venerdì 29 marzo 2013

Liebster Award


Ho perso un po' di vista tutti questi premi, riconoscimenti e affini che circolano per la blogosfera. Non sempre mi ricordo di rispondere adeguatamente, quando mi tirano in ballo (sorry!) Tutto sommato, però, trovo queste iniziative divertenti: non per il "premio" in sé (sì, c'è chi cita gli amyketti, sì, è un darsi pacche sulle spalle, sì, tutte queste cose brutte brutte, ok), quanto perché mi piace leggere qualche curiosità sui blog che stimo, e perché a volte tramite iniziative come queste ho scoperto siti che non conoscevo, e che meritano la visita.

Perciò grazie all'Ineffabile Sam e a Glauco che mi hanno citato martedì per il Liebster Blog Award. Nonché a Lady Simmons - ho scoperto il giorno dopo che mi ha premiato anche lei. Incollo la descrizione dal blog di Sam:

Il Liebster Blog Award è un premio che serve per far conoscere meglio alcuni dei blog che si seguono con più costanza, ed è destinato ai blog con meno di 200 followers, in modo da portare alla luce nomi che non siano i soliti noti.

Chi lo riceve deve seguire sei passi:

1) ringraziare chi ha assegnato il premio citandolo nel post
2) rispondere alle undici domande poste dal blog che ti ha premiato
3) scrivere undici cose su di te
4) premiare undici blog che hanno meno di 200 followers
5) formulare altre undici domande a cui dovranno rispondere gli altri blogger
6) informare i blog del premio

1- già fatto, ma comunque: grazie ancora!

2- Undici domande per tre... e alcune non sono facili! Dunque. Ecco le mie risposte a quelle di Sam:

1) Cosa disegneresti se ti chiedessero di rappresentare il tuo stato d'animo in questo momento? Un arcobaleno che spunta tra le nubi.
2) Perché hai deciso di aprire un blog? Perché sono una chiacchierona. Detto in maniera più elegante: perché ho bisogno di esprimermi.
3) Raduno di famiglia al ristorante. Bastardamente, ti piazzano seduto/a accanto a un pro-pro-prozia che non vedi da tantissimo tempo e la vecchia non fa altro che pacioccarti e pizzicarti le guance. "Ma guarda come s'è fatto/a grande!" Si impiccia di tutto. E ti critica, dicendotene d'ogni - ma con simpatia. Come metti fine al supplizio? Sopporto i pizzichi, ma alle critiche rispondo. Io sono gentile a oltranza, ma se mi toccano sui punti importanti dico quello che penso, punto.
4) Qual è la prima cosa che ti viene in mente se scrivo "bilancia"? "No, Pesci".
5) La tua fotografia preferita? Impossibile dirne una!
6) La tua serata ideale? Non posso raccontarla nei dettagli... Termina in "V.M. 18" XD E indipendentemente da come si organizza la serata, quella ideale è quella con le persone giuste. Quando si può parlare e scoprire un'affinità e ridere ed essere se stessi.
7) Qual è lo scrittore che sconsiglieresti anche al tuo peggior nemico? Meglio che non nomini quelli che mi sono venuti in mente. Di coloro che stimo, parlo volentieri. Per coloro che non stimo, il silenzio è più che sufficiente.
8) Ti ritrovi a dover badare a una nidiata di marmocchi di età compresa tra i due e i quattro anni. Il tuo primo pensiero? "Come ho fatto a lasciarmi incastrare in questa situazione?"
9) Sai resistere alle tentazioni?... Ci provi, almeno? A volte. Risposta valida per entrambe le domande.
10) Sei nel camerino di un negozio per provare un pantalone/una gonna, quando all'improvviso la tendina viene tirata. "Sorridi, sei su Candid Camera!" La tua reazione? "AAAH!!!"
11) Tre oggetti che metteresti in una capsula del tempo? Se fosse una capsula destinata ai posteri, per far conoscere la nostra civiltà, credo userei il trucco della chiavetta dati: una con musica, una con ebook, una con video, per inserire tutti quelli che amo tra dischi, libri e film/serie tv. Se fosse una capsula per la me tra vent'anni, o trenta, o giù di lì... Le chiavette conterrebbero le foto delle persone che amo, i file di quello che scrivo compresi appunti e così via, e un notes con scorta di penne.

E alle domande di Glauco:
  1. Se dovessi sceglierne solo uno... quale tra Sesso, Droga e Rock 'n Roll non potresti abbandonare? Questa è una domanda FOTTUTAMENTE BASTARDA! Direi il sesso - perché potrei rinunciare al rock consolandomi con il metal XD Ma potessi, terrei sia sesso sia rock e rinuncerei piuttosto a droga e alcol, per fare un esempio.
  2. C'è un brano della tua giovinezza che ancora canti/fischietti tra te e te? La musica che ancora canto, tra le prime canzoni che ho ascoltato, consiste già nei primi dischi hard rock & dintorni... Sigle di cartoni animati o altre canzoni di quand'ero proprio piccola magari le ricordo, ma non mi metto a cantarle o fischiettarle.
  3. C'è un cantante che segui, ma che ti vergogni di citare in pubblico? Sinceramente no. Ho alcune cose insolite per me, nell'iPod, perché magari di musicisti che non ascolto apprezzo comunque una o due canzoni... ma non mi viene in mente nulla di cui vergognarmi.
  4. La morra cinese del lettore forte è Carta, ebook, o 'Tutti E Due'... quale dei tre segni preferisci? Tutti e due, sempre.
  5. Qual'è il tuo sogno nel cassetto? I sogni non si rivelano... non che chi mi conosca anche solo un po' non lo possa intuire.
  6. Chiudi gli occhi e pronuncia un nome di donna/uomo senza pensare. Ora apri gli occhi e spiega il perché di quel nome... Ehm. No, non rispondo. Non voglio che questo blog passi nella categoria "V.M. 18"
  7. Credi in Dio? Ray di Ghostbusters direbbe "Non ci hanno presentati". Io dico: la mia Dea l'ho trovata. E parlare di "fede" non è nel Suo stile...
  8. Credi negli Extraterrestri? Che esistano altre forme di vita nell'universo, certo. Che arrivino fin qui... la vedo già più difficile.
  9. Credi nella Politica? La politica è una cosa in cui "credere", e da scrivere con la maiuscola?
  10. Ti sei mai chiesto quale sia il tuo scopo al mondo? Se sì, quale? Esercitare la magia che possiedo, e che è di un tipo ben preciso. Confina con la schizofrenia, but this is who I really am...
  11. Tra le persone che ti circondano, ce n'è una per cui sacrificheresti "davvero" la vita? Non posso saperlo, ora. Se avessi un figlio, immagino di sì. Ci sono persone a cui voglio tantissimo bene, ma non mi sento di dare una risposta a cuor leggero di fronte a una situazione così estrema. Non so quale istinto prevarrebbe, se l'affetto o l'autoconservazione. Non per fare l'egoista, ma così la penso: non posso saperlo.
E infine (salvo aggiornamenti futuri) a quelle di Lady Simmons:

1. Dovendo scegliere, in quale pellicola degli anni 80-90 recitereste? Fright Night, oppure Labyrinth, oppure Ghostbusters oppure...
2. Avete mai buttato un libro perché vi aveva fatto schifo? No. Al massimo l'ho venduto a librerie che trattano l'usato. Non si butta un libro!
3. Quale supereroe vi rappresenta di più? Non ne ho idea! Diciamo... Catwoman? Ma da profana dei fumetti, la indico semplicemente per l'iconografia. Ah, non è una supereroina?
4. Quale cartone animato dell'infanzia odiavate? Non mi piaceva Lady Oscar, stranamente, e non l'ho quasi mai guardato.
5. La figura di sterco più imbarazzante della vostra vita? Preferisco non provare nemmeno a ricordarle...
6. Ascoltare la radio: se sì, quali stazioni? Non la ascolto, ma se capita solo Virgin. L'unica con del rock.
7. Vi piace il vostro lavoro? Quelli che vorrei fossero i miei lavori sì, ovvio.
8. Cucinate? Se si qual'è il vostro capolavoro? Cucino, soprattutto quando posso farlo per altri. I miei piatti forti: dolci (muffin, mousse, biscotti vari, torta alla yogurt...), pizza, bretzel, diversi tipi di primo.
9. Senza limiti di budget, dove vi piacerebbe andare in vacanza? Un giro per le capitali del Nord Europa. Da Amsterdam e Copenaghen, su attraverso Londra, Dublino, Edinburgh, attraverso la Scandinavia e fino a tornare a Reykjavik. Oppure New York. Oppure Australia e Nuova Zelanda.
10. Avete mai ballato la line dance? Non so nemmeno cos'è! Ne parlavo l'altro giorno con una persona speciale: non sono mai andata in una discoteca in vita mia, salvo una volta in una discoteca metal, e non "so" ballare. Mi piace muovermi e abbandonarmi alla musica, questo sì...
11. Potendo rinascere nel corpo di un attore, quale scegliereste? (vale anche del passato) Donna, direi Sigourney Weaver o Jennifer Connelly o Tilda Swinton. Uomo, Jared Leto, of course, oppure Aidan Turner.

