lunedì 28 gennaio 2013

This is who I really am inside

3 parole per il 2013

Diverso dal solito, il nuovo post di Penna Blu per la serie Scrivere nel 2013. In genere diffido, lo ammetto, di talent-coaching, chiacchiere motivazionali e quant'altro del genere, e il titolo Rendi la tua scrittura un successo mi ha, a prima vista, fatto un po' diffidare, lo ammetto. E sul "successo" della scrittura si potrebbe dibattere per anni - perché si scrive, a quale scopo, cos'è esattamente "il successo", se si misura in termini di qualità, di copie vendute, di soddisfazioni personali eccetera; per non parlare, poi, del precario equilibrio tra lo "scrivo ciò che voglio", "scrivo meglio che posso", "scrivo ciò che piace a me", "scrivo ciò che può piacere agli altri" e così via, dinamiche che, non nascondiamoci dietro un dito, se si parla di pubblicazione prima o poi vanno affrontate. Per quanto mi riguarda, ohibò, la risposta sta ancora una volta nell'andare avanti per la propria strada e migliorare la propria scrittura - meglio si scrive, meglio si racconta la storia che si ha in testa - rendendola avvincente, creando personaggi indimenticabili e "vivi" -, più è facile che quella storia piaccia, senza bisogno di "vendersi" ricorrendo a cliché, inseguendo mode e quant'altro.
Ma non è questo il discorso che voglio affrontare, per ora. Da maniaca delle "frasi" - aforismi, liriche di canzoni (come quella del titolo, la riconoscete?) - è per me facile accogliere l'invito che Daniele fa a fine post, quello a scegliere le parole di un autore che mi "rappresentino". Anzi, in realtà l'ho già fatto da tempo - tanto che i miei sacri precetti hanno già stressato adeguatamente chi mi conosce in generale e le Socie in particolare, oltre a foderare di post it e foglietti il mio scrittoio. Tra tanti, alcuni mi stanno particolarmente a cuore. Eccoveli:

Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto - Italo Calvino. Frase letta non so dove, *coff coff* anni fa, e mai più scordata. Certo, il lettore che si immerge in un romanzo ne svela gli innumerevoli strati, e con la sua interpretazione aggiunge senso e sfaccettature che nemmeno l'autore aveva previsto. Certo, spesso, oltre a voler raccontare una bella storia, si scrive anche per "dire" qualcosa. Non parlo delle noiosissime "tesi" che i cattivi autori cacciano a forza nei libri per sentirsi i profeti che ammaestrano la gente; mi riferisco ai romanzi come "messaggi in bottiglia" lanciati alle persone in generale, o a qualcuno in particolare; ma anche, ed è un aspetto che adoro, al fatto che spesso mi trovo a stupirmi da sola dei significati che ciò che scrivo assume per me. Mi trovo a scoprire di aver schiacciato tra le parole cose che volevo dimenticare, o domande per le quali non ho risposta, o passioni che mi infiammano, o momenti dolorosi che, in qualche modo, devo affrontare. E il modo migliore che conosco per farlo è scrivere.

Pinned Image

Le parole sono tutto ciò che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste - Raymond Carver, da Niente trucchi da quattro soldi, un librettino veloce veloce, ma denso. Un monito, per me, a non accontentarsi della scrittura che viaggia per sternuti. A non smettere mai di imparare, provare, sperimentare. A cercare sempre il modo migliore per trasmettere ciò che voglio - la vita dei miei personaggi, la loro storia, e quanto amo raccontarli.

Ernest Hemingway

The true novelist is the one who doesn't quit - John Gardner. Da On becoming a novelist, un libro che ho adorato; non un "manuale" in senso stretto, nonostante si affrontino anche problemi di tecnica. Leggetelo. Leggetelo. Leggetelo. Ve ne ho già parlato qui e non mi dilungherò oltre. Ma leggetelo.
Questo è il consiglio più importante. Il faro nella nebbia dei brutti momenti, delle difficoltà, dei dubbi, delle incertezze. The true novelist is the one who doen't quit. Quello che non molla nonostante tutto. Che non smette di fare ciò che ama. Che non abbandona la storia che sta scrivendo alla prima difficoltà. Che crede in ciò che fa, nonostante lo sconforto dei giorni neri.

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sabato 26 gennaio 2013

Winters only


Malinconia...

Non dovrei. Non c'è "un motivo". Nulla di nuovo, anzi, dovrei essere ottimista. Dovrei guardare avanti? O concentrarmi solo sul presente? In ogni caso, davvero, non c'è nulla di diverso, oggi, rispetto ai giorni in cui mi sono svegliata con un sorriso. Le speranze sono le stesse. Le paure anche.
Ma è insidiosa, la malinconia. Ti fa desiderare qualcosa che non vuoi. Ti fa chiudere gli occhi e ascoltare - il silenzio, la musica. iTunes random ha deciso di tirar fuori la canzone che vedete qui sotto, e mentre scrivo ora la riascolto. So che equivale a un quasi suicidio, ma ho ristretto il random proprio ai My Dying Bride, adesso.
Qualche volta ci vuole anche la pura bellezza della malinconia.
E mi piacerebbe sapere se qualcuno prova lo stesso. Sapere se qualcuno può condividerlo con me, tutto - tutti questi pensieri. Mi piacerebbe estirpare quelle spine che rendono doloroso respirare. Solo camminare, sempre camminare, non c'è altro modo: se mi fermo, il buco nero è immenso. La luce è mia, la porto in mano, la tengo alta e vado avanti; a volte, però, c'è bisogno di darle nuovo vigore, di ricaricarsi un po'. Qualche volta c'è stanchezza. Dovrei godermi il brivido improvviso di un'illuminazione, ieri, per una futura storia-ancora-senza-storia (non cercate di capire. Ne verrà fuori un romanzo, magari fra un paio d'anni. Tutto immagazzinato e messo da parte). Dovrei essere contenta che rileggere M ieri non mi abbia fatto così schifo come pensavo - perché amo i personaggi, e per me questo rappresenta metà dell'opera. Dovrei fare quello che devo fare, per poter poi recuperare un po', stasera - la twl è a rischio, mannaggia. Dovrei magari uscire, al sole invernale che amo tanto, e fare un giro, godermi l'aria fredda e limpida.
E invece la voglia è solo chiudere gli occhi, al buio, e addormentarsi con i My Dying Bride.
Mah, i week end.
Meglio mettere su la seconda moka della giornata.

On air: My Dying Bride, Two Winters Only

What is it you hope for, even though you are dying?
And even though life is closing your tiny eyes
Why did I leave them all?
I should be with them to die in the same place
The pain I think, should go on forever. For always
But no. Not mine. Not now. My life now begins
Call me what you will, but I'll die for no man, at all
My limbs and the life that spreads from them
Cross my path and you'll suffer like no man before, at all

giovedì 24 gennaio 2013

La mia scrittura in quattro punti

Pian pianino sto recuperando i post della serie Scrivere nel 2013, dal blog di Daniele Imperi. Perciò, oggi mi accodo alla proposta di sintetizzare la propria scrittura in quattro punti. Il post originale è qui.

3 parole per il 2013

Il punto di partenza per riflettere e trovare le quattro parole ha qualche affinità col mio vecchio post sulle "ossessioni scrittorie", quei temi ricorrenti nelle mie storie. Be', chiunque si dedichi alla scrittura ha, credo, degli argomenti/elementi/generi/situazioni preferite, qualcosa che, consciamente o meno, affiora spesso in racconti e romanzi diversi. In quel post ne elencavo quattro.
L'argomento oggi però è diverso. Non voglio parlare semplicemente di temi, di contenuti, ma di modi. Modi di scrivere, modi di essere quando si scrive. Attitudine, forse, o sapore. Strati che si accumulano; ingredienti. Non è facile dire "com'è" la mia scrittura, sarebbe certo meglio mostrarlo, tanto per restare in argomento; e anche se confido che quando leggerete direttamente le mie storie sarà meglio - perché un libro non è fatto solo di quello che ci mette dentro l'autore, ma anche di quello che ci mette dentro il lettore, e di come l'uno e l'altro si interpretano a vicenda e interpretano la storia e i personaggi -, nel frattempo, quali "punti" potrei individuare?

Recitazione. L'ho detto molte volte, e non sono certo io la prima a farlo. Scrivere per me è recitare, interpretare: entrare nella pelle dei personaggi e pensare come loro, essere loro, a seconda del punto di vista che assumo (vi lascio immaginare il divertimento di "interpretare" i peggio bastardi. Accogliere e supportare le loro motivazioni e i loro sentimenti, per creare degli antagonisti vividi quanto i protagonisti, e allo stesso tempo, a volte - con i peggiori - sentire un fastidio fisico per i loro pensieri, i loro scopi). La parte più bella, quella che mi fa davvero iniziare, continuare, portare a termine una storia, sono i personaggi, più ancora di "quello che succede".
Avrei anche potuto usare schizofrenia, invece di recitazione...

.

Ossessione. Quelle dei personaggi, che a volte riflettono le mie, a volte no. I fatal flaw, quei difetti/traumi, quegli ostacoli/errori che i personaggi si portano dentro, che devono superare se vogliono sperare di cavarsela. Desideri, manie. I demoni che devono sconfiggere. Le paure che devono affrontare.
E ossessione è anche la mia quando, nei momenti in cui sono più presa, faccio fatica a pensare ad altro che non sia "la storia".  La mia quando guardo indietro, intorno, avanti, e l'unica certezza che vedo è che scrivevo, sto scrivendo, scriverò.

Spietatezza. Racconto quello che deve succedere, quello che i personaggi si "tirano dietro" con le loro azioni. Niente lieto fine forzato. Niente salvataggi inverosimili. Nessun compromesso per edulcorare quello che accade. Chi deve soffrire soffre. Chi deve morire muore. Soffro con loro, se può consolarli (no, in genere non li consola). Realismo, anche nel fantastico.

