giovedì 27 giugno 2013

Fear is the key

Ci sono paure più o meno razionali e giustificate: avere timore di girare in città di notte da sola non è sciocco,  per esempio, per una ragazza soprattutto, così come provare ansia quando si guida con la nebbia e non si scorge la strada. Poi ci sono quelle paure che variano molto da persona a persona, ma che sono, comunque, tipiche: provare ribrezzo per i ragni o gli insetti, per esempio. Non capita a tutti, ma non stupisce nessuno. Oppure le vertigini quando ci si trova in luoghi alti, o la claustrofobia in ascensore, eccetera. Sono situazioni più o meno quotidiane, che magari rimandano ad archetipi più profondi: la paura di cadere, di essere sepolti vivi, di soffocare e così via.
Poi ci sono timori che sembrano meno giustificati, ma che danno origine a vere e proprie fobie: per esempio, quella dei clown, che anche prima di It di Stephen King affliggeva diverse persone; una l'ho anche conosciuta. Parrebbe sciocca, ridicola addirittura, a chi non la prova; ma io non mi azzarderei mai a ridere di una fobia altrui, per quanto possa sembrarmi bizzarra. Prima di tutto perché le mie paure potrebbero sembrare altrettanto sciocche ad altri; poi perché non è possibile, spesso, conoscere l'origine di una fobia. E, infine, perché non si sa mai cosa può succedere a ridere di fronte al clown sbagliato.

Anch'io ho alcune paure: non sono vere e proprie fobie - per ora non mi è mai capitato di essere così terrorizzata da restare bloccata, da non riuscire a reagire - ma sono paure, punto e basta: alcune cose mi provocano ansia, la sensazione di un lieve tremore, mi fanno venire voglia di scappare, o di raggomitolarmi a bozzolo. Le circostanze di contorno aiutano: essere sola, di notte, con poca luce amplifica queste sensazioni, com'è ovvio, mentre, se mi trovo di giorno con altri amici, è più facile che scrolli le spalle e ci scherzi un po' su.
Un po'.
Si tratta, per lo più, di cose formalmente "normalissime", ma prima o poi dovrò scriverci su qualche storia. Perché, inevitabilmente, la scribacchina che è in me è affascinata dai meccanismi della paura e da tutto quello che è irrazionale, oscuro, strano. Solo che, conoscendomi, ne verrebbero fuori racconti horror con finali tragici, e non vorrei mai evocare qualcosa di brutto con queste parole, anziché esorcizzarlo...

1 - Le bambole. Dai tempi in cui, bambina, vidi per la prima volta Profondo rosso, ovviamente, ma chissà, magari anche da prima? Le bambole, soprattutto quelle di tipo antico, o i veri e propri bambolotti (non, invece, Barbie e affini) le trovo spaventose. Non ne terrei mai in casa, mentre, invece, ho statuine di fate, creature magiche e personaggi di fumetti, film o anime in discreta abbondanza. Sarà per questo che le scene di Lori, in Godbreaker, mi sono piaciute così tanto (no, niente spoiler, ve lo leggete e scoprirete a cosa mi riferisco).

2 - Gli specchi. Sono chiaramente porte per altri mondi. Interiori o esterni. Uso uno specchio tutti i giorni, come tutti, e non mi trasmette ansia truccarmi o spazzolarmi i capelli. Ma... Ma guardarci davvero dentro. Osservare quello che gli specchi mostrano se sai come guardare. Anche se conoscenza è potere, almeno in parte, e sapere ciò che gli specchi racchiudono aiuta a controllare il timore. Ciononostante, meglio averne rispetto.
Se poi entri in una casa con gli specchi coperti, ecco, meglio filare, ma questo è un inciso che non c'entra col potere dell'oggetto in sé.

3 - Il buio. E gli angoli delle stanze in penombra. Si tratta di qualcosa di più forte di me: nel buio c'è qualcosa. Appena al di là dello sguardo c'è qualcosa. Non necessariamente ostile, ma comunque... ignoto. Se devo alzarmi di notte, sono molto rapida nel muovermi e correre di nuovo al sicuro sotto le coperte.

4 - I gatti. Ma come, non li adori?, sento già che chiedete. Certo. Li adoro. Li venero. Proprio per quello so il potere che hanno. Quello di vedere ciò che non vediamo. Un gatto lo vorrei sempre come alleato, mai come nemico... E diciamolo: abbracciarne uno che fa le fusa, quando si sta per dormire, è meraviglioso. Svegliarsi al buio, da sola, e sentirli camminare per la casa fa venire i brividi.

5 - Le profondità. Sarei una pessima speleologa. E tanto adoro nuotare in mare fino a trovarmi sospesa dove non tocco, quanto il pensiero di tutte le altre creature viventi che potrebbero nuotare fino a me, che potrebbero assalirmi mentre sono indifesa, che potrebbero anche solo sfiorarmi... mi spinge in fretta a tornare a riva.

On air:
Iron Maiden, Fear of the dark (e cos'altro sennò?!)

mercoledì 26 giugno 2013

Le canzoni della mia vita #4: Dio - This is your life

Tempo di una nuova "canzone sacra": una di quelle che hanno segnato la mia vita, o almeno un periodo; una di quelle che mi toccano nel profondo, che resteranno sempre speciali per me. E, rimuginando su quale brano scegliere per oggi, mi è bastato dare un'occhiata alla data per capire che questa era quella giusta. Qualche anno fa, oggi, il 26 aprile è diventato la mia cesura tra un prima e un dopo. Un dopo tumultuoso, pieno di cambiamenti, di lotte, di stravolgimenti. E ora che succedono così tante cose, ora che il sentiero mi sta portando dove desidero, ora che le sfide si fanno più grandi, ma anche i premi sono più ricchi, ora che posso guardarmi indietro e vedere quanto ho percorso, di questo cammino aperto tra gli sterpi a colpi di spada; ora che ho amici cui sono così legata che le parole non bastano a definirli, con i quali gioire, con i quali lottare; ora che guardo con un po' più di fiducia al futuro, anche se lo si può solo scoprire man mano e le paure restano... be', questo brano ci sta.

This is your life viene da Angry machines, probabilmente l'album meno riuscito di tutta la discografia del mai troppo compianto Ronnie James Dio, un'incursione vagamente grunge che ha segnato forse il punto più debole della sua carriera. E tuttavia, a chiudere quel disco sfortunato, giunge questo pezzo malinconico e pieno di emozione, per piano e voce: una piccola perla poco conosciuta, credo, rispetto ai grandi classici di Ronnie, ma che merita di essere riscoperta. E mi piacerebbe poter chiedere a Dio stesso cosa davvero fosse nei suoi pensieri, mentre scriveva questo testo: struggente, per molti versi, ma anche - ed è così che preferisco interpretarlo oggi - un'esortazione a vivere il momento e a trarne il meglio, sempre.

Who cares what came before
We were only starlight
One day, then nevermore
Because we're whispers in the wind

Once upon a time
The world was never blind
Like we are

Right now it seems
You're only dreams and shadows
If wishes could be eagles how you'd fly

This is your life
This is your time
What if the flame won't last forever
This is your here
This is your now
Let it be magical

Who cares what came before
We're only starlight

Once upon the time
All the world was blind
Like we are

This is your life
This is your time
Look at your world
This is your life

martedì 25 giugno 2013

Goodbye Richard

Poco più di un anno dopo la morte di Ray Bradbury, un altro dei miei autori cult se n'è andato, all'età di 87 anni: Richard Matheson. Vi scrivo la sera, appena appresa la notizia, anche se leggerete queste righe il mattino successivo, e già immagino il fiorire di post, articoli, celebrazioni. Meritate, senz'altro; io però voglio, più che altro, fissare qui i miei ricordi personali. Bibliografia, biografia, curiosità le troverete ovunque e non serve che le riporti io.