3 - Undici cose di me. Dunque, togliendo quelle che sarebbe sconveniente rivelare, e posto che vi possa interessare, vediamo un po' che posso dire (scusandomi in anticipo per eventuali repliche, non ricordo cosa avessi già scritto per altri award):

1- Ho un tatuaggio - una mezzaluna sul polso destro, poco sotto il palmo - legato alla mia prima pubblicazione. E so già quali saranno i prossimi due - sempre legati a romanzi. Sono sacri, per me, e devono essere motivati da qualcosa di fondamentale.
2- Medito piercing, ma ancora non è arrivato il momento "giusto". Che non so quale sarà, ma la Dea mi darà un segno.
3- Ho una passione che sconfina nel feticismo per i capelli lunghi: i miei, e negli uomini, che se hanno i capelli lunghi si meritano sempre almeno una seconda occhiata, a prescindere da tutto. Se poi sono capelli neri, o fulvi, o biondi... Le ragazze, stranamente, le preferisco con i capelli corti.
4- Il mio nome - non Aislinn, quello vero - è in una canzone che tutti conoscono. Il modo migliore per farvi odiare è salutarmi cantandola. Sapevàtelo.
5- Per me, le giornate dovrebbero iniziare a mezzogiorno e concludersi alle cinque o alle sei del mattino.
6- Bevo latte. Perché mi piace proprio. A colazione, e la sera. Caldo. Anche se tanti la menano che da adulti non si dovrebbe, e non fa bene, e bla bla bla infiniti. Io sono un gatto, per certe cose.
7- Ah, ecco, appunto: io sono un gatto, per certe cose. Il latte, le coccole, gli occhi verdi, i miagolii, le unghie...
8- Gli occhi: l'altra cose che guardo subito di una persona, dopo i capelli e insieme al modo di sorridere. Gli occhi e lo sguardo possono conquistarmi. anche qui ho le mie preferenze - gli occhi azzurri o comunque chiari -, ma in realtà poi il fascino di uno sguardo ha poco a che fare col colore.
9- Il mio fiore preferito è la rosa bianca. E per quanto non sia una "tipica donna" per tante cose - di borse e scarpe e neonati mi frega poco - subisco il fascino del romanticismo, se sincero e fatto bene. Quindi niente mazzo da cento rose rosse, una singola rosa bianca per me ha più effetto ^^
10- Yaoi. E ho detto tutto.
11- Salvo quando non posso per motivi indipendenti dalla mia volontà, intorno a me c'è sempre musica. Con le cuffie, o dal pc, ma c'è, perfino di notte ultimamente (i vicini mi ameranno). I suoni - e le voci - sono un'altra cosa che tocca le mie corde. In modi particolari e non sempre possibili da spiegare: dire "le voci profonde" non è corretto, conosco persone e cantanti con voci cupe e timbri bassi che mi irritano e basta. Si tratta di un insieme di modulazioni e di circostanze, di stili e di momenti. Così come cantare mi rilassa e se mi frequentate dovete farvene una ragione, ascoltare la voce delle persone per me è una cosa potente.

4 - premiare undici blog che hanno meno di 200 followers.

Orbene - e pazienza se alcuni hanno già ricevuto l'award. La scelta è ardua, ma non posso che citare Sam - no, non per "scambio": semplicemente perché la adoro; Francesco Barbi (non ho visto nel suo blog il conteggio dei follower, ma passatemelo lo stesso); Socia Vale, che merita sempre pure lei; Marina (idem come Francesco); Michele GrecoSimmons Cottage; Argonauta; principe Kamar; Harley Quinn; Giudappeso.
L'undicesimo posto non lo assegno. Perché andrebbe al blog di una persona che adoro ascoltare, se ce l'avesse, un blog (e di cose interessanti da dire ne avrebbe eccome!). Decisione insindacabile mia, non rompete.

5 - formulare altre undici domande a cui dovranno rispondere gli altri blogger

Eccole qui:
1- C'è qualcosa che vi darebbe particolarmente fastidio (vi spaventerebbe, vi darebbe la nausea, vi farebbe arrossire...) leggere in un romanzo o vedere in un film?
2- La vostra fobia peggiore?
3- C'è una citazione, una frase famosa, un brano di libro o un frammento di canzone che rappresenta per voi un motto, una filosofia di vita?
4- Scenario post apocalittico. Società che faticosamente si riforma, senza più tecnologia moderna. Quale mestiere vi inventereste? Cosa fareste per sopravvivere?
5- Se foste costretti a mangiare un unico cibo per il resto della vostra vita (indipendentemente da considerazioni nutritive, calorie ecc) quale scegliereste?
6- Il primo film che avete visto al cinema?
7- Un mago vi offre la possibilità di diventare un personaggio (di film, fumetti, romanzi). Quale vorreste essere?
8- La vostra principessa Disney preferita e perché?
9- Qual è il peccato capitale in cui cadete più spesso? Se siete incerti, vi concedo di elencarne al massimo tre.
10- Un film e/o un romanzo di cui vorreste cambiare il finale, e come?
11- Una cosa per cui siete negati, e che invece vorreste tantissimo saper fare? Non intendo "amo scrivere e vorrei farlo meglio"; intendo "vorrei saper disegnare ma se prendo una matita in mano gli angeli suonano le trombe dell'Apocalisse" & dintorni.

6 - informare i blog del premio.

Vado!

UPDATE:
Mi hanno nominato anche Miss Hyde e Dr. Jekyll, che ringrazio! Ecco la risposta alle loro domande:

1) In un mondo dove ormai tutto è digitale, pensi che anche il cibo stia per essere digitalizzato? Uhm. Non credo. A parte le difficoltà, come dire, tecniche... lì c'entrano i sensi. Sarebbe come se il porno on line sostituisse del tutto il sesso "vero". Impossibile.
2) Sei nudo/a, ma devi assolutamente mettere le mani in tasca. Come fai? Le infilo nella tasca dei jeans della persona con cui sono in quel momento. Presumo che se mi sono spogliata, a quella persona non dispiaccia!
3) Ti bruci col ferro da stiro. Il primo bestemmione che lanci? "Merda" e "Cazzo!" sono le più gettonate. Dico un sacco di parolacce, ma non bestemmio.
4) Che ruolo avresti interpretato se fossi stato/a scelto/a per un ruolo ne Il Signore degli Anelli? Arwen o Eowyn (la prima per i vestiti e perché acchiappa Aragorn, la seconda perché è tosta). Non che ci sia molta scelta, essendo donna.
5) Dopo che fai la cacca, ti pulisci con la carta o ti lavi direttamente? (Questa l'ho pensata per un blogger che sa bene chi è XD) Se l'hai pensata per un altro blogger, perché rispondere? Comunque, prima una cosa e poi l'altra XD
6) Quando non esistevano gli mp3, avevi un lettore cd o un mangiacassette? E, quando uscivi portandoteli appresso, dove te li mettevi? Un walkman a cassette, sostituito poi dall'iPod, il lettore cd portatile l'ho usato poco. Li mettevo nella tasca della giacca o in borsa.
7) Puoi scegliere 3 poteri degli X-Men, quali prenderesti? Dunque. Dopo aver consultato Wikipedia per ricordarmeli meglio: la telepatia, la capacità di guarire rapidamente come Wolverine, il volo.
8) Qual è la prima cosa che ti viene in mente se ti dico: Koala? Georgie. Atrocemente.
9) Hai la possibilità di tornare indietro nel tempo e ripercorrere un momento della tua vita. In caso anche modificarlo. Cosa faresti? Non so se lo farei. Le direzioni che la mia vita potrebbe prendere sarebbero imprevedibile. The mistakes I made along my way made me who I am today...
10) Sei all'Ikea, davanti a migliaia di lenzuola di tonalità diversa. Che colore/i prenderesti per rifare il tuo letto? Nero, viola, azzurro intenso. Non sono riuscite a trovarle delle sfumature che voglio io, finora.
11) Se potessi essere al nostro posto, quale sarebbe l'ultima domanda che faresti? (Ovviamente dovrai anche rispondere ù.ù) Una di quelle che ho domandato io: la vostra principessa Disney preferita e perché? Per quanto mi riguarda ovviamente Belle, per l'amore per i libri e il desiderio di libertà e avventura.

UPDATE numero 2: ringrazio il Moro per la "nominescion" ^^ Ed ecco le risposte alle sue domande:

1) Qual è l'ultimo libro che hai letto? E il primo di cui tu abbia memoria? L'ultimo non posso citarlo, è un inedito! L'ultimo "non inedito" è Nessun dove di Gaiman. Il primo di cui mi ricordi... sono incerta tra tre: Pinocchio, Piccole donne e Il diario di Anna Frank.
2) Stessa cosa per i fumetti. L'ultimo - parte le strisce on line - è il numero di novembre di Lilith di Luca Enoch... ah no, dopo c'è stato il primo numero dell'edizione economica di The Walking Dead, ma poi non ho proseguito. Il primo era qualcosa di Topolino & co, credo, ma non posso esserne sicura!
3) La domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto? La risposta la so già, mi serve la domanda! Ma se la scrivo rovino la sorpresa... *coff coff*
4) Il tuo chitarrista preferito? Uhm. Premessa: non so suonare. Ascolto valanghe di dischi, ma non sono un'esperta di tecnica musicale e posso tutt'al più andare a pelle. E anche così... mah! M'avessi chiesto il cantante sarebbe stato più facile, e anche lì avrei fornito "una rosa" di nomi. Dunque... Potrei dire André Olbrich perché i Blind Guardian sono I BLIND GUARDIAN, ma la verità è che non ne ho uno ^^
5)Non pensi che al mondo esistano occupazioni migliori che rispondere a malefici meme? Sì, ma siccome sono chiacchierona (vedi sopra) è divertente anche questo, a volte.
6) Qual è il tuo oggetto preferito? (domanda strana e insidiosa... soprattutto per le donne!) Computer con connessione internet. Mi permette di fare tutto: leggere, scrivere, ascoltare musica, vedere film, chattare, videochattare. (E sappi che la domanda è insidiosa anche per gli uomini :-P Ma ho escluso dalle possibilità di risposta tutto quello che riguarda il V.M. 18 ;-))
7) Ti sei mai conciato/a i capelli in una maniera assurda? come? Quando? Perché? "Assurda" non direi. Ho ciocche azzurre, al momento, ma solo qualcuna, e non credo basti per definire la mia chioma "assurda". Siccome ho i capelli lunghissimi e non voglio rovinarli, non li ho mai nemmeno tinti (anche se mi piacerebbe, a momenti alterni, sia provare il nero, sia avere sfumature rosse, sia schiarirli in modo che per una volta siano biondi sul serio e non "biondo scuro", sia tentare colori allucinanti). Però ho un progetto "assurdo" che attuerò tra qualche mese senza danno, probabilmente...
8) Mi dica tre suoi pregi e tre difetti (non so voi, ma a me l'hanno fatta più di una volta in fase di colloquio...) Difetti: accidia, gola... continuassi con i peccati capitali direi "lussuria", ma non la considero un difetto, quindi ci metto "autostima sotto i tacchi". Pregi: la schizofrenia da scrittrice, la testa dura quando voglio ottenere quello che per me è importante, l'empatia e il desiderio di far star bene le persone cui sono affezionata.
9) Mi date il vostro numero di carta di credito, in tranquillità e sicurezza? 42! Ah, no, scusa, questa è la Risposta alla Domanda...
10) Dimostrate di avere intelligenza e calcolate il numero della bestia, sapendo che rappresenta un nome d'uomo, e tale cifra è seicentosessantasei. 666? Ma sappi che quando lo chiami è sempre occupato.
11) Nonostante tutto questo, mi volete ancora bene? E chi ti dice che te ne volessi prima? :-PPP

martedì 26 marzo 2013

Videoclip: Alice Cooper - Gimme

Ecco un altro di quei videoclip a cui sono affezionata. Anno 2000: avevo diciotto anni e per la prima volta potevo godermi l'uscita di un nuovo disco in studio di Alice Cooper, il mio primo mito hard rock/metal. Prima di Brutal planet, infatti, lo zio Alice (io lo chiamo sempre così, abbiate pazienza) aveva realizzato The last temptation nel lontano 1994, quando ancora io non seguivo abbastanza la musica da poter vivere la pubblicazione di quel disco. Nonostante, diciamolo, conoscessi Alice dai tempi delle elementari, grazie a mio fratello maggiore. I miei primi ascolti in ambito metal & dintorni? Cinque cassettine (sì, cassette... altri tempi) contenenti proprio The last temptation e Hey stoopid di Alice Cooper, Who made who degli AC/DC, Superunknown dei Soundgarden (sì, era periodo grunge) e No more tears e The ultimate sin di Ozzy.