Tessa Afshar, on writing conflict #writetip

Ironia. Il problema di tanti romanzi? Che si prendono troppo maledettamente sul serio. La vita è anche ironia. Amo i personaggi che possono aggiungere un po' di follia, di imprevedibilità, che possono dire la cosa sbagliata al momento peggiore. La vita è anche questo, accidenti! Un po' di sana ironia è un'arma potente, che spesso trafigge più a fondo delle "storie serie" così cupe e ampollose e piene di impegno.
Che poi: tutto questo non vuol dire che non possa/voglia scrivere "storie serie", che non ci metta sentimenti, drammi e problematiche "profonde" (e non è che "le metta" a tavolino - orrore. Vengono fuori da sole, com'è giusto che sia); vuole dire che una storia "seria e basta dall'inizio alla fine" mi fa dormire. Insomma, grazie, ma no grazie.

mercoledì 23 gennaio 2013

Videoclip: Amorphis - You I need

Per festeggiare la notizia (letta qualche giorno fa qui) che i miei adorati finlandesini Amorphis faranno uscire un nuovo album, Circle, il 19 aprile, oggi il videoclip che propongo è quello di una delle loro (tante) splendide canzoni recenti. La band ha una storia di ormai oltre vent'anni, attraverso molteplici incarnazioni, dal death metal degli esordi agli accenti progressivi recenti, non privi, qua e là, di qualche richiamo settantiano nei suoni. In ogni veste, gli Amorphis hanno sfornato ottimi album: per quanto mi riguarda, vi cito Tales from the Thousand Lakes tra i più vecchi, dove già emergeva il lato folk che la band ha sfoggiato spesso per tutta la carriera (i loro testi sono fortemente influenzati dal poema epico finlandese Kalevala); Elegy e Tuonela per l'era Pasi Koskinen alla voce; e... be', tutti quelli realizzati con il magnifico Tomi Joutsen come cantante. Dati per finiti anni fa, gli Amorphis hanno trovato nuova ispirazione con l'ingresso di Tomi ed Eclipse, Silent Waters, Skyforger e The Beginning of Times sono un poker d'assi, quattro album che ascolterei all'infinito. Se il prossimo continua la serie, comincerò a dubitare della natura umana di questi ragazzi. A forza di narrare leggende e miti, devono essere stati toccati da qualche divinità.
Perciò, fate i bravi: ascoltateli se già non li conoscete. Partite da qui: in attesa del disco nuovo e del prossimo tour - sì, io sarò la pazza in prima fila -, vi propongo il singolo del precedente The Beginning of Times, 2011: You I need, che potete vedere anche su Youtube se lo schizofrenico Blogspot decide che non gli va di incorporarlo qui sotto. Enjoy!

I was born as all the world here was born
As tones, words and stories of the primeval song
I need no bow, I need no sword
My kingship’s known to gods
Let their song go on

I need you to be the guide
The mirror to the sky and sea
Portray all above and below
The gate of life and death

The sea of my loneliness
It needs to have a sky
To go with my story
I also need to have your words

Like a king has his moon
A queen has her sun
To make the song go on

Make the song go on
The creator of gods
Make the song go on and on
On and on

Be my guide of life and death

lunedì 21 gennaio 2013

Essere scrittori

3 parole per il 2013

Non volevo partecipare, a questa puntata di Scrivere nel 2013. Perché molte delle domande che pone Daniele nel suo post richiedono risposte complicate. A volte dolorose. A volte richiederebbero considerazioni da mantenere private, ancora. E perché certo, mi fa sentire immensamente presuntuosa dire "sono una scrittrice". Scribacchina, diciamo sempre io e le Ineffabili Socie; forse perché un termine così serve a buttare giù dal piedistallo le Muse, a ricordarsi l'indispensabile umiltà, a rammentare che scrivere crea forse Arte, ma ha bisogno di solido Artigianato.

Ma.

Ma continuavo a rigirarmi questo post in testa. Perché la verità è una: scrivere è l'unico punto fermo nella mia vita da una quindicina d'anni. Da metà del tempo che ho passato su questa Terra, in pratica. Se considero solo gli anni in cui si ha coscienza di sé, ovvero elimino la prima infanzia, è più di metà della mia vita.

Bella cosa?
Sì.

Sempre bello?
Sì. Anche se fa male. A volte fa davvero male. Ma farebbe peggio, se così non fosse. Saprei meno cose, sarei meno cose, se non scrivessi. Di sicuro, sarei molto meno sana di mente di quel (poco) che sono. E forse, se non fossi una scrittrice, o scribacchina, avrei rinunciato tanto tempo fa al desiderio di pubblicare e condividere le mie storie. Perché è vero: pubblicate o no, a queste storie non rinuncerei. Scriverei comunque, perché farebbe ancora più male soffocare le voci dei personaggi, mutilarli. E a volte penso che è a loro che devo tutto, è per loro che ho il dovere di andare avanti, e affrontare tutta la fatica, le ore spese, i tentativi, le frustrazioni, lo studio, le ansie. Ai personaggi che mi accompagnano, sempre, e commentano e girano per casa e mi picchiano un dito sulla spalla. Chiedono di vivere, hanno il diritto di vivere, perché hanno dimostrato più volte di avere esistenza propria. Non scrivere, lasciare le loro storie a metà, arrendersi, equivarrebbe per me a commettere un omicidio.
Detto questo, certo, scrivo per me, scrivo per loro, ma la speranza è quella di condividere queste storie, un giorno, con le persone là fuori. I "lettori". Perché tenerle nel cassetto, quelle storie, è come avere un grido che non può erompere perché sei stato imbavagliato. Soffoca.
E poi ci sono le eterne domande: ma valgo abbastanza? Posso farcela? Insomma, sono una scrittrice o mi sento così e basta?
Non credo che sarò mai abbastanza sicura di me stessa da non pormi questi dubbi, e certo, si può sempre, sempre, sempre migliorare. Ma the true novelist is the one who doesn't quit, diceva John Gardner. E io ho deciso di non mollare.

I'm a writer.

E così eccomi qui. A rispondere alle domande di Daniele:

Che cosa stai facendo per la tua scrittura? Scrivo. Leggo. Studio scrittura creativa. Nullo die sine linea, insomma.

Che cosa stai facendo per essere scrittore? A parte quello che ho già scritto come prima risposta? Mi informo. Chiedo. Propongo. Sbatto la testa contro infiniti muri finché riesco ad abbatterli (questa metafora è di Socia Ale <3)

Chi sa che scrivi? Tutti quelli che mi conoscono. Anche quelli che forse preferirebbero che non li stressassi così tanto con questo argomento ^^

Dove scrivi? Principalmente a casa, al mio scrittoio, ma anche in giro sui mezzi pubblici, al bar, ovunque mi capiti, come spiegavo l'altro giorno.

Quanto scrivi? Non tanto quanto vorrei, ma direi abbastanza. Non riesco a sfornare un libro al mese come fanno altri, e direi: meno male. Un romanzo ha bisogno di crescere con i suoi ritmi, di cura, di attenzione, di meditazione. E oltre alla "prima stesura" va calcolata un'infinità di tempo per le infinite revisioni. Ma mi sono fatta le ossa con romanzi e racconti e sono soddisfatta perché finisco quasi sempre quello che comincio. E quasi tutto quello a cui ho rinunciato è solo in stand by; ho mollato solo quello che non valeva la pena creare.

Quante storie hai concluso lo scorso 2012? Uhm. Il 2012 è stato un anno atipico, per me. Sono stata assorbita da multiple revisioni, soprattutto. Però ho iniziato un romanzo nuovo, e ho una prima stesura abbozzata per tre quarti, ma in coppia con una delle Ineffabili, e fremo per finire entrambi.

Quante hai in mente di scriverne quest’anno? Almeno finire queste due sarebbe l'ideale. Ho un racconto che devo concludere. E poi, di nuovo, multiple revisioni che attendono di partire.

Hai iniziato a scriverne qualcuna? O stai ancora tergiversando? Sto scrivendo, sto scrivendo! Ho persino la To Write List, questo mese!

È in ordine il tuo blog? Ehm. Non devo giudicare da sola... Io ci trovo tutto ^^' Ma per me ordine è un concetto flessibile e relativo.

Hai un blog, almeno? Be', questo su cui scrivo. Oltre a girovagare su svariati social network, che trovate elencati in alto a destra.

Hai mai spedito una tua opera a un editore? Ennemila volte.

Hai mai vinto un concorso letterario? Vinto no, sono stata selezionata alcune volte; l'ultima per l'antologia Caduti, con un racconto che è tra i miei preferiti, di quelli che ho scritto (non è per essere presuntuosa, sto solo dicendo che a me piace. Starebbe sul mio personale podio, se dovessi valutare le mie storie brevi). Nel 2012 non ho partecipato a nessun concorso.

Qualcuno ha mai letto le tue storie?
Oh, yes. Le Socie le hanno lette quasi tutte, comprese quelle in fieri. Una selezione ristretta di amici e parenti ha letto i racconti brevi e alcuni dei romanzi inediti. A parte ovviamente editori & addetti ai lavori, solo alle persone cui tengo chiedo "Ti va di leggere questo manoscritto?" Non tutti comprendono l'importanza che ha per me questo gesto - e il confronto che ne deriverebbe poi -, ma sono fortunata ad avere le Socie, e non solo loro, che sanno. E capiscono.

sabato 19 gennaio 2013

In questo periodo

... Aspetto (sai che novità).
... Faccio. Un mare di cose.
... Mi arrabbio. Con me stessa quando mi distraggo invece che proseguire spedita come dovrei.
... Riscopro. I Dream Theater, da una settimana o giù di lì. un po' perché piazzo iTunes random e quando capita un brano che mi colpisce seleziono il gruppo in questione e lo rispolvero per bene. un po' perché periodicamente Socia Vale li riposta on line e allora mi riprometto (per la ventordicesima volta) "ok, a parte Images & Words e Awake, diamo una chance a quelli recenti". Dei quali però, spesso, salvo alcune canzoni, mentre dormo durante le altre. Vabbe'.
... Vado su e giù. Come umore, concentrazione, progetti. (Se vi chiedete cosa significhi che un progetto va "su e giù", be', tenete presente questo:
Ecco. Non ricordo la fonte dell'immagine, purtroppo. Ma il concetto è: in questo momento saltabecco da una fase all'altra senza fermarmi. Peggio delle montagne russe.)