Ho scoperto Matheson da sola, quand'ero ancora una "teenager", se vogliamo usare questo termine, più o meno nello stesso periodo in cui ho ho scoperto anche Bradbury. Era il periodo in cui, dopo il colpo di fulmine per Dracula di Stoker, divoravo saggi sul folklore legato ai vampiri, sugli episodi di "epidemia vampirica" del Settecento, e cercavo di recuperare i classici della letteratura e del cinema. Così, tra gli altri, ordinai alla mia libreria di fiducia, in un angolino di Biella che tornerà trasfigurato in un mio romanzo (you'll see), I vampiri di tal Richard Matheson. Ebbene sì: I am a legend era tradotto in italiano con quel titolo. L'unica versione che il libraio mi aveva trovato, a quei tempi, era un volume che ancora non sapevo quanto si  sarebbe rivelato prezioso: una raccolta che comprendeva, oltre a quello, Io sono Helen Driscoll, Tre millimetri al giorno, e molti racconti, tra i quali quello che mi aveva colpito di più, Nato d'uomo e di donna.

Quel volume fu per me un piccolo fulmine. L'intenzione era leggere I vampiri e proseguire solo se quello mi fosse piaciuto: e accidenti, mi piacque eccome. Così come mi piacque moltissimo Tre millimetri al giorno. Di recente moltissimi suoi libri sono stati ristampati, e certamente verranno riproposti ancora nei prossimi mesi. Fatevi un favore e approfittatene (magari evitando la versione di Io sono leggenda con la locandina dell'orrido film con Will Smith). Richard aveva una fantasia sfrenata, uno stile capace di catturare e di rendere il meraviglioso concreto e vivo. Ed è triste, ora, pensare che non ci sia più: lui, come Ray, era una figura che mi sembrava immortale - e lo sarà, tramite le sue storie -, un autore che stimavo e che era bello sapere esistesse. Uno di quegli autori cui, come lettrice, sono grata, per tante suggestioni, tanto stupore, tante ore piene di emozioni, gioia e terrore, trionfo e turbamento.

lunedì 24 giugno 2013

Foto dalla presentazione di Godbreaker al Lupo Rosso

Buon lunedì! Saranno le congiunzioni astrali, saranno le avventure degli ultimi giorni (la maggior parte delle quali non posso scrivere qui :-P ), saranno quelle che sto inseguendo, sarà il fatto di aver recuperato un po' di sonno dopo un paio di settimane di semi-insonnia, ma oggi sono di buon umore. Nonostante la nostalgia per gli amici lontani, alla quale non ci sarà mai rimedio - o almeno non in tempi brevi, poi non metto limiti alla capacità della Dea di intrecciare i destini -, nonostante gli impegni non diminuiscano, nonostante i problemi in sospeso non si siano ancora risolti... sono di buon umore. Ho voglia di esserlo.

Parte del mio buon umore è anche dovuto alla bellissima giornata di sabato, che ha visto la presentazione di Godbreaker di Luca Tarenzi al Lupo Rosso di Torino. Una presentazione atipica, ma esattamente del tipo che piace a me: niente di ingessato, niente di grigio, niente di artificioso, ma un'ora abbondante di chiacchiere tra amici, con il coinvolgimento del pubblico e tanti, tantissimi discorsi interessanti. Io mi sono trovata nell'inedito ruolo di presentatrice, ma tutto è filato liscio quanto avrei potuto desiderare: un po' perché, conoscendo Luca, si è trattato davvero di una chiacchierata, che ha potuto attingere alle ore passate a scambiarci idee su scrittura, fantasy e quant'altro; un po' perché amo sinceramente Godbreaker e ho potuto introdurre argomenti, portare alla luce dettagli e così via su qualcosa che mi interessa davvero; se mi avessero chiesto di presentare un libro che non mi piace o che non mi colpisce, avrei potuto farlo - siamo professionisti - ma il feeling con l'autore, con il pubblico e con l'opera non sarebbe certo stato lo stesso, e penso che le persone intervenute se ne siano accorte.


La presentazione è partita... al contrario: prima un po' di firma-copie, poi le vere e proprie chiacchiere. Dalle particolarità dei protagonisti di Godbreaker allo shared universe cui appartengono i romanzi di Tarenzi, dai numerosissimi riferimenti culturali a film, romanzi, musica, ai richiami al mito e al folklore, dal fantasy che per favore, non è affatto solo per adolescenti, a qualche curioso "dietro le quinte" della scrittura, gli spunti sono stati molti e interessanti e anche dal pubblico sono arrivate domande davvero curiose; non anticipo di più, un po' per non rischiare spoiler, un po' perché avrete modo di ascoltare/leggere le parole di Luca Tarenzi in altre presentazioni, interviste e, chissà, anche altrove (more to come, maybe...)

Vi lascio con un paio di scatti, tutte le foto le trovate a questo link. Alla prossima!

sabato 22 giugno 2013

Oggi pomeriggio mi trovate qui...

... Alla Libreria Lupo Rosso, via Alessandro Volta 1/H, a due passi dalla Stazione di Porta Nuova, a Torino: sarò insieme a Luca Tarenzi per chiacchierare con lui del suo nuovo romanzo, Godbreaker (di cui vi ho già ampiamente parlato qui), a partire dalle ore 16. A questo link trovate l'evento su Facebook, con tutti i dettagli.
Se siete in zona, fateci un salto!


venerdì 21 giugno 2013

Francesco Dimitri - L'età sottile

Il nuovo romanzo di Francesco Dimitri, L'età sottile, non è un libro facile, e nemmeno usuale. Ma è un libro che possiede lo stesso fascino sotterraneo di un incantesimo: l'ho iniziato con curiosità e l'ho finito in pochi giorni, senza potermene staccare.
Sappiamo tutti che Dimitri viene da quel gioiellino di Pan e dal controverso e, a mio parere, meno riuscito Alice nel Paese delle Vaporità. Anche dopo quest'ultima opera, tuttavia, tra tutti gli autori italiani del genere che ho letto finora (me ne mancano parecchi, lo so... pian piano cerco di recuperare!) Dimitri è rimasto comunque uno dei miei due preferiti, e L'età sottile ha confermato questa mia preferenza. Per alcuni versi, questo è stato per me "il romanzo giusto al momento giusto", ed è una fortuna, perché non credo sia un libro così immediato da essere apprezzato da tutti; o meglio, è senza dubbio una storia che appassiona, ma è anche così ricco di significati, di "strati", di particolari suggestivi, di temi, che forse, senza la disposizione giusta o la giusta sensibilità, non si riesce a percepire davvero la profondità che tocca.

La trama ufficiale: Quando Gregorio incontra la Magia per prima volta ha quattordici anni, e l’infanzia gli sta scivolando di dosso come l’acqua del mare del piccolo paese del Sud dove va in vacanza. La proposta che gli viene fatta va oltre ogni immaginazione, e l’idea di diventare più potente di qualsiasi mortale sembra decisamente allettante… Se Gregorio accetta, però, dovrà nascondere a chiunque la sua nuova vita; dovrà tacere e mentire alla famiglia e agli amici di un tempo; dovrà abbandonare la sua normalità ed entrare in un mondo dove la parola è azione, e le azioni sono al di sopra di ogni giudizio. Un mondo di cambiamento costante, di pericoli mortali, di tradimento, ma dove l’amicizia è più potente della morte…Originale, spiazzante, crudo, onirico e realistico al tempo stesso, dal più talentuoso e visionario autore del fantastico italiano un sorprendente romanzo di formazione che ci ricorda che ogni adolescente è mago, perché vuole conservare il potere dell’infanzia e trasportarlo integro nell’età adulta.