Brutal planet, dunque. La virata più modernista e con chitarrone rocciose di Alice Cooper, tentativo di svecchiarsi, con un singolo, Gimme, che vi propongo oggi come videoclip da riscoprire. Una canzone che ho sempre adorato, all'interno di un disco di sicuro insolito per il nostro eroe, ma comunque piacevole. A scanso di pasticci di Blogspot, trovate il video a questo link, oltre che incorporato qui sotto: un pezzo dalle liriche in puro stile Alice, con il demonio a parlare in prima persona (prima o poi userò questo pezzo in una soundtrack di qualche storia ghghgh), una simpatica autocitazione (I really hate to repeat myself but nothing's free, le ultime parole sono il titolo di una canzone di The last temptation; la frase completa però la trovate nella versione in studio, un po' più lunghetta, non nel singolo usato per il video) e il solito indiscusso carisma dello "zio", teatrale e fascinoso, che mi fa sempre pensare al demoniaco Pacino de L'avvocato del diavolo. E un finale di video a sorpresa...

P.S. Notate la scenografia (il "teschio" iniziale composto da tavolo, sedie e macchie sulle pareti, per esempio), le luci, il gioco di immagini con trucco/senza trucco, la pronuncia sssibilante di Alice-serpente tentatore... Adoro quest'uomo!

lunedì 25 marzo 2013

"Io non bevo mai... vino"

La citazione da Dracula di Stoker che ho scelto come titolo (e che dovete aver riconosciuto al volo prima ancora di proseguire nella lettura) può riassumere efficacemente il mio ultimo sabato pomeriggio. Impavide pulzelle, io, la cuggi (ovvero la mia cuginetta, che per quanto abbia solo un anno in meno di me, sarà sempre "la piccola") e una cara amica abbiamo raggiunto Milano per due eventi diversi.

Prima di tutto, la mostra alla Triennale Dracula e il mito dei vampiri, che chiudeva proprio in questo week end (e che io non potevo perdermi. Lo sapete che l'argomento mi appassiona all'inverosimile). Interessante: in parte dedicata a Vlad Tepes e al folklore, in parte a Stoker - con un paio di originali di fine Ottocento: appunti manoscritti dell'autore e una prima edizione autografata per la madre - e in parte alla cultura vampirica successiva. In generale, nulla che già non sapessi o non avessi letto in svariati saggi, ma comunque bello vedere alcuni reperti d'epoca (il famoso ritratto del principe Dracula, per esempio, nonché abiti e spade), emozionante trovarsi di fronte alla calligrafia di Stoker e leggere anche solo qualche frase vergata di suo pugno. Interessante il filmato-intervista alla costumista di Dracula di Bram Stoker di Coppola, con l'armatura usata da Gary Oldman in esposizione. Una sala proponeva anche abiti ispirati al tema della donna-vampiro, nonché tavole dal Dracula illustrato da Crepax e disegni che documentano "l'incontro" tra il nosferatu e la notissima Valentina. Infine, interessante anche il filmato-collage con citazioni in tema e frammenti di film d'epoca, con le immagini in bianco e nero dell'epoca del muto, lo sguardo intenso di Bela Lugosi (e anche un estratto dall'inizio di Ed Wood di Tim Burton, per chi l'ha riconosciuto), la bellezza diafana di Isabelle Adjani... Sì, anche qualche fotogramma degli pseudovamp*bluargh* di Tuailait. E vabbe', non si può avere tutto.
In definitiva, il materiale esposto non era moltissimo - un'oretta era più che sufficiente a visitare tutte le sale - ma quello che c'era meritava di essere visto.
Una cosa che mi ha fatto indignare? Nulla di imperdibile, legato alla mostra, nello shop: solo qualche libro - metà dei quali inutili - tazze, e i poster, venduti al vergognoso sproposito di QUINDICI EURO. Se li possono tenere, anche se un ricordo me lo sarei portato a casa volentieri. Ma faccio prima a stampare l'immagine in copisteria, ragazzi, se i prezzi sono quelli.



Successivamente, dopo un bel po' di tram, siamo giunte allo Studio 90 per l'Italia Beer Festival. Appuntamento ormai imperdibile - e che io, ahimè, mi sono in realtà persa per anni, dopo averlo molto apprezzato alcuni anni fa. Se amate la birra artigianale - e io la amo, molto più del vino - a questo evento potete trovare i migliori birrifici artigianali italiani. Da Croce di Malto, che è delle mie (attuali) parti e che ormai ha un successo consolidato (la TripleXXX è un nettare divino, e non parliamo delle speciali di Natale...), a una scoperta particolarmente piacevole per me, il Birrificio Un Terzo, di Candelo (ovvero Biella... la mia terra d'origine!). Di questi ultimi ho assaggiato la Mater, una roba DIVINA. Sempre una sicurezza la birra dell'Inconsueto di Busto Arsizio (gestita dal mitico Valentino Rossi, inconfondibili con i suoi baffi alla Dalì, che, nonostante non passi nel suo pub - ahimè, a causa di forza maggiore - da oltre due anni, ancora si ricordava di me), e buone anche le proposte del Birrificio Geco... Potrei citarvene moltissime, di assaggio in assaggio - il bello di essere in tre è poter gustare almeno un sorso di molte più birre - ma tra tutte scelgo la Black Lullaby del birrificio Retorto, arricchita con note di cioccolato e vaniglia (ed era una mia personale scommessa, trovare una birra alla vaniglia... vero, Messer Loki? ;-)) Ce n'era anche una buonissima con aromi di carciofi e rosmarino (strana? Sì, ma spettacolare!), se non ricordo male del birrificio 'Na Biretta. Di sicuro molti altri meriterebbero menzione, ma ho un limite anch'io, e considerato che eravamo praticamente a stomaco vuoto... meglio non esagerare.
Insomma, ora parte la caccia alle bottiglie, sperando che il mio negozio di fiducia ordini qualcuno di questi capolavori.

venerdì 22 marzo 2013

Ad aprile "In territorio nemico"

Nuntio vobis l'imminente uscita di In territorio nemico, il romanzo della Scrittura Industriale Collettiva alla cui stesura ho partecipato anch'io. Lo troverete in libreria ad aprile, grazie a Minimum fax: qui trovate la pagina del romanzo sul sito della casa editrice.

Come vi avevo già accennato, si tratta di un romanzo a cento mani, un esperimento intrigante che ha richiesto un'organizzazione davvero notevole e un impegno ammirevole da parte dei ragazzi della SIC, prima di tutto Vanni Santoni e Gregorio Magini. Per me è stato doppiamente interessante: sia perché si tratta di un romanzo storico, quindi diverso da quello che scrivo di solito, sia perché mi ha messo alla prova con una formula particolare e mi ha proposto sfide nuove, oltre a essersi rivelato un'importante "palestra". Non ho ancora letto il risultato definitivo, ma sono molto curiosa e, in ogni caso, si è trattata di un'esperienza istruttiva e intrigante.

Ve ne parlerò ancora, man mano che si avvicinerà l'uscita, sia per quanto riguarda la mia esperienza, sia per segnalarvi eventi e notizie. Non vedo l'ora di averlo tra le mani...

Un ufficiale che diserta e intraprende un viaggio attraverso l’Italia devastata dalla guerra. Una ragazza di buona famiglia che diventa una partigiana pronta a uccidere un fascista dopo l’altro. Un ingegnere aeronautico che si nasconde in attesa che passi la bufera. Matteo, sua sorella Adele, il cognato Aldo: sono i personaggi di In territorio nemico, tre giovani separati dalla guerra che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, cercano ritrovarsi in un paese in preda al caos. Nei venti mesi terribili dell’occupazione nazista, i tre protagonisti faranno esperienza della battaglia, dell’isolamento, dell’amore, del conflitto con se stessi, fino ad affrontare la prova più difficile: scegliere da che parte stare mentre la morte li minaccia a ogni passo. In territorio nemico è una nuova epica della Resistenza. Un’epopea corale resa possibile dal lavoro di oltre cento scrittori e ispirata alle testimonianze di chi la guerra l’ha vissuta e non ha cessato di raccontarla. Un romanzo vivo e toccante che, tenendo ben presente l’eredità di Fenoglio, Malaparte e Calvino, apre una rinnovata prospettiva sull’esperienza tragica e fondatica della seconda guerra mondiale italiana.


giovedì 21 marzo 2013

Dead set

Zombie che massacrano i partecipanti del Grande Fratello.
No, non è stato il mio ultimo sogno notturno - in effetti è un po' che non sogno zombie, e dire che una volta mi capitava spessissimo. Mi riferisco, in questo caso, a Dead set, miniserie inglese datata 2008, che ho avuto il piacere di guardare dopo aver letto la recensione di Hell (che prontamente vi linko). Non starò a riprendere le sue osservazioni, in diversi punti particolarmente interessanti; mi limito a consigliarvi di recuperare la manciata di puntate che compongono Dead set (facilmente reperibili sottotitolate in italiano) e godervi una classica storia zombie, sporca, splatterosa come si conviene, ottimo antidoto a quanto di lezioso, lento, frustrante trovate in The Walking Dead.