... Scrivo. oscillando nell'arco di mezz'ora dal "non ce la farò mai a dare al progetto M. una forma accettabile, è un guazzabuglio inverecondo e non ho idea di come cavarmela" al "però il mio Protagonista Coglione è interessante! Però lei mi piace, anche se mi dà un sacco di grattacapi! Però in fondo non è male questa idea!"
... Cambio idea. Un milione di volte. Del tipo, tre minuti fa pensavo "no, oggi sul blog non posto niente".
... Bevo caffè. Tanto. Ma tanto tanto. Una moka da tre appena sveglia. Una quantità indefinita di caffè nel resto della giornata. Ci sono i gruppi per "Caffeinomani Anonimi"? Probabilmente no, visto che il nome sembra uno scioglilingua.


... Parlo con le persone. Amiche che non vedevo da tempo, con le quali poi scopro di avere esperienze comuni a tal punto che è quasi inquietante.
... Mi stupisco. Di quello che ho fatto e di quello che ancora devo fare. Delle parole che mi dicono le persone. Per la serie "ma davvero pensi questo di me? Non ci credo". Che volete farci, se qualcuno mi insulta accuso il colpo, se qualcuno mi fa un complimento la mia reazione spontanea in genere è "AHAHAHAH. Divertente."
... Progetto. Programmo. Spero. Accumulo. Elenco.
... Fremo. Per la voglia di sapere, di scoprire, di vivere ciò che mi attende. Per un'invincibile paura che, però, bisogna ignorare. Vivere giorno per giorno: quant'è dura accettarlo.
... Aspetto, appunto. Come sopra.

Una canzone-simbolo di questo periodo? Here you are:

There was no time for pain, no energy for anger
The sightlessness of hatred slips away
Walking through winter streets alone
He stops and take a breath
With confidence and self-control

I look at the world and see no understanding
I'm waiting to find some sense of strength
I'm begging you from the bottom of my heart to show me understanding

I need to live life like some people never will
So find me kindness
Find me beauty
Find me truth
When temptation brings me to my knees
And I lay here drained of strength
Show me kindness
Show me beauty
Show me truth

The way your heart sounds makes all the difference
It's what decides if you'll endure the pain that we all feel
The way your heart beats makes all the difference
In learning to live
Here before me is my soul, I'm learning to live
I won't give up till I've no more to give (...)

Once you're touched you stand alone to face the bitter fight
Once I reached for love and now I reach for life

Another chance to lift my life
Free the sensation in my heart
To ride the wings of dreams into changing horizons
It brings inner peace within my mind,
As I'm lifted from where I've spilt my life
I hear an innocent voice
I hear kindness, beauty and truth

The way your heart sounds makes all the difference
It's what decides if you'll endure the pain that we all feel
The way your heart beats makes all the difference
In learning to live
Spread before you is your soul, so forever hold the dreams within our hearts
Through nature's inflexible grace
I'm learning to live

venerdì 18 gennaio 2013

Questione di habitat

Stamattina ho deciso di farvi venire fame.


Stavolta no, la tazza non è mia (ovvio: è una tazzina normale). In realtà, lo scopo di questo post non è informarvi che le frolle con la Nutella sono una di quelle cose che se me ne regalate un cesto lo apprezzo più dei mazzi di fiori (ma, nel caso, sappiatelo). Né confermarvi la mia già conclamata caffeinomania. Sto piuttosto rimuginando sui luoghi ideali per la scrittura, grazie al post dell'Ineffabile Socia Sam (la Dea, la Regina, la mia Ispirazione) sulla stanza speciale dove scrivere, nonché a quest'altro post di Alessandro. E grazie, anche, all'ormai noto aneddoto su J.K. Rowling che scriveva al pub, e alla mia invincibile nostalgia per qualsiasi Starbucks abbia frequentato, dove adorerei bivaccare mentre armeggio con notes e portatile.

Insomma, avrei potuto mostrarvi il mio scrittoio e descrivervi per benino il mio antro. Se non fosse che il disordine in cui versa è tale che sarebbe difficile distinguere uno scrittoio sotto tutto il resto, perciò prima mi metto di buzzo buono e lo riordino (AHAHAH!), poi qualche foto gliela farò. Forse. Un giorno o l'altro. Quando oserò mostrarvi il mio rifugio. In futuro. Le possibilità sono infinite. Mai dire mai.
I posti in cui scrivo, d'altronde, sono anche altri. In realtà, ovunque possa avere con me la borsa, in cui è sempre presente il fedele notes di turno. Aerei, treni, oppure le panchine, quando magari ho un po' di tempo da riempire prima di un impegno. Ma anche mentre sto camminando, se mi viene un'idea: allora mi fermo di botto, in mezzo alla strada, e ohmmiaddeadevosegnarmelosubitosennòpoimeloscordooo! E, in effetti, un posto in cui mi piace stare è proprio al bar. Qualsiasi bar, in caso di emergenza; i miei locali preferiti, se posso scegliere.
Allora caffè, o cappuccino, o cioccolata calda, o frappè, insomma, qualsiasi cosa suggerisca la stagione e il mio desiderio. E magari un dolcetto. Ed eccomi a sfoderare carta e penna e, lontana dalle distrazioni di internet, della nuova puntata della serie x da guardare, degli improvvisi lampi di ehi, ma non dovevi fare questo e quest'altro? Te ne sei scordata, rimedia prima di dimenticarti di nuovo di... ehm... nevermind; dicevo, lontana da tutto questo, qualche scenetta salta fuori. Oppure mi organizzo per bene e, se so che il gestore del bar prescelto consente, mi porto dietro il piccino, ovvero il netbook, e mi piazzo con quello a un tavolo, aiutata dall'iPod nelle orecchie a farmi da scudo. In qualche caso, il metodo si è rivelato davvero utile per sbloccarmi in un punto dove mi ero incagliata. E voi, ci avete mai provato? O essere osservati e fuori dal vostro habitat naturale vi blocca? Io sarò impacciata, timida e problematica in mille modi, ma quando si tratta di scrivere so anche tirar fuori la faccia di tolla e sbattermene altamente se c'è qualcuno intorno a me che mi fissa strano.
Tanto la gente lo fa spesso in ogni caso.

mercoledì 16 gennaio 2013

Le canzoni della mia vita #1: Blind Guardian, Bard's song (in the forest)

Tempo fa Michele Greco aveva postato una sua classifica di canzoni significative: o meglio, le tre più significative per lui. L'argomento mi è rimasto in mente, pur intuendo al primo istante che no, non sarei proprio in grado di ridurre la gigamassa di brani che mi hanno stravolto la vita, mi girano in testa al momento in cui mi serve una spinta, mi fanno da colonna sonora, mi ispirano e hanno per me qualcosa di importante da dire... a soli tre pezzi. Spiace: ho rimuginato, ho tentato, ma è inutile. Anche perché ci sono canzoni che sono e resteranno sempre saldamente nella lista, e altre a cui sono molto affezionata perché sono state fondamentali per un certo periodo della mia esistenza, simboli di alcuni anni, di una fase particolare, ma non sono tra le mie preferite in assoluto.
Quindi, me la cavo così: non una classifica, ma una serie di post, con tanto di bravo tag, dove di volta in volta segnalerò un brano ripescato dai miei ricordi.
Pronti? Via.

La scelta di quale pezzo segnalarvi come primo fra tutti quelli che faranno parte di questa "rubrica" è scontata e doverosa. Una delle mie canzoni-manifesto: quelle che si accordano alla mia filosofia, alla parte più profonda di me, in modo perfetto, quasi-mistico e anche doloroso. Il brano forse più famoso di uno di quei gruppi che non potete toccarmi, se ci tenete alla vita... ehm. Vabbe', se voglio posso anche essere obiettiva, in questi casi. Ma perché dovrei?
Deliri a parte, sto parlando dei Blind Guardian, adorabili crucchi dal senso dell'umorismo piuttosto peculiare, fanatici di Tolkien, leggende e fantasy prima che andasse di moda, autori di alcuni dei dischi più belli mai concepiti da mente umana - o forse, in effetti, loro sono divini. Parlo, per esempio, di Nightfall in Middle Earth, che DOVETE sentire e adorare, ma anche di Imaginations from the other side; e, personalmente, amo molto anche il controverso (poiché insolito, ma se non avete le orecchie piene di prosciutto non potete non coglierne la grandezza) A night at the opera, o il più recente At the edge of time (che ha dei brani niente affatto male). E come non citare Somewhere far beyond, più grezzo - risale al '92, prima dei capolavori IFTOS, '95, e NIME, '98 -, ma bellissimo? Vi dice niente, ora, il sottotitolo del mio blog? ;-)
Proprio da SFB viene la canzone che vi propongo oggi, ovvero la meravigliosa Bard's song (in the forest) (c'è anche una Bard's song (The hobbit). Sì, prima di Peter Jackson). La Bard's song che vi propongo è quella che, a ogni concerto, il pubblico canta come un inno, un favoloso brano acustico che racchiude tutta quella quella che è la filosofia di cantastorie dei Blind Guardian. E, se leggerete il testo, dice anche molte cose che sento mie.
Ci sono più versioni della canzone, quella del '92, che potete ascoltare a questo link, e una leggermente modificata che risale a tempi più recenti, e che potete invece sentire cliccando qui oppure nel video qui sotto. Nel 2011 il gruppo l'ha riregistrata in chiave orchestrale; e vi lascio anche la versione live, presa dal dvd ufficiale Imaginations through the looking glass, per farvi partecipare dell'atmosfera che si crea quando un'intera arena unisce voci e passione per pochi, indimenticabili minuti.
Perché questo testo è così importante per me? Perché, che si parli delle canzoni dei bardi, delle storie intorno al fuoco o dei romanzi, qui c'è tutta la magia della narrazione, del "c'era una volta", l'incantesimo che si crea quando le parole cancellano la realtà e la sostituiscono con una nuova. Ed è splendido, malinconico, emozionante; dolcissimo e amaro allo stesso tempo. E, nonostante passino gli anni, nonostante già da tempo scrivessi, quando ho conosciuto questa band, non posso scordare che il momento in cui davvero ho saputo che sarei stata una scrittrice è legato alla loro musica in generale, e a questa canzone in particolare.