Una cosa che apprezzo sempre, nei romanzi che leggo, e che accomuna Dimitri al Tarenzi di Godbreaker, è la costruzione di personaggi credibili, umani, al punto che i protagonisti non sono necessariamente "positivi", o quanto meno non in tutto e per tutto. Come in Godbreaker non è facile decidere per chi tifare tra Liàthan e Edwin (e forse l'unica risposta è tifare per la terza parte in causa, Molly), così nell'Età sottile il protagonista, Gregorio, si trova spesso a prendere decisioni difficili e non sempre segue la morale più scontata. Gregorio narra in prima persona, a distanza di anni, così che sovente interviene commentando le proprie scelte, anticipando le conseguenze dei propri sbagli, spiegandone le motivazioni - non per giustificarsi, quanto per consentire al lettore di comprendere le sue decisioni e, allo stesso tempo, riflettervi. Quasi subito, questo tipo di narratore mi ha ricordato l'Odisseo che narra le proprie avventure ai Feaci, disperandosi per gli sbagli commessi, che hanno provocato la morte dei compagni.
E, in fondo, anche quello di Gregorio è un viaggio. Un'iniziazione come mago, intrecciata al percorso difficile, meraviglioso, crudele di un adolescente che diventa adulto. La magia, qui, non è quella di Harry Potter: niente effetti speciali - o quanto meno non quelli più "facili" e fiabeschi da film hollywoodiano... -, ma il potere della Volontà e dell'Immaginazione. L'argomento è trattato con chiarezza, ma senza semplicismi: è palese in ogni riga che Dimitri racconta e descrive ciò che conosce benissimo, la magia com'è concepita da chi oggi la pratica davvero. Non mancano brevi accenni agli Aspetti, che ritornano sempre nei libri di questo autore, la Carne, l'Incanto e il Sogno, così come non mancano riferimenti a quanto narrato in Pan o al personaggio ricorrente di Dagon (ma lascio ai fan il compito di scoprire tutte le strizzatine d'occhio). E anche il tema dell'adolescenza, quell'età sottile del titolo, su cui ormai si è scritto/detto/visto di tutto, è trattato in modo niente affatto banale. Così come è risultato particolarmente vivido, per me, il punto in cui uno dei personaggi, una ragazza (niente nomi, niente spoiler, tranquilli), descrive le percosse subite dal fidanzato: nulla di esagerato, ma proprio per questo qualcosa di molto realistico. Il meccanismo che la fa resistere le prime volte, le scuse del fidanzato che inducono lei a perdonare, inizialmente... Be', a me hanno dato i brividi, perché è proprio così che accade. E quando ti immergi in un romanzo a tal punto che scordi di avere per le mani una storia inventata, direi che l'obiettivo è centrato.
Sulla scrittura in sé, poi, c'è poco da dire: Dimitri ha talento, punto e basta. Se fosse questa la media degli autori fantasy italiani... A parte alcuni punti un filino prolissi o ripetitivi - ma davvero si parla di "un filino" - non trovo particolari critiche da muovere al libro. L'età sottile mi ha incantata: ti entra dentro senza fretta e non ti permette più di uscirne.

Qui potete leggere le parole dello stesso Dimitri in merito al libro, qui sull'adolescenza, mentre qui l'autore discute sulla scrittura. E dice qualcosa su cui concordo in pieno: Il lavoro dello scrittore consiste nel 'trovare' il modo in cui quella storia va; non nel costruirlo. Non devi decidere che cosa far succedere nel mondo della storia, ma scoprire che cosa succede davvero da quelle parti.
È il motivo per cui non uso scaletta: la sento come una forzatura.

giovedì 20 giugno 2013

Kit di sopravvivenza per scribacchini - 6

In questo periodo c'è un essenziale elemento che entra a far parte del kit di sopravvivenza che sto tracciando nel tempo. Ma, in questo caso, si tratta di qualcosa che gli scribacchini condividono con chiunque, anche con chi non sente le voci nella testa, non va a letto alle quattro di notte perché "devo finire la scena" e non entra in lutto perché "devo uccidere un personaggio che adoro". Si tratta, ovviamente, del benedetto ventilatore!


O in alternativa, se ne avete la possibilità, l'aria condizionata. Nel mio caso, i venti euro spesi due anni fa per accaparrarmi questo magico apparecchietto in offerta ultra scontata sono stati un investimento che mi ha salvato la vita. In questo periodo, il ventilatore mi sta puntato contro quando sono alla scrivania e ondeggia avanti e indietro quando vado a letto, in modo da rinfrescarmi dalla testa ai piedi e consentirmi di dormire (una cosa di cui ho tanto, tanto, tanto bisogno in questo periodo). Oltre tutto, quell'acquisto è stato anche origine di un simbolico momento di autostima: preparavo casa nuova, ero separata da un paio di mesi, e me lo sono dovuta montare da sola. Una stupidaggine, forse, ma tra le istruzioni incomprensibili, tra che non mi era mai capitato di farlo, riuscirci è stato una piccola iniezione di fiducia. Per la serie puoi cavartela da sola, dearie.

Comunque, in questo periodo in cui il caldo allucinante toglie le forze e, insieme al sonno, rallenta i miei processi mentali a livello di velocità-bradipo, recuperare dal suo angolino il mio caro ventilatore non solo mi salva la vita, non solo mi mette di buon umore, ma mi consente anche di ristabilire un minimo di capacità di concentrarmi e lavorare sui testi con calma senza temere per le gigavespe/le zanzare-elicottero che, di giorno e di sera, entrerebbero in camera se tenessi la finestra aperta, provocandomi rispettivamente mezzo infarto e fuga precipitosa in un caso, somma irritazione e distrazione nell'altro.

Kit di sopravvivenza per scribacchini: parte unoparte dueparte treparte quattroparte cinque

mercoledì 19 giugno 2013

Tipicamente io

Ho un editing tra le mani, un racconto da scrivere che mi sta preoccupando parecchio, anche perché ho una deadline piuttosto stretta, un romanzo che devo concludere (presumibilmente quest'estate) per poi sistemarlo perché al momento è un amalgama incomprensibile. Ho svariati post arretrati da scrivere per questo blog. Ho una presentazione da preparare. E oltre a tutto questo ho svariate altre faccende di cui occuparmi che non riguardano la scrittura o attività a essa correlate.
Considerato tutto questo, cosa faccio io?

Metto su la colonna sonora di un altro romanzo da sistemare - collegato a un altro da scrivere ancora più avanti - e parto in viaggio mentale nostalgico sospirando su quei personaggi che non c'entrano un tubo con quello che dovrei fare.
Mi sento davvero geniale.


L'immagine viene da Facebook ma non trovo più il link d'origine, sorry!

martedì 18 giugno 2013

Cover a confronto: The sound of silence - Simon & Garfunkel e Nevermore

Oggi vi segnalo una cover piuttosto particolare: la versione che i Nevermore, band americana che ha come marchio di fabbrica la voce di Warrell Dane, hanno realizzato di un grande classico, The sound of silence di Simon & Garfunkel.
Vi devo avvisare: se amate l'originale, o anche solo se ce lo avete presente, la cover potrebbe sconvolgervi un bel po'. L'atmosfera è completamente diversa, i suoni pure: da un lato la dolcezza, la malinconia, dall'altro chitarre pesanti e un'interpretazione vocale che trasuda perfidia. La dimostrazione, a mio parere, di come si dovrebbero comporre le cover: non una semplice riproposizione, ma una totale rielaborazione, che crea un pezzo nuovo. Ascoltare per credere.

Come al solito vi chiedo: quale versione preferite? In questo caso, però, la distanza è così tanta che, per quanto mi riguarda, non posso che dire: mi piacciono entrambe, in modi diversi e per momenti diversi. Enjoy!



lunedì 17 giugno 2013

Nei prossimi giorni

Inizio la nuova settimana ciondolando dal sonno - aprire gli occhi alle sette al sabato senza nemmeno aver puntato la sveglia è una tra le cose più deprimenti che possano capitare. Forse avrò qualche giorno di tregua, ora, prima di rimettermi sotto con gli impegni; ho inviato la mia parte di editing, e a questo punto manca solo il rush finale, ovvero discutere di ultime eventuali correzioni*, quando arriverà il feedback dell'editor. Stasera programmo homemade pizza con MM (la Mitica Marina :-P ) e conseguente serata tra amiche (ovvero: chiacchiere, deliri, nonsense, pettegolezzi e quant'altro). In versione easy, domani devo fare un mucchio di cose e non posso restare a letto con hangover fino a mezzogiorno, come sarebbe cosa buona e giusta. Nei prossimi giorni staccherò un pochino dalla scrittura, in attesa delle ultime correzioni di cui sopra, perché non ho la testa per mettermi subito su M.: come dicevo l'altro giorno, preferisco recuperare energie e un briciolo, uno zinzino, una parvenza di sanità mentale, non riesco a mescolare due progetti "grossi", perciò prima finirò l'editing, poi passerò a quello. Mi dedicherò ad altre faccende, mi porterò avanti col blog, programmerò misfatti & avventure (avrò diversi week end mooolto intensi: se tutto va bene e la Dea vorrà, un impegno via l'altro fin quasi a fine luglio)** e mi immergerò in Friends (visto che ne avevo sempre e solo visto puntate sparse, me lo sto guardando dalla prima stagione. I love Chandler. Mi fa troppo ghignare).
E, oltre a tutto ciò, mi preparerò per...