Come avrete intuito, l'invasione dei morti viventi - veloci, aggressivi, famelici - arriva inaspettata e gli ultimi ad accorgersene sono gli ospiti del Grande Fratello inglese, lasciati a se stessi (eccoli: un cast di odiosissimi stereotipi ambulanti. No, la foto non la metto, è troppo irritante, quanto i GF veri. Si salva giusto l'unico un po' più sveglio, quello che vedete più a destra).
Solo una delle dipendenti della televisione, in fuga dagli zombie, penetra nella casa e li avverte dell'apocalisse in corso. Mentre, dall'esterno, il ragazzo di lei lotta per raggiungerla, all'interno della casa i partecipanti finiscono divorati uno dopo l'altro (si capisce che sto trattenendo un "EMMENOMALE"? ^^).


E, come capita sempre nelle storie apocalittico-zombesche, i sempre meno numerosi sopravvissuti si rendono conto che i nemici più pericolosi sono gli altri vivi: i poliziotti brutali, il regista televisivo odioso, egoista, presuntuoso, rozzo e volgare (il simpaticone col coltello nella pancia di un cadavere, qui sotto), il concorrente bruttarello che tutti hanno sempre sfottuto. Dead set non tralascia i dettagli crudi - non solo budella come se piovesse, ma anche i disagi di due personaggi odiosi e che si odiano, costretti in uno stanzino, a orinare e defecare in un secchio... - e non si vergogna di riproporre topoi consolidati nel genere, ma non manca di inventiva e di un certo ritmo. Mentre si scivola inevitabilmente verso la tragedia finale, solo in parte colpa degli zombie. Cosa conta di più, nel disegnare il destino: la stupidità o la tenacia?


Qualcosa mi ha convinto meno - la zombie che non riesce a uscire da una piscinetta? -, non manca il già visto, ma nel complesso la serie compie il suo (sporco, l'ho detto) lavoro. E le ultime scene, con gli zombie che vagano nella desolazione più totale in puro Romero-style (il Romero serio, intendo - citato anche, tra i molti momenti, con la famosa frase They're coming to get you, Barbara!) e restano ipnotizzati a fissare gli schermi rimasti accesi nei negozi vuoti, che mostrano gli zombie penetrati nella casa, a loro volta catturati dagli "occhi" delle telecamere... ecco, sì: sono suggestive, anche se non innovative.

Qui il trailer.

martedì 19 marzo 2013

Il ritorno dell'eroe

Post in due parti, una più generale, l'altra più personale. Nato in modo del tutto random, ma lo sapete già: io non scrivo "articoli", "saggi", "manuali". Io mi lascio guidare da suggestioni e stream of consciousness.
Take me as I am.


Prima parte: qualcosa che ha a che fare con la scrittura

Qualche giorno fa ne parlavo con Luca Tarenzi - a proposito: buon compleanno ;-) -, pochi giorni dopo averci riflettuto una volta conclusa la lettura di Nessun dove, e proprio poco prima di incappare in questa immagine su Facebook. Insomma, quando la Dea mi manda tutti questi segnali in un'unica direzione, significa che è giusto seguirli.

A cosa mi riferisco: all'ultima fase di ogni storia. Il momento immediatamente prima dell'...And then there was silence*. Quello che, nel Viaggio dell'eroe - le "tappe" del percorso avventuroso vissuto dagli eroi mitici, così come, schematizzando, dai personaggi dei romanzi o dei film - è l'ultimo step, il "ritorno con l'elisir": quando il protagonista ha concluso la sua missione, ha sconfitto la forza negativa, e può rientrare al suo villaggio d'origine, portando con sé l'elisir che si è conquistato, e che può essere, sì, un "bene" concreto - la spada magica, per dire -, ma che spesso non si incarna tanto in un oggetto concreto, quanto nella conoscenza, nell'esperienza. Una conoscenza che può andare a beneficio di altri, oltre che del protagonista stesso. Ma - ed è il tipo di ritorno che ogni volta mi colpisce di più, che tocca le mie corde più profonde, che amo trovare come lettrice e che per me emerge sempre, in modo più o meno esplicito, più o meno intenso, nelle storie che scrivo -, l'aspetto meno immediato ma più intenso di questo ritorno è costituito dal cambiamento interiore che l'esperienza vissuta e acquisita provoca nell'eroe.

Alla fine di Nessun dove, Richard non riesce più ad adattarsi alla vita "normale" di un tempo, quella che per tutto il romanzo ha sognato di riconquistare. Ormai sa che c'è "qualcosa di più"; ormai sa che negli angoli, tra le ombre, negli anfratti, si nasconde una Londra diversa, con regole e pericoli ed emozioni diverse. E nessuno degli amici di un tempo può comprendere come Richard si sente: la scelta che gli resta è fingere di aver vissuto solo un sogno bizzarro, un'allucinazione, magari, oppure abbandonare, questa volta volontariamente e per sempre, la Londra luminosa e "reale" e tornare a immergersi nella Londra misteriosa e "folle", che ormai gli è entrata nel sangue, che ormai non può più scordare. Luca invece mi citava Il Signore degli Anelli, la scena del terzo film in cui Peter Jackson mostra gli hobbit che si guardano in silenzio, di fronte a un boccale di birra: e non servono parole, bastano gli sguardi, perché ora i quattro, che hanno visto e fatto e vissuto cose inimmaginabili, condividono un'esperienza che nessun altro hobbit potrebbe comprendere - imprese che hanno deciso in quale direzione sarebbe andato il mondo, e di cui nessuno, in quella campagna pacifica e sonnolenta, si è reso conto. Sono parte, ora, delle leggende e delle canzoni che verranno ripetute intorno ai fuochi, per sempre.

E anche se, da lettrice che tende al fangirleggiamento senza vergogna, vorrei lo spudorato happy ending per i miei beniamini - così come lo vorrei per i miei ragazzuoli, i miei personaggi, per i quali ugualmente tendo al fangirleggiamento -, devo dire che questi momenti di malinconia sono per me forse quelli più emozionanti, più belli, quelli dotati di maggiore resonance, quelli che mi fanno vibrare nel profondo. Quando i protagonisti di un romanzo sopravvivono alla storia, ma non possono scordare le cicatrici che ora portano, le perdite che hanno subito; quando sono cambiati, e si rendono conto che anche le gioie future non avranno lo stesso sapore di prima. Ce ne saranno, e saranno bellissime: ma loro le vivranno con un'altra consapevolezza, le potranno apprezzare di più e allo stesso tempo non potranno scordare che c'è anche altro, intorno a loro - il caos, il mistero, le ombre, il pericolo. Aspetti che si possono esorcizzare, per un po', ma mai allontanare per sempre: il "mondo ordinario" da cui parte l'eroe si frantuma, nel corso dell'avventura; e se è vero che si può ricomporre, non sarà mai integro come all'inizio; le visioni, le scoperte, i fuochi e il ferro che l'eroe ha sperimentato, combattuto, ammirato, temuto, resteranno sempre in un angolo della sua mente e del suo cuore. E saranno come... come un vetro leggermente oscurato, attraverso cui osservare il mondo: un mondo che ha più ombre di quello che lui credeva, ma non per questo meno bello.
Sarà per questo, forse, che, fin dai tempi del liceo, quando ancora non avevo nemmeno un decimo della consapevolezza che ho ora come autrice e come persona, già mi ero innamorata - un po' grazie agli Iron Maiden che hanno scritto una canzone in proposito, un po' grazie a una meravigliosa prof di inglese - della Rime of the ancient mariner di Coleridge, alla fine della quale l'ospite del matrimonio che ha ascoltato il racconto del vecchio marinaio viene definito a sadder and a wiser man, un uomo "più triste e più saggio". Per me è sempre stata la chiave di ogni storia come si deve, il motivo per cui ho sempre amato leggere e scrivere.


Seconda parte: qualcosa che invece potete saltare - a meno che vi interessi un giro nei meandri della mia mente contorta, pseudomistica, eminentemente weird e fondamentalmente stramba.

Da piccola ero quella che voleva lasciare la finestra aperta per Peter Pan, pensando "col cazzo che tornerei indietro dall'Isola che non c'è, io". E sono quella che si sente sempre l'outsider, quella che scrive sperimentando una tale schizofrenica dissociazione da identificarmi di volta in volta con i miei personaggi - non sono loro che assomigliano a me, sono io che mi immergo nella loro personalità e nella loro vicenda, io che li "recito" e di conseguenza vivo quelle avventure con ancora maggior intensità rispetto a quando tifo e soffro e mi emoziono per i personaggi di film o romanzi altrui.
Questa dissociazione è un'altra cosa di cui parlavo con Luca. Il modo in cui uno scrittore - lasciamo da parte qualsiasi giudizio sulla qualità di ciò che si scrive, i generi, il talento eccetera - vede il mondo è particolare. E col tempo lo è sempre di più: non subentra l'abitudine, né la noia, né la consuetudine. Piuttosto, la consapevolezza di certi meccanismi cresce, e si vivono con ancora maggiore intensità. Si ritrova l'aspetto mitico nel quotidiano, il viaggio dell'eroe nel percorso di vita, il misticismo in ciò che sembra banale, si inseguono gli e se? a ogni bivio.
 
Col tempo mi sono convinta di una cosa, semplicissima, ma che forse non viene spontaneo mettere in questi termini: il ritorno con l'elisir lo viviamo tutti, ogni giorno - o, almeno, lo possiamo vivere. Il vecchio "imparare dai proprio errori", insomma, che circondato da quest'aura mitica ha molto più fascino, no?
Nella vita si può andare avanti e lottare per crearsi l'esistenza che desideriamo, oppure restare immobili e seguire la corrente, subendo ciò che accade. Io ho passato la mia fase da naufraga - immersa in un oceano che non riuscivo a controllare, davo bracciate convulse che non mi portavano mai dove volevo andare, nuotavo con un peso alla caviglia che mi sbilanciava. Poi sono annegata - proprio così, chiaro e semplice: sono annegata, sono morta, sono rinata. Anche questa è una fase tipica dei romanzi, "l'esperienza di morte" che fa parte dell'"arco di trasformazione dei personaggi". Sono morta, sprofondata negli abissi, ho riaperto gli occhi e sono risalita seguendo correnti del tutto diverse. Ho imparato a bilanciare il peso che mi porto dietro - o quanto meno a non farmi frenare nonostante la fatica. Ho esplorato nuove correnti e nuove acque - perché in fondo l'acqua è il mio elemento (se credete nell'oroscopo, sono Pesci).