Now you all know the bards and their songs
When hours have gone by I'll close my eyes
In a world far away we may meet again
But now hear my song about the dawn of the night
Let's sing the bards' song

Tomorrow will take us away far from home
No one will ever know our names
But the bards' songs will remain
Tomorrow will take it away
The fear of today it will be gone
Due to our magic songs

There's only one song left in my mind
Tales of a brave man who lived far from here
Now the bard songs are over and it's time to leave
No one should ask you for the name of the one
Who tells the story

Tomorrow will take us away far from home
No one will ever know our names
But the bards' songs will remain
Tomorrow all will be known
And you're not alone
So don't be afraid in the dark and cold
'Cause the bards' songs will remain
They all will remain

In my thoughts and in my dreams
They're always in my mind
These songs of hobbits, dwarfs and men
And elves
Come close your eyes
You can see them too

   

martedì 15 gennaio 2013

Serie tv - Big Bang Theory 6x13, How I Met Your Mother 8x13, Once Upon A Time 2x12

In modo assolutamente non spoiler-free, qualche parola sulle ultime puntate delle serie tv che seguo.

Big Bang Theory. C'è una cosa che mi ha sempre dato un po' fastidio, in questa serie - e non solo: ovunque si parli di "nerd" e si mostrino personaggi appassionati di fumetti, videogiochi, Signore degli Anelli e così via. Il fatto che, invariabilmente, ci sono i maschi intelligenti, sfigati, dediti all'uso di un linguaggio incomprensibile ai "normali" per parlare delle loro fissazioni, e le ragazze, che, comunque vengano rappresentate - belle, brutte, simpatiche, stronze, gentili, arpie -, non si filano manco di striscio i suddetti fumetti, videogiochi eccetera. Io non so se definirmi nerd e nemmeno mi interessa, perché le etichette mi stanno strette; ma so che parlare di Star wars, di Dylan Dog o di Avengers non mi sembra affatto "roba da sfigati", e che, potendo, spero proprio di andarci, al prossimo Lucca Comics, e poi chissà, un giorno anche al Comic-Con di San Diego e così via.
In questo episodio, i maschietti, Leonard, Sheldon & co, se ne vanno a una convention vestiti da personaggi di Star Trek, mentre le ragazze, Penny, Bernadette e Amy, si mettono a leggere fumetti per capire cosa i rispettivi compagni ci trovino. Concludendo che sono irrimediabilmente stupidi. Ok, dopo finiscono impelagate in un'infinita discussione sul martello di Thor (lo so, sembra un doppio senso sconcio, e considerato il Thor cinematografico ci sarebbe ogni ragione), ma cavoli, piantiamola con queste rappresentazioni sessiste. La puntata è carina, ok, ma... questo rospetto ce l'avevo in gola e volevo sputarlo ^^


How I Met Your Mother: il pericolo "Ted che per la trecentomillesima volta la mena perché è innamorato di Robin" è solo sfiorato, per fortuna. La sua fissazione è infatti diluita, nel corso dell'episodio, e non troppo calcata. Mentre Robin e Barney, ora fidanzati, affrontano il terribile padre di lei - storyline potenzialmente interessante, ma non molto approfondita, tutto sommato: nemmeno si vede, come Barney riesce a convincerlo a parlare con la figlia -, è Lily che aiuterà Ted a buttar fuori quello che prova, e di cui si vergogna. Non prendendolo a sberle come tutti noi vorremmo, ma confessando, in un momento molto umano, il proprio, orribile desiderio: fuggire dalla fatica e dai doveri di madre. Lily che, nonostante l'amore per il figlio, è sull'orlo delle lacrime per lo stress del lavoro, della maternità, perché non ha più tempo per dipingere, è un momento breve ma toccante nell'arco della puntata. E alla fine si svela qualcosa di più su come Ted incontrerà la famosa "mamma"... Ho letto però che, anziché essere questa l'ultima serie, lo show è stato rinnovato per altre due stagioni. Ok: è un telefilm che ho adorato e che ancora amo, nonostante qualche calo di qualità. Però... seriously, altre due stagioni? Altre due stagioni senza sapere chi sarà la benedetta mamma? Ecco, per favore: se continuazione dev'essere, che la "mamma" diventi un personaggio e si sfrutti la sua presenza per introdurre un po' di novità.


Once Upon A Time: un episodio così mi fa venire voglia di strangolare gli sceneggiatori. Non perché sia una brutta puntata, ma perché non devono farmi soffrire così! Fuuuuuuuck!
Ok, ci sono qua e là tante piccole cose che mi hanno lasciato perplessa - Belle che, dai libri, impara a rintracciare la "bestia" che sta cercando, nel flashback, può starci, anche se mi chiedo dove abbia imparato il cinese, o quello che sembra tale; la storia del nodo perso da Hook già ci sta un filino meno; e Dreamy/futuro Grumpy che le consiglia di andare in caccia del mostro come se fosse una scampagnata? Meno male che le è riconoscente, se l'avesse detestata che le avrebbe detto di fare?... E così via -, ma, nel complesso, sarà per via del mio Rumbelle-centrismo, ho seguito la puntata con estremo interesse. Per fortuna, Belle non viene trasformata in una guerriera da zero, ma resta sempre l'eroina coraggiosa che, però, usa il cervello e non la forza e la spada; e adoro vederla con Rumple/Gold. Ok, tende a fare il grillo parlante, ma, per quanto mi riguarda, qualsiasi cosa pur di vedere un lieto fine per i miei due personaggi preferiti! Riesce davvero a tirar fuori quel che c'è di buono in Rumple, e a farmi sperare nonostante lui non perda il suo amore per i metodi spicci e i suoi scatti di violenza. E anche se ho insultato Belle per come si è cacciata nella tana del lupo, ovvero sulla nave di Hook, quando gli tiene testa ero pronta a sventolare i pon pon.

Sei gnokko, ma ti odio!!!
Belle riesce anche a liberare il vero Grillo, Archie, così che, dopo una sola puntata, Regina può venire scagionata (come la troveranno, però, per dirglielo?) e tutti ora sanno che Cora è a Storybrook. Considerato che a volte i "buoni" sono stati proprio stronzi con Regina (no, Henry, piccolo, non ti salvo anche se sei pronto a far notare "Lo sapevo!" quando risulta chiaro che lei è innocente), sono ben felice che Emma & Co. si rendano conto di quanto si siano sbagliati, nei suoi confronti; il problema è solo uno, ovvero che è molto facile far virare l'attuale situazione al tragico. Regina farà qualche sciocchezza? Ci saranno altri fraintendimenti?
E soprattutto: il finale! NNNOOO! Non mi possono concludere così la puntata! Se non si risolve... se non ci mettono una pezza... non perdonerò mai a Hook quello che ha fatto! E adesso ho una voglia pazzesca di vedere come si continua - anche perché, ehilà, mi sa che l'ex di Emma finalmente s'è fatto vivo: sarà davvero Bae? - e invece tocca attendere una settimana! Argh! Ecco perché strangolerei gli sceneggiatori. Perché il finale è doloroso, scioccante... drammaticamente perfetto. Not fair! Essere bastardi con i personaggi più belli è divertente - e fino a un certo punto -solo quando si è gli autori, non quando si assiste impotenti a sofferenze e tragedie!

lunedì 14 gennaio 2013

3 parole per il 2013

Da questo post di Romina sono venuta a conoscenza dell'iniziativa di Penna Blu chiamata Scrivere nel 2013, una serie di articoli dedicati alla scrittura e agli obiettivi, alla crescita, al percorso che ci si pone per questo nuovo anno. Non semplicemente un elenco di "buoni propositi" in stile Capodanno, ma riflessioni, domande, punti di vista da prendere in considerazione con concretezza. E sebbene non prometta di partecipare a tutte le iniziative che nel corso dell'anno andranno sotto questa etichetta, senza dubbio accoglierò gli spunti che mi colpiranno di più per parlarne qui. Con il doppio obiettivo che, per me, è sempre valido ogni volta che apro Chrome per postare qualcosa su questo blog: scrivere per vedere cosa penso (non è uno scherzo: mettere in ordine i pensieri per renderli comprensibili agli altri li rende anche più chiari e organizzati per me, estraendoli dal magma caotico che è la mia testa) e scrivere per confrontarmi con chi capiterà da queste parti e avere così un arricchimento, scoprire nuovi punti di vista e gettare magari una luce nuova e diversa su ciò che mi interessa.

3 parole per il 2013

Il primo dei post di Penna Blu è 3 parole per il 2013. Sintetizzare con tre vocaboli obiettivi, punti deboli da correggere, sfide da superare quest'anno, sempre, com'è ovvio, dal punto di vista "scrittorio". Da scribacchina, insomma. Daniele di PB pone la questione sia dal punto di vista della scrittura vera e propria, sia da quello dei traguardi da raggiungere, e suggerisce diverse domande su cui meditare per capire quali sono le "tre parole" (chi commenta "sole cuore amore" si prepari a essere trafitto dalla mia spada, senza pietà). Io ho riflettuto, ho ponderato, ho vagliato... ma chi prendo in giro? Sono tornata sull'argomento in modo del tutto random, tra me e me, ho deciso, ho scordato, ho scelto, ho ri-scelto, e, insomma, in sintesi il risultato, con tre c, è:

Concentrazione. Appunto. Focalizzarsi solo su quello che sto facendo al momento, non "ehi, aspetta, una notifica, oh, ma quella scena com'era? Però potrei aprire anche quell'altra storia, ah, ecco un'idea per un'altra ancora... 'fanculo, guardo Scrubs e poi ah già ho dimenticato di fare quello e quell'altro e... giusto!, devo ancora controllare Tumblr, uh, chissà se c'è posta". Ecco. L'idea è di sfruttare il sistema TWL, la To Write List. E il Write or Die, che non uso da un po'.