... questo evento: Godbreaker al Lupo Rosso, la libreria specializzata in fantasy & Co di Paola Boni a Torino. La presentazione si terrà alle 16 questo sabato 22 giugno (qui tutti i dettagli): Luca Tarenzi parlerà del suo nuovo romanzo Godbreaker (se volete sapere cosa ne penso, cliccate qui). E lo farà con... me. Ovvero, per la prima volta non ricoprirò il ruolo di autrice, ma sarò la presentatrice. Comunque tranquilli, non sono per nulla in ansia, sono calma, rilassata, zen... *eh-ehm*.
Se siete in zona, fate un salto!

E se invece non potrete essere a Torino con noi, potete ascoltare Luca questa sera, alle 21, su http://www.improntadigitale.org, per i bravissimi ragazzi di Fantasy on air.

* qui ci vorrebbero i violini da film horror ("zing zing zing...")

** Elliott-dance mode: on.

venerdì 14 giugno 2013

I know the feeling...


Gli amici sono fortunati che, in questo periodo, non ho per nulla voglia di parlare di quello che scrivo. Né di quello che sto editando - sono soddisfatta, per lo più, ma è un lavoro che mi sta prosciugando. E mi aspetta ancora, presumo, il rush finale... - né del romanzo nuovo, M., cui mi dedicherò da luglio, per concluderlo. E riscriverlo/rivederlo/sistemarlo.
Il solo pensiero mi nausea.
Oh, capitano anche questi periodi.

Sarà che fra un po' comincerò a vedere i "dottorini calvi", se continua così. Cioè, brutti sogni, sonni agitati (non vi dico in che stato è ridotto il mio lettone al mattino. Quasi in disordine come dopo una notte di sesso), e io che apro gli occhi sempre prima che suoni la sveglia. Così di giorno mi ritrovo con le cornee in fiamme e avrei voglia solo di scappare in vacanza una settimana almeno. Inutile dire che, invece, la micro-mini vacanzina che speravo di fare sarà, probabilmente, rimandata. Di nuovo. Quindi non mi resta che sdraiarmi sul letto, in genere storta, o al contrario, e guardare il soffitto, senza nemmeno la consolazione di un chilo di Nutella perché no, niente dolci. Sono quei momenti in cui ti viene solo da piangere, hai il cuore stretto e non riesci proprio a piantarla. Il problema è che in genere sono momenti che mi capitano in PMS*, ma per quello mancano ancora un paio di settimane. Damn.
Ieri mi hanno chiesto se sono contenta di questi ultimi due anni (che sono nettamente contrapposti a tutti quelli precedenti). La mia risposta è . Non tornerei mai indietro e sono contenta di quello che ho fatto e sto facendo. Ciò non toglie che sono stanca, a volte. Che ogni conquista porta soddisfazioni, ma anche nuove sfide, e l'armatura a volte è pesante da portare, la spada è difficile da sollevare. Che vorrei estirpare cuore e cervello, a volte, per riposarmi un po'. Che vorrei mille cose, in effetti, puntualmente in contraddizione l'una con l'altra.

E dire che volevo scrivere un post allegro. Ispirato dall'immagine più sopra, già. Perché diciamolo, è sempre così, no?, quando ci si lancia a raccontare di trame, e personaggi, e problemi, e conflitti, e "poi quel cretino del Personaggio X ha detto..." La gente normale può reagire con sguardi d'ammirazione, o, più spesso, di estrema perplessità. Per la serie "allontaniamoci con cautela senza darle le spalle". Eh, è anche (non solo) per questo che sopportare/essere amici/amare uno scrittore è un lavoro duro. Non sai mai se lo scrittore in questione è davvero lì con te. E se lo vedi giù non sai come aiutarlo, perché in genere si tratta 1-di problemi di trama, e solo di rado un autore accetta consigli in tal senso - dipende dal carattere, da chi è che interviene ecc; 2- di sofferenza dovuta alla necessità di uccidere un personaggio amato, e se dite "be' ma allora non ucciderlo, sei tu che controlli tutto, no?" sappiate che il personaggio in questione non sarà l'unico a mordere la polvere quel giorno. Chi ha orecchie... 3- di preoccupazioni legate all'editoria e ai suoi meccanismi, nei confronti dei quali lo scrittore ha limitatissima possibilità d'intervento, e voi che volete consolarlo ancora meno.

Insomma, abbiate pazienza anche con me. Il "post allegro" non è uscito. Tranquilli, mi ritirerò nel mio angolino a ciondolare per il sonno, meditare sul lavoraccio infame che devo concludere, farmi seghe mentali su stupidaggini e cose impossibili, ascoltando per la trilionesima volta le stesse due o tre canzoni di fila.
Buon week end.

On air:
Paramore, Decode
                 Part II
What a shame, what a shame we all remain
Such fragile broken things
A beauty half betrayed,
Butterflies with punctured wings.
Still there are darkened places deep in my heart,
Where once was blazing light, now
There's a tiny spark

Oh glory, come and find me,
Oh glory
Come and find me dancing all alone,
To the sound of an enemy's song,
I'll be lost until you find me
Fighting on my own,
In a war that's already been won,
I'll be lost until you come and find me here
Oh glory

What a mess, what a mystery we've made
Of love and other simple things,
Learning to forgive,
Even when it wasn't our mistake.
I question every human
Who won't look in my eyes,
Scars left on my heart formed patterns in my mind...

Immagine da Pinterest. A proposito: queste sono le mie boards. Tranquille, mamme: niente p0rn. Quello lo riservo per il mio TumblR :-P

* Dai, non ci credo che avete davvero bisogno di una spiegazione. Come fate a sopravvivere se non sapete cos'è la PMS?**

** Insistete??!

giovedì 13 giugno 2013

Work(s) in progress?

Lunedì mi è capitato sotto gli occhi questo articolo dal blog Writeability. La domanda che l'autrice del post pone è semplice: riuscite a gestire più di un "work in progress" allo stesso tempo? Ovvero, a scrivere più romanzi/racconti nello stesso periodo?

Considerato l'editing che sta assorbendo tutte le mie energielamiaanimailmiosangueilmioottimismolamiaforzavitale in questo periodo, la mia prima, spontanea risposta è stata un terrorizzato OHMMIADDEANOPERCARITA'!

Dieci minuti dopo, riflettendoci, la mia risposta ponderata, composta e ben meditata è stata un tremante OHMMIADDEANOPERCARITA'!

Nell'articolo si paragona la capacità di gestire la scrittura di più storie con la lettura di più libri nello stesso momento. Se quest'ultima non mi pone normalmente alcun problema - basta vedere la mia libreria Anobii: ho sempre almeno due o tre testi in lettura, in genere un saggio/manuale di scrittura e uno o più romanzi, ma le combinazioni sono infinite - è molto più difficile che riesca a portare avanti più romanzi insieme, magari, che so, lavorando a uno nel week end e all'altro nel corso della settimana. Mi è capitato di scrivere un racconto, invece, mentre ero impegnata nella stesura di un romanzo, ma si trattava di un lavoro commissionato con una scadenza che ovviamente stavo per far passare, e di qualcosa di breve. Mi è capitato anche, di recente, di scrivere M. su notes, in treno e nei momenti lontani dal pc, ma, appunto, si è trattata di necessità: l'editing avviene ovviamente su file.

In generale, tuttavia, se mi concentro su un romanzo, tutti gli altri in lista d'attesa/abbozzati/interrotti per qualche motivo restano, appunto, in attesa. Considerate che soffro di elefantiasi letteraria, come Stephen King: difficile che scriva storie di meno di quattrocentomila parole*. Perciò, avendo a che fare con minimo due, ma più spesso tre o più, personaggi principali/molto importanti, svariate sottotrame, materiale random che spunta in modo del tutto spontaneo e imprevisto e idee improvvise che si innestano sul blob informe che sono le mie prime stesure - sììì, procedi libera come l'aria con una scaletta ridicola e approssimativa, brava. Poi ridi quando hai da sistemare tutto, cretina - il tutto mi assorbe abbastanza da impedirmi di accollarmi anche un altro romanzo, raddoppiando un lavoro che è già disumano. Normalmente, se inizio un romanzo lo concludo; il che presuppone che ogni altra idea per nuove storie, o quelle già abbozzate, finisca rapidamente appuntata e messa da parte per il futuro. In un caso ho interrotto un romanzo - che ancora attende la sua conclusione: è il prossimo in lista per essere terminato, ma andrà riscritto per via di numerose modifiche. E, appunto, l'ho interrotto per problemi interni alla storia, che forse ho risolto rimuginandoci negli ultimi mesi, e posto in stand by, non ci sto lavorando insieme ad altro. Mi ritengo normalmente multitasking, ma non su questo; anche se scrivo una storia per volta, però, ovviamente le idee e le riflessioni nei momenti liberi spaziano molto di più, ed ecco perché la lista delle storie da iniziare è sempre nutrita. E voi?

