rivolto ai personaggi.
Il primo film mi aveva lasciato qualche perplessità - di ritmo, per il tono non proprio azzeccato di alcune scene. Il secondo, invece, è scivolato via senza lentezze - anzi, con un tale susseguirsi di scene d'azione e mozzafiato che, dopo oltre due ore, ci si sente un po' esauriti dal bombardamento continuo di combattimenti in velocità e momenti di tensione. Ma prevale comunque la meraviglia, di fronte a scenografie e costumi curati maniacalmente, una vera festa per gli occhi: dai ricami sui vestiti degli (antipaticissimi, ma verosimilissimi*) elfi, alla brutalità degli orchi con la carne martoriata (i due "capi", in particolare, sono tanto raccapriccianti quanto perversamente fantastici), fino alle città, tutte diverse e tutte riconoscibilissime per quanto riguarda la stirpe dei loro abitanti. Splendido il regno degli elfi di Bosco Atro (cordialmente soprannominati "elfi nazisti" da Luca Tarenzi, quando ne parlavamo), una versione chiusa e buia del luminoso, crepuscolare ma aggraziato e arioso Granburrone. Mi stonavano un po' gli abiti in stile nordeuropeo/fiammingo di Pontelagolungo, più che altro perché mi sembravano un po' fuori epoca rispetto agli altri, ma è un'impressione momentanea; e la città, come una Venezia, o, meglio ancora, una Amsterdam impoverita e marcescente, è, al solito, realizzata benissimo. E poi gli orridi ragnoni, e la poesia di Bilbo che, sopra le fronde degli alberi dalle foglie rosse, si ritrova circondato da un volo di farfalle azzurre... Colori e immagini che travolgono e conquistano.
Ho apprezzato anche la resa del potere dell'Unico Anello su Bilbo, sicuramente smarter che nel primo capitolo ("ha avuto una decisa upgrade di livello", cit. Luca), ma capace anche di rendersi conto che no, non è proprio tutto a posto quando usa l'anello. E Thorin comincia a mostrare il suo lato più stronzo... La pietra dello scandalo, però, è stata per la maggior parte delle persone la "love story" tra Tauriel l'elfa (inesistente nel libro) e il giovane nano uberfigo (è pur sempre Aidan Turner, anche se accorciato) Kili. Devo dire che, fino alle ultime scene, secondo me non è stata neanche questa gran "bestemmia". Considerato che Tauriel doveva essere l'elfo un po' meno stronzo e un po' più ragionevole, il fatto che trovasse simpatico il nano spigliato, irruento e con la lingua lunga ci poteva tranquillamente stare; così come che lui rimanesse colpito dalla bellissima elfa. Ecco, magari si poteva evitare di mostrarla in versione Arwen circonfusa di luce, nel finale, così come il discorsetto di Kili alla fine suona un po' cheesy (ne avevo anche preparata una versione parodica ma... nooo, troppo volgare, ve la risparmio :-P). Comunque, le critiche mi sono parse esageratamente feroci e, soprattutto, prevenute; per la serie, "PJ ci ha messo questo? DEVO detestarlo!". Poi, Liv Tyler mi era piaciuta molto di più, come elfo, rispetto a Evangeline Lily (de gustibus, maschietti). E lo scontro finale tra Gandalf e il Big Boss (yep, non spoilerizzo...) mi ha trasmesso un po' una sensazione da combattimento Harry Potter-Voldermort, per quanto riguarda la resa della magia bianca/nera. Beorn, poi, era potenzialmente un gran personaggi, ma nell'economia del film lo si vede così poco che tanto valeva tagliarlo. Tuttavia, si tratta davvero di poche minuzie, in un film che mi ha comunque soddisfatto.
Un'ultima parola sul drago: "chiacchierone", ho letto. Un po', ma è tutto nel perfetto spirito drago da saga nordica. Drago da Beowulf, non da fantasy del terzo millennio. Il suo dormire nascosto da mucchi d'oro, il suo aspetto, i suoi movimenti... un'altra festa per i miei occhi.
Certo che il finale, stavolta, è proprio nel bel mezzo di tutta la faccenda, e... accidenti, un anno di attesa, ora! E quasi spero che Peter Jackson mi salvi un paio di personaggi che io amo e che il libro condannerebbe a morte.

*Alzi la mano chi avrebbe voluto gli elfi canterini che ci sono nel libro... Deeecisamente meglio questi, IMHO.


3 commenti:

  1. Concordo in piena linea. Il libro, soprattutto in questa parte lo trovavo così poco cinematografico con i suoi tempi biblici (anche se si legge che è una meraviglia) e invece questo film è uno spettacolo! E proprio grazie alle trovate di Jackson.
    p.s. Preferivo la Tyler pure io :)

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    1. La sento sempre criticare, povera!...

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  2. Che sia meglio del primo Hobbit e abbia trovato un suo stile, è vero. Ma il film è troppo lungo, e alla fine un tantino noioso. Peter Jackson aveva azzeccato l'atmosfera tolkieniana nel primo SdA, forse... qui visivamente ci sono delle belle cose, ma non m'ha preso.

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