Curiosità. Sperimentare qualcosa di nuovo. Idee, stili, mescolanze. Applicarmi nel provare tecniche, nello studiare tecniche. Provare, insomma, a stupirmi e a migliorarmi, sempre di più. Non so ancora prevedere dove mi condurrà questo "sperimentare", ma lo scoprirò. Terrò le antenne dritte, insomma.

Coraggio. Ecco una parola importante. Coraggio per difendere le mie idee, coraggio per metterle in discussione e accogliere quelle altrui. Coraggio di ascoltare e di farmi sentire. Coraggio di essere ciò che voglio essere. Coraggio di affrontare la novità, la pressione, i contro dei sogni che ci si immagina sempre e solo come pro. Coraggio di godersi il bello e di lasciarsi scivolare addosso il brutto. Mi aspetta una bella sfida, quest'anno, cerco di immaginare come sarà, ma solo vivendola lo scoprirò davvero. E io voglio affrontare questa sfida al massimo delle mie capacità, al massimo della mia forza. Man mano, quando potrò e sarà opportuno, vi racconterò come andrà.

Why yes, I am continually formally intellectually dramatically writing humorously, emotionally, passionately, and persuasively. ;) [Great poster to give visuals to descriptions]

domenica 13 gennaio 2013

Domenica

Di raccoglimento - meditazione, tentativi di scacciare i pensieri peggiori, domande e dubbi.

Di fantasie - su tante, tante cose, che devono accadere, che chissà come saranno, che accidenti è meraviglioso, e che però, fa anche paura, e che... keep calm.

Di paure - nonostante tutto.

Di programmazione - cosette da fare, post da scrivere, commissioni, incombenze, mail eccetera eccetera.

Di scrittura - oggi sì, devo affrontare una scena tosta che più tosta non si può, per il progetto M. E vorrei provare a buttar giù una scaletta per un certo racconto che mi è stato chiesto. E a meditare su quel familiare formicolio che preannuncia le idee per i romanzi, e che da un paio di giorni resta in sottofondo nel mio cervello. Uhm...

Di voglia - voglia di proporre, provare, produrre. Affrontare la settimana.

Di attese - con la determinazione a prendere un respiro profondo e lasciare che il tempo scorra. Tanto non si può comandare. Forse - ma proprio forse - un pochino sto imparando a "rosolare" di meno nelle ansie, a prendere le cose quando vengono. Uhm. No, ok, sono sempre piena di ansie, ma almeno ci provo. Provo, insomma, a godermi il viaggio, anziché pensare solo alla meta. Anche se i "mah", i "chissà", i "non vedo l'ora", gli "speriamo" sono sempre lì.

Di malinconia - insidiosa, quando viene fuori a tradimento.


On air:
Three Days Grace, Someone who cares


giovedì 10 gennaio 2013

Non dirmi così

Non credo che questa diventerà una rubrica, come quelle di Romina (che per l'ordine e la costanza meriterebbe sì un panegirico); io sono molto più costituzionalmente random e le mie "rubriche", come quella dedicata ai videoclip o alle cover, spuntano fuori ad cazzum, ovverosia quando mi va/me ne ricordo/mi capita lo spunto/non so cos'altro programmare un certo giorno. In barba ai consigli che vorrebbero la ricorrenza regolare degli argomenti come un buon modo per attirare visitatori; venghino signori venghino, qui invece provate ogni giorno il brivido dell'inaspettato. Ecco, sì, mettiamola così.

Comunque, dopo essermi persa in svariate righe di presentazione inutile, il nocciolo del post è: ci sono espressioni che, appena le leggo in un libro, mi fanno venire voglia di chiudere il volume e lanciarlo dalla finestra. Impulso pericoloso se sto leggendo un ebook sul Kobo o, peggio, sullo schermo del notebook.
Perché dico questo? Perché sono espressioni trite. Noiose. Oh, lo so, in questo rientra anche una buona dose di gusto personale: non dubito di lasciarmi sfuggire anch'io dei cliché a volte, anche se durante le millemilaoddeahnonnepossopiù revisioni cerco di ucciderli tutti. Né dubito che ci siano cliché che tollero meglio rispetto ad altri. Anyway, tra questi modi di dire che detesto con tutta l'anima ci sono, per esempio, stampato in volto (sarà che l'ho visto usato troppe volte in troppi libri orripilanti). O anche le lacrime le rigavano le guance ed espressioni similari, almeno se nel contesto di Marysuaggine con protagoniste che frignano ogni piè sospinto (facendomi venire voglia di schiaffeggiarle con violenza, altro che consolarle o ribadire manosutuseicosìstraordinaria come fanno in genere i personaggi che le circondano).
Rise sguaiatamente è un'altra frase incriminata. In genere lo fa il Kattivo. Il tipo di Kattivo che meriterebbe di essere preso a borsettate da una vecchietta imbufalita, altro che fermato da eserciti e audaci compagnie di avventurieri. E non sto a ribadire la mia idiosincrasia per l'avverbio completamente usato come inutile rafforzativo ("era completamente coperto di sangue" - "coperto" già rende l'idea! "Era completamente aperto" - e usa spalancato, no? Argh.)
Meglio poi che non inizi a elencare i veri e proprio orrori - parole usate con significati sballati, tempi verbali mescolati in modi che offendono l'intelligenza, tentativi di sembrare colti e raffinati che si risolvono in colossali figuracce... in libri pubblicati - di "autori affermati", ma anche di wannabes che si spacciano per grandi incompresi. Anche se, in effetti, un elenco di questi orrori sarebbe irresistibilmente comico, se preso con filosofia. Ma poi avrei la fila di inviperiti che si riconoscono negli esempi che mi aspettano fuori dalla porta per insultarmi, e io non voglio sporcare di sangue il pianerottolo.
O forse non accadrebbe, perché chi ho in mente io mai penserebbe di commettere svarioni linguistici di tali proporzioni. Ma non si sa mai.
In quei casi, comunque, devo fare pausa dalla lettura, riderci su per dominare il tic all'occhio che precede l'impulso al massacro, e ricorrere al massimo dello zen. E a mezzo litro di caffè (waaay better rispetto alle consuete "tisanine") per consolarmi.

Yup.
Sì, una vignetta sul caffè ci sta sempre. QUALCOSA IN CONTRARIO???
Ma quello che detesto di più è il malefico, infestante come un coltello nel burro. Questa espressione l'ho sentita per la prima volta in Commando con Schwarzenegger, per poi leggerla ovunque. Al punto che mi provoca impulsi omicidi e violenti attacchi di misantropia.
Pensateci, la prossima volta. Se vi scoprite a scriverla, state inserendo nel vostro testo una similitudine che pronuncerebbe il cattivo di un film di Schwarzenegger.
Siatene consapevoli e poi usatela di nuovo, se ne avete il coraggio.

mercoledì 9 gennaio 2013

Don't talk to strangers - Dio & Blind Guardian

L'ultima volta che ho proposto un confronto tra originale e cover, ho tirato in ballo i mostri sacri Black Sabbath rivisitati dai Pantera; stavolta, un nuovo grande classico, Don't talk to strangers, uno dei pezzi più belli della carriera solista di Ronnie James Dio, dal seminale album Holy diver. Mi ritengo fortunata ad averlo visto in concerto, e più di una volta, sia come solista, sia come ospite dei Deep Purple, sia, infine, con gli Heaven & Hell pochi mesi prima che si apprendesse della sua malattia. La sua grandissima voce resterà nella storia di oltre quarant'anni di musica, dagli Elf, ai Rainbow, ai Black Sabbath, e poi con la band che porta il suo nome; e non scordiamoci che l'ondata power-fantasy del metal anni Novanta deve moltissimo proprio a Dio, che portava i draghi e le storie fantasy sul palco già da tempo.
A questo link potete dunque godervi la canzone che vi ho citato (1983) in performance live; mentre qui trovate la cover realizzata una quindicina di anni dopo dai tedeschi Blind Guardian (sempre siano lodati), che modernizzano il sound e propongono, a mio parere, una buona versione del pezzo, senza osare troppo (non è raro che stravolgano i braniche coverizzano, ma evidentemente qui vince il rispetto per il mostro sacro, mentre gli sconvolgimenti li riservano alle canzoni leggere e pop). Se Blogspot me lo concede, trovate le canzoni anche qui sotto.


martedì 8 gennaio 2013

Serie tv - ricominciamo: BBT 6x11 e 12, HIMYM 8x10, 11 e 12, OUAT 2x10

Una dopo l'altra, diverse delle serie tv che seguo hanno ricominciato con la programmazione - mentre io ho finalmente iniziato la prima stagione di Doctor Who (e tutti, con sospiro di sollievo: "Era ora!" Eh, lo so. Quando dico "è in lista", è davvero in lista d'attesa) e ho inoltre proseguito un pochino con Being Human Uk (la versione USA per me non esiste). Di entrambe vi parlerò in futuro; per ora, torniamo alle vecchie conoscenze. Occhio agli spoiler...

Big Bang Theory: ho visto di fila l'undicesimo episodio, ultimo di dicembre, e il dodicesimo, primo del nuovo anno. Graziosi entrambi; la stagione mi sembra sia migliorata, rispetto a un inizio un po' insipido. Nella puntata 11, gli autori strizzano l'occhio insinuando un possibile legame tra Amy e Raj - prima di riportarci bruscamente alla realtà; mentre gli altri ragazzi sono impegnati in una sessione di Dungeons & Dragons natalizia e devono fare i conti con i traumi di Sheldon. Nella 12, torna Alex, che finalmente fa capire a Leonard di essere interessata a lui. Ovviamente a causa di Sheldon si scatena la gelosia di Penny e piovono accuse di molestie per tutti e quattro i cervelloni del gruppo... formula ricorrente - Sheldon mette nei guai tutti parlando a sproposito senza rendersi conto della gravità di ciò che dice - e che quindi sa di già visto, tuttavia si sorride lo stesso. Vorrei però che gli autori restituissero un po' di freschezza a una serie sempre carina da vedere, ma ormai un po' stantia e prevedibile.