E se le piccole cose restano quelle importanti (le piccole gioie, i piccoli passi, le esperienze memorabili, i luoghi da scoprire, i brevi momenti - così pochi e sempre brevi, quelli più dolci e intensi e meravigliosi e sensuali e perfetti, le conquisti che già portano la paura della perdita, le parole giuste con gli amici e le amiche, i secondi che spazzano via interi giorni di dolore, ma sempre con la speranza di rinnovarli in futuro, sempre con la malinconica bellezza del ricordo, che nessuno può portare via), una piccola cosa dopo l'altra si crea l'avventura, e l'avventura non è solo quella dei romanzi. Io sono sempre più convinta che non esista la banalità, non esista la noia, se non nella mente delle persone, nell'"occhio di chi guarda", come la bellezza: perdere la capacità di stupirsi, perdere la passione, perdere il desiderio, perdere il gusto per ciò che si ama, questo è ciò che rende banale e noiosa la vita. Forse non serve allora la lettera di Hogwarts o la chiamata di Gandalf - forse l'avventura la stiamo già vivendo.
Non che uno stregone alla mia porta mi spiaccia, eh, anzi. Ma le avventure non sono solo quelle.

Mi rendo conto che suona un po' come il contrario di quello che consigliano i saggi: l'atarassia, la liberazione dalle passioni, la calma zen... Ma, mi spiace, non fanno per me: io non voglio un paradiso di canti sulle nuvolette, non voglio l'immobilismo, non voglio l'indifferenza, non voglio fermarmi, una volta tornata a casa con una goccia di elisir. Io voglio ascoltare la Dea che mi parla di caos e danze sfrenate, voglio ogni giorno costruire qualcosa e fare un piccolo passo, voglio raggiungere un obiettivo e pensare già al successivo, voglio continuare a scoprire. Il che non significa non accontentarsi, né non saper apprezzare le piccole cose di cui sopra: significa che quelle piccole cose - per me, il piacere di ascoltare mille volte una canzone che mi esalta, il brivido di scrivere una scena che mi emoziona, i fremiti di un bacio appassionato, le risate durante un'uscita al pub con le amiche di sempre... - non smetteranno mai di sembrarmi splendide, non mi stancheranno, non mi annoieranno. Le vivo e voglio continuare a viverle con la stessa meraviglia, con la stessa intensità, proprio perché non so dove il prossimo passo del viaggio mi porterà; e raggiunto un obiettivo, ne avrò sempre un altro di fronte a me. Mi hanno detto tu non sei capace di essere felice senza un po' di malinconia, vero? Eh già, è così. Di nuovo: take me as I am. Qualcuno mi apprezzerà per come sono e avrà il mio affetto e la mia devozione incondizionati. Qualcuno non capirà, e la cosa non mi interessa più. Qualcuno vorrà vivere questo viaggio accanto a me - sono armata di spada e corazza, ma ho bisogno di dolcezza e sorrisi e comprensione, per recuperare le forze e combattere ancora: ogni tanto incontro persone che mi dicono quanto io sia "forte", l'unica che non lo crede affatto sono io - e allora quegli amici e quelle persone speciali avranno tutto l'affetto e l'aiuto e la presenza, tutto quel che nel mio piccolo sono, per ricambiare.
Mi piacerebbe avere qualche certezza - sapere che le cose e le persone che amo continueranno a far parte della mia vita: l'ansia mi ferisce nel profondo e non riesco mai ad affrontarla del tutto. Ma siccome la sicurezza non esiste, prendiamo le piccole cose, appunto, un poco per volta, momento per momento. Anche questo è un saggio consiglio da stregone, e io che non sono maga, non sono saggia, non sono speciale - non sono altro che qualcuno che scrive e cerca e desidera -, devo imparare a seguirlo. Keep tryin', keep hope alive.

*Questa magnifica e magniloquente canzone.

On air:
In Flames, A new dawn.
Sì, lo so che ve l'ho linkata già ieri, ma è la canzone perfetta per quello che provo mentre scrivo questo post.

I dreamed that you had died, I'm forever alone
I'm weakened, I'm frightened
This place's about to change
Things you said to me
Believe and the things you might find will turn into a march

I stand alone and breathe again
I won't stop until this is through

And I can't wait to see the sunrise again
(Its moments like this)
I am what you'll never be
To better what I am
You won't hear lies from me

Feel the sudden aches, time to get moving
Getting somewhere with no directions
I swear to you it will never be the same
Its astray, but the road lies open
Leaving all tears behind

Erase darkness from my mind
Last remaining night
From here to everywhere

I stand alone and breathe again
I won't stop until this is through

And I can't wait to see the sunrise again
(Its moments like this)
I am what you'll never be
To better what I am
You won't hear lies from me

lunedì 18 marzo 2013

In Flames - Sounds of a playground fading

In Flames - Sounds Of A Playground Fading '11Oggi vi parlo di Sounds of a playground fading, decimo album in studio per gli In Flames, alfieri dello Swedish Death fianco a fianco con i colleghi Dark Tranquillity.
Il disco è del 2011, quindi questa non è esattamente una segnalazione in anteprima... Ma è una novità per me, perché, come vi ho accennato diverse volte in altri post, è un disco che ho ripescato solo da qualche settimana (grazie a Marina). E siccome si è verificato il noto Fenomeno dell'Ossessione di Aislinn - ovvero sono caduta nel vortice degli ascolti a ripetizione - direi che si merita una delle mie consuete "recensioni non-recensioni". Chiamiamola semplicemente una segnalazione.

Sounds of a playground fading è l'album che segue l'abbandono del gruppo da parte di Jesper Strömblad, storico chitarrista che, se non erro, era fino a quel momento l'unico membro sempre presente nelle fila della band dall'inizio degli anni Novanta a oggi. Un piccolo cataclisma, insomma. Eppure, per quanto mi riguarda questo album ha tutte le carte in regola per farsi ascoltare e riascoltare. Sgrezzato il sound degli esordi, inanellati diversi dischi pregevoli, gli In Flames hanno raggiunto per me un ottimo equilibrio tra forza e melodia, tra parti più death e parti più catchy. Anche grazie alle interpretazioni di Anders Friden, il piccoletto coi rasta - be', fino a poco tempo fa, ahimé: la lunga chioma è sparita di recente (minuto di silenzio) - che regge il microfono e, pur senza ambire al podio di cantante più tecnico del mondo, ha un ottima capacità di adattarsi al brano, spaziando dallo screaming a un pulito semplice e senza fronzoli, perfetto per quella che è innegabilmente una qualità degli In Flames: la capacità di inanellare ritornelli di sicura presa e melodie accattivanti.
Come tanti altri gruppi che, col tempo, si sono mossi in direzioni più "morbide" e "commerciali" - se vogliamo usare questi termini -, anche gli In Flames si sono presi la loro fetta di critiche da parte dei fan più intransigenti. Per quanto mi riguarda, lo posso dire chiaro: non mi frega affatto se una band evolve verso territori più mainstream, finché il risultato mi piace e il prodotto funziona.


E questo è il caso di Sounds of a playground fading, che inizia con una title track in crescendo e un bel riffone da scapocciare in sede live, ottima introduzione al singolo Deliver us, che offre un video tamarro - gli In Flames ne hanno proposti diversi, di clip pseudoamericaneggianti (sì, è una parola che mi sono inventata, e allora?) - per una canzone rapida, energica, con un ritornello coi controcazzi. Tra le altre, segnalo poi ancora Fear is the weakness e una delle mie personali favorite, Where the dead ships dwell (altro videoclip, di tutt'altro stile), ciascuna a suo modo accattivante e ricca d'atmosfera; ma c'è spazio per brani più rocciosi (The puzzle) e per interludi insoliti (The attic, A jester's tragedy).
Ci si assesta insomma su territori rassicuranti, non privi di guizzi, che non deludono; ma è in chiusura che arrivano poi due vere perle. Non c'è altro modo per definirle: A new dawn è un capolavoro, un gioiellino di canzone che parte come un "qualsiasi" brano Swedish death con belle chitarrone ruvide e si apre inaspettatamente a un ritornello dalla bellezza struggente, una roba che ogni volta mi lascia a bocca aperta e mi fa gonfiare il petto per cantare con Anders - and I can't wait to see the sunrise again...
Ultimo pezzo, l'insolita Liberation, una meraviglia quasi ipnotica nel suo inizio in sordina che - di nuovo, ma come accidenti fanno? - in breve centra un altro refrain che ti si pianta in testa e non ti molla più - and will be, I will be with you tonight...
Considerato che sono passati due anni, direi che è ora di aspettare - e non senza ottimismo - un nuovo album.

On air, i brani migliori secondo me:
Sounds of a playground fading
Deliver us
Fear if the weakness
Where the dead ships dwell
A new dawn
Liberation

martedì 12 marzo 2013

Visitors - ieri e oggi

Martedì è giorno privilegiato per parlare delle serie tv. Questa settimana però non vi propongo un post su Once Upon A Time, The Walking Dead e così via, ma su una serie chiusa - e su quella anni Ottanta che le ha dato origine. Come sempre, occhio agli spoiler.