*Parole. Io ragiono a parole. Qualcuno di cui non farò il nome ma soltanto il cognome*** - Tarenzi :-P - quando discutiamo di pagine scritte/da scrivere mi parla invece di battute. Ne risultano dialoghi tipo "Ho scritto diecimila battute!" - "Accidenti! Ah, no, aspe', quante parole sono?" e così via. Tornerò sulla faccenda.**

** Tanto, parole o battute che siano, sono numeri. Ergo, io non sono capace di averci a che fare. Ri-ergo, mai che riesca a prevedere prima quanto più o meno un romanzo potrebbe venir lungo, o quanto una storia di quattrocentomila parole risulti in termine di pagine stampate.

*** Ricordate chi pronunciava questo tormentone in tv? :-P

mercoledì 12 giugno 2013

Paramore - 10 giugno 2013, Ippodromo del Galoppo - Milano

Gradito ritorno in Italia per i Paramore, reduci dal quarto disco, self titled, e da un periodo travagliato dovuto all'abbandono di due dei membri storici, Josh e Zac Farro (chitarra e batteria), dopo il successo di Brand new eyes. Il gruppo è andato avanti, con la frontgirl Hayley Williams, la cui voce, l'energia e il look con chioma rossa sono il marchio di fabbrica della band, il bassista Jeremy Davis, simpaticissimo animale da palco, e il chitarrista ritmico Taylor York.

Dopo una mezzoretta di band di supporto, i Dutch Uncles, che non mi hanno particolarmente impressionato, il cielo estivo comincia a farsi scuro. Tempo perfetto: non fa caldo, ma si può stare tranquillamente in maglietta, e non ci sono zanzare a rompere le scatole.
L'inizio dello show è atipico: non botti e opener travolgente, ma Interlude: Moving on, che ha quasi un sapore programmatico, considerati i cambiamenti recenti della band e certi accenni di Hayley alla fedeltà dei fan che li supportano e consentono loro di fare la musica che vogliono. Subito dopo, spazio a luci, corse e cori, con un mix di pezzi vecchi e nuovi. Da For a pessimist, I'm pretty optimistic alla famosa Decode, dal nuovo singolo Now (qui il videoclip) alla ballad The only exception, dalla canzone che apre il nuovo album, Fast in my car, all'altro singolo (molto più easy rispetto a Now, ma con un buon tiro live) Still into you (video anche qui), dall'irrinunciabile Ignorance a Whoa, fatta apposta per far cantare il pubblico. Nell'audience abbondano i teenager, con conseguente folla di genitori in attesa di recuperare i pargoli, all'uscita, una massa di persone vecchie - vecchie negli sguardi, non all'anagrafe - che mi ha fatto un po' rabbrividire. Evviva i genitori che lasciano andare i figli ai concerti, non fraintendetemi; quello che mi ha lasciato perplessa erano gli sguardi seccati, la noia, gli sbuffi di alcuni - ribadisco, alcuni - di quei parenti. Avrei preferito vederli gioire con i figli che arrivavano pieni di luce negli occhi e con sorrisi grandi così. Un gruppetto di ragazzi dalle prime file vengono a un certo punto sono anche stati chiamati sul palco (abbracci, scene semi-isteriche e lacrimucce).
La festa coinvolge, insomma, e lo show è di quelli perfetti per sentirsi spensierati per un'oretta e mezza. Già, qualche canzone in più sarebbe stata gradita: una delle migliori, Brick by boring brick, arriva come brano di chiusura dopo che, come di consueto, la band ha finto di andarsene, ma subito dopo la fine dello show risulta quasi brusca. Almeno qualche altro pezzo da Brand new eyes ci sarebbe stato bene.
Dettagli, comunque. I Paramore, sul palco, mostrano di divertirsi, e se tutti gli occhi sono su Hayley che gestisce il gioco, è il bassista Jeremy a dare spettacolo con salti, adrenalina, sorrisi, saluti; e il pubblico risponde più che bene.

Qui le foto che ho scattato. Qui qualche video (qualità audio terrificante, lo so, ma sono presi con una macchinetta fotografica, abbiate pazienza!)

Un grazie speciale ad Alessandro Fusco e a Giulia per la compagnia, l'entusiasmo e il passaggio a casa! Qui vedete i video di Alessandro, molto migliori dei miei ^^''

A questo link potete trovare la setlist completa (evviva i siti che le pubblicano subito dopo gli show, salvandomi dai miei proverbiali buchi di memoria, ed evitandomi le un tempo abituali scene tipo "Dunque, hanno aperto con questa, ma poi cos'hanno fatto?... Questa o quest'altra? E cosa c'era subito prima di quest'altra ancora? Damn!").


martedì 11 giugno 2013

J.L. Witterick - My mother's secret

Assonnatissima reduce dal concerto dei Paramore di ieri sera (domani post, foto, video e quant'altro), oggi vi segnalo un altro libro letto di recente. In inglese, ma spero che possa arrivare anche da noi nei prossimi mesi, quindi, nel caso, ricordatevene.

La trama: quando i genitori si separano, Helena si trasferisce dalla Germania a un piccolo villaggio polacco insieme alla madre Franciszka e al fratello. La loro vita semplice ma serena cambia con l'invasione tedesca; sopravvivere è sempre più arduo e nel paese si diffondono il sospetto, la paura, la violenza. Helena è anche costretta a separarsi dall'amato Casmir, che deve raggiungere il padre malato in Germania: nonostante lui le chieda di seguirlo, lei non può abbandonare la madre. Soprattutto ora che la donna, Franciszka, nasconde due famiglie ebree e un soldato tedesco disertore, all'insaputa gli uni degli altri.
Helena e sua madre devono inventarsi di tutto per impedire che i vicini si accorgano della verità e racimolare abbastanza cibo per tutte, perfino invitare a cena il comandante nazista e passare per collaborazioniste...

My mother's secret è un libro breve, che si legge in fretta sia per lo stile semplice e immediato – quattro narratori in prima persona per cinque sezioni, con Helena, figlia della protagonista, che ricorre due volte, nella prima e nell'ultima parte – sia per il coinvolgimento che suscitano le vicende narrate. Oltre a quella di Helena e Franciszka, leggiamo di Borak, che, insieme alla moglie, la cognata e il figlio, fugge dal ghetto dopo aver perso il fratello, Dawid, e la figlia neonata; di Mikolaj, figlio di uno stimato dottore licenziato dall'ospedale dove operava; e di Vilhelm, giovane soldato, che non ha mai voluto uccidere nessuno e che si finge morto pur di non essere mandato in Russia e poter tornare, un giorno, dalla nonna che lo aspetta alla fattoria nel nord della Germania dov'è cresciuto, felice, nella natura.
Le voci dei quattro narratori compongono un quadro dove i dettagli si compongono in una rete di richiami (per esempio, il vestito che Helena usa al colloquio di lavoro è stato donato a sua madre dalla moglie di una delle famiglie che anni dopo aiuterà; il soldato che finge di non vedere Bronek in fuga dal ghetto è lo stesso che si nasconderà presso Franciszka, proprio come Bronek stesso; e così via). Nonostante lo stile sia forse fin troppo pacato – gli atti di violenza restano per lo più «dietro le quinte», i narratori non mostrano sentimenti di odio o rabbia nei confronti dei persecutori, quanto amore, dedizione, affetto, paura e desiderio di lottare senza perdere la speranza – la figura di Franciszka, vista attraverso gli occhi della figlia, che la prende a esempio, o di alcune delle persone che aiuta, emerge con forza per il coraggio, l'astuzia e la praticità, l'incrollabile spinta a compiere ciò che è giusto nonostante i pericoli. Tanto più che la storia è ispirata a fatti realmente accaduti e a una Franciszka e una Helena reali.