Il collage viene da http://www.thebigbangblog.com/revision-the-big-bang-theory-6x12-the-egg-salad-equivalency/
How I Met Your Mother: ebbene sì, sono colpevole. Per imprevedibili intrecci e disguidi, solo da poco ho visto le ultime puntate di dicembre, ovvero The over-correction e The final page parte prima e seconda. Tutte dedicate alla coppia Barney-Robin, che ha i suoi fan (io. Ho sempre trovato che avessero feeling) e i suoi detrattori; o meglio, a Robin che non riesce a dimenticare Barney, il quale per una volta non esce con una gnocca, ma con Patrice, l'assistente sovrappeso di Robin. Lei cerca di dimostrare a Patrice che Barney è un seduttore di cui non fidarsi, invano; e quando Barney rivela a Ted di voler chiedere a Patrice di sposarlo, imponendogli di non svelarlo a nessuno... che farà Ted? Ne approfitterà e ci proverà per l'ennesima volta con Robin, o le rivelerà quello che sta succedendo?
E poi... siamo così sicuri che Barney sia onesto? Barney con Patrice, di punto in bianco, già a parlare di matrimonio? Il mio pensiero era "se gli autori non lo giustificano in qualche modo, hanno davvero esagerato, stavolta".
Ma è un trio di puntate, questo, che funziona; e la serie si è ripresa da un inizio mediocre con maggior brio rispetto a BBT. Semplice e chiaro: gli episodi funzionano perché gli strilli di Robin contro Patrice fanno sorridere, perché Barney non perde il suo potenziale di gran personaggio nemmeno quando è preso da una donna, perché, soprattutto, la vicenda amorosa è affiancata dalle peripezie degli altri personaggi, Ted, Lily e Marshall, che, per esempio, nella puntata 10 si trovano tutti e tre chiusi in diversi armadi, a comunicare al cellulare - come mai, ve lo lascio scoprire. L'apporto dei personaggi di volta in volta sullo sfondo irrobustisce la sceneggiatura e alleggerisce le possibili pesantezze date dal rischio-smancerie.
Che Robin e Barney si sposeranno, lo sapevamo dalla fine della settima stagione. Ma il modo in cui ci arrivano... aaaw. Non ve lo rovino, perché mi ha lasciato con un sorrisone e gli occhi a stellina, e se Barney non mi avesse già conquistato da tempo, lo avrebbe fatto in questa puntata 12. Un plauso anche alla colonna sonora del finale, con Let your heart hold fast dei Fort Atlantic, azzeccatissima, non solo per la love story in corso, ma anche per le ultime immagini con Ted che rimane da solo... Io ho l'impressione che quel testo fosse rivolto soprattutto a lui. Il fiuto per la ost è sempre stato un pregio della serie, d'altronde. Plauso anche, infine, alle interpretazioni degli attori, perché Neil Patrick Harris... be', non ha bisogno di presentazioni; e Cobie Smulders (Robin, nonché agente Maria Hill negli Avengers) è stata davvero intensa e vera.
Se volete spoiler ulteriori, beccatevi il video qui sotto (nota: Blogspot si rifiuta di inserirlo, comunque basta cliccare sul link) con la canzone che ho citato; ma, se non avete visto l'episodio, lasciate che vi consigli di godervi invece la scena nella sua interezza... La scelta a voi.
La serie riprende il 14 gennaio con le nuove puntate.

To believe I walk alone
Is a lie that I've been told (...)
Never fear! No! Never fear!
So let your heart hold fast
For this soon shall pass.
There's another hill ahead




Once Upon a Time: decima puntata della seconda stagione e finalmente vediamo approdare Cora e Hook a Storybrooke. Non con tuoni e fulmini, ma in incognito; e mentre nei flashback apprendiamo ciò che accade a Regina quando viene sconfitta da Snow e dal principe, fino a poco prima che si presenti al loro matrimonio (scena mostrato nel pilota), nel nostro mondo ancora una volta qualcuno viene accusato di omicidio, ingiustamente. Stavolta la vittima è il povero Archie/il Grillo, e la presunta colpevole Regina... Il trucchetto è abusato - che sia stata Cora a commettere il fatto è subito ovvio agli spettatori, e, soprattutto, il deja vu è forte - ma la conseguenza è non solo che la povera Regina perde tutto il terreno conquistato sforzandosi di mostrarsi cambiata, ma perde anche Henry, l'ultima persona cui teneva; e, last but not least, ora pensa che ad averla incastrata sia naturalmente Gold/Rumple, il quale per una volta non c'entra nulla... Insomma, situazione intricata (e sorpresina finale che non svelo), e mi chiedo quale sarà la mossa successiva della terribile Cora. Anche se, dal promo, la prossima puntata vedrà invece in azione Hook; e, stavolta, ad andarci di mezzo saranno Rumple e Belle. Mannaggia!
Ho visto volentieri la puntata, soprattutto per la bella interpretazione di Lana Parrilla come Regina, ma l'ennesima innocente incastrata con il girotondo di "le credo/non le credo/è così/o forse no" è un po' troppo; la terza in due stagioni! Anche i poteri magici di Emma sono rischiosi: funzionano da jolly, perché nessuno ancora sa di cosa lei sarà davvero capace, ma, come tutti i jolly, rischiano di trasformarsi in sgradevoli deus ex machina. Vedremo...


lunedì 7 gennaio 2013

TWL... io?

Sgrunt.
Recalcitro, perché, per costringermi a tornare sulla storia in lavorazione - ve ne ricordate? La chiamiamo M. - ho deciso di abbinare bastone e carota.
Per svariati motivi, a novembre e dicembre la mia produzione si è praticamente azzerata. Ok, avevo da terminare una revisione. Ok, un sacco di cose mi hanno piallata e la voglia di concentrarmi sulla scrittura - per tirarmi poi fuori da una storia non impantanata, no, ma di sicuro parecchio complessa - era inesistente.

Scrivere è questione di muscoli - della mente, dell'immaginazione, ma sempre muscoli sono. L'allenamento costante - ovvero il nullo die sine linea, che si tratti di scene di un romanzo, di racconti, di appunti, di post su un blog... - serve non solo a migliorare, ma anche a sconfiggere il sempre insidioso "oggi non ho voglia, oggi non sono ispirato, ma sì, recupero domani". Nein. Io - sempre a rischio procrastinazione & distrazione - sono la prima ad autofustigarmi ripetendo: palle! La voglia ce la metti. L'ispirazione la fai arrivare. Non che sia sempre facile, anzi. Non che io ci riesca tutte le volte. Ma devo riuscirci più volte che posso. La massima dev'essere I write when I'm inspired, and I see to it that I'm inspired at nine o'clock every morning, che ho trovato attribuita a Peter DeVries (ma ho trovato anche la variante di Faulkner, I only write when I am inspired. Fortunately I am inspired at nine o'clock every morning). Di chiunque sia la frase, qualunque sia l'orario che preferite, il succo è quello.

Visto che è molto più facile rompere le scatole agli altri che fare i bravi in prima persona, sono specializzata nel fustigare le Socie per spronarle a scrivere. Stavolta sono io che chiedo di essere fustigata. Ergo, To Write List (definizione che nasce da una rubrica inventata da Gianluca Santini, che consiste nel fissare all'inizio di ogni mese un obiettivo di scrittura da raggiungere nelle successive quattro settimane). Trentamila parole, in gennaio: questo è il mio obiettivo, mille al giorno (con un giorno bonus, visto che il mese ne ha 31). Con un premio se ce la faccio, che aggiunge sprone allo sprone. Socia Sam mi ha esortato a rendere pubblico l'impegno, il che è un'ulteriore spinta. Perciò, ecco il post. Si tratta della mia prima TWL ufficialmente dichiarata, perché in genere tengo per me questi obiettivi e me la cavo o fallisco in solitudine... ma stavolta buttiamoci.

Siamo al sette: il bilancio dei primi sei giorni è quello che vedete nel contatore in alto a sinistra nella pagina, 7854 parole (oggi non mi ci sono ancora messa). Sono un pochino sopra la media, quindi ok. Sono soddisfatta? Ni. Sì perché ho ripreso a scrivere e la storia procede - sgangherata, imperfetta e piena di lungaggini da scorciare, parti da sistemare e dettagli da aggiungere, come tutte le prime stesure, ma procede -, no perché dovrei essere più concentrata e perdermi di meno, ottimizzare il tempo, in modo da produrre ancora di più. Trentamila è un bell'obiettivo, ma non è così arduo: un mese di NaNo ne richiederebbe cinquantamila.

Quindi, sotto con tazze di caffè e di tè, appunti sotto mano, e via, a scrivere.

Sì, mi piacciono le tazze. Lo so, ve l'ho già detto.

sabato 5 gennaio 2013

Fright Night. Quello bello e l'altro.

E finalmente l'ho visto. Il remake di Fright Night.
La trama in poche parole? In entrambi i film: un ragazzo scopre che il suo nuovo vicino di casa è un vampiro e lotta per fermarlo e proteggere amici e familiari.
Da qui in poi, occhio spoiler, naturalmente.