Dei Visitors avevo già parlato anche nel mio vecchio blog, ma, considerato che da allora è stato realizzato - e cancellato - anche il "remake", o "reboot", insomma, una nuova serie che parte dalla stessa idea, direi che posso cogliere l'occasione per parlarne. E infliggervi un'altra delle mie deliranti manie, by the way.
V (1984) - Michael Ironside and Marc Singer  Ham Tyler (Ironside) era un GRANDE!Dunque. 1983. Visitors, serie fantascientifica di Kenneth Johnson, basata sull'arrivo di alieni che, dietro l'apparenza di un aspetto umano, nascondevano sembianze da rettili e, fingendo di "venire in pace", erano intenzionati a rubare l'acqua del nostro pianeta, nonché a deportare gli umani per usarli come soldati (in una guerra contro un non meglio precisato nemico del loro leader) o direttamente come cibo. Gli umani che scoprono le loro intenzioni organizzano una resistenza clandestina.
Pur con tutti i difetti e le ingenuità tipiche dell'epoca, Visitors aveva idee, personaggi, emozioni. Ok, gli effetti speciali, soprattutto per le maschere dei rettiloni, non erano quelli strabilianti di oggi, ma non erano nemmeno poi così terribili. E ok, la trama non era esente da buchi. Ma i momenti indimenticabili sono molti: il lento costruirsi della tensione quando sui Visitatori così amichevoli iniziano ad addensarsi i sospetti, il primo orribile pasto a base di topi vivi, la lettera del vecchio Abraham in attesa di morire, il processo di conversione subito dalla protagonista femminile Juliet - un allucinante lavaggio del cervello -, la morte dell'anziana Ruth così coraggiosa, il famosissimo parto dei gemelli concepiti da una ragazza umana e da un alieno...
Juliet Parrish from V.  In looking for a picture I discovered she and her husband Stephen Collins (Star Trek The Motion Picture) are divorcing.  Sad news in the SciFi world.Soprattutto, al di là della palese metafora Visitatori = nazisti, la serie godeva di una schiera di personaggi molto ben costruiti: Diana (Jane Badler), la cattiva per eccellenza, dallo sguardo crudele e duro come il ferro, e Ham Tyler (Michael Ironside, un attore che adoro, bad guy con i fiocchi in Scanners e Atto di forza), il mercenario freddo e ironico: l'ho amato alla follia fin dalla sua entrata in scena ed è l'unico personaggio per cui fangirlegg... ehm, che si salva sempre, persino nel disgraziato sequel (di cui vi parlo più giù) dall'atroce sceneggiatura; ma anche la coppia di protagonisti, Mike Donovan (Marc Singer) e Juliet Parrish (Faye Grant) è abbastanza credibile da non cadere nello stereotipo, con una love story che si sviluppa senza eccessi di zucchero, e la precarietà della situazione - i due sono a capo di uno sparuto gruppo di ribelli, sempre in fuga da un rifugio all'altro - permette di approfondirli. Ho sempre apprezzato, per esempio, il modo in cui viene caratterizzata Juliet, una scienziata che si trova a capo di guerriglieri improvvisati, impreparata ma coraggiosa, che si mostra forte ma cede alle lacrime quando nessuno può vederla - solo che, a differenza di quanto capita in troppi romanzi in circolazione al momento (in particolare fantasy, ahimé), lei non è una Mary Sue frignona, ma una donna gettata in una realtà dura e difficile, che si arrabatta meglio che può per infondere coraggio agli altri e resistere senza perdere la speranza. Oltre ai protagonisti, poi, non manca una schiera di comprimari ben definiti e capaci di dare profondità all'universo rappresentato: Martin l'alieno che aiuta i terrestri, il timido visitatore William (un Robert Englund, sì, proprio "Freddy Krueger", impacciato e imbranato), lo sbandato Elias che aiuta i ribelli grazie alle sue connessioni con la malavita, e tanti altri.
Questo sempre riferendomi alla prima serie - che negli USA trovava conclusione con The Final Battle, in cui i ribelli vincono la guerra grazie a un batterio trovato nel corpo della bimba-ibrido, innocuo per lei e per gli umani ma non per i Visitatori. La seconda era molto più pasticciata, molto meno ben scritta, molto più pacchiana, trasformava i temibili e crudeli alieni in una specie di società tribale, per non parlare del fatto che la questione della "figlia delle stelle", la bambina nata da una terrestre e da un visitatore, era gestita malissimo e spesso, come tante altre parti di questa seconda stagione, sfiorava il ridicolo.

visitors_1983   Visitors dizisinin bu eski (Freddy Kruegerlı yani Robert Englundlu Michael Ironsidelı) halini hatırlayan var mı acaba :)

Arriviamo al 2009, che vede la prima di due stagioni di V, remake che parte bene: interessanti idee, un certo ritmo, almeno all'inizio, una cattiva, Morena Baccarin-Anna, che non fa rimpiangere la Diana di Jane Badler. Certo, le differenze con l'originale sono molte, ma al di là della curiosità da fan - e, non so se si è capito, io sono fan dei Visitors originali, conosco la prima serie letteralmente a memoria - mi importa poco se e quanto la trama di un remake si discosta dall'originale, se il risultato è buono. Quello che mi è piaciuto, di questa serie, è stato il fatto che non risparmia momenti crudi - cito la spia aliena scuoiata, per esempio -, nonché alcuni personaggi - oltre ad Anna, l'agente dell'FBI Erica, protagonista (Elizabeth Mitchell), il mercenario Kyle (Charles Mesure), abbastanza intrigante, anche se là dove Ham/Michael Ironside conquistava con tonnellate di carisma, lui ha più che altro una certa gnokkaggine...
vTuttavia, presto le puntate si fanno inconcludenti, e la serie pare non approdare da nessuna parte, l'irritazione nei confronti degli altri personaggi - per esempio Tyler, il figlio di Erica: mamma mia che odioso, tanto che quando *SPOILER* crepa nell'ultima puntata penso che chiunque abbia esultato; oppure Ryan (Morris Chestnut), partito bene, ma poi scaduto parecchio - cresce, e i discorsi assurdi sull'anima che i Visitatori voglio "cercare" per sconfiggere l'umanità oscillano tra l'inverosimile e il ridicolo. E quando finalmente si vede un aliena "nuda", cioè senza pelle, con il corpo che ha... come accidenti fanno a rinchiuderla in un involucro umano? Almeno i visitatori degli anni Ottanta avevano una conformazione fisica molto simile alla nostra, salvo "dettagli" come la pelle, gli occhi, il veleno e così via. Menzione di merito, comunque, per il cameo di Jane Badler, nei panni di Diana, madre di Anna, regina aliena ancora magnetica quanto lo era da giovane nell'altra serie (i personaggi condividono il nome, ma non sono gli stessi, sia chiaro), che ha una splendida scena di *SPOILER* morte per mano della figlia (con memorabile battuta "That's how you kill your mother!"). Nell'ultima scena appare anche Marc Singer (il Mike della serie originale), invecchiato malissimo, nei panni del capo di un'organizzazione supersegreta e potentissima che si propone di resistere agli alieni... e di cui non sapremo nulla, perché V è stato chiuso senza che la terza stagione venisse girata. L'ultimo episodio era disastroso e drammatico, per i buoni: non ci è dato sapere come gli sceneggiatori li avrebbero tirati fuori dai guai.
Insomma, una serie che non ha saputo mantenere le promesse e sfruttare le buone idee, perdendosi ben presto lungo la strada. E poi, diciamolo: quanto accidenti era bella la sigla originale? Una roba da brividi! Una delle musiche migliori che abbia mai sentito in una serie tv.

Un altro caposaldo: confrontate la scena del pasto a base di ratti, realizzazione artigianale del 1983 v/s effetto-computer.

lunedì 11 marzo 2013

Spotify me

Una settimana fa vi parlavo delle mie prime esperienze con un eReader; oggi vi racconto invece di un programmino simpatico di cui sento parlare da un po', ma che solo di recente ho iniziato a usare, ovvero Spotify. Il programma consente di ascoltare gratuitamente musica on line, pescando da uno spropositato archivio di artisti e dischi, creando le proprie playlist e condividendole sui social (come si sarà accorto chi mi segue su Facebook, TumblR o Twitter) o sui propri siti - vedere per esempio il lettorino Spotify qui nella colonna di destra.
Seguendo il link, potete iscrivervi gratuitamente, creando un account oppure tramite il vostro account Facebook. Come spesso capita ormai, potrete a questo punto scegliere tra la versione free, che vi consente di ascoltare musica on line, intervallata di tanto in tanto da qualche breve spot, oppure la versione premium, che vi permette di avere le canzoni a disposizione anche off line e di sincronizzare tutti i vostri dispositivi (iPad, iPhone eccetera).

Per quanto mi riguarda, la versione gratuita è più che sufficiente. I mini spot che pubblicizzano le varie funzioni di Spotify sono sufficientemente brevi e rari da permettermi di fregarmene. Se sono fuori casa, uso l'iPod che aggiorno tramite iTunes; ma, considerando che ormai il mio iPod è strapieno, posso tenere lì solo quello che preferisco e crearmi delle playlist Spotify con i gruppi che non ascolto così spesso da dovermeli portare per forza in giro, ma che comunque mi piacciono, anche molto. E la possibilità di condividere playlist mi gusta assai, anche perché, presto, potrò usarla anche per mostrarvi un po' di ost, le "official soundtrack" delle mie storie. Inoltre, Spotify consente di scoprire musica nuova in modo assolutamente legale. Esempio? L'ultimo cd degli In Flames, di cui vi parlerò nei prossimi giorni, Sounds of a playground fading, datato 2011, che fino a un paio di settimane non avevo mai ascoltato nella sua interezza. Una sera, al pub, Marina me ne parla, mi fa venire voglia di cercarlo, lo pesco su Spotify ed ecco che posso ascoltarmelo quante volte voglio.
Che dire, se ancora non l'avete fatto, provatelo! E se invece già conoscete Spotify e magari avete la versione premium, raccontatemi se c'è qualche differenza indispensabile, please!

On air:
Be', la playlist del momento che vedete nella colonna di destra ^^

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venerdì 8 marzo 2013

I'll be back

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"Preferisco i libri autoconclusivi, piuttosto che leggere dieci tomi per arrivare alla conclusione di una storia e conoscere il destino dei personaggi".
Questo l'ho detto io, svariate volte. Chiaro che si tratta di un discorso generale: se trovo una saga che mi ispira, sono ben contenta di leggerla. In generale, però, prediligo i romanzi singoli o le serie in stile Mondo Disco di Pratchett, composta da romanzi che, in generale, si possono tranquillamente apprezzare senza aver letto tutti quelli precedenti, con personaggi ricorrenti e altri nuovi.