L'ambientazione è ben ricreata, attraverso dettagli vividi, così che è facile ritrovarsi immersi nella vita del piccolo villaggio di Sokal, respirarne l'aria, apprenderne le abitudini, quando si segue Helena che, prima della guerra, trova lavoro, la sua relazione con Casmir spesso lontano, il progressivo peggiorare delle condizioni degli ebrei. Il soldato tedesco Vilhelm, poi, che diserta per non essere inviato in Russia e desidera solo tornare alla semplice vita della sua fattoria, evita la facile schematizzazione che spesso riduce i tedeschi a un indistinto gruppo di «cattivi» capaci solo di efferatezze, e allo stesso tempo fa risaltare ancora di più l'altruismo della protagonista, che aiuta chiunque abbia bisogno senza distinzioni. Helena, la narratrice principale, è una giovane donna innamorata, una ragazza con dubbi, paure e fragilità molto umane, ma risoluta a seguire l'esempio della madre e fare la cosa giusta. Visti i temi non è scontato dirlo, ma, per fortuna, il libro non risulta eccessivamente retorico né melenso o melodrammatico.
Spesso è una frase fatta, ma in questo caso credo che sia vero: My mother's secret è una lettura che può piacere tanto ai ragazzi quanto gli adulti.

venerdì 7 giugno 2013

Writerland


Se volete venirmi a trovare, questa è la mappa.
No, non potete caricarla su navigatore. Nessuna voce guida che vi conduca sicuri attraverso Writerland: e se ci fosse occhio, potrebbe avere i toni depressi di Marvin della Guida spaziale per autostoppisti. Oppure sfottervi con feroce spietatezza. Insomma, le voci che "risiedono" in Writerland e nella testa dei suoi abitanti non sono raccomandabili.
Speravo di aver almeno abbandonato le Montagne della "Rabbia impotente" che vedete là in cima, invece, ogni tanto, ci faccio ancora un'escursione, anche se per motivi diversi. Casa mia sta là, a "Insecurity-ville", ma essendo una scribacchina, e quindi potendo girovagare con la scusa che "sto cercando l'ispirazione", mi capita spesso di camminare fino al fiume del "Piacere nelle piccole cose". Amo percorrerlo là dove l'acqua è bassa e le pietre affiorano, a piedi nudi, per rinfrescarmi.
Solo che, poi, non resisto e il viaggio continua. Di solito la mia intenzione è proseguire fino alla radura delle Aspirazioni Speranzose ma, non so come, mi ritrovo quasi sempre a nuotare tra le Onde della Depressione o nel Lago della Vergogna (in genere, quest'ultimo, quando rileggo e/o edito). Spesso mi tuffo anche nelle cascate del "Passo-Troppo-Tempo-Su-Internet".
La mappa poi continuerebbe. Ci sono alcuni angolini non segnati sulla mappa, ma che visito spesso: il Cimitero dei Personaggi Morti o Morituri, La Vallata dell'Eco (dove s'inseguono le Voci nella mia testa), il Burrone del Non-Ce-La-Farò-Mai. C'è anche una radura dove è possibile salire su una mongolfiera (Umore Alle Stelle, c'è dipinto sopra) e fare un giretto (sta giusto oltre la Foresta delle Illusioni di Grandezza). Più spesso, tuttavia, m'impantano nelle Paludi del Fa-Tutto-Schifo.
Per entrare in Writerland, dovete attraversare la Porta della Sopportazione, munirvi di tesserino da ospiti (sì, quello lì con su scritto "WARNING: tutto quello che farete o direte potrebbe finire in un libro") e leggere la guida con le istruzioni di sicurezza, diritti e doveri dei visitatori ("Lo scrittore ha diritto a lamentele illimitate, piagnucolii, crisi di nervi, abuso di sostanze di ogni tipo. L'ospite accetta tutti i rischi per la propria incolumità e s'impegna ad assecondare lo scrittore, dire la cosa giusta, non offendersi, offrire parole di conforto, spalle per piangere, tazze colme di caffè, quantità vergognose di cioccolato in tavoletta e/o crema spalmabile" è la più importante).
Se volete venire a trovarmi... a vostro rischio e pericolo. 

Immagine trovata qui, grazie alla condivisione dell'Ineffabile Socia Vale. La trovate anche su Pinterest.

giovedì 6 giugno 2013

Luca Tarenzi - Godbreaker - da oggi in libreria

Luca Tarenzi è un mio amico. Lo scrivo subito - e, d'altronde, non è la prima volta che mi capita di parlarne - perché così potete saltare la parte di "ecco i soliti amykettismi tra autori fantasy italiani che si segnalano a vicenda e bla bla bla". Vero, lo conosco, lo stimavo come autore prima di incontrarlo e lo stimo mille volte di più come persona adesso, perciò non rompetemi le scatole e se non vi va di leggere oltre, padronissimi. Di autori fantasy italiani, peraltro, ne conosco a bizzeffe e ne ho letti diversi, noti e meno noti, ma né amicizia né convenienza mi hanno mai spinto a consigliare pubblicamente romanzi che non consideravo ben riusciti. E questa "recensione" è una doverosa, meritatissima "segnalazione" che va al di là dei rapporti personali.

La pubblico oggi, data di uscita, perché io il romanzo l'ho letto quand'era ancora in formato file (sì, invidiatemi. E sono pure nei ringraziamenti finali, gné gné gné) e, quindi, sto scrivendo queste righe con un paio di mesi di anticipo. Aspettavo di leggerlo da tempo - le prime chiacchierate in cui Luca mi anticipava l'idea per questa storia risalgono a fine 2010 - perché sapevo che, in queste pagine, avrei trovato una storia più ricca, più ironica, più sfrenata rispetto a Quando il diavolo ti accarezza o Le due lune. L'universo di riferimento è lo stesso (tant'è che, come nel Diavolo comparivano per un cameo Ivan e Veronica delle Lune, qui compaiono Arioch e Lena).

La trama ufficiale: "Gli dei esistono. Camminano in mezzo a noi, vivono dentro e fuori la realtà di tutti i giorni, hanno macchine, uffici, soldi... Ma non tutti. Alcuni stanno morendo, travolti dalla perdita di tutti i loro seguaci; altri combattono una lotta spietata per tenersi il proprio posto nel mondo, usando tutti i loro poteri per conquistarsi l'agiatezza e agire in incognito. Ma un giorno uno di loro, Liathàn, si ritrova coinvolto in una sfida: un ragazzo, giovane e apparentemente potentissimo, è sulle sue tracce, e non si fermerà finché non sarà riuscito ad annientarlo. Chi è questo giovane? Edwin - questo è il nome del ragazzo - mostrerà di essere un nemico estremamente pericoloso, in cerca di una vendetta i cui motivi Liàthan ignora del tutto. Un anno esatto durerà la sfida, e se al termine Liàthan non sarà riuscito a fermare il suo avversario morirà, inesorabilmente e senza che niente possa impedirlo."