Premessa. Io adoro l'originale Fright Night - L'ammazzavampiri. 1985. Lo guardai per la prima volta da piccola, di straforo - come tutti i miei primi film horror - perché i miei pensavano che mi avrebbero traumatizzato, chissà, magari trasformandomi in una svitata piena di problemi che si veste dark e... ehm. Lo adoro per tanti motivi: nonostante alcune ingenuità in puro Eighties Style, è un piccolo grande film, un gioiellino horror che riesce a unire effetti speciali splatter, brividi e un'efficace ironia, senza che lo humour renda ridicola la storia o i personaggi. E i personaggi, appunto: uno più azzeccato dell'altro. Chris Sarandon (ve lo ricordate come principe Humperdinck nella Storia fantastica? In originale è anche la voce di Jack Skellington/Skeletron in Nightmare before Christmas) interpreta Jerry Dandrige, il vampiro che si trasferisce in città insieme a un servitore/compagno/amico/boh, che, a differenza di lui, può uscire di giorno - e nessuno ha mai capito che accidenti di mostro sia, forse un ghoul o qualcosa del genere. Roddy Mac Dowall, vecchia gloria, è nei panni di Peter Vincent, star di vecchi film stile Christopher Lee & Peter Cushing, attore ormai dimenticato e tanto codardo quanto il suo personaggio, l'ammazzavampiri, è impavido; la coppia di adolescenti Charlie e Amy, interpretati da William Ragsdale e Amanda Bearse, che per una volta riescono a non essere irritanti, perché sono ragazzi normali, non stereotipi ambulanti; e, soprattutto, il mio preferito, Stephen Geoffreys (diventato poi attore di film porno gay) nei panni di Evil Ed - "Fiele" Ed, in italiano -, dalla risata stridula, il tipo strano, outsider, piccoletto e migliore amico di Charlie, che ruba la scena a tutti e diventa quello che rimarrà indelebilmente il mio vampiro cinematografico prediletto. Potere dei traumi d'infanzia? Forse. Fatto sta che questo rientra nei miei "minuti cinematografici preferiti" - no, non cercate di ragionare con me: amo questo film, punto e basta. Non è un caso se ne ho parlato nella nota a Goodbye to romance, il racconto che ho scritto per l'antologia I vampiri? Non esistono..., dove il "succhiasangue" è il vicino di casa della protagonista proprio in omaggio a questo film. E Evil Ed ha di sicuro influenzato anche l'aspetto e alcune caratteristiche di uno dei miei personaggi in una storia che, un giorno, vi farò leggere.
Insomma, leggere Dracula mi ha spinto a cercare i saggi sul folklore e le credenze in merito ai vampiri. Fright Night però è stato il mio primo, indimenticabile incontro con queste creature - quand'erano ancora "i cattivi".


Scontato che pensiate, a questo punto: ecco, ora stroncherà il remake perché è troppo affezionata all'originale, così come i fan dei romanzi di Tolkien cercano il pelo nell'uovo quando guardano i film...
... Ma no. Cercherò di separare il più possibile i due film, perché - proprio come quando giudico opere tratte da romanzi - ogni creazione artistica fa storia a sé e va vista prima di tutto libera da paragoni; solo poi i confronti arricchiscono il giudizio. Tanto più che, nonostante i mille dubbi all'annuncio del remake in lavorazione, quando l'ho visto ben recensito in giro, mi sono detta magari ne vale la pena. Per un motivo o per l'altro l'ho visto solo da poco, e non quando è uscito; ma ho affrontato la visione senza pregiudizi.
Detto questo, il confronto con l'originale rende(rebbe) solo più impietoso un giudizio sostanzialmente negativo.

Perché il Fright Night del 2011 è un'occasione sprecata. Ci sono le intuizioni giuste, qua e là: soprattutto per quanto riguarda il personaggio di Peter Vincent, interpretato dal sempre bravissimo David Tennant, modernizzato nella figura del classico ciarlatano dell'occulto da Las Vegas (mi ha ricordato il mago televisivo del grazioso El dìa de la Bestia, film spagnolo che vi consiglio di recuperare). Sarebbe stato interessante se le premesse - il suddetto ciarlatano scopre di doversi confrontare davvero con l'occulto e deve vincere la propria codardia per fare ciò che è giusto - fossero state rispettate; ma no, così non andava, e allora, di punto in bianco, salta fuori che in realtà Peter Vincent ci crede davvero, nell'occulto, perché da piccolo - indovinate? - un vampiro ha ucciso i suoi genitori (sì, un altro bimbo orfano per colpa del cattivo). E allora il Peter Vincent truffatore diventa solo un povero traumatizzato che raccoglie cimeli magici perché è ossessionato da quello che ha visto da bambino. La "scoperta", però, e il cambio di prospettiva, complice anche il fatto che (purtroppo) il personaggio non ha lo spazio che meriterebbe, mi sono sembrati affrettati e mal costruiti.
Tutto il film, in effetti, è scivolato via abbastanza in fretta, senza che mai ci fosse lo spazio per empatizzare davvero con i personaggi. Nell'originale, per esempio, la paura e l'isolamento di Charlie, che scopre l'identità del vampiro senza che nessuno gli creda, erano molto ben rese, la tensione si costruiva con i giusti tempi, e lo spettatore si trovava nella pelle del protagonista. Qui, invece, è Ed (un insipido Christopher Mintz-Plasse, molto meglio ai tempi di Kick-Ass) a scoprire la verità e ce lo dice così presto, prima ancora di mostrarci le prove raccolte,  che viene facile ridacchiare; e dopo una scena di morte e vampirizzazione che non ha un briciolo del dramma che possiede, nell'originale, quella di Ed/Stephen Geoffreys - inseguito, prima sbruffone e poi sempre più spaventato, e infine, in lacrime, blandito dalla possibilità di rivalsa che essere vampiro gli offre - finalmente Charlie verifica che l'amico aveva ragione. Non male la scena in cui il ragazzino (Anton Yelchin: promuovo l'attore, ma il personaggio mi è rimasto piuttosto indifferente) libera la vicina di casa sexy dalla cella segreta di Jerry Dandrige, che ovviamente se ne accorge, ma preferisce lasciar fare alla conclusione a sorpresa che li attende appena fuori...
Già, il vampiro. Colin Farrell. Più forte di me: non lo sopporto. A pelle, proprio. Ciononostante, il suo lavoro di cattivo lo svolge abbastanza bene, qui (uccide pure il Jerry originale Chris Sarandon, presente in un cameo). Tuttavia, nemmeno lui brilla davvero (e non in senso tuailaitesco), perché non ha nemmeno gli accenni di profondità che, anche se in modo forse un po' ingenuo, arricchivano il suo omonimo degli anni Ottanta. Sì, è cattivo. E poi? Be', è cattivo. E fico, per chi apprezza. Ed è cattivo, eh.
Mah.
E nella conclusione tutti i vampirizzati che non sono finiti impalati e bruciati tornano magicamente in sé... ma che bel lieto fine: sì, anche nell'originale uccidendo il capo vampiro prima dell'alba chi era stato appena morso si sarebbe salvato... i bulletti di cui sopra, però, avrebbero potuto restare morti e sarebbe stato un favore per tutti. E no, non dico "povero Ed che invece è crepato davvero", perché di questo Ed non m'è fregato granché.
Insomma, delle buone idee mescolate a personaggi per cui non si riesce a provare empatia, parti inutili (i due bulletti fumati, ohDddea che nervi), umorismo non sempre riuscito, e genericamente una sceneggiatura che mi è parsa carente: non sfrutta i plus a disposizione e butta in mezzo tante sciocchezze che sarebbe stato meglio risparmiarci, ma non crea del vero pathos. Che posso dire, peccato davvero.

Qui sotto, trailer del remake e trailer dell'originale.

 

venerdì 4 gennaio 2013

Be brave, have fun

Tempo fa l'Ineffabile Socia Sam mi ha fatto scoprire Why I write, pagina Tumblr dedicata ai "motivi per cui si scrive", che le ha ispirato una serie di post. In questi giorni ho letto dichiarazioni tra le più svariate, dedicate appunto al "perché scrivo". E se volessi fornirvi un elenco dei miei motivi, be', potremmo arrivare tranquillamente al prossimo secolo prima di esaurirli tutti.
Complice il consueto disprezzo che aleggia intorno alla letteratura fantastica (nel senso più ampio: metteteci *Dr. Cox mode: on* il fantasy l'high fantasy l'urban fantasy la fantascienza il cyberpunk lo steampunk il dieselpunk tutti i -punk che vi vengono in mente... e Hugh Jackman), che naturalmente, nel nostro Paese, è solo "roba da bambini", "favolette", "evasione dalla realtà" ecc ecc, non c'è bisogno che rammenti le opinioni della CVitica SeVia; e complici i maldestri tentativi di giustificarsi che spesso leggo nelle intervisti agli autori "di genere" italiani ("ma in realtà cioè anche il fentasi è roba seria perché insomma c'è la metafora..."); e complice la disgraziata abitudine a dissezionare qualsiasi romanzo/film/opera artistica in genere, per trovarne i più reconditi significati, l'espressione di traumi e angosce esistenziali, il "valore" intrinseco... be', mi è venuta voglia di dichiarare, chiaro e semplice:


scrivo perché mi diverto da pazzi





Ecco qua. Oh, certo, ci sono anche altri motivi, alcuni dei quali piacerebbero anche ai cVitici. E sono fermamente convinta che un libro "di genere" non meriti di essere rinchiuso a prescindere nel ghetto della "robetta di poco conto" - ci finirà solo se è un brutto libro di genere. E potrei portarvi al prossimo secolo anche con un elenco di traumi e angosce e significati reconditi e domande e risposte che si stratificano nelle storie, quando scrivo.
Ma, porca di quella pupazza: scrivere dev'essere prima di tutto un divertimento.
Scrivo perché adoro i miei personaggi. Scrivo perché mi emoziono con loro. Scrivo perché mi piace raccontare, perché mi piace leggere, perché mi piacciono le storie. Scrivo perché mi fa stare bene. E se ho una bella storia tra le mani, se posso seguire dei personaggi che mi fanno innamorare di loro, allora sono soddisfatta.
Certo: non intendo certo negare che la narrativa sia anche portatrici di significati profondi. Ma, per quanto mi riguarda, non scrivo per mettere la storia al servizio di un significato; sono convinta che il significato debba emergere in modo naturale, trasparire in filigrana tra una parola e l'altra. Non è lo scopo: è un effetto collaterale. Che fa crescere lo scrittore e il lettore. Che ti entra dentro senza che tu te ne accorga. Non va cacciato a forza nelle pagine.
E, prima di tutto c'è il puro e semplice piacere di raccontare. Non voglio fare la ScVittVice. Non ho bisogno di giustificazioni. Voglio godermi quello che faccio e sperare che i lettori si divertano quanto me. Se riesco ad appassionarli, a trasmettere quello che ha spinto me per prima ad amare storia e personaggi, allora ho raggiunto lo scopo. Per questo cerco di migliorare la mia scrittura, per questo sputo sangue in ogni nuovo romanzo, per questo leggo i manuali, per questo sperimento, per questo mi sobbarco anche i momenti in cui scrivere è una fottuta fatica. Perché il divertimento è una cosa seria. E alle mie storie, ai miei personaggi, devo tutto l'impegno che posso. Saranno loro a parlare per me. Saranno loro a mettere a nudo la parte più profonda di me. Per farlo, devo scrivere meglio che posso; meglio scrivo, meglio posso trasmettere quello che desidero, meglio posso raccontare la storia.