Quello che non mi piace di tante saghe che mi è capitato di sfogliare sono due cose:
- le storie diventano presto trite e le situazioni si fanno stiracchiate e ripetitive;
- i personaggi si trasformano in "tipi", in macchiette di se stessi.

Puro e semplice.
Ma.
Ma naturalmente io scrivo serie. Ok, nel concreto non lo sapete ancora, ma fidatevi, avrò modo di approfondire la questione più avanti. E lasciamo da parte quei tre volumetti d'esordio di tolkienian-fantasy che ho pubblicato un po' di anni fa, perché ci vorrebbe un lungo discorso su quando li ho scritti, su cosa ritengo valido e cosa no in quei libri, su perché siano stati un'utile palestra ma, allo stesso tempo, non rappresentino affatto né lo stile né gli interessi che ho adesso come autrice. Quello che ora vi interessa sapere è che, al momento, io ho in ballo (svariati progettini abbozzati e ancora troppo informi per considerarli e) due serie principali di storie: chiamiamole A. e I./M. Suona come una contraddizione, visto quanto ho appena scritto, ma io non la vedo così per un semplice motivo: perché non scrivo nulla se non supero i problemi che mi rendono difficile sopportare certe saghe come lettrice.

Prima di tutto, perciò, l'intento mio è scrivere romanzi che siano il più possibile autoconclusivi. Quelli che legano le storie della serie A. e quelle di I./M. sono due aspetti:

- l'universo in cui sono ambientate: si tratta di urban fantasy, il setting è il "qui e ora", laddove il "qui" sono due città diverse, e, soprattutto, con una diversa mitologia di fondo;
- i personaggi ricorrenti. Nel caso di A. i protagonisti sono gli stessi, nel caso di I./M. la questione è un po' più complessa: i protagonisti di un libro sono comparse nell'altro, in un altro ancora i personaggi principali delle storie precedenti sono sullo stesso piano in un romanzo più "affollato" e così via.

Quest'ultimo punto in particolare per me è fondamentale, perché tutte le storie che scrivo sono per me characters-driven. Ovvio che la trama è importante, ma per scrivere un romanzo ho bisogno di innamorarmi dei personaggi, di poter entrare nella loro pelle a tal punto da averli vivi in mente, da non aver più bisogno di chiedermi "cosa potrebbe dire Tizio, chissà che reazione avrà Caio" perché, semplicemente, lo so. Ho bisogno di vedere il mondo attraverso i loro occhi, sapere che gusto di gelato mangia uno e dovermi mordere la lingua per non pronunciare le terrificanti battute che un altro farebbe. Ma non mi dilungo su questo perché ve ne ho già parlato varie volte. Nel discorso che mi interessa ora, l'importanza dei personaggi è ciò che rende possibile che io abbia voglia di imbarcarmi in un "sequel", o meglio, in un nuovo romanzo con gli stessi protagonisti. Se amo quei personaggi, se li sento ben riusciti, se hanno preso vita a tal punto da avere ancora qualcosa da dire, allora posso lavorarci. Senza timore - e ritorniamo a quanto dicevo all'inizio - che diventino macchiette prevedibili: perché si evolvono, cambiano, crescono, e quindi da un libro all'altro non saranno esattamente uguali, perché il bagaglio di esperienze che hanno conta. Come nella realtà, insomma. E quindi io ho ancora voglia di stare con loro, di scoprire come sarà la loro vita successiva.

I personaggi sono ciò che mi permette anche di evitare l'altro problema che ho evidenziato, ovvero le situazioni e le trame ripetitive. Impostare il romanzo in modo che sia autoconclusivo - anche in un contesto di più storie legate da protagonisti e ambientazione - è già un aiuto; ma i personaggi mi danno la spinta definitiva perché, quando cominciano a frullarmi in testa idee per vedere "i miei ragazzi" ancora in azione in una nuova storia, ciò che mi chiedo è: "come posso ribaltare tutto quello che considerano sicuro? Come posso rimescolare le carte?"

Vi faccio un esempio. Se in una storia ho un personaggio forte, che protegge gli altri, nel romanzo successivo posso partire da una situazione in cui è proprio lui che ha bisogno di aiuto, o che compie un errore fatale a qualcuno degli altri. Tutti i personaggi saranno spiazzati dalla situazione - drammatica e, allo stesso tempo, del tutto diversa rispetto a quella che hanno già affrontato; insomma, i "punti esperienza" acquisiti non bastano per risolvere il nuovo guaio in cui li ho ficcati, i ruoli sono rimescolati. E se i personaggi sono disorientati e devono faticare per rimettersi in sesto... la storia è di nuovo fresca, il lettore non ha la sensazione di sapere già come si svolgeranno i fatti, e io stessa trovo la faccenda abbastanza interessante - ma che dico? La trovo proprio figa! - da impegnarmici per scoprire come andrà a finire.
Per quanto mi riguarda, il trucco è tutto lì. Se i "miei ragazzi", alla fine di una storia, hanno imparato dai loro errori - e se sono ancora vivi, è così - benissimo: sono pronti per commetterne altri completamente diversi. E sarà meglio che si adattino in fretta alla nuova situazione, se vogliono salvare la pelle ancora una volta.

mercoledì 6 marzo 2013

Cover a confronto: Bad romance - Lady Gaga & 30 Seconds To Mars

Probabilmente sono prevenuta. Perché Lady Gaga non è proprio il mio genere. E perché io ho sentito prima la cover, senza capire che si riferisse a quel brano irritante che ogni tanto coglievo nei locali, anni fa (sì, a volte finisco anche in posti con musica da truzzi. Ma sto cercando di smettere).
Quando per curiosità ho cercato l'originale... ugh! Orripilante. Soprattutto, orripilante confrontando come l'atmosfera del testo venga resa dall'una e dagli altri. Questa


è una canzoncina. Trasmette sentimenti quanto un pesce surgelato infilato nella t-shirt (avrei potuto dire "un cubetto di ghiaccio", ma non avrebbe reso il mio raccapriccio).
Quest'altra


è una dichiarazione. Che vibra esattamente delle emozioni di cui deve vibrare. Eccitazione, desiderio, ossessione, conflitto, atmosfera, possesso... insomma, basta ascoltare. Poi, vabbe', se certe cose le dice Jared Leto (perfino con quel cappello :-P ) siamo in pieno *exploding ovaries in 3... 2... 1...*, ma è un di più.
Non penso che questa volta sia necessario che vi dica quale versione preferisco, vero? La cover di Bad romance fa saldamente parte della mia compilation da sesso (ho playlist un po' per tutto. Per i momenti di gioia, per i romanzi, per i periodi malinconici... di una vi avevo già parlato, delle altre chissà, magari in futuro).

I want your psycho
Your vertigo kiss
I want you in my bed
I'll make you sick
I want your love
Love-love-love
I want your loving
And I want your revenge
You and me could write a bad romance

martedì 5 marzo 2013

Once Upon A Time & The Walking Dead: a che punto siamo

(Ovviamente, spoiler in tutto il post!)

Lo so, è da parecchio tempo che tralascio l'appuntamento con le serie televisive. Per un motivo o per l'altro, ho saltato un post, mi sono detta "sì, poi recupero"... e alla fine arrivo a farlo solo oggi. Ho continuato a seguire le mie quattro serie "regolari" - Big Bang Theory, How I Met Your Mother, Once Upon A Time e The Walking Dead -, ma assodato che le prime due proseguono su binari standard, mi concentrerò sulle ultime. Una volta riportata una notizia letta da poco: HIMYM non si conclude con questa ottava serie, come sapevo all'inizio, ma ci sarà una nona, l'anno prossimo, con - finalmente! - la Madre del titolo. Quindi matrimonio di Barney e Robin alla fine di questa, con, presumibilmente, incontro con la famosa Madre, e relazione alla "vediamo come Ted incasina anche questa" nella nona, fino alla lieta conclusione. Considerato che la qualità si è risollevata, mi fa piacere. Sono affezionata a questa serie ^^

Due parole, ora, per riprendere il filo delle altre. Once Upon A Time: ero arrivata a commentare qui fino alla puntata 13, quella in cui Belle ri-perde la memoria a causa di quel *ç°à/! di Hook. Da lì in poi è successa una quantità di cose: giganti a Storybrook, l'alleanza Cora-Regina - roba da far venire i brividi... La serie si fa parecchio complicata, più di prima, insomma; con un sacco di fili che attendono di essere riannodati. C'è chi vuole tornare al mondo delle fiabe - forse grazie ai fagioli magici del gigante di cui sopra, che si è alleato ai "buoni? - e chi vuole restare nel mondo in cui si trova. Gold, Emma e Henry vanno a New York in cerca di Bae, e ohibò, indovinate un po' chi è? Be', quello che avevano previsto un po' tutti, ovvero il padre di Henry, Neal. E mentre Cora e Regina tramano - quest'ultima con qualche dubbio, nell'ultima puntata - e conquistano il pugnale che permette di controllare (e uccidere) Rumplestiltskin (e mo' so' cazzi, come dire), e Gold viene ferito gravemente da Hook (ma farlo fuori, 'sto stronzo? Damn), forse bisognerebbe ricordare anche che c'è un intruso, a Storybrook, un tizio qualsiasi che ha visto, e più di una volta, la magia in azione e se ne sta lì a ficcanasare...
Il rischio di dimenticarsi dei pezzi c'è, perché il puzzle si sta facendo complesso (e tanto per dirne una: dove cavolo è finito Pinocchio?) Gli sceneggiatori sono giocolieri con una quantità pazzesca di clavette in aria e voglio proprio vedere come risolveranno tutti gli intrecci. E la domanda è: sono soddisfatta di questa seconda serie?
Uhm. Tutto sommato sì, perché la voglia di proseguire c'è sempre ed è tanta. Qua e là qualcosa scricchiola e mi convince meno, ma i personaggi, almeno i migliori, continuano a funzionare - anche se Snow che adesso rischia di scivolare verso la cattiveria... mah - e ogni volta che un nuovo disastro capita ai miei favoriti sono tipo AAAAUGH! alla Charlie Brown. Ma ormai mi sto rassegnando: il mio prediletto, Rumple/Gold, è in mezzo a troppi guai, e ha una testaccia troppo dura, per arrivare all'happily ever after. E ora gli tocca pure fare il nonno...
We'll see.