Per come sono fatta io, già solo l'inizio mi ha fatta andare in solluchero, con la sfida che ricorda quella di Gawain e il Cavaliere Verde, esplicitamente nominati. Se poi aggiungete un trio di divinità che, insieme, si bilanciano alla perfezione - Liàthan cazzaro e impulsivo, tanto che lo vedrei bene a sbronzarsi una sera al pub con uno dei miei personaggi che conoscerete fra un po', Naire taciturno e serio, e il mio preferito in assoluto, il vichingone Siaghal -, una mitologia solida e coerente, costruita grazie a una profonda conoscenza di folklore, leggende, religioni, l'unione di elementi della tradizione e creazioni originali, e la mescolanza di ironia e momenti drammatici, è solo ovvio che adori questo romanzo. Insomma, Luca mi cita anche la piota vagante (quella di Froud e Lee in Fate. Cioè, quanti si ricordano della piota vagante? Io, lui e altre dieci persone, probabilmente. E se volete scoprire di che si tratta, leggete il romanzo). I nerd si divertiranno a ritrovare le atmosfere e il gusto dei telefilm preferiti o dei romanzi cult (penso alla testa di Bran, che all'istante mi ha fatto venire in mente la Faccia di Boe, o alla spedizione contro il Bogeyman, disturbante e disgustoso, che ricorda un'altra missione simile e un altro mostro che terrorizza i bambini... lascio a voi il compito di riconoscere quale).
Io ho apprezzato in particolare la visionarietà di alcune scene - il confronto finale, sul quale ovviamente non svelerò nulla, o gli effetti della presenza del Re Fungo sulla Terra... quite creepy - e la varietà delle ambientazioni: Milano, Londra, Amsterdam, tutte e tre ricostruite con cura e vividezza, tutte e tre più ricche di quello che appare agli sguardi distratti di chi ci abita. E se all'inizio dei e semidei rubano la scena, progressivamente emerge la figura del tutto umana di Molly, prostituta del Red Light District di Amsterdam, fragile, impaurita, e tuttavia decisa a tenere testa alle divinità e a fare la cosa giusta nonostante i pericoli.
Insomma, è questo il fantasy che vorrei leggere più spesso in Italia. Con la forza e l'immaginazione di un Neil Gaiman. Con ironia e gusto dell'avventura, mi verrebbe da dire come in Hellboy, perché una buona storia deve prima di tutto appassionare, travolgere, non farti staccare dalle pagine. Con una storia d'amore che non sia banale, che sia intensa senza essere l'unico centro della storia.
Leggendo Godbreaker mi sono meravigliata, mi sono divertita, ho scoperto personaggi e vicende nuove, e allo stesso tempo ho avuto la rassicurante sensazione che tutto fosse esattamente come doveva essere e tutto fosse più ricco di quel che appariva in superficie. Cosa che capita, se ci pensate, con gli archetipi, con le fiabe, con i miti. Con tutte quelle storie, insomma, che sono sempre nuove anche quando sono vecchie di millenni, quelle storie che troviamo in mille varianti e allo stesso tempo hanno uno scheletro riconoscibile; storie così solide che non smettono mai di funzionare. Forse è così che bisognerebbe concepire il fantastico, e che il fantastico dovrebbe entrare nel nostro mondo e nei nostri romanzi, per raccontare quello che siamo e insieme quello che eravamo.

Sulla pagina Facebook del romanzo scoprite come vincere Lucca Comics.
La bellissima copertina è di Davide Nadalin. E poi, diciamolo: è figo anche il retro ^___^

mercoledì 5 giugno 2013

Videoclip: Alanis Morissette - Precious illusions

Questo mese vi propongo un videoclip... stavo per scrivere recente, poi ho controllato l'anno d'uscita e ho verificato che si tratta del 2002. Undici anni fa.
Quando dieci anni cominciano a sembrarti ieri, vuol dire che hai superato i tren... *coffo coff* i ventinove + 1. Mi importa tanto quanto, nel senso che so di essere più giovane (o tardoadolescenziale) io di tanti altri nati dopo di me, e considerato la voglia di fare che ho, e la voglia di divertirmi, posso davvero dire che il tempo non mi sfiora (questo è un discorso che torna spesso con i miei altri amici tardoadolescenziali, perciò perdonatemi se in questo periodo ce l'ho in mente).

Anyway, nel 2002 usciva Under rug swept di Alanis Morissette, un buon album, a mio parere, che contiene diversi pezzi graziosi. Le mie canzoni preferite? Sono due. La prima è 21 one things I want in a lover: che mi fa dire "prendete appunti, aspiranti amanti" (Do you have a big intellectual capacity but know that it alone does not equate to wisdom?/Do you see everything as an illusion but enjoy it even though you are not of it?/Are you both masculine and feminine, politically aware, and don't believe in capital punishment?/These are 21 things that I want in a lover/Not necessarily needs but qualities that I prefer.../I'm in no hurry; I could wait forever/I'm in no rush cause I like being solo/There are no worries and certainly no pressure/In the meantime I'll live like there's no tomorrow/Are you uninhibited in bed, more than three times a week, up for being experimental?) Parlando di uomini, potrei scrivere un'enciclopedia sui tipi di maschi che cercano di acchiapparti tramite internet (resto sconvolta dalla goffaggine di certa gente... a cui si può rispondere solo con un Seriously? Pensi che quello sia il modo di renderti interessante? Sono d'accordo che non si cerca il fidanzamento, ma solo magari di divertirsi una sera, e mi va benissimo, ma anche così, santo cielo... E il bello è che se li mandi a stendere questi super maschi pensano che sei tu che fai la difficile, non loro che sono rimasti a un livello evolutivo precedente. Buona fortuna ragazzi). Meglio però rimandare a un'altra volta e tornare in argomento.

La seconda canzone che voglio citarvi è quella del videoclip che vi presento, Precious illusions. Le immagini già rendono l'idea del tema affrontato nella canzone, di cui vi riporto parte del testo; e mi è sempre piaciuta l'idea di questo video "sdoppiato" tra realtà e illusione, quotidianità e ideale romantico, nonché il fatto che il testo non sia lamentoso, quanto, piuttosto, lo vedo come un risoluto inno alla grinta. Enjoy!

You'll rescue me right? In the exact same way they never did
I'll be happy right? When your healing powers kick in
You'll complete me right? Then my life can finally begin
I'll be worthy right? Only when you realize the gem I am?

But this won't work now the way it once did
And I won't keep it up even though I would love to
Once I know who I'm not then I'll know who I am
But I know I won't keep on playing the victim

These precious illusions in my head did not let me down
When I was defenseless
And parting with them is like parting with invisible best friends...

But this won't work as well as the way it once did
Cuz I want to decide between survival and bliss
And though I know who I'm not I still don't know who I am
But I know I won't keep on playing the victim...

martedì 4 giugno 2013

Alice in Deadland

Alice vive nella Deadland, in India, in una delle tante comunità di sopravvissuti che lottano ogni giorno contro il pericolo dei morti viventi. Quando Alice insegue uno strano zombie con delle orecchie da coniglio addosso, cade in un tunnel sotterraneo e scopre che le voci sono vere: gli zombie o Biters si nascondono in basi sotterranee, vecchi rifugi, fognature. Inseguita e in trappola, Alice si aspetta la morte o, peggio, la non-morte... ma gli zombie si fermano di fronte all'infantile disegno di una ragazza bionda come lei. E quando la portano dalla loro regina, Alice fa un'altra scoperta sorprendente: gli zombie comunicano con i loro ringhi e ululati e non sono affatto così incontrollabili. La loro regina, la dottoressa Protima, è sì una non-morta, ma grazie a un vaccino preso in extremis ha mantenuto la razionalità e la parola. La dottoressa crede in una profezia: Alice li guiderà e permetterà che uomini e zombie convivano pacificamente, oltre a mettere in salvo l'ultima fiala di vaccino e portarla in qualche laboratorio dove produrlo in serie e, chissà, trovare forse un antidoto.
I veri nemici sono i membri del Comitato Centrale, politici, banchieri, potenti del Vecchio Mondo, cinesi ma non solo, che hanno causato il diffondersi del virus che tramuta la gente in zombie e ora vogliono governare sulle rovine del mondo. Braccio armato del Comitato solo le Guardie Rosse, cinesi, e i mercenari dello Zeus, che cooptano giovani indiani per unire i vari insediamenti di sopravvissuti e inviare gente in campi di lavoro dove produrre cibo per la popolazione cinese. Dapprima Alice rifiuta la verità e fugge, ma quando l'insediamento governato da suo padre, ex funzionario americano, rifiuta di collaborare col Comitato e subisce un attacco massiccio, la ragazza guida i sopravvissuti nelle grotte della regina degli zombie. Inizia così la ribellione...