E questo si sente, quando si legge un libro: lo si sente, quando lo scrittore si è divertito. Al di là dei momenti di sconforto, delle difficoltà, dei periodi in cui le parole arrivano a stento, delle mille revisioni per rendere migliore lo stile, la trama, le caratterizzazioni. Al di là di tutto questo, prima di tutto questo, abbiate il coraggio di divertirvi.

I am the journey, I am the destination,
I am the home, the tale that reads you
A way to taste the night, the elusive high
Follow the madness, Alice you know once did
Imaginarium, a dream emporium!
Caress the tales and they will dream you real
A storyteller's game, lips that intoxicate
The core of all life is a limitless chest of tales...

On air:
Nightwish, Storytime

giovedì 3 gennaio 2013

Del 2012 mi restano... (Riassunto delle puntate precedenti)

Sono in mood vagamente nostalgicosperanzosoriflessivo (complice questa canzone, drammatica al punto giusto), ergo, mi è venuta voglia di ricordare qui qualcosa che mi è piaciuto, qualcosa che mi ha accompagnato, qualcosa che mi ha sollevato in questo ultimo anno. Riflessioni "di fine anno" le ho fatte già in un altro post; ora, parliamo di scoperte, manie e arte.
Il 2012 è stato un anno:

- di libri, alcuni belli, altri orripilanti (ma in genere questi ultimi li schivo o li pesco leggendo on line estratti e anteprime che fanno passar la voglia di continuare). Servono entrambi: quelli belli per nutrirsi, perché leggere è presupposto imprescindibile della scrittura, perché sono modelli cui aspirare e per una miliardata di altri motivi; quelli brutti, perché occorre conoscere anche lammerda. Perché a sghignazzare alle spalle di chi scrive ciofeche, magari con un brivido ci si rende conto che ehi, ma questo difetto ce l'ho anch'io! Perché analizzare cosa non va in un romanzo è importante quanto capire cosa funziona.
Tra le letture che ricorderò con piacere quest'anno ("Per il potere di Anobii!"...): Christopher Moore, finalmente (mio preferito, al momento: Un lavoro sporco, e subito dopo Uno stupido angelo. Mentre, strano ma vero, mi è piaciuto meno Il Vangelo secondo Biff. Che è comunque ottimo, non fraintendete: "ma non è il mio preferito", direbbe Roux nel film Chocolat). Qualche volta riesco davvero a tirare una riga sopra ai titoli nella mia wishlist e a trasferirli nel reparto "letto".
Ricordo con piacere anche David Niven, A volte ritorno: ironico come piace a me, tutta la serie della Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams (yeah! Altro punto cancellato dalla wishlist). E naturalmente non posso non citare il libro di Socia Valentina, Ultimo orizzonte, riletto con piacere in versione "ufficiale" dopo averlo visto nascere e crescere. Sono contenta anche di aver letto L'alchimista di Ekaterina Sedia, per quanto in traduzione orripilante. Tra i manuali: interessanti Getting into character di Brandilyn Collins e Self-editing for fiction writers di Dave King e Renni Browne.

- Di concerti: pochi, ma buoni. Quello dei Blind Guardian al Metal Fest, quello di Anneke van Giersbergen, quello dei My Dying Bride. L'anno prossimo ne ho uno imprescindibile in lista - 30 Seconds To Mars, in procinto di far uscire il nuovo album -, e poi vedremo. Deve uscire anche il nuovo Amorphis, ergo spero di vedere anche loro.



- Di musica: indispensabile carburante per superare depressione, affrontare sfide, immergermi nelle storie, delirare un po'. Band "calde" di questo 2012, nel mio lettore: sì, i 30 Seconds To Mars, ma anche i Nightwish, con i quali mi sono riconciliata a partire da Imaginareum per poi finalmente ascoltarli con più continuità. Ultimamente, canzoni random con la voce di quell'adorabile folle idealista che è Serj Tankian, dalla sua discografia solista o dai System of a Down (che ascolto solo a pezzetti, alla lunga stancano). Nella prima metà dell'anno, forti anche i Within Temptation e gli Anathema dell'ultimo Weather Systems. Scoperta & ossessione: i Three Days Grace, che non verranno mai in Italia - ergo andrò a inseguirli io in America, o in Canada, visto che vengono da lì, prima o poi - ma che ufficialmente adoro. Anche quando è solo Adam a cantare come ospite altrove. Adam che è pure responsabile di un vero e proprio terremoto per una delle mie storie, un ribaltamento causato da Nuovo Personaggio arrivato a farsi conoscere mentre stavo ascoltando i TDG, che avrà molto da dire...Delusioni: bof. Memories of a time to come dei Blind Guardian l'ho messo da parte in fretta, non mi pare di grande utilità. Le nuove versioni delle canzoni non hanno la magia che, invece, rendeva splendide le rivisitazioni di Forgotten tales, per esempio. E delusione anche il nuovo Moonspell: continuo ad adorarli nei dischi precedenti, ma quest'ultimo, doppio... bah. E non sopporto che Fernando faccia la brutta copia di Pete Steele. Non sopporto Pete Steele neanche in originale... E i videoclip nuovi sono orrendi. Più tamarri ancora dei già abitualmente tamarri video cui ci hanno abituato. Ciononostante, li vedrò volentieri dal vivo la prossima volta che verranno, visto che quest'anno me li sono persi. In concerto non deludono mai. E Fernando è sempre Fernando.

- Di film e serie tv: be', soprattutto di serie tv. Promosso Once upon a time, promossa (ma non priva di momenti-LOL) la terza stagione di The Walking Dead, amore puro per Scrubs! Ne ho molte altre in lista per il 2013, vedremo. Per quanto riguarda i film, Lo hobbit non mi è dispiaciuto ma non mi ha fatto andare in fissa, salvo che per due cose: Song of the Lonely Mountain, nella mia playlist del periodo, e, ovviamente, Kili (e anche Thorin, via, anche se Kili è Kili. Kili è Aidan Turner!). E come dimenticare The Avengers? Loki rulez! Menzione meritata anche da Sherlock Holmes - Gioco di ombre, che ha fatto fangirleggiare la yaoista che è in me per la mitica scena del treno con Holmes e Watson, nonché da Quella casa nel bosco, ce ne fossero di horror così!
Menzione-riscoperta per Mine vaganti, che merita sempre. Delusione per Dark Shadows. Tim, Tim... torna in te.


- Di personaggi che mi hanno conquistato: l'onnipresente Jared Leto, Aidan Turner che si avvia a diventare uno dei miei interpreti-feticcio, Adam Gontier, come triade sul podio, seguiti dal trio Tom Hiddleston, Robert Carlyle, Robert Downey Jr. Sei uomini uno più talentuoso dell'altro. Sei personaggi che mi hanno ispirato, con la loro bravura, con loro fascino, con le loro mille sfaccettature. Perché - prendete nota - è questo che mi piace delle persone: la poliedricità, il talento, la personalità. E i sorrisi pieni di vita. Ecco perché loro e non altri - di gnokki-e-basta avrei potuto citarne una caterva. Ma rifarsi gli occhi basta per una serata; cervello e un'anima profonda vanno oltre. Se poi accoppiamo gnokkaggine, anima e cervello, voilà, che altro chiedere?

- Di questo blog. L'altro, sul Cannocchiale, è andato in pensione causa gli onnipresenti problemi tecnici della piattaforma. Nonostante la nostalgia, sono contenta di essere qui e mi ci trovo bene. Così come mi trovo bene sugli altri social che ho inaugurato quest'anno - Tumblr, Pinterest, Google +; Facebook e Twitter li frequentavo da tempo.

- Di scrittura. Pieno di emozioni. Un anno per fissare con le parole qualche pensiero su ciò che amo più di tutto fare; un anno di revisioni e lavoro di lima spietatissimo; un anno pieno di mal di stomaco, ma anche un anno concluso alla grande. L'anno in cui ho affrontato poi finalmente un progetto in attesa da tempo, il romanzo nuovo - chiamiamolo M., per capirci - arrivato a metà stesura. Che il 2013 sia l'anno in cui lo concluderò. Nonché un anno di emozioni ancora più grandi. L'anno della conquista del mondo, sì.

- Last but absolutely not least, il 2012 è un anno tutto per Lei. Lei che mi ha dimostrato più volte il suo senso dell'umorismo - bastardo, ma se lo dico non si offende, anzi. Lei preferisce gli insulti alla piaggeria. Lei che si diverte a ribaltare tutto proprio quando io sono depressa e ho voglia di arrendermi - persino la notte di Capodanno, dalla tristezza alle lacrime di commozione nel giro di dieci secondi. Lei che mi spaventa un po', perché mi chiedo cosa stia tramando ancora. Lei che, a vedere che mi spaventa, sorride in modo ancora più bastardo.
Ma in fondo, godiamoci il presente e attendiamo il futuro con fiducia. "Signora, i miei rispetti eccetera", come direbbe uno dei miei personaggi.
Ve la farò conoscere, presto.

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