The Walking Dead: ah. Ah ah. Ah ah ah.
La terza stagione ha regalato delle belle puntate, nulla da dire. E prima della pausa natalizia eravamo rimasti con Merle e Daryl nei guai, costretti a dover combattere l'uno contro l'altro. E poi?...
Eh. Poi si è ripresa l'alternanza di momenti fighi - Daryl, Daryl, Daryl, diciamolo, e Michonne -, dettagli splatterosi - in fondo si parla di zombie - e puntate da latte alle ginocchia. Rick è sbroccato totalmente, mo' vede pure i fantasmi. Il Governatore non fa nemmeno più finta di essere un bravo ragazzo, e quella scema di Andrea non se ne accorge; o, quando comincia a sospettarlo, preferisce viaggiare con le fette di prosciutto sugli occhi e "parlamentare". Dando origine alla puntata più noiosa che mi venga in mente: lei che va alla prigione, mentre Tyreese & gruppetto arrivano a Woodbury, tanti bla bla (maddai...) e alla fine si torna al punto di partenza. E quando Andrea sembra sul punto di fare la Giuditta trasformando il Governatore in un Oloferne, chi ci crede? Nessuno, nemmeno per un secondo. Una puntata intera e l'unica cosa (forse) significativa per il futuro è che Tyreese & Soci (tanto sono comparse destinate a brutta fine) hanno informazioni sulla prigione che potrebbero essere utili al Governatore. E l'episodio della scampagnata Rick-Michonne-Carl? Ha dei begli elementi - il ritorno del tizio che aveva aiutato Rick alla primissima puntata, sbroccato pure lui e solo dopo la morte del figlio, i minuti finali con lo zaino dell'autostoppista che i tre avevano rifiutato di aiutare raccattato senza batter ciglio perché in tempi di zombie non si butta niente. Suggestiva la cittadina infarcita di trappole, intense le scene tra Rick e l'amico folle. Ma? Perché il ma c'è, lo sapete. Mentre si gettano i semi (ohmmiaddeah) per una liason Rick-Michonne (speriamo si limitino a una simpatia utile a tenera la tostissima spadaccina nel gruppo), il risultato di tutta la puntata è raccattare qualche arma e tornare alla prigione. Che è vicinissima alla cittadina d'origine di Rick & family, deduco. Sul serio? Di tutta l'America, 'sta gente percorre giusto un fazzoletto di terra... E la sensazione di staticità permane.
Al prossimo giro torna la guerriglia contro il Governatore. Speriamo...



lunedì 4 marzo 2013

L'esperienza eReader - my two cents

Ricordate che vi avevo annunciato di essere entrata, finalmente, in possesso di un eReader? Era il 24 dicembre e mi riferivo al Kobo Glo che ho ricevuto per Natale. Da sniffatrice di carta - ebbene sì, a me dei libri piace anche il profumo - ci tenevo a fare un piccolo bilancio, dopo poco più di due mesi di utilizzo del lettore.
Non un bilancio "tecnico": il Kobo Glo è il mio primo eReader, non posso offrirvi confronti e non ho una tale conoscenza da mettermi a disquisire di dettagli tecnologici; sono tutte informazioni che potete trovare espresse con precisione in una quantità di siti. Posso però dirvi la mia impressione, che è del tutto positiva.
Per tanti motivi: la comodità di girare con un dispositivo talmente leggero che a volte mi dimentico di averlo in borsa quando esco, e che mi consente di portarmi dietro ben più di uno o due libri. Il costo contenutissimo di (certi) ebook (velo pietoso su quelli venduti a prezzi da cartaceo, che mai acquisterò) e la possibilità di trovarne moltissimi distribuiti gratis, o di scaricare gratis anteprime e "assaggi". L'esperienza di lettura è ottima e sinceramente mai mi sono trovata a rimpiangere il supporto cartaceo, anzi, ricevendo spesso testi via mail, leggere su un vero eReader anziché sul pc è una salvezza; e la possibilità di illuminazione del Kobo Glo - non retroilluminazione, quindi senza fastidio agli occhi - permette di leggere in qualsiasi condizione. La batteria ha lunga durata (fino a un mese, in condizioni ottimali); e quand'anche il lettore si scarichi, basta collegarlo per poco tempo ed è di nuovo pronto. Per quanto mi riguarda, mi è bastato collegarlo al pc le volte che avevo un nuovo ebook o pdf da aggiungere per non trovarmi mai con il Kobo scarico (forse solo una volta).
E i vecchi libri? Continuo a prediligerli in alcuni casi: di fronte alle offerte, i remainders eccetera; in caso di romanzi che amo e preferisco conservare in questa forma, se ho l'occasione di acquistarli; i saggi, i manuali di scrittura e così via, perché sono abituata a sottolinearli e prenderci sopra annotazioni - sì, rabbrividite - e per quanto mi riguarda trovo più semplice e comodo farlo a matita che usando le funzioni dell'eReader.
Insomma, per quanto mi riguarda, ebook e cartacei possono tranquillamente convivere e non vedo il motivo per lanciarsi nell'ormai noiosa polemica che vede coinvolti i sostenitori degli uni o degli altri.

Vignetta da Pinterest.

sabato 2 marzo 2013

Dimmi cosa cerchi e ti dirò WHAT THE FUCK??? - undici

Febbraio non ha regalato moltissime chiavi di ricerca notevoli, ma qualcuna c'è ed eccomi puntuale come ogni mese a segnalarvele. Potrei anche ragionare sui trend, per riempirmi la bocca di paroloni fighi da esperta di marketing, e disquisire di come certi film, telefilm, gruppi musicali eccetera attirino l'attenzione a ondate... ma anche no. I "Dimmi cosa cerchi" sono post-cazzeggio.

Alcune chiavi di ricerca non c'entrano un tubo con quello che scrivo qui. Altre, invece, e per fortuna, sono più azzeccate. Per esempio, ho i capelli lunghissimi, segnala una o (spero) un internauta. Anch'io, tiè, rispondo; ma, scherzi a parte, quando ho condiviso con voi le mie disavventure di fanciulla dalla lunga chioma, non immaginavo la quantità di persone - e lo avete visto tutti i mesi - che arriva qui cercando qualcosa di attinente. Compresi incantesimi per farli crescere, dibattiti sui gusti dei maschietti in merito (no, non ne parlerò qui. Anche se le implicazioni pratiche del sesso tra due persone dai lunghi capelli - che vi devo dire, a me piacciono i metallari, gli hippie e i capelloni in genere - sono abbastanza tragicomiche da fornire ampio materiale di racconto) e altre amenità.
foto dei teschi richiama all'atroce teschio fuxia che vi avevo postato, parlando delle meraviglia della mia amata & criticata Novara. sapere se si è poeti immagino abbia condotto il cercatore a questo post; ma vorrei rispondere, qui, no. Cioè, proprio no. Perché? Perché ho sviluppato una profonda idiosincrasia per i presunti poeti che pesco su internet; come anche quando mi imbatto in romanzieri esordienti, il 90% di quello che trovo in giro è penoso. I poeti hanno l'aggravante di 1-infilare rime in stile sole cuore amore e sentirsi fighi, e/o 2-compiacersi di un linguaggio aulico stile Petrarca, pensando basti a essere coronati d'alloro. Ho una notizia: sono passati sette secoli, più o meno. La lingua si è evoluta.
Ok, perdonate l'attimo di cinismo. Sono sicura che là fuori sia pieno di futuri premi Nobel per la poesia. In bocca al lupo.

Altre chiavi sparse: rifiuto di gesu (il mistero è: perché sono giunti qui? Non mi pare di aver mai sfiorato un argomento di questo tipo), dimmicosacerchi clienti misteriosi (fico. Clienti misteriosi mi piace. Mi solletica l'ispirazione). band fallita three days grace mi ha fatto ruggire. E poi disperare. Non sono falliti. Se n'è andato quel gran bel pezzo di cantante dalla voce meravigliosa. Loro continuano (sono molto diffidente sul come). Lui, Adam, continuerà pure, per i fatti suoi. Gosh.
come si chiama l'album dei soundgarden dove c'è black ol sun? Non lo so. Ignoro quale sia questa canzone. Però se vuoi posso dirti che Black Hole Sun sta in Superunknown. D'altronde, se imposti una ricerca su Google così, non mi stupisce che tu ignori l'ortografia inglese.
Infine, c'è un atroce nel diario di anna frank quand'è che è iniziata e finita la 2° guerra mondiale. Attenzione, eh. Nel diario. Non in generale.

Angolo cinema. Una caterva di ricerche di vario tipo, tra le quali spiccano quelle sullo Hobbit. Anzi, lohobbit così, tutto attaccato. kili e fili moriranno?, si chiede una lettrice preoccupata (non so perché, ho la sensazione che fosse una). lo hobbit fili e kili moriranno risponde un altro. Get over it. Io ho letto il libro millenni fa e ancora devo elaborare il lutto. Figuratevi dopo aver visto questi Fili e Kili. Sigh.

La gif viene da qui. Link da seguire per scaricare l'mp3 con la loro presentazione, da usare come suoneria per gli sms (nerd mode: ON)
Sì, è quella che uso io. Qualcosa da obiettare?
L'angolo cinematografico regala ancora una piccola perla. Si parla di Jurassic Park, di dinosauri... di tirex contro spinosauro.
Sì, avete letto bene. Tirex.
Dopo questo, il diluvio.

E, nel finale, il solito angolino pornosessuoso & dintorni (laddove i "dintorni" stanno per ricerche sconvenienti, sboccate e così via). Si parte con il colto e (giustamente) un po' ermetico poeta in control fuck (aaah, è per questo che quello di prima voleva sapere se è un poeta?...). mi hanno risposto what the fuck mi fa un po' ridere. Magari ero io, la volta in cui qualcuno mi ha scocciato per i motivi che vi ho raccontato qualche giorno fa. fuck you in giapponese denota interesse per le culture orientali... ehm. Infine: piselli degli uomini veri - ah, la finezza di queste chiavi di ricerca mi delizia sempre. Questo, comunque, è un must ricorrente nelle ricerche che conducono qui le persone. Ragazzi, non ne metto di porno nel blog, sorry - e, appunto, western porno. Perché ognuno hai i suoi gusti. Cinematografici.
Alla prossima!