Eviterò di risolvere un post-recensione-opinione con il lapidario, fantozziano giudizio che mi è venuto in mente leggendo. Normalmente, inoltre, preferisco segnalarvi i libri che mi colpiscono positivamente, anziché demolire quelli che mi deludono. Ma mi è stato chiesto un parere, su questo Alice in Deadland, che è germinato in una serie, e già che dovevo scriverne...
Abbiamo di fronte l’ennesima contaminazione «Alice in Wonderland + qualcos’altro»; ultimamente i libri di Carroll vengono rispolverati piuttosto spesso, in un modo o nell'altro. L'idea di mescolare Alice con gli zombie avrebbe anche potuto risultare interessante, se fosse stata trattata in maniera meno risibile, ma la scrittura pessima, l'illogicità di molte scene, le idee grossolane e poco credibili e la ripetitività di fondo affondano il romanzo più in fretta dei missili e delle armi da fuoco dispiegati con abbondanza nel corso della vicenda.
Una volta verificato che gli zombie non sono così feroci e privi di umanità, infatti, il barlume d'interesse del romanzo si disperde in fretta, perché restano una lotta «umani buoni+zombie obbedienti contro i cattivi - anzi, Kattivi - cospiratori assetati di potere» di una banalità disarmante, infarcita di retorica da due soldi.
Il tipo di romanzo che potrebbe salvarsi solo con l’ironia, insomma, della quale, invece, ahimè, non c’è traccia, o quasi. La scrittura mediocre – a livello di ripetizioni e punteggiatura sballata, roba da scuola media – appiattisce anche le scene d’azione, progressivamente meno credibili, e non ci sono nemmeno dialoghi particolarmente brillanti. Siamo nei dintorni di un manuale su come non scrivere, o giù di lì: il punto di vista è ballerino, le descrizioni e il mostrato sono carenti, la protagonista è la solita predestinata «perché sì» (una profezia senza capo né coda, basata sul semplice fatto che la «Regina degli Zombie» trova una copia di Alice nel Paese delle Meraviglie... stupido anche solo a raccontarlo. Avesse trovato una copia del Kamasutra, sarebbe venuta fuori la versione porno di Warm Bodies?), una Mary Sue che tutti i buoni amano e tutti i cattivi odiano. Ci viene ricordato ogni tre per due che Alice è molto più abile a combattere rispetto alla sua età (tanto che un militare grosso il doppio di lei non riesce a farla fuori, già... d'altronde, sono i militari che nemmeno la perquisiscono quando la catturano), e che la vita nella «Deadland» consiste solo nel sopravvivere un altro giorno; e le ripetizioni di concetti già espressi infarciscono le pagine, sia quando si tratta di spiegare quello che il lettore ha già tranquillamente capito da solo perché lo ha appena visto succedere, sia quando si tratta di ribadire che «è difficile accettare che si possa convivere con gli zombie» o altro del genere: eliminando tutto l'inutile si potrebbe tranquillamente dimezzare il libro. L'unico lato "positivo" è che scrittura e storia sono talmente inconsistenti che il libro si legge in fretta, almeno.

Assodato che agli appassionati di zombie un libro del genere può risultare solo irritante, la domanda è: potrebbe piacere almeno ai quindicenni, coetanei della protagonista? Posso solo dire «spero di no», considerato che l'avventura è infarcita di stupidaggini, non c'è humour, non c'è atmosfera, e non c'è nemmeno il consueto romance sdolcinato.
Ecco, forse questo è l'unico lato positivo.

lunedì 3 giugno 2013

Dimmi cosa cerchi e ti dirò WHAT THE FUCK??? - 14

Lunedì mattina. Reduce da un week end semicomatoso (traduzione: ho dormito tutte le ore che non dormo durante la settimana) dal quale devo riprendermi rimettendomi in carreggiata (traduzione: riprendere le sane, buoni abitudini che ultimamente mi sto dimenticando troppo spesso). Almeno c'è il sole, mi vien da dire, nonostante il meteo già minacci il ritorno dei temporali.
Vabbe', facciamoci due risate con le chiavi di ricerca assurde di maggio. Chiavi con una prevalenza musicale, complici i recenti post sul concerto dei Rammstein e sul nuovo disco dei 30 Seconds To Mars. Abbiamo dubbi esistenziali come: rammstein vengono. capiti dal pubblico. Ora questo dilemma tormenta anche me. C'è anche chi, più prosaicamente, pensa alla carne, anziché alla mente: till lindemann nudo. Provvedo ad accontentare i/le fan più sotto. La band di Jared Leto, invece, mette in crisi per il titolo complicatissimo. Pare infatti che i 30 Seconds To Mars abbiano fatto uscire due dischi, di uno dei quali io non mi sono accorta, perché c'è chi cerca titoli brani love trufh fait 30stm. Vi prego. Notate il trufh. It made my day.

Till Lindemann con perfetta espressione "Bitch, please..."
Per il resto si va da momenti horror (ragni che ti fanno andare in coma. Se non è horror questo! Ho giusto un innocente ragnettino che sta ballonzolando lungo lo schermo) e interessi cultural-cinematografici (iron man esploso - eh? immagine di tutto il corpo di tony stark - approvo. Più che per le nudità di Lindemann, in effetti, che pure ha un suo non so che). Come tutti i mesi ho la mia quota di stalker che storpiano il nome Aislinn in tutti i modi possibili, stavolta però uno, più creativo, storpia il blog: aislinndrams blogspot. Sì, lo so, è un refuso, ma questo aislinndrams assume un suono così tedesco che mi fa sorridere. Grazie invece a chi ha digitato dimmi cosa cerchi e ti dirò what the fuck?, ovvero il nome di questa rubrichina senza pensieri. Sono abbastanza soddisfatta del titolo che avevo pescato oltre un anno fa ^^

E tutto il resto, ovviamente, sono perversioni e ricerche a sfondo porno-sessuale. A parte un inquietante "fammi harakiri", che mi sembra un po' troppo estremo, e un ambiguo oggetti che mettono di buonumore (sì, sono io che penso male, a inserire questa chiave innocente e quasi new age in questa categoria malandrina), noto un florilegio di tizi che cercano video incentrati su baby sitter. O meglio, su beby sitter. Vi risparmio le infinite varianti, così le innumerevoli declinazioni del concetto "membro maschile di notevoli dimensioni", perché sono gli evergreen che compaiono sempre (mi spiace, ma qui al massimo trovate l'esclamazione, niente porno). Mi resta oscuro un fuck nona, sperando che l'ignoto cercatore non intendesse nonna.
Domani sarà tempo di post più seri. Oggi fatevi due risate e buon lunedì!

sabato 1 giugno 2013

To Write List (sort of)

Primo giugno. No, nessuna To Write List vera e propria, perché l'obiettivo non è scrivere qualcosa di nuovo, quanto concludere lo stramalebenedettissimo editing del romanzo che ho per le mani ora. La sensazione è quella di strappar via la pelle per esporre lo scheletro, stile Terminator, e poi ricucire tutto. Più e più e più volte. E vorrei dire meno male, considerato che non avere editing sarebbe grave. Ma ciò non toglie che sia la faccenda più stressante che mi sia capitato di affrontare, da scribacchina. Sono abituata a strizzare, ribaltare, rivoltare le mie pagine, ma ora mi sembra di averle messe in centrifuga. Una volta finito, credo che di questo libro non vorrò più sentir parlare per almeno qualche settimana, per "decomprimere". Blimey, vorrei direttamente saltare a luglio.


Good for me I have plenty of projects beside that. Un libro che finirò in estate, M., per poi fare entro l'autunno una risistemazione/revisione/riscrittura, perché è davvero incasinato, al momento; e poi, be', avrò un po' di impegni, prevedo, ma anche un altro libro ancora da rivedere per conto mio prima del vero e proprio editing nel 2014, e qualcosa di nuovo da scrivere. E nel mezzo dei progetti a più mani che mi piacerebbe davvero tanto continuare, portare a termine, o iniziare - a seconda.
Ma prima sopravviviamo a questo giugno pazzesco e vediamo che succede.
Allons-y!*

*Si vede che ho concluso la quarta stagione di Doctor Who, uh?

On air:
Safetysuit, These times (perché mi fa pensare a quello che mi dice sempre una persona...)


... And I have this feeling in my gut now
And I don’t know what it is I’ll find
Does anybody ever feel like
You’re always one step behind

Now I’m sitting alone here in my bed
I’m waiting for an answer I don’t know that I’ll get
I cannot stand to look in the mirror, I’m failing
I’m telling you these times are hard
But they will

And I know there’s someone out there somewhere
Who has it much worse than I do
But I have a dream inside, a perfect life
I’d give anything just to work
It’s like I’m only trying to dig my way out
Of all these things I can’t

And I am sitting alone here in my bed
I’m waiting for an answer I don’t know that I’ll get
I cannot stand to look in the mirror, I’m failing
I’m telling you these times are hard
But they will pass
They will pass
They will pass
These times are hard
But they will

These times will try hard to define me
But I will hold my head up high

Sitting alone here in my bed
I’m waiting for an answer I don’t know that I’ll get
I cannot stand to look in the mirror, I’m failing
I’m telling you these times are hard
But they will pass

And I know there’s a reason
I just keep hoping it won’t be long ’til I see it
And maybe if we throw up our hands and believe it
I’m telling you these times are hard
But they will